Lachapelle, la fotografia da set teatrale, al Palazzo Esposizioni

di Romano Maria Levante

Al Palazzo delle  Esposizioni  a Roma, dal 30 aprile al 13 settembre 2015 la mostra “David Lachapelle. Dopo il diluvio” espone 150 opere, per lo più di grandi dimensioni, alcune presentate per la prima volta,  del grande fotografo d’arte americano che torna dopo 15  anni  con i suoi set teatrali di eventi memorabili ricostruiti nella contemporaneità per fissarli  a titolo di messaggi non sempre univoci e per questo intriganti.  La mostra  è realizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo, con Madeinart e D. L.  studio Lachapelle, curata da Gianni Mercurio.

L’artista e la svolta del 2006

Sono diversi i motivi di interesse per la mostra di un artista molto particolare, e attengono non solo alla forma espressiva e ai contenuti,  ma anche alla tecnica realizzativa; tuttavia l’elemento saliente ci sembra di poterlo trovare nella  svolta avvenuta nel 2006, allorché si ritirò su un’isola selvaggia del Pacifico e abbandonò il mondo della moda e della pubblicità che era stato il suo campo di azione di grande fotografo impegnato a  impressionare con la forza delle immagini. Lavorava per testate di prestigio, come “Vanity Fair” e “Vogue”,  e per alcune delle più importanti campagne pubblicitarie, tra i suoi primi committenti troviamo Andy Warhol , e lui lo ricambiò con foto simboliche ispirate alle sue originali creazioni.

Non solo fotografia ad alto livello, anche regia di video musicali, documentari  ed eventi teatrali dal vivo, e vedremo come quest’ultima attività abbia inciso profondamente su di lui: tra i documentari il celebre “Krumped”  da cui è nato il film “Rize”, diffuso in molti paesi nel 2006  e lodato dalla critica; tra gli eventi teatrali “The Red Piano” di Elton John al Caesars Palace nel 2004, ed è indubbio che la regia teatrale abbia lasciato dei segni evidenti nell’impostazione delle sue opere.

 Dunque, lanciatissimo nella mondanità glamour e del mondo dei Vip, abbandona tutto. Perché?  Sembra una parabola evangelica. mentre è una realtà americana, possibile in un grande paese che non cessa mai di stupirci, e insieme una realtà italiana. Perché fu la vista della Cappella Sistina, con l’arte  e la bellezza unita alla capacità evocativa  delle immagini straordinarie del Giudizio universale, nel silenzio assoluto che lo avvolgeva trattandosi di una visita privata,  a folgorarlo  sulla via di Damasco. Alla svolta nella vita  si accompagna  la svolta nell’arte. Cambia il mondo di riferimento e cambiano i soggetti, muta la forma espressiva  e mutano i contenuti: non più superficiali e vacui, ma profondi e intensi, o comunque fonte di riflessioni per l’osservatore .

La prima produzione della svolta è la serie “Deluge”, quasi a sottolineare il nuovo inizio con un ritorno alle origini, il Diluvio è l’evento che ha segnato la sopravvivenza delle specie viventi dal cataclisma universale.  Siamo nel 2006,  l’artista ha già un ventennio di attività di altro genere alle spalle, gli ha dato fortuna e celebrità, ma è il capolavoro michelangiolesco che lo ha scosso nella Cappella Sistina l’impegnativo riferimento nella  prima sfida della sua nuova vita artistica.

Da “Deluge” inizia la mostra con dei pannelli spettacolari, alcuni lunghi 7 metri, per proseguire con le opere del suo “nuovo corso”; ma non manca una carrellata sulle opere precedenti, come elemento di confronto della rivoluzione operata, in particolare i ritratti di personaggi celebri del “jet set”, cantanti e musicisti, attori  e icone della moda, e altri temi resi con toni surrealisti. Sono esposti in fila, c’è l’interesse nel riconoscere il personaggio, ma svaniscono di fronte alla potenza esplosiva delle altre raffigurazioni, in sostanza è come se il Diluvio avesse  travolto anche loro.

“Deluge”  ha la caratteristica di essere la prima opera del nuovo corso e segnare lo spartiacque tra la forma rappresentativa con la figura umana e quella del tutto priva, affidata alle cose per lo più ricostruite come in laboratorio.

Senza figura umana le serie “Car Crash” e “Negative Cuttencies”, ispirate  a Warhol nella crisi capitalistica,” Gas Stations” e “Land Scape”, sulla decadente civiltà del petrolio e dell’atomo, “Hearth Laughs in Flowers” e “Aristocracy”, la più recente, sulle contaminazioni in terra e in cielo.

Nella mostra torna la figura umana al termine, addirittura nella suggestiva sequenza di “Il mio Gesù privato”, del 2003: del resto lui stesso ha detto “Federico Fellini, Andy Warhol e Gesù, ognuno a suo modo ha cambiato la mia vita”; Fellini di certo con le sue rappresentazioni teatrali della decadenza della società in atmosfere oniriche,  e  Lachapelle ha detto “la mia espressione artistica è la traduzione in immagini dei miei sogni”, Warhol lo ha proiettato nel mondo della Pop Art, sia pure vissuta in modo diverso, nella consunzione e non nel dominio, e su Gesù non occorre aggiungere nulla alla folgorazione nella Cappella Sistina che lo ha portato a rivivere, attualizzandole,  le vicende prima bibliche e poi evangeliche.

Aspetto comune delle opere dell’artista è la straordinaria cura per i particolari e per le luci, che danno effetti pittorici molto ricercati, mentre sono il risultato della costruzione di veri e propri set teatrali con protagonisti e comparse; a questo è giunta la sua evoluzione dopo la lunga fase iniziale in cui invece era un fotografo per così dire, tradizionale, che riprende i soggetti della realtà e non li costruisce. Ora ricostruisce scene simboliche con i modelli, e poi le fotografa.

Lo vediamo documentato nella mostra in un lungo filmato sulla preparazione del “set” per un’opera della serie “Land Scape”,  dalla realizzazione in miniatura del modello di centrale atomica alla sua ambientazione in modo che la ripresa ravvicinata la faccia apparire come reale, alle luci e agli altri effetti speciali fino all’opera terminata, pronta per l’esposizione. Un modo di rendere pittorica la fotografia  e di dare ad essa significati allegorici in un iperrealismo brillante e luminoso.

Le grandi dimensioni di queste rappresentazioni ne accrescono la resa spettacolare. Guardiamole, dunque, cominciando dal “nuovo inizio” di ” Deluge”, il diluvio universale.

Dal “Diluvio” al disfacimento e alla caducità

Il racconto biblico del “Diluvio” è la metafora delle tempeste politiche  e religiose e della crisi morale della società; la trasposizione scenica mostra una serie di soggetti che si aggrappano gli uni agli altri mentre intorno a loro crollano i simboli dell’economia e del benessere.  E’ un affresco umano con pose plastiche della forza di una composizione scultorea nel quale non c’è solo  pericolo e paura, catastrofe e morte, ma anche l’anelito per la salvezza, nella compresenza di motivi  opposti che troveremo ancora.  Sembra una  sacra rappresentazione, l’ispirazione michelangiolesca è evidente, d’altra parte viene subito dopo la “folgorazione”  dinanzi alla Cappella Sistina.  

Al “Diluvio” accostiamo “Awakened”, anche qui il tema dell’acqua nell’ambivalenza di distruttrice e purificatrice, di rovina e rinascita: tutto galleggia e affonda, in una metafora della fragilità umana collegata alla dissoluzione della società dei consumi che assegna primati fuggevoli a cose futili. La rigenerazione si può vedere nell’immersione delle persone come in un liquido amniotico che riporta alla purezza della nascita, in un auspicato ritorno alle origini, al pari del “Diluvio”.

Le serie  “Negative currency”e “Crash”  riportano all’attualità di quegli anni, che ha prodotto tanti guasti  e diffuso un’autentica angoscia  per il futuro dell’economia e della società globale.

Siamo nel 2008, la finanza americana è sconvolta dalle crisi dei “subprime” e del fallimento della “Lehmann Brothers”, l’ondata destabilizzante si è diffusa nel mondo, dalla finanza la crisi  si è trasferita all’economia con la recessione e il suo portato di disoccupazione e miseria diffusa.

Con “Negative currency” l’artista si ispira a Warhol nel riprodurre le banconote, ma mentre l’icona della Pop Art con “One dollar bills” aveva espresso l’invadenza della moneta fino a coprire l’intero spazio con una moltiplicazione all’infinito del biglietto verde, lui oscura il dollaro e non lo moltiplica, lo riproduce in negativo; del resto la sua è una metafora opposta rispetto all’altra.

Uguale ispirazione in “Crash”, questa volta sono le immagini di “Death and Disaster ” di Warhol il riferimento, ma anche qui è diverso il messaggio: mentre in Warhol si avvertiva l’angoscia dinanzi all’incidente mortale, qui all’avvertimento si unisce una forma di seduzione pubblicitaria.

Altre immagini di violenza sono quelle della serie “Still Life”, 2012, un’originale galleria di ritratti famosi, le teste e i corpi di un museo delle cere che era stato distrutto dai vandali, e lui riuscì a fotografare. I pezzi ripresi dopo  la razzia, smembrati e stravolti,  sono la metafora del disfacimento della carne e, trattandosi di personaggi famosi – tra cui i Vip  che riprendeva nei suoi richiestissimi ritratti fotograficii e i  “Politicians anonimous” – diventano metafora della caducità del successo. E’ un magazzino dell’umanità più ammirata  in disfacimento, alla commiserazione per la triste sorte delle icone celebrative si associa il fascino perverso che ha sempre accompagnato la caduta degli dei, quasi un contrappasso.

Al mondo dell'”upper class”  è rivolta la recentissima serie “Aristocracy”, del 2015, voli di aeroplani ad alta quota come uccelli impazziti si avvitano nel cielo percorso da vortici cromatici come i fumogeni nelle manifestazioni aeree. Il titolo richiama i passatempi estremi dei Vip per vincere la noia, mentre nella composizione ancora una volta coesistono due motivi opposti, la banalità e caducità da un lato, la seduzione dall’altro: una seduzione non diversa da quella dell’Aeropittura  futurista. Vi è stato visto anche un richiamo alle tempeste di Turner.

Sulla stessa lunghezza d’onda “Hearth Laughs in Flowers”, titolo di una poesia del poeta americano del XV secolo Emerson, la terra ride nei fiori rappresentati  in composizioni con oggetti del consumismo, futili e stravaganti, dai cellulari ai giochi sex, dalle maschere alle clessidre,  dalle bambole alle protesi al silicone: anche qui una metafora della pretesa umana  di dominare la natura piegandola alle proprie aberrazioni, con un certo compiacimento nella consueta ambivalenza.

Le spettacolari immagini sulla civiltà del petrolio e dell’atomo

E siamo alle immagini spettacolari di “Gas Stations”  e “Land Scape”, che si riferiscono ad  impianti  petroliferi e centrali nucleari, ricostruite in miniatura e fotografate ingrandite.

In “Gas Stations”, del 2012,   sono protagoniste le stazioni di rifornimento di combustibile, che hanno trasformato la vita accelerando la mobilità in un processo sempre più accelerato e coinvolgente che ha inciso profondamente sull’economia e sulla società diventando anche il fattore dominante della politica internazionale, e il motivo di conflitti e guerre per assicurarsi l “oro nero”.  Le stazioni vengono ambientate in una foresta pluviale, come reperti archeologici di un lontano futuro,  in un ritorno ai primordi, forse per marcarne il contrasto con la natura: una constatazione e una denuncia insieme. Una sorta di “altra America” contrapposta alle ridenti rappresentazioni  di Edward Hopper della vita americana attraverso le ridenti abitazioni con le persone viste nella serena quotidianità. Dipinge anche “Scism Shift“, lo sconquasso del sisma .

Nell”anno successivo, il 2013, ecco le centrali di “Land Scape” :   sembrano cattedrali della modernità,  imponenti e scintillanti, e si fa fatica a credere che siano quei modellini costruiti in modo del tutto  artigianale assemblando lattine e plastiche di uso comune e ripresi nell’ambiente naturale accuratamente scelto per accrescere l’effetto, come documenta il filmato che vede l’artista con i suoi aiutanti all’opera come su un set teatrale o cinematografico.  Sono isole nel deserto di un nuovo mondo allucinato, ma fanno pensare più alle luci del Luna park che allo squallore del Day after nucleare; anche qui forse l’artista gioca sulla ambivalenza;  comunque  è un misto di reale  immaginario, di evocazioni e di astrazioni.

Il 2013 è anche l’anno dell’ “Self Portrait as an House”, lo straordinario “autoritratto” di un’abitazione il cui spaccato è popolato di immagini surreali con nudi singoli e di gruppo nelle più diverse posizioni: un forte dinamismo caratterizza la composizione che evoca quanto si nasconde dietro le pareti domestiche portato alla ribalta di un virtuale spettacolo teatrale. 

Le immagini di ispirazione religiosa

La mostra termina nella spettacolare galleria superiore con una serie di immagini ispirate a una religiosità calata nella contemporaneità  in un linguaggio Pop.  Si  comincia con “Last Supper”,  mentre il  “Diluvio” aveva l’ispirazione michelangiolesca, qui l’ispirazione è leonardesca: sono 13 fotografie, l’Ultima cena è resa attraverso una serie di teste e di mani  che si incrociano come alla ricerca di un dialogo e di un’intesa.

Ma è “Jesus is my Homeboy”, “Il mio Gesù privato” , dl 2003, che colpisce  con la sua spettacolarità; sono  grandi composizioni riferite ai fatti evangelici in cui Gesù ha un’ immagine che collima con quella tradizionale pur se in abiti moderni, nei luoghi  pop come “fast food” e simili, e con giovani del nostro tempo. Questo non attenua il senso del divino, espresso dagli atteggiamenti ieratici e dalla sua figura carismatica, e  vi aggiunge il messaggio di denuncia delle disuguaglianze e dell’emarginazione.  Nelle opere si nota un uso magistrale della luce per rendere il soprannaturale, per questo hanno parlato di Rembrandt;  vediamo  in particolare  Gesù nel lavaggio dei piedi della Maddalena e Gesù nella Resurrezione.

Poi abbiamo le due “Pietà”, “Courtney Love” del 2006,  in cui Gesù è riverso tra le braccia di una donna dai capelli biondi;  “American Jesus”  è di alcuni anni dopo,  questa volta è Gesù che tiene in grembo il corpo riverso di Michael Jackson, è ambientato in una foresta, il dramma della perdita è rischiarato dalla luce del nuovo giorno, forse il riscatto dalla macchia della pedofilia del divo pop.

Che dire al termine della visita alla mostra? E’ un tour spettacolare, tra rappresentazioni molto diverse tra loro, alcune animate da un’umanità  inquieta  e tormentata, ma non inerte né rassegnata; altre che pongono al centro il mondo disumano in cui l’umanità si trova immersa, che va dai piccoli e futili oggetti quotidiani alle stazioni di servizio e alle grandi centrali atomiche, in cui comunque si può vedere qualcosa che va oltre ciò che causa l’alienazione e  il pessimismo esistenziale.

Le sacre rappresentazioni di matrice religiosa sono quelle che restano impresse per la loro forza evocativa, del resto lo “shock emotivo” era alla base della fotografia dell’artista anche nella prima fase “glamour”  e pubblicitaria. Non si dimentica  la convulsa composizione del “Diluvio”, né la sequenza di scene della vita di Cristo in salsa pop ma non per questo prive di senso del divino.

E’ quanto basta perché la mostra  lasci un segno nel visitatore, comunque la pensi.

Info

Palazzo delle Esposizioni,via Nazionale. 194, Roma. Da domenica a giovedì, tranne il lunedì chiuso, ore 10,00-20,00; venerdì e sabato apertura fino alle 22,30; ingresso fino a un’ora dalla chiusura.  Biglietto intero 12,50 euro, ridotto 10,00;  7/18 anni  6 euro, gratuito fino a 6 anni, scuole 4 euro per studente tra 10 e 25 studenti dal martedì al  venerdì con prenotazione obbligatoria.  Tel. 0639967500 e 848082408 (per le scuole). http://www.palazzoesposizioni.it/.  Catalogo “David Lachapelle, Dopo il Diluvio/ after the Deluge”, a cura di Gianni Mercurio, in collaborazione con Ida Parlavecchio, aprile 2015, pp. 240, formato 26 x 28,5. Per le citazioni del testo cfr. i nostri articoli:  in questo sito  su Warhol  il 15 e 22 settembre 2014, su  Turner  e la pittura inglese del ‘700 il 18 maggio 2014,  per l’aeropittura  e il futurismo,  “Tato, la spettacolare aeropittura alla Galleria Russo” 19 febbraio 2015 e “Marinetti, disegni e quadri futuristi alla Galleria Russo”  il 2 marzo 2013; in “cultura.inabruzzo.it”,  su Hopper 12 e 13 giugno 2010, sul Futurismo il 30 aprile, 1° settembre e 2 novembre 2009 (cultura.inbruzzo,it  non è più  raggiungibile, gli articoli saranno trasferiti prossimamente  in questo sito).

Foto

Le immagini sono state riprese nel Palazzo delle Esposizioni alla presentazione della mostra, si ringrazia l’Azienda Speciale Expo,  con i titolari dei diritti, in particolare Lachapelle, per l’opportunità offerta. In apertura, “Diluvio”, 2006; seguono, “Negative  currency”, 2008, e “Scism Scift”, 2012; poi  “Politicians anonimous”   “Gas stations”, 2012,quindi “Land Scape” e “Self Portrait as an House”, 2013; infine  “Aristocracy”, 2015 e  il “Lavaggio dei piedi della Maddalena” della serie “Il mio Gesù privato”, 2003;di questa serie,in chiusura, una delle immagini corali di“Last Supper” .