di Romano Maria Levante
Un modo anche oggi diverso da quello da me usato nei tanti articoli che pubblico da 18 anni in questo sito giornalistico, esprimendomi in prima persona plurale perché mi riferisco all’intera Rivista culturale, e non soltanto a me stesso. Come nei tre ultimi articoli sul recente libro di Lidia Montauti “Noi parliamo il pretarolo” – l’idioma del mio paese natale – questa volta uso ugualmnte il singolare, non per una forma egocentrica, ma per condividere direttamente la storia del “paesano ritrovato” – come nel film “l’amico ritrovato” – del mio “natio borgo selvaggio”, Pietracamela, alle falde del Gran Sasso d’Italia, dal 2005 nel club dell’Anci “I borghi più belli d’Italia”, nel 2007 proclamato “Borgo dell’anno” fino a mille abitanti.

quando l’ho fotografato. A sin. del suo viso da piccolo quello dell’amichetta Nivia,
dietro di lui la figura della mamma Maria sorella della zia la Stella
Averlo “ritrovato” vuol dire scoprire la sua vita ben oltre le notizie che avevo. Il nuovo incontro con lui – dopo 7 anni dalla festa del 2019 a Pietraamela – c’è stato il 2 luglio a casa a Roma con mio fratello, e ci ha confidato il suo itinerario di vita che conoscevo in modo ben più ridotto, mi mancavano aspetti fondamentali. Poi sono tornato a Pietracamela l’8 agosto, non pensavo fosse possibile, lì molti incontri con lui fino alla sua partenza il 24 agosto.
La vera “scoperta” è alla base del titolo dell’articolo dove, dopo Vittorio Giardetti, si legge “il ‘pretarolo’ dei tre Mondi, passato e presente”. In queste 5 parole la sua storia, tra lo spazio sconfinato dei continenti e il tempo dilatato di alcuni decenni, la ricostruisco nei suoi sorprendenti particolari immedesimandomi nel riferimento ai tre Mondi, nei quali è riuscito ad essere protagonista nel passato, ed è rimasto tale anche nel presente. .

Il 1° dei tre Mondi è l’Italia: con il paese natio, Pietracamela, per la sua infanzia e l’attaccamento rimasto in lui anche durante l’intera vita lavorativa svolta nelle lontane Americhe, e Teramo, per i dieci anni della sua formazione nell’adolescenza, con il riferimento finale a Roma, di natura religiosa.
L’America è il 2° Mondo, con lo Stato di New York dove è vissuto a Niagara Falls, vi ha svolto con prestigio l’importante lavoro nell’ufficio del Parco delle Cascate del Niagara e ha partecipato a inizative benefiche, oltre ad attuvità in campo religioso. Il 3° Mondo è il Messico, con Acapulco, luogo prediletto per lunghi soggiorni.

Nell’intera vita lavorativa, iniziata nel 1963 e giunta alla pensione nel novembre 1996, Vittorio è rimasto sempre nel 2° Mondo, quello americano di Niagara Falls, ma il pensiero tornava al 1° Mondo volendolo rivedere e fermarsi nel paese natale. A questa attrazione affettiva si aggiunse il fascino del 3° Mondo, quello messicano di Acapulco, i due stimoli fecero accelerare i tempi della pensione. E non si mise a riposo nella vita personale, anzi ha potuto fare i trasferimenti intra annuali, con viaggi e spostamenti da un continente all’altro, prima impossibili.
Ma c’è stato un altro motivo di fondo che gli ha consentito tutto questo, e ne è tanto consapevole da averlo codificato nelle tre lingue dei tre Mondi, come se gli fosse stato rivelato. Eccolo: “Lui può fare tutto questo perchè è ‘Ancora singolo… mai sposato… e felice della sua inestimabile libertà !'”. Poi: “He can do all of this because he’s ‘Still sungle… Never Married… and still happy whit his princeless freedom !'”. Infine: “El poede hacer todo esto porque ‘Siguo soltero … nunca me casè, y sigo feliz con mi invaluable libertad !'”-

L’anticipo della pensione mi fa pensare alla mia esperienza, con analoga durata lavorativa, accelerai per scrivere due libri e fare giornalismo a tempo pieno. Anche nel 2° e nel 3° Mondo Vittorio. pur molto distante dalla sua terra, ha sempre espresso il senso dell’italianità, in organizzazioni italo-americane e in continuo contatto con molti “pretaroli” anche di Toronto e Montreal, oltre che di Niagara Falls, anche loro legati alla patria lontana.
Nel passato, i tempi nei tre Mondi – sempre dopo la pensione del novembre 1996 – sono stati molto diversi, nel presente li precisa così: 2 mesi in Italia – a Pietracamela con 15 giorni a Teramo e 15 giorni di visita a Roma – 5 mesi in America – di cui 4 a Niagara Falls e 1 mese in Canada a Montreal – 5 mesi in Messico, – ad Acapulco nella sua estate perenne con altri paesani. Nel narrarne la storia seguo questo ordine, inizia il 1° Mondo della sua terra cui è legato, segue il 2° Mondo americano basilare, chiude il 3° Mondo, con le lunghe vacanze ad Acapulco.

Il 1° Mondo, l’Italia con la natìa Pietracamela e Teramo dei suoi studi, ritorni e visite a Roma
Potrei riferirmi ai miei ricordi lontani, al ritorno ogni anno con la mia famiglia nel nostro stesso paese natale per le vacanze estive. Nell’infanzia e adolescenza andavamo nell’abitazione paterna posta all’inizio del centro storico, con a lato il negozio di prodotti non solo alimentari della Zia di Vittorio, la Stella: da piccoli nelle tante estati giocavamo insieme, poi ci siamo frequentati nei ritorni.
Oppure potrei riferirmi all’ultimo incontro con lui a Pietracamela nell’agosto 2019, abbiamo seguito insieme la festa di fine stagione “Il borgo in arte”, l’ho fotografato mentre indicava la sua foto da piccolo con la Zia in uno dei cartelli esposti nella “Street Art” di dipinti e immagini antiche; e ho inserito tale foto tra le tante illustrazioni dell’articolo pubblicato allora, 7 anni fa..

Ma non ho parlato dei tempi lontani nella festa, e neppure nel recente, necessariamente breve incontro a Roma. Per iniziare il ricordo del 1° dei tre Mondi, mi riferisco al racconto di un suo antico compagno di scuola. E questo perché lo ha pubblicato 20 anni fa in un lungo articolo- che mi ha dato Vittorio – nella rivista mensile “La città”, di Teramo capoluogo della provincia – “il compagno ritrovato”, come è stato per me “il paesano ritrovato”. Vincenzo Biondi lo ha incontrato dopo decenni senza sapere che era lui, é stato Vittorio a riconoscere il compagno di scuola dell’Istituto tecnico Vincenzo Comi, a Teramo, all’inizio del Viale Bovio.

L’antico compagno di scuola era andato a Pietracamela perché interessato ai tradizionali costumi montanari, e un amico gli aveva organizzato la visita a un antico negozietto caratteristico; lo attendeva per accompagnarlo chi aveva le chiavi: ed era Vittorio, del negoxo della Zia, in uno dei suoi annuali ritorni estivi. Ho avuto la sorpresa di leggere la descrizione del negozietto immutato nel suo contenuto, come se fosse aperto e ancora in funzione.
Biondi descrive nel suo articolo il paese natale di Vittorio dove si sono incontrati, con tanti particolari, fino a citare le vacanze in un borgo così attraente, degli attori Marina Berti e Claudio Gora, che abitavano nel centro storico con i due figli ragazzini, i quali giocavano con tanti ragazzi “pretaroli”: aveva 7 anni il figlio divenuto celebre con il nome di Andrea Giordana; anch’io lo ricordo bene.

E si è aggiunto l’imprevisto racconto di Vittorio di ciò che è seguito, l’America del Niagara, il Messico di Acapulco. Intanto ecco com’era il negozietto dell’infanzia di Vittorio e mia, con i suoi cassetti e tiretti tenuti chiusi contenenti la merce da non esporre, e soprattutto con tanti altri prodotti alla vista dei compratori.
Li descrive nel suo articolo, ripeto, di 20 anni fa, il compagno di scuola di allora come li ha trovati: dalla farina alla pasta, all’olio e ai liquori – come olio Dante, Stock 84 e Marsala – trippa Simmenthal e scatole di alluminio con la conserva di pomodoro della ditta Stella venduta sfusa e avvolta nella carta oleata. E anche brillantina Linetti e “chewing gum”, sigarette sfuse e penne biro, scatole e scatolette. Commenta così: “Tutto sta lì come la sequenza di un vecchio film che non gira più, come se il tempo si fosse fermato”.

E’ un’impressione del momento, il tempo riprende a correre nella rievocazione di quegli anni così lontani rimasti impressi nella memoria. Nel misero ambiente paesano, isolato e con scarsi frutti dell’arida terra di montagna, gli abitanti lavoravano per la sopravvivenza. Molti emigravano nelle lontane Americhe per sostenere dall’estero i familiari che restavano nel paese, mio nonno materno addirittura partì intorno al 20 giugno 1906, non poté attendere la nascita della mia futura mamma avvenuta, dopo 3 mesi e mezzo, il 1° ottobre, era impossibile rimviare il viaggio, non si potevano spostare gli impegni fissati dalle autorità consolari.
Il padre di Vittorio, Giovanni, nel 1948 andò nelle lontane Americhe quando il figlio aveva 8 anni, nel 1956 lo raggiunse la madre Maria, alla ricerca di un futuro migliore soprattutto per lui, giunto a 16 anni. Rimase affidato ai parenti stretti, come la zia Stella, e poté fare gli studi a Teramo, il capoluogo di provincia, dove aluni di loro avevano l’abitazione, nell’Istituto tecnico Vincenzo Comi di cui ha parlato il “compagno ritrovato”, lo frequentarono insieme nei cinque anni del corso Geometri.

Dopo il diploma preso nel 1962, non lo ha più visto perchè Vittorio si è trasferito in America, e fino al 1997 non è potuto tornare, tutto preso dal lavoro. Ma andato in pensione, dopo i 35 anni di lontananza, ha potuto rivedere la sua terra e riviverci ogni anno per due mesi. E non ha dimenticato gli antichi compagni di scuola, nel 2002 ha partecipato alla rimpatriata nel quarantennale del diploma, culminata in una cena a Roseto della quale mi mostra una fotografia molro colorita: sono in 13, abbronzati, schierati dietro la tavola con i bicchieri in evidenza.
Tutti sorridenti, Vittorio – l’ultimo a desta nella foto dietro gli altri – mi dice che oggi sono quasi tutti scomparsi, 24 anni dopo c’è ancora lui con il solo Umberto Diodoro. Non vi figura Vincenzo Biondi, altrimenti nel 2006, 4 anni dopo la rimpatriata a Roseto, se ci fosse stato non avrebbe scritto nell’articolo che mai pensava di ritrovare il compagno di scuola in America da oltre 43 anni, e ha citato solo l’antica foto della 2^ C che gli mostrò Vittorio.

Torniamo all’infanzia del nostro “pretarolo”, prima che diventasse anche “americano”. Lontano dal padre per 13 anni, dei quali solo i primi 8 con la madre, gli ultimi 6 senza i due genitori ma con i parenti premurosi, oltre alla cara zia, la Stella, in paese, Maria e Antonio Conti con i figli e altri familiari a Teramo, negli studi. Senza papà e mamma vicini è stata un’infanzia sofferta, però fiduciosa e vissuta tra attenzioni amorevoli.
Rivide i genitori solo nel 1961 in America, vi rimase tre mesi e tornò in Italia per l’ultimo anno di studi; come si è già accenanto, prese il diploma nell’Istituto tecnico di Teramo, e nel 1963 li raggiunse stabilmente. Lasciò il proprio paese natale, come avevano fatto loro, ma l’Italia è restata sempre per lui il 1° Mondo, per il suo attaccamento mai venuto meno. Ricordo che trascorre ogni anno, da decenni, due mesi estivi nel “natio borgo selvaggio”, con soste a Teramo, che è stata la sede dei suoi studi, e visita a Roma.

E’ vissuto a Teramo, capoluogo di provincia prima nei 3 anni delle Scuole medie, poi nei 2 anni di Scuole magistrali, infine nei 5 anni del corso Geometri concluso con il diploma. Qiesto perchè nei paesi di montagna non c’eramo neppure le scuole medie, che non rientravano ancora nella scuole dell’obbligo; e l’orientamento più diffuso era studiare per fare i maestri delle elementari, dato che le scuole in cui insegnare esistevano dovunque. Inoltre l’Isiituto magistrale era di fronte alla casa dei parenti che lo ospitavano a Teramo, quindi molto comodo.
Ma quando la madre raggiunse il padre in America nel 1956, i genitori fecero sapere subito che la professione dell’insegnante lì non era molto richiesta, e capì che contnuando quegli studi svaniva il sogno americano. Ne furono interessati i professori, e il parente ospitante gli diede l’indicazione risolutiva, avendo visto che era molto abile nel disegno geometrico: lasciare l’Istituto magistrale e iscriversi all’Istituto tecnico per Geometri.

La segue, lascia le magistrali frquenrate per due anni, e inizia dal 1° anno la nuova scuola. Anche qui un parallelo con la mia storia pur del tutto diversa: dopo il primo anno della facoltà di Chimica industriale – pur essendo stato uno dei 7 studenti dell’Università di Bologna ad aver superato entro la sessione di ottobre tutti gli esami con il massimo dei voti – a febbraaio del secondo anno lasciai la Chimica e passai a Giurisprudenza, perchè il Laboratorio di analisi chimiche qualitative, iniziato a ottobre, mi fece sentire inaccettabile una vita da analista, pur essendo interessato alla parte teorica; e non mi furono riconosciuti gli studi fatti perchè tecnici, ricominciai dal primo anno. Però l’anno di intensa formazione scoientifica mi è stato, comunque, senz’altro utile in seguito.
Vittorio aveva fatto due anni di magistrali, non furono riconociuti, si iscrisse al primo anno dei Geometri; la mia esperienza mi fa pensare che a livello formativo e culturale i due anni gli sono stati senza dubbio utili. avendo aggiunto alla parte tecnica quella umanistica. E gli è stata utile l’assiatenza del parente esperto che lo aveva così ben indirizzato, si tratta di Antonio Conti – talmente autorevole che lo chiamavano don Antonio – insegnante con la moglie; gli ha dato, sono sue parole attuali “un’ottima educazione, unica al mondo. Se non li avessi conosciuti, mai avrei potuto ricevere tali insegnamenti! Li ringrazierò per sempre e non li dimenticherò mai” .

del largo Cola di Rienzo verso l’antico Municipio
Quindi una diecina di anni vissuti a Teramo dal 1951 al 1962 – tranne i periodi delle scuole chiuse per le vacanze estive e invernali nei quali tornava al suo paese, e faceva anche compagnia alla zia la Stella nel negozietto – dove nei suoi ritorni annuali dal 1997 si ferma due settimane in albergo e ritrova i luoghi dello studio, del divertimento e via Carducci nel centro, dove ha abitato nella villa di proprietà di Antonio Conti, cugino della nonna materna Beatrice. Negli ultimi due anni di permanenza a Teramo, dal centro è passato alla Stazione ferroviaria, nella nuova abitazione di Conti, il primo condominio costruito nella zona decentrata in crescita. .
Naturalmente, in quegli anni, altri ragazzi di Pietracamela studiavano a Teramo. cone lui. Ricorda gli anici paesani Mauro Cosmi, che studiava da ragioniere, delle volte provava a fumare con lui di nascosto nel campo Boario; Luigino Ferrante divenuto medico, Emilio e Roberto Straffi e Domenico Panza; con loro passeggiava lungo Corso S. Giorgio, nello strascico serale, caratteristico nel Corso di Teramo., fino alla Villa comunale. Con Corrado Adriani – che ha rivisto sempre nelle estati in paese – nel 1958 andò insieme al prof. di Educazone fisuca Peblani ad Asiago, dove rappresentarono l’Abruzzo allo Slalom gigante del “Criterium studentesco della neve”, come “pretaroli” sapevano sciare molto meglio dei compagni di scuola “cittadini”, e lo confermarono ad Asiago.

Va a visitare i luoghi del cuore: la Villa comunale e i Tigli, il Corso e la Stazione, Porta Madonna e la chiesa di Sant’Antonio, la chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria e il Duomo. Gli piace rivivere le emozioni e anche ritrovare vecchie conoscenze, nella realtà o solo nel ricordo.
E non ha dimenticato che riusciva ad essere utile agli zii di Pietracamela, in particolare la Stella, che doveva rifornirsi a Teramo dei prodotti per la tabaccheria. Ricevuto l’elenco che gli mandava la zia, andava una o due volte al mese, nel punto vendita all’ingrosso, ad acquistare quelli che vi erano indicati

Si trovava dietro la chiesa di San’Antonio. nella seconda parte del Corso, consegnava il pacco all’autista del pullman per Pietracamela perchè lo desse alla zia all’arrivo. Anche lui ha sempre avuto cura del negozietto, fino a mantenere al suo posto l’antico contenuto, per questo il compagno ha potuto vederlo come quando era aperto e ben fornito.
Lo zio muratore lo aveva adibito a ripostiglio per gli attrezzi, alla sua scomnparsa ha voluto ripristinarlo com’era e soltanto l’interruzione del Covid ha impedito di terminare questo lavoro ma provvede senz’altro, intanto il più è stato fatto.

Siamo di nuovo a Pietracamela, dopo i ricordi di Teramo. Nei suoi ritorni annuali nei mesi estivi, ha partecipato alla vita del borgo con i paesani, come se vi stesse in modo stabile Ha iniziato le sue giornate con l’escursione nelle zone più attraenti per le bellezze naturali, in una andata e ritorno che lo ha allietato; anche nell’età avanzata le escursioni non sono mancate, si mantiene in grado di camminare anche se per un tempo minore.
Lo fa non solo in questo 1° Mondo, ma anche negli altri due Mondi – hanno pensato di chiamarlo “il marciatore dei tre Mondi” – però al compagno di scuola descrive soprattutto le bellezze della propria terra. Nelle escursioni nel paese natale, più che “camminatore” va definito “ammiratore” della natura in un percorso con luoghi attraenti, negli anni lontani due ore e mezzo tra prati e bosco, montagna e torrente, falsopiani e salite.

Anche nella prima adolescenza tornava a Pietracamela da Teramo solo per le festività natalizie e pasquali, e nelle vacanze estive, lo facevano i paesani che vi studiavano cone lui. I suoi ricordi di quegli anni sono molto vivi, gli balzano nella mente quando., nei ritorni dall’America, dopo due settimane di soggiorno a Teramo, torna al paese.
Ripercorre la strada piena di curve e tornanti e mentre si scopre l’abitato, ripensa ai cinque anni delle scuole elementari, dov’è il vecchio municipio, il suo maestro è stato Osvaldo Trinetti; l’ultimo anno la scuola fu trasferita a “Porta fontana”, con il nuovo maestro Giuseppe Franchi ci fu l’esame di ammissione alla scuola media, poi frequentata a Teramo, come si è già ricordato.

La memoria si sposta dalla vita normale nella scuola all’ infrazione delle regole…, ripensa quando lui e gli amici si nascondevano per fumare qualche sigaretta, allontanandosi dal paese per uno-due chilometri per non essere visti. Andavano dentro la cappellina di Sant’Antonio, prima della strada che sale a Collepiano, e delle volte arrivavano alla curva detta “la Roccia”, molto più avanti nella strada rotabile.
Qundo arrivò la televisione, fu messa soltanto nell’osteria all’inizio della scalinata verso l’edificio del Municipio, lui e gli altri ragazzi guardavano da fuori attraverso la finestra, e sbirciavano anche sulle carte da gioco nelle mani dei paesani impegnati in accese partite. Il pensiero si sposta verso immagini più piacevoli, gli torna in mente l’usanza di ballare in casa, nelle vacanze si ritrovavano nella casa di Mia e Giuseppina a “Piediterra”, nella parte bassa del paese, per ballare e divertirsi; poi iniziarono a frequentare anche la casa di Lidia e Zaira.

Il ballo era quello tradizionale, molto “lento” e la musica che si ascoltava non era quella moderna del rock o del jazz che imperversava in balli scatenati; era una musica dolce e orecchiabile, si ballava in coppia con intimità.
Tra i migliori “ballerini” cita Romolo Trentini ed Emilio Straffi, con un poco di malinconia, non ci sono più da tanti anni. Io ricordo l’unico Natale in cui sono tornato a Pietracamela, dopo l’esame di maturità, l’università appena iniziata a Bologna, ci fu la festa nell’Hotel Gran Sasso, le musiche erano solo autiche, venivano ignorate del tutto quelle in voga, era la metà degli anni ’50, ci fu anche l’elezione della Miss e di Mister Scarpone..

Ma torniamo a Vittorio, mentre arriva in paese con il cuore e la mente che si caricano di ricordi. Diventano ancora più toccanti mentre rientra nella casa della mamma Maria e della nonna Beatrice, ora la sente come casa sua; e nel negozietto della zia la Stella, che ha cercato di riportare all’assetto originario, con la merce di allora, dopo che era stato trasformato in ripostiglio, ma questo l’ho già ricordato. Alla mente e al cuore si presentano momenti della sua vita a Pietracamela nell’infanzia e nell’adolescenza anche se per lo più limitati alle vacanze.
Ripensa a quando i genitori lo portarono a cavare le patate nei loro terreni soto la chiesa, ma poichè con la zappetta tagliava quelle nascoste dalla terra, non glielo fecero più fare. Anch’io ricordo una mia esperienza simile nei terreni dei miei alle “paschiera rose”, ci riuscivo abbastanza, fu solo un breve divertimento; come l’esperienza analoga nel bagni fatti nelle caldaie d’acqua del Rio d’Arno senza costume, cioè in costume adamitico.

dopo le sorgenti, quando il torrente si è ingrossato
Vittorio ricorda quando – soprattutto nella festa di San Pietro e Paolo, il 29 giugno – andava con gli amici nella “Callara Ronna” a “Capolevene” o nella “Callara Tsalla al vecchio mulino, facevano il bagno in uno specchio d’acqua molto fredda e si asciugavano al sole; erano nudi e si nascondeno nei cespugli quando sul sentiero psssavano le donne nei loro lavori e se li vedevano nudi si arrabbiavano consideradoli indecenti.
A questo ricordo ne segue subito un altro, quando giocava a pallone ai Prati di Tivo con i suoi amici nell’area dove ora sorge l’Hotel Miramont, erano gli ultimi anni ’50, non c’erano ancora alberghi, l’Hotel Amorocchi era in costruzione, tutto era adibito a pascolo, e nelle zone più pianeggianti si poteva giocare a pallone.

Facevano due squadre, dopo le partite tornavano insieme a piedi in paese passando per la Casetta di Miriichgni e Sopratore. In seguito questa loro idea iniziale fu sviluppata in veri tornei con squadre delle contrade e parecchi spettatori. Ma i pensieri più dolci di Vittorio sono rivolti a quelle che chiama “le nostre fidanzatine”.
Ricorda che lui e gli altri ragzzi si divertivano ad aspettarle sulla strada quando uscivano di casa per andare a comprare il latte facendosi notare; viene in mente la canzone di Ganni Morandi “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte… “. Lui nelle vacanze estive cercava di incontrare la ragazza che lo interessava, aspettandola nei pressi della chiesa di San Rocco appena fuori dal paese, per vederla arrivare quando si recava dal lattaio proprio per prendere il latte..

dietro incombe la montagna, il giorno della festa la prima domenica di agosto con tanti pellegrini
Vittorio si mantiene in condizioni fische ottime, ma di anno in anno ha ridotto le sue “camminate”. Nei primi anni dei suoi ritorni dopo l’andata in pensione del novembre 1996, abitava nella casa dello zio Ngingitto lungo il Corso, e si alzava alle cinque del mattino per fare lunghe camminate. Andava verso la cappellina di Santa Barbara, sul Canale, pià avanti raggiungeva la radura nel bosco vicina al torrente Rio dìArno e visitava i due monumenti. a Cambi e Cichetti. vittime della montagna.
I pià grandi facevano analoghe attese vicino alla fontana dove le donne andavano a prendere l’acqua da bere con la conca in testa, fino a quando non fu fatto l’acquedotto; la zona più alta, “la Villa” non ha ricevuto l’acqua per molto tempo, per questo con i miei siamo tornati d’estate per diversi anni nella casa paterna, alla “Terra”, invece che alla casa materna, alla “Villa” dove siamo passati quando vi è arrivata l’acqua.. Dai ricordi dolci Vittorio passa a quelli amari che si aggiungono di anno in anno.

la Comunione, ripreso mentre la dà alla zio Nginzitto
Nei ritorni più lontani nel tempo ritrovava gran parte dei paesani, con loro faceva lunghe conversazioni nella piazza sempre piena di “pretaroli”, piaceva loro raccontare anche della vita familiare, si parlava di tutto. Di anno in anno il numero è diminuito, per lo spopolamento del paese e la scomparsa di tanti, lui ha continuato a intrattenersi con quelli rimasti, altri li ha salutati dove riposano, in una sorta di Teatro naturale all’ombra del Gran Sasso: Il numero dei paesani che tornano è diminuito, ricorda quando arrivatono in 35, poi qualcuno è scomparso, altri in età avanzata non se la sentono pù di spostarsi.
Nella radura che raggiunge nella sua camminata il monumento a Cichetti, l’alpinista vittima di una bufera di neve nel febbraio 1929 con il compagno Cambi, il cui monumento è nella riva del torrente. Vittorio arrivava alle Cascate del Calderone nel Rio Arno, poi saliva alle sorgenti, di lì ai Prati di Tivo; dopo essersi rinfrescato scendeva in paese sempre a piedi. I ricordi più lontani rivedono i pascoli e le partite a pallone che si divertiva a giocare con gli amici per tornare poi a piedi in paese; ora c’è l’Hotel Miramonti, ma non dimentica il passato.

Con lo zio Gingitto, insieme a Tatuccio, padre di Aligi e Memmo, é andato fino a Campo Imperatore, passando sia per il versante teramano che attraverso quello aquilano sulla via del ritorno. Una volta andarono a piedi in cima al Corno Grande fino alla Croce, lungo la “via normale”, rocciosa e in salita ma percorrobile dagli ecsursionisti. Fu organizzata anche una gita per visitare il Santuario di San Padre Pio e in altre occasioni, gite a Firenze, alla Repubblica di S. Marino, a Castel Sant’Angelo e a Roma, nelle sedi vaticane. Vittorio vi ha partecipato, insieme a loro e a paesani interssati, sempre inserito nella comunità “pretarola”.
Ma c’è una vera pietra miliare nei suoi ricordi e nell’attaccamento alla sua terra. Si chiama “Madonnina del Gran Sasso”, una statua posta in una piccola grotta all'”Arapietra”, dove termina il declivio erboso dei prati e inizia la parte rocciosa della catena montuosa del Gran Sasso che culmina con le vette di Corno Grande e Corno Piccolo. Viene festeggiata la prima domenica di agosto e Vittorio nei sioi ritorni dal 1997 ha partecipato sempre alle celebrazioni svolte dinanzi alla statua. Uno dei suoi ricordi più vivi risale all’anno 2015, quando fu celebrato l’80° anniversario della creazione, nel 1935, di quel sito religioso sulla montagna, fonte di autentica devozione.

a fine soggiorno nella sua terra, e guarda dietro di sè, nella via che scende a Ponte Arno …
Acquistò 1500 medagliette della Madonnina, le fece benedire e poi le donò a tutti i paesani a Pietracamela e ai “pretaroli” che risiedono a Chicago, Toronto e Montreal. Ed è particolarmente significativo che diverse volte si è ritrovato a distribuire la Comunione ai fedeli, lo mostra un’immagine in cui dà l’ostia consacrata allo zio Ngingitto, durante la Santa Messa alla Madonnina celebrata da Padre Archimede, parroco di Pietracamela dopo decenni di vita religiosa in America. Vittorio ha potuto farlo perchè dal 1990 é Ministro Eucaristico e Lettore, della chiesa di St. Joseph, San Giuseppe, fondata da emugrati italanu a Niagara Falls, nello Stato di New York.
E’ il 2° Mondo, in cui è protagonista nella vita lavorativa trascorsa e nel presente, come è protagonista nel 1° Mondo, dall’infanzia alla formazione, fino all’attaccamento costante e ai continui ritorni che ho rievocato. Ha detto ora queste precise patole, quanto mai significative: “Anni addietro, riuscivo a camminare in montagna per diverse ore senza accusare mai la stanchezza; ora invece, non posso più farlo. Per quanto mi riguarda, cercherò di tornare sempre, fino a che le forze me lo consentiranno. Alla mia età, per ogni anno in più vissuto in buona salute e che posso trascorrere nel mio paese, mi sento di essere la persona più fortunata al mondo.”

Questo viene confermato dall’incantevole visione che ha Vittorio quando lascia Pietracamela, per tornare in America alla fine del soggiorno nella sua terra. Guarda dietro di sè, nella via che scende a Ponte Arno, e vede il “nido delle aquile” immerso nel verde, incastonato tra il Gran Sasso d’Italia con i Prati di Trvo, e la Montagna di Intermesoli con i Prati di Intermesoli. Emozionato, gli rivolge un saluto commosso con un arrivederci fiducioso.
Il 1° Mondo di Vittorio dovrebbe finire qui, nel paese natale impresso nella sua mente e nel suo cuore, con Teramo sede degli studi; ma c’è anche Roma, la capitale, e non per questo motivo, ma per qualcosa ben più sentita. Qundo torna in Italia, all’arrivo nell’aeroporto romano serguono due settimane nella Città eterna, che sono legate soprattutto al mondo Vaticano. Ho cercato di esplorare i contenuti di un qualcosa che mi è apparso significativo. e Vittorio non ha mancato di confidarne le origini. Le racconto brevemente, prima di passare al 2° Mondo, e nel finale al suo 3° Mondo, non di certo il Terzo mondo sottosviluppato, anzi tutto l’opposto.

Tutto nasce dall’incontro, negli anni in cui lavorava nel’ufficio di Niagara Falls, con padre Alessandro, che veniva dal Vaticano. Lo accompagnò nel giro turistico delle Cascate e il religioso celebrò una Santa Messa nella chiesa di S. Giuseppe dove – come si vedrà nella seconda parte della sua storia – Vittorio aveva un ruolo ben preciso. Qando tornò in Italia, diversi anni dopo, lo chiamò al telefono da Pietracamela per salutarlo e il padre, dopo essersi risentito perché non lo aveva cercato all’arrivo a Roma, volle che lo raggiungesse subito al Vaticano. Così fece Vittorio, e così ha fatto ogni anno al suo ritorno in Italia dal 2013, padre Alessandro gli fa visitare il Vaticano e la sede pontificia di Castel Gandolfo.
Nel giugno 2015, grazie ad un gruppo di prelati americani, conosciuti nell’albergo dove alloggiava, Vittorio è andato nella Sala Clementina per conoscere il Pontefice che allora era papa Francesco. Ogni anno partecipa alla Samta Messa in onore dei Santi Pietro e Paolo il 29 giugno in Piazza S. Pietro e sempre ha avuto il biglietto per le prime tre file, in modo da godere di una visuale perfetta. Ha accompagnato comitive provenienti dalla località di sua residenza in America, nella visita alla basilica di San Pietro.

Il 1° Mondo di Vittorio finisce qui, riguarda gli anni della formazione infantile e scolastica, fino al 1962, e quelli dopo il ritiro dal lavoro con la pensione, dopo il 1996. Sono le due fasi estreme, mentre la fase centrale, basilare nella sua esistenza, è quella dell’attività lavorativa a Niagara Falls, dal 1963 a fine 1996. Si è svolta interamente nel 2° Mondo., l’America e non solo nel lavoro. ma nell’assistenza benefica e nella religiosità. A questa parte fondamentale del suo itinerario di vita nel 2° Mondo sarà dedicato il prossimo articolo che si concluderà con il 3° Mondo, nel quale è stato anche protagonista, fino alla sintesi di un’esistenza molto speciale nel passato, la cui prosecuzione nel presente è interessante e coinvolgente, anche per me, perchè riguarda “il paesano ritrovato”.
La storia rievocata nel testo è rivissuta anche attraverso immagini in numero di 30 sia per il 1° Mondo che per il 2° Mondo, mentre per il 3° Mondo ve ne saranno 13 più 2 immagin conclusive. Al termine della storia del 1° Mondo vi sono 2 immagini che esprimono i due passaggi nei quali anche gli altri due Mondi sono presenti- Nella prima, che segna il passaggo al 2° Mondo trovandosi a Las Vegas, le foto del paese del 1° Mondo e la maglietta dell’albergo del 3° Mondo mostrano in tutta evidenza la compresenza; mentre nella seconda foto, del 3° mondo ad Acapulco, sono fotografati con Vittorio paesani “pretaroli” che vivono a Niagara Fallas, quindi anche qui 1° e 2° Mondo uniti al 3° Mondo. Tutto verificatori naturalmente, rende in modo eloquente una sintesi ideale e reale.

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Le 30 immagini che illustrano l’articolo sul 1° Mondo, ripercorrono la storia di Vittorio riferita all’Italia del suo paese, nell’infanzia e nei continui ritorni a Pietracamela, cui sono dedicate 24 immagini, seguono 3 immagini su Teramo sede dei dieci anni di studi, e 3 fotografie su Roma, nelle visite alla Sala Clementina in Vaticano, con la stretta di mano di papa Francesco, e alla Basilica di San Pietro con il gruppo di pellegrini; concludono la sequenza le 2 immagini finali che introducono il passaggio al 2° e 3° Mondo dell’articolo successivo, in entrambe i due nuovi Mondi sono collegati fra loro e al 1° Mondo in due modi significativi. Le immagini su Pietracamela iniziano dalle 4 con la sequenza dell’arrivo fino alla sua antica casa, poi altre 5 sulle scalinate di accesso al vicno Centro storico e su 2 punti molto espressivi, fino alla Chiesa-madre com’era negli anni lontani; poi la sequenza delle 5 località spettacolari iraggiunte normalmente nelle sue continue escusioni di valido “camminatore” e un’immagine tranquilla seduto con gli amici paesani. Dell’infanzia e adolescnza 5 immagini, nel negozio e nella scuola, con le foto di gruppo dei compagni. Le fotografie sue e dei compagni sono state fornite da Vittorio, le altre, del paese e delle località spettacolari le ho tratte dai miei articoli. Ringrazio Vittorio per avermi conentito, con le sue foto, di far rivivere aspetti della sua storia negli anni lontani rievocata nel testo.

che richiamano il 1° Mondo dell’Italia essendo di Pietracamela
e il 2° Mondo dell’America, risiedendo alcuni di loro a Niagara Falls