16^ Quadriennale di Roma, 2. Un caleidoscopio dell’arte contemporanea italiana

Dopo i due articoli di presentazione della 17^ Quadriennale di Roma, in programma tra il 29 ottobre e il 17 gennaio 2020, sugli incontri di febbraio al Tempio di Adriano e di luglio 2020 al MiBACT, per far entrare sin da ora nello spirito e nel clima della mostra, ripubblichiamo in sequenza dal 21 al 25 luglio 2020 il servizio in 5 articoli sulla 16^ Quadriennale, svoltasi dal 13 ottobre all’8 gennaio 2017, uscito in www.arteculturaoggi.com tra giugno e novembre 2016.

di Romano Maria Levante

Al Palazzo Esposizioni, dal 13 ottobre 2016 all’8 gennaio  2017, la 16^ Quadriennale di Roma con la mostra “Altri tempi altri miti” presenta 150 opere di 99  artisti  italiani contemporanei, scelti dagli 11 curatori  di 10  sezioni imperniate su temi specifici di cui hanno spiegato le motivazioni nel Catalogo e, ancora prima, nella presentazione della mostra avvenuta il 6 giugno in un incontro al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel quale il presidente della Quadriennale Franco Bernabè espose i criteri del rilancio dopo otto anni di assenza e il ministro Dario Franceschini ne delineò gli importanti sviluppi futuri. E’ stata oganizzata dalla Fondazione della Quadriennale e dall’Azienda speciale Expo che gestisce il Palazzo Esposizioni con il commissario Innocenzo Cipolletta,  hanno curato il Catalogo e partecipato alla copertura finanziaria  insieme al MiBACT.  L’ENI è il “main partner”, ed è presente con una installazione permanente, la BMW  “partner” con la “BMW Art Car” di Sandro Chia. 

Una mostra inedita e insolita, sorprendente e sconvolgente:  sono i primi aggettivi che ci vengono in mente per definire una manifestazione che torna dopo otto anni in modo innovativo. Il suo presidente Franco Bernabè  si è chiesto se valeva la pena di mantenere la Quadriennale, in un’epoca in cui l’arte contemporanea passa per tanti rivoli, dalle gallerie ai musei, dalle fondazioni alle fiere, mentre lo Stato non può nè deve continuare ad essere il “deus ex machina” che promuove e assiste una realtà sociale sempre più complessa e multiforme, e  per questo tende a ritirarsi in nome della sussidiarietà.  Ma subito dopo  ha detto: “La risposta sta nell’accresciuta consapevolezza del ruolo che la creatività svolge come strumento di valorizzazione dell’identità nazionale e di come essa possa rappresentare un formidabile strumento di crescita per un paese come l’Italia”.

Dalle ragioni della presenza al  rilancio in  laboratorio permanente

Possiamo aggiungere che in tal modo si salvaguardia e si valorizza anche lo sterminato patrimonio artistico del passato impedendo che diventi un giacimento culturale senza vita e senza futuro, e ciò  con il moltiplicarsi di iniziative, il fiorire di talenti, per l’affermarsi su tale base di un’arte senza confini temporali e spaziali.

“L’identità culturale di una nazione  appare oggi come un patrimonio collettivo da trasmettere nella sua sedimentazione temporale e da rendere parte viva in processi pubblici di confronto tra visioni del mondo e gruppi di interesse geopolitici se non economici”, afferma  Bernabè  nell’illustrare i suoi propositi di rilancio della Quadriennale. Nell’epoca della globalizzazione, che ha stravolto tutti i termini di riferimento, anche “l’esistenza di una specificità italiana in campo artistico richiede di essere reinterpretata in termini adeguati alla contemporaneità”.  In una realtà così mutevole e inafferrabile, che nel campo dell’arte è ancora più erratica e indefinibile, “missione della Quadriennale non è quella di indicare la strada dell’arte contemporanea italiana ma di farla conoscere e di agire da catalizzatore dell’energia espressa da tutti coloro che ne fanno parte”.

Quindi nessun indirizzo o corrente artistica viene privilegiato e neppure delineato, si impegna un’istituzione benemerita ma a lungo assente come la Quadriennale di Roma  in un progetto di rilancio dell’arte contemporanea italiana a partire dal territorio romano con il concorso dei soggetti che vi operano, dai musei e gallerie alle fondazioni private,  chiamati a “contribuire all’inventario di protagonisti e di idee che concorrono a formare l’arte italiana in questo avvio di secolo”.   

Sono i motivi  che non solo spiegano  il ritorno della Quadriennale dopo otto anni, ma anche il rilancio  dell’istituzione come fulcro di un’attività  di promozione  con l’adesione dei privati e la messa in campo di energie, competenze e mezzi adeguati alla diffusione anche a livello internazionale con il concorso del Ministero degli Esteri attraverso gli Istituti italiani di cultura nei principali paesi del mondo.

Il Miniatro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini è il primo promotore di  tale rilancio, per il quale ha scelto Bernabè in quanto  manager sperimentato, a lungo al vertice di multinazionali come l’Eni e la Telecom,  imprenditore di un proprio gruppo operante nella consulenza strategica, nella finanza e nella telematica,  e già presidente delle più grandi istituzioni museali quali la Biennale di Venezia e il Mart di Rovereto  fino all’Azienda Speciale Palaexpo di Roma da cui ha gestito, nel periodo della sua presidenza,  il Palazzo delle Esposizioni, dove si svolge la mostra, e le Scuderie del Quirinale; è l’attuale presidente, oltre che della Quadriennale, della Commisssione per l’Italia dell’Unesco, che ne prmuove e diffonde  nel nostro paese i programmi culturali.

Si tratta di un  rilancio del quale la mostra è soltanto un avvio che proseguirà  in una forma ancora più impegnativa e coinvolgente, come ha detto il ministro: “La Quadriennale torna così ad assolvere il  ruolo che le è proprio nelle politiche culturali nazionali. Un ruolo che presto avrà una continuità permanente grazie agli spazi dell’Arsenale Pontificio, complesso settecentesco situato sulle rive del Tevere a ridosso di Porta Portese”.

La Quadriennale ne farà “un centro per la formazione e la sperimentazione nel campo delle arti contemporanee”,  nei  1200 metri quadri  dell’Arsenale recuperato nell’ambito del Piano Strategico Grandi progetti Culturali  realizzerà aree per attività sperimentali e laboratori di restauro del contemporaneo, atelier per residenze d’artista e foresterie per soggiorni di studio dei curatori.  Molto di più di un incubatore  culturale, potrà divenire una grande bottega del  contemporaneo.

Intanto ecco il primo passo, la mostra della 16^ Quadriennale di Roma,  che vogliamo traguardare in questa ambiziosa prospettiva. E’ una grande esposizione che permette di coglierne le premesse  e le implicazioni, la complessità e la difficoltà operando in un campo tutto da decifrare. E quanto sia arduo  muoversi su questo terreno magmatico lo vediamo nel visitare una mostra piena di sorprese.

Bernabè precisa che non si è organizzata una “mostra a tesi”  attraverso un curatore scelto dalla Fondazione, ma si è voluto che “emergesse la complessità delle riflessioni attuali, se possibile anche gli sbandamenti e la difficile ricerca di un’identità”, dato che “la chiave del mondo contemporaneo è la precarietà e la mancanza di certezze”, e la mostra ne è espressione evidente. Di qui il “call for project”  rivolto alle generazioni più giovani  che ha portato alla scelta degli 11 curatori i quali hanno selezionato 99 artisti intorno a temi da loro ideati. C’è stato un sentire comune che ha portato alla ricerca di radici all’interno della diversità italiana, attraverso un tavolo di confronto per “mettere a fuoco, in chiave dialettica, le principali divergenze e le possibili intersecazioni”, nel quale è stato concordato il titolo della mostra in omaggio a Pier Vittorio Tondelli,  quale interprete della modernità.

La creatività è la forza distintiva del nostro paese, espressa nelle varie epoche storiche “in modo diverso, ma sempre con risultati sorprendenti”.  E non ci si nasconde che l’arte contemporanea risulta spesso indecifrabile ai più, ostica al grande pubblico,  perciò ci si preoccupa  di trasmettere il messaggio che “non è un mondo incomprensibile e bizzarro riservato a esperti e a collezionisti”; e per questo nel periodo della mostra sono coinvolte le scuole in chiave didattica.   

L’iceberg della contemporaneità rivelato dalla Quadriennale

Ciò premesso, non sappiamo se è la punta di un iceberg tutto da scoprire o  la parte sommersa nella sua attuale estensione, ciò che la mostra della 16^ Quadriennale rivela ai visitatori. Di certo dà un’immagine sconvolgente dell’arte contemporanea, e potrebbe trattarsi ancora solo di una parte del sommovimento che viene allo scoperto. Ne viene investito il concetto stesso di arte, nelle sue espressioni più avanzate, perché si va ben oltre la modernità delle  correnti che conosciamo: la pop art e il minimalismo, e ancor più l’astrattismo e il “ready made”  diventano classici quasi tradizionali largamente sovvertiti.  

Irrompe un tourbillon di forme espressive non solo non classificabili nei generi del passato, pittura e scultura in testa – e questo è del tutto naturale e avviene ormai regolarmente –  ma sfuggenti e indeterminate, adottate soltanto in via transitoria in funzione di un determinato obiettivo, come dissolvenze inafferrabili che appaiono e scompaiono per poi riapparire. Forme nelle quali si trovano anche i video di dibattiti e simili che il curatore classifica opere d’arte in quanto contributi validi per il  tema specifico prescelto, come per  gli oggetti comuni del “ready made” di Duchamp; dinanzi alle quali viene da chiedere se restano opere d’arte anche al di fuori della collocazione temporanea nella sezione tematica.

Se l’arte può essere vista anche come anticipazione del futuro in quanto fa venir fuori i fermenti nascosti, possiamo dire che la 16^ Quadriennale svolge questa funzione proiettandoci in un mondo di cui non siamo ancora del tutto consapevoli  pur essendovi già entrati. E’ il mondo della complessità e della estraniazione dato dalla globalizzazione nell’economia e nella società, di cui si intravedono gli effetti più vistosi in termini fisici nelle migrazioni epocali, e in termini mediatici nel villaggio globale di Internet, che nel Web sconfinato tutto  amplifica e nel contempo dissolve.

Ebbene, è questa l’impressione che si prova  al primo contatto con la mostra,  girando per le varie sezioni in una iniziale visione d’insieme, senza altro intento che quello di vedere lo spettacolo davanti agli occhi da una sala all’altra; si ha l’immagine del futuro, in un caleidoscopio di emozioni che prendono la vista e l’udito, e non sono riconducibili a processi logici, bensì a impulsi sensoriali.

Quanto più ciò che si vede o si sente è lontano dalle attese e dalla  capacità di comprensione, tanto più,  proprio per questo, è lo specchio del  futuro  che è già nel presente e in quanto tale  affascina e sgomenta nello stesso tempo.  Affascina per la molteplicità di stimoli che colpiscono i sensi in modo inusitato, sgomenta per il suo carattere erratico e incontrollato, fuori da schemi e regole.

Si sente di aver perduto ogni riferimento sicuro, cessano le certezze nell’arte e nella vita, tutto è lasciato alla spinta incontenibile di un’ispirazione che si esprime senza confini, in un estraniamento indecifrabile. E questo avviene anche se l’ispirazione nasce da motivi vivi  e presenti, addirittura dichiarati, che muovono una reazione o ribellione  condivisibile, ma poi l’espressione visiva diventa un  qualcosa che riesce arduo sia identificare in una  forma d’arte sia ricollegare alla matrice di origine.

Del  futuro,  la mostra disvela prodromi ed aspetti che risultano inquietanti se si pretende di analizzare, verificare, interpretare; mentre sono appaganti dal punto di vista spettacolare perché la visita alla mostra è un giro vorticoso in un ottovolante di sensazioni e, lo ripetiamo, di emozioni.

Non è possibile passare in rassegna le 99 opere in mostra  seguendo i criteri tradizionali, d’altra parte nulla di tradizionale resta valido dinanzi all’impetuoso e prorompente salto nel futuro, sono tante le forme espressive e soprattutto tanti i riferimenti resi espliciti da richiedere una fruizione diretta non surrogabile. Ma si può compiere un’operazione che sembrerebbe impossibile dopo quanto si è detto: ripercorrere l’itinerario creativo non delle opere dei singoli artisti ma dei raggruppamenti nelle dieci sezioni realizzati dai curatori.  I quali sono stati prodighi nel rendere espliciti i motivi, più che i criteri, informatori della scelta di ciascuno imperniata su una propria idea forte intorno alla quale ha riunito un  gruppo di  artisti; l’insieme delle 10  idee forti con i 99  artisti in cui si sono riconosciute  ha portato alla mostra.

Se si pensa all’indefinibilità di tante opere di arte contemporanea, spesso “Senza titolo” perché neppure l’autore sa o vuole dare loro un soggetto, diventa un ossimoro intrigante riferirle o volerle ricondurre addirittura a un motivo preciso,  reale o ideologico che sia. Un ossimoro tradotto nella pratica in  altre opere di viva contemporaneità, questa volta non frutto del talento degli artisti espositori, ma della  complessità argomentativa e dialettica dei curatori ciascuno dei quali  ha spiegato le proprie motivazioni  inerenti al tema prescelto componendo una sorta di psicodramma collettivo di impronta teatrale.

Lo abbiamo vissuto nella presentazione orale al Salone del Ministero dei Beni culturali svoltasi il 6 giugno, lo riviviamo in forma più meditata e analitica nei capitoli del Catalogo dedicati alle singole sezioni affidati alla loro curatela, per poi confrontarci con la realtà vivente della mostra, che va al di là delle interpretazioni, pur se autentiche, di coloro che hanno selezionato e riunito  le opere esposte dei 99 artisti prescelti.

Della presentazione al MiBACT abbiamo già detto a suo tempo manifestando l’attesa e la curiosità di vedere come i propositi dei curatori  sarebbero stati messi in pratica calando nella realtà le loro idee e ideologie addirittura attraverso opere di artisti contemporanei che della creatività libera da sollecitazioni esterne fanno un credo irrinunciabile.  Una quadratura del cerchio  superare tale  contraddizione, anche se va considerato che le opere non sono state prodotte su commissione per il tema assegnato, ma scelte ex post secondo una linea guida, quindi nulla di preordinato dalla parte degli artisti.

L’aspetto inafferrabile e intrigante, spesso irridente della contemporaneità, tanto più nell’arte, viene messo a dura prova con la finalizzazione delle opere a un tema preciso, laddove la loro indecifrabilità  rifugge da qualsiasi classificazione: come opere singole e tanto più come insieme di opere. Ma la contemporaneità agisce con le stesse ineffabili caratteristiche pure nei curatori, che si cimentano  nelle acrobazie più spericolate pur di  riuscire nel proprio intento, anche se con le loro ardite interpretazioni rischiano di entrare in concorrenza se non in contrasto con la libera espressione degli artisti.

La sfida dell’arte contemporanea nel futuro laboratorio della Quadriennale

Ci troviamo dinanzi a una sfida che potrà avere un seguito nel futuro laboratorio di arte contemporanea annunciato dal Ministro Franceschini. Anche l’arte contemporanea si potrà ricondurre a moduli espressivi che con le molteplici possibilità rese dai nuovi materiali e soprattutto dalle nuove tecnologie, visive e mediatiche, informatiche e telematche,  pur nella loro inafferrabile e incontenibile creatività riescano ad esprimere le pulsioni e le angosce, le speranze e le attese di una mondo alle prese con un futuro sempre più difficile da dominare, proprio quando le possibilità sembrerebbero  accrescersi a dismisura.

Nello stesso Palazzo Esposizioni, oltre sei anni fa, la mostra “Astri e particelle” ci diede una sensazione analoga alla mostra attuale: allora si trattava di avveniristiche presentazioni scientifiche, spesso impenetrabili, oggi si tratta di opere d’arte contemporanea altrettanto avveniristiche e non meno impenetrabili. Del resto l’arte e  la scienza, in particolare la scienza teorica moderna  le cui  visioni utopistiche  hanno superato la concezione tradizionale legata alla verifica sperimentale, hanno in comune di essere alimentate dalla creatività, e che creatività! La teoria dei “multiversi”, per citare una delle molteplici visioni  astronomiche e cosmologiche,  è sconvolgente  non meno delle installazioni di arte contemporanea più ardite.

Ma  è il futuro nel quale stiamo già entrati ad essere sconvolgente.  E l’arte contemporanea come sua espressione ed anticipazione ci aiuta a convivere con una realtà che non finirà mai di sorprenderci, in un impatto visivo  che spiazza perché indecifrabile e spesso inimmaginabile;  e non ponendosi limiti ci prepara a ben altri traumi di crescita, anche nella vita.

Al presidente della Quadriennale si presenta una vera sfida, perché un laboratorio di arte contemporanea come quello preannunciato dal ministro Franceschini nei grandi spazi settecenteschi del vecchio Arsenale pontificio pone non pochi problemi. La creatività senza limiti  dove potrà arrivare?  Si potranno escludere approcci banali che non sembrano propriamente artistici, e ne vediamo anche nella mostra, e approcci tanto fuori del comune da surclassare in modo intollerabile l’accettabilità?  Le capacità di Berrnabè, sperimentate ai più alti livelli in campo imprenditoriale e manageriale e applicate all’arte nelle massime sedi espositive, saranno messe alla prova allorchè si troverà alle prese con tali interrogativi.

Descriveremo prossimamente,  nel  racconto della visita alla mostra, le opere esposte in relazione all’intitolazione tematica  data alle singole sezioni, cercando di penetrare nell’intrigante ossimoro che abbiamo evocato.

Info 

Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194, Roma. Tutti i giorni, tranne il lunedì chiuso, apertura ore 10, chiusura ore 20 prolungata alle 22,30 il venerdì e sabato. Ingresso:  intero euro 10, ridotto euro 8, riduzioni per studenti e scuole, biglietteria aperta fino a un’ora prima della chiusura della mostra.  http://www.quadriennale16.it..catalogo/  Catalogo “Q’ 16^ Altri tempi altri miti, Sedicesima Quadriennale d’arte”,  La Quadriennale di Roma e Azienda Speciale Palaexpo, ottobre 2016, pp. 278, formato 23,5 x 30,5. I successivi 2 articoli sulla mostra usciranno in questo sito il  27 ottobre e il 1°  novembre 2016; seguiti da un articolo su curatori il 29 novembre; l’articolo di presentazione è uscito il  26 giugno 2016. Su correnti e artisti connessi cfr. i nostri articoli: in questo sito, per  Pop Art, espressionismo astratto, minimalismo, ecc., nella Phillip Collection 12, 18 e 27 gennaio 2016, nell’arte emericana in generale 31 maggio 2013, nelle collezioni del Guggheneim  22, 29 novembre, 11 dicembre 2012,  per l’astrattismo italiano 5 novembre 2012, per  Duchamp e il “ready made”  16 gennaio 2014; nel sito “cultura.inabruzzo.it”,  per il surrealismo e il dadismo 6, 7 febbraio 2010, per la mostra “Astri e particelle” citata 12 febbraio 2010, tale sito non è più raggiungibile, gli articoli saranno ricollocati.

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante nella mostra al Palazzo Esposizioni, o tratte dal Catalogo, si ringraziano la Fondazione della Quadriennale e l’Azienda Speciale Palaexpo per l’opportunità offerta. Viene riportata un’immagine per ogni sezione, nell’ordine in cui le sezioni saranno commentate nei due articoli successivi. In apertura, Davide Stucchi, “Heath Dispersion (Mattia and Davide)”, 2916; seguono,  Invernomuto, “Motherland”, 2014, e  Adelita Husni-Bey, “After the Finish Line”, 2015; poi, Alessandro Balteo-Yazbeck,“CBS da Fortune Magazine (1949-51)” dalla serie “Know Your Company”, 2011-2015, e Maria Iorio-Raphael Cuomo, “Appunti del paesaggio”,  still video HD 2014-2016; quindi, Martino Gamper, “Back to Front Chair (Single)”, 2011-2016, e Marzia Migliora, “Stilleven # 01″, 1993-2015; inoltre, Michele Spanghero, “Listening is Making Sense”, 2012, e  Martino Gamper, “Sonet Butterfly, # 10”, 2006, parte di “100 Chiairs in 100 Days”, 2005-2007; ancora, Quayola, “Laocoon # D20 Q1”, 2016, e Federico Solmi, “His Angry Lord”, in video LED, 2015; infine,  una visione particolare e,  in chiusura,  un’altra opera della mostra.

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