Berlino, la caduta del Muro, rievocata nel ventennale, al Palazzo Incontro

di Romano Maria Levante

Per celebrare nel nostro sito il trentennale della caduta del Muro di Berlino, oltre all’articolo “Berlino, il Muro infranto, a trent’anni dalla sua caduta, alla Sala da Feltre” pubblicato oggi nella data del 9 novembre, ripubblichiamo sempre oggi in questo sito, il presente articolo uscito nel ventennale, il 9 novembre 2009, e gli altri due nostri articoli del 12 e 14 gennaio 2010, “Cortina di ferro, il viaggio della memoria di Monteleone, al Palazzo Esposizioni”, e “Berlino, il culmine del viaggio della memoria di Monteleone, al Palazzo Esposizioni” . Questi 3 articoli furono pubblicati in “cultura.inabruzzo.it (non più raggiungibile).

Klaus Lehnartz, “‘Bernauer Strasse” , Berlino-Berlin 06/1975

cultura.inabruzzo.it – 9 novembre 2009 – Postato in: Rubriche

La mostra “Il Muro di Berlino, The Berlin Wall, Die Berliner Mauer 1989-2009” espone a Roma, al Palazzo Incontro , dal 7 novembre 2009 al 6 gennaio 2010, 75 fotografie, la maggior parte in bianco e nero, sul Muro nelle varie fasi, costruzione, tentativi di superarlo e festoso abbattimento, con il colore che nella parte finale illumina la scena. La mostra, promossa dalla Provincia di Roma nell’ambito del progetto ABC Arte Bellezza Cultura e organizzata da Civita, è a cura di Reinhard Schultz, che ha curato anche il Catalogo trilingue italiano-inglese-tedesco edito da Galerie Bilderwilt.

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Will McBride, “Bernauer Strasse”, Berlino-Berlin 1961

Nel ventennale della caduta del Muro  di Berlino che ricorre il 9 novembre 2009, la mostra è stata promossa  dalla Provincia di Roma e organizzata  Palazzo Incontro, la propria sede espositiva  “per cercare di capire cosa ha rappresentato per la città”, ha detto Paolo Gentiloni delegato alla “Storia e memoria” nella provincia, mentre il presidente Nicola Zingaretti e il sottosegretario ai beni culturali Francesco Maria Giro ne hanno inquadrato il significato epocale.

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Klaus Lehnartz, “‘Bernauer Strasse” , Berlino-Berlin 08/19761

Il Muro di Berlino, dalla nascita alla caduta  

Per quasi tre decenni il Muro di Berlino è stato emblematico del confronto tra i due sistemi, quello comunista all’Est e quello democratico all’Ovest, dopo la divisione in due blocchi dell’Europa sancita dagli accordi di Yalta, e la divisione di Berlino in zone che riproducevano i due blocchi nella città. La parte Ovest, una “enclave” entro la Germania Est, con la sua libertà e il suo benessere non solo rappresentava un termine di confronto insostenibile per il regime comunista, ma diventava una calamita irresistibile che attirava un numero sempre maggiore di persone in un flusso crescente dall’Ovest all’Est.

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Gardi, “Leipziger Platz”, Berlino-Berlin 1964

Di qui la vergognosa chiusura con il Muro che divideva famiglie, amici e comunità e la sanguinosa repressione dei tentativi di superarlo in tutti i modi possibili, dal buttarsi dall’alto degli edifici confinanti – che produsse la muratura delle finestre – allo scavalcamento, dallo scavo di tunnel ai doppi fondi dei veicoli, fino alle mongolfiere, 130 sono state le vittime dei “vopos” posti in 300 torrette di vigilanza, e dotati anche di cani, la terra di nessuno creata con un raddoppio della barriera divenne una “striscia di sangue”.

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Abisag Tullmann, “Kreuzberg”, Berlino-Berlin 1977

Trascorrono 28 anni con questo incubo, finché l”avvento di Gorbaciov al vertice dell’Unione Sovietica creò nuove condizioni di distensione tra Est e Ovest dopo le asprezze della “guerra fredda” e segni di liberalizzazione e di apertura – all’insegna della “perestrojka” e della “gladnost” – colti prontamente dalle popolazioni dei paesi dell’Europa Orientale, in testa la Polonia di Solidarnos con il sostegno di papa Wojtila, e l’Ungheria, fino all’abbattimento delle recinzioni di filo spinato ai confini con Austria e Germania Ovest, che resero insostenibile la chiusura della Germania Est di cui il Muro di Berlino rappresentava l’aspetto più vistoso.

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Klaus Lehnartz, “‘Neukolln”, Berlino-Berlin 08/1981

Dopo manifestazioni popolari sempre più pressanti – le ultime a Danzica e a Lipsia con folle oceaniche che sfidarono  i divieti del regime – una circostanza occasionale rese l’apertura repentina e non graduale, come era nell’intento del nuovo vertice succeduto all’intransigente Honecker dimessosi 20 giorni prima; si intendeva facilitare i permessi per l’Ovest ma sottoponendoli comunque ad autorizzazioni preventive. Si è trattato dell’errore di comunicazione del portavoce delle autorità dell’Est nel rispondere alla precisa domanda di un giornalista italiano che l’apertura sarebbe stata immediata.

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Manfred Uhlenhut, “Muro – Wall – Mauer”, Berlino-Berlin 11.11.1989

La conferenza stampa era trasmessa per televisione per dare conto della riunione decisiva cui il portavoce, peraltro, non aveva partecipato, quindi seguita da tutta la popolazione. Si scatenò all’istante la pressione della gente che si accalcava agli accessi e spingeva per passare, si cercava di creare aperture nel Muro e i giovani vi si arrampicavano per scavalcarlo,  mentre  le guardie di confine non osarono reprimere nel sangue un moto così spontaneo e unanime.  Così la caduta del Muro ancora solo simbolica divenne una festa di libertà.

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Dietmar Katz,”Muro – Wall – Mauer”, Berlino-Berlin 17.11.1989

Per meglio comprendere l’eccezionalità e anche la gravità dell’evento basti pensare che fu seguito direttamente dai sommi vertici degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, i presidenti Bush e Gorbaciov, in contatto telefonico tra loro e con il capo del governo della Germania Ovest Kohl, il quale rassicurò il capo del Cremlino che non ci sarebbe stata alcuna destabilizzazione perchè il flusso inarrestabile da Berlino Est a Berlino Ovest non era uno svuotamento ma alla visita liberatrice seguiva il rientro nelle proprie abitazioni all’Est per la consapevolezza che l’apertura era definitiva. Dopo questa accelerazione, la ruota della storia continuò a girare velocemente, dopo pochissimi anni lo scioglimento dell’Unione Sovietica e in seguito la riunificazione della Germania. La festa di libertà dei tedeschi di Berlino assunse dimensioni continentali.

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Dietmkar Katz, “Potzdamer Platz”, Berlino-Berlin 17.11.1989

La galleria fotografica sul Muro di Berlino

Nel visitare la mostra ci si sente percorsi da un brivido, le immagini rendono il clima da incubo in cui sono vissuti i berlinesi, sono per la più in un bianco e nero fosco e oscuro, soltanto le ultime nel loro colore hanno le luci della festa per la liberazione dall’incubo, il Muro è caduto, metaforicamente prima che materialmente, la gente festeggia. Una mostra ammonitrice, un “memento” più che una celebrazione.

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Dietmar Katz, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor”, Berlino-Berlin, 10.11. 1989

La storia narrata dalle fotografie esposte inizia con la conferenza stampa del 15 giugno 1961 di Walter Ulbricht che dice al microfono: “Nessuno intende costruire un muro”. Prosegue due mesi dopo con la gente dell’ovest sorpresa che sale sulle sedie e protende due bimbi alzandoli con le braccia nella Bernauer Strasse perché guardino al di là mentre lo costruiscono; i lavori cominciarono il 13 agosto fino al completamento dei 43 chilometri della cortina di ferro calata nel corpo vivo della città.

Immagini sempre prese da ovest, come quelle del “Checkpoint Charlie” con la fanciulla bionda in abito bianco tra i “Military Police” alleati nello stesso mese, e del carro armato americano che vigila. Visioni da incubo le due foto a Kreuzberg nel 1962 con il filo spinato sul muro e nel 1977 con il muro rinforzato dal cemento armato e portato a metri 3,60: cambia il muro, non muta la solitudine resa dalla persona che si allontana nell’una, dall’auto sullo sfondo nell’altra, con i due rispettivi autori, Lehnartz e Tullmann, a trasmettere una desolazione di marca felliniana. Un filo di speranza nella foto del 1975, due bambini saliti sul muro nella Bernauer Strasse tra il filo spinato.

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Dietmar Katz, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor
22.12. 1989″

Passano gli anni, siamo nel novembre 1989, ci si arrampica con o senza scale, per lo più sono immagini isolate in bianco e nero, tranne le due foto cult a colori con la gente sul muro in piedi e seduta in primo piano o avendo dietro la Porta di Brandeburgo; poi la folla che si ammassa trattenuta dai soldati. Corale è la fila alla Porta di Brandeburgo, in un bianco e nero che non ha nulla di festoso, sembra una coda per la tessera annonaria.

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Klaus Lenhart, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor”, Berlino-Berlin 11/1989

Le immagini ancora inquietanti della Stasi, la famigerata polizia segreta, un mese dopo la caduta del muro, sono lì a far tornare l’incubo. Immortalata la donna che infila la testa in un grande buco praticato nel muro per guardare al di là, quasi che nel gennaio del ’90 si fosse ancora increduli. C’è anche ben visibile la larga apertura praticata a picconate, una sorta di breccia di Porta Pia berlinese.

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Klaus Lehnartz, “Postdamr Platz, Berlino-Berlin, 12.11.1989″”

Perché “l’abbattimento ufficiale, ricorda Reinhard Schultz, curatore della mostra, fu iniziato il 13 giugno 1990 nella Bernauer Strasse”: la strada con i bimbi sollevati in alto per vedere, quella dove due bambini sono saliti sul muro, la strada dove sono rimaste le poche tracce del muro.

La visita di Reagan del novembre 1990 alla Porta di Brandeburgo ingabbiata da un’impalcatura evoca i lavori in corso della nuova Germania. Il bianco e nero resta, è la chiave della mostra: rivivere l’incubo per non dimenticare. Ritroviamo il colore nell’urna al centro della sala, con un frammento di muro colorato dai graffiti in rosa e celeste.  Per i ventotto anni di buio cupo questi colori delicati esprimono l’anelito di libertà.

Klaus Lehnartz, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor”, Berlino-Berlin 11/1989

Info

Palazzo Incontro, via dei Prefetti, 22 Roma. Catalogo “”Il Muro di Berlino, The Berlin Wall, DieBerliner Mauer 1989-2009” , a cura di Reinhard Schultz, edito da Galerie Bilderwilt 1989, trilingue italiano-inglese-tedesco, pp. 80, formato 21 x 29. Cfr. i nostri due articoli che usciranno in questo sito prossimamente, nel gennaio 2010, sulla mostra fotografica programmata presso il Palazzo Esposizioni per dicembre-gennaio 2010, di Davide Monteleone il quale racconta per immagini il suo “viaggio della memoria” lungo “La linea inesistente” dell’ex Cortina di ferro, che culmina a Berlino, cui dedicheremo il secondo articolo.

Foto

Le immagini sono state riprese dal Catalogo, si ringrazia l’Editore, con i titolari dei diritti, per l’opportunità offerta. Sono inserite, a parte quella di apertura, in ordine cronologico, dal 1961 al 1989. In apertura, Klaus Lehnartz, “‘Bernauer Strasse, Berlino-Berlin” 06/1975″; seguono, Will McBride, “Bernauer Strasse,” Berlino-Berlin 1961, e Klaus Lehnartz, “‘Bernauer Strasse”, Berlino-Berlin 08/1961″; poi, Gardi, “Leipziger Platz” 1964, e Abisag Tullmann, “Kreuzberg”, Berlino-Berlin 1977; quindi, Klaus Lehnartz, “‘Neukolln”, Berlino-Berlin 08/1981″, e Manfred Uhlenhut, “Muro – Wall – Mauer”, Berlino-Berlin 11.11.1989″; inoltre, Dietmar Katz,”Muro – Wall – Mauer, Berlino-Berlin 17.11.1989″ e “Potsdamer Platz” 17.11. 1989″ ; ancora, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor” , Berlino-Berlin, 10.11. 1989, e “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor” , Berlino-Berlin, 22.12. 1989, continua, Klaus Lenhart, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor, Berlino-Berlin 11/89, e “Potzdamer Platz” Berlino-Berlin 12.11.1989; infine, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor”, Berlino-Berlin 11/1989, e “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor”, Berlino-Berlin 12/1989 .

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Klaus Lenhartz, “Porta di Brandeburgo- Brandeburger Tor”, Berlino-Berlin 12/1989″”

1 Commento

  1. Lorenzo

Postato novembre 9, 2009 alle 11:51 AM

Interessantissimo!
Per completare l’argomento invito a dare un’occhiata al mio blog, dove alla pagina “RDT (Germania Est)” c’è una ricca galleria di foto ad alta definizione, raffiguranti i confini berlinesi anche nel periodo “pre-muro” 1950-1961.
Saluti cordiali!

12 risposte su “Berlino, la caduta del Muro, rievocata nel ventennale, al Palazzo Incontro”

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