Mass Media, 27 artisti sul quadrato, alla Gnam

di Romano Maria Levante

Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a Roma, dal 4 marzo al 2 giugno 2014, la mostra “Ventisette artisti e una rivista” espone, come indica il sottotitolo, “le copertine d’autore di Mass Media”:  opere d’arte molto particolari create da un notevole numero di artisti stimolati dalla direzione della rivista a ispirarsi al “quadrato”. E’ una sorta di sigillo di Mass Media la cui copertina nel primo decennio incorniciava nel quadrato i titoli del sommario in una grafica austera, anche per motivi economici. Mariastella Margozzi ha curato mostra e catalogo della De Luca Editori d’Arte.

Le copertine di riviste possono essere oggetto di esposizioni quando assumono il carattere di testimonianza irripetibile, è il caso delle copertine di “National Geographic” –  in mostra al Palazzo Esposizioni – che hanno attestato eventi epocali o hanno saputo interpretarli, come è avvenuto per la celebre “afghana girl” ritratta da Steve McCurry, con negli occhi l’orrore di una guerra infinita.

Il quadrato nelle copertine di Mass Media

Per  le copertine di “Mass Media” esposte, la testimonianza irripetibile riguarda l’arte, trattandosi  di artisti qualificati che interpretano un tema eterno: il quadrato. Questa immagine di perfezione è stata posta dalla rivista sin dall’inizio a sigillo delle proprie analisi sulla comunicazione, il campo in cui si è mossa dal 1982, consapevole del ruolo dominante nella società moderna e approfondendone i  rapporti con l’arte, considerata essa stessa un sistema comunicativo d’eccellenza.

Il quadrato fu scelto, ricorda Riccardo Notte, oltre che per la sua semplicità ed eleganza, per “quel senso di protetta sicurezza, di solida determinazione, ma anche di ordinata sfida cui esso rimanda”.

Per dieci anni ha rappresentato la cornice immutata,  a parte il cambio di colore, di una intitolazione sobria ed essenziale, come la rivista, dalla grafica spartana,  che il fondatore Gino Agnese definisce  “appropriata ai testi, che furono saggi, articoli, notizie nient’affatto bisognosi d’imbellettarsi”.

Nel 1992 fu deciso di “imbellettare”, per così dire, la copertina nel numero del decennale, con una grafica di  Piero Dorazio costituita da un quartetto di quadrati intrecciati scelto fra “tre bozzetti – è sempre il ricordo di Gino Agnese – due che furono un ambo di quadriglie e un terzo, elusivo della mia preghiera, che incorporava onde multicolori”.  

Fu il felice inizio di una successione di copertine d’autore di 27 artisti, scelti non tra le avanguardie più vistose ma tra coloro che avevano apprezzato la rivista o vi avevano collaborato; i bozzetti esposti, in numero maggiore rispetto alle copertine, sono tutti ispirati al quadrato perché – ha osservato Mariastella Margozzi – “il pensiero è razionalità e la razionalità si identifica da sempre con la geometria. La geometria del ‘quadrato’ viene, pertanto, assunta come parametro unico su cui invitare a elaborare interpretazioni, giochi di forme, fantasie oniriche, aneliti futuristi”. Di qui partiamo nel “raccontare” la mostra, come occasione di approfondire il significato del quadrato e le tante forme in cui è stato declinato dai 27 artisti.

La geometria del quadrato nella storia

“Arcano quadrato, artisti affascinati” si intitola l’analisi di Riccardo Notte su questa “figura geometrica affascinante e misteriosa, capace di catturare la fantasia di artisti, filosofi, poeti, mistici”. Ne ripercorre la storia in un’esaltante carrellata nel tempo  e nello spazio dopo averne evocato la “magia” in base a una prima considerazione: è apparentemente semplice, ma il rapporto tra lato e diagonale fa entrare nei numeri irrazionali, altro che semplicità! Sembra statico, ma c’è nella sua forma il dinamismo del triangolo; la “quadratura del cerchio” è la sfida di ogni epoca mentre si è ottenuta la “curvatura del quadrato” dividendolo in quadrati sempre più piccoli e unendo i loro centri con una linea continua. Nell’Uomo di Vitruvio iscritto nel cerchio e nel quadrato Leonardo da Vinci esprime la misura d’uomo in un’armonia in cui l’arte si unisce alla scienza.

L’occasione di saperne di più è ghiotta, non ce la facciamo sfuggire, ed ecco l’appassionante carrellata sulla quadriga del tempo nel mondo del quadrato, considerando che la curva è la linea idealizzata dal punto di vista visivo, mentre l’ortogonalità  risponde alla ricerca di razionalità. Per  Bruno Munari, autore di “La scoperta del quadrato”, “il quadrato risulta strettamente legato all’uomo e alle costruzioni dell’uomo, all’architettura, alle strutture armoniche, alla scrittura, ecc.”.

Si inizia con il quadrato del “pomerium ” romano, che delimita lo spazio razionale dell’uomo da quello irrazionale della natura, per cui tracciare il perimetro cittadino era un atto sacro; anche la mappa della Nuova Gerusalemme nell’Apocalisse aveva “la lunghezza uguale alla larghezza”. La terra coltivabile era divisa in quadrati, la “centuratio”, come le formazioni militari.  E la struttura abitativa quadrata sin dalle epoche remote esprimeva anche la stabilità, Riccardo Notte cita Mc Luhan secondo cui “la stanza o la casa quadrata parlano il linguaggio dello specialista sedentario, mentre la capanna o l’iglù esprimono il nomadismo delle culture ‘parassitarie'”.

A pianta quadrata i templi e le tombe, compresi palazzi pubblici e privati che esprimevano la forza del potere, e questo non solo nell’antichità, ma anche nel corso della storia, dai chiostri ai “tamburi” delle cupole, dal Duomo di Pisa a Palazzo Farnese, dal Colosseo quadrato dell’Eur a Roma alle piante e facciate di Meier e altri architetti contemporanei citati da Carlo Fabrizio Carli:  Mario Botta e Aldo Rossi, Oswald Matthias Ungers e Costantino Dardi, Alessandro Anselmi e Franco Purini. 

Il quadrunvirato e la tetrarchia sono state forme istituzionali dell’epoca romana volte a ricostituire ordine ed equilibrio; viene citata anche la definizione data da Mao Tse Tung di Deng Xiaoping, “una mente tonda i cui atti sono quadrati” e l’uso del quadrato nel manifesti politici dopo la Rivoluzione d’ottobre da parte di artisti russi come Malevic.

Nelle religioni troviamo il quadrato nella cabala ebraica, un tetragramma è l’appellativo dell’Eterno; del resto la matrice della scrittura è quadrata, e addirittura la prima lettera della Torà, “beth”, evoca i limiti dell’uomo nella sua forma quadrata aperta a sinistra, verso il futuro,  e chiusa negli altri lati perché l’uomo non ha accesso a ciò che è sopra e sotto di lui o appartiene al passato.

In filosofia tornano alla mente il tetrafarmaco epicureo contro il dolore e le quattro forme di conoscenza di Platone, nonché il “quadrato logico” di Aristotele; inoltre il giuramento dei pitagorici sul “quadrato di quattro”, che Giordano Bruno interpretava come la somma del bene, dell’intelletto, dell’amore e della bellezza.  Pico della Mirandola distingueva il quadrato proporzionale e il quadrato intellettuale.  La rappresentazione del “mantra” è di forma quadrata.

Tra religione, filosofia e magia spesso i confini sono labili, ebbene il quadrato le accomuna. I “quadrati magici” sono molto antichi, il primo scoperto risale  al XXIII secolo a. C., è di un imperatore cinese che si sarebbe ispirato ai segni sulla corazza di una tartaruga, in India si trovano dal X secolo e in  Europa dal XV sec. ma dopo Cristo.  Ci sono anche i “quadrati letterari”, come Roma – Amor  e il più complesso di 5 parole di 5 lettere, la prima e l’ultima è Sator, poi Opera e Tenet reversibili in uno schema quadratico, anagrammando si ottiene un  doppio “paternoster”.

Il quadrato in forma solida diventa cubo, e allora ecco evocato il monolito di “Odissea nello spazio”e l’astronave di “Star Trek”, per citare i più noti, in piccolo pensiamo al “cubo di Rubik” con la sua capacità di trasposizione che scompone e ricompone i colori nelle facce.

Il quadrato nell’arte

E siamo al quadrato nell’arte, a partire da Malevic che dichiara di aver trasformato se stesso nel “punto zero della forma”, identificato nel “quadrato nero su fondo bianco”, e anche Duchamp si ispira al quadrato nel suo “ready made” del 1937, “Chessboard” la scacchiera di legno e  alludeva al quadrato Rodcenko  nel propugnare una nuova forma d’arte nella serie “nero su nero”.

Un altro russo, El Lissitzky, fa di due quadrati i protagonisti del racconto per bambini “i due quadrati”, poi ne fa un cubo e realizza bozzetti sulle “quattro operazioni”. I dadaisti e i post dadaisti furono anch’essi affascinati dal quadrato, Theo van Doesburg realizza una sequenza di quadrati neri disposti in diagonale secondo una formula matematica. Mentre Kandinskij, pur non ricorrendo al quadrato, si concentra sulla linea orizzontale fredda e verticale calda, le sue due componenti.

Il quadrato si trova in moltissime opere di Paul Klee – ricorda sempre Riccardo Notte – “in forma delicata, sognante, curiosamente incerta che però possiede la capacità di attutire e quasi di eliminare la profondità delle composizioni”. ” E come non citare Mondrian, e il suo approdo alla “perfetta armonia”, dopo aver percorso con la sua pittura le correnti artistiche dall’impressionismo e puntillismo al cubismo, nelle forme geometriche, con il quadrato e i colori puri? Mondrian porta a New York, che tanto lo influenzò con la sua conformazione e il suo boogie-woogie, lo ritroviamo nelle opere: e questa città può “essere considerata la patria d’elezione del modulo quadrato”: le strade di Manhattan sono ortogonali, è quadrangolare Central Park, lo sono le piante dei grattacieli.

Nel convegno indetto nel 1968 dell’American Federation of Art, “The square in painting”,  Theo von Doesburg affermò addirittura  “il quadrato è per noi quello che la croce è per i cristiani. Frank Stella nel suo minimalismo crea una composizione di quadrati multicolori uno dentro l’altro, come farà Dorazio.  E l’astrattista Peter Halley utilizza il quadrato pur nel suo distacco dal geometrismo. Sol LeWitt espone strutture modulari quadrate nel 1972 e quadrati nel 1973. “In realtà – commenta Riccardo Notte – negli Usa la stella del quadrato non è mai tramontata e anzi essa continua a risplendere fino agli anni ’90  nelle forme quadrate e rettangolari di Robert Tiemann, di Stuart Arends, di Allan Graham, di Ford Beckam”.

E’ la figura ricorrente nelle opere di Josef Albers, la serie “Omaggi al quadrato”, in cui lo mostra apparentemente statico, ma con le proiezioni crea uno spazio quadridimensionale. Riccardo Notte cita anche Naum Gabo e Antoin Pevsner, Jean Tinguely, Bruno Munari, Max Bill.Il quadrato nell’arte in Italia, dagli astrattisti al web

In Italia nelle performance del Gruppo T veniva usato “lo sviluppo luminoso e ottico del quadrato”, e in quelle del Gruppo N di Padova il quadrato e il cubo nelle loro tante combinazioni; anche in Germania il Gruppo Zero e in Francia il Grav di Parigi interpretano l’estetica del quadrato. Altri artisti italiani sensibili al tema sono quelli del gruppo “Forma I” Dorazio e Consagra, Perilli e Turcato, Accardi e Guerrini, Attardi e Sanfilippo – vengono ricordate le opere, esposte a Venezia, della Accardi, “Catasta” con i telai quadrati, e di Perilli,  “Il cuore del quadrato”. Come gli studi sul quadrato di Luigi Veronesi e di Bruno Munari, i lavori in questa forma sulla luce di Getulio Alviani e sulle deformazioni  di Enrico Castellani, fino alle pitture di Mauro Reggiani.

Non si tratta solo di espressioni individuali, vi sono state anche rassegne ispirate al quadrato: “Luoghi: quaranta artisti, quaranta opere quaranta per quaranta” curata nel novembre 1993 da Ludovico Pratesi per la galleria romana “Il segno”,  e “L’arte costruisce l’Europa”  nel 1996 a Trieste organizzata dalla milanese Arte Struktura, con 230 opere quadrate di venti centimetri di lato, di artisti strutturalisti italiani e stranieri.  Ricordiamo anche la “fuga di quadrati” di Heinz Mack nella metropolitana romana alla stazione Barberini – nella stazione Piazza di Spagna c’è un mosaico di Sebastian Matta Echaurren- e l’omaggio al quadrato di Giulio Paolini alla Galleria d’arte moderna a Torino.

Alla rassegna molto ricca di Riccardo Notte vogliamo aggiungere l’artista abruzzese Gabriella Fabbri, con la serie di opere ispirate al quadrato  che a suo tempo abbiamo definito un “cubo di Rubik” scomposto nelle singole facce, in uno speciale  cromatismo dalla valenza simbolica, formato com’è di colori puri e composti, con riferimento anche al ciclo vitale: il quadrato nero che torna costantemente nelle singole composizioni è l’unità elementare che dà origine al tutto.  Ha una base concettuale, diremmo filosofica, che può avere ulteriori sviluppi nella forma solida del cubo.

Infine l’estetica elettronica, con la presenza del quadrato nelle “sperimentazioni optical”, in cui una serie di artisti ha “interpretato in vario modo le virtù cinetiche delle linee di forza, anche cromatiche, virtualmente contenute nel quadrato e nel cubo, e persino nella pluralità di celle cubiche che si ottiene suddividendo una sfera”; e nell’arte informatica, con “le forme dinamiche elettroniche denominate ‘automi cellulari'”, fino alla “Pixel Art, una forma aggiornata di pointillisme”. E per l’oggi,  il web, “una autentica rivoluzione anche nella percezione delle forme geometriche”.

Ma, ecco la conclusione di Riccardo Notte: “Nonostante ciò  il fascino del quadrato continua ad esercitare una sua sotterranea influenza anche fra gli sperimentalisti dell’arte elettronica in Italia”.

Le interpretazioni più aderenti alla geometria del quadrato

I 27 artisti autori delle copertine di “Mass Media”, dal 1992, non sono stati scelti, abbiamo detto, tra le avanguardie, ma tra gli stimatori e collaboratori della rivista, con una preferenza per gli epigoni del futurismo, di cui Agnese era studioso ed estimatore, e l’apertura anche all’astrattismo lombardo.

In queste scelte era implicita da un lato l’apertura dinamica del quadrato nel segno del movimento, dall’altro l’introduzione  di materiali particolari e della tecnologia.  Per questo il riferimento al modulo geometrico del quadrato è stato accettato da loro di buon grado, venendo interpretato nel segno della  libertà dell’arte, ammessa espressamente: il  tema indicato è stato quindi trasfigurato, come avvenuto di recente quando agli artisti è stato posto il tema della bandiera,  lo abbiamo visto nella recente mostra al “Sacrario delle bandiere” al Vittoriano “Novanta artisti per una bandiera”; altre mostre per opere  a tema che ricordiamo sono “Mitografie” al Museo Carlo Billotti, ad un certo numero di artisti operanti a Roma fu proposto il tema del mito, e “47 artisti si interrogano sulla memoria”, sulla carta oleata di un prodotto dell’Ente Comunale di Consumo; nella mostra “Contemplazioni” a Rimini, il tema della bellezza non fu scelto per opere originali, ma per selezionare opere esistenti.

Le particolarità di una mostra “unica” e irripetibile

Del “pioniere” Piero Dorazio la copertina e i due bozzetti mostrano quattro quadrati rigorosi, con lati fortemente colorati di grande spessore, ma nel terzo diventano delle onde colorate. Quattro quadrati con un cromatismo intenso nell’intera superficie anche per Luigi Veronesi, di dimensioni crescenti e colori dal nero al giallo, e per Alberto Sartoris, più piccoli  e separati. Di Carlos Cruz Diez il “quadrato degli inganni”, che ricorda Frank Stella e le composizioni verticali di Scully.

La figura geometrica è rispettata ma, per così dire, maltrattata, da  Umberto Mastroianni con l'”Esplosione del quadrato”, dal contorno rigoroso partono schegge in varie direzioni: secondo Renato Barilli “il povero quadrato è afferrato, stritolato, trafitto come da un ragno gigante”, come da Emil Schumacher, che “lo sconquassa, il povero quadrato, lo riduce a un corpo floscio , inerte, imploso su se stesso, ormai incapace di dettar legge”; Antoni Tàpies  lo rispetta ma ne deforma i lati con un segno grossolano, mentre nella “Trasmissione” di Pietro Consagra la forma geometrica subisce la compressione come un soffietto metallico.

Un solo quadrato nero nella “composizione” di Bruno Munari, al centro di rettangoli di altro colore, e così per Albert Ràfols Casamada  in cui è bianco bordato da pennellate blu con dentro segni colorati, mentre di Alberto Burri un rettangolo nero suddiviso in due quadrati. Così per il “Quadrato” di Carla Accardi, percorso da grossi motivi gialli e viola su fondo verde e per il “Quadrato fantasia” di Giulio Turcato che, sempre secondo Barilli, “cercano di rendere vivibile lo spazio quadrato addobbandolo, riempiendolo di delicati motivi decorativi così da nascondere, in definitiva, l’andamento vincolante”

Dalla scomposizione del quadrato fino ai cerchi dell’empireo

La figura geometrica viene scomposta in 4 rettangoli con un quadratino  rosso al centro nel “Quadrato instabile” di Wladimiro Tulli, che presenta anche “Farfalla-notizia”, un quadrato diviso in quattro con tante strisce colorate e il disegno di farfalla che apre la geometria all’immaginazione. Mentre nei “Quadrati” di Guido Strazza sono segnate diagonali e verticali che formano triangoli, operazione portata all’estremo da Carmine De Ruggero, la cui composizione  “Quadrati e triangoli” in effetti contiene solo questi ultimi, sovrapposti in tinte vivaci, inseriti in un riquadro; Carlo Belli presenta “Due quadrati e due triangoli”.  La forma geometrica diviene sempre più libera nella “Composizione” di Carla Prina e nei 5 bozzetti di Renato Barisani, che vanno dai rettangoli alla totale scomparsa del quadrato in un cromatismo violento; mentre Mino delle Site la sottopone a iscrizioni e la moltiplica nei tre bozzetti, Guido La Regina vi iscrive una figura trapezoidale nera.

Una  figura solida, quasi in proiezioni assonometrica, nel “Quadrato” di Michelangelo Conte, e soprattutto nei 5 bozzetti di Oscar Reutersvard, che dalla  “Degradazione  fluttuante” e la “Degradazione in quadrato”, passa alla “Geometria impossibile” fino alla “Foresta di cubi”.

Lasciamo la geometria solida, oltre a quella piana  per l’immersione nella natura con “L’albero dei quadrati” di Daniel Rothbart, sono 4 sul ramo come fiori bianchi,  e con i due bozzetti “Alta quota” di Eduardo Palumbo,  quasi un’aerofuturismo che nella forma geometrica delinea monti e nuvole.

Vogliamo concludere con l’opera di Kenneth Noland, in cui del quadrato c’è soltanto lo sfondo, mentre l’immagine è quella di cerchi concentrici, come un sole blu al centro con intorno tre corone circolari in cui al bianco si aggiunge rispettivamente il rosso, l’arancio e il giallo, fino a una macchia di verde esterna. Ricordiamo che Bruno Munari, nell’affermare che “il quadrato è strettamente legato all’uomo”, ha anche scritto che “il cerchio ha relazioni divine: un cerchio semplice ha rappresentato fin dai tempi antichi e rappresenta ancora oggi l’eternità, non avendo né principio né fine”. Ebbene, l’unione delle due figure nell’opera di Nolan lo esprime visivamente, sembra l’empireo dantesco con il blu del firmamento nella corona centrale, che emette luce divina fino alla piccola macchia verde del mondo terrestre. Intorno il grigio quadrato umano.

Aver proposto questa visione al culmine della sinfonia di quadrati, averci fatto apprezzare i contenuti profondi di forme geometriche davanti ai nostri occhi ma di cui sfugge il significato, è un grande merito della Galleria Nazionale d’Arte Moderna  che ha riportato  sotto i riflettori opere d’arte e di comunicazione così significative corredandole di un’analisi così approfondita. 

Info

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, viale delle Belle Arti, 131. Da martedì a domenica ore 10,30-19,30 (la biglietteria chiude alle 18,45), lunedì chiuso: ingresso mostra-museo, intero  euro 12, ridotto euro 9,50. Tel. 06.32298221; http://www.gnam.beniculturali.it/  Catalogo: “Ventisette artisti e una rivista, Le copertine d’autore di Mass Media”, De Luca Editori d’Arte, febbraio 2014, pp. 144, formato 16,5 x 24, dal Catalogo sono tratte le citazioni del testo. Per gli artisti e mostre citati cfr. i  nostri articoli: in questo sito su “90 artisti per una bandiera”  il 14 e 15 gennaio 2014, Duchamp il 16 gennaio 2014, “47 artisti si interrogno sulla memoria”  il 1° agosto 2013, Mondrian il 13 e 18 novembre 2012,  Echaurren il 23, 30 novembre e 14 dicembre 2012,  Stella  il 29 novembre 2012, e Guggenheim 22 novembre e 11 dicembre 2012, Gabriella Fabbri il 17 dicembre 2012, gli Astrattisti italiani il 5 e 6 novembre 2012, Klee 1 e 5 gennaio 2013, Scully il 7 marzo 2013;  in “fotografare facile.it”  su Rodcenko, 2 articoli il 27 dicembre 2011,  McCurry 2 articoli il 7 gennaio 2012, National Geographic nel 125°, aprile 2014; in “cultura.inabruzzo.it” su  Mitografie il 16 giugno 2009, Contemplazioni il  5 agosto 2009, Giulio Paolini il 10 luglio 2010, Gabriella Fabbri il 1° marzo 2011 e il 22 dicembre 2012, Malevic e il“Realismo socialista” 3 articoli il 31 dicembre 2011.  

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante  alla Gnam alla presentazione della mostra, si ringrazia la Galleria con l’organizzazione e i titolari dei diritti per l’opportunità offerta. In apertura, un gruppo di copertine con  al centro la prima della serie; seguono tre raggruppamenti delle altre copertine