Grande Guerra, immagini, cimeli e documenti, al Vittoriano

di Romano Maria Levante

A Roma, Complesso del Vittoriano, la mostra “Verso la grande guerra. Storia e passioni d’Italia”, espone, dal 4 novembre 2012 al 6 gennaio 2013, fotografie e manifesti, documenti e cimeli, e anche dipinti,  sul  periodo cruciale che va dalla crisi di fine ottocento a D’Annunzio, spartiacque tra ‘800 e ‘900. E’ curata da Mario Pizzo, vicedirettore del Museo centrale del Risorgimento e da Romano Ugolini presidente dell’Istituto per la storia del Risorgimento, ha collaborato Bruno Vespa. Realizzata da “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia. Vi è anche la ricostruzione della Cappella della Pace e della Vittoria  da Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna,  decorata da dipinti in omaggio ai caduti della Grande Guerra, progettata e realizzata interamente da Carlo Donati. 

Anselmo Bucci, “2 luglio 1918”, 1918

Un’immagine sinistra viene evocata da Romano Ugolini nel presentare la mostra, quella del Titanic con l’orchestra che suona e la festa da ballo impazza  nell’imminenza della tragedia, tale poteva esser considerata la Parigi della ” Belle epoque”  e la Vienna absburgica  prima del conflitto mondiale del 1915-18. Ma precisa subito che “se il nostro sguardo si amplia al panorama internazionale, ci accorgiamo che l’orizzonte è denso di nuvole nere, il che rendeva ben incerto il futuro”.  Erano  venuti meno gli equilibri ottocenteschi e la formazione di nuovi comportava profondi mutamenti a livello economico-sociale nei vari stati e nuovi assetti a livello mondiale con l’ingresso degli Stati Uniti e del Giappone che incidevano sul ruolo dell’Europa.

La mostra nel programma che culmina nel 2014

Una crisi di crescita, comunque, se si ha a mente il passaggio dall’economia agricola a quella industriale con lo spostamento dal mondo rurale a quello urbano e lo sviluppo di edilizia, finanza e delle attività manifatturiere; processo accompagnato dall’impetuoso progredire della scienza e della tecnica. In questa fase nascono partiti e sindacati, “in pochi anni – afferma Ugolini – se ci riferiamo all’Italia avviene una rivoluzione epocale, in termini politici, economici, sociali e culturali”.

Di tutto questo dà conto la mostra prima di presentare le immagini della Grande Guerra, che, secondo Giuliano Amato, è “il punto in cui si incrinò definitivamente l’assetto economico e sociale dell’Ottocento e, in particolare per il caso italiano, del Risorgimento”. C’è quindi un’instabilità inquieta, espressa dal dipinto di Angelo Morelli “Asfissia!”, una natura morta che rende l’equilibrio instabile con la fine delle certezze del passato e le incognite del futuro pur se promettente.

La mostra non è isolata, ma si inserisce in un programma che ha presentato prima “il treno del Milite Ignoto” come momento simbolico del 150° anniversario dell’Unità nazionale, e culminerà nel 2014 – sono le parole di Alessandro Nicosia – “con una grande esposizione finale dedicata alla Grande Guerra in occasione dell’inizio del tragico conflitto. Questa prima esposizione vuole analizzare il contesto nazionale ed internazionale che portò alla guerra, le sue premesse storiche, sociali, economiche e culturali”. E lo fa presentando una varietà di elementi che fanno rivivere il clima dell’epoca: manifesti e locandine, documenti e proclami, opere d’arte e cimeli, notiamo tra gli altri una divisa e il tricolore, e anche tante fotografie: di queste abbiamo dato conto sulla rivista specializzata “guida fotografia.com”.  Il tutto collegato agli eventi e ai mutamenti del clima economico-sociale in base a una ricerca accurata.

Urbanizzazione e sviluppo industriale, l’età giolittiana

Si inizia con alcune testimonianze visive di questi mutamenti del clima con la corsa all’urbanizzazione che fa sorgere nuovi quartieri, case popolari e palazzine eleganti fino ai villini “liberty”,  lo stile che investe anche le arti figurative e altre forme di espressione verso il pubblico.  E soprattutto con il rapido sviluppo industriale, in particolare dell’industria meccanica con l’introduzione di macchinari e utensili  sempre più progrediti e nuove forme organizzative.  Sorgono le grandi famiglie di imprenditori, gli Agnelli a Torino, i Pirelli a Milano, i Perrone a Genova, i Florio a Palermo.  Olivetti crea l’industria di macchine da scrivere, si sviluppano anche il tessile e la chimica con la Montecatini, la Carlo Erba e la Schiaparelli. Manifesti pubblicitari dell’epoca rendono le sollecitazioni date dall’impetuoso sviluppo industriale, automobile in testa.

Il progresso è espresso dal dipinto di Giuseppe De Nittis, “Passa il treno”, il vapore che lascia invade i campi con due contadine al lavoro. Ma deve fare i conti con arretratezza e miseria, e le grandi disuguaglianze, rese dal dipinto di Emilio Longoni, “Le riflessioni di un affamato”; il  povero passante guarda dall’esterno di una vetrina la coppia benestante seduta al tavolino al’interno del caffè.  Vicino è esposto il dipinto di Achille Jemoli, “Ritratto di Castiglioni nello stabilimento Johnson”, la figura è imponente, esprime la nuova classe emergente del lavoro industriale.

Le parole della “Rerum Novarum” di Leone XIII “nel 1891 evidenziavano queste contraddizioni:”I portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell’industria, le mutate relazioni tra padroni ed operai; l’essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà, il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, questo insieme di cose con l’aggiunta dei peggiorato costumi, hanno fatto scoppiare il conflitto” e la Chiesa lo denunciava. Nel 1897 Andrea Costa denuncia il bellicismo e afferma con forza che l’onore di un  popolo si esprime “nella lotta per la libertà e l’emancipazione”, e non “in quei macelli stupidi e infami che sono le guerre”.

Nell’età giolittiana – dal 1903 al 1914 con l’interruzione tra il 1910 e il 1911 – si cerca di assecondare le spinte allo sviluppo migliorando al contempo le condizioni di vita delle classi popolari: si introducono norme per il lavoro femminile e minorile, gli infortuni e il riposo settimanale, nonché leggi per il Mezzogiorno, anche allora atavicamente arretrato, si introduce il suffragio universale  a 31 o 21 anni se militari o istruiti, cresce il risparmio e la lettura.

Non si deve dimenticare che il 1900 era iniziato con i colpi di pistola dell’anarchico Bresci che assassinò re Umberto I: è esposto come una reliquia profana un quadretto con le “piume dei pennacchi dei carabinieri presenti durante l’attentato di Monza al re Umberto I di Savoia”.  Inoltre c’era stata un’ondata di scioperi  tra il 1902 e il 1904 con alcune vittime che aveva fatto tornare lo spettro della repressione di Bava Beccaris a Milano nel 1898; con Pio X le deroghe al “non expedit” permisero ai cattolici di entrare in politica.  Anche questo è documentato in mostra da fotografie dei moti di piazza con le barricate e le truppe antisommossa schierate nelle strade di Milano. 

Ci fu poi il disastroso terremoto di Messina, documentato da immagini  del 1908-1909, con le distruzioni e la visita del Re nei luoghi del sisma; insieme a a fotografie del Vesuvio e di Pompei.

Giovanni Boldini, “Ritratto di Alaide Banti”, 1885


L’espansione coloniale e D’Annunzio

Negli stessi anni in Oriente c’è la rivolta dei boxers e il conflitto russo-giapponese, sono esposte anche queste immagini crude insieme con altre serene e delicate dai toni calligrafici.  Si guarda lontano come riflesso del colonialismo espansionista in Africa che all’inizio ha scarso successo. Anche di questa fase sono esposte foto suggestive: del 1895 la grande panoramica dell’entrata a Massaua del governatore, la commemorazione a Dogali, e fotografie in diverse località esotiche.

L’escalation con la spedizione in Libia del 1911 è espressa dall’appassionato discorso di Giovanni Pascoli il 21 novembre 2011, “La grande Proletaria si è mossa”:  di braccia di italiani il mondo “più ne aveva bisogno meno mostrava di averne, e li pagava poco e li trattava male…erano diventati un  po’ come i negri, in America e come i negri ogni tanto venivano messi fuori dalla legge e dalla umanità”.  Nelle terre coloniali d’Africa “là i lavoratori saranno, non l’opre, mal pagate mal pregiate mal nomate, degli stranieri, ma, nel senso più alto e forte delle parole, agricoltori sul suo, sul terreno della patria… vivranno liberi e sereni su quella terra che sarà una continuazione della terra nativa… Troveranno, come  in patria, ogni tanto le vestigia dei grandi antenati”.

Fotografie eloquenti sulla guerra italo-turca di quel periodo; anche le copertine dei quaderni di scuola inneggiavano all’evento con immagini esotiche  di soldati in azione tra cammelli e palme.

Il clima di inizi ‘900 viene reso anche attraverso una sezione dedicata a Gabriele d’Annunzio,  introdotta da una gigantografia della sua inconfondibile testa. Sono esposte fotografie e locandine delle sue opere teatrali e dei suoi libri, con una fotografia di Eleonora Duse  in “La città morta”; e un bozzetto per “La figlia di Jorio” di Francesco Paolo Michetti, il pittore-fotografo animatore del cenacolo dannunziano nel quale artisti come lo scultore Barbella, il pittore Michetti, il musicista Tosti,  il poeta-scrittore D’Annunzio si ispiravano a vicenda in un creativo  sodalizio culturale.

D’Annunzio è una miniera di immagini. Oltre al teatro l’impresa fiumana con la celebre fotografia al rientro dal volo su Vienna nell’agosto 1918 e quelle tra gli alpini e inginocchiato a  Fiume davanti ai legionari durante una commemorazione dei caduti nel 1919-20.  Inoltre lettere e diplomi,  proclami e volantini, quali “L’alalà funebre” e “Natale fiumano”, quest’ultimo firmato “Gabriele d’Annunzio mutilato di guerra”, citiamo il particolare come segno del clima. La galleria dannunziana comprende anche il”Ritratto di Alaide Banti” di Giovanni Boldini, una figura languida e invitante che evoca il lato mondano del Poeta; e si chiude con  lo squillante manifesto di “Cabiria”, del 1912., le braccia che innalzano il corpo tra le rosse lingue di fuoco in primo piano. 

Dipinto con il campo di battaglia cosparso di morti

Un primo assaggio della Grande Guerra

Per i fuochi di guerra si cambia livello, si va al piano dove è evocata la “Grande guerra”, pensiamo sia un assaggio in attesa dello sviluppo del programma che culminerà nella mostra del 1914. A questo riguardo va sottolineato l’immenso patrimonio documentario raccolto fin dal 1915 per iniziativa di Paolo Boselli, allora presidente del Comitato nazionale per la storia del Risorgimento, cominciando con i fascicoli personali dei “caduti sul campo dell’onore”. 

Del “Fondo guerra” fa parte  la copioso documentazione di sculture e targhe, monumenti ed epigrafi e soprattutto il vastissimo materiale iconografico delle fotografie  che si cominciarono a raccogliere sul fronte e nelle retrovie per comporre preziosi album con le relative didascalie. Va considerato che al fronte nel 1917 vi erano ben 600  foto-operatori che trasmettevano i loro scatti al Comando, per un totale di 150.000 lastre fotografiche.  La raccolta fu proseguita fino agli anni ’30 con immagini provenienti da donazioni e lasciti: più che scene cruente riguardano i momenti prima e dopo i combattimenti, e i loro effetti disastrosi sulle popolazioni e sui territori teatro di guerra.

E’ esposta una serie di fotografie tratte da quegli album originari, del 1915-18, sono impressionanti per come fanno vivere l’atmosfera delle  trincee e delle tende, l’attesa prima dell’attacco, il riposo, con immagini singole o corali di grande intensità. Ogni descrizione non potrebbe rendere l’effetto che trasmettono con la loro immediatezza le immagini di quei soldati dinanzi a qualcosa molto più grande di loro cui fanno fronte con coraggio rivelando una profonda umanità.

Vediamo i proclami, ci si rivolge alle “Donne del popolo!” e alle “Donne Italiane!”, “A voi, Soldati d’Italia” e “Agli operai di tutte le nazioni”, si chiede “Diamo oro alla patria!” e “Sottoscrivete il Prestito di Guerra!”: per quest’ultimo vi è una serie di manifesti  a colori molto espressivi rivolti a immedesimare nelle difficoltà da alleviare con la sottoscrizione; oppure a valorizzare il contenuto economico, come quello con la scritta “Il lavoro. Ecco il nuovo dovere!”; un altro manifesto reca una gru che solleva un immenso salvadanaio con scritto “Tutto il nostro risparmio alla patria”. 

Non è una documentazione solo italiana, sono esposti manifesti di altre nazioni che invitano alla sottoscrizione dei prestiti di guerra e rivolgono proclami. E vi sono immagini di soldati stranieri su altri fronti, quello austro-ungarico e quello albanese, con dei primi piani di volti, l’umanità è òa stessa senza confini. Si vede anche la cattedrale di Reims dopo il bombardamento del 1914.

Oltre al dramma la satira, sono tanti i cosiddetti “Giornali di trincea” presentati, notiamo “la Tradotta” e “Il Montello”, “Signorsì” e “San Marco”, “L’Astico” e “La Potenza”. E poi gli “spartiti musicali” con le copertine illustrate con il tricolore e disegn all’insegna del patriottismo, i titoli sono “Canti d’Italia” e “Valore italiano”,  ‘La canzone dell’Armata del Grappa”  e “Umili eroi”.

Infine, per finire con l’arte, una serie di dipinti di Anselmo Bucci, che trasferiscono in pittura scene di ambiente quasi fotografiche ma rese con figure sfumate molto espressive. Siamo nel 1915-18, vediamo gli olii “Soldati che leggono in trincea”, “Ritratti di soldati al fronte” e il “Ritratto di marinaio” su tavola. A carboncino “2 luglio 1918”, soldati ripresi di spalle mentre guardano lontano dall’interno della trincea, e “Cannoni-mitragliatrici”, una litografia che li vede in azione. E’ uno dei pittori-soldato,  sono esposti pure tre disegni di Italo Lunelli realizzati sul fronte del Grappa.

L’appello ai giovani per la riscoperta degli “archivi familiari e privati”

La documentazione disponibile, di cui sono presentati scampoli esemplificativi, pur nella sua ricchezza e vastità non rappresenta un museo imbalsamato ma è aperta a nuovi apporti che possono venire dalle tante famiglie le quali nei loro album hanno testimonianze e immagini d’epoca.  

C’è al riguardo un progetto europeo sul sito http://www.14-18.it/ che si rivolge soprattutto ai giovani, invitati a fornire il loro “contributo multimediale” a partire dal vasto “database” rappresentato dal sito: l’invito è a svolgere una ricerca sul territorio di origine e di residenza per riscoprire “archivi familiari o privati”, servendosi delle conoscenze acquisite, della propria creatività e delle nuove tecnologie disponibili. Il materiale reperito entrerà nel portale www.risorgimento,it/radici.

Nel periodo di intensa rievocazione che, come si è detto, culminerà nel 2014, è molto significativo che i giovani siano coinvolti in una mobilitazione tesa a riscoprire le proprie radici e valorizzarle unendole a quelle dei connazionali nel grande affresco della memoria nazionale.  L’invito che viene formulato con la mostra del Vittoriano è tale da meritare un accoglimento corale.

Info

Complesso del Vittoriano, Roma, Piazza dell’Ara Coeli, sala Zanardelli, dal 4 novembre 2912 al 6 gennaio 2013: aperto tutti i giorni, da lunedì a giovedì ore 9,30-18,30; da venerdì a domenica 9,30-19,30. Ingresso gratuito. Tel. 06..69202049.

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante al Vittoriano alla presentazione della mostra, si ringrazia l’organizzazione, in particolare “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia, per l’opportunità offerta.  In apertura   “2 luglio 1918” di Anselmo Bucci, 1918; seguono “Ritratto di Alaide Banti” di Giovanni Boldini, 1885, e un dipinto con il campo di battaglia cosparso di morti; in chiusura una divisa coloniale. 

Una divisa coloniale