Pietracamela, un Agosto di eventi prestigiosi, e nella festa il “Borgo in Arte” il “clou” del “Teatro di strada” su Cambi e Cichetti

di Romano Maria Levante

Dopo sei anni di assenza da Pietracamela, il mio “natìo borgo selvaggio” alla falde del Gran Sasso – dovuti a gravi problemi familiari  dal 2020 – nel mio ritorno per il soggiorno  dall’8 agosto al 7 settembre, ho superato la delusione del mancato collegamento con Internet che mi ha impedito di condividere ogni 2-3 giorni, sulla pagina di Facebook  intestata al mio nome,  gli articoli in programma dei 45 della serie su Pietracamela, dopo i 6 già condivisi, preceduti dai 10 sul grande artista locale Guido Montauti inseriti dal 25 giugno al 20 luglio. I primi articoli della serie, sui nostri cari paesani Clorindo Narducci e Brunitt, poi  Ernesto Sivitilli fondatore degli “Aquilotti del Gran Sasso” festeggiati nel “Borgo in Arte” del 2018  sono stati  inseriti dal 26 luglio all’8 agosto, giorno del mio arrivo alla “Prota”. Poi la forzata interruzione di un mese terminata l’8 settembre.

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La presentazione del libro di Lidia Montauti “Noi parliamo pretarolo”

Il primo evento  prestigioso del mese di Agosto,  il libro “Noi parliamo pretarolo”

Inizio con questa pedante cronologia personale  per sottolineare la delusione della connessione mancante,  ma la fibra di Internet è arrivata in paese  e mancano solo i collegamenti privati. Come ho superato la delusione? Immergendomi nelle manifestazioni che hanno animato l’agosto di questo borgo  fatato che – non mi stanco di ripetere – dal 2005 fa parte dei “Borghi più belli d’Italia” , il Club dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni d’Italia, e nel 2007 è stato “Borgo dell’Anno” per quelli fino a 1000 abitanti.

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La Sala consiliare del Municipio alla presentazione del libro

Ne ha molti meno di 1000 per lo spopolamento dei comuni di montagna, ma non va considerato “abbandonato” come è avvenuto in molti altri. La Comunità “pretarola”, sparsa  in Italia e anche in America – dove ci sono i discendenti dei tanti emigrati da fine ‘800 agli anni ’50 del ‘900 –  si stringe intorno alle radici, tradizioni e valori espressi dal proprio paese, anche con i contatti resi possibili dalla telematica, come quelli mediante la citata“chat” “Ne parlime le pretaruale”, sulla quale il centinaio di famiglie collegate si scambia  messaggi legati  all’idioma “pretarolo”, ma anche a situazioni e problemi attuali seguiti intensamente.

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L’autrice del libro Lidia Montauti al termine della Presemtazione

E forse sulla spinta di questa “chat”, la sua ideatrice,  Lidia Montauti –  che l’ha realizzata con l’architetto telematico oltre che maestro fotografico Aligi Bonaduce –  ha presentato il 13 agosto il libro appena stampato, con lo stesso titolo della “chat” preceduto dalla versione italiana “Noi parliamo pretarolo” e seguito dal sottotitolo “Voci, borghi e memorie di Pietracamela” nel quale – prima delle parti linguistiche sull’idioma, la “lingua degna” – l’autrice, vera “icona pretarola”, mostra l’impegno appassionato di sempre. Lidia, con grande precisione conoscitiva pari alla passione e alla straordinaria capacità mnemonica, rievoca tanti particolari che vanno dalla conformazione dell’abitato, costruito tra le rocce e con la pietra dura locale, alla vita degli abitanti uniti in una Comunità solidale impegnata in tutte le attività necessarie alla sopravvivenza e al benessere.

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Nel rinfresco finale la crostata recante il titolo del libro

Le ha ricordate in modo dettagliato anche con i nomi dei rispettivi paesani in esse mobilitati per realizzare un’autosufficienza che li ha preservati dal pericoli dell’isolamento nella posizione del paese di “nido delle aquile”, definito “scrigno nascosto tra i monti” nel titolo del primo capitolo del libro; e ha citato i singoli lavori svolti  nell’unione di tutti, con “i legami stretti tra uomo e natura”, fino alle Ricorrenze religiose e ai Riti domestici. Una rievocazione colta, originale e approfondita,  l’ho esplorata nei miei tre articoli usciti in questo sito  il 13, 16 e 19 settembre e condivisi in tali giorni sulla mia pagina di Facebook, e sulla “chat pretaroli”.

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Uno dei tre’incontri di “Voci in vetta” su storie alpinistiche, al tavolo Lidia Montauti

L’affollatissima presentazione del libro si è svolta nella vasta Sala consiliare del Municipio, con in fondo un dipinto che occupa l’intera parete, le cui sagome umane tra le rocce fissano nell’arte l’identità paesana: è opera del grande pittore locale Guido Montauti con il Pastore bianco da lui creato e lanciato nel 1964 – in una grande mostra nei sotterranei del Palazzo delle Esposizioni di Roma –  per far tornare la figura umana al centro della pittura contro le deviazioni dell’Astrattismo e della Pop Art  sostenuti dalla Biennale di Venezia.

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16 agosto, festa di San Rocco, la statua esce dalla chiesa dedicata al Santo

Nella presentazione del libro sono emerse le radici storiche, ambientali ed economiche, sociali e umane che risalgono all’origine dell’insediamento alle falde del Gran Sasso.  Per questo, al termine dell’incontro sono intervenuto ricordando mio nonno paterno Salvatore Levante che nel 1911 da sindaco di Pietracamela partecipò con i sindaci italiani nel Cinquantenario dell’Unità d’Italia in fascia tricolore all’inaugurazione dell’Altare della Patria, con il monumento al Milite ignoto nell’edificio del Vittoriano incompleto. Un modo per collegare la presentazione del libro sulle nostre radici, ai nostri avi,  considerati così virtualmente  presenti.

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San Rocco portato in Processione, dietro in alto “Vena Geande”

Gli altri  eventi prestigiosi, i 3 incontri del Festival letterario “Voci in vetta”

Il 16 agosto, tre giorni dopo, la festa di San Rocco, il santo cui i “pretaroli” sono sempre stati particolarmente devoti, con la statua del Santo nella processione partita dalla chiesa a lui dedicata, prima del sentiero che sale verso la montagna. In passato suono di tamburi per l’intera giornata con libagioni dei suonatori. Ma torno nella sala comunale, c’era già stata l’8 agosto la presentazione del libro di Stefano Ardito, grande interprete appassionato della vita montanara e dell’alpinismo che ne è al centro. Ma non solo, sono seguiti gli altri 2 dei 3 incontri delle “Voci in vetta”,  I^ Edizione di un Festival letterario all’insegna di “idee, autori, libri, letture”.-

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La “Street Art” del “Borgo in Arte” nella scalinata di accesso al Centro storico

Il tutto seguito da un rinfresco con cibi rustici montanari, come dopo la presentazione del libro di Lidia- Il tema “Alpinismo a Pietracamela,: territorio, genius loci,  passione” ne è stato il contenuto, considerando il profondo rapporto intrattenuto da sempre dagli abitanti con la montagna, in un territorio molto particolare per la natura ineguagliabile, immerso nel verde alle falde della catena rocciosa del Gran Sasso d’Italia, con la vetta più alta degli Appennini, dove le rocce dolomitiche si elevano al termine del declivio dei Prati di Tivo che va verso l’alto ed è sempre più ripido, fino alle vette di  Corno Grande e  Corno Piccolo.

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Festa di fine stagione “Borgo in Arte”, una delle bancarelle con artigianato tradizionale

Ma non è stato soltanto questo interesse locale che ha spinto la “Pro loco” – presidente Massimo Di Taranto –  ad organizzare le manifestazioni del ciclo “Voci in Vetta” con il patrocinio del Comune di Pietracamela e la collaborazione dell’Associazione “Aquilotti del Gran Sasso”, prestigioso gruppo locale. La rassegna .è volta a valorizzare e diffondere la cultura della montagna con profonde radici nel passato ma legata anche al presente.

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Parte dell’esposizione fotografica di Aligi Bonaduce con il figlio Flavio

Per il passato va sottolineato l’interesse del 3° incontro, dedicato alle Donne scalatrici, tema inconsueto ma meritevole di portare l’attenzione anche su di loro e non soltanto sui grandi scalatori di sesso maschile. Una sorta di femminismo montanaro finora sconosciuto almeno ai non specialisti, illustrato da una  scalatrice d’eccezione. Germana Maiolatesi, che ha presentato il libro sulla propria storia, da scrittrice ne ha pubblicati altri ai quali si è anche riferita Aureliana Mazzarella nel dialogare con lei in modo colto e appassionato.

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Fotografie moderne dell’esposizione di Aligi su un”antica porta

Come curiosità, riferisco di essere intervenuto al termine perché era stato fatto dalla presentatrice, Alessandra Mazzarella, con una certa enfasi il nome di mia zia Laura Paglialonga come grande scalatrice, ripresa anche in due fotografie proiettate con altre scalatrici del paese; ho pensato ad una omonimia perché nei decenni di contatti continui con lei e suo figlio mio cugino a Bologna,  mai avevo sentito parlare di tale attività, tanto più che a 20 anni  ha fatto  da mamma alle due sorelle minori, la mia futura madre che aveva 12 anni e la sorella che ne aveva 6, essendo morta la loro madre nel 1918 per l’influenza spagnola, e il padre mio nonno, emigrato in America era tornato solo per le esequie della moglie, poi subito ripartito e rientrato molti anni dopo. Il libro del grande Ernesto Sivitilli, fondatore del gruppo alpinistico locale gli “Aquilotti del Gran Sasso” nel 1923 – 15 anni prima dei celebri “Scoiattoli di Cortina” – ne parla nella Prefazione del proprio libro del 1930 “Il Corno Piccolo” ringraziandola direttamente per il suo impegno anche educativo.

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Nuova serie fotografica di altra provenienza in mostra

Prima del passato dedicato alle donne scalatrici, la rievocazione del Soccorso in montagna, anche questo un argomento  del tutto  nuovo per l’Abruzzo anche se sul Gran Sasso viene esercitato da tempi lontani, nel febbraio 1929  con grande spiegamento di forze per soccorrere gli alpinisti Cambi e Cichetti dispersi dopo una scalata e vittime della bufera di neve quando si trovavano nel bosco attraversato dal Rio d’Arno. I soccorsi giunsero anche da Roma ma furono vani, un corpo trovato dopo pochi giorni, l’altro dopo due mesi.

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Altre fotografie moderne dell’esposizione di Aligi su una porta diversa

Sono stati proiettati nello schermo, oltre a immagini di vicende del passato,  gli strumenti più avanzati, dagli  elicotteri attrezzati per il soccorso, alle apposite barelle e al resto, con la presentazione del libro su questo tema di un grande soccorritore, Lucio De Sanctis,  il testimone della serata. Anche qui al termine mi sono sentito di fare una domanda  forse  scomoda avendo letto il cartello proiettato sullo schermo nel quale era scritto  che la gente pensa non vi siano più pericoli in montagna, mentre c’è il rischio delle valanghe non prevedibili. Nel mese di novembre dello scorso anno vittime sul Gran Sasso, proprio nel lato che scende verso i Prati di Tivo, due alpinisti esperti venuti dall’Emilia che pure conoscevano bene questa montagna.

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Gli abiti da Teatro esposti lungo la scalinata di accesso al Centro storico

Uno si era infortunato e, pur arrivato in zona piana, non poteva più scendere, erano individuabili avendo l’apposito strumento e hanno telefonato fornendo la posizione, attendevano tranquilli aspettando fermi i soccorsi. Però non avevano gli indumenti invernali e le protezioni dal freddo; ebbene, sono morti assiderati perché la bufera di neve ha impedito ai soccorritori di raggiungerli, pur sapendo dove erano ed essendo una distanza modesta; ma gli elicotteri non potevano volare e le squadre di soccorso non potevano procedere.

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La “Street Art” continua nella stessa scalinata

Allora  mi sono permesso  di dire agli esperti che il pericolo non sono soltanto le valanghe, evento eccezionale, ma pure la normale presenza del vento che trasforma la nevicata in una bufera di neve non superabile dai soccorsi pur se hanno mezzi e dispositivi  avanzati ma non per questo pericolo. Allora vanno avvertiti gli scalatori e anche i semplici escursionisti, che d’inverno si rischia molto ad avventurarsi in montagna senza considerare attentamente le previsioni metereologiche sfavorevoli, con la normale bufera di neve non c’è soccorso, quindi non si possono fare scalate o escursioni. 

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Sempre la “Street Art”

La festa “Borgo in Arte” a fine stagione, con la  sperimentata “Street Art”

Ma torniamo alla nostra montagna – che incornicia le bellezze di questo territorio  considerato un paradiso terrestre nell’abbraccio della natura- con la mente allontanata dai pericoli appena ricordati nel vedere, anzi ammirare, una vasta serie fotografica in cui il Gran Sasso appare in 16 gruppi con 4  ingrandimenti colorati ciascuno, formato 40 x 60 cm, posti in muri con antiche porte, alcuni gruppi nel Belvedere Guido Montauti, con al centro una scultura che richiama le sue sagome pittoriche. Il “Gigante che dorme” o la “Bella addormentata” appaiono nella loro  magnificenza nelle più diverse angolature, ma ci sono anche riprese di particolari artistici come la cornice ghiacciata intorno ad abitazioni apparse minuscole. 

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Ancora la “Street Art”, davanti a un vecchio fondaco

Sono di Aligi Bonaduce – con il figlio Flavio –  grande esperto fotografico tanto più di questi luoghi del paese. Forse per i sei anni di assenza non li avevo mai visti; nei “Borgo in Arte” fino al 2019 spiccavano ampi cartoni con molte foto antiche e ingrandite della comunità “pretarola”, tratte dal  Fondo Aligi Bonaduce” divenuto un prezioso “Archivio storico”. Non vedo ripetizioni, ma un mirabile aggiornamento . Anche produzioni artigianali in legno o tessuto di tanti tipi, antiche e attuali,  vengono mostrate in apposite bancarelle con delle  operatrici che ricordano i lavori di una volta, cui erano addette soprattutto le donne. .

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La “Street Art” si conclude intorno a un edificio con il caratteristico balcone in legno

Né sono ripetizioni i numerosi dipinti della “Street Art”, sparsi nella scalinata che accede al  Centro storico, e nei vicoli soprastanti, anche se è la componente fissa della festa, non trovo più Giorgio Foglia presente il 2018  con il suo precedente mentore poetico Baldassarre, divenuto “performer” nella festa del 2019.  Ma il “Borgo in Arte” non può ignorare l’Arte, ci sono sempre dipinti, diversi da quelli delle passate feste,  con i temi e gli stili più vari. Come ho ritrovato l’esposizione di oggetti tradizionali, con la novità degli Abiti per il Teatro appesi nel muro lungo la scalinata, una  sfilata vicina alle foto del Gran Sasso, la persona e la natura.  

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La festa in paizza con coreografie di danza e musica

L’ultima serata di domenica 23 agosto è stata allietata dalla proiezione di un film su Amedeo Modigliani davanti alla chiesa di San Giovanni nel centro storico:  anche il  Cinema di strada come il Teatro di strada la sera precedente, del resto la “Street Art”  è il cuore della festa. E il “Borgo in Arte” si è concliuso ricordando il celebre artista,  in Francia a Montmartre come molti anni dopo l’artista gloria locale Guido Montauti, molto diversi ma entrambi grandi italiani lanciati dalla Nazione vicina, anzi cugina. Evocativa l’idea del presidente della Pro Loco che ha presentato il film, dopo essere stato il protagonista della serata teatrale precedente.

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Graziose danzatrici si esibiscono in piazza

A parte questa lodevole  conclusione, la festa di fine stagione del 2026 nel “Borgo in Arte” potrebbe sembrare –  pur nella sua varietà soprattutto per come appare il Gran Sasso nella spettacolare sequenza fotografica mai vista prima – come riduttiva rispetto alle feste che ricordo fino al 2019, con un evento culturale e insieme evocativo al centro: dalla presentazione della ristampa del libro del 1930 di Ernesto Sivitilli “ll Corno Piccolo” nel 2015,  e del libro di Adina Riga nel 1917.  alla celebrazione degli “Aquilotti del Gran Sasso”, da lui fondati, nel 1918, e la consegna della targa con la gratitudine ai Vigili del fuoco di Bellinzona nel 2019. 

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Il complesso musicale che ha animato la serata

Soprattutto perché la festa viene predisposta dalla “Pro loco”  e  il presidente Di Taranto  ha organizzato anche i tre incontri del Festival letterario “Voci in vetta” cui ha partecipato. Ed é stato il conduttore del “Gran Sasso Trail”. il “Trail del Gigante”, la maratona montanara di 40 km, ridotti a 20 e 10 per le categorie inferiori, domenica 30 agosto dopo la bella festa di fine stagione- Allora  perché non inserire uno degli eventi culturali citati nella festa “Borgo in Arte” per dare ad essa maggiore prestigio, come negli anni che ho ricordato, gli ultimi fino a quest’anno in cui sono tornato?

Un angolo della piazza con i servizi per il pubblico

La sorpresa spettacolare, la storia di Cambi e Cichetti evocata e cantata nel Teatro di strada

Ebbene, proprio il presidente della Pro loco, Massimo Di Taranto,  non solo ha organizzato per la festa un altro evento di prestigio, ma lo ha svolto personalmente: è stato il narratore, il cantante suonatore, e il regista del Teatro serale inserito nella “Street Art”, come i dipinti e il resto, nel punto più rappresentativo del Centro storico, davanti alla chiesa di San Giovanni con l’orologio i cui rintocchi nei tempi antichi scandivano  il trascorrere della giornata e le stagioni. Gli spettatori seduti sugli scalini, lui interprete con un microfono e delle luci, un libro e delle carte, ma soprattutto con una chitarra. Ha  inserito nella narrazione il canto accompagnato da un suono ritmato che saliva e scendeva sull’onda dei sentimenti evocati, suono e voce che mi hanno ricordato Fabrizio De Andrè, il ritmo e il tono con accenti profondi, umani più che folkloristici.

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Il “Teatro di strada” su Cambi e Cichetti, Massimo Di Taranto, narratore con la chitarra

Non ho detto ancora il tema trattato in modo così spettacolare e suggestivo, è quello accennato nell’incontro sul soccorso in montagna, la storia di Cambi e Cichetti vittime dei pericoli nella montagna, proprio nel Gran Sasso, nel lontano 1929.  Nella lontanisisma infanzia i miei genitori  raccontavano spesso l’angoscia provata in paese dinanzi all’inutilità delle ricerche e alla triste fine. Al termine mi sono complimentato per la bravura mostrata come interprete del testo e degli stornelli alla chitarra, e gli ho promesso di fornirgli la novella di Gabriele d’Annunzio del 1800, poco nota, dal titolo modernissimo “Come la marchesa di Pietracamela donò le sue belle mani alla principessa di Scurcola”, perché potrebbe essere il  soggetto  di un Teatro di strada con modella, pittore e quadro,  anche se non darebbe materiale per l’ora e mezza di spettacolo come è stato per Cambi e Cichetti. Comunque  per la “Pro loco” di Pietracamela è utile sapere  che il paese ha avuto una “marchesa” citata da D’Annunzio e modella involontaria per un pittore di cui  era innamorata.

Una parte del pubblico sulla scalinta davanti all’antica chiesa di San Giovanni

E vi è stata anche la magica corrispondenza con le vacanze in paese dagli anni ’60 per vent’anni della modella – altrettanto  involontaria come quella della novella di D’Annunzio – degli affreschi del pittore Guido Cadorin nel soffitto nella Stanza del Lebbroso al Vittoriale, per le Sante donne Elisabetta d’Ungheria e Sibilla di Fiandra, più la Mddalena nel quadro sopra l’architrave della porta. A pensarci, sembra abbia fatto rivivere “la marchesa di Pietracamela”. E sulle sue confidenze con D’Annunzio  ho pubblicato 30 anni fa il libro di 650  pagine “D’Annunzio l’uomo del Vittoriale”  dopo averne sposato la figlia il 9 ottobre 1969. Quante “congiunzioni astrali” riemergono, sarà per il ritorno dopo sei  anni al “natìo borgo selvaggio”? 

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Un’altra parte del pubblico che assite alla narrazione anche canora e musicale

Le espressioni toccanti di Cambi e Cichetti nel loro ultimo scritto nel Rifugio Garibaldi

Ma ora non posso non rievocare un aspetto particolarmente impressionante della storia di Cambi e Cichetti fatta rivivere così bene da Di Taranto, che ha ampiamente citato anche “i ragazzi di Via Panisperna”, dove oltre ad Amaldi ed Enrico Fermi, tra gli scopritori dei segreti dell’atomo, c’era anche uno dei due  sfortunati alpinisti vittime non dei pericoli delle scalate in roccia, ma delle terribili bufere di neve e gelo del febbraio 1929 e delle circostanze negative che le hanno accompagnate. Alla loro storia  è dedicato  il libro del maggio 2019, di Pasquale Iannetti, “L’ultima ascensione”,opera di una persona appassionata, innamorata del territorio, fondatore di TecnoAlpi una società che vi organizza alpinismo, escursionismo e altro ancora, e ha edito il libro, Iannetti ha svolto e svolge tali attività per passione personale.

L’autoscatto di Cichetti e Canbi sulla via Chiaraviglio. Berthlet il 9 febbraio 2029 nell’ultima ascensione

Massimo Di Taranto ha fatto rivivere nella sua appassionata “performance” la vicenda rievocata da Pasquale Iannetti nel suo libro altrettanto appassionato. Una vicenda con tante circostanze rivelatesi negative in una fase in cui, mentre si accentuava la spinta alle ascensioni sul Gran Sasso, queste erano rese diffiicili anche per le attrezzature non sempre adatte; il dato metereologico poi, riporta temperature così basse e nevicate così abbondanti, che fu chiamato “il terribile inverno del 1929”, e soprattutto fu da record negativo in Europa quel febbraio nel quale i due alpinisti volevano proseguire d’inverno ascensioni che li avevano già visti all’opera, non insieme, nell’anno immediatamente precedente. Cichetti il 22 e 23 aprile 1928 aveva tentato l’ascensione sulla vetta orientale del Corno Grande, nella parete Nord-Est innevata; Cambi la prima traversata in solitaria il 4 agosto delle 3 vette del Corno Grande, da Est a Ovet, e scese al Rifugio Garibaldi per la via normale.

Visita nei giorni successivi sul luogo del ritrovamento del corpo di Cichetti
avvenuto il 18 febbraio 1929 da una squadra guidata da Ernesto Sivitilli

Detto questo per inquadrare il terribile evento, mi limito a citare l’impressionante documento nel quale vengono descritte le circostanse che hanno portato alla tremenda conclusione, è la nota sctitta da Cichetti anche a nome di Cambi nel libro del Rifugio Garibaldi da lui ben conosciuto, rifugio che lasciarono il 12 febbraio 1929 scrivenfo queste ultime parole: “Terminate le provviste ci rechiamo, o meglio speriamo di raggiungere Pietracamela”. Con questa conclusione: “I piedi nelle medesime condizioni. Tempo pessimo”. Ma la frase precedente era: “La mancanza della pala ci mette in serie difficoltà, Siamo costretti a gettare la neve dentro il rifugio per chiudere la porta. Siamo veramente dispiaciuti di questo. ma non possiamo fare altrimenti. Coloro che verranno dopo di noi ci vorranno scusare”. Il corpo di Cichetti, che scriveva queste parole, fu ritrovato a 3 chilometri da Piatracamela, il 18 febbraio , quindi 6 giorni dopo, da squadre di soccorso alla cui guida era Ernesto Sivitilli, che nel dicmebre 1923 aveva fondato il gruppo alpinistico del paese gli “Aquilotti del Gran Sasso”.

Dopo il ritrovamento del corpo di Cambi, nell’aprile 2029, sulla riva delk Rio d’Arno
non molto lontano dalla radura con il corpo di Cichetti, al centro il padre

Nel Rifugio Garibaldi erano arrivati l’8 febbraio trovndolo, come inizia la loro nota in tale data, “completamente coperto dalla neve, l’interno è in grandissimo disordine. Manca la pala, cosa grave data la stagione. Mancano molte stoviglie. Manca l’ascia per spaccare la legna. Al camino della cucina è stato tolto il cappuccio, ragione per cui si è riempito di neve e di ghiaccio ed è penoso farlo funzionare…. La mancanza della pala ci impedisce di poter richiudere la porta, costringendoci così a dormire quasi all’aperto”. La mattina dopo, scrivono, “partiamo a giorno alto diretti al Corno Piccolo.”, dopo circa due ore “giungiamo,… per le orribili condizioni di neve valangosa alla Sella dei due Corni. Attacchiamo immediatamente la cresta S.E. (Chiaraviglo- Barthelet). Al tramonto giungiamo al cenzione sotto la ‘Mitria”. E qui devono rinunziare al programma: “Siamo costretti a tornare a causa della notte prossima e delle mani gelate. Il frddo è stato di una intensità straordinaria”-

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Il monumento a Cichetti nella radura in cui fu ritrovato il suo corpo

Descrivono i sintomi di congelamento, il freddo faceva appiccicare la pelle qualunque cosa toccassero. Tornano al rifugio però inabitabile. ll 10 e11 febbraio nevica tiutto il giorno, restano nel rifugio con il congelamento che prende i piedi. Finchè il 12 febbraio “ci svegliamo la mattina completamente sepolti. La neve caduta durante la notte ha otturato il pertugio che ci serviva d’ingresso. La mancanza della pala ci mette in serie difficoltò. Siamo costretti a gettare la neve dentro al rifugio per chiudere la porta”. Sono parole che ho già citato all’inizio, ma le ripeto per l’umanità che esprimono nella loro conclusione incredibile: “Siamo veramente dispiaciuti di questo, ma non possiamo fare altrimenti, Coloro che verranno dopo di noi ci vorranno scusare”. Segue la decisione di lasciare il rifugio: “Terminate le provviste ci rechiamo o meglio speriamo di raggiungere Pietracamela. I piedi nelle medesime condizioni. Tempo pessimo”. Ecco la delicatezza veso gli altri e la serenità verso se stessi, una sensibilità che commuove. E bene fermarmi qui, con questo ricordo toccante. .

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Il monumento a Cambi, vicino al Rio d’Arno

Molti anni dopo c’è stata la triste storia di Annina e Rubina, non scalatrici ma donne di famiglia  “pretarole” andate a  piedi scendendo su un lungo costone nel paese di Forca di Valle. Per tornare in famiglia la vigilia di Natale 1943  vollero muoversi nonostante il tempo inclemente ma risalito il costone, poco prima di scoprire il paese quasi alla loro vista, furono sopraffatte dalla bufera di neve.  Il già citato Pasquale Iannetti ha ricostruito “in loco” il percorso del ritorno sfortunato mettendosi sulle loro  tracce di allora.  Nel novembre scorso, come ricordato, stessa sorte a due alpinisti fermi per un infortunio sul Gran Sasso in un prato tra le rocce.. La Pro Loco  nel dedicare il 12 agosto il 2° incontro dei tre del Festival letterario alle “Storie di soccorsi in montagna”, come prima ricordato,  è stata ammirevole. I complimenti alla squadra della Pro Loco, che si  aggiungono a quelli personali  al presidente Massimo Di Taranto,  anche “performer” spettacolare nel far rivivere con la voce e la gestualità, il canto e la chitarra, la storia più amara dei soccorsi mancati; ad essa si è immedesimato da cantastorie appassionato, come Fabrizio De Andrè nei suoi celebri  stornelli. Poi – ho accenanto anche a questo ma mi piace sottolinearlo – è stato anche l’instancabile conduttore il 30 agosto del “Gran Sasso Trail”, il “Trail del Gigante”, presentato dalla 7 del mattino alle 7 di sera, con il microfono negli arrivi e nelle premiazioni, fino agli ultimi arrivati acolti con il riconoscimento che “gli ultimi saranno i primi”. C’è già l’attesa per l'”agosto pretarolo” del prossimo anno, dal “Borgo in Arte” al “Gran Sasso Trail”, non sarà delusa- “Ars gratia artis”, fino allo sport al lvello massimo della maratona montanara di 40 Km !

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Il sentiero nell’itinerario di “Annina e Rubia” che ne segue il percorso per tornare a Pietracamela da Forca di Valle la vigilia del Natale 1943

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Le 26 fotografie dell””agosto pretarolo” sono state scattate tutte da Romano Maria Levante. Le prime 3 immagini su Cambi e Cichetti, vittime della montagna nel febbraio 1929 sono state tratte dal libro “L’ultima ascensione” di Pasquale Iannetti, quella del monumento a Cambi dal sito di Stefano Ardito, mentre quella del monumento a Cichetti da un articolo dello stesso Levante; infine, quella sul sentiero di Annina e Rubina dal sito che organizza il percorso., si ringraziano i soggetti citati. In apertura, La presentazione del libro di Lidia Montauti: “Noi parliamo pretarolo”; seguono, La Sala consiliare del Municipio alla presentazione del libro e L’autrice del libro Lidia Montauti al termine della Presemtazione; poi, Nel rinfresco finale la crostata recante il titolo del libro, e Uno dei tre incontri di “Voci in vetta” su storie alpinistiche, al tavolo Lidia Montauti; quindi, 16 agosto, Festa di San Rocco, la statua esce dalla chiesa dedicata al Santo, e San Rocco portato in Processione; dietro in alto “Vena Grande”; inoltre, La “Street Art” del “Borgo in Arte” nella scalinata di accesso al Centro storico e “Borgo in Arte”, una delle bancarelle con artigianato tradizionale; ancora, Parte dell’esposizione fotografica di Aligi Bonaduce con il figlio Flavio, e Fotografie moderne dell’esposizione di Aligi su un”antica porta; continua, Nuova serie fotografica di altra provenienza in mostra, e Altre fotografie moderne dell’esposizione di Aligi su una porta diversa; prosegue, Gli abiti da Teatro esposti lungo la scalinata di accesso al Centro storico, e La “Street Art” continua nella stessa scalinata; poi, Ancora la “Street Art”, davanti a un vecchio fondaco, e La “Street Art” si conclude intorno a un edificio con il caratteristico balcone in legno; quindi, La festa in piazza con coreografie di danza e musica, e Graziose danzatrici si esibiscono in piazza, inoltre, Il complesso musicale che ha animato la serata e Un angolo della piazza con i servizi per il pubblico; ancora, Il “Teatro di strada” su Cambi e Cichetti, Massimo di Taranto, narratore con la chitarra, Una parte del pubblico sulla scalinta davanti all’antica chiesa di San Giovanni, e Un’altra parte del pubblico che assite alla narrazione anche canora e musicale; continua, L’autoscatto di Cichetti e Canbi sulla via Chiaraviglio. Berthlet il 9 febbraio 2029 nell’ultima ascensione, Visita nei giorni successivi sul luogo del ritrovamento del corpo di Cichetti avvenuto il 18 febbraio 1929 da una squadra guidata da Ernesto Sivitilli, e Dopo il ritrovamento del corpo di Cambi, nell’aprile 2029, sulla riva delk Rio d’Arno non molto lontano dalla radura con il corpo di Cichetti, al centro il padre; prosegue, Il monumento a Cichetti nella radura in cui fu ritrovato il suo corpo, e Il monumento a Cambi, vicino al Rio d’Arno; infine, Il sentiero nell’itinerario di “Annina e Rubia” che ne segue il percorso per tornare a Pietracamela da Forca di Valle la vigilia del Natale 1943 e, in chiusura, La partenza del 2° gruppo del “Gran Sasso Trail”, il “Trail del Gigante” domwnica 30 agosto alle ore 10.

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La partenza del 2° gruppo del “Gran Sasso Trail”,
il “Trail del Gigante” domwnica 30 agosto alle ore 10