“I tanti Pasolini”, di Carlo Riccardi, più canzoni e film, a “Spazio 5”

di Romano Maria Levante

La  “maratona”  “I tanti Pasolini” a “Spazio 5”,  sede dell’Istituto Quinta Dimensione, nei pressi di piazza Risorgimento a Roma, dal 24 ottobre al 4 novembre 2015, a quarant’anni dalla morte,  espone 30 fotografie dei primi anni ’60 di Carlo Riccardi, con 30 testimonianze di personaggi di varia estrazione nel Catalogo. Nella serata inaugurale un concerto con le sue canzoni a cura di Irene Toppetta, voce di Marta la Noce, chitarra di Fabio Micalizzi. Sono intervenuti Luigina di Liegro assessore al Turismo di Roma Capitale,  Sabrina Alfonsi e Andrea Valeri del I Municipio. Nei giorni 27-29 ottobre  in programma a “Spazio 5”, i film di Pasolini regista “Uccellacci e uccellini”, “Accattone” e “Mamma Roma”, “Il gobbo” di Carlo Lizzani  con Pasolini attore e “Pasolini, la verità nascosta” con il regista Federico Bruno, e un incontro con Silvio Parrello, del film “Ragazzi di vita”, con Ilaria Parisella. Organizzato da “Archivio Riccardi” e  I Municipio, presentato dall’Istituto Quinta Dimensione  a “Spazio 5”. Mostra e Catalogo a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado.

Abbiamo dato conto a suo tempo di altre mostre su Pierpaolo Pasolini,  da quella del 2011 di Monica Cillario, un reportage fotografico  sui luoghi della sua vita,  alla mostra al Palazzo Incontro del 2012  con le opere di 22 artisti ispirate alle sue poesie, fino alla grande mostra del 2014 al Palazzo Esposizioni su “Pasolini Roma”. La mostra organizzata da “Spazio 5″  nel quarantennale evoca, con una selezionata sintesi fotografica, i “tanti Pasolini”  nelle sue relazioni in vari momenti di quotidianità.

Prima dei “tanti Pasolini” non possiamo non accennare ai “tanti Riccardi”, anch’essi evocati. In realtà  sono due, Carlo Riccardi e Maurizio Riccardi che ne prosegue l’opera, ma ci riferiamo a Carlo, il maestro che in sessant’anni di attività ad alto livello si è moltiplicato nelle vicende della storia e del costume che ha documentato così da dar vita a “tanti Riccardi”, innumerevoli come gli eventi di cui ha fissato le testimonianze irripetibili negli “attimi fuggenti”  in cui si sono verificati.

I “tanti Riccardi”  e una sorpresa

Già da ragazzo Carlo Riccardi era vicino al fotografo di Mussolini, ricorda lui stesso, e non smetteva di scattare foto, poi si scatenerà  nella “Dolce vita”. Di lì tutti gli eventi: c’è il Riccardi del cinema e il Riccardi del  costume, il Riccardi delle  dive e il Riccardi  dei Pontefici, e potremmo continuare a lungo,  tutto e tutti troviamo nei milioni di fotografie dell'”Archivio Riccardi”, qualificato come Patrimonio di interesse nazionale dalla Soprintendenza archivistica del Lazio. 

Dall’archivio vengono  “i tanti Pasolini” .presentati nella mostra a ” Spazio 5″ dall’Istituto Quinta Dimensione,  una sede aperta alle iniziative culturali di cui Carlo con orgoglio ci racconta che era la libreria del padre, che fu chiusa per l’invadenza delle grandi librerie facenti capo alle case editrici, finché Maurizio non le ha dato la nuova destinazione. E’ un prezioso punto di riferimento, raccolto e accogliente, di un’istituzione che svolge un’attività meritoria di diffusione della cultura utilizzando in modo innovativo il linguaggio dell’arte come forma di comunicazione. 

Tanti Riccardi, dunque, ma la serata per Pasolini  ce ne ha presentato uno sconosciuto ai più, il Riccardi pittore,  una qualifica a cui tiene molto dicendoci che  ha dipinto da sempre anche se la fotografia è la sua forma espressiva più nota. E che pittore! Al termine dell’incontro la sorpresa: all’uscita, un “tazebao” su tela lungo quindici metri e alto un metro era disteso a terra sul marciapiede davanti all’ingresso, una specie di affresco di un cromatismo intenso, con una sequenza di immagini celebrative del Giubileo dall’apertura della Porta Santa, molte mani aperte nelle quali il riferimento ai graffiti primordiali si unisce all’espressione della fede. E’ stato il modo da lui scelto per celebrare i suoi novant’anni, realizzato  la sera prima, un miracolo incredibile di arte ed energia.

“I tanti Pasolini” nelle immagini scattate da Carlo Riccardi

“I tanti Pasolini” presentati nella mostra attengono alle diverse incarnazioni del poliedrico uomo di cultura di cui si celebra il quarantennale della morte violenta, sulla quale Carlo Riccardi ha delle idee ben precise, in controtendenza rispetto a quanto si ritiene generalmente sulla matrice dell’orrendo assassinio.  Ma il suo ricordo è sereno, nel rievocare il primo incontro sul set del “Gobbo” di Lizzani, in cui gli riservò “un interrogatorio particolare: condotto per tutto il tempo con il sorriso”; e aggiunge: “Pasolini parlava con chiunque. Era curioso, sempre interessato a qualsiasi cosa. Per me era come parlare con un amico sempre disposto a sapere cosa mi accadesse”. 

La selezione di 30 fotografie  coglie Pasolini in  diversi momenti in cui si è manifestata la sua multiforme attività di scrittore  e regista, attore e giornalista, poeta e drammaturgo.  L’obiettivo di Carlo Riccardi  ce lo mostra soprattutto agli inizi, perché il grande fotografo sa puntare su chi esploderà in seguito. Le immagini esposte risalgono alla prima metà degli anni 60, tranne due del 1969, ne documentano la partecipazione a diversi eventi relativi alla sua multiforme attività.

Nel 1960  vediamo Pasolini scrittore al Premio Strega con Laura Betti; Pasolini attore sul set  del “Gobbo” in 4 immagini, una con il registra Carlo Lizzani, due premonitrici, la morte violenta del personaggio di Leandro da lui interpretato; Pasolini sceneggiatore sul set del film  “Il bell”Antonio”  con Marcello Mastroianni e Pierre Brasseur.

Nel cinema nel 1960 già due Pasolini, nel 1961 il terzo e principale Pasolini  regista, Carlo Riccardi lo riprende in due immagini alla prima di “Accattone”, una con Franco Citti;  il Pasolini scrittore lo vediamo nello stesso anno al Premio Strega con Goffredo Parise e una dolcissima Laura Betti che si stringe affettuosamente a lui, l’istantanea  è riuscita a cogliere un momento di tenerezza; poi l’abile fotografo lo riprende mentre deposita  la scheda nell’urna e nella conferenza stampa.

Lo ritroviamo al Premio Viareggio nel 1962, seduto tra Giuseppe Ungaretti e Adriana Asti; e nel 1963 alla presentazione di un libro alla Libreria Einaudi a Roma.  E’ l’anno della foto di  Pasolini regista al Festival internazionale del cinema di Venezia  e del Pasolini perseguitato per i suoi film, lo documentano due immagini, la prima mentre si difende davanti al giudice  del Tribunale di Roma dall’accusa di vilipendio della religione per il film “La ricotta”, la seconda liberatoria all’uscita da Palazzo di Giustizia  scortato dagli amici Alberto Moravia e Dacia Maraini, Enzo Siciliano e Laura Betti; forse nella stessa occasione altre due immagini serene, al bar con Alberto Moravia e Laura Betti e un intenso primo piano con  questa sua grande amica, questa volta dall’espressione assorta.

Siamo nel 1964, ecco il Pasolini drammaturgo alla prima di uno spettacolo teatrale e il Pasolini scrittore e figliodurante la serata finale del Premio Strega con la madre Susanna Colussi.

Ancora al Premio Strega nel 1965 in quattro immagini, due a Casa Bellonci alla votazione della cinquina, con Arnoldo Mondadori e Maria Bellonci, due alla serata finale  in un insolito completo bianco, una con Paolo Volponi, l’altra con Isabella Barzini in abito da sera bianco a riquadri.

Del 1969 le due ultime foto,  all’aeroporto di Ciampino, in una bacia Maria Callas, la sua Medea.

Una galleria essenziale ed espressiva, alcuni dei “tanti Pasolini” ripresi con immediatezza.

La figura di Pasolini nelle testimonianze che accompagnano le immagini

Insieme a queste immagini  fissate dalla fotocamera  di Carlo Riccardi,  l’iniziativa di “Spazio 5” ha presentato anche i giudizi  di tanti personaggi che operano nei vari settori dei “tanti Pasolini”: alla galleria fotografica il Catalogo associa questa raccolta di testimonianze,   ciascuna  delle quali accompagna ogni singola fotografia.

Iniziamo con  la testimonianza del produttore cinematografico Manolo Bolognini, che ricorda la prontezza con cui, dopo soli venti giorni, consegnò l’intera sceneggiatura del “Bell’Antonio” diretto dal fratello Mauro Bolognini: “Era un uomo straordinario, uno scrittore, un poeta, un pittore e poi diventò anche un grande regista. I suoi problemi sono tutt’altra cosa”. E con la testimonianza di  Ilaria Parisella, Heritage manager: “Curiosità, passione, competenza, diversità sono le parole chiave con le quali Pasolini ha intrapreso sempre nuove incursioni in campi espressivi diversi, integrandoli  tra loro. Un uomo unico, dalle mani sempre ‘fredde’ e ‘sudate’, dalla voce sottile e soave, emaciato come se avesse già incise sul volto le ferite della vita e della morte”.

Innocenzo Cipolletta, ora commissario dell’Azienda speciale Palaexpo, ci riporta alla sua visione: “Da un lato ha provato nostalgia per un mondo ormai passato, ma dall’altro si è totalmente proiettato verso il futuro”. E aggiunge: “Per me la figura di Pasolini ha rappresentato l’occasione per riflettere sulla capacità di guardare alle cose nuove , valutandone, però, l’effettiva utilità”.

E’ una chiave per interpretare l’interesse unanime scattato oggi per un intellettuale ai suoi tempi molto  controverso , che lo storico dell’arte Costantino D‘Orazio  vede così: “Pasolini ha lasciato innumerevoli tracce del suo passaggio nella cultura contemporanea, forse anche più  di quanto lui stesso avrebbe immaginato… Ha creato un immaginario a cui l’arte contemporanea attinge continuamente, correndo spesso il rischio di tradire le sue idee, eppure attratta dalle sue atmosfere irrisolte e dalle sue provocazioni”.

Altra chiave interpretativa è la sua capacità di anticipare gli eventi, la mostrò fin dal  1962 nella poesia “Alì dagli occhi azzurri” sugli arrivi degli africani in Calabria, tappa verso Marsiglia, come oggi con Lampedusa, tappa verso  la Germania, lo evoca il regista Enzo De Carolis: “E’ impossibile non ammirare la sua lungimiranza  che tutt’oggi ci aiuta a riflettere e per la quale non possiamo non essergli grati”. Il filosofo ed epistemiologo Giulio Giorello aggiunge: “Pasolini è stato un grande testimone del nostro tempo, che ha saputo cogliere con largo anticipo le contorsioni della politica, il ‘problema del palazzo’, la difficile condizione dei diversi. Ora sembra più facile, ma allora erano momenti duri, di censura della libera espressione”.  

Dallo scrittore Roberto Ippolito un’ulteriore angolazione, mentre ricorda  la risposta a Italo Calvino sulla vita  di studio, lavoro e relazioni di un intellettuale: “Ma io, come il dottor Hyde, ho un’altra vita’. E spiegò che quest’altra sua vita si svolgeva in mondi diversi, fra i contadini, i sottoproletari, gli operai”. Questo il commento: “Pasolini non è dunque e non vuole essere l’uomo di cultura  distaccato dalla realtà quotidiana. Non è arroccato nella cittadella di un’èlite che ostenta la propria superiorità, con un comportamento dannoso anche oggi.  Tocca invece con mano la diversità, è immerso dentro. la vive, anche esageratamente… Lui non si limita a guardare il panorama dalla torre, dall’alto in basso. In basso c’è.

E da quella posizione non si può restare nell’ortodossia, lo dice il maestro della fotografia  Ferdinando Scianna: “Pasolini è stato un personaggio di snodo della società italiana perché è stato quello che si definisce un ‘eretico’. Era, infatti, ‘eretico’ da diversi punti di vista: da quello della cultura religiosa, da quello della cultura italiana, dal partito comunista, dalla sessualità, dalla sua maniera di vivere le cose. In quanto tale, è stato un personaggio  portatore di scandalo”.

Queste le conclusioni che Filippo La Porta trae dalla carrellata di giudizi e dalla galleria  di fotografie “che lo ritraggono nei contesti più diversi e stranianti” nel piccolo ma denso Catalogo: “Ecco, la cosa che bisognerebbe dire di Pasolini è che amava la vita… Certo, la amava a modo suo, con quella furia e tensione totale, e a volte in modi decadenti, ma la amava, e amava di un amore straziante la cultura, la tradizione, la grande civiltà del  nostro paese, la felicità reale, e ancor di più le persone umili del popolo, quelle  che non sanno nemmeno di avere dei diritti”.

E’ un’immagine di vita che ce lo fa sentire vicino, come nel delicato pensiero della scrittrice Dacia Maraini che – con Alberto Moravia il quale pronunciò una commossa orazione funebre  alle sue esequie dopo la tragica fine nel giorno dei morti di quarant’anni fa – gli fu sempre vicina:  “Pasolini sarebbe ora qui al Premio Strega e avrebbe uno sguardo sempre più attento verso la realtà. Però avrebbe anche un sorriso dolcissimo, perché lui era così, un uomo mite e sorridente. Nonostante avesse dentro di sé vigore, sicurezza, decisione, determinazione, era poi anche molto capace di grande affetto”.

Le sorprendenti canzoni di Pasolini in un concerto per voce e chitarra

Una commemorazione  con queste immagini e con queste parole sarebbe già di per sé meritevole. Ma a “Spazio 5” si è andati anche oltre. Per i prossimi giorni sono previste le proiezioni di alcuni film-cult con lui regista, “Uccellacci e uccellini”, “Accattone” e “Mamma Roma”,  con lui attore,  “Il gobbo” di Carlo Lizzani, con l’intensa ricerca diFederico Bruno,“Pasolini, la verità nascosta”.

E nella serata di inaugurazione della mostra e presentazione del Catalogo con  30  testimonianze tra le quali abbiamo colto fior da fiore quelle citate, c’è stata una sorpresa straordinaria, un altro Pasolini in aggiunta ai “tanti” evocati, scrittore e giornalista, regista e attore, poeta e drammaturgo: il Pasolini autore dei testi di canzoni musicate da alcuni dei più  famosi cantautori dell’epoca, come Sergio Endrigo e Domenico Modugno, e da musicisti del calibro di Piero  Umiliani, Piero Piccioni  ed Enni o Morricone.  

Le canzoni non solo sono state evocate, ma eseguite dal vivo in unvero concerto,  introdotte da Irene Toppetta, una studiosa colta e appassionata che si è dedicata alla riscoperta del repertorio musicale di Pasolini, sconosciuto anche ai tanti  che ne hanno seguito sia pure da lontano, sin dal suo nascere,  l’escalation culturale e artistica nonché le polemiche che l’hanno accompagnata.  La Toppetta ha sottolineato come le sue canzoni impegnate e di denuncia  fossero lontane dal clichè musicale sanremese e in un caso la Rai ne impedì la trasmissione per alcune immagini forti; e le ha presentate con  accuratezza e discrezione, affidandole alla voce di Marta La Noce accompagnata alla chitarra da  Fabio Micalizzi.

Così abbiamo ascoltato canzoni allora cantate da Laura Betti, che fu attrice nei suoi film .  “Macrì Teresa detta Pazzia”, dal tono sommesso che si eleva in un grido, i suoi versi musicati da Piero Umiliani,  “Cristo al Mandrione”,  dedicata alla vita di borgata con musica di Piero Piccioni, e “La sbronza” con la prostituta ubriaca che si illude di aver ritrovato la verginità. Fino a “Il soldato di Napoleone” con un’immagine forte che la Rai chiese di eliminare e ne ricevette un rifiuto, da Pasolini e da Sergio Endrigo, autore della musica;  e  alla canzone “Che cosa sono le nuvole?”, musica di Domenico Modugno: entrambe le canzoni con l’inconfondibile quanto diverso timbro musicale dei due cantautori  e l’altrettanto inconfondibile sigillo poetico di Pasolini. L’ultima canzone del concerto è stato un  pezzo difficile, “Danze della sera”, musica di Ettore de Carolis, un virtuosismo.  Non sono le uniche di Pasolini, ve ne sono altre, da “Valzer della toppa” e “Marylin”, cantate da Laura Betti,  a “Uccellacci e uccellini” cantata da Domenico Modugno. Vi sono delle raccolte in CD, anche con la consulenza artistica di Laura Betti,  contenenti  15 canzoni, il libretto dei testi poetici  e una “Meditazione orale” di Pasolini, .Sono stati fatti in passato dei concerti tra cui quello all'”Auditorium Parco della Musica”  con Aisha Cerami e Nuccio Siano.

Pasolini si cimentava anche in questo genere  ritenuto minore,  per la  penetrazione popolare che aveva la canzone e arrivava dove non  entravano  romanzo e poesia, cinema impegnato e  teatro. Perciò nel 1956 sulla rivista “Avanguardia” aveva scritto che era “sollecitabile e raccomandabile” l’intervento di un vero poeta nel campo della canzone. “Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle”, aggiungendo: “Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni…, non mi si è presentata l’occasione…, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi a una bella musica”.   A questa prenotazione vera e propria  seguirono le canzoni cantate da Laura Betti in romanesco, poi negli anni ’60 le altre.  

Marta la Noce, con il magistrale accompagnamento “a memoria” di Fabio Micalizzi alla chitarra, ha interpretato con intensa immedesimazione il difficile repertorio creando un’atmosfera veramente suggestiva. L’impegno dei due interpreti e della “voce narrante” di Irene Toppetta, curatrice dello spettacolo, e la resa artistica inseriscono di diritto  la “performance” nel programma di celebrazioni dell’apposito Comitato  presieduto da Dacia Maraini costituito dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, e presentato il 20 ottobre al Teatro India dal ministro Dario Franceschini che ha  lamentato “il colpevole ritardo nell’aver capito l’artista , cosa che invece ha fatto da subito il popolo italiano”,  affermando  esplicitamente che per questo la celebrazione “è anche un atto di scusa”. 

E’ un programma sterminato, che si protrarrà per un intero anno:  comprende anche Bologna, Casarsa e Pordenone, città della sua biografia, e soprattutto Roma con la mobilitazione di primarie istituzioni culturali, come le Biblioteche e la  Casa della letteratura, teatrali e cinematografiche, compresa la Festa del cinema: sono previste tutte le forme di manifestazioni, readings  di poesie e prose, film e documentari, spettacoli teatrali e convegni, perfino installazioni e street art, una partita di calcio e un treno celebrativo, la Rai manderà in onda circa 30 trasmissioni nei diversi canali a tutte le ore, anche notturne.

Auspichiamo che in questo programma  altamente apprezzabile, ai concerti con le sue canzoni sia dato lo spazio che meritano, e vi  trovino posto  gli interpreti  ascoltati allo “Spazio 5”.  Così potrà essere valorizzata anche questa angolatura sorprendente e meno nota quanto preziosa nel rutilante caleidoscopio di espressioni culturali e artistiche dei  “tanti Pasolini”.

In questo modo viene celebrato a 360 gradi  un uomo di cultura, grande  artista  sensibile e ispirato, anticonformista e anticipatore coraggioso,  che subì l’aggressione di 33  processi penali  contro la sua libera espressione artistica, prima dell’aggressione mortale;  tutto questo gli è dovuto, è l'”atto di scusa” di cui ha parlato il Ministro, riparazione purtroppo tardiva, tanto alto è il prezzo che ha dovuto pagare alla violenza assassina. La sua eresia era a 360 gradi, non risparmiava nessuno nel dare “scandalo” rispetto al perbenismo corrente e alle ideologie,  anche a quelle ammiccanti al proletariato. 

Ha ragione Ferdinando Scianna  a concludere la sua testimonianza che abbiamo riportato, con le parole: “I portatori di scandalo hanno una tendenza a essere sacrificati: è successo anche a Cristo e a quasi tutti gli altri, le cui personalità sono state poi recuperate e divinizzate”. 

E’ venuto il momento di farlo, e farlo bene, con  impegno e convinzione, e sembra che ci siano tutte le premesse nella mobilitazione su un programma  ampio e coinvolgente. Non è mai troppo tardi viene da dire con commozione.

Info

“Spazio 5”, via Crescenzio 99, Roma, pressi Piazza Risorgimento. Dal martedì alla domenica ore 15,00-20,00, ingresso gratuito, fino al 4 novembre.  Tel. 06.6876251, cell. 348.4814089; info@spazio5.com; www.spazio5.com. Catalogo: Maurizio Riccardi – Giovanni Currado, “I tanti Pasolini”, Fotografie di Carlo Riccardi, Archivio Riccardi, settembre 2015, pp.  80, formato 14,5 x 16. Il programma della “Maratona” di “Spazio 5” prevede alle ore 17 e 19 di martedì 27 ottobre i film “Uccellacci e uccellini” e “Pasolini, la verità nascosta” con il regista Federico Bruno; di mercoledì 28 ottobre  il film “Accattone” e l’incontro con Silvio Parrello, “er  Pecetto” di “Ragazzi di vita”. Alle ore 16 di giovedì 29 ottobre “Il gobbo” con lui attore e alle ore 18 “Mamma Roma”.  Per le altre mostre su Pasolini citate nel testo cfr.i nostri articoli: in questo sito, “Pasolini, la vita e l’arte al Palazzo Esposizioni”, 27 maggio 2014, e  “Pasolini, al Palazzo Esposizioni il suo rapporto con Roma”, 15 giugno 2014; “Pasolini, omaggio poetico-artistico a Palazzo Incontro”, 11 novembre 2012, e  “Pasolini, altri 14 artisti per 7 sue poesie a Palazzo Incontro”, 16 novembre 2012; in “fotografia.guidaconsumatore” “Pasolini, commosso ricordo nella mostra fotografica di Monica Cillario”, maggio 2011, il sito ora citato non è più raggiungibile, l’articolo sarà trasferito prossimamente su questo sito. Cfr. anche, per le mostre fotografiche a “Spazio 5” ,  in questo sito il nostro articolo “Esposito, Carlo e Maurizio Riccardi ricordano i due Papi santi”, 4 luglio 2014.

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante nella serata di inaugurazione della mostra con il concerto di canzoni di Pasolini, si ringraziano gli organizzatori con i titolari dei diritti,  l'”Archivio Riccardi” e in particolare il maestro Carlo Riccardi, anche per la disponibilità  nel rendere possibile la nostra difficile foto notturna sul  suo “tazebao” pittorico. In apertura, la locandina della mostra con una foto del 1961, alla conferenza stampa del Premio Strega; seguono un gruppo di immagini del 1961, 1964 e 1965  che lo vedono, tra l’altro, a casa Bellonci per le cinquine dei finalisti del Premio Strega e mentre depone la scheda nell’urna alla serata finale, e una foto del 1962 a Viareggio con Adriana Asti; poi nel 1963 alla presentazione di un libro con Laura Betti, all’esterno del Palazzo di Giustizia a Roma con Dacia Maraini e Alberto Moravia, Enzo Siciliano e Laura Betti, e all’interno del Palazzo di Giustizia nell’interrogatorio avanti al giudice; quindi, nel 1960,  la sequenza di “Il gobbo”  di Carlo Lizzani in cui viene ucciso Leandro, da lui interpretato; infine l’ultima immagine della mostra, nel 1969 all’Aeroporto di Ciampino a ricevere la Callas, che bacia in un’altra immagine; infine un momento della serata, in controluce, al termine del loro concerto, da sinistra Fabrizio Micalizzi, Marta La Noce, Irene Toppetta; in chiusura, Carlo Riccardi, “Il Giubileo”, “tazebao” pittorico di 15 metri dipinto il giorno prima: l’autore sta in piedi sulla lunga tela  piegandosi in avanti e verso il basso per cercare la luce e consentire la nostra difficile ripresa notturna.  .