Inferno di Dante, disegni di Rodin, dipinti di Roberta Coni, all’Accademia di Spagna

di Romano Maria Levante

Una grande mostra su “L’Inferno di Dante”del celebre scultore Auguste Rodin alla Real Accademia di Spagna a Roma, che espone dal 29 gennaio al 10 marzo 2013 ben 129 “disegni neri”  dell’opera grafica “album Fenaille”, definita “monumento alla bibliofilia”, stampata dalla Casa Goupil, innovatrice nelle tecniche di riproduzione e diffusione delle opere artistiche. Presentiamo anche l’opera del tutto diversa sul tema “Inferno”, di Roberta Coni, alla Galleria Russo a Roma, dal 16 novembre al 7 dicembre 2012, 25 grandi pitture con il titolo “Tentar la carne – Inferno I”.

Stampa di disegno di Auguste Rodin

L’abbinamento non vuole accostare né i due “corpus” di opere, i cui generi sono diversissimi, dalla resa spettacolare non comparabile; né gli autori, ovviamente lontanissimi nel tempo e nella caratura artistica, che nel grande Rodin è incommensurabile. Intendiamo solo far seguire all’interpretazione di fine ‘800 di Auguste Rodin, che si dedicò per decenni al tema dell’Inferno dantesco, quella attuale della pittrice Roberta Comi che si è accostata al I canto con ammirevole slancio e costanza.

I disegni del grande Auguste Rodin

Le stampe dei disegni sono chiamate “album Fenaille”, dal nome del mecenate, oppure “album Goupil” dal nome dell’editore, la Casa Goupil fondata nel 1850 a Parigi da Adolphe Goupil, che si estese in Europa con sedi a Londra e Berlino, Bruxelles e Vienna, in America a New York e anche in Australia. Ora la “Collezione Goupil” – cioè le opere grafiche prodotte dalla casa – si trova nel Museo d’Aquitaine di Bordaux, al quale si deve la mostra.

Rodin realizzò i suoi disegni nel 1897, mentre era impegnato nella famosa opera scultorea ” Le Porte dell’Inferno”, alla quale lavorò senza concluderla tra il 1880 e il 1917, anno della morte; le vicissitudini della committenza – prima per le porte del Museo delle Arti Decorative, poi trasferita alle porte del Louvre quando tale museo non venne più realizzato e sembrava volessero insediarlo nella grande sede parigina, infine annullata – non dissuasero l’autore, che si impegnò per decenni  realizzando una vasta serie di singole sculture riunite in composizioni. Il calco in gesso fu esposto in una mostra francese dell’epoca, e solo dopo la sua morte ci furono alcune fusioni in bronzo.

Questo per l’opera scultorea, mentre i disegni furono regolarmente stampati e l’album che li raccoglieva divenne celebre. Le prove di stampa, “Bon a tirer” – cioè i suoi “Visto si stampi” – hanno il pregio aggiuntivo di recare le preziose annotazioni correttive per migliorarne la resa, apportate dall’artista che seguì personalmente la stampa. Il procedimento seguito era della “fotoincisione”, creato dal direttore artistico della stessa casa Goupil, impressa ad incavo su fogli di rame, il colore veniva dato “a tampone” con diversi inchiostri sulle singole tavole.

I disegni hanno la stessa ispirazione delle sculture sul tema, l’Inferno dantesco, ma vennero concepiti in assoluta autonomia, non sono studi preliminari; e come nei disegni di Michelangelo, le forme impresse hanno una plasticità scultorea impressionante.

La spiegazione si trova nelle parole di Octave Mirbeau, lo scrittore e critico morto nel 1917, pochi mesi prima di Rodin al quale dedicò l’appassionato omaggio da cui le abbiamo tratte: “Basterebbero questi disegni per la gloria di un artista, perché hanno tutto ciò che costituisce la  bellezza: l’invenzione e la forma. Eppure, la maggior parte sono soltanto il germe dell’opera futura, e il sogno dell’opera futura, che la mano riporta sulla carta, con la punta di una matita o di una penna, prima di fissarli nella materia dura dove s’incarneranno, rendendoli immortali”. E ancora più direttamente: “Con questi disegni, assistiamo giorno dopo giorno e per così dire, disegno dopo disegno, alla creazione di questi innumerevoli poemi che compongono la Porta dell’inferno”. Non si poteva esprimere meglio il rapporto tra disegno e scultura, tra ispirazione ed espressione artistica. 

Stampa di disegno di Auguste Rodin

Le 129 stampe esposte sono divise in tre gruppi: 82 sull’Inferno, 31 sul Limbo, e 16 su soggetti biblici e su opere di Michelangelo; alcune vengono collegate ad opere su temi analoghi di Goya e Rembrandt, come ai disegni di Victor Hugo, che Rodin conosceva dalla mostra di Parigi del 1888.

Nei cosiddetti “disegni neri” l’inchiostro è usato con abbondanza e intensità, per raffigurare una vasta serie di personaggi della cantica dantesca, con particolare attenzione per le furie, gli spettri, i demoni. Dell’Inferno ricordiamo la Barca di Caronte e Cerbero, Minosse e Maometto, Paolo e Francesca, il Conte Ugolino in più disegni, gli Eretici e i Gruppi di condannati; del Limbo Dante e Virgilio oltre a molti disegni di Bambini e di Anime in attesa; dei temi mitologici il Centauro che rapisce due donne, Castore e Polluce, Icaro e Fetonte, è ritratto anche Michelangelo.

Le prove di stampa dei disegni sono nette, di piccole dimensioni; riflettono inquietudini e speranze, passioni e sensualità, senso della vita e paura della morte nella visione di un sommo artista che, sempre nelle parole di Mirbeau, si esprime “meglio di un poeta, meglio che con le parole, con le forme. Con lui nasce uno stile, è stato il grande riformatore della statuaria che gli deve un certo modellato, un movimento, una passione, e cioè una comunione più intima dell’arte con la natura o, se preferiamo, con l’amore umano che possiede la natura in modo più completo, più virile”.

Proprio questo esprimono i suoi disegni, forme scultoree ispessite dal segno forte e dall’uso di un inchiostro pesante e invasivo, ma raffinato nelle linee, sono “un’opera gloriosa e rara e nel contempo toccante”.

E’ come una mostra teatrale – aggiungiamo noi – bozzetti di scenografie espressivi e coinvolgenti.

Stampa di disegno di Auguste Rodin


I dipinti di Roberta Coni

Nessun contemporaneo  si potrebbe accostare a un artista che lo stesso Mirbeau definisce “la più alta coscienza e la gloria più pura dei nostri tempi”, motivando così il suo giudizio: “L’anima, che dall’antico Egitto e dalla Grecia può attraversare i secoli per fecondarli, la ritrovo in lui, in tutta la giovinezza della sua eternità”. Perciò quello con Roberta Conti è un accostamento riferito essenzialmente al tema dantesco e all’impegno appassionato, esulando ogni parallelo artistico improponibile per quanto si è detto. Anche l’approccio all’opera è diverso e ne parleremo presto.

Prima, però, qualche notizia sulla pittrice, diplomata in pittura all’Accademia delle Belle Arti di Roma nel 1999, con un cursus honorum fitto di mostre personali e collettive e di riconoscimenti.  La sua ricerca pittorica – scrive Beatrice Buscaroli – è un’introspezione “raccontandosi nel profondo, mettendo a nudo le sue debolezze e le sue ossessioni, dichiarandosi allo specchio senza alcun filtro, senza alcuna protezione”. Lo abbiamo visto in altre sue opere dal 2009 al 2012, l’Autoritratto e intensi volti soprattutto femminili e di altre etnie, come La Vergine di ferro e Ragazza indiana con corona tradizionale, Ragazza dello Sri Lanka e la serie dedicata a Osas,un trittico e più di 20 ritratti alla ragazza con turbante. C’è tanta Intensità e introspezione.

Con le pitture sull’Inferno dantesco si ha un salto di qualità, ben più dell’apertura di un’altra pagina. Lei stessa ci ha detto di persona che intende continuare su questa strada, esplorando i singoli canti della Commedia, come ha fatto per il I Canto cui era dedicata la mostra. Alla Galleria Russo veniva distribuito ai visitatori un foglio recante le 45 terzine del canto , con i 136 versi complessivi.

I titoli delle singole pitture rimandano ai rispettivi versi, si va dai 7 dipinti  della serie Le disperate strida ai 3 con La perduta gente eai 2 di La seconda morte ciascun grida; dai dittici di La lonza, La lupa, Il leone alle opere singole, La caduta e Le genti dolorose, Eran dannati i peccator carnali e Le fangose genti, Le segrete cose e Dentro le segrete cose, fino al più tragico, La belletta negra.

Dipinto di Roberta Comi

Tutte le pitture esprimono una intensa carnalità, nella forma e nel colore, accentuata dalle grandi dimensioni, alcune anche lunghe 3 metri; i dittici sono 2 metri per 2 con figure corpose che nella “Lupa” diventano aggressive, in “Le tre fiere”, 2 metri per 1,40,  visi allucinati; nelle altre, in varie misure, masse di corpi avvinghiati o travolti dal turbine infernale con evidenti i  visi disperati.

L’osservatore ha la sensazione, nelle parole della Buscaroli, di essere “risucchiato all’interno della scena dipinta in tutte le sue sfumature, in tutta la sua forza evocatrice”. E più in particolare: “Le urla, gli stridii, gli arti contratti, le proporzioni enfiate come in scolpiti ruderi trecenteschi, le smorfie, i ghigni, le costole, il sangue, il sangue, il sangue”; e ancora: “Gorghi tondi di forme attorte e contratte, ritagliate spesso in forme tonde da anamorfosi allucinate , senz’aria e senza speranza”.

E’ una perfetta riproduzione a parole delle immagini dipinte, che la Buscaroli legge al femminile, ma che incarnano l’umanità senza distinzioni di genere: questa è stata la nostra sensazione.

Del resto l’artista interpreta la sua opera come “un viaggio di speranza e riaffermazione dell’umano e del divino”, rivolto all’oggi e al domani, allorché si ripropongono con forza crescente le paure per le incertezze e le precarietà del futuro, e con esse gli interrogativi sul “bene e il male, il giusto e l’ingiusto, la salvezza e la dannazione”. 

Commenta così la Buscaroli: “Quella che interessa l’artista è l’‘alta speranza’, il messaggio salvifico insito nel racconto della pittura e nella sua possibilità evocatrice, all’interno di una presa di coscienza della reale portata della pittura, in grado di accompagnare e redimere”. Mentre la poesia è stata vista come eternatrice, qui la pittura diventa un mezzo di conforto e salvezza. Tanto più se riferita alla Divina Commedia di Dante , che dopo l’Inferno ha il Purgatorio e il Paradiso.

Dipinto di Roberta Comi


Info

La mostra di Auguste Rodin è aperta fino al 4 marzo 2013 presso la Reale Accademia di Spagna al Gianicolo, piazza San Pietro in Montorio 3, tutti i giorni tranne il martedì dalle ore 10,30 alle 19,30,  ingresso gratuito. Tel. 06.5812806. Per la mostra di Roberta Coni, che si è chiusa il 7 dicembre 2012 alla Galleria Russo di Roma, via Alibert 20, il Catalogo: Roberta Coni, Tentar la carne, a cura di Beatrice Buscaroli, ottobre 2012, Palombi Editori, pp. 80, formato 22 x 22.

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante, per la mostra di Rodin alla Reale Accademia di Spagna il giorno dell’inaugurazione; per la mostra della Coni alla Galleria Russo il giorno della chiusura. Si ringraziano gli organizzatori e i titolari dei diritti delle due mostre per l’opportunità offerta.

Dipinto di Roberta Comi