Pinelli, e i tesori nascosti della Provincia di Roma, al Vittoriano

di Romano Maria Levante

E’ una mostra a tre stadi quella aperta al Vittoriano, dal 13 ottobre al 18 novembre, nel quadro delle iniziative “La Provincia delle Meraviglie. Alla scoperta dei tesori nascosti” : il primo è “Bartolomeo Pinelli e altre storie”, dalle raccolte della Biblioteca Provinciale; il secondo “Immagini di un conflitto. La memoria della seconda guerra mondiale nella provincia di Roma”; il terzo  “Cammini. Itinerari del sacro e dell’arte nel territorio della provincia di Roma”. Tre modi di riscoprire l’identità di un territorio attraverso protagonisti nell’arte,  vicende storiche vissute,  percorsi dai pregi paesaggistici e  culturali con potenzialità da valorizzare. Le mostre sono progettate e realizzate da “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia.  

Bartolomeo Pinelli e altre storie della Roma sparita

Le opere del celebre incisore della vita popolare nella provincia romana sono la parte prevalente della rassegna celebrativa dei preziosi testi conservati nella Biblioteca  Provinciale specializzata in arte e storia, costume e tradizioni popolari, nel suo centenario, essendo stata istituita nel 1812;  ora è nella nuova sede di palazzo Altieri  ma espone i suoi “gioielli” al Vittoriano nel Salone Centrale.

Oltre alle opere di Pinelli ve ne sono di altri autori:  antiche piante di Roma, ritratti di celebri famiglie dello Stato Pontificio, incisioni su reliquie e reperti antichi, fortezze e torri di difesa, armi e coltivazioni, ponti  e luoghi celebri, fino a documenti storici come la Costituzione della Repubblica romana e altri atti del 1798-99. Il tutto in grandi tomi e  cartigli offerti alla vista del pubblico nelle apposite vetrinette. Qualche nome degli autori? Nolli e Bernardini, Visconti e Ruscelli, Fauno e Kircher, Bonini e Zabaglia.

E non solo libri e documenti, non mancano oggetti di uso quotidiano  con decorazioni artistiche in cui si sente lo spirito del tempo: zuppiere e saliere, coppe e tanti piatti con decorazioni quali la famiglia di pecorari in una grotta o trasteverini che giocano alla ruzzica, e donne di paese.

Vediamo anche opere in terracotta, ancora donne in costume e gruppi nei quali si riconoscono il pifferaio e lo zampognaro, e anche i briganti, sono degli inizi dell”800: ci sorprendiamo nel vedere che l’autore è Bartolomeo Pinelli, il fine incisore che in queste opere ha l’abito dello scultore.

Queste terracotte sono diffuse nell’intera sala, accompagnano la cavalcata pittorica nel costume romano attraverso circa 60 incisioni di Pinelli: quelle isolate sono nelle serie di quadretti alle pareti, le altre fanno parte di volumi di grande formato aperti in una pagina rispetto alle molte che li compongono. Non è possibile sfogliare i grandi tomi chiusi nelle vetrinette, ma verrebbe voglia di farlo, per questo c’è la Biblioteca con le sue regole e le opportunità che offre di consultazione.

Ma seguiamo l’esposizione, inizia con le “Grandi storie”, come quelle di Dante e Don Chisciotte, con tavole di 60 x 45 cm., incisioni anche su lliade, Odissea ed  Eneide, vediamo esposte le  storie di Telemaco.  Poi una serie di tavole su “Costumi, vita quotidiana e vita di briganti”, che evidentemente faceva parte della quotidianità, ci sono costumi veri o “inventati” dalla fantasia dell’artista; alcuni sono definiti per questo “pittoreschi”. Non si limita all’attualità sotto i suoi occhi, Pinelli scava nella romanità storica con le “Immagini del mondo antico” , disegni improntati alla classicità. Sono centinaia di raffigurazioni, evidenziate attraverso pagine aperte a campione.

Poi ci sono i quadretti alle pareti, varie diecine di diverse dimensioni  che contengono una carrellata di immagini nelle sottili incisioni caratteristiche dell’artista.  La leggerezza è la sua cifra stilistica, mentre nei contenuti mostra  un acuto spirito di osservazione per cogliere gli aspetti della realtà da cui, quando vuole, sa uscire con invenzioni fantasiose.  Romano di Trastevere,  figlio d’arte di un modellatore di statue,  si dedicò però a disegno, pittura e incisione anche se non mancò di cimentarsi con la terracotta come abbiamo visto dai piccoli gruppi scultorei esposti. La prima serie di incisioni è  la “Raccolta di cinquanta costumi pittoreschi incisi all’acquaforte”, del 1809, l’anno in cui si sposò  a 28 anni, ebbe due figli, il maschio di nome Achille  seguì le orme del padre; sono del 1816 le illustrazioni sulla “Storia Romana” e del 1821 quelle sulla “Storia greca”; per citarne alcune caratteristiche e pittoresche ricordiamo le 52 tavole per“Meo Patacca”  del 1822-23 e le ultime per illustrare il  “Maggio romanesco” incompiute per la morte avvenuta nel 1835.

Le immagini che ci ha lasciato sono un inno alla vita nelle sue espressioni popolari più genuine, disegnate con maestria e raffinatezza di tratto.  Il fatto che la celebre canzone “Arrivederci Roma” lo citi espressamente è un ulteriore segno della sua forte presa nell’animo dei romani e non solo.

Immagini di un conflitto, la II guerra mondiale da Anzio a Roma

Nello stesso Salone Centrale opportunamente diviso in settori,  la mostra  fotografica“Immagini di un conflitto”, come terza fase dell’iniziativa  “La memoria della II guerra mondiale nella provincia di Roma”,  curata da Umberto Gentiloni nell’ambito della “Provincia delle meraviglie”. In tre anni si è arricchita di nuovi materiali e testimonianze, ricordiamo la precedente  mostra “22 gennaio 1944: lo sbarco” ad Anzio,  e quella del 2010 “Tracce e testimonianze sul territorio”, cui hanno partecipato cittadini, comuni e associazioni, tutte al Vittoriano. 

Il  materiale, spesso inedito, proviene dall’istituto Luce e dagli archivi inglesi, americani e tedeschi, in una ricomposizione simbolica delle parti in conflitto; anche i contributi dei cittadini sono valorizzati nella “Banca della memoria della provincia di Roma”.

L’importanza della documentazione storica risiede nel fatto che la provincia di Roma fu uno dei punti in cui si concentrò la  fase cruciale della guerra tra la primavera del 1943 e l’estate del 1944 per l’apertura del fronte meridionale nel paese diviso in due tra la velleitaria Repubblica sociale di Mussolini al Nord e  gli sforzi degli alleati per risalire lo stivale superando la resistenza tedesca. In mezzo c’era Roma lasciata in balia dei tedeschi  dopo la fuga del Re e degli alti comandi militari.

Siamo all’inizio del 1944,  dopo lo sbarco in Sicilia del luglio 1943 e  di quello a Salerno del settembre, prima dello sbarco in Normandia del giugno 1944, che fu seguito dalla liberazione di Roma ponendo termine all’operazione “Diadem” con lo sfondamento della “linea Gustav”.  Ci sarà poi un nuovo arresto  sulla “linea Gotica”, tra Pesaro e Massa Carrara, ma la via era stata aperta.

Con lo sbarco di Anzio – dopo quello in Sicilia troppo decentrato  per consentire una rapida liberazione della penisola  e, in particolare, della Capitale –  si tentò l’aggiramento delle linee tedesche trincerate sulla linea Gustav:  ci fu l’impasse lunga e sanguinosa a Cassino, divenuta città martire per i bombardamenti che dopo aver distrutto la storica abbazia di Montecassino si accanirono sull’abitato dove i tedeschi si erano asserragliati.

Si rivivono queste fasi nella mostra, tramite le fotografie  dal vivo dello sbarco  e dei bombardamenti, degli incontri dei soldati con i bambini  e la popolazione locale,  dei disagi della gente sfollata e della tragedia delle distruzioni con la perdita di tante vite umane.

Lo sbarco di Anzio non fu particolarmente drammatico, avvenne senza trovare resistenza, le immagini rendono soprattutto la complessa logistica di quei momenti. Diventano drammatiche nell’entroterra quando gli alleati commettono l’errore  di consolidare la testa di ponte invece di pressare subito il nemico consentendogli di ricevere rinforzi. Il conflitto fu sanguinoso, il territorio distrutto dai bombardamenti e i suoi abitanti protagonisti di una vicenda tragica ed epica insieme. I comuni rappresentati  sono ventuno, impressiona vedere gli abitati distrutti mentre le didascalie segnano il comune dove sono riprese le azioni belliche.  Fino all’ingresso  trionfale a Roma.

Il motivo ricorrente, oltre a quello bellico, cioè il coraggio della gente  nel sopportare i disagi,  dà alle immagini un valore ancora più alto, è questa presenza a differenziarle dagli scatti di guerra nelle prime linee . Viene immortalata l’umanità  sofferente ma indomita  che viene fuori in  tutte le guerre in qualsiasi parte del mondo e in ogni epoca. Il nemico è visto con umanità, le immagini che vengono dagli archivi tedeschi  mostrano i soldati partecipi loro malgrado della stessa lotta cruenta; le foto dei prigionieri in attesa di essere tradotti non sono crude, mostrano pietà e dignità insieme.

Le varie fasi sono documentate con immediatezza, si sente il respiro della storia  e dei suoi protagonisti, militari e popolazione,  tutti presi da qualcosa  ben più grande di loro. Però  riescono a non farsi travolgere pur  nell’apocalisse delle distruzioni, dalle quali emerge sempre ciò che si salva per mantenere alto un simbolo, sia esso un monumento o una chiesa,  un palazzo o  altro che evoca anche dei valori, d’arte, di cultura o di fede.

I cammini della fede, dalla via Francigena a Santiago di Compostela

Siamo nel territorio che gravita su Roma, il centro della  Cristianità, la fede è la protagonista della terza mostra del trittico realizzato con la Provincia da “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia. Si tratta di“Cammini. Itinerari del sacro e dell’arte nel territorio della provincia di Roma”. Le isole espositive  li visualizzano con immagini, filmati e percorsi virtuali che conducono alla scoperta di luoghi sacri, santuari e basiliche, eremi e abbazie, chiese e conventi, legati a culti che fanno parte delle più sentite tradizioni popolari.  E  con il senso del sacro, i siti monumentali, archeologici e storici sono anche permeati di arte e cultura, diventano luoghi dello spirito.

Nulla di statico, il territorio storicamente era meta dei pellegrinaggi, perché complementare con Roma la cui grandezza si esalta nella valorizzazione dell’hinterland.  La mostra ci presenta i cammini nel territorio della  provincia lungo la via Francigena, che attraversa l’Italia: in particolare  la via Francigena di san Francesco, la via Francigena del Sud e la via Francigena di Sigerico. 

In essi si svolge il viaggio dei pellegrini che vogliono ritrovare nel proprio intimo le radici cristiane più profonde, e insieme siano alla ricerca di se stessi. Questo scoprendo territori e tradizioni con scambi di esperienze e cultura attraverso gli incontri con altri pellegrini e con chi li accoglie nel territorio. I sei itinerari delle sezioni in cui si articola la mostra sono altrettante proposte di escursioni per “vivere la provincia”, irradiandosi da Roma verso Tivoli e Frascati, Palestrina e Subiaco, Anzio Nettuno e Castel Gandolfo dove si trova la residenza estiva del Papa.

Un aspetto di indubbio interesse è l’offerta selettiva del territorio, evidenziandone i pregi sul piano religioso e culturale, naturalistico e ambientale fino alle peculiarità a livello enogastronomico.  L’offerta è aperta a tutte le possibili varianti, ma si propone intanto di mostrare determinati percorsi nelle loro potenzialità tra le quali vi è anche la scoperta di pregi nascosti lasciata al viaggiatore.

L’iniziativa ha una viva attualità nell’Anno della  Fede, indetto da papa Benedetto XVI  con la lettera apostolica “Porta Fidei” dell’11 ottobre 2011 e iniziato l’11 ottobre 2012  nel 50°anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II. Per questo evento religioso sono previsti notevoli flussi di visitatori a Roma,  viene fatta la cifra di almeno 2 milioni: una parte di loro potrebbe arrivare nel segno della tradizione dei pellegrini secondo il progetto di accoglienza preparato includendo il territorio della provincia oltre alla città eterna. Roma è il culmine ma non è l’unico interesse per chi voglia avvicinarsi  gradualmente o irradiarsi verso le aree circostanti nei percorsi di fede e cultura che  si  svolgono anche sulle orme degli antichi pellegrini.

Non è anacronistico o velleitario pensare  al cammino dei pellegrini oggi, nell’era dei voli aerei che catapultano i turisti  nella Capitale per soggiorni di cui viene lamentata l’eccessiva brevità. E non va ritenuto eccessivo citare Santiago di Compostela come realtà presente che rivive  l’antico cammino lungo itinerari opportunamente attrezzati che hanno fatto la storia anche della cultura oltre che della fede, basti pensare a Cohelo.  Al territorio provinciale non manca nulla per  una ripresa dei percorsi tradizionali  che portavano i pellegrini nella Roma papale, il  cuore della cristianità.

La mostra ha il merito di uscire dalle enunciazioni e rendere visibili tali percorsi, sapendo che c’è dietro l’impegno dei Comuni della provincia e la mobilitazione delle strutture di accoglienza.

Dalla “Roma sparita” di Pinelli  agli itinerari per una nuova stagione di  pellegrinaggi, tra questi due poli la rivisitazione del buco nero del dramma della guerra. Un trittico veramente magistrale!

Info

Complesso del Vittoriano, Roma,  lato Fori Imperiali, Salone Centrale  per le prime due mostre, lato Ara Coeli, Gipsoteca  per la terza mostra.  Tutti i giorni ore 9,30-19,30, accesso consentito fino a 45 minuti prima della chiusura. Ingresso gratuito. Tel. 06.3225380.

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante al Vittoriano alla  presentazione della mostra.  Si ringrazia l’organizzazione, in particolare “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia, con i titolari dei diritti per l’opportunità offerta.