Alfredo De Poi, addio a una figura prestigiosa nell’arte, nell’impresa, nella politica

di Romano Maria Levante

Il cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Alfredo De Poi, avvenuta il 18 agosto a meno di 65 anni nella sua abitazione perugina, non può limitarsi all’ambito della regione dove era presidente dell’Accademia delle Belle Arti “Piero Vannucci” di Perugia. Non solo perché l’Umbria è sentita come patria da tutti gli artisti e da coloro che amano veramente l’arte, e la nostra rivista lo reca scritto addirittura nella testata; ma anche perché la vita professionale e la sostanza umana ne rivelano il percorso esemplare di artista e di uomo.

L’impegno nell’arte di Alfredo De Poi

Appare sintomatico che la morte lo abbia colto non solo intensamente impegnato nel tentativo, finora riuscito, di mantenere in vita l’Accademia delle Belle Arti minacciata di chiusura; ma anche con una mostra delle sue opere aperta a Ferriera di Torgiano, dal titolo “Topografia del Limite”, nello Spazio Arte dell’Associazione culturale Città del Futuro. Il presidente Marco Mandarini, ricordandolo con parole commosse, ha detto che “la passione civile e l’impegno culturale che metteva nella sua vita devono essere esempio per tutti soprattutto per le nuove generazioni”. Ma non ci sono soltanto la pittura e la scultura nella sua attività di artista; ci sono pure i suoi libri, i suoi scritti e le poesie, da “Macchie di Luce”, Ed. Volumnia, del lontano 1969, a “L’ultimo viaggio di Candido”, Umbria editrice, dieci anni dopo.

Un artista, quindi, direttamente impegnato che ha trovato l’approdo nella prestigiosa presidenza dell’Accademia dopo esserne diventato socio d’onore e poi socio di merito ed aver animato altre rilevanti iniziative nel campo della cultura, dal Centro internazionale di cooperazione culturale all’Umbriact, Associazione per l’Arte, la Cultura, il Teatro.

E’ stato anche tra i fondatori del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali a Ravello. E per la cultura ci fermiamo qui, vi sono altri campi nei quali ha lasciato il segno: li esploriamo ripercorrendo le tappe della sua vita all’indietro nel senso cronologico, partendo dal punto di arrivo per tornare all’esordio.

Perché l’arte pressoché a tempo pieno è stato un approdo per lui, il porto forse lungamente desiderato, e questo può dare la consolazione che si ha dinanzi a qualcosa di appagante anche se purtroppo incompiuta.

Il manager e il politico con il cuore di artista

Non ha lasciato incompiuti gli altri molteplici impegni nei diversi campi in cui ha espresso le sue capacità. Lo troviamo dirigente industriale responsabile della divisione regionale di Telecom Italia e, prima, dirigente dell’Italstat vicino al presidente Bernabei con responsabilità nei rapporti internazionali. Perché pur nei suoi legami regionali, l’estero è stato sempre in primo piano in una visione dei problemi e delle soluzioni allargata alla dimensione che con il tempo tutti vedono ma Alfredo scoprì da subito e coltivò intensamente, anche nell’arte con il Centro internazionale di cooperazione culturale, e prima nel management e nella politica. Parliamo dei legami regionali, ebbene dal 1991 al 1999 è stato Presidente della Camera di Commercio di Perugia, una specie di ponte tra la vocazione imprenditoriale e la passione politica.

Il suo talento lo mette in vista giovanissimo, nel 1970, a soli 25 anni, è segretario nel Gruppo parlamentare della DC, poi l’escalation è molto rapida: entra nel Parlamento Europeo, e nel Consiglio d’Europa che prende molto sul serio trasferendosi a Lussemburgo; nel 1976 deputato al Parlamento italiano nella settima legislatura, confermato nel 1979. Nel 1983 torna sulla scena internazionale con l’importante presidenza dell’UEO, Unione Europea Occidentale, la speranza politica europeista rimasta in vita.

Lascia la politica attiva, la vocazione manageriale lo porta a seguire l’altra sua anima mentre continua ad alimentare il soffio di artista e l’interesse unito all’impegno di operatore culturale finché diventeranno prevalenti e poi pressoché esclusivi. Non è stato, dunque, un “professionista della politica”, anche se non diamo alcun significato negativo a questa qualifica, del resto le capacità e la sensibilità dimostrate su questo fronte le ritroviamo nelle iniziative successive, e così l’afflato sociale e lo spirito di solidarietà.

Mai è venuta meno la sua passione per l’arte, come artista e come operatore, e ha potuto mettere a frutto nel campo della cultura le competenze e le relazioni acquisite nelle altre due “vite”, fino ai suoi ultimi impegni esercitati con tenacia e determinazione per il salvataggio dell’Accademia delle Belle Arti di Perugia.

Abbiano pensato a lui nel leggere che Vàclav Havel, dopo essere stato per tredici anni l’amato presidente della Repubblica Ceca, è tornato a svolgere attività artistica e culturale, intanto come regista di un film. E ha detto: “Forse, se qualcuno mi ricorderà, sarà per i miei scritti. E magari per il mio film”- Il motivo? “Credo che i politici passino, gli uomini di cultura restino”.- E Alfredo De Poi è un uomo di cultura che ha voluto concludere nell’arte un “cursus honorum” prestigioso e ricco di soddisfazioni. Per questo resterà sempre.

I riconoscimenti generali, non rituali ma motivati

Ne danno atto in modo esplicito interlocutori di diverso e anche opposto orientamento, del resto le ideologie non sono state per lui un freno e tanto meno un ostacolo a rapporti a tutto campo pur in una regione dal colore forte ed egemone: c’è un cordoglio che non nasce dal rispetto rituale, ma da un’ammirazione sincera venata da costernazione per la perdita che si farà sentire nella regione e non solo.

Si deve dire che non si tratta soltanto di sentimenti, pur prevalenti, ma di preoccupazioni: intanto per le sorti dell’Accademia senza la sua sapiente opera che la manteneva in vita con un forte spirito manageriale. Traspaiono dalle parole del capogruppo regionale del PD Renato Locchi: “Alfredo non stava risparmiando energie nel portare avanti nel modo migliore anche il suo ultimo incarico, quello di guida dell’Accademia delle Belle Arti di Perugia. L’arte era da sempre una sua passione e all’antica istituzione della città era riuscito fin da subito ad infondere quel piglio dirigenziale necessario a scuoterla dopo anni di difficoltà”.

Piglio dirigenziale, la sua seconda vita trasfusa nella terza e anche le mediazioni e la tessitura della prima vita nella politica.

Così il prorettore dell’Università di Perugia, Antonio Pieretti, parla di lui: “Ha dato lustro a Perugia nei diversi incarichi pubblici che ha ricoperto nel corso degli anni. In particolare, da quando ha assunto la presidenza dell’Accademia, ha voluto stabilire rapporti non solo cordiali con il nostro Ateneo, ma relazioni di fattiva collaborazione tra Università e Accademia che presto avrebbero avuto sviluppi di evidente concretezza. Perugia e l’Umbria perdono un personaggio importante, capace di costruire progetti su idee forti e condivise”. Che fanno identità: progetto e identità sono i pilastri di una visione illuminata che persegue l’efficienza e l’efficacia ma non per qualunque contenuto bensì per valori persistenti e condivisi.

Maurizio Ronconi, con l’occhio del politico, vede qualcosa di più nel suo approccio e nel suo metodo di lavoro: “Alfredo ha sempre privilegiato lo scrupoloso approfondimento dei problemi, una grande sensibilità alla vicenda culturale della sua terra alla quale ha sempre manifestato attaccamento ed amore”. E non dimentichiamo che la sua storia personale proiettata nell’internazionalismo non dà un connotato provinciale a queste qualità, ma insegna come si possano coltivare con eguale forza le due visioni, sommandone i valori positivi, anche perché l’ambito locale è il più adatto al manifestarsi di uno spirito di vera solidarietà: “Per De Poi- è sempre Ronconi – l’impegno sociale era davvero un dovere ma mai esercitato in modo approssimativo e sciatto, sempre con discrezione, capacità e signorilità”.

Qualità che gli vengono riconosciute anche in altre dichiarazioni, come quelle di Renato Locchi che aggiunge a quanto sopra riportato: “Questo era il suo stile: sobrio, colto, generoso, con la capacità di andare al fondo dei problemi, senza mai scadere nel semplicismo”.

L’omaggio delle istituzioni alla sua personalità poliedrica e al suo impegno multiforme

Finora abbiamo citato i giudizi per il loro contenuto, non per la provenienza, ora non possiamo fare a meno di dare conto dell’omaggio delle istituzioni nel quale ugualmente sono banditi i toni rituali per il riconoscimento delle sue qualità personali e dell’impegno fattivo e appassionato in più direzioni.

Cominciamo dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che lo ha definito “uno dei protagonisti della storia politica, economica e culturale della città, un personaggio pubblico dai molteplici interessi”, per poi ripercorrerne le meritorie attività svolte nella politica, nello sviluppo economico e nel sistema impresa; “come pure forte era la sua vocazione artistica che non ha mai trascurato e che ha avuto modo di esprimere anche nel suo recente incarico di presidente dell’Accademia di Belle Arti ‘Piero Vannucci’”.

Ai livelli successivi del governo locale, il presidente della provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi ne ha sottolineato “il forte impegno sul fronte istituzionale e la sua dedizione all’arte”; e il presidente del Consiglio regionale Eros Brega nel parlare della sua scomparsa come di “una grave perdita per il mondo dell’imprenditoria e della cultura umbra” ne ha riassunto la figura con queste parole: ”Un politico lucido ed equilibrato, un artista appassionato, un attento esponente del mondo dell’associazionismo”.

Concludiamo questo excursus con il vertice regionale, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini che dopo averlo definito “uno dei protagonisti più importanti di questi ultimi decenni nel mondo imprenditoriale, culturale ed economico”, ed averne ricordato i prestigiosi incarichi politici ed economici, come primo umbro eletto al Parlamento Europeo e presidente della Camera di Commercio di Perugia, conclude con l’ultimo suo incarico di presidente dell’Accademia delle Belle Arti perugina e ne sottolinea l’impegno profuso “operando per il riconoscimento pieno del suo valore e della sua storia”.

E poiché di impegno culturale si tratta, vengono bene a questo punto le parole dell’assessore regionale alla cultura Fabrizio Bracco tra le quali vogliamo privilegiare quelle nelle quali prevale la dimensione umana e il valore dell’amicizia per “l’improvvisa scomparsa di un amico colto e civile di cui ho sempre apprezzato l’intelligenza e la sensibilità umana che mi legavano a lui”.

Un ricordo personale di Alfredo e non solo

Sono le parole che avremmo scritto subito pure noi se avessimo coltivato di più i rapporti con una cara persona che abbiamo conosciuto e della quale conserviamo un primo straordinario ricordo ormai lontano: le sue nozze con Chiara Radi e la partecipazione di tanti amici nel convento francescano ad Assisi, immagini indelebili; poi occasioni di contatti non sempre liete, nelle quali ci hanno colpito alcuni degli aspetti che abbiamo trovato compiutamente descritti da coloro che hanno avuto consuetudine di rapporti con lui.

Per noi era anche il genero dell’amico e sodale da una vita Luciano Radi, politico di lungo corso che ha saputo affiancare l’arte e la scrittura all’impegno civile, dagli “Scarabocchi dell’onorevole” al “Grappolo di tonache” per i disegni, agli innumerevoli libri che spaziano tra politica e società, vite di santi e introspezioni personali, dopo il celebrato “Buongiorno onorevole” che aprì gradevolmente le finestre del Palazzo.

Gli siamo vicini in questa nuova difficile prova, e non pensiamo soltanto all’Umbria, ma alla sua venuta in Abruzzo per noi, quasi quindici anni fa, a presentare “D’Annunzio l’uomo del Vittoriale” al Festival del libro di Silvi Marina dove una sezione era dedicata al Poeta e le sue donne; con lui il noto politico teramano Alberto Aiardi e Rino Faranda, l’indimenticabile professore. Una bella giornata abruzzese di cultura e di amicizia, come le tante giornate umbre che Alfredo De Poi consacrava alla sua passione per l’arte.

A questo gemellaggio di cordoglio la direzione della rivista, che nasce in Abruzzo ma ha portata nazionale, si associa con i redattori e i lettori stringendosi a Chiara, ai due giovani figli, a Luciano Radi e all’intera famiglia di Alfredo.

E chi scrive fa proprie le belle parole di Marco Mandarini – citato all’inizio per la mostra di Alfredo con l’Associazione Città del futuro – per dare l’addio al caro e illustre scomparso nel segno di un’amicizia sentita nell’amore per l’arte: “Ciao, grande amico, il tuo ricordo resterà scolpito per sempre nella mia anima”.