da cultura.inabruzzo del 22 giugno 2009. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it, stessa data –
Il momento è difficile, lo si vede arrivando in paese. Ci sono i segni del terremoto che ha inferto gravi ferite alla struttura abitativa finora non intaccata dal tempo nonostante gli episodi sismici dell’inizio degli anni cinquanta e precedenti. Le ferite non sono crolli eclatanti, tranne pochi, la pietra degli antichi edificatori ha resistito e non si è sbriciolata. Grosse crepe hanno lesionato molti edifici non solo del centro storico, mentre gli interni sono stati danneggiati con caduta di solai ad eccezione di quelli ancorati con le “chiavi” di collegamento ben visibili sulle facciate, arcaiche quanto provvidenziali. Una frana ha interrotto la strada di accesso al paese per qualche giorno, poi è stata rimossa ma il manto stradale resta dissestato, non solo per la frana ma anche per il gelo invernale che ha causato buche e fenditure.

senza culmine, che verrà completata nelle immagini di ichiusura, lasciando spazio alla… sorpresa
Di questo non ha colpa il sisma, occorre la manutenzioe straordinaria alla quale la Provincia dovrebbe provvedere subito, la stagione turistica è iniziata e non è giusto che ai danni del terremoto si aggiungano quelli dell’incuria. Il problema della viabilità non finisce qui, riguarda il completamento dei collegamenti con lo sbocco dei Prati di Tivo verso l’autostrada previsto, e anche iniziato, da decenni. C’è ben altro, dunque. Ma questa è una storia che si dovrà riprendere a tempo debito, altrimenti si cade in un inconcludente “benaltrismo”, come si dice o si diceva in politichese. Per ora l’urgenza è quella di migliorare la viabilità esistente con la doverosa e non rinviabile manutenzione del manto stradale.https://www.arteculturaoggi.it/wp-content/uploads/2026/02/

L’aria di ripresa
Siamo all’inizio dell’estate, la stagione turistica vede la riapertura del centro storico a seguito di un impegno eccezionale dell’Amministrazione comunale e dei Vigili del Fuoco. Alcuni uffici del Comune saranno trasferiti nella vecchia sede dentro il centro storico di nuovo agibile. Il fascino dei luoghi resta intatto e si farà di tutto per non far mancare la tradizionale accoglienza. I servizi turistici sono funzionanti, soprattutto ai Prati di Tivo, la località sei chilometri dopo il paese, ai piedi del Gran Sasso, a diretto contatto con le bellezze naturali della catena montuosa. Quest’area a ridosso della montagna è praticamente intatta come l’intero ambiente che la circonda e corona il paese. Si moltiplicheranno gli sforzi per colmare le inevitabili lacune. E si vincerà la scommessa.

Il sindaco Antonio Di Giustino ci dà queste notizie aggiornate. Si è prodigato per far fronte all’emergenza e porre le basi per il ritorno alla normalità, ha dovuto affrontare da solo, con i membri della sua amministrazione, i problemi iniziali perché la Protezione Civile non è intervenuta, aveva “ben altro” da fare. Ma una popolazione anche se ridotta ma molto anziana con ultranovantenni, ha avuto bisogno di assistenza sul piano materiale e su quello psicologico, abbiamo già riferito a suo tempo come il Sindaco riuscì a procurare tende e caloriferi; in più, da medico che sa valutare i disagi psichici, seppe dare la necessaria assistenza anche su questo piano.

, “la Villa”, con la chiesa madre a sin. e il Monte Calvario a dx
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E’ acqua passata, ci dice subito, adesso la situazione è radicalmente mutata: “La Protezione Civile ora è presente sul nostro territorio e molto attiva facendosi perdonare i primi momenti di assenza dopo il sisma. Le squadre di tecnici hanno mostrato alta professionalità nel valutare i danni arrecati dal terremoto. E’ stato un lavoro notevole, si pensi che il 48% delle abitazioni sono state dichiarate inagibili, la più alta percentuale tra i comuni del teramano”. Aggiunge con legittima soddisfazione, essendosi impegnato molto in questa direzione: “Con grande sollievo i cittadini hanno appreso che presto la Protezione Civile allestirà un piccolo villaggio in emergenza, formato dalle cosiddette ‘casette’, che ospiterà i senzatetto ora negli alberghi, in attesa di rientrare nelle abitazioni dopo i lavori di recupero e messa in sicurezza”.

Poi l’ultima nota di servizio, anch’essa preziosa: “Sono state pubblicate da due settimane le ordinanze relative alle procedure da attivare per i contributi ai cittadini che devono affrontate le spese per il ripristino delle case danneggiate. Tocca ora a noi sindaci ed amministratori lavorare duramente insieme agli abitanti per riportare i nostri borghi all’antico splendore. Ogni giovedì teniamo un’apposita riunione per verificare come vengono affrontati i problemi anche in ordine alle procedure per gli interventi di recupero, riunione alla quale partecipano tutti i cittadini; così ci teniamo reciprocamente informati e decidiamo insieme il da farsi”. Si tratta di gente forte e fiera come gli abruzzesi e soprattutto i montanari, ci sentiamo di commentare, che ha nel Dna la resistenza e la tenacia, la dignità e lo spirito d’iniziativa.

Il fascino dei luoghi
Il retaggio del passato non può essere dimenticato e anche se in questo momento interessa meno, un paese fondato nel XII secolo ne ha di storia da raccontare! C’è stata la transumanza umana dei cardatori nella stagione fredda, e soprattutto l’epopea dell’emigrazione. Non mancano reperti visibili, ma soprattutto tradizioni popolari e memoria viva e presente in paese e all’estero. I compaesani in Canada si sono mobilitati nella raccolta fondi, hanno fatto sentire il loro affetto.

Tra i reperti antichi le iscrizioni su architravi di portali, che certificano la datazione, gli altari e le statue lignee della Chiesa madre, le finestre bifore sulla facciata di una casa del XIV-XV secolo, i resti del vecchio mulino dinanzi ai quali è stata realizzata una piccola “cavea” con gradinata per spettacoli all’aperto, i ruderi della vicina chiesa della Madonna di Collemolino, che si spera possa tornare all’antico splendore. Le tre chiese del paese, quella di San Leucio all’ingresso, San Giovanni del XV secolo nel centro storico e San Rocco del XVI nella parte alta hanno reperti di storia e di arte, e recano la memoria della tradizione; è stata ripristinata di recente la festa del 16 agosto con la processione dedicata a San Rocco e il suono di tamburi itineranti per il paese.

Superata la chiesa dedicata al santo, salendo lungo la tradizionale via verso il Gran Sasso c’è la Grotta dei Segaturi con le figure dipinte a firma del “Pastore Bianco”, il gruppo di artisti della “rinascenza” che il pittore nativo del paese, Guido Montauti, riunì intorno a sé verso la metà degli anni ’60 per pitture rupestri di grande effetto, una comunità in attesa, un “quarto stato” montanaro. Tutto il nucleo storico del paese, colpito al cuore dal sisma, è arte antica, con i suoi archi e le sue case di pietra che formano un intrico di vicoli in salita con scale e passaggi, in una sorta di casbah montana dal fascino inconfondibile.

verso l’antico Municipio, nel cuore del centro storico
Che culmina nella “Vena grande” di Sopratore, alla quale si riferiva il nome “La Prota”, un masso gigantesco dal profilo di cammello che domina la piazza del paese e ne costituisce un sigillo inconfondibile; ha resistito al terremoto. L’altro è il Monte Calvario, con le sue rocce e le croci della Passione collocate sulla cima che domina la piazza principale, un tempo intitolata a Cola di Rienzo del quale il paese rivendica i natali; certi sono quelli di Matteo Manodoro, giustiziato nel 1806 dai francesi occupatori come brigante. O patriota?

Il paese è la testa di ponte per la conquista del Gran Sasso, che ha come ulteriori tappe il Grottone, corona di caverne nella parte alta, fino ai Prati di Tivo a 1500 metri, altopiano morenico che arriva all’attaccatura della montagna con un declivio sempre più ripido culminante nel Pilone. E qui si può dimenticare il terremoto e i danni che ha arrecato al centro storico, ci si immerge nella natura dove le scosse sismiche non possono far male. Ma sono cessate e la stagione calda dà protezione. I sentieri storici sono quelli chiamati in passato “strade vicinali”, itinerari battuti che collegavano Pietracamela agli altri paesi che fanno corona al Gran Sasso.

Oltre che a Collepiano, dov’è la grande centrale idroelettrica, si andava per i sentieri a Intermesoli, quindi a Ponte Rio Arno scendendo verso l’attuale statale 80; nelle altre direzioni Cerqueto, più giù Tossicia, Assergi, Isola del Gran Sasso partendo da Punta Alta, ben oltre i Prati di Tivo; ora lo si fa per escursionismo. I torrenti, un tempo tumultuosi, sono il Rio della Porta al centro del paese, nella cui parte alta sopra il canale è stata scoperta la “grotta di Eros”, una meravigliosa caverna sotterranea con spettacolari conformazioni di stalattiti e stalagmiti non aperta al pubblico; e il Rio d’Arno nella parte esterna, il cui letto parzialmente privato dell’acqua dalla centrale elettrica, si snoda per l’intera vallata.

Risalendo il bosco lungo le rive del Rio d’Arno si giunge al Piano delle mandorle, con i cippi di Cichetti e, ai bordi del torrente, di Cambi, due appassionati alpinisti del C.A.I. travolti da una bufera di neve alla fine degli anni ’20. Risalendo ancora, la suggestiva cascata del Calderone e più su le sorgenti. Un bosco fitto alle spalle del massiccio che incombe dall’alto è un vero spettacolo della natura. E poi i Prati di Intermesoli, il bosco e la valle di Venacquaro. Salendo verso la montagna lungo il bosco dell’Aschiero, la Madonnina del Gran Sasso e il Vallone delle Cornacchie, il Rifugio Franchetti e la Sella dei due Corni; infine le vette, Corno Piccolo il picco dolomitico, e Corno Grande accessibile anche con una via “normale” a portata di tutti.

Dall’alto un panorama incomparabile nel quale si uniscono i due mari. Per la discesa si può anche andare nel versante aquilano di Campo Imperatore, dopo una sosta al rifugio Garibaldi; l’approdo è l’albergo di colore rosso intenso dove fu tenuto prigioniero Mussolini, e la spianata da cui partì l’aliante con a bordo il duce del fascismo e Otto Skorzenj; si può visitare la stanza, o meglio la suite reale dove alloggiò, un quartierino dalla volta bassa ma con vani e arredi per ospiti di riguardo. Si può percorrere il vasto altipiano dalla distesa erbosa, una scenografia diversa dai boschi di faggi e di querce e dai picchi dolomitici dell’altro versante, utilizzata anche per i cosiddetti western all’italiana.

Per chi non vuole allontanarsi dal paese, l’ascesa verso i Pacini, un altipiano dai bordi scoscesi che culmina in una bella distesa di cespugli di ginepro. Oppure la più tranquilla passeggiata sul Canale, un percorso che taglia il costone inoltrandosi tra i prati, i boschi e le rive del torrente. Più sotto la Madonna del Cantone che si affaccia sulla vallata verso Cerqueto e, salendo il declivio, Collepiano, con il panorama mozzafiato del paese tra i suoi monti che si gode dalla spianata avanti alla “pagoda”, l’antico dopolavoro per gli operai della Terni, da decenni in disuso, che il Comune dovrebbe utilizzare a servizio e valorizzazione di un’attrattiva paesaggistica di straordinario pregio.

La promozione turistica attraverso la valorizzazione culturale
Ricordiamo i reperti antichi e le bellezze naturali perché l’ombra del terremoto non offuschi la memoria tenendo lontani i visitatori da questi luoghi che invece hanno tanto da offrire, anche sotto altri profili. Nella Giornata mondiale dell’Unesco sulle Diversità culturali del 21 maggio 2009, di cui abbiamo dato conto, il segretario generale della Fondazione Ippolito Nievo, Mariarosa Santinoni, ha parlato del “problema della scarsa notorietà di tanti paesi e piccole città, e questo non è irrilevante ai fini turistici e di investimenti”.

Non si dovrebbe trattare di “scarsa notorietà” per Pietracamela, proclamato “Borgo più bello d’Italia” nel 2007 tra quelli con meno di mille abitanti, dopo essere entrata nel 2005 nel prestigioso Club dell’Anci dei Borghi più belli d’Italia, ma sappiamo tutti che non si può dormire sugli allori, la memoria si deve rinfrescare. Ed ecco la “soluzione brillante” trovata dalla Fondazione: “Chiamare in causa un narratore o un poeta famoso, innamorato di quel paesaggio tanto da scriverne, che per la sua fama indiscussa sia in grado di richiamare la sua attenzione su quella località, legando così in modo duraturo l’espressione letteraria al luogo dell’ispirazione”.

L’idea non sembra peregrina se, nella stessa giornata mondiale Enrico Ducrot, docente di archeologia e turismo, Campus di Lucca, ha detto che “il turismo culturale inteso come impresa deve guardare con attenzione anche al Patrimonio Immateriale attraverso la promozione di manifestazioni culturali, della valorizzazione della letteratura orale e scritta, della storia e delle tradizioni locali”. A Pietracamela, paese ricco di storie e tradizioni, domina l’arte pittorica nelle opere di Guido Montauti presso la sala consiliare del Municipio e presso l’albergo “Gran Sasso 3” dei nipoti, nonché nelle citate pitture rupestri del “Pastore bianco”, a parte il grande “Giudizio Universale” in cima allo scalone del Comune di Teramo, il capoluogo di provincia.

Non manca neppure la “letteratura scritta” di produzione locale, per così dire: sia ispirata direttamente al paese, a partire dal libro “Corno Piccolo”, di Ernesto Sivitilli, fondatore degli “Aquilotti del Gran Sasso”, con i libri su “Matteo Manodoro”, “Incontro col diavolo- Racconti montanari” e “Le memorie di un ottuagenario qualunque”, tutti dello stesso autore, nonché su “Un vecchio zaino di ricordi” e “Aquilotti del Gran Sasso”, ispirati all’alpinismo e“Rolando e i suoi fratelli, l’America!” ispirato all’emigrazione; sia concernenti temi diversi, da “Miserie e nobiltà dell’unità d’Italia” a “Gesù l’uomo”, fino a “La Macchina Planetaria” e “D’Annunzio l’uomo del Vittoriale”.

Quest’ultimo libro tra i riferimenti al paese che contiene evoca la “marchesa di Pietracamela”, protagonista di un racconto poco noto di Gabriele d’Annunzio, il grande abruzzese che possiede in misura ineguagliabile i requisiti di notorietà indicati dalla Fondazione Nievo come necessari per la promozione turistica, di cui non dispongono gli autori locali delle opere citate. Per questo lo scritto dannunziano da noi scovato è il pensiero che ci sentiamo di dedicare a un paese ferito ma pronto a riprendersi con le sue attrattive intatte.

Nel nome delle antiche virtù, delle “vestigia” di una nobiltà atavica che D’Annunzio impersonò nella protagonista del suggestivo racconto datato 27 ottobre 1887, sotto un titolo di straordinaria modernità; dove l’arte e la bellezza sono al centro di una scena delicata, con un pittore che trova insperatamente la modella per completare un suo prezioso quadro fino a restarne ammirato in uno sfolgorante rincorrersi di immagini sorprendenti.
Eccolo riportato testualmente da “Grotteschi e rabeschi” del Duca Minimo (18 ottobre-10 novembre 1887): fa parte delle “Pagine disperse”, Cronache mondane, letteratura, arte, di Gabriele d’Annunzio, a cura di Alighiero Castelli, Roma, Bernardo Lux, 1913, alla data del 27 ottobre 1887.

“Come la marchesa di Pietracamela donò le sue belle mani alla Principessa di Scùrcula”, novella di Gabriele d’Annuzio
“Paolo Fiamignano, il divino pittore della ‘Salutazione al Sole’ e della ‘Vendetta d’Apollo’, questo artefice moderno che ha i fieri ardimenti del Tintoretto, l’acutezza e la profondità del Vinci, la felice magnificenza del Veronese, la grazia e l’imaginazione lirica di Sandro Botticelli, il colorito luminoso di Paris Bordone, aveva quasi condotto a termine il gran ritratto della principessa Diambra di Scùrcula, della sovrammirabile donna che sarà immortale nel marmo, nel bronzo, nelle tele, e nei canti dei poeti.

Non mancavano al ritratto che le mani; val quanto dire che mancava tutto. La pittura doveva essere consegnata la sera stessa, senza indugio; poiché la principessa partiva il giorno dopo, per un lungo viaggio. E la principessa non poteva venire a ‘posare’ per le sue mani, perché ella doveva dare l’ultimo ricevimento e l’ultimo pranzo a tutta quanta la nobiltà quirite.

In questo frangente il Fiamignano aveva richiesta, per una ‘posa’, Giulia Arici, l’unica modella che abbia estremità discretamente signorili, una Urania del Primaticcio; e l’aspettava per mezzogiorno.
L’ora meridiana tuonò da Castelsantangelo e le mille campane levarono il coro; ma Giulia Arici non apparve. Trascorsero dieci minuti, poi venti, poi trenta. Giulia non apparve. Tutto era perduto!
Dopo le prime impazienze e le prime ire, il Fiamignano si gettò sul divano profondo, accese una sigaretta e disse, pacatamente: – Se Dio vuole, dentr’oggi verrà forse una donna che avrà le mani della Diambra. Ed aspettò fumando e pensando al nuovo quadro ch’egli voleva dipingere.

Vide, dopo qualche tempo d’amorosa contemplazione, chiaramente con la vista interiore l’opera d’arte compiuta; e un torrente di gioia gli attraversò tutto l’essere. In quell’istante un discepolo annunziò ad alta voce, sollevando la portiera di cuoio cordovano: – La signora marchesa di Pietracamela!
Paolo balzò in piedi. Entrava una donna alta e sottile, vestita d’una specie di lunga tunica di lontra. Camminava con una straordinaria leggerezza, coronata da una capellatura cinerea: somigliando un poco a certe figure dei freschi di Michelino Besozzo, ma avendo nella bocca il sorriso enigmatico delle donne di Leonardo. Ella s’inchinò a pena a pena. Il pittore la contemplò in silenzio, per un buon minuto. Quindi, con una voce che parve all’attonita marchesa di Pietracamela una musica soavissima, disse: – Levatevi i guanti.

Ella si levò i guanti. Apparvero le sue mani incomparabili, bianche e trasparenti come l’alabastro puro, segnate d’una trama di vene glauche a pena visibile, con la palma un poco incavata e ombreggiata di rose. Paolo rimase muto: ma li occhi gli scintillavano di piacere, e un piccolo fremito gli muoveva le labbra.
Egli fece sedere la marchesa in una mirabile sedia di velluto scarlatto, simile nella forma a quella celebre che il Carpaccio dipinse in un quadro a San Giorgio degli Schiavoni. Le dié sotto i piedi un cuscino di Persia. Quindi, mentre ella stupefatta si sottometteva a quel capriccio, le compose le mani nell’attitudine in cui gli bisognava ritrarle; e, preso il pennello, incominciò a dipingere, rapidamente, sicuramente, come invaso dal dio dell’ispirazione.ue,

La marchesa di Pietracamela, che aveva un delicato genio feminino, , avendo compreso di non dover comprendere, mantenne il silenzio per un’ora intera. Ma, quando vide il pittore essere meno ardente nel suo lavoro, chiese con la voce timida e quasi tremula: – Posso parlare?
– No, no, non parlate! Perché mai volete parlare? La Bellezza non ha bisogno di commento. Oseremmo noi mettere una epigrafe sul piedistallo del Doriforo di Policleto o del Discobolo di Mirone?

La donna tacque. Il Fiamignano aumentò d’ardore nell’opera. Di tanto in tanto, dopo essersi impregnato di visione il cervello col guardare intensamente le perfette mani, egli, nell’infondere alla tela quella vita bevuta per le pupille, diceva qualche frase vaga. – Voi, se non erro, dovete avere il corpo della Danae del Correggio. Lo sento, anzi lo veggo dalla forma delle vostre mani. Non imaginate voi dal fiore la intera figura della pianta? Voi siete, certo, come la figlia d’Acrisio che riceve la nuvola d’oro. Non conoscete il quadro della galleria Borghese? Ah, il Correggio è un pittore degno di Atene. Apelle l’avrebbe chiamato suo figliuolo.

con la novella intitolòata alla “marchesa di Puetracamela”
Così dicendo, metteva tocchi non più rapidi e sicuri, ma lenti e studiati. Alla fine, posando la tavolozza, esclamò con una voce che fece fremere nell’intime fibre la marchesa di Pietracamela:
– Ho finito!
La marchesa si levò dalla sedia, subitamente, e andò a porsi d’innanzi alla tela. Lo stupore lo invase. – Ma, se non erro, voi avete date le mie mani alla principessa di Scùrcula, signor Fiamignano.
– Sì, marchesa, con una generosità degna di un dio; poiché le mani della Diambra somigliano alle vostre come un primo abbozzo somiglia all’opera compiuta. Qual più alta gloria per voi che far l’ufficio del sole, il quale nobilita e trasfigura ogni più umile cosa?

– Ma le mie lettere? Le avete lette? – chiese la dama, un poco pallida, non comprendendo più nulla. – Sapete voi perché io sono venuta?
– Le vostre lettere? Perdonatemi, signora. Da dieci anni io non leggo più epistole di nessun genere; poiché se ne leggessi, ne scriverei anche; e scrivendone prenderei pratica della penna, potrebbe essere ch’io mi mettessi a comporre opere di letteratura, come l’‘Iliade’ o il ‘Lunario di Barbanera’. Io, in vece, devo assolutamente dedicarmi alla pittura. Brucio dunque tutte le lettere che ricevo, senz’aprirle, in questa urna di bronzo, della quale è autore Andrea Riccio, o signora.

La marchesa di Pietracamela guardò l’urna inesorabile, dove tutto il suo sentimentale romanzo epistolare, dalla prima confessione d’amore ch’ella aveva scritto all’artefice dopo aver veduto il famoso ‘Eros basileus’, fino all’ultimo biglietto in cui gli annunziava la sua visita misteriosa, era ridotto in cenere. Rimase un poco perplessa, e quasi le discese su li occhi un umido velo.
– Ma dunque non sapete perché io sia venuta? – chiese nuovamente, senza sollevare il capo.

– Inviata dal più benefico degli dei a me ch’era in grave angoscia per causa di due mani assenti. Quel dio sia lodato; e siate voi lodata ne’ secoli de’ secoli!
– Ma almeno – soggiunse la marchesa di Pietracamela, sorridendo subitamente nelli occhi che in vero per la profondità loro erano, come canta il poeta di ‘The witch of Atlas’, simili a due lembi dell’impenetrabile notte vista a traverso la volta lacerata di un tempio – ma almeno mi dovete il compenso della ‘posa’!ù
– Non lo defrauderò mai alcuno della giusta mercede – disse Paolo, guardando la donna le cui membra, come canta il citato poeta, raggiavano a traverso la veste che parea nasconderle, simili ai dardi del mattino a traverso la nuvola.

Poiché cadeva il giorno, un’ombra fluttuante invadeva la sala e spandevasi a poco a poco, simile a un vapore in cui le cose si perdevano e naufragavano con una lentissima dolcezza. I quadri, le statue, si confondevano senza forma, senza colore. Rimaneva illuminata in un angolo una terra cotta a smalto di Luca della Robbia, l’’Annunciazione’. Più in là emergeva bianco il profilo d’un busto di donna del Verocchio; e splendeva d’una luce singolare il bronzo d’Andrea Riccio, conservante qualche traccia di doratura. Come più languiva il giorno, non si vedeva che l’oro; l’oro delle cornici, l’oro d’una tappezzeria di Fiandra, l’oro d’un calice di Benvenuto.
D’improvviso, dopo un fruscio lieve di vesti cadenti, si udì il grido di meraviglia del pittor Paolo Fiamignano in cospetto della Danae svelata che mise nell’ombra l’irradiazione d’un capolavoro”
.27 ottobre 1887 Gabriele d’Annunzio

mancava nell’immagine panoramica di apertura, per acuire l’interesse
L’irradiazione d’un capolavoro
Verso la fine del racconto dannunziano sembra che ci si trovi nell’abside della grande basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila, crollata per il terremoto, con “due lembi dell’impenetrabile notte vista a traverso la volta lacerata di un tempio”. A Pietracamela ci sono i ruderi della piccola chiesa della Madonna di Collemolino, con la volta non solo “lacerata” ma del tutto scoperchiata.
A questo punto, come nel brano, la luce torna a prevalere, ecco “i dardi del mattino a traverso la nuvola”; e anche l’“ombra fluttuante” quando “cadeva il giorno” è “simile a un vapore in cui le cose si perdevano e naufragavano con una lentissima dolcezza”. E nello splendore della natura rimasta intatta può sempre irrompere “d’improvviso… l’irradiazione d’un capolavoro”.

Tutto questo potrà avvenire di nuovo alle falde del Gran Sasso, divenuto l’angelo custode del versante teramano. Si potrà rivivere la magia delle giornate rutilanti di sole e delle serate sotto un cielo stellato d’incomparabile bellezza. Il miracolo della natura rimasta intatta, nonostante tutto.
E anche se non si sentirà la “marchesa di Pietracamela” non sarà per molto. Nulla impedirà di evocarla, quando sarà possibile, come la Fondazione Nievo propone. Lo auspichiamo, nel testo letterario vi è quanto di meglio si possa sperare, niente meno che l’“irradiazione d’un capolavoro”.

Photo (Aggiornamento)
Le 37 immagini non sono dell’articolo originario, ma reinserite essendo andate perdute quelle iniziali nel passaggio da un sito all’altro, comunque erano poco viibili i danni del terremoto, essendo stati resi inagibili gli interni avendo resistito i muri di pietra, ma non i solai, vi erano alcune inpalcature di rafforzamento. Le nuove immagini sono state scelte per documentare i luoghi nella loro bellezza naturale e nel valore storico. Sono inserite in una sequenza che dai panorami esterni sempre più ravvicinati, va sempre più all’interno, fino agli ambiti e all scalinate del centro storico. Le immagini – inserite a mero titolo illustrativo, quindi senza alcun intento economico – sono state tratte dai siti di seguito indicati nell’ordine del loro inserimento nel testo, si ringraziano i titolari, restando pronti a eliminare quelle la cui pubblicazione non fosse gradita, previa semplise segnalazione nello spazio dei Commenti del sito: abruzzo turismo, alisei, abruzzo tusismo, abruzzo citta, borghi piu belli 3 foto, prati di tivo, famiglia on the road, borghi piu belli, alisei, borghi piu bellim girastine 2 foto, trip advisor, girastine, alisei, wikipedia, borghi piu belli, trip advisor; giannella channel, abc books, borghi piu belli, kararte, borghi piu belli, art research, art live, scuola marsicana; italy review, rodolfo ortolani, panorama web, narrazione rosi, paolo silvestri, cerrano vacanze, prati di tivo, free mountaign, gulliver. Di nuovo, grazie a tutti. Si inizia con 20 immagini su Pietracamela,: in apertura, il “borgo tra i più belli d’Italia” alle falde della catena del Gran Sasso, in una visione parziale senza culmine, che verrà completata nelle immagini di chiusura, lasciando spazio alla… sorpresa; seguono due immagini che vedono il borgo ancora di più immerso nel verde; poi due panorami dell’abitato dall’alto, il primo all’ingresso una parte della zona meno antica, “la Villa”, con la chiesa madre a sim. e il Monte Calvario a dx; l’altra verco il nucleo iniziale dell’abitato arroccato su se stesso, il centro storico della zona “la Terra”, con a sin. la roccia identitaria a forma di cammello che domina il paese, “Vena grande”. Quindi, una visione ravvicinata della zona dove si trova la Chiesa madre, ne precede l’immagine, è dedicata a San Leucio, il santo protettore, all’ingresso del paese.

Di qui la sequenza di immagini, con una visione dall’alto della piazza principale, “Piazza degli Eroi cui è dedicata una cappellina votiva con i Caduti; di lì, ci si addentra nell’abitato verso il centro storico, dal Largo dopo la Piazza, dal quale si sale con la scalinata sotto l’arco a sin. verso l’antico Municipio, nel cuore del centro storico, e si arriva all’Angolo caratteristico ripreso dalla parte sovrastante, poi la Stradina verso la chiesa di San Giovanni, di sequito ripresa in primo piano, nella facciata, torre campanaria e Orologio dal quale erano scadite le ore nella giornata. Una scalinata caretteristica precede la chiesa dedicata a San Rocco, molto venerato con una solenne processione il giorno dopo Ferragosto, nella tradizione un’intera giornata con il suono dei tamburi. Una apertura all’esterno, con delle rocce in primo piano e l’abitato in fondo, precede la sequenza conclusiva dell’esplorazione nl centro storico con 5 immagini, due strette scalinate alternate a due passaggi con degli archi caratteristici e la chiusura con .l’angolo finale di antichi casamenti. A questo punto cambia tutto, seguono 8 immagini per illustrare la “sorpresa” dell’articolo, l’opera dannunziana: dopo la foto di Gabriele d’Annunzio, autore della novella intitolata alla “marchesa di Pietracamela”, racconto , tre immagini pittoriche del “Pittore con la modella”, di Pablo Picasso, George Braque e Kokoschka, alternate con lo Stemma di Pietracamela e i Costumi tardizionali, comprese tra due foto delle raccolte in cui è inserita la novella, “Grotteschi e rabeschi” e la più vasta “Pagine disperse” , che include anche “Grotteschi e rabeschi”. Nelle ultime 9 immagini, che tornano su Pietracamela, le prime 3 riportano il panorama dell’abitato nella parte più antica, “la Terra”, seguito da un’immagine della cascata del Rio della Porta prima del ponte, nella Piazza del paese quando si aprono le chiuse e si ripristina l’antico corso d’acqua, con l’immagine dell’uscita dal paese verso la valle, un commiato……. Si conclude, in un “diapason” spettacolare di 6 immagini, con la Cascata del Calderone, in alto verso la Val Maone e Corno Piccolo, seguita dalle visione teatrale di Pietracamela, nelle due zone ben visibili, “la Villa” e “la Terra” illuminate sotto la catena del Gran Sasso ripresa fino al culmine che … mancava nell’immagine panoramica di apertura, per acuire l’interesse. Di qui 4 immagini finali con la catena montagnosa ripresa da vicino, inizia il declivio erboso dei Prati di Tivo che sale fino alle rocce, poi il “primo piano” del Gran Sasso che evidenzia le “fattezze” della “Bella addormentata” / il “Gigante che dorme”, i modi in cui viene chiamata; le due ultime con le rocce dolomitiche del Corno Piccolo, la “Punta dei due” e la vertiginosa parete con la via “Chiaravaglio Bachelet”. Dal “nido delle aquile” come fu definita Pietracamela, a “più alto e più oltre”, per usare un termine dannunziano in carattere con la nostra illustrazione evocativa.
