di Romano Maria Levante
Abbiamo rievocato in precedenza per sommi capi la vicenda dei Carabinieri nel Risorgimento e nella 1^ Guerra mondiale, dopo aver accennato al contenuto e alle impressioni di lettura del libro di Gelasio Giardetti, “I Carabinieri nella storia italiana. In memoria della loro deportazione nei lager nazisti” edito dall’Associazione Nazionale Carabinieri. Il libro è stato presentato l’11 ottobre 2018 presso la Legione Allievi Carabinieri con gli interventi di Umberto Broccoli e del gen. B. Vincenzo Pezzolet, e le considerazioni dell’autore Gelasio Giardetti. Dopo aver tratteggiato la fase iniziale, passiamo ora alla posizione dei Carabinieri rispetto al fascismo, dall’avvento del regime tra tensioni politiche e sociali e violenze squadriste alla dittatura e alla “guerra d’Africa” del 1935-36, fino alla 2^ Guerra mondiale, e le campagne di Grecia, Russia, Africa.

I Carabinieri e il fascismo
Nei disordini con gli anarchici del 23 giugno 1920 morì il vicebrigadiere Giuseppe Ugolini insignito della Medaglia d’Oro al valor militare. La violenza fascista dilagava nell’impunità per le vaste connivenze, ma “in questo clima di difficile gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza – scrive l’Autore – l’Arma dei carabinieri fu sempre pronta, in prima istanza, a non intervenire per dare modo alle parti in causa di risolvere le divergenze con un dialogo aperto e democratico ma, laddove veniva meno il rispetto della legge, non usava mezzi termini nell’utilizzare tutta la sua autorità per bloccare e reprimere la violenza e l’illegalità da qualsiasi parte provenissero”.
Vengono rievocati episodi di particolare gravità, emblematici sull’azione dei carabinieri. A Cittadella, l’8 marzo 1921, dopo l’assalto fascista alla Camera del lavoro per vendicare il ferimento del segretario locale dei Fasci cui seguì l’arresto di alcuni squadristi, la caserma dei carabinieri che li avevano arrestati fu assalita da oltre 150 squadristi per liberare i camerati. Nello scontro a fuoco furono uccisi tre squadristi e morì il comandante della caserma, maresciallo Federico Facchetti.

Un’altra azione violenta di una squadra d’assalto fascista per liberare i camerati detenuti nella fortezza di Firmafede e prendere in ostaggio chi li aveva arrestati si verificò il 21 luglio 1921 a Sarzana con 300 squadristi comandati da Amerigo Dumini. che in seguito si renderà responsabile dell’assassinio di Giacomo Matteotti. Dopo un ultimatum respinto dal capitano dei carabinieri Guido Jurgens, attaccarono la fortezza e furono sconfitti con 6 morti, altri 9 li uccisero i contadini nelle campagne di Sarzana e soltanto l’intervento dei carabinieri riuscì a salvare gli sbandati superstiti pur se loro ostili, dimostrando di avere un “intransigente spirito legalitario”.
Con la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, l’incarico a Mussolini di formare il governo, e il voto di fiducia della Camera del 15 novembre con 306 voti a favore e 116 contrari, nasce il regime fascista. Allo scioglimento del Corpo della Regia Guardia di P.S. incorporato nel Corpo dei Carabinieri Reali seguì l’istituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, le “camicie nere” della M.V.S.N. perché le azioni di difesa della legalità contro lo squadrismo fascista da parte dei carabinieri “convinsero il Duce – ricorda l’Autore – ad istituire un corpo di pretoriani, cioè un’organizzazione armata a lui fedele per difendere la rivoluzione fascista e per arginare, con il terrore dello squadrismo legalizzato, le ostilità delle opposizioni ancora molto forti nel paese”.

L’assassinio di Matteotti da parte della squadraccia comandata da Dumini dopo il suo coraggioso “j’accuse” del 30 maggio 1924 fece precipitare la situazione, fino al discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925 che poneva fine alla democrazia parlamentare e segnava l’avvento della dittatura.
“In questo periodo – sono sempre parole dell’Autore – caratterizzato da accese passioni politiche, da organizzazioni e istituzioni che facevano ricorso sistematico non solo alla violenza fisica per intimorire e terrorizzare gli oppositori politici, ma anche all’assassinio pur di raggiungere la conquista del potere, l’Arma dei carabinieri continua a svolgere, con alto senso del dovere e con alto spirito di abnegazione, il suo ruolo di controllo e di repressione della delinquenza comune e organizzata su tutto il territorio nazionale al fine di garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini secondo una tradizione derivante da oltre un secolo di storia”. La repressione della delinquenza ebbe momenti di particolare rilevanza nella lotta contro la mafia condotta con efficacia dal prefetto Mori, 10 carabinieri furono uccisi, 350 feriti, l’eroico comportamento fu premiato con 14 Medaglie d’Argento e 47 di Bronzo al valor militare, 6 Medaglie al valor civile, 50 Encomi solenni e 14 Attestati di pubblica benemerenza.

Si impegnarono contro il banditismo, nel 1926 eliminarono nel settentrione le bande Pollastro-Massaro con 5 carabinieri caduti e 7 feriti, nel meridione la banda di Giovanni Sacco; in Sardegna nel 1928 uccisero il feroce bandito Samuele Stocchino, nel 1929 contro la banda Succu , Liandru, Corrias e Floris, che aveva ucciso il comandante della stazione di carabinieri di Orgosolo. Un carabiniere era stato ucciso in Istria dalla banda di Giovanni Collarich, cui si unì Giugovaz, furono arrestati dai carabinieri nonostante le difficoltà date dai continui sconfinamenti in Jugoslavia.
Naturalmente i Carabinieri parteciparono alle nostre avventure coloniali, al motto del regime di “vendicare Adua” dove nel 1896 erano morti 6.000 soldati italiani nella sfortunata spedizione africana. Nel 1935 l’esercito italiano con 465.000 uomini più 60.000 ascari e 25.000 dubat attaccò l’Etiopia su due fronti, il Fronte Sud con a capo il quadrunviro Emilio De Bono, il Fronte Nord con a capo il generale Rodolfo Graziani.

L’Autore ricostruisce accuratamente anche questa azione militare, cui l’Arma dei carabinieri partecipò con 55 sezioni di montagna, 6 a cavallo e 6 miste, 3 sezioni zaptiè e 23 nuclei, più 3.143 zaptié e 2.250 dubat somali inquadrati da ufficiali e sottufficiali.
Nelle vicende belliche che vengono rievocate, i carabinieri combattono valorosamente, nella battaglia del Ganale Doria muore battendosi con eroismo il brigadiere Salvatore Pietrocola insignito della Medaglia d’Oro al valor militare il 30 dicembre 1937.
La controffensiva dell’esercito etiopico vide i carabinieri impegnati alla testa di bande indigene appositamente organizzate, muoiono i brigadieri Meloni e Giovanni Amorelli, i carabinieri Domenico Palazzo e Angelo Alaimo; sono statidecorati con la Medaglia d’Argento alla memoria. Poi la battaglia di Gumu Gadu, cui parteciparono 4 bande di carabinieri volontari su autocarri, ciascuna di 250 uomini.

Si combattè tra le grotte, con gli etiopi che aprivano un fuoco infernale, morì il capitano Antonio Bonsignore, che ebbe la Medaglia d’Oro al valor militare per aver continuato a guidare i suoi uomini gravemente ferito, era il 24 aprile 1936. Gli scontri continuarono, 6 carabinieri caddero uccisi, 12 furono feriti, Mario Ghisleni e Vittoriano Cimmarusti ebbero la Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria. Si concluse con la piena vittoria dei carabinieri, alla fine 36 furono i caduti, il 5 maggio il maresciallo Badoglio entrava in Addis Abeba, l’imperatore d’Etiopia Hailé Selassiè era fuggito il 2 maggio e il 5 si era imbarcato a Gibuti per l’Inghilterra.
Non soltanto guerre, ma anche missioni internazionali di pace in questi anni così inquieti, viene ricordata la missione iniziata nel dicembre 1934 su mandato della Società delle Nazioni per assicurare l’ordine nella Saar e la regolarità del plebiscito del 13 febbraio1935 con 365 carabinieri in un corpo di spedizione di 1.300 militari italiani, oltre a 1.500 inglesi e 500 olandesi.

Il plebiscito si svolse regolarmente con un voto totalitario di annessione alla Germania della ricca regione carbonifera, per i carabinieri si trattò di “missione compiuta”, anzi con alcune importanti acquisizioni dell’ “intelligence” sulle manovre clandestine di riarmo della Germania nazista.
Un anno dopo inizia la follia egemonica di Hitler con l’improvvisa occupazione della Renania il 7 marzo 1936, poi scoppia la guerra civile in Spagna dopo il colpo di stato del generale Franco del 29 luglio. Segue l’occupazione hitleriana dell’Austria del marzo 1938, quindi il 15 marzo 1939 l’invasione della Cecoslovacchia, Mussolini per non essere da meno il 7 aprile invade l’Albania, il 22 maggio firma il “patto d’acciaio” con Hitler, il 1° settembre Hitler invade la Polonia, il 9 aprile del 1940 la Danimarca e la Norvegia, il 10 maggio la Francia. Intanto Francia e Gran Bretagna il 3 settembre 1939 avevano dichiarato guerra alla Germania. E’ scoppiata la 2^ guerra mondiale.

L’invasione della Grecia e la ritirata di Russia
Mussolini, come aveva fatto invadendo l’Albania dopo che Hitler aveva invaso la Cecoslovacchia, attacca la Francia il 10 giugno 1940, un mese dopo di Hitler; poi proclama “spezzeremo le reni alla Grecia” e la attacca il 28 ottobre dopo l’occupazione tedesca dei pozzi petroliferi romeni.
L’Autore, dopo aver ricordato come tale azione fosse incauta e si trasformò presto da offensiva in difensiva, rievoca la strenua difesa, da parte del III Battaglione carabinieri con 600 uomini, di quota 1117 di Shesh Mal, presidiata per 25 giorni; poi la resistenza a quota 287 sulla mulattiera di Klisura contro le preponderanti forze nemiche per due mesi, in modo da consentire agli alpini della Divisione Julia di sganciarsi. Il battaglione perse un quinto degli effettivi, l’Arma e il tenente Maggio Ronchey, che cadde al comando di una compagnia, ebbero la Medaglia d’Oro. La rievocazione dell’Autore diviene altamente drammatica quando descrive le vicende belliche sul fronte russo, nel quale l’Italia impegnò prima il CSIR, “Corpo di spedizione italiano in Russia”, con 61.000 uomini, aggiunsgendo dopo l’ARMIR, “Armata italiana in Russia” di 250.000 uomini, era il luglio 1942.

Fallito rovinosamente l’assedio a Stalingrado delle truppe tedesche, cui quelle italiane schierate sul Don proteggevano il fianco, il 17 gennaio 1943 iniziò la terribile ritirata, nel gelo del territorio sterminato sotto bufere di neve e incursioni nemiche con un equipaggiamento del tutto inadeguato; il 31 gennaio il comandante tedesco a Stalingrado Von Paulus, definitivamente sconfitto, si arrese ai russi, la campagna di Hitler era fallita miseramente.
Fu limitato rispetto alla consistenza numerica dell”ARMIR il contingente di carabinieri impegnato nella spedizione – 4.150 uomini in due battaglioni, 5 sezioni più altri reparti – ma non mancarono episodi di valore nei 25 giorni di azioni belliche prima della ritirata. Alcune si svolsero nell’abitato di Danilowka, difeso dai sovietici casa per casa, fino all’intervento di carri armati.Sono citati alcuni nomi dei carabinieri caduti – Marzo G. Battista e Loberto Edmo, Cuzzupè Vincebnzo e Stigliani Nazzareno, Tuttavilla Savino e il maresciallo maggiore Attolini Carlo – e l’eroismo del carabiniere Ciacchini Settimio che con indomito altruismo si fermò a soccorrere i compagni feriti rischiando di cadere sotto il fuoco nemico.

Il resoconto dei combattimenti corpo a corpo è emozionante, come in una sequenza cinematografica, i superstiti si fermano per seppellire nella neve i compagni uccisi, nonostante il freddo atroce e i piedi avvolti negli stracci perché le scarpe non hanno retto, l’ausiliario Giovanni Battista Invernizzi si lega il mitragliatore sulle spalle con lo spago, il senso del dovere gli impedisce di abbandonarlo sulla neve per alleggerirsi; ha visto morire Armando Cavaglieri, il più giovane, diciottenne.
E che dire del carabiniere Giuseppe Plado Mosca che mentre i resti della Divisione Torino prostrati dal freddo e dalle ferite erano alla mercè dei sovietici che li accerchiavano, si lanciò da solo a cavallo con il tricolore in mano contro i nemici? Il gesto eroico in cui cadde, per il quale ebbe la Medaglia d’Oro, rianimò i suoi compagni che radunarono le ultime forze e all’arma bianca spezzarono l’accerchiamento riprendendo la ritirata conclusa il 26 dicembre 1942 a Chertkovo.

La nuova campagna d’Africa
Dalla neve gelida dell’inverno russo alla sabbia ardente dell’estate africana in cui divampò la nostra nuova campagna d’Africa, disastrosa come tutte le guerre combattute in modo velleitario dal Fascismo. In Africa Orientale inizialmente non c’era una strategia offensiva ma difensiva, si dovevano proteggere i nostri possedimenti, ma Amedeo di Savoia, governatore dell”Etiopia, pensò di farlo allargando i confini, di qui l’attacco agli inglesi in Kenia, in Sudan e nella Somalia britannica di cui fu occupata la capitale; poi fu la volta della Libia e dell’Egitto.
Il folle sogno di riunirli in un grande impero si infranse presto per l’insufficienza delle nostre forze di fronte a quelle preponderanti britanniche, condizione aggravata dalle difficoltà di rifornimenti, per il blocco inglese del canale di Suez. Da attaccanti diventammo accerchiati, come all’Amba Alagi dove il Duca d’Aosta con 7.000 uomini resistette agli attacchi del nemico forte di 41.000 uomini, fino alla resa dopo un mese di eroica resistenza con l’onore delle armi. Ne seguì la perdita dell’Etiopia dopo 5 anni dalla proclamazione dell’impero, il Negus Hailé Selassié rientrò ad Addis Abeba il 5 maggio 1941.

1C’era ora da difendere il ridotto di Gondar dove si era attestato il nostro esercito, con il caposaldo di Culquaber, siamo nell’agosto 1941.E qui vediamo in campo i carabinieri, con due compagnie e una di zaptiè, 500 uomini comandati dal maggiore Alfredo Serranti, il comandante del caposaldo, ten. Col. Augusto Ugolini ha apprezzato di averli avuti come rinforzo considerandoli una truppa scelta.
L’accerchiamento degli inglesi impediva l’accesso ai corsi d’acqua e scarseggiavano i viveri, ma i carabinieri non si persero d’animo: si pulivano con l’umidità di asciugamani e tessuti stesi nella notte sui massi, si cibavano anche di biade triturate con pietre, poi mescolate, impastate e cotte. Inoltre operavono sortite nel campo inglese ricavandone un bottino di viveri e munizioni. Morirono 36 italiani e 216 inglesi, i carabinieri meritarono la Menzione onorevole per il loro valore. Ma la sorte del caposaldo era segnata per le preponderanti forze nemiche, 22.000 uomini rispetto ai 2.600 italiani e indigeni, che si difesero fino all’ultimo combattendo all’arma bianca. 

La scena che viene descritta dall’Autore è altamente drammatica, gli italiani su un’unica trincea con baionette e bombe a mano ormai sono sopraffatti, viene sventolata la bandiera bianca. Ciononostante il comandante maggiore Serranti, “animato dal proprio impeto si fa innanzi pur barcollando perché stordito dalle ferite alla nuca” – così la relazione sull’episodio – e viene trafitto con la baionetta da un ascaro britannico.
Nella confusione del momento, in diverse postazioni continuano i combattimenti, i carabinieri si segnalano per gli atti di valore, cadono il comandante maresciallo Pellegrini Maurizio, il brigadiere Baldo Giuseppe e tutti i carabinieri della postazione n. 3 sul Costone dei Roccioni.
Il capitano inglese Leonard Mallory racconta come cercasse fino all’ultimo di convincerli alla resa gridando loro che non avevano scampo, continuavano ad avanzare incontro alla morte certa al grido di “Savoia”. Nella battaglia di Culqualser morirono oltre 1.000 soldati di parte italiana dei 2.600 impegnati, tra i caduti 80 carabinieri, l’Arma fu insignita della Medaglia d’Oro al valor militare, la seconda ottenuta.

Altrettanto eroica, e sfortunata, la vicenda militare dei Carabinieri in Africa Settentrionale, dove gli italiani cercavano di prendere il controllo del canale di Suez attaccando l’Egitto. Il 14 dicembre 1941 il 1° Battaglione di carabinieri paracadutisti si impegnava nella difesa a oltranza di una posizione strategica dove confluivano due piste nel deserto, su cui transitavano le truppe italiane e tedesche in ritirata. Nella mattina del 19 dicembre i carabinieri fermarono un primo attacco degli inglesi, poi alle 16 contrattaccarono tenendo la posizione e permettendo alle truppe di proseguire nel ripiegamento.
Quando venne il momento anche il battaglione si ritirò lasciando 40 carabinieri paracadutisti a presidiare la postazione di Eluet El Asel per proteggere la ritirata, ma la piccola guarnigione fu sopraffatta dal nemico preponderante: 23 morirono, i superstiti si ricongiunsero alle forze italo-tedesche nel gennaio 1942 dopo eroiche azioni di sabotaggio e di difesa dei coloni italiani dai banditi arabi. Furono conferite 5 Medaglie d’Argento, 6 di Bronzo e 4 Croci al valor militare, e nel 1964 il Presidente della Repubblica Antonio Segni ha decorato l’Arma con la Medaglia d’Argento al valor militare.

Tra l’ottobre 1942 e il marzo 1943 la situazione precipitò, l’epica ritirata di El Alamein segnò la sconfitta definitiva delle forze italo-tedesche in Africa Settentrionale, agli anglo-americani si aprivano le porte per lo sbarco in Sicilia.
Ai Carabinieri nella storia italiana si aprono nuovi capitoli, dall’arresto di Mussolini alla sua liberazione dal Gran Sasso da parte dei tedeschi, dalla “fuga di Pescara” del Re all’occupazione tedesca di Roma, dalla deportazione nei lager nazisti alla partecipazione alla Resistenza anche con formazioni militari di propria creazione.
Ne parleremo prossimamente, seguendo la ricostruzione del libro di Gelasio Giardetti fino alla conclusione.

Info
Gelasio Giardetti, “I Carabinieri nella storia italiana. In memoria della loro deportazione nei lager nazisti”, Associazione Nazionale Carabinieri Editrice, ottobre 2018, pp. 394. Il primo articolo del nostro servizio è uscito in questo sito il 4 novembre u.s., gli ultimi due usciranno l’8 e 10 novembre p. v., con 17 immagini ciascuno Dello stesso autore, “L’uomo, il virus di Dio”, Arduino Sacco Editore, novembre 2014, pp. 184; “Dio, fede e inganno”, Arduino Sacco Editore, settembre 2013, pp.240; “Gesù, l’uomo”, Andromeda Editrice, giugno 2008, pp. 320; sui primi due libri ora citati cfr. i nostri articoli in questo sito il 10 e 13 giugno 2015 e il 2 febbraio 2014. Per i temi trattati, cfr. il nostro articolo in cultura.inabruzzo.it sulla 2^ Guerra mondiale, “Scatti di guerra” 8 agosto 2009 (tale sito non è più raggiungibile, gli articoli saranno trasferiti su altro sito, intanto sono disponibili su richiesta).

Photo
Le immagini – che non sono nel libro commentato, senza illustrazioni – richiamano in estrema sintesi le vicende rievocate nel testo. In tutte le vicende, i Carabinieri sono stati presenti data la loro funzione istituzionale, con le difficoltà dovute dall’avvento del Regime fascista, verso il quale c’è stato distacco avendo giurato per il Re, tanto che il fascismo non potendo contare su di loro per i suoi fini, istituì ai propri ordini la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Questo è indicato nel testo, ma lo ripetiamo qui per non far riferire le immagini ai Carabinieri, ma al contesto in cui hanno dovuto operare in un periodo storico così tormentato. In particolare, nei conflitti cui il regime ha partecipato nel quadro della 2^ Guerra mondiale, in Grecia, Russia e Africa, i Carabinieri hanno avuto un ruolo laterale di sicurezza e di assistenza. Le immagini sono tratte dai siti che indichiamo di seguito, ringraziamo i titolari dei siti e dei diritti dichiarandoci pronti ad escludere le immagini il cui inserimento non fosse loro gradito, su semplice richiesta nello spazio dei commenti; precisiamo, al riguardo, che sono meramente illustrative e manca la benché minima finalità promozionale e tanto meno economico-commerciale. I siti sono, in ordine di inserimento delle immagini: italia coloniale; la stampa, focus, focus, archivio luce, archivio luce; focus, la tana del cobra, metal detector, vision; wikipedia, cheketé, rivista vita e pensiero, la repubblica; carabinieri, fatto per la storia, rai.it, sito libero. Di nuovo grazie a tutti. In apertura, L’eroismo del carabiniere Vittoriano Cimarrusti, 1936, Etiopia; seguono 4 immagini sul Regime fascista, si apre con La Marcia su Roma, 28 ottobre 1922, con Benito Mussolini e i “quadrunviri”; poi, Il capo dell’opposizione in Palamento Giacomno Matteotti e Il corpo di Matteotti assassinato da una squadraccia fascista rinvenuto a Roma; quindi, Una adunata oceanica a Piazza Venezoa , e Mussolini, al balcone di Palazzo Venezia con i gerarchi del regime fascista; inoltre, 4 immagini sulla Fallimentare spedizione in Grecia, Le nostre truppe si spostano nei camion, e Le nostre truppe in un territorio difficilele, poi, Le nostre truppe all’attacco, e Le nostre truppe in lento ripegamento; ancora, 4 immagini sulla Disastrosa Campagna di Russia, L’inizio roboante con Mussolini che saluta le truppe in partenza, e L’inizio roboante con Mussolini che saluta le truppe in partenza,, e Un’immagine desolata della tragica ritirata, poi Ancora la ritirata nel gelo dell’inverso siberiano, e La dolente marcia decimati dal freddo e dalle incursioni dei russi; infine, 4 immagini sulla Spedizione in Africa alla conquista dell’Etiopia. Un’immagine simbolica trionfale, e Le truppe nell’entusiasmo della missione epica; poi, Lo spostamento di un nostro reparto e, in chiusura, Un nostro movimento di truppe
