Molina, le sue “Figuras” inquietanti, alla Galleria Russo

di Romano Maria Levante

La nostra “Diego Cerero Molina, ‘Figuras’”  presenta, dal 13 giugno al 4 luglio 2019, alla Galleria Russo una trentina di “figure”, ritratti nella caratteristica espressione pittorica dell’artista, curatrice Maria Cecilia Vilches Riopedre che ha curato anche il Catalogo bilingue italiano-inglese della Manfredi Edizioni. La mostra segue, a staffetta, con la stessa curatrice, “Istanbul”, tenuta nella stessa galleria dal 15 aprile al 5 giugno, con opere dello stesso Molino e di altri 8 artisti.

“Figura con lente d’ingrandimento”, 2018

Ci sono tanti tipi di ritratti e di figure – per usare il termine utilizzato dall’artista nei titoli – ma quelle di Molina sono di certo fuori del comune. Proprio per questo motivo è intrigante cercare di interpretarle. La visione d’insieme di questa inconsueta galleria mostra colori neutri però con vibrazioni che nascono da alcune sottolineature cromatiche, soprattutto di particolari somatici che si manifestano con tratti brillanti.

Ma come è discreto il cromatismo di base, così è all’opposto la forma della rappresentazione e il suo contenuto, linee e contorni deformati, figure inquietanti. C’è un qualcosa, anzi molto, di irridente e sarcastico in quei volti, quasi per lanciare una sfida, con atteggiamenti e situazioni fuori da ogni logica. 

“Due figure”, 2018

Chi vuole sfidare l’autore di queste singolari rappresentazioni?   Non crediamo che la sfida sia rivolta all’osservatore, anche se chi guarda si sente comunque impegnato a trovare una chiave interpretativa; è evidente come quelle figure  esprimano un “sentimento” dell’artista verso il mondo in cui vive, in cui viviamo tutti.

La visione caricaturale dell’artista

Cerchiamo, dunque, di penetrare in questo mondo, che nelle opere dell’artista assume aspetti tra l’ironico e l’allucinato, tra  lo scherzo e la tragedia. Ci torna in mente il titolo di un film, “La tragedia di un uomo ridicolo”,  che ci sembra rendere il personaggio presentato dall’artista nelle sue figure accomunate da un qualcosa che si può esprimere con un aggettivo: grottesco, che unisce tragedia e farsa compresenti.

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“Figura con abito blu””, 2018

A questo punto ci chiediamo cosa possa portare l’artista a una simile visione al contempo partecipe e distaccata. Partecipe perché segue il suo personaggio  nelle situazioni più diverse, e spesso improbabili, distaccato perché non si lascia coinvolgere, quasi lo sorprendesse in atteggiamenti riservati entrando nella sua “privacy”.  Con questa interpretazione sembrerebbe contrastare il fatto che alcune immagini ritraggono il protagonista quasi in posa, ma è solo apparente, si vede  nel suo sguardo l’immediatezza con cui assume un atteggiamento appena si vede al centro dell’attenzione.

Nel parlare del “personaggio” abbiamo semplificato la galleria di volti e figure riferendola ad un unico soggetto, la molteplicità ridotta ad unità; in effetti, nelle sue incarnazioni molteplici, pur non riconducibili a un solo personaggio, c’è l’uomo contemporaneo con le sue anomalie, che la quotidianità e l’abitudine porta a sottolineare,  enfatizzate in modo  paradossale e caricaturale.

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“Figura con mucca” , 2016

Si avverte una metafora reiterata, qualche volta enigmatica ma sempre presente, fin nei dettagli. Alla “tragedia di un uomo ridicolo” nel mondo d’oggi si può aggiungere la dissacrazione del ritratto, genere tradizionalmente praticato a fini celebrativi. Qui è una celebrazione all’inverso, si mettono in evidenza deformazioni esteriori che corrispondono ad anomalie  interiori, elevando la caricatura a genere pittorico, ancora di più di quanto ha fatto Baj con i “generaloni”, e altri artisti con i dittatori. In qualche caso viste  in situazioni al limite della presentabilità.

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“Figura con mucca”, 2017

Le figure negli atteggiamenti più stravaganti

Nella galleria di immagini, la mucca che compare in più  dipinti del 2016-18 dal titolo  “Figura con mucca” – ne abbiamo contati quattro – viene presentata come un retaggio dell’infanzia quando, come ha confidato, “le mucche erano gli animali più grossi del campo e sono state al centro della mia attenzione per molto tempo. E poiché ho capito le cose solo dopo averle dipinte, non ho mi smesso di farlo. Ecco perché hanno una presenza così significativa nel mio lavoro”.

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“Figura con mucca” , 2018

Ma cosa ha capito? Forse la metafora cara all’uomo politico Pierluigi Bersani, di non vedere “la mucca nel corridoio”, cioè una presenza tanto ingombrante quanto spesso colpevolmente ignorata. In una “Figura con mucca” addirittura la cavalca, mentre in altre condivide situazioni improbabili, come una piscina circolare in plastica  e un grande tappeto blu a fiori bianchi, in mano un telefono collegato al muso dell’animale, fino alla mucca che protende il muso verso il personaggio, con due ricevitori telefonici tradizionali, uno dorato, l’altro nero, legati al suo capo da un nastro, senza che corrispondano alle orecchie. Stessa collocazione dei due ricevitori in “Figura con telefono”, 2016, quasi per sottolineare la dipendenza che se ne ha nel mondo d’oggi, ma non si tratta di cellulari.

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“Figura con piante”, 2018

Ci riporta al mondo di ieri il  collare elisabettiano che vediamo in “Dae figure” e “Figura con abito blu”, 2018. Il primo vede il protagonista  assiso su una poltrona dorata, con un cane ai piedi, un cono gelato nella mano destra,  e l’improbabile collare su un vestito  moderno, con tanto di giacca, cravatta e scarpe tirate a lucido. E’ stato interpretato come metafora dell’inversione di ruoli tra uomo e animale, essendo il collare più adatto al cane che invece ne è privo; ma allora come spiegare il collare del secondo dipinto nel quale ma non c’è l’animale?  Forse è una metafora del condizionamento subito anche quando si compie un gesto normale, come mangiare un cono gelato, peraltro dissociato  rispetto alla poltrona dorata in cui siede quasi fosse un trono.

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“Figura con le mani aperte”, 2016

Come la “Figura con pianta”, 2018, con il vestito intorno al quale è avvolto un serto vegetale, è evocativa di un altro contrasto tra l’abito cittadino e la pianta che sembra avvinta “come l’edera”. Altrettanto condizionato, anche se in un viluppo di segno opposto,  “Uomo avvolto in fatture”, 2014, i fogli del meccanografico richiamano ciò con cui si è alle prese quotidianamente in un accerchiamento oppressivo.   “Exiguo II”, stesso anno, in cui mostra le tasche vuote, sembra  la logica conseguenza dell’assedio delle fatture che corrispondono ad altrettanti pagamenti. Una variante di questo atteggiamento la vediamo in “Figura con le mani aperte”, 2016, quasi a mostrare che sono vuote come le tasche, sopra la testa una moneta da un euro quasi come aureola di santità; e in Figura con le mani sopra il tavolo”, 2014, quasi una resa inerme con le mani poggiate, ingigantite dal primo piano, il volto aggrondato sembra confermare questa interpretazione.

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“Figura con nastro adesivo sulla bocca”, 2019

Una diversa serie con le scritte, “Figura con nastro adesivo sulla bocca”, 2019, reca sul nastro  le parole “Precauciòn mantener serrado”, un  avvertimento sulla limitazione della libertà espressiva, altro vincolo che opprime l’uomo contemporaneo, e “Figura con orologio da tasca”  con la scritta “Romper en caso de emergencia”, quasi si potesse fermare il tempo rompendo il vetro dell’orologio; mentre nella “Figura con occhiali” , 2016, si legge “I’m only popolar on the Internet”, e in “Figura. Graffiti Area”, 2018, un viso stravolto con le parole “This Face is a designed” come nel titolo, con la precisazione “By Order National Highways Agency”. Affermazioni, quelle scritte sui due ultimi dipinti,  identitarie della condizione vissuta nell’epoca dei “social network”.

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Figura con orologio da tasca”, 2018

Nessuna scritta ma ingrandimenti che enfatizzano e nel contempo deformano le immagini in “Figura con lente d’ingrandimento”, 2018,  occhio e pugno di grandi dimensioni su un corpo schiacciato, come in un’altra “Figura con occhiali”, 2018, in grande evidenza non sono gli occhiali ma due pugni giganteschi, in contrasto con la figura modesta del protagonista anche se appare corrucciato. Mentre una terza “Figura con occhiali”, anteriore nel tempo perché risale al 2012, mostra un viso  con la bocca spalancata forse nella protesta, e in “Burla”, del 2°17, il volto, sempre con occhiali, è atteggiato a delle boccacce con la lingua fuori e le mani che sventolano intorno alle orecchie.

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“Figura – Graffiti Area”, 2018

Le figure negli atteggiamenti consueti

Questo “diapason” irridente lo poniamo a conclusione della parte della galleria espositiva dedicata a figure dagli atteggiamenti più intriganti e dai contorni più deformati e caricaturali. Ma ci sono anche altri atteggiamenti come  in “Figura sulla poltrona”, 2014,  e “Figura con parrucca  blu”, 2015, “Figura nell’acqua”, 2016, e “Figura con camisa rosa”, 2016-17,  sempre il protagonista “sorpreso” in situazioni particolari, in linea con i titoli. Abbiamo anche ritratti con divise particolari, come “Figura con giacca da torero”  e “Tenente colonnello 2”, entrambi del 2016, spiccano nel buio il primo trasandato, il secondo con la giacca bianca piena di medaglie ma non sembra marziale. C’è  anche la serie di ritratti intitolati “Mad”, tra il 2014 e il 2016, il protagonista, dagli occhi stralunati come del resto molti personaggi ripresi dall’artista, ha una giacca a righe bianche  e nere; e il recentissimo “”Figura con Narguile”, 2019, una delle sue tre opere esposte nella mostra in omaggio a “Istanbul”.

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“Mad IX”, 2014

L’assoluta normalità di atteggiamento la troviamo nell’”Autoritratto”  del 2017, il volto quasi di profilo con espressione intensa e lo sguardo lontano, il sigillo della immancabile deformazione nella mano cui si appoggia la testa ingrandita dal primo piano. Ma c’è un’altra immagine altrettanto sobria, “Autoritratto mentre dipingo”, un omaggio a Pablo Picasso perché evoca la celebre pittura sul vetro nella casa di Villauris del grande maestro suo conterraneo. Anche qui, peraltro, la deformazione non manca, ripresa dall’alto la sua figura appare schiacciata.

Questi autoritratti ci riportano all’ultimo e forse principale interrogativo che pongono  le “figure” mostrate dall’artista nelle situazioni più diverse, in atteggiamenti spesso sconcertanti e con  deformazioni dei loro tratti somatici o di alcuni particolari, generalmente le mani. L’interrogativo riguarda l’identità dei personaggi spesso rassomiglianti, e quindi i riferimenti che suggeriscono.

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“Autoritratto mentre dipingo”, 2019

La curatrice Vilches Rioprede ci dà la sua chiave interpretativa: “Diego è giovane, desideroso di imparare ed esplorare. Le sue tele lo aiutano nella comprensione del mondo che lo circonda. Si ritrae molte volte. E’ lui la figura principale, sia essa folle sia sensata”. In effetti, oltre che in questi Autoritratti, è perfettamente riconoscibile in “Due figure”, l’opera più intrigante commentata all’inizio e in altre senza occhiali. Ma forse anche nelle “Figure con occhiali” resta protagonista. D’altra parte, è stato lui stesso a dire, a proposito delle “Figure con mucca”, di insistere sul tema dal momento che “poiché ho capito le cose solo dopo averle dipinte, non ho mi smesso di farlo”. E’ verosimile che lo applichi anche a se stesso, perciò si dipinge nelle situazioni più diverse. Capire il mondo  attraverso la pittura, può essere anche questo l’insegnamento della mostra di Molina.  

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“Figura con Narguile”, 2019

Info

Galleria Russo, via Alibert  20, Roma. Aperta il lunedì dalle ore 16,30 alle 19,30, dal martedì al sabato dalle ore 10 alle 19,30, domenica chiuso. Tel. 06.6789949, 06.60020692 www.galleriaarusso.com,  Catalogo  “”Diego Cerero Molina ‘Figuras'” , a cura di Maria Cecilia Vilches Riopedre, Manfredi Edizioni, giugno 2019, pp. 88, bilingue italiano-inglese, formato 22,5 x 22,5; dal Catalogo sono tratte le citazioni del testo. Cfr. i nostri articoli, su precedenti mostre tematiche della Galleria Russo con Molina insieme ad altri artisti: in questo sito, su “Istanbul” 15 maggio 2019; in www.arteculturaoggi.com, su “Shakespre in Rome” 25 aprile 2016.

Foto

Le immagini delle opere di Molina sono state riprese da Romano Maria Levante nella galleria Russo alla presentazione della mostra, si ringrazia la proprietà della galleria, con i titolari dei diritti, per l’opportunità offerta; sono riportate, apertura e chiusura a parte, in linea di massima nell’ordine in cui sono citate nel testo. In apertura, “Figura con lente d’ingrandimento” 2018; seguono, “Due figure” e “Figura con abito blu”” 2018; poi, “Figura con mucca” 2016 e ““Figura con mucca” 2017; quindi, “Figura con mucca” e “Figura con piante” 2018; inoltre, “Figura con le mani aperte” 2016, e “Figura con nastro adesivo sulla bocca” 2019; ancora, Figura con orologio da tasca” e “Figura – Graffiti Area” 2018; continua, “Mad IX” 2014, e “Autoritratto mentre dipingo” 2019; infine, “Figura con Narguile” 2019 e, in chiusura, un angolo della mostra, di fronte “Figura con le mani aperte” e a sin. “Figura con mucca” 2016, a dx “Mad IX” 2014.

Un angolo della mostra, di fronte “Figura con le mani aperte”
e a sin. “Figura con mucca, 2016, a dx “Mad IX”, 2014

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