25 luglio 1943, ne parlano “quattro amici al bar” su FB

di Romano Maria Levante

E’ l’8 settembre, 80 anni fa l’armistizio con la fine della “guerra fascista”, ma non degli inenarrabili tormenti, con l’inizio di una nuiova fase confusa e segnata da eccidi, con l’occupazione tedesca, la continuazione della guerra al Sud dei tedeschi contro gli eserciti sbarcati divenuti nostri “alleati”, al Nord dei “repubblichini” con i tedeschi contro i partigiani. Un anniversario da ricordare e non celebrare come invece si dovrebbe celebrare il 25 luglio che ha segnato la fine del regime fascista. Invece l”80° anniversario del 25 luglio 1943 è passato assolutamente inosservato, non solo dalle istituzioni e dalle organizzazioni politiche di ogni oriuentamento, ma anche dai media, televisione in particolare, con l’ececzione giornalistica in particolare di “Repubblica” – e non so se anche altri – che ha pubblicato un ampio servizio. Ma niente celebrazioni, comunque, eppure c’è stata la svolta epocale della fine del regisme fascista con l’arresto e la “deportazione” di Mussolini, la devastazione delle sedi fasciste con l’abbattimento di statue e busti di Mussolini dalla folla esultante. E’ vero che le speranze della fine di tante sofferenze furono frustrate, come già accennato, dopo l’amistizio dell’8 settembre ci fu l’occupazione nazista del Paese, l’insediamento a Salò della Repubblica Sociale Italiana con a capo Mussolini – fatto liberare da Hitler a Campo Imperatore sul Gran Sasso dove era recluso – un regime fantoccio sotto stretto controllo dei nazisti; il trasferimento a Brindisi del nuovo governo italiano con la “fuga di Pescara” del Re e dei governanti si aggiunge a un quadro così tormentato. Di questo parlano i “quattro amici al bar” in Facebook – tra cui noi stessi che abbiamo lanciato una “provocazione” il 26 luglio subito raccolta – in una animata discussione con 21 post dal 26 luglio al 12 agosto . Riteniamo utile pubblicare l’intero scambio di opinioni dinanzi al vuoto informatico e al silenzio assordante, inserendo illustrazioni per far rivivere le fasi convulse da cui sono derivati gli sviluppi successivi.

Il Gran Consiglio del Fascismo

& Friends

·  Romano Maria Levante

Ieri, 25 luglio 2023, è stato l’80° anniversario della caduta e fine del regime fascista avvenuta il 25 luglio 1943 con l’arresto di Mussolini, che il Re destituì da capo del governo nominando al suo posto Pietro Badoglio. Mussolini gli aveva portato a Villa Savoia i risultati della votazione nella notte precedente dell’O.d. G. Grandi al Gran Consiglio del Fascismo che lo aveva sfiduciato per l’andamento disastroso della guerra, c’era stato poco prima lo sbarco degli alleati in Sicilia . Nei Tg di ieri, come nei talk show, nemmeno una citazione della ricorrenza, come nessuna celebrazione, manifestazione pubblica o altro, nulla di nulla. Eppure si trattava di celebrare gli 80 anni dalla “liberazione” dal fascismo, come il 25 aprile si celebra la ricorrenza della “liberazione” dall’occupazione tedesca e dalla guerra – avvenuta poco meno di due anni dopo, nel 1945, mentre il regime era finito nel 1943 – e lo si fa nel modo solenne che sappiamo, con la giornata di festività nazionale. Il 25 luglio 1943 esplose l’esultanza popolare per la fine del regime, le piazze festanti, le sedi fasciste devastate con i documenti gettati al vento, le statue e i busti del Duce divelti, mentre Mussolini imprigionato veniva portato prigioniero lontano da Roma. Non meritava di essere ricordato questo dopo 80 anni? Che venga ignorato dai nostalgici del fascismo lo si può capire… dei monarchici si è persa ogni traccia, ma le Istituzioni? E soprattutto, perchè il silenzio assordante degli antifascisti sempre pronti e agguerriti, mentre 80 anni fa esplosero in modo così vistoso? Ho posto delle domande, non mi posso dare anche delle risposte, non siamo a “Mezzanotte e dintorni” con Marzullo…..

L’arresto di Mussolini all’uscita dall’udienza con il Re in un disegno

 ·  Gelasio Giardetti

Caro Romano, hai proprio ragione, l’anniversario della defenestrazione di Benito Mussolini, che tanti dolori e lutti aveva causato all’Italia, meritava di essere ricordato e celebrato dalle nostre Istituzioni come una data fondamentale che aveva messo fine al potere assoluto di un dittatore che si era illuso di governare il mondo insieme al suo degno compare Adolf Hitler.

·  Tonino Bonavita

Romano amico carissimo, purtroppo come certamente sai la cultura storica degli italiani soprattutto di centro sinistra che dovrebbe manifestare ed esultare per questa indimenticabile ricorrenza in tutte le piazze ‘Italia ha gravemente taciuto facendo un favore grande al governo fascista che certamente ne ha goduto.

Una riconoscenza al giornale Repubblica che ha pubblicato in 3 pagine minuziosamente la cattura, l’arresto di Mussolini su ordine del Re in persona e la fine della dittatura fascista

Anch’io sono rimasto dispiaciuto.

Grazie.

·  Anna Renzi

Pienamente d’accordo: la memoria storica è volutamente corta e le nuove dittature avanzano facilmente senza grosse opposizioni…

L’inizio dei festeggiamenti per la fine del regime fascista, la prima di 7 immagini

·  Romano Maria Levante

Una settimana fa, nell’80° anniversario del 25 luglio 1943, ho condiviso il ricordo della caduta di Mussolini fatto arrestare dal Re dopo la sfiducia del Gran Consiglio del fascismo con la nomina di Badoglio a capo del Governo che segnò la fine del regime. E mi sono posto la domanda, che giro ancora a chi è interessato al tema, sul perché del silenzio assordante non solo delle istituzioni, ma anche e soprattutto dagli antifascisti, compresi quelli di professione, per così dire, come l’Anpi il cui presidente della sezione di Viterbo il 25 aprile scorso si è perfino rifiutato di stringere la mano a Sgarbi sottosegretario alla Cultura nelle celebrazioni della Liberazione. La risposta sulla scarsa memoria storica degli italiani di alcuni commenti non mi sembra dia una spiegazione convincente perché le ricorrenze vengono onorate eccome, e non serve citarne degli esempi noti a tutti. E allora ripropongo la mia domanda sul perché soprattutto l’antifascismo militante ignora tale data fatidica, disposto a dare una mia risposta dopo aver conosciuto quelle degli amici.

·  Agostino Nori

Io credo che alle nuove generazioni anni 80 in poi l’antifascismo non interessa minimamente…in quelle dei miei genitori (anni 60) l’antifascismo non solo non è mal visto ma anche denigrato in quanto molti sognano un ritorno a quel tipo di stabilità..…

La folla plaudente, c’è anche l’immagine del Re

·  Romano Maria Levante

Mi riferisco al mio post iniziale del 25 luglio. Ha ragione Agostino, l’antifascismo sembra non interessare e ne dà conferma il fatto che soltanto lui nell’intera settimana trascorsa dal mio post successivo ha risposto alla domanda del perché è passato inosservato l’80° anniversario della caduta di Mussolini con la fine del regine fascista nel nostro paese, dopo generici accenni alla memoria storica corta degli italiani. Ma c’è un antifascismo di professione, per così dire, lo stesso che utilizza l’accusa di fascismo come arma politica. Ed è a questo antifascismo che si rivolgeva la mia domanda: perché non viene celebrato e neppure ricordato il momento così dirompente della defenestrazione e arresto di Mussolini da parte del Re e il nuovo governo Badoglio, mentre il fascismo si dissolveva? Ho detto che avrei fornito la mia risposta e mantengo la promessa. Io penso che l’evento del 25 luglio 1943 viene ignorato perché viene spostato in avanti di quasi due anni, al 25 aprile 1945. In questa ricorrenza viene proclamato con clamore ogni anno, nella festa nazionale e non soltanto nelle cadenze decennali, con la liberazione, l’abbattimento del regime a quella data. E questo perché a quella data c’erano anche gli antifascisti e i partigiani che hanno meritoriamente combattuto contro gli occupanti tedeschi e contro il ridotto fascista della Repubblica sociale italiana arroccata nel Nord a Salò del tutto avulsa dal resto del territorio nazionale dove il fascismo di fatto non esisteva più. Soltanto così gli “antifascisti” possono dire di avere “abbattuto” il fascismo, perché il 25 luglio 1943 i partiti antifascisti erano fuori gioco e ancora non era nata la Resistenza con i Partigiani insorti dopo la dissoluzione del regime avvenuta per il voto del Gran Consiglio del fascismo e soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre. Invece, celebrando il 25 luglio 1943 verrebbe riconosciuto che il regime è imploso al suo interno con l’approvazione dell’O.d.G. Grandi che sfiduciava Mussolini e dava al Re la possibilità di destituirlo, come avvenne nella stessa giornata nella quale fu anche arrestato. Con questo non vengono ridotti i meriti della Resistenza e dei Partigiani, ma doverosamente precisati: la loro battaglia contro gli occupanti tedeschi è stata un aiuto prezioso agli alleati, ai quali però va il merito prevalente di aver liberato l’Italia, con i 90 mila giovani americani morti nella campagna d’Italia seppelliti in quasi 50 cimiteri di guerra sparsi nella penisola, e questo non viene ricordato come si dovrebbe il 25 aprile a causa della celebrazione dell’abbattimento del fascismo tanto inappropriata da diventare di comodo. La festa nazionale del 25 aprile fu istituita all’art. 1 del decreto del 22 aprile 1946 n.185 con questa motivazione:”A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1945 è dichiarato festa nazionale”; e anche lo sciopero generale dichiarato quel giorno dai sindacati fu “contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Nessun riferimento al fascismo nel decreto, solo per la guerra nello sciopero. Le manifestazioni di giubilo del 25 aprile 1945 furono infatti essenzialmente per la fine della guerra e in omaggio agli alleati, mentre le esplosioni di gioia per la fine del regime, con la distruzione delle statue e dei busti di Mussolini e la devastazione delle sedi fasciste, ci furono il 25 luglio 1943. Ma c’è un significato che mi sembra ancora più importante nella vicenda di allora, e verrebbe rimarcato se si celebrasse anche il 25 luglio: le nostre istituzioni hanno reagito, sono stati decisivi perfino un organo di regime come il Gran Consiglio del fascismo e la vituperata monarchia, sotto la spinta dall’andamento della guerra è vero, ma operanti nell’ambito delle rispettive funzioni. La capacità delle nostre istituzioni di rigenerarsi è stata importante, come il trasferimento a Brindisi per assicurare la continuità dello Stato. Per il modo in cui avvenne fu definita “la fuga di Pescara” ma questo dipese da inefficienze e incapacità dei vertici, non dall’operazione in sé e per sé che altrimenti sarebbe stata provvidenziale, mentre fu seguita dal caos di “tutti a casa”. Lungi da me entrare nei controversi meandri di questa storia , ho voluto soltanto esprimere la mia modesta percezione – non certo una analisi storica ma una semplice riflessione – per rispondere a una domanda che mi è sembrato lecito pormi in tale ricorrenza e condividerla con gli amici. Tutto qui.

La demolizione dei simboli dl Fascismo

  Tonino Bonavita

Condivido la ricostruzione e le motivazioni

Ricordo che per l’occasione il Giornale Repubblica ha pubblicato in due pagine e per diversi giorni la esatta e dettagliata vicenda storica del periodo in cui fu arrestato Mussolini, gli spostamenti e la liberazione con conclusione definitiva del fascismo

·  Romano Maria Levante

“La Repubblica” ha confermato la sua alta qualità giornalistica, ma credo sia stata un’eccezione, i Telegiornali che ho visto non hanno neppure citato la ricorrenza come semplice notizia, ed è stato l’80° anniversario, e così i talk show che ho seguito, nulla, figurarsi se potevano esserci celebrazioni, è stata ignorata del tutto. Come non sorprendersi?

L’esplosione di esultanza, ci si arrampica sempre più in alto…

·  Tonino Bonavita

Il giornale la Repubblica l’ha potuto ricordare con ampia e dettagliata informazione confermando di essere stato l’unico giornale che i governanti non sono riusciti a imbavagliare dando ai suoi lettori informazioni esatte e dettagliata degli ultimi momenti di Mussolini e del fascismo

Viva l’Italia libera e democratica

·  Romano Maria Levante

Ma gli “antifascisti” di professione, che dovevano celebrare la fine del regime e l’arresto di Mussolini, si sono “imbavagliati” da soli, e non soltanto quest’anno con il governo di destra, ma anche nelle ricorrenze decennali precedenti quando al governo c’era la sinistra e alla Presidenza della Repubblica Pertini o Napolitano….

Si inneggia anche al Re che ha destituito il Duce

·  Gelasio Giardetti

Caro Romano, io non penso che la data della caduta di Mussolini avvenuta il 25 luglio del 1943 debba essere ricordata o festeggiata, per il semplice fatto che, pur essendo caduto il capo di un regime sanguinario, il fascismo restava in carica anche se osteggiato dal popolo italiano con dimostrazioni di giubilo per la defenestrazione del dittatore. In effetti il regime, attraverso la radio, diede il seguente annuncio: ” Il re ha accettato le dimissioni del cavalier Benito Mussolini, l’Italia, con il nuovo governo Badoglio, continuerà la guerra a fianco dell’Asse”. Non c’è niente da festeggiare oggi per un evento, pur significativo, che all’epoca seminò paura ed apprensione non solo fra politici ed oppositori, ma anche all’interno del CLN, poiché i tedeschi non avevano fiducia nel governo Badoglio che l’8 settembre del 1943 firmò l’armistizio con gli Alleati passando al nemico così come accadde molti anni prima nell’ambito della Grande guerra. Hitler non perdonò all’Italia il tradimento poiché non solo le divisioni di Rommel conquistarono l’Italia centro settentrionale, ma rimise in piedi Mussolini dopo la liberazione dal Gran Sasso dando vita al governo fantoccio di Salò che portò alla guerra civile che straziò il Paese per ben due anni. Cosa vuoi festeggiare, caro Romano, un evento tragico che fece migliaia e migliaia di vittime? Cosa vuoi festeggiare con il 25 luglio la caduta di un dittatore rimesso in piedi dai tedeschi che, con le sue bande repubblichine partecipò a tutte le stragi perpetrate dai tedeschi sul suolo italiano? E’ in questo periodo che il CLN diede il meglio di sé con i Partigiani che, insieme agli Alleati,, combattevano per ricacciare i tedeschi oltre le Alpi ed abbattere definitivamente il regime fascista di Salò e il suo capo Benito Mussolini. Come dimostra la storia la caduta del Duce il 25 luglio del 1943 non ha alcun effetto limitativo sul prosieguo della guerra anzi si accende una vera e propria miccia che innesca una brutale guerra civile. Con il 25 aprile del 1945, invece, si ha la piena liberazione: Mussolini è definitivamente sparito e con lui anche il fascismo, i tedeschi sono stati ricacciati oltr’Alpe, la Germania e il nazismo sconfitti su tutti i fronti dalle forze alleate… è la libertà definitiva. Qui ha senso festeggiare, ricordare ogni anno il 25 aprile del 1945 in cui il mondo si liberò dalla tirannia e dalla dittatura ed è ciò che è successo da quella data sino ad oggi. Nessuna scusante, poi, per la fuga del governo, del re, della regina, di tutto lo stato maggiore dell’esercito che per salvare le loro vite abbandonarono l’esercito italiano senza direttive né ordini lasciando che venissero catturati e deportati nei lager nazisti circa 800 mila soldati italiani, solo i Carabinieri e i Granatieri di Sardegna si opposero ai tedeschi nella conquista di Roma, Sì, ci fu una fuga vergognosa, e non un trasferimento come tu affermi, poiché Badoglio ed il re erano stati informati dell’ira di Hitler il quale aveva ordinato al suo capo di stato maggiore generale Jodl di catturare in blocco i vertici politici e militari italiani: “Ordino di catturare il re, il governo e tutta la banda fascista”. I Nostri, in preda al panico, si dettero a precipitosa fuga solo ed esclusivamente per salvare le loro vite e non per assicurare la continuità dello Stato, uno stato pavido e tremante che in pratica non esisteva più.

·  Romano Maria Levante

Ma gli “antifascisti” di professione, che dovevano celebrare la fine del regime e l’arresto di Mussolini, si sono “imbavagliati” da soli, e non soltanto quest’anno con il governo di destra, ma anche nelle ricorrenze decennali precedenti quando al governo c’era la sinistra e alla Presidenza della Repubblica Pertini o Napolitano….

Un’altra immagine della folla plaudente

·  Gelasio Giardetti

Caro Romano, io non penso che la data della caduta di Mussolini avvenuta il 25 luglio del 1943 debba essere ricordata o festeggiata, per il semplice fatto che, pur essendo caduto il capo di un regime sanguinario, il fascismo restava in carica anche se osteggiato dal popolo italiano con dimostrazioni di giubilo per la defenestrazione del dittatore. In effetti il regime, attraverso la radio, diede il seguente annuncio: ” Il re ha accettato le dimissioni del cavalier Benito Mussolini, l’Italia, con il nuovo governo Badoglio, continuerà la guerra a fianco dell’Asse”. Non c’è niente da festeggiare oggi per un evento, pur significativo, che all’epoca seminò paura ed apprensione non solo fra politici ed oppositori, ma anche all’interno del CLN, poiché i tedeschi non avevano fiducia nel governo Badoglio che l’8 settembre del 1943 firmò l’armistizio con gli Alleati passando al nemico così come accadde molti anni prima nell’ambito della Grande guerra. Hitler non perdonò all’Italia il tradimento poiché non solo le divisioni di Rommel conquistarono l’Italia centro settentrionale, ma rimise in piedi Mussolini dopo la liberazione dal Gran Sasso dando vita al governo fantoccio di Salò che portò alla guerra civile che straziò il Paese per ben due anni. Cosa vuoi festeggiare, caro Romano, un evento tragico che fece migliaia e migliaia di vittime? Cosa vuoi festeggiare con il 25 luglio la caduta di un dittatore rimesso in piedi dai tedeschi che, con le sue bande repubblichine partecipò a tutte le stragi perpetrate dai tedeschi sul suolo italiano? E’ in questo periodo che il CLN diede il meglio di sé con i Partigiani che, insieme agli Alleati,, combattevano per ricacciare i tedeschi oltre le Alpi ed abbattere definitivamente il regime fascista di Salò e il suo capo Benito Mussolini. Come dimostra la storia la caduta del Duce il 25 luglio del 1943 non ha alcun effetto limitativo sul prosieguo della guerra anzi si accende una vera e propria miccia che innesca una brutale guerra civile. Con il 25 aprile del 1945, invece, si ha la piena liberazione: Mussolini è definitivamente sparito e con lui anche il fascismo, i tedeschi sono stati ricacciati oltr’Alpe, la Germania e il nazismo sconfitti su tutti i fronti dalle forze alleate… è la libertà definitiva. Qui ha senso festeggiare, ricordare ogni anno il 25 aprile del 1945 in cui il mondo si liberò dalla tirannia e dalla dittatura ed è ciò che è successo da quella data sino ad oggi. Nessuna scusante, poi, per la fuga del governo, del re, della regina, di tutto lo stato maggiore dell’esercito che per salvare le loro vite abbandonarono l’esercito italiano senza direttive né ordini lasciando che venissero catturati e deportati nei lager nazisti circa 800 mila soldati italiani, solo i Carabinieri e i Granatieri di Sardegna si opposero ai tedeschi nella conquista di Roma, Sì, ci fu una fuga vergognosa, e non un trasferimento come tu affermi, poiché Badoglio ed il re erano stati informati dell’ira di Hitler il quale aveva ordinato al suo capo di stato maggiore generale Jodl di catturare in blocco i vertici politici e militari italiani: “Ordino di catturare il re, il governo e tutta la banda fascista”. I Nostri, in preda al panico, si dettero a precipitosa fuga solo ed esclusivamente per salvare le loro vite e non per assicurare la continuità dello Stato, uno stato pavido e tremante che in pratica non esisteva più.

·  Tonino Bonavita

Gelasio carissimo, sono molto contento della tua esatta e corretta ricostruzione con date e nomi, circostanze e motivazioni del periodo dall’inizio alla fine di Mussolini e della dittatura fascista vicenda molto dettagliata fatta dal giornale Repubblica per alcuni giorni su 2 pagine

La visione e parere di Romano con minori informazioni e quindi pareri incompleti ma altrettante interessante perché la conoscenza storica di chi ha direttamente vissuto il male del fascismo possa comunque trasmetterlo ai giovani che spero leggano questo post che considero interessante

Grazie.

Si demoliscono i busti di Mussolini

·  Romano Maria Levante

La minuziosa ricostruzione storica di Gero si contrappone solo apparentemente alle mia critica che nasce dalla istintiva sorpresa della assenza di citazioni, e non solo di celebrazioni, di un evento che non mi sembra così secondario: la fine del regime fascista in Italia fu segnata dalla caduta di Mussolini e così’ fu festeggiata allora. Non dobbiamo ricordare neppure le manifestazioni popolari antifasciste del 25 luglio 1943 – distruzione dei busti e delle statue di Mussolini e devastazione delle sedi fasciste – che non ci furono dopo il 25 aprile quando si festeggiarono gli alleati liberatori cui si aggiunsero i partigiani? Ricordo quei festeggiamenti al paese in cui abitavo, Colonnella: “Evviva Churchill, evviva Roosevelt! !” nessun “abbasso Mussolini” gridava la folla, era già dimenticato, forse sono influenzato dai miei ricordi di allora. Ho detto, e lo confermo, che non mi sono addentrato in un’analisi storica e non intendo farlo ora, ma ho espresso soltanto una percezione che, evidentemente, tanti non hanno, e li rispetto come credo rispettabile la mia percezione. D’altra parte, che con il trasferimento a Brindisi fu assicurata la continuità dllo Stato italiano non lo dico io, ma importanti storici, mentre il modo con cui avvenne la “fuga di Pescara” è certamente deprecabile e lo è ancora di più l’assenza da parte del nuovo governo di indirizzi soprattutto per le forze armate che portò il paese allo sbando, il “tutti a casa” cui ho già accennato. La disposizione di Hitler riportata da Gero “Ordino di catturare il re, il governo e tutta la banda fascista” conferma, sempre a mio avviso, che fu provvidenziale non farsi catturare salvando la continuità dello Stato, altrimenti sarebbe stata rappresentata dai “repubblichini” di Salò, mai assurti a dignità nazionale proprio per la sopravvivenza di un governo legittimo anche se inetto. E’ la forza delle nostre istituzioni, rivelatasi decisiva per la caduta di Mussolini, che mi sembra legittimo rivendicare. Come è legittimo ritenere che tale evento “non ha alcun effetto limitativo sul prosieguo della guerra anzi si accende una vera e propria miccia che innesca una brutale guerra civile”, ma la storia non si fa con i se, quindi inutile ipotiuzzare cosa sarebbe avvenuto senza la defenestrazione di Mussolini. A me sembra un fatto che qualifica il nostro paese rivelatosi capace di liberarsi dalla dittatura con la forza delle istituzioni, cosa rara se non unica. E’ ovvio che solo il 25 aprile 1945 segnò la fine di tuutti i mali, con la fine della guerra e dell’occupazione tedesca – o se si vuole “nazi-fascista” – e la “liberazione” del nostro paese, ma non dal fascismo dal quale si era già liberato con la forza delle istituzioni, la ridotta “repubblichina” era un corollario dell’occupazione tedesca. Per questo la festa nazionale fu istituita all’insegna della “liberazione” senza qualificazioni limitative che sarebbero state fuorvianti. E così la festeggiamo tutti senza distinzioni.

·  Tonino Bonavita

I nostri ricordi di adolescenti vissuti direttamente in luoghi e mezzi di informazione non sempre uguali e quindi le considerazioni e le valutazioni sulla storia di quel periodo forse presentano delle piccole differenze

Gelasio, Romano e il sottoscritto amano la storia del proprio paese:

L’Italia libera e democratica.

Ci si accanisce sui busti del dittatore deposto

·  Gelasio Giardetti

Caro Tonino ti ringrazio per gli apprezzamenti che fai nei confronti della discussione scaturita da questo post pubblicato da Romano in cui anche noi abbiamo dato il nostro contributo nell’interpretazione di quel terribile periodo buio e prevaricatore che io spero non ritorni più in Italia. Bisogna ringraziare Romano che spesso da il là per parlare di fatti che non debbono assolutamente essere dimenticati, ma ricordati per mettere al corrente le giovani generazioni dei dolori e dei lutti generati da un megalomane che credeva di essere il novello Cesare. Naturalmente le opinioni possono divergere ed io noto nell’atteggiamento di Romano una percezione più indulgente della mia nei confronti di quel periodo. Romano parla “della forza delle nostre istituzioni” che determinarono la caduta del Duce. Le istituzioni fasciste come il Gran Consiglio non erano le “nostre istituzioni” poiché non scaturite dalla volontà popolare e l’ordine del giorno Grandi rispondeva al solo timore di perdere la guerra con tutte le conseguenze per la loro incolumità ed allora giù il Duce. Certo all’epoca il popolo festeggiò l’evento poiché si sperava che la defenestrazione di Mussolini portasse anche alla fine del fascismo, ma così non fu anzi ci fu una devastante guerra civile. Napolitano, Pertini, ambedue eletti Presidente della repubblica, non “antifascisti di professione”, ma antifascisti convinti con le armi in pugno, non si “imbavagliarono” volontariamente perché semplicemente non potevano celebrare una caduta del regime fascista che il 25 luglio del 1943 in effetti non era avvenuta. Per quanto attiene alla fuga del re e del governo a Brindisi non mi trovo d’accordo con Romano poiché nessun governo eticamente e moralmente sano abbandona il suo popolo al proprio destino causando la deportazione dell’intero esercito italiano nel lager nazisti. E poi io non sono al corrente di questa fantomatica “continuità dello stato”, evocata dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, in quanto non conosco leggi o interventi che i fuggiaschi presero da Brindisi per rimediare almeno alla conseguenze nefaste della loro fuga. So solo che vissero tranquillamente con tutti i vantaggi del loro lignaggio reale all’ombra della protezione degli Alleati. Per fortuna nel referendum del 2 e 3 giugno del 1946 il popolo italiano defenestrò la monarchia anche per la ignobile fuga da Roma a Pescara sulla via Tiburtina e da Pescara a Brindisi a bordo della corvetta Baionetta.

L’albergo di Campo Impertore sul Gran Sasso, dove fu portato Mussolini arrestato

·  Tonino Bonavita

Gelasio carissimo condivido che a Romano va il merito di aver aperto un dialogo poco conosciuto dai nostri giovani e meno giovani

Esprimere le nostre esperienze e conoscenze sperando che vengano lette e che siano utili per la conoscenza di un periodo buio della storia del nostro paese. Argomento di cui né nella scuola né in famiglia si parla della cultura civica fondamentale per la conoscenza storica della nostra bellissima Italia

Grazie a Romano per questa opportunità e grazie anche a te per il prezioso supporto con precisazioni storico/documentate.

Mussolini appena liberato dal commando tedesco su alianti con Otto Skorzeny

·  Romano Maria Levante

Mi permetto di fare alcune semplici precisazioni dopo il fiume di parole che – come per il significato dei colori della bandiera – è seguito ai miei due post evocativi, e ringrazio chi ha colto l’occasione di discuterne in modo civile e appassionato, in particolare Gelasio, che chiamo Gero da amico, e Tonino.

Sul 25 luglio 1943 e sviluppi successivi, in primo luogo mi dispiace di aver dato l’impressione di essere indulgente – o almeno più indulgente di Gero che me lo attribuisce – nei confronti di quel periodo veramente tragico della nostra storia che suscita esecrazione ma anche riflessione. Non è indulgenza rilevare dei fatti, quali la imprevista reazione delle istituzioni che pro-tempore – al di là di ogni ovvio giudizio – erano “nostre” ,anche se “non scaturite dalla volontà popolare”; anzi l’essere “fasciste” , come sottolinea Gero – e monarchiche – non ne annulla il valore come non lo annulla la motivazione del disastroso andamento della guerra: nella realtà il dittatore fu rovesciato non da un golpe militare o una insurrezione popolare e neppure da una congiura di palazzo ma con la procedura istituzionale, e sebbene il voto di sfiducia del Gran Consiglio fosse consultivo Mussolini lo portò al Re che ne prese atto destituendolo da capo del Governo e sostituendolo con Badoglio senza che ci fu alcuna reazione, neppure all’arresto e “deportazione” questo sì fuori dalle “regole”. Sono fatti, che mi sono sentito di sottolineare perché insoliti, direi unici nelle dittature. Come sono fatti i festeggiamenti popolari iconoclasti per la caduta del fascismo che fu effettiva a livello nazionale anche se poi ci fu il colpo di coda dei “repubblichini” di Salò, confinati al Nord del paese.

L’aliante del commando tedesco con il quale Mussolini sarà portato a Pratica di Mare

La seconda precisazione riguarda gli “antifascisti di professione” che si sono “imbavagliati” da soli: era una risposta, che forse è stata fraintesa, alla notazione di Tonino secondo cui, se ho interpretato bene, li avrebbe “imbavagliati” l’attuale governo di destra; il riferimento ai governi anche di sinistra e a Pertini e Napolitano, presidenti in anteriori ricorrenze decennali, la 40° e la 70°, ignorate alla pari delle altre, era soltanto per indicare precedenti del tutto insospettabili. Che poi la caduta del fascismo “il 25 luglio del 1943 in effetti non era avvenuta” è il rispettabile punto di vista di Gero dato che c’è stato il colpo di coda finale al Nord, ma mi permetto di averne uno diverso riferito al “regime fascista” a livello nazionale come governo del paese e non al fascismo genericamente inteso.

Mussolini sta per salire sull’aliante

La terza precisazione riguarda il seguito della vicenda nazionale innescata dal 25 luglio, l’armistizio dell’8 settembre sempre del 1943 e la “fuga del re e del governo a Brindisi” ricordata da Gero. L’armistizio indica che il governo di Badoglio fece pure qualcosa di molto rilevante, almeno all’inizio, addirittura l’uscita dalla “guerra fascista” e l’intesa con gli alleati in chiave antitedesca. Poi ci fu l’abbandono della Capitale la stessa notte dell’8 settembre, con il “trasferimento a Brindisi” o, da un altro punto di vista, la “fuga di Pescara”. Quella che Gero chiama “la fantomatica ‘continuità dello Stato’” non è stata evocata soltanto nel 2006 dal presidente della Repubblica Ciampi – che pure soffrì da militare di quella situazione di sbando – ma da una diecina di storici, tra i quali Lucio Villari che si è espresso così nel 2001: “Sono, in proposito, assolutamente convinto che fu la salvezza dell’Italia che il Re, il governo e parte dello Stato Maggiore abbiano evitato di essere ‘afferrati’ dalla gendarmeria tedesca, e che il trasferimento (il termine ‘fuga’ è, com’è noto, di matrice fascista, però riscuote grande successo a sinistra) a Brindisi gettò, con il Regno del Sud, il primo seme dello Stato democratico e antifascista, ed evitò la terra bruciata prevista, come avverrà in Germania, dagli alleati”. D’altra parte non fu una “fuga” all’estero, come per altri regnanti europei, ma uno spostamento dalla capitale di poche centinaia di chilometri, oggi poco più di 600. Certo, le conseguenze furono tragiche per la mancata difesa di Roma – anche a causa della rinuncia da parte del gen. Eisenhower all’azione militare avio trasportata su Roma promessa per l’8 settembre e poi annullata – e soprattutto per l’assenza di valide direttive ed iniziative politiche e militari che hanno esposto colpevolmente il nostro esercito, pur consistente, all’aggressione tedesca senza potersi difendere; di qui i 600 mila internati, in questo sono d’accordo con Gero che ne ha parlato ampiamente e appassionatamente nel suo libro “I Carabinieri nella storia italiana. In memoria della loro deportazione nei lager nazisti”. Però non vi è controprova, se restando il Re e il governo a Roma difendendola ad oltranza il nostro paese poteva uscirne meglio opponendosi con le armi del suo esercito all’ordine di Hitler di arrestarli oppure si sarebbe creata “terra bruciata” come avverte Villari in base a quanto previsto dagli alleati.

L’incontro di Mussolini con Hitler a Rastenburg dopo la liberazione sul Gran Sasso

Ma non sono qui per un’analisi storica che non mi compete, queste sono semplici citazioni, ho voluto soltanto condividere una mia percezione e reazione di stupore perché sia stato sempre del tutto ignorato anche dagli antifascisti più accaniti – e non solo nell’80^, ribadisco, ma anche nelle ricorrenze decennali precedenti – l’evento del 25 luglio1943 che ha innescato le epocali vicende successive. Ho dato nel post del 9 agosto una mia risposta, rispetto alla quale le argomentazioni portate in replica non mi sono sembrate convincenti, ma ringrazio Gero che le ha formulate e Tonino che ha partecipato, apprezzandola espressamente, alla nostra discussione senz’altro civile e garbata nel pieno rispetto personale e nella grande stima reciproca.

Il Re a Ortona tappa intermedia nella “fuga di Pescara” per il trasferimento a Brindisi

Tonino Bonavita

Dopo la lettura degli articolo sulle vicende della caduta del potere di Mussolini pubblicati su Repubblica la mia speranza che vengano dai giovani lette le nostre riflessioni che è certamente un valido contributo alla storia buia del nostro paese grazie a Romano che lo ha iniziato e a Gero che lo ha arricchito con il supporto dettagliato.

La corvetta “Baionetta” che porta il Re e il suo seguito a Brindisi

Info

Testi tratti da Facebook, pagina “Romano Maria Levante”, nei post pubblicati dal 26 luglio al 12 agosto 2023 su questo tema in risposta al primo post del 26 aprile: integrali anche nelle spaziature dei capoversi. Sono state aggiunte invece le immagini.

Photo

Le immagini, non contenute nei post di Facebook sono state inserite a mero scopo illustrativo, senza alcun intento economico nè pubblicitario, quelle sui festeggiamenti popolari e l’abbattimento dei busti del Duce rono eloquenti nel sottolineare la rilevanza dell’evento del 25 aprile. La “fuga di Pescara” nella notte dell’8 settembre trascorsa dal Re e dal suo seguito a Ortona, seguita dal trasferimento a Brindisi il giorno successivo sulla corvetta “Baionetta”, precede la liberazione di Mussolini avvenuta il 12 settembre, ma le immagini del Gran Sasso sono poste in sequenza con quelle dei festeggiamenti e dei busti divelti, perchè la reclusione nell’albergo di Campo Imperatore precede gli sviluppi successivi. Tutte le immagini sono tratte dai siti di seguito citati, dei quali si ringraziano i titolari, con la precisazione che se l’inserimento in questo articolo di qualche immagine non fosse gradito verrà subito eliminata, basta una semplice richiesta. I siti sono, nell’ordine di inserimento delle immagini nel testo: patriaindipendente.it, larepubblica.it, patriaindipendente.it, amplissone.overblog.it 4^ e 5^ immagine, fattiperlastoria.it, istoreco.it, , museotorino.it, storiaememoriabassaromagna.it, patriaindipendente.it, wikipedia.org, 10^ e 11^, virtuquotidiane.it, lecodibergamo.it, italianinguerra-wordpress.com, ortona.italiana.it, 15^ e 16^ , mole24.it, Di nuovo grazie a tutti.

Il Re a Brindisi dove si è trasferito con il governo Badoglio