Premio pittura rupestre Guido Montauti 2014, 2. Vincitore Jorg Grunert, dal disegno sul cartone al dipinto sulla roccia

di Romano Maria Levante

Il 24 agosto 2014 a Pietracamela è stato conferito all’artista tedesco Jorg Christoph Grunert  il “Premio internazionale  pittura rupestre Guido Montauti”, nel programma di riqualificazione dell’ambiente ferito dalla frana che nel 2011 ha distrutto le “pitture rupestri” di Guido Montauti nella “Grotta dei Segaturi”. Nella settimana del Premio, dal 17 al 24 agosto, varie  manifestazioni culturali, la “piece” dei “Teatri de le rùe” su “Matteo Manodoro, Generale dei Briganti” il 18 e 19, i libri di Clorindo Narducci, “Pietracamela  tra storia e leggenda” il 19, e di Adina Riga, “Architettura é/& Arte Urbana” il 22, poi le performance musicali e coreografiche con i “percorsi sonori”, le “incursioni di dance in nature” nel borgo, e gli “ensemble” musicali nel week end  con la Premiazione del 24 agosto. Un en plein! E’ stato vincitore l’autore sopra citato del disegno presentato su cartone, che ha dovuto pitturare in una settimana su una grande roccia scelta per la pittura rupestre in un luogo adatto.

Una  delle “pitture rupestri” del “Pastore bianco” con i cavalli bianchi

Racconteremo il Premio passo passo, avendolo seguito dall’interno, non anticipando subito l’opera realizzata dal vincitore, ma ripercorrendone il percorso nel racconto e nelle immagini, dalla fase preparatoria alla spettacolare rappresentazione scenica conclusiva. Con delle sorprese finali, che inseriscono elementi di riflessione in un Premio le cui prossime edizioni costituiranno un continuo arricchimento artistico e ideale nell’ottica di un attraente parco arte-natura a Pietracamela, dal 2005 nel club Anci dei “borghi  più belli d’Italia” e dal 2013 tra i “400 borghi più belli del mondo”. L’emissione del bando di concorso con scadenza 31 luglio è avvenuta il 1^ luglio, con tempi forzatamente ristretti data la novità dell’iniziativa ideata dal sindaco Antonio Di Giustino, che di certo hanno ridotto i partecipanti, risultati tuttavia in numero congruo e rappresentativo.

La selezione dei tre finalisti e la scelta del vincitore

Una diecina i bozzetti ammessi al concorso, tutti di qualità e con temi, composizioni e stili diversificati. Nella Sala consiliare del Comune il 9 agosto sono stati selezionati i 3 finalisti, presentati il 14 agosto all’inizio della loro “residenza artistica” di due giorni. Il 17 agosto è stato designato dalla Giuria il vincitore in una cerimonia nella quale è stato ricordato Guido Montauti, l’artista di fama internazionale nato a Pietracamela, cui è intitolato il premio, con la partecipazione, tra gli altri, dei figli Giorgio e Pierluigi che ne hanno fatto un ritratto commosso, dell’artista Alberto Melarangelo e del presidente della Giuria Franco Summa il quale ne ha parlato con riferimenti colti alle “pitture rupestri”. Le musiche ispirate di Franco Di Donatantonio hanno accompagnato  la manifestazione con la direzione artistica e la conduzione dell’onnipresente Gian Franco Manetta.

Con uno dei bozzetti, quello dell’artista Marco Rodomonti di Teramo, apriamo il nostro resoconto, è posto nell’immagine conclusiva dell’articolo, l’abbiamo scelto perché rappresenta un volto pensoso, tipico delle riflessioni suscitate dalla montagna, con i tratti di Guido Montauti: ci sentiamo di proporlo quale sigillo del premio stesso per le successive edizioni, affiancato o in alternativa al sigillo attuale, una delle tre “pitture rupestri” di Montauti sopravvissute alla frana. Dei tre bozzetti finalisti, due erano rifiniti come un quadro già completo, quello di Marco Pace una suggestiva successione di volti di profilo paralleli, che evoca il dinamismo di  “Ragazza che corre sul balcone” di Balla, quello di Franco Pompei una serie di sagome, figure simboliche e preistoriche le cui teste e i corpi evocano forme dechirichiane: un’evoluzione per entrambi delle sagome di Montauti pur senza riferimenti; mentre Jorg Cristoph Grunert presentava forme pastorali umane e soprattutto animali sospese sul bianco della carta e non su fondo cromatico.

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Altra pittura rupestre del “Pastore bianco” distrutta dalla frana

La selezione dei tre finalisti, che abbiamo descritto, è avvenuta dopo un’accurata valutazione delle opere presentate, una gamma diversificata di forme e contenuti: Nel mese di agosto tutti i bozzetti sono stati esposti nel Palazzo comunale di Pietracamela, poi dal 3 settembre li ha ulteriormente valorizzati la mostra nella prestigiosa sede di “Teramo Nostra”, in una sala  con uno zoccolo di mattoni antichi circondata da ambienti con i poster della lunga e meritoria attività dell’associazione.

Abbiamo già citato lo straordinario volto pensoso di Montauti di Marco Rodomonti, citiamo ora  un quartetto di bozzetti,  due cromatismi “abito-habitat” nel segno della “leggerezza” di Gianluca Cresciani, immagini e simboli in una grafica primitiva e/o ultramoderna di Fabio di Lizio, due figure di camosci di Lia Cavo, come i camosci del “Grottone” liberati a suo tempo nell’area che si innalza fino al Gran Sasso, e  una farfalla di Emanuele Ferretti; seguiti da un terzetto, Atlante sulla roccia di Emilia Ippoliti, un paesaggio astratto su tonalità da abitato o sottobosco di Antonio Civitarese e  un evocativo “d’après Montauti” con figure e scene culminanti nel volto dell’artista di Francesco Costanzo.  Infine un’immagine simbolica elaborata al computer di Nunzio Di Fabio.

Oltre ai bozzetti iniziali sono stati esposti i bozzetti rielaborati dai tre finalisti, frutto dei due giorni di “residenza artistica” a contatto con la roccia prescelta. Ebbene, dopo questo secondo “round”, svoltosi il 15 e 16 agosto, il 17 la scelta del vincitore è stata immediata, tanto efficace è apparsa la sua rielaborazione del bozzetto iniziale su un fotocolor della roccia, quindi modificato per seguire le gibbosità della pietra che così è stata valorizzata con le figure adattate all’elemento naturale in un’anticipazione fedele del risultato finale: non un dipinto tradizionale ma una “pittura rupestre”.

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Nella zona dei Segaturi c’erano pitture rupestri del “Pastore bianco”

L’impegno dell’artista e la sua figura

Abbiamo poi seguito l’impegno dell’artista nella settimana di residenza potendone apprezzare la qualità, unita a una estrema serietà e scrupolo per trarre il massimo dalla propria prestazione. La “pittura rupestre” si è venuta formando sotto i nostri occhi: dai contorni delle figure tracciati sulla roccia seguendone la conformazione, alle prime colorazioni con pigmenti la cui tinta si alterava al contatto con la pietra, ma la tenacia e la competenza dell’artista ha trovato le soluzioni giuste. Ed ecco il cromatismo voluto che si diffonde con le sue pennellate accurate e profonde su una superficie aspra e rugosa – percorsa da anfratti, buchi e fessure – dove il colore deve penetrare, considerando che sarà esposta alle intemperie. E le intemperie sono arrivate già alla vigilia della conclusione, ponendo a rischio il completamento dell’opera, ma per tutto Jorg ha avuto una risposta: dal sole cocente si riparava con un asciugamano bagnato a mo’ di turbante sulla testa, più difficile la difesa dalla pioggia e dal vento. Il  programma è stato rispettato alla lettera nonostante tutto.

Vedremo al termine il risultato della sua opera, intanto diciamo che è nato a Colonia, in Germania, nel 1964, e risiede da diversi anni in Italia, attualmente a Spoltore in Abruzzo, provincia di Pescara; ha studiato filosofia, storia e sociologia all’università di Konstanz ed è diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Artista poliedrico, anche autore-drammaturgo-performer, svolge corsi di formazione dei docenti in campo artistico e teatrale, in particolare alla facoltà di Scienze sociali dell’università di Pescara-Chieti, è impegnato in scambi interculturali.

Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia, Germania e Libano dal 1998; la mostra più recente è di questi giorni a Pescara, dal 28 al 30 agosto 2014, a cura di “Deposito dei segni” presso lo Spazio Matta in via Gran Sasso: in “Nostos: interferenze del ritorno – Showrooms Materiali”, Jorg Gunert espone sculture e installazioni con musiche di Luciano Appignani e video di Stefano D’Ettorre, e la partecipazione di Cam Lecce e Renato Di Girolamo. La mostra fa parte del “progetto Odissea”, il viaggio non come peripezie e disavventure ma come nostalgia delle origini, con le “interferenze del senso che si frappongono nel cammino di ritorno alle radici della Storia, della Cultura, alle radici dell’Essere stesso”. E’ una sorta di “Odissea del contemporaneo” su quella che viene definita “l’alienante condizione di un mondo in cui l’intero genere umano si è ‘dissipato'”. Iniktre ha curato allestimenti e scritto saggi, tra i quali “Progettare nella Natura-Progettare per la Natura”, pubblicato nel 2007, quasi un’anticipazione dell’attuale esperienza di “pittura rupestre” che ci sembra collocarsi idealmente nel percorso di “Odissea” come ritorno alle radici dell’Essere.

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Il “dente” residuo della frana rovinosa che incombeva sulla parte sottostante del paese

I giudizi dei critici

Sul “viaggio in Italia” permanente dell’artista tedesco, dove “scompare la necessità del ritorno in patria”, Rolando Alfonso scrive, nella nota “Aporie delle post e neoavanguardie e flusso intermondano delle intensità conoscitive nelle opere di Jorg Christoph Grunert”: “Il perché di questa scomparsa, alla base della sua stanzialità, è il sintomo di una modificazione profonda che ha precipitato la solarità nel suo contrario, sino a rendere uniforme l’atmosfera sovrastante un intero universo culturale”. Di tale universo fa parte l’affermazione dell’artista “gli uomini non amano la libertà” e la sua “angoscia ineludibile rispetto alla condizione umana” di matrice nordica che, sempre per il critico, “ha varcato, insieme a lui, non solo i confini italiani ma lo ha inseguito in ogni dove egli abbia, successivamente, cercato risposte e riparo”.

Un altro critico, Antonio Picariello, nella nota “Jorg Christoph Grunert. Una possibilità per lo sguardo sensibile di essere umano”, scrive che “Jorg non propone, non rappresenta, non imita”, ma “urla con generosa maniera lo sdegno verso il pensiero comodo delle società che dissacrano la vita”, e in quanto tale “è un artista in controtendenza con la storia dell’arte”. Crede nella forza dell’arte, “ogni suo gesto performativo o strutturale nell’opera d’arte è gesto di combattimento a favore dell’umanità vera impressa con l’anima antica e lo sguardo futuro sulla tela e nella materia”. Così i critici, peraltro nella parte meno criptica del loro profilo di Jorg, mentre il cronista, piuttosto che avventurarsi in questo terreno, preferisce chiedere direttamente a lui di spiegare, quasi in un’autoanalisi, come queste espressioni colgano il suo vero essere di artista e di uomo.

L’autoanalisi dell’artista

Ecco cosa ha risposto alle nostre domande con disponibilità e amabilità  nel suo provvisorio alloggio “pretarolo” con l’inseparabile Cam Lecce. Sul perché gli uomini non amerebbero la libertà ci ha detto. “Premetto che occorre intendersi sul concetto di libertà, sul quale si è sempre discusso nei secoli. Vi sono due modi, a mio avviso, di concepire la libertà: ci si sente liberi quando la propria libertà non incide negativamente sulla libertà altrui; oppure quando si ha un tempo di silenzio interiore ed esteriore. Ebbene, nessuno di questi due modi si ritrova nell’attuale società, perché ostacola di continuo i beni relazionali – affettività e convivialità, reciprocità ed appartenenza – con le sue imposizioni economiche e sociali, di gruppo e consumistiche. Non è libertà questa, perciò penso che gli uomini succubi di queste imposizioni non amino veramente la libertà”.

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La parete “dopo la cura”, cioè la rimozione descritta nel testo

In merito alla sua angoscia rispetto alla condizione umana, ci ha confidato: “Nasce dalla constatazione che non viene data la possibilità di elevarsi, siamo soggiogati da fatti effimeri. Invece di confrontarci nella socializzazione con la nostra personalità, e di avere coscienza della condizione umana, dimentichiamo che i bisogni primari da soddisfare sono i beni relazionali e inseguiamo ogni feticcio, c’è sempre un nuovo vitello d’oro biblico. Come non essere angosciati!”. Il suo urlo con sdegno, che non dovrebbe essere alla Munch dato il suo aspetto pacifico e sereno per quanto determinato, lo abbiamo ritrovato nel “progetto Odissea”, che sottolinea “il lancinante e disperato urlo espressivo dell’arte che si infrange, però, contro le barriere di ridondante rumore di una Contemporaneità che pare aver smarrito il senso del suo procedere”. Gli abbiamo chiesto dove si indirizza e perché, ci ha risposto che “abbiamo bisogno e possibilità di capire che serve una nuova ecologia della mente e dell’ambiente, una via ecologica, quindi, non solo in senso ambientale. Quanto più ci si allontana da questa condizione, tanto più cresce l’indignazione, la mia si indirizza verso ciò che determina tale degrado ogni volta che si manifesta. Mi viene di urlare contro le guerre e i continui eccessi della società postindustriale, come contro tutte le tragedie dell’umanità”.

Ma quale anima antica lo sostiene nel sentire la sua arte a favore di chi e contro chi, se il suo è un combattimento, e quale il suo sguardo verso il futuro? Ecco la risposta: “Sento l’‘antropos’ dentro di me, i valori della bellezza e dell’etica coincidono, questa è l’anima antica che alimenta la mia arte a favore della socialità e dall’umanità contro le oppressioni e le discriminazioni. Sì, la mia è una lotta contro le degenerazioni della natura umana per un ritorno all’uomo etico, che ha la bellezza interiore nello sguardo; e nel mio sguardo verso il futuro c’è la speranza di una rivoluzione nel senso di un cambiamento radicale. L’uomo deve vivere in simbiosi con il pianeta, per questo è necessario che torni a rispettare la natura in ogni sua espressione, ponendo fine alla distruzione sistematica delle risorse non riproducibili che il progresso ha accelerato in modo dissennato”.

Che dire dopo queste affermazioni alle quali l’intensa espressione del volto e la gestualità concitata danno ancora più forza rivelando un sentire profondo? E’ più di una convinzione, un atteggiamento che confina con la missione nell’arte e nell’attività di insegnamento da lui svolta con impegno appassionato: ce ne parla con trasporto collegandola ai valori  sentiti e professati, che gli fanno affrontare nella formazione dei giovani i temi delle degenerazioni umane, anche i più imbarazzanti. La “pittura rupestre” del “Pastore bianco” venne vista da Montauti come l’ “avanguardia della rinascenza” contro la degenerazione dell’arte; Jorg è il nuovo Pastore bianco che si colloca nella stessa direttrice, questa volta il suo ritorno alle origini è contro la degenerazione dell’uomo.

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Un percorso panoramico riaperto, in alto verso il Piano delle mandorle e la montagna

Torniamo sul  l“Premio internazionale pittura rupestre Guido Montauti” indetto dal  Comune di Pietracamela, con il bando nel sito istituzionale: Ripetiamo che  l’iniziativa, ideata dal sindaco Antonio Di Giustino, organizzata dal Comune con l’associazione Teramo Nostra, rientra nelle attività volte al  ripristino dell’ambiente di una parte del paese di notevole valore paesaggistico, compromessa dalla frana rovinosa del 2011. Fu un  esito disastroso del terremoto del 2009, precipitò  parte del promontorio roccioso del “Grottone” a “capo le Vene”, sulla zona della “Grotta dei Segaturi”. Furono travolte  le “pitture rupestri” che il pittore nativo del paese Guido Montauti aveva realizzato con   “Il Pastore Bianco”, il gruppo pittorico “avanguardia della rinascenza” da lui creato per un ritorno dell’arte alle origini come reazione alla decadenza delle trasgressioni provocatorie.

Con la “pittura rupestre” in concorso, Pietracamela  intende cercare un sia pur parziale e insufficiente sollievo a questa ferita insanabile e rendere omaggio al proprio figlio, l’artista che si è ispirato alla natura dei luoghi per le sue composizioni, fatte di sagome umane in simbiosi con le rocce, portate con successo nel mondo dell’arte ottenendo la consacrazione sin dall’inizio con una serie di ammirate recensioni .critiche parigine e italiane. Proseguiremo questa seconda introduzione al Premio ribadendo ed ampliando motivazioni  in parte già esposte, che meritano di essere approfondite per chi non le conosca appieno. 

Le premesse del premio intitolato a Guido Montauti

Come nascono le  “Pitture rupestri” cui si ispira il premio?  In un fase di impegno culturale militante, oltre che di vitalità artistica Guido Montauti   volle reagire alla decadenza dell’arte espressa da aberranti trasgressioni presentate  alla Biennale di Venezia, dando il segnale forte: del richiamo ai valori primari ondativi della vita, l’umanità e la natura. Il gruppo formato da tre giovani pittori e un pastore, divenuto poi  pittore naif,  con alla guida lui stesso, fu definito  “l’avanguardia della rinascenza”. Tra le decine di dipinti di grandi dimensioni esposti alla Galleria d’arte del Palazzo Esposizioni di Roma nel 1964, “Il Giudizio universale”, una composizione spettacolare con le sue caratteristiche sagome primordiali, visibile oggi in cima allo scalone del Comune di Teramo dove occupa l’intera vastissima parete; una parete della  Sala consiliare del Municipio di Pietracamela è occupata da un’altra sua opera, un’altra ancora è nell’albergo di nipoti, ”Gran Sasso 3” si Prati di Tivo, la località con il  massiccio montuoso 6  km oltre  Pietracamela. .

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Un altro percorso panoramico riaperto, in basso
verso il vecchio mulino e il Rio d’Arno

Nel 1963 furono create le “pitture rupestri” nella zona della “Grotta dei Segaturi”, con tante rocce di varia conformazione e misura nelle quali le sagome dipinte si sono in corporate quasi fossero le abitazioni primordiali, l'”environment” montanaro. Creavano una  sospensione quasi metafisica, mentre la loro posizione in gruppi compatti richiamava il “Quarto stato”, lo abbiamo definito un “Quarto stato montanaro”, che non avanza ma resta saldamente ancorato alle sue rocce, assorto come in attesa consapevole della forza delle proprie radici. Tutto questo non c’è più, travolto dal crollo del promontorio roccioso del “Grottone”, dove il pittore Montauti si era fatto fotografare più di trent’anni prima della frana del 2011, in un reportage di Aligi Bonaduce dal quale è nata la mostra dell’agosto 2012 che è riduttivo definire storica, c’è stato qualcosa di più nella premonizione insita nella scelta del luogo e nel ritorno dell’artista con le immagini riprese nella grotta che dominava dall’alto la vallata. E’ come  se fosse tornato per mettersi alla guida  di una nuova “rinascenza”, quella dell’ambiente sfregiato dal crollo rovinoso. Con il premio ideato dal sindaco Di Giustino per realizzare una “Nuova pittura rupestre”  di alto valore simbolico, l’arte accorre per la riqualificazione di un ambiente che dall’arte è meritevole.

Le opere, dai tanti materiali alla pietra

Passando alle sue opere, l’espressione artistica della propria inquietudine si collocherebbe, secondo Rolando Alfonso, tra due “limes ipotetici” che convergono verso un’opera centrale, in una denuncia quanto mai aspra. I due estremi, non in senso cronologico, sarebbero “Angeli bruciati”, 1994-97, una successione di forme corporee attorcigliate e scarnificate appese per i piedi come a Piazzale Loreto, e “Hommage a la liberté”, 1990-2007, una composizione enigmatica con una sedia vuota dinanzi a un tavolo sopra al quale vi è una scacchiera con i pezzi.Vicine le opere di Marx ed Engels impacchettate per essere tostate su uno specchio; a questa associamo l’altrettanto enigmatica “Grammatica I, II, III”, 1992, non è Pop Art, ma si sente l’influsso americano. Invece alla tragicità della prima accostiamo semmai quella che è l’opera centrale per il critico, “Frammenti per una anatomia sociale”, dove ad essere scarnificati sono i volti dei feriti delle guerre o i corpicini denutriti dei bambini del Biafra; e i ritratti severi di “Artaud”, 1994-95, e “Bunuel”, 1996.

Fin qui i materiali più diversi, e anche il disegno su carta fino al “ready made” di sedia e tavolo, scacchi e libri; in “Homo faber”, 1996-2007, addirittura un bruciatore di gas e una gabbietta, e in “Luogo per gli innominati”, 1993-2007, vetro e ferro, piombo, feltro e tombino; i materiali sono applicati anche su legno telato in “Herz”, 1988, e“Einsan”, 1994, su cartone in “Baricentro”, 1993, e su tela in “Topos”, 1999, su legno e lamiera in una serie di altre opere molto diverse. In “Zattera”, 1990-2000, su una vecchia porta viene issata una colonna di pietre come albero di navigazione. Nel 1990, dunque, appare la pietra tra i materiali usati dall’artista, e vi resterà, anzi diverrà una costante in una serie di creazioni nelle quali ne vengono valorizzate le forme particolari: troviamo, negli anni ’90 “Natura morta”, 1990, e i 4 agglomerati di “Terra fossile”, 1992-94, “L’angelo tartaruga” e “Cercando l’acqua”, entrambi del 1994, “Nachdenklich”, 1995, e “Fessura”, 1996, “Stele”, 1997, “Fuoco” e i 5 di “Naufragio”, tutti del 1998; negli anni 2000 “Torre” e “Unten” del 2001, “Rest”,  2002, e i 3 di “Sete”, 2004, in due la pietra è posta su una croce di legno.

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La “cavea” presso il vecchio mulino, dove inizia la discesa verso la frazione di Intermesoli

Un saggio di questa sua capacità di tradurre la pietra in espressione artistica l’abbiamo avuta l’ultimo giorno di realizzazione della sua “pittura rupestre”: allorché del residuo di un vecchio “trogolo” abbandonato e di una pietra usata a mo’ di minuscolo obelisco ha fatto una scultura posizionandole in modo appropriato, dando il tocco dell’arte con l’intenso blu nel cavo interno della prima pietra e circoscrivendo l’installazione con una corona di piccoli sassi. Un’opera magistrale!

E’ stato illuminante assistere alla nascita della scultura, dall’individuazione delle pesanti pietre recanti un messaggio captato dall’artista, al loro posizionamento con l’ausilio di semplici aste di ferro usate come leve per spostarle; ha tenuto a sottolineare, anche nelle fotografie scattate in corso d’opera, che si è servito solo di strumenti primordiali, la leva e la ruota, fino all’intervento cromatico finale. Il segno dell’arte ha nobilitato la materia quando ha trasformata delle pietre, in cui ha visto qualcosa di particolare, nella composizione artistica degna di entrare nel suo ricco catalogo. Altrettanto illuminante è stato assistere alla nascita della “pittura rupestre”, ne daremo conto anche visivamente con un finale inatteso che attribuisce all’evento un valore ben oltre i confini dell’arte.

Dalla pietra come materiale di scultura torniamo alla pietra come supporto di una pittura molto particolare, anzi primordiale che Montauti ha utilizzato nel suo forte messaggio di “avanguardia della rinascenza”. Ma non si limita a questa funzione passiva come la tela o la tavola nella pittura tradizionale, in realtà la grande pietra è come se si animasse e dettasse la proprie legge: lo faceva con i graffiti dei preistorici, lo ha fatto anche in questi giorni con la pittura dell’artista vincitore del Premio. La “pittura rupestre” è una forma d’arte speciale, valeva la pena che venisse rilanciata con un premio internazionale nel borgo dove fu lanciata, nella sua forma moderna, da Montauti. Ne parleremo prossimamente seguendo l’artista nella sua realizzazione e dando conto della conclusione a sorpresa della 1^ Edizione, che potrebbe aprire nuovi scenari ancora più vasti.

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Pietracamela e il Gran Sasso, ripresa dalla provinciale che sale in paese dalla statale 80

Info

Per il Bando di concorso v. il sito www.comune.pietracamela.te.it; per comunicare con il Comune info@comune.pietracamela.te.it; postacert@pec.comune.pietracamela.te.it. Tel 0861 955112, fax 0861 955214. Per le “pitture rupestri” e l’ambiente da ricostituire secondo le finalità del concorso cfr. i nostri articoli: in questo sito “Pietracamela. Parte la messa in sicurezza del Grottone”, settembre 2012, con particolare riguardo al “Post” di commento di Giorgio Montauti cui è unito un link con un filmato suggestivo che dà una visione completa delle “pitture rupestri” e dei luoghi prima della frana distruttiva; e “Pietracamela. Fotografie e pitture rupestri nel crollo del Grottone”, 3 settembre 2012; in www.fotografarefacile.it, “Pietracamela. Mostra fotografica sul pittore Montauti”, settembre 2012. Per gli eventi culturali dell’estate 2013 cfr., sempre in questo sito, i nostri articoli “Pietracamela in Arte, mostra di pittura, fotografia e d’arte varia”, 9 settembre 2013, “Pietracamela, una mostra sugli antichi costumi montanari”, 15 agosto 2013 e “Pietracamela. Il libro d’epoca di Ernesto Sivitilli su Corno Piccolo”, 12 settembre 2013. Inoltre cfr. per il dopo-terremoto “Rilancio di Pietracamela, il cuore del Gran Sasso”, 22 giugno 2009. Per Jorg Christoph Grunert, “Vie dell’esilio”, testi critici di Rolando Alfonso e Antonio Picariello, Ass. culturale “Deposito dei segni”, pp. 100, formato 24×28. Cfr. i nostri scritti: sul Premio, tutti del 2014, in questo sito il secondo articolo di cui il presente è la premessa, “Pietracamela, la ‘pittura rupestre’ di Jorg Grunert, la ‘nuova rinascenza’”; 9 settembre, il precedente sul bando di concorso, “Pietracamela, il premio pittura rupestre e l’estate 2014”, 14 luglio, in “Info” sono citati i nostri precedenti articoli su Pietracamela; e in”cultura.inabruzzo.it” “Pietracamela, premio internazionale di pittura rupestre”, 8 luglio; sulla frana distruttiva delle “pitture rupestri”, tutti del 2012, in “cultura.inabruzzo.it” “Pietracamela. Fotografie e pitture rupestri nel crollo del ‘Grottone'”, 3 settembre, e “Pietracamela. Parte la messa in sicurezza del ‘Grottone'”, 14 settembre; in http://www.fotografarefacile.it/ ,  “Pietracamela. Mostra fotografica sul pittore Guido Montauti”, settembre 2012.

Photo

Le immagini riprese da Romano Maria Levante nella sede di “Teramo Nostra” per la mostra dei bozzetti, sono andate perdute, per cui non possiamo unire i bozzetti presentati al Concorso, neppure quellodi Jorg, salvo quello di Rodomonti posto in conclusione. Erano esposti nella prima pubblicazione, il bozzetto di Marco Rodomonti, la testa pensosa di Guido Montauti immersa nelle riflessioni ispirate dalla montagna; seguono due panoramiche degli altri bozzetti, da sinistra nella prima i bozzetti di  Gianluca Cresciani, Fabio di Lizio, Lia Cavo, Emanuele Ferrett, nella successiva i bozzetti di Emilia Ippoliti, Antonio Civitarese, Francesco Costanzo, poii tre bozzetti finalisti, i due sul “podio”, da sinistra, di Marco Pace e Franco Pompei; e ilbozzetto vincitore di Jorg Grunert;  quindi la sua rielaborazione durante la residenza artistica e l’autore che la mostra subito dopo la proclamazione, inoltre  un’immagine della Sala consiliare mentre parla Antonio Di Giustino ideatore del premio  da sindaco di Pietracamela alla presentazione dei finalisti con il ricordo di Montauti, in fondo alla sala il grande dipinto di Montauti “La processione” e  la pietra per la pittura rupestre prescelta dalla Giuria, infine la più grande “pittura rupestre” di Guido Montauti sopravvissuta al crollo, sbiadita e,  nel centro storico,  la compagnia “Teatri de la rùe” nello spettacolo “Matteo Manodoro, Generale dei Briganti”;  in chiusura,  “Metamorfosi ensemble”, flauto, viola, violoncello di Nadia Cois nel Belvedere Guido Montauti. L’illustrazione attuale è priva di quanto perduto sui singoli bozzettii presentati e sull’attività svolta dalla Giuria nella selezione: l’immagine di apertura e le due seguenti, sulle “pitture rupestri” di Guido Montauti, sono state fornite da Aligi Bonaduce, che si ringrazia, e con lui il sindaco Antonio Di Giustino per le notizie che ci ha fornito; le altre immagini sono state riprese da Romano Maria Levante a Pietracamela e ritraggono: il “dente” residuo della frana rovinosa che incombeva sulla parte sottostante del paese; poi la parete “dopo la cura”, cioè la rimozione descritta nel testo; quindi i due percorsi panoramici riaperti, il primo in alto verso il Piano delle mandorle e la montagna all’interno del bosco; il secondo in basso verso il vecchio mulino e il Rio d’Arno lungo il quale si sale verso la montagna e si scende verso la frazione di Intermesoli; infine la “cavea” presso il vecchio mulino e una visione panoramica di Pietracamela con il Gran Sasso ripresa dalla strada provinciale che dalla statale 80, bivio di Ponte Arno, per 9 km sale verso il paese. In chiusura, il bozzetto di Rodomonti, inadatto per essre trasferito come “pittura rupestre” sulla roccia, ma straordinario nel riprodurre Guido Montauti e celebrarne la figura. .

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Marco Rodomonti, “Guido Montauti” , bozzetto
per la 1^ Mostra Internazionale  di Pittura Rupestre ‘Guido Montauti’ 
svoltasi a Pietracamela nel luglio-agosto 2014