di Romano Maria Levante
Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma una folla festosa di studenti la mattina del 22 gennaio 2013, nella Sala Conferenze è stato conferito il Premio Creatività 2012 agli allievi di scuole secondarie italiane per i campi in cui questa capacità innovativa si esprime: a Bianca Di Giovanni per l’Opera cinematografica e a Davide Contu per l’Opera musicale, entrambi del liceo classico “D. Cotugno” dell’Aquila; a Chiara Ceccarelli di Cortona per l’Opera della Scultura e arti figurative e a Forese Crinò di Prato per l’Opera letteraria. Il Premio è stata organizzato – con il fattivo supporto del Formez per il quale è intervenuto il presidente Carlo Flamment – dalla Direzione generale per le Biblioteche, gli istituti Culturali e il Diritto d’Autore, che ha promosso l’iniziativa, con il nuovo direttore Rossana Rummo – ma il precedente, Maurizio Fallace, era in sala per il … richiamo della foresta – e la dirigente del Servizio per il Diritto d’Autore Maria Concetta Cassata. Poi studenti e insegnanti con i dirigenti dei tre istituti scolastici e l’Assessore alla cultura del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane, intervenuta per essere a fianco dei due studenti aquilani premiati, come ha sottolineato con legittima soddisfazione. .
Nello splendido salone dalla moderna struttura della Sala Conferenze, dal pregio stilistico inconfondibile, si è svolta una vera festa di giovani, con il Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione rappresentato al massimo livello dal ministro Filippo Patroni Griffi in persona, quello per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca dal sottosegretario, il ministero per la coesione territoriale da un alto esponente. Ha introdotto il Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale ospitante Osvaldo Avallone.

Non è facile far rivivere la scena in cui è avvenuta la premiazione per chi non conosce l’ambiente, un vero “campus” di quelli che gli studenti sognano: l’esterno della struttura con la vasta area e i gradoni per la sosta a formare una piccola cavea, i vasti ambulacri interni fino alla Sala Conferenze con la sua modernissima struttura resa calda e accogliente dal soffitto a lamelle lignee. Ma anche chi conosce la struttura non ha visto le figure scultoree di marca ecologica fatte da sagome di cartone pressato, che segnano l’itinerario verso la sala dove alle forme umane si aggiungono “installazioni” apposite per ognuna delle opere premiate. Un’idea brillante che ci ha ricordato la mostra in quel giorno ancora aperta – si è chiusa il 27 gennaio – alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna dove le sagome scultoree di Gino Marotta, in esposizione, erano distribuite su un itinerario che “guidava” il visitatore di sala in sala. Si trattava di metacrilato dai colori brillanti, laddove qui è stata usata la materia povera del cartone pressato, ma la familiarità ispirata dal percorso guidato era la stessa.
Il Premio Creatività 2012
Dei tanti interventi introduttivi della cerimonia di premiazione, davanti alla platea di giovani festosi, ci limitiamo a citare quelli delle istituzioni più direttamente impegnate, la Direzione generale per le Biblioteche e il Formez. Il Direttore Rossana Rummo ha ricordato l’intento del premio: stimolare i giovani a trasformarsi da meri fruitori passivi di contenuti creativi, dal cinema alla musica, a protagonisti attivi della creazione di un’opera come autori.. Di qui un passaggio impegnativo: “il valore del lavoro creativo” finale è notevole, ma prima c’è “la fatica dell’espressione artistica”; in questo modo “attraverso la creazione si possono veicolare le proprie emozioni e i propri pensieri”, cosa importante nel mondo giovanile attraversato da ansie e inquietudini. La Rummo ha inserito anche il tema della legalità, con la promozione della cultura del diritto d’autore nel “Registro pubblico delle opere protette” a tutela dell’espressione artistica che impegna ingegno e anche fatica, perciò deve essere tutelata.
Il Premio ha anche altri intenti, evidenziati dal presidente del Formez Carlo Flamment, nella posizione del mecenate cui si deve il premio di 500 euro ai vincitori: “E’ un’occasione per avvicinarsi al mondo dei nostri figli e ai loro desideri inespressi o spesso sopiti; un momento per liberare la creatività e migliorare insieme, imparando dal confronto delle differenze”. Che i ragazzi abbiano talento e si interessino a forme d’arte come la musica e il cinema è cosa nota, ma il Premio ha fatto emergere un altro aspetto rilevante: “Dalle loro opere emerge una lucida volontà di comunicare le proprie emozioni, con gli occhi curiosi ed attenti tipici dell’adolescenza”. In altri termini “la voglia dei ragazzi di ‘esserci’, qui ed ora, cioè in questo mondo con tutte le sue contraddizioni, portandovi slancio, coraggio, e voglia di fare”. E’ proprio questo il motivo che ha spinto noi a proporre il ragazzo felice proteso verso il futuro in groppa all’aquila, che vorremmo con la maiuscola, come simbolo della rinascita della città ferita con una portata ancora più vasta. .
La formula del concorso ha favorito l’aprirsi dei giovani perché li ha lasciati liberi di esprimersi nel modo voluto delimitando solo la partecipazione “esclusivamente agli studenti della scuola secondaria di secondo grado (cd. scuola superiore) che abbiano compiuto sedici anni di età alla data di scadenza prevista per la presentazione del Modulo di iscrizione al Concorso”, termine fissato dal bando al 23 aprile 2012, poi prorogato al 7 giugno per favorire una maggiore partecipazione delle scuole, che non sono state scavalcate; per partecipare, infatti, prescrive il bando, “ogni studente dovrà far vistare e timbrare il Modulo di iscrizione al Concorso dall’Istituto scolastico di appartenenza”. Chiaramente indicate le categorie a concorso, i premi sono stati conferiti per “Opera cinematografica (cortometraggi)” e “Opera musicale”, “Opera di scultura e arti figurative” e “Opera letteraria”.
Non c’è un rigurgito di burocrazia. Gli intenti dichiarati dai promotori del premio, di cui abbiamo appene riferito, sono proiettati sulla creatività del mondo giovanile nella sua ricchezza di contenuti e di modalità espressive, l’opposto della passività burocratica. Qualche domanda solleva il secondo obiettivo del premio, dopo il primo obiettivo di “incoraggiare i giovani alla creazione di opere d’ingegno”: cioè il “far conoscere ed appassionare le giovani generazioni alla ‘cultura’ del diritto di autore”. Non perché non sia sacrosanto, ma introduce concetti come “il rispetto dei diritti morali e patrimoniali” in apparenza estranei alla creazione artistica, anche se tutto è limitato al conferimento ai vincitori “di una pergamena attestante la paternità dell’opera e la sua pubblicazione a seguito della registrazione della stessa nel registro suindicato”. D’altra parte, il “Premio Creatività 2012” è stato indetto nell’ambito dell’iniziativa “Registro Pubblico generale delle opere protette dalla legge sul diritto d’autore, una prova in più per la creatività”, creando un nesso tra creatività e tutela. Ed è di indubbia utilità la guida al deposito delle opere per la registrazione a tutela dei relativi diritti, e significativa come atto simbolico la registrazione delle opere premiate.
Oltre a questi aspetti da non trascurare, nel bando sono indicati i settori ammessi al Premio, li citeremo insieme con l’illustrazione delle opere da parte dei vincitori: lo hanno fatto nel ricevere la pergamena, ma abbiamo voluto avvicinarli singolarmente per farci dire in modo più diretto la loro ispirazione. Abbiamo cominciato con i due studenti aquilani, dopo aver parlato con l’Assessore del loro comune, Stefania Pezzopane, intervenuta con la sua sensibilità e umanità; nell’occasione le abbiamo ricordato la proposta di prendere a simbolo della rinascita dell’Aquila la scultura di Gina Lollobrigida “Vivere insieme”, dall’Expo di Siviglia 1992: un ragazzo felice a braccia protese in alto, in groppa a un’aquila in volo, cui abbiamo accenanto, ci torniamo al termine do questo resoconto.
Ed ecco ora, “dulcis in fundo”, i premiati, che abbiamo avvicinato ad uno ad uno a fine cerimonia per farci illustrare ulteriormente le rispettive opere, delle quali avevano parlato nel ricevere premio e pergamena. Sono stati disponibili e brillanti, felici del risultato. Per primi i due studenti aquilani, l’alto valore simbolico del successo da loro ottenuto è stato sottolineato anche dagli altri intervenuti, non solo dall’Assessore alla Cultura dell’Aquila.

Bianca Di Giovanni per il Cinema e Davide Contu per la Musica
L’Aquila con la maiuscola è protagonista nella sezione “Opera cinematografica( cortometraggi)”, non irrompe con la forza della tragedia, ma “In punta di piedi”, l’opera di Bianca Di Giovanni del liceo “Domenico Cotugno”, nel titolo fa rivivere il clima di tensione drammatica generato dal sisma: “… La gente faceva attenzione a pestare piano i sampietrini incrinati, quasi camminando ‘in punta di piedi’”. Come nella danza classica, accostamento atruggente date le circstanze. Abbiamo pensato al modo di dire “camminare sulle uova”, all’Aquila corrisponde a “camminare sui sampietrini in punta di piedi”, quasi un ossimoro: ma è così quando vengono meno le certezze, e ciò che sembrava indistruttibile diviene fragile e precario come le abitazioni e i palazzi del centro storico devastati.
“In questa situazione deve soccorrere l’arte – ci dice Bianca – cinema, danza e musica per entrare in sintonia con il contesto sociale”. E’una ragazza pacata e tranquilla, con semplicità spiega che l’idea alla base della sua opera le è venuta osservando come camminavano le persone, “un po’ per prudenza, un po’ per rispetto verso coloro che nei crolli erano morti”. E aggiunge che “l’arte deve entrare in sintonia con il contesto sociale” per esprimerne le inquietudini e riaprirlo alla speranza. Il centro da “trappola mortale” che non ha più teatri al coperto agibili, diviene esso stesso teatro: sulla scena la ballerina danza “in punta di piedi”, come la gente sulle rotture del sisma. La danza si svolge all’aperto, nella piazza con le transenne e nel viale con i puntelli, la ragazza sale dalle scale sotterranee, quasi tornasse dopo l’inferno “a riveder le stelle”, un palcoscenico le cui quinte sono cartelli di pericolo. Non è sola, la accompagna un ragazzo con la musica di melodie spagnole da una chitarra classica.
L’autrice non manca di precisare che lei ha dato corpo alle osservazioni fatte allorché erano le inquietudini a dominare, e anche dopo la riapertura del centro storico “solo poche anime osavano tornare tra quei vicoli stretti”. Adesso invece può dire che c’è il ritorno alla speranza: “Oggi, a più di tre anni dal terremoto, è ancora tutto lì: transenne, polvere e calcinacci. Ma la buona notizia è che la diffidenza ha ceduto il passo a un notevole spirito d’iniziativa, soprattutto tra i giovani”. Questo il commento di Rosanna Rummo: “Le scene che si susseguono senza parole, ma solo attraverso movimenti delicati della ballerina, lasciano al posto della tristezza la voglia di ricominciare, la voglia di tornare a sognare, la voglia di tornare a creare”. Il tutto “con una leggerezza piena di significati”, ha aggiunto Carlo Flamment.
Abbiamo detto che la ballerina nel cortometraggio era accompagnata nella danza dal suono della chitarra di un ragazzo, entrato in scena con lei: è l’altro studente aquilano che ha vinto il premio per la sezione “Opera musicale”, Davide Contu, dello stesso liceo “D. Cotugno”. Anche qui la paura, però, almeno a prima vista, non per il terremoto ma per la coscienza che la felicità è transitoria e precaria, per cui si deve temere in quanto prelude al ritorno ad una condizione deprimente. “Paura d’esser felici” è lo stato d’animo posto al confine di opposti sentimenti, e viene espresso – così la motivazione dell’opera – con “… la musica, la più labile ed effimera tra le arti, che si dissolve nota dopo nota…” e riflette ciò che avviene anche nell’animo umano.
Davide ci ha detto che per questa caratteristica la musica può esprimere “quella felicità altrettanto labile perché incombe il ritorno alla normalità e anche alla noia”. Gli abbiamo chiesto se è l’inquietudine dell’età giovanile, oltre che della condizione umana in generale, a generare l’incertezza, ha insistito che sente piuttosto la “labilità” anche quando la felicità riempie di stimoli il “tran tran” quotidiano,” ma fino a quando?”. Ancora la paura incombe su L’Aquila, persino di essere felici, non solo di camminare sui sampietrini. Nelle note composte da Davide forse c’è una eco di quelle suonate da lui stesso nel cortometraggio di Bianca, e ci piace pensare a una continuità ideale tra le due opere, la prima su una realtà tesa e inquieta, questa sull’animo ferito.. Dice anche che l’opera si ispira alla “fugacità e alla caducità di gran parte delle sensazioni piacevoli, in una realtà dove tutto ha una genesi e una fine”, e parla di “incorporeità del piacere che perfettamente si identifica con la musica”. Concetti non di un filosofo ma di un musicista – studi al Conservatorio, primo premio in concorsi musicali a 15 e 17 anni – che traduce le emozioni in musica con le corde della chitarra, classica e moderna, elettrica e acustica, nel jazz e pop, finger style e blues. Forse la labilità è figlia del terremoto, nel colorare di paura persino la felicità.
Un richiamo leopardiano, appropriato per uno studente del classico? Crediamo ci sia altro, anche perché il ragazzo ci è parso estroverso e sicuro di sé; pensiamo piuttosto che le onde sismiche oltre ad incrinare i sampietrini nella realtà e nella percezione della gente, abbiano potuto incidere nell’animo giovanile minandone le certezze o comunque introducendo elementi di riflessione che fanno guardare oltre il momento contingente con una maturità acquisita di colpo, e non ci riferiamo al prossimo esame di Stato. E’ qualcosa di diverso dall’inquietudine giovanile, che spesso impedisce di provare felicità piena, ma quando il giovane la conquista non è così effimera. Ancora la paura incombe su L’Aquila, e il giovane musicista che ha composto l’opera premiata è lo stesso, in tutti i sensi – lo ricordiamo – che accompagna la ballerina nel cortometraggio di Bianca.

Chiara Ceccarelli per la Scultura e Forese Crinò per la Letteratura
Dall’Aquila a Cortona di Arezzo con la vincitrice della sezione “Opera della scultura, pittura e arti figurative…”, Chiara Ceccarelli, dell’istituto Luca Signorelli. Ma non ci si allontana dal motivo ricorrente finora, “La musica colora il mondo” si intitola la sua creazione, costituita da una chitarra dipinta. Le diciamo che Pablo Echaurren ha posto la chitarra, anzi il suo “basso”, al centro di uno dei propri filoni pittorici, esponendolo alla mostra della Fondazione Roma tra il 2010 e il 2011. L’autrice ne decanta le doti, “non è strumento passivo, non è vuota all’interno, ha un’anima, racchiude le emozioni e le sensazioni che non riguardano solo il musicista ma anche l’ascoltatore”. E’ un mondo espresso dalle figure da lei dipinte sulla chitarra artisticamente adattata, all’esterno su un fondo nero con dei colori, prima in forme intrecciate, poi lasciati colare come facevano le avanguardie americane da Pollock in poi, su sagome di casette in una sorta di collage: i colori pastello sono rosa, giallo, blu. Una “scultura” che diventa pittura e musica, anzi strumento protagonista della performance artistica alla pari del musicista, e non mero mezzo di propagazione delle note: spegne le luci se la chitarra è a riposo, le accende se suona ed emette “una cascata di colori”.
Per Chiara i colori non rivelano la “paura d’essere felici”, tutt’altro: il rosa è freschezza, gioventù e futuro, il giallo è luce, felicità e crescita, il blu è calma, armonia e lealtà. I tre colori che sente “in questo momento” nel suo stato d’animo e nei pensieri la fanno concludere: “Penso ad un futuro felice, armonioso e leale”. E prosegue:; “Anche uno strumento ha un’anima come una persona, sennò come potete pensare che possa produrre un suono così bello come la musica?”. Poi: “Il musicista mette in gioco la sua bravura ma lo strumento è l’altra faccia della medaglia che collabora con lui per dar vita a qualcosa di spettacolare”. Umanizzata, la chitarra “non è strumento passivo, non è vuota all’interno”, per questo l’autrice vi ha scavato dentro e l’ha dipinta fuori, per rendere ciò che racchiude: “Le emozioni e le sensazioni che non riguardano solo il musicista ma anche l’ascoltatore”.
Da brava studentessa ricorda che Socrate chiedeva agli artisti di esprimere“i travagli dell’anima attraverso i colori”, e così definisce quelli da lei utilizzati per dare vita al mondo della chitarra: rosa è gioventù, freschezza, futuro; giallo è luce, crescita, felicità; blu è armonia, calma, lealtà. Per questo il mondo da lei evocato non è sfiorato dalla paura, i tre colori della magica chitarra le fanno sentire “un futuro felice, armonioso e leale”. Anche per Pablo Echaurren la chitarra, o meglio il “basso” che suonava lui stesso e ha reso protagonista delle sue pitture sulla musica, era molto più di uno strumento musicale, lo ha esposto nella mostra svoltasi alla Fondazione Roma tra il 2010 e il 2011; lo diciamo a Chiara la cui ispirazione è stata però autentica e personale, non derivata. Nella sua opera c’è tutta la felicità che l’arte – qui la musica e i colori – può dare ai giovani e non solo.
E’ Forese Crinò il vincitore della sezione “Opera letteraria” , posta in testa nell’ordine ufficiale, ma abbiamo voluto dare la precedenza ai due aquilani per il significato che assume la creatività nella loro speciale situazione; così viene a trovarsi alla fine nel momento culminante, e lo merita. Studia nel liceo classico Cicognini di Prato, contiguo almeno nel nome con il collegio dannunziano, ricordiamo una dedica del Poeta sopra l’immagine da adolescente con gli alamari sulla giubba firmata “… il Collegiale di Prato mai uscito dal Collegio della Cicogna”. L’opera premiata si intitola “Poesia adolescenziale”, ci confida Forese che nasce da una sfida a se stesso sin da quando il suo professore delle medie disse che “nessuno scriverebbe usando solo dei participi”. Per questo ha motivato usando le parole “… audace, colui che osa…” 5 quadri di un’opera di marca teatrale con i siparietti introduttivi in una prosa dove i verbi sono tutti in forma di participi. La sfida è vinta ma non è un gioco, le cinque poesie in cui si dipana la giornata di Lapo, il protagonista, sono di straordinaria intensità: dal viluppo inestricabile su “Gerusalemme, città dai due volti, divisa in quattro parti, sotto un unico cielo”, all’“iceberg” con l’umanità inconsapevole e le occasioni mancate, dal desiderio di “tutto e insieme di niente” nell’assenza di sogni “morendo ogni giorno”, al freddo interiore della “notte in città” mentre “l’anima è altrove”; fino al risveglio tra il senso del tempo perso quando “la vita è tempo” e la realtà è fatta dalle bollicine del sapone che “come ballerine elle danzan, dimentiche del mondo e di ciò che lo move”. Dallo scherzo dei participi verbali alla fatica di vivere; la danza delle bollicine fa tornare a quella “in punta di piedi”sui sampietrini, con cui abbiamo aperto la carrellata delle opere premiate, e chiude intensamente un itinerario di profonde riflessioni sull’arte e la vita.
Non si tratta di cabaret e neppure di commedia, domina l’incomunicabilità, si vedono tante persone delle più varie origini e condizioni, e si è visti da loro, ma con quale contenuto? “Loro vedono me? Possono capirmi? Sanno che so? Sanno che vedo , che li ho capiti? Cosa pensano di me, cosa sono io per loro?”. Le occasioni mancate e la frustrazione di “desidero tutto , desidero niente”, se mancano i sogni è come “morire ogni giorno”.
Forma espressiva e contenuto, capacità creativa e proprietà lessicale per la Rummo; capacità di interrogarsi “sulle occasioni che si presentano nella vita e su quanto esse incidano sul futuro” per Flamment. Per noi qualcosa di più, potremmo selezionare tante espressioni di straordinaria intensità, ma quello che ci ha colpito è l’impianto di un’opera che resta enigmatica con tutto il fascino dei misteri irrisolti di un giovane estroso e creativo.
Conclusioni sul Premio, e la nostra proposta per L’Aquila, “Vivere insieme” !
Il Premio creatività 2012 si conclude. Tre menzioni speciali con relativa pergamena sono state assegnate per l’“Opera cinematografica” a “Il silenzio delle onde”, autori i 17 studenti della IV D nella scuola C. Cavour di Roma; per l’“Opera musicale” a “23 maggio”, autori i 13 studenti della scuola Ipsia – U. Pomilio di Chieti, per l’“Opera della letteratura” a “Storia di Sherry”, autore Riccardo Spaccapeli della scuola Cicognini Rosari di Prato.
Una bella prova di creatività dalla scuola e dai giovani! Hanno dimostrato, come ha commentato Flamment, la “voglia dei ragazzi di esserci”, portando la loro “voglia di fare”, e lo abbiamo sottolineato all’inizio. Ma la conclusione del presidente del Formez ci piace riservarla al nostro commiato perché lancia un messaggio che non può e non deve restare inascoltato. Eccolo: “Una voglia che deve contagiare la comunità e le istituzioni: tocca a loro consolidare l’idea che solo apprendendo dalle difficoltà, dal confronto tra gli individui, dall’ascolto dei giovani e dei loro desideri, si può creare una cultura civile condivisa, vitale, impregnata di valori e fiducia nel futuro”. Ora sono loro a dover superare la prova dei fatti.
Gli studenti abruzzesi, dunque, oltre ai due premi principali sui quattro conferiti, hanno avuto anche una delle tre menzioni speciali, in un podio ideale. Ma hanno vinto la gioventù e la scuola che ha il delicato compito formativo, hanno vinto l’arte e la cultura, con i valori estetici associati ai valori civili e umani. Ha vinto la vita..

E’ stata una circostanza straordinaria che ha fatto collegare il Premio ai due studenti aquilani alla volontà di ripresa della città devastata dal terremoto del 6 aprile 2009 andando oltre il pur rilevante valore culturale. Di qui la definizione di “emozionante” data dall’Assessore alla Cultura dell’Aquila, Stefania Pezzopane, alla cerimonia, e la sua affermazione che oltre a mostrare il loro talento, i due studenti premiati esprimono “il coraggio e la speranza dei giovani aquilani per il futuro”.
Al termine l’abbiamo avvicinata e le abbiamo ricordato la nostra proposta di esprimere simbolicamente la volontà di rinascita prendendo a simbolo la scultura “Vivere insieme”, che ha rappresentato l’Italia all’Expo di Siviglia del 1992: un ragazzo felice a braccia protese verso l’alto in groppa a un’aquila in volo: rispetto a lui i due giovani aquilani premiati sono cresciuti, ma il senso è lo stesso, quello espresso dalle parole della Pezzopane sopra riportate. L’autrice della scultura fu definita “artista di valore” dal presidente francese Mitterand che le conferì la Legion d’Onore, altra assonanza nella premiazione, è Gina Lollobrigida, che ha trovato una seconda giovinezza dedicandosi all’arte dopo i successi da diva internazionale che non le hanno fatto dimenticare la sua vocazione primaria: un esempio della spinta dei valori culturali che tornano dopo esperienze pur eclatanti.
Torniamo sull’arte nel parlare dell’Aquila ricordando le recenti presentazioni a Roma del restauro dei due dipinti di Giacinto Brandi, a Palazzo Barberini il 23 ottobre 2012 con lo stesso assessore Pezzopane, e del progetto per il restauro del santuario della chiesa di Santa Maria della Croce a Roio, finanziato dalla regione Liguria, presso il Ministero per il Beni e le Attività Culturali il 17 gennaio 2013 con il presidente della regione Chiodi. Siamo felicemente a livello di rinascita dopo le commoventi mostre sull'”arte ferita” e il “S.O.S. Abruzzo” tenutesi negli ultimi anni a Palazzo Montecitorio e a Castel Sant’Angelo. E diciamo che non si deve avere “paura d’esser felici”!

Info
Abbiamo avanzato la proposta di adottare come simbolo di rinascita dell’Aquila la scultura “Vivere insieme” di Gina Lollobrigida per la prima volta il 3 settembre 2009 in “Perdonanza 2009, un pellegrinaggio per ricordare e riflettere”, su “cultura.abruzzoworld.com”, l’abbiamo reiterata negli articoli pubblicati il 27 ottobre 2012 “Roma. A Palazzo Barberini due dipinti dell’Aquila restaurati” sul sito sopra citato e il 28 ottobre “L’Aquila, due restauri a Palazzo Barberini e una proposta” su questo sito, con l’immagine della scultura in chiusura; fino a “L’Aquila, il santuario di Roio e il simbolo della rinascita”, dove apparve la proposta iniziale su questo sito con l’immagine della scultura “Vivere insieme”
Photo
In apertura, e in chiusura, due panoramiche della “Biblioteca Nazionale Centrale di Roma”, tratte dai sisti fondazione circolo fratelli rosselli e indice delle biblioteche, la penultima immagine tratta dal sito gina.lollobrigida.com, si tingraziano i titolari dei siti citati. Le immagini dei premiati sono state riprese da Romano Maria Levante al “Premio creatività 2012” nella Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: la prina immagine con i due studenti dell’Aquila vincitori, Bianca Di Giovanni e Davide Contu ritratti davanti all’installazione dedicata all’“Opera cinematografica” premiata; nell’altra immagine Chiara Ceccarelli e Forese Crinò davanti all’installazione dedicata all’“Opera della scultura” premiata. Si ringraziano per aver accettato di posare per noi.
Scritto da Romano Maria Levante il 29 gennaio 2013. Tematica: Eventi