Ritratti di poesia 2017, 11^ maratona poetica al Tempio di Adriano

di Romano Maria Levante

A Roma, nel Tempio di Adriano a Piazza di Pietra, il 3 febbraio 2017 si è svolta l’11^ edizione di “Ritratti di  poesia”, organizzata dalla “Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo” ,  un’intera giornata di immersione totale nella poesia contemporanea, articolata in sezioni che in successione incalzante offrono un panorama aggiornato della situazione e delle tendenze in campo poetico. Si sono avvicendati sul palco  35 poeti italiani, di cui 2 poeti dialettali, e 4 poeti stranieri, e sono stati conferiti 3 Premi dei concorsi poetici nazionale e internazionale, vi sono state sorprese e momenti emozionanti. La manifestazione, ideata e realizzata dal presidente Emmanuele F. M. Emanuele, poeta oltre che operatore in campo culturale, artistico  e finanziario, è stata curata come sempre da Vincenza Mascolo, molto attento  ai tempi e ai contenuti.

L’idea ispiratrice e la sua realizzazione

L’annuale maratona “Ritratti di poesia” non smette  di sorprendere. Mentre lo scorso  anno il consueto “tour de force” poetico fu ravvivato da “Poetry Slam”, il “certamen” giovanile ripetuto anche nell’attuale edizione, questa volta sono stati introdotti la “physical poetry“, e l’accompagnamento con l’arpa, il video poetico e l’“artistical poetry”,  così ci piace definire lassociazione poesia-pittura rinascimentale; nell’allestimento, dopo il vulcano del 2016, evocazioni arboree collegate alla poesia.

Si continua a dare corpo al motivo ispiratore dell’ideatore e realizzatore, Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della “Fondazione  Terzo pilastro – Italia e Mediterraneo”: “All’origine di tutto vi è il mio personale convincimento che in Italia la poesia dovesse avere la medesima visibilità e fruibilità delle altre forme artistiche (le arti visive, il cinema, il teatro, la musica e la danza) attraverso un appuntamento  in grado di arricchire in modo originale l’offerta culturale della città e del Paese”.

Un’idea nata in lui come poeta, e sviluppata come imprenditore. L’appuntamento, che ha celebrato nel 2016 il decennale, non si è limitato a fornire una pur esauriente rassegna annuale delle tendenze poetiche in Italia  e nel mondo. “In questi anni – prosegue Emanuele – abbiamo coinvolto in via sempre maggiore le scuole, abbiamo favorito la diffusione della poesia contemporanea tra i giovani, abbiamo creato suggestivi momenti di contaminazione tra la poesia e le altre espressioni artistiche ed abbiamo favorito la conoscenza in Italia e a Roma dei più significativi autori stranieri in attività”. 

Quindi un’azione propulsiva, non soltanto conoscitiva o tanto meno puramente contemplativa, che non trascura il mercato – e come potrebbe farlo un imprenditore! – anzi ne presenta uno spaccato, con l’intervento dei rappresentanti delle case editrici impegnate nel difficile campo della poesia, che viene aggiornato annualmente con nuove presenze, analisi e valutazioni.

Nulla di asettico in tutto questo, la poesia non viene considerata un’entità immateriale  che acquisendo vita propria si distacca da chi l’ha creata; al contrario, viene fortemente personalizzata valorizzando il legame con l’autore che non solo legge lui stesso i propri componimenti ma viene preventivamente intervistato sui loro contenuti e sui motivi interiori. Non ci sono divani psicanalitici bensì candide poltrone, però il risultato é  sempre una autoanalisi, fatta in pubblico ma non meno autentica e sincera, seguita dalla manifestazione poetica di ciò che si è confidato, e in molti casi confessato.

Come si possa dispiegare una maratona protrattasi per l’intera giornata nella successione incessante di letture poetiche richiesta dal programma è un mistero gaudioso che si ripropone ogni anno. Al curatore della manifestazione Vincenzo  Mascolo, conduttore garbato e intervistatore penetrante, va il merito di una regia impegnata nel rispetto dei tempi, scanditi da un contaminuti, e nella sequenza e articolazione dei contenuti,che assicura varietà ed evita pause e dilazioni, come accelerazioni e concitazioni. Tutto si dipana naturalmente, secondo un canovaccio noto agli “abitué” nelle sue linee generali, senza momenti di stanchezza nel fluire ordinato del programma con le novità e i motivi di attrazione che sollecitano l’interesse e la curiosità.

Alle  sezioni abituali, “Di penna in penna” sugli autori italiani, e “Poesia sconfinata” sugli autori stranieri, “La lingua, le lingue” sulla poesia dialettale e  le “Idee di carta” sulle case editrici, con il Premio nazionale e internazionale, che fa salire alla ribalta ogni anno un poeta italiano  e straniero di grande spessore, si aggiungono gli intermezzi a sorpresa come la “Physical poetry” del mattino, che nel pomeriggio diviene “Hope”,  la poesia con l’arpa e con la pittura cui abbiamo accennato all’inizio, mentre il “Poetry slam”  diventa un appuntamento ricorrente.

Una rapida rassegna di una  giornata così particolare non pretende di renderne l’intensità insieme alla leggerezza, ossimoro meno impraticabile di quanto possa apparire, sebbene anche in questo caso “intender non lo può chi non lo prova”, mentre chi ha partecipato alla “total immersion” poetica può testimoniare che non dà stanchezza ma continue emozioni.   

L’ “ouverture” con gli studenti di cinque istituti romani

Si inizia con “Caro poeta”,  due ore dedicate agli studenti  entrando nel loro mondo:  5 le scuole romane presenti con i ragazzi  in platea nella loro esuberanza giovanile e sul palco l’incontro con sei poeti affermati. Le scuole sono  intitolate a De Sanctis e Kant, Machiavelli e Rossellini, grandi maestri in campi diversi della cultura, ma non si parla di loro, bensì di poesia, ed è giusto che sia così. Dei sei poeti vengono lette alcune creazioni, ne citiamo degli scampoli per entrare nel clima.

La solitudine in Franco Buffoni: “La mano sinistra della tua costanza/ che ribadiva non sarà nulla/ un cambio di indirizzo/ una voltura” e in Claudio Damiani: “Cielo azzurro e poche nuvole, piccole/ odore forte di rosmarino e ginestre/… e giù lo scoglio dove passo tutte le notti/ a piangere guardando il mare”.

Un  tormento interiore in Maria Grazia Calandrone,  “Non sono io il pericolo: la tua nemica/ è l’anima, che porta la fatica/ di volere/ negando di volere”, e in Luigia Sorrentino, “Lascerà la vallata/ l’agonia di tutti i movimenti/ moltiplicava i nostri nomi/ prima di entrare nel rigore di ogni/ alba, di ogni notte…”. E la “dottrina dei contrari” in Rosa Pierno,  “Agendo impulsivamente abbiamo costruito un illusorio mondo/ …non ci troviamo all’estremità di un segmento/ ma in un’area senza connotazione, ove tutto può accadere/ e da cui si può proseguire verso qualsiasi direzione/ senza mai trovare l’uscita”.

Il valore della “Libertà”  in Elio Pecora:  “E’  una parola che le comprende tutte/… libero è chi s’ascolta nella mente/ e segue il cuore che sente e consente,/  chi agli altri riconosce/ quanto lui stesso vuole,/ chi prende e dona amore./ E’ libero chi ignora la violenza,/ chi rifiuta l’inganno e la bugia,/ e chi alla sua giornata/ pensa come a una strada/ scelta: e pure è un dono e un’avventura”. Espressioni intense che suscitano riflessioni profonde, “e chiamale se vuoi, emozioni…”

L’incontro con i giovani prosegue nel “Poetry Slam” –  che come gli Slam tennistici fa parte di una catena di manifestazioni analoghe, in questo caso il Campionato nazionale della Lega Italiana di  Poetry Slam, poesia orale  e performativa – maestro di cerimonie  come lo scorso anno il vivacissimo Lello Voce, partecipanti Sergio Garau e Alessandra Racca, Silvia Salvagnini e Gabriele Stera, gli spettatori e non più la giuria di studenti decretano il vincitore tra il tifo da curva nord dei compagni in sala.

Poesie, premiazioni e “performance”  poetico-artistica

Dopo le due ore festose con i giovanissimi  inizia la sfilata di poeti – ciascuno prima viene intervistato, poi legge numerose sue composizioni –  con la 1^  parte di “Di penna in penna”, è di scena Alessandro Fo, citiamo da “Al figlio”, virtualmente potrebbe essere tra i ragazzi che hanno appena lasciato la sala: “Là in alto era l’amore/ all’ombra di una storia famosa/… però/ nulla è mai davvero come sembra,/ ma almeno sette volte più complesso”, la complessità della vita che si scopre a poco a poco.

E’ soltanto un assaggio, siamo al primo dei tre momenti ufficiali, la consegna da parte di Emanuele del “Premio Fondazione Terzo Pilastro Ritratti di poesia”, a Giuseppe Conte, che nel 1995 l’Unesco, la sezione culturale dell’Onu, invitò a rappresentare l’Italia nel “World Institute for Opera and Poetry”. Ecco un frammento del suo “Il Poeta”: “La mia anima si cerca ora nelle acque,/ e nel fuoco, nelle mille/famiglie dei fiori e degli alberi/ negli eroi che io non sono/ nei giardini dove tutta la pena/ di nasce e e morire è così leggera./  Forse il poeta è un uomo che ha in sé/la crudele pietà di ogni primavera”. Peccato che gli studenti siano andati via, avrebbero sentito che “è passata come una cometa/ l’età ragazza  di Ettore e di Achille/ non sono diventato altro che un uomo”.   

Nell’era di Internet, con i suoi “social network”, ci si può esprimere in poesia entro i 140 caratteri di “Twitter”, anzi si può essere premiati dal presidente Emanuele che ha introdotto nella maratona poetica anche questa modernità. Consegna il “Premio nazionale e il Premio europeo ‘Ritratti di poesia. 140′”  in base al responso della giuria composta da Maria Borio, Evelina De Signoribus e Tommaso Di Dio.

Dalla modernità di Internet alla novità della “Physical Poetry” di Erika Lemay, artista canadese di fama mondiale, “guest star” del “Cirque lu Soleil”, ed è tutto dire; è stata madrina del nuovo Malpensa per l’Expo milanese, ospite al Festival di Venezia. E’ una “performance” strepitosa di grande forza espressiva, l’armonia dei suoi  movimenti acrobatici, in cui l’arte della danza e del teatro si sposa con la maestria della ginnasta, fa dimenticare la difficoltà e il rischio insito nell’esibizione. Dopo la poesia attraverso i cinguettii del passerotto di “Twitter”,  la poesia nelle armoniose e ardite  movenze di Erika! 

Il sandwich poetico, due editori e due riviste tra sei poeti

Le  “Idee di carta”  presentano le case editrici Donzelli e Gatti, e le riviste “Argo” e “Voce Romana”, mezz’ora di confronto di esperienze e analisi di un mercato difficile come quello delle pubblicazioni in tema di poesia: a metà della giornata, tra tante evocazioni poetiche che portano nell’empireo dell’immaginazione, misurarsi con la realtà è senz’altro opportuno e utile.

Prima e dopo le “Idee di carta”, altre due parti di “Di penna in penna”, nel sandwich di editori e riviste tra sei poeti.

Nella 2^ parte, la madre in Luciana Argentino, “Ha un senso vivere e lavorare se una bambina mi guarda a lungo/ e poi mi dice sei bella e alla sua voce io di lei mi accorgo/ e del suo sguardo fermo su me assente/ e sanata risalgo al mio presente”, e la figlia in Rossella Tempesta, “Ho visto un albero immenso/ il padre di tutti gli alberi/ ho pensato: ecco mio padre./ ma mio padre è un esile faggio/ il suo seme caduto a caso, lontano dal filare/ cresciuto sfasato, stranito dai venti”; il passato disinibito in Carlo Bordini, “Fare l’amore era come andare sempre in taxi/ casualmente,/ in un taxi senza meta”, e il domani ansiogeno di Mario De Santis, in cui “Tutto verrebbe segnalato,  per prima la sottile/ differenza tra il sogno della morte/ e un altro giorno in cui saresti stato qui:/ lo chiameremo, in ogni caso, storia”.  

La 3^ parte presenta Alessandro De Santis, con l’enigma, “Senza dote di stelle lo raggiunse brusca la notte/ gli aprì la bocca come  a prendere fiato ./ Vide l’esatto diametro del cuore umano e/ pensò che fosse proprio una bella/ giornata per ricominciare”, e  Simone Di Biasio, con la quotidianità, “Si crede qualcuno ci nomini/ se perdiamo il controllo delle posate/  se scivola il bicchiere dalle mani/ o  applaudono in concerto coperchi e piatti”.

La maratona poetica dopo il giro di boa

Alle ore 14 la maratona gira la boa, una breve pausa dopo oltre cinque ore di poesia poi si riprende: “Poetry first”!

E la poesia incalza con la 4^ parte di “Di penna in penna”, dove troviamo la natura in Antonietta Gnerre, “Di tutti i colori amo il verde./… dove trovo il verde/ il senso delle cose si ripete./ Si ripete da lontano fino all’inizio dei rami/ nel gioco dell’istante./ Dal verde tutto emerge  e tutto muta/ nel miracolo di un nuovo germoglio”; e in Cinzia Marulli, “Eppure c’è un sentiero/ che porta in alto/ in quel luogo di sole/ dove l’ombra è amica/ un luogo piccino/ che affaccenda il respiro/ e il riposo saluta/ come farebbe un amico”. L’umanità in Pasquale Vitagliano, “Non c’è più la malattia/ a far galleggiare sul pantano/ il nostro amore senza amore./… Vorrei andare al cinema/ a rivedere la mia storia”. 

Ma ecco l’incontro con Fernanda Mancini, viene illustrato il progetto artistico “Liquefare l’immobile”, che costituisce sfondo e cornice alla manifestazione, con rilievi intagliati e pannelli a inchiostro di china, foglie e carta velina che recano impresse immagini naturali come gli alberi miste a immagini simboliche, dal cerchio al triangolo al pesce con iscrizioni poetiche del cinese Gu Cheng, in una sintesi di espressioni artistiche che avvicina fino a riunire culture e civiltà diverse.

Fanno parte della cultura come retaggio della tradizione e insieme specchio del presente i dialetti, con cui la poesia si misura nella sezione significativamente intitolata “La lingua, le lingue”.  In un romanesco alla Belli, Francesco di Stefano con “Er tritacarne de la storia”, ammonisce bonariamente sul fatto che “Nel corzo de li secoli passati/ de civiltà ne s’o cascate a frotte,/ puro l’imperi mejo organizzati/ so’ finiti co l’ossa tutte rotte”; in un sardo dal suono ancestrale, Anna Cristina Serra con “E’ dalla stanza di dentro” ci dice che “Est de s’aposentu di aintru/ su prus cuau/ in cust”omu de sempri” [“è dalla stanza lontana/ la più nascosta, / in questa casa di sempre”], “chi movint is miradas/ de babbus a filius/ de filius a babbus/ circhendu unu mori.” [“che partono gli sguardi/ da padri a figli/ da figli a padri/ cercando un sentiero”].

Rientra nell’accostamento tra  culture e civiltà la “Poesia sconfinata”, in 3 parti, l’ultima in chiusura: in ognuna un poeta che dopo l’intervista-colloquio ha recitato le proprie poesie in lingua originale mentre sullo schermo passava la traduzione italiana.  Il poeta mongolo G. Mend-Ooyo in “Alba di luna sull’antico tempio”  dice: “La luna sorge sul tempio antico, illumina/ di fievoli raggi l’apatia della mente/… Nella mestizia delle ombre del mondo/ c’è di sicuro una luce, una candela della mente”.  E la  poetessa islandese  Sigurbjorg Prastardòttir, in “Diluita”  in modo molto personale confida: “Accentuo le rughe/ così per svago, perché so che le valli/ sotto gli occhi provengono/ dal monte che sovrasta la chiesetta campestre/ di mia nonna, che era in gamba…”. Anche la  poetessa libanese Vénus Khoury-Ghata va sul personale in “Ortiche”: “L’ira del padre ribaltava la casa/ … la madre ci chiamava fino al tramonto/ doveva esser bello ed era solo triste/ i giardini trapassavano più lentamente degli uomini/ mangiavano la nostra pena fino all’ultima briciola/ poi eruttavano schegge in faccia al sole”.

Gli autori italiani incalzano, la 5^ parte di “Di penna in penna” presenta 3 poeti, tre modi di declinare l’ansia della vita. Antonella Bukovaz, “Guardami/ sono lo specchio del corpo insepolto/ riflessa, capovolta/ la legge divina dimora e scorre/ mentre viva, sepolta,  mi divora/ nel corpo acceso/ sua dimora/ guardami tu sei in me…”. Giovanna Marmo, “Baciatemi presto,/ sto lottando contro il crepuscolo./ Posso resistere fino a quando la luce nella casa/ di fronte si accende. Non c’è tempo,/ Baciatemi”. Italo Testa, “Non ero io, non vedi, in quella folla, non erano le mie mani, a toccarsi,/ non erano le mani, soprattutto questo, dico ancora una volta,/ soprattutto questo, e non riuscivo a trattenerle, tutte quelle immagini, a destra e a sinistra, la pressione che monta”.

I “mondi concentrici” della poetica di Emanuele, memoria e natura  

Siamo ad un altro momento suggestivo, viene proiettato il video “Mondi concentrici” con una serie di poesie di Emmanuele F. M. Emanuele recitate da  noti attori, Siravo e Prisco, la Casali, la Marcucci e Daniela Poggi in luoghi artistici e ameni di rara bellezza, con musiche suggestive e trasposizioni pittoriche del maestro cinese Wang Huangsheng direttore del Museo di Pechino, regista Francesco Verdinelli.  Abbiamo rivissuto le emozioni della serata dell’ottobre 2010  al  “Teatro Quirino”,   quando le poesie di Emanuele in un caleidoscopio di luci, colori e  musica facevano sentire soprattutto la forza della natura. Nel “Tempio di Adriano” il clima più raccolto ha posto in primo piano l’interiorità dei sentimenti.  Gli attori hanno dato voce alla poetica dell’autore collocati nel contesto artistico e naturale che gli è congeniale. Per i quattro libri di poesie pubblicati dal 2008, “Un lungo cammino” e “Le molte terre”, “La goccia e lo stelo” e “Pietre e vento” ha ricevuto numerosi premi letterari prestigiosi; oltre a questi, ha avuto riconoscimenti del suo impegno a 360 gradi, poetico e culturale, di promotore e mecenate, citiamo i premi più recenti, per il 2016, “Federico II”, “Fair Play”, “Pianeta azzurro. I protagonisti”. 

Ora, a testimonianza della poetica di Emanuele – le memorie e i sentimenti immersi nella natura – riportiamo l’ultimo componimento della prima silloge della  “trilogia degli affetti”, come è stata  definita:  “Nuvole immobili/ il sole le passa/ riscalda le pietre sconnesse dal tempo/ l’umano rincorre l’umano/ costretto da un vivere incerto/ inquieto si aggira/ chiedendo conferma…”; e dalla silloge conclusiva, il componimento che le ha dato il nome, “La goccia e lo stelo”: “La goccia splendente si appoggia/ allo stelo che da sotto/ felice la guarda./ Pura e bella, rugiada del/ cielo./ La luce si frange su di essa,/ la passa e la scinde in mille/ colori./ Trasforma l’essenza in diamante/  di luce./ Ma poi d’incanto lo stelo/ si erge/ e la goccia silente scivola via./  Il  bello che la sorte/ ti dà di portare, d’improvviso diviene gravoso e/ lo perdi/ proteso a raggiungere altro”. Nella quarta silloge, il “lungo cammino”  passa dalla dolcezza della goccia e dello stelo, all’asprezza di “pietre e vento”.

Continua l’immersione poetica con nuove sorprese

La 6^ parte di “Di penna in penna” si frappone tra questo momento emozionante e un altro momento inatteso quanto sorprendente. E’ un intermezzo che vede di scena due poeti: Giuseppe Langella, con la visione apocalittica di “Brace, brace!”, “L’Europa coi motori in avaria/ consuma la sua ennesima agonia/ su un’altalena infida d’exit poll/… baby, game over, l’urna/ è il flipper delle plebi”; e all’opposto l‘intimità vitale di Vittoria Fonseca con “Le mani di mia madre/ Non punivano/ e non davano carezze/… Le mani di mia madre suonavano la vita,/ parlavano di fede e di fusione/ erano mani di benedizione”.

Siamo al momento inatteso, l’altra sorpresa di “Ritratti di poesia”:“Piero della Francesca e la poesia contemporanea”. Sullo schermo scorrono le immagini degli splendidi capolavori del maestro, mentre vengono lette le poesie ispirate ai celebri dipinti da Marina Di Benedetto e Moira Ergan che con Damiano Abeni ha introdotto  questo bel cammeo da “Feathers from the Angels Wing – Persea Books”.

Ma come le ciliegie una sorpresa tira l’altra, c’è  la staffetta tra pittura e musica in una forma particolarmente ricercata e suggestiva. La 7^ parte di “Di penna in penna” ci regala  le note dell’arpa, suonata da Francesco Benozzo che  accompagna i versi del suo poema in nove parti “La capanna del naufrago”, di cui ne recita alcuni, eccone un frammento: “E si fece silenzio.  E intorno al lido/ tutto era oscurità, tuto era cielo/ tutto un cumulo fosco di piovaschi/…non ricordavo che vaghe invisibili cose/ a me sempre più care e famigliari,/ in qualche punto, in alto, come neve/ guizzava l’ala di un uccello immacolato./ Era un mattino terso, azzurro-acciaio/ e un vento dolce accarezzava il mondo”. Come faceva quella sera il suono della sua arpa.

Ancora la “Physical Poetry” di Erika Lemay con “Hope” prima del momento culminante, al quale vogliamo far precedere le ultime due parti di  “Di penna in penna”

Nell‘8^ parte, il senso del tempo e del passato di Biagio Cepollaro, “… scorre le foto dei passati momenti e ancora stupisce della forza/ che ha il passato di sparire quanto più prova a far di sé testimonianza/ ci rinuncia e a questa incessante di sé cancellazione si adegua o ci prova”, e di Tiziano Fratus, “Ho atteso il tempo del legno,/ per chiedere permesso a Dio/ …Ho socchiuso gli occhi, pregato me stesso/ di non pensare più a niente, di centrare il mare del vuoto./ Non ho vestito l’anima di pace, che non è spuntata./ Ho solo percepito il terrore della materia/ annidata, cerchio su cerchio, un anno dopo l’altro”; poi l’inquieta visione cosmica  della “Rotazione terrestre” di Sonia Gentili, “Suonare flauti organi, campane/ di capre, strumenti di tortura, suonare per overe/ teologico, per farne meccanica di questa/ sfera armonica. La notte rotante ci trascina/ alle stelle, al fango di voragini/ e montagne, alle/comete”.

La 9^ e ultima parte di “Di penna in penna” conclude la sezione con i temi intimisti di Alessandro Ceni. “Entra in questa Lapponia della mente in questa Islanda del cuore,/ nel pubere esilio di un’infinita prospettiva, nella talga nella tundra/ nella mia fornace, un cumulo rossiccio e senza fondo,/ dove puoi imparare a fare a meno di dio…”, di Rosita Copioli, “Come mi batte il  cuore, dici,/ mentre io sono come ferma, bloccata dall’emozione/ che si è presa tutto il cuore fino a farne/ una pietrina raccolta, chiusa,/ che raccoglie la luce solo/ quando raccoglie il tuo sguardo”, e infine di Stefano Dal Bianco, “Ma altri vi potranno assicurare/ (e oggi io sono tra quelli)/ che tutto questo spossamento, in certi giorni,/ non procede dall’aria né dal corpo/ ma è soltanto dolore/ di anime costrette,/ solitudine di molti,/ vuoto vissuto male,/ mancanza o assenza di uno scopo”.

Che manchi uno scopo, o un risultato non si può dire per “Di penna in penna”, una vasta rassegna di poesia contemporanea di cui abbiamo cercato di dare un piccolo scampolo per ogni poeta. E’ stata una maratona a sé, all’interno della maratona dei “Ritratti di poesia”, considerando che abbiamo riportato un frammento di una sola poesia per autore, mentre sono state tante quelle lette da ciascuno di loro dopo l’intervista-colloquio che ne ha mostrato la sensibilità evidenziando gli aspetti salienti della rispettiva motivazione e vocazione poetica. Con le nostre citazioni abbiamo cercato di rendere il clima della  giornata e dare il senso della continuità perché le espressioni poetiche  personali e  individuali hanno formato un percorso collettivo: tanti rivoli e affluenti sono confluiti nell’unico fiume di parole, uno spettacolo corale di tipo teatrale, con gli effetti visivi del video posto in alto: una “sacra rappresentazione”, nel segno della sacralità della poesia eternatrice. 

Il premio internazionale a Ko Un, cos’è la poesia  

Ma eccoci al “clou” che abbiamo voluto collocare al termine del nostro racconto – non ci piace definirlo resoconto – cioè la consegna  del “Premio Internazionale Fondazione Terzo Pilastro – Ritratti di poesia” al poeta della Corea del sud, Ko Un, da parte di Emanuele.

Il poeta coreano è un personaggio di straordinario spessore culturale e umano, che  ha vissuto i traumi di due tremendi conflitti, la seconda mondiale e la guerra civile, si è rifugiato nella meditazione da monaco buddista per dieci anni, poi è tornato laico amareggiato e  deluso, cadendo  in una cupa depressione da cui si è risollevato battendosi per i diritti umani e impegnandosi in campo culturale fino ad essere candidato per il Nobel della letteratura nel 2002 e 2004.

Una vita movimentata, della quale racconta gli incontri più importanti in “Diecimila vite” , un’impressionante serie di volumi in continua crescita; scrittore inesauribile sui temi più diversi con 120 libri, tradotti in parecchi paesi, tra cui molti libri di  poesie, lunghe come la serie “Zen”, brevi come gli “Epigrammi”. In occasione della  sua presenza in Italia “Lieti Colli” ha pubblicato “L’isola che canta”:  dopo “L’isola che non c’è” abbiamo un’isola che c’è e si fa sentire. Le sue poesie sono  permeate di sensibilità per la natura, come ha sottolineato Emanuele, in carattere con il tema di fondo della maratona poetica di quest’anno.

Un primo componimento: “La strada non c’è/ Da qui in poi, speranza./ Mi manca il respiro,/ da qui in poi, speranza./ Se la strada non c’è,/ la costruisco mentre procedo./ Da qui in poi, storia./ Storia non come passato, ma come tutto ciò che è.”. Un secondo, altrettanto espressivo, diremmo fulminante, si intitola proprio “Poesia”: “Un giorno/ sembrava  mia ospite./ Un altro/ sembrava la mia padrona./ In tutto questo tempo/ ho sognato/ camini che buttavano fumo./ Ancora oggi non so chi sia, questa Poesia”. 

Ci torna in mente la risposta che diede  Emanuele a  Francesco De Gregori nella serata a lui dedicata nei “Ritratti di Poesia” del  2012, replicando amabilmente alla sua affermazione nell’intervista prima del concerto, che  nelle proprie canzoni non c’era vera poesia, dovendo sottostare  ai vincoli dell’abbinamento musicale. Ma lo disse in termini tali e le sue canzoni sono così poetiche che Emanuele si sentì di contraddirlo, “Invece la sua è vera poesia,  e lo ha confermato questa sera”, concluse.

Si può rispondere in modo simile a  Ko Un, rispetto al verso finale sopra citato. Non solo lo sa, ma lo ha fatto sentire a tutti cos’è la poesia. Sono i  versi del suo componimento – breve e quanto mai intenso – che abbiamo riportato integralmente, nella loro icastica semplicità e  toccante efficacia. E’ quella la poesia!  

Con questa constatazione ci sembra di poter concludere il nostro racconto della maratona dei Ritratti di poesia” 2017.

Info 

Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma. Catalogo Fondazione Terzo Pilastro – Roma e Mediterraneo, “Ritratti di Poesia – In viaggio con la poesia, dodicesima edizione, 2006-2017, Roma 3 febbraio 2017, manifestazione a cura di Vincenzo Mascolo, .Per le manifestazioni degli anni precedenti cfr. i nostri articoli: in questo sito, 19 febbraio 2016 “10^ maratona poetica al Tempio di Adriano”,  15 febbraio 2013 “Ritratti di poesia, al Tempio di Adriano con la Fondazione Roma”; in “fotografia.guidaconsumatore.com”, 30 gennaio 2012 “Ritratti di poesia anche fotografici al Tempio di Adriano”, e in “cultura.inabruzzo.it”, 9 maggio 2011 “‘Ritratti di poesia’  al Tempio di Adriano”, questi due siti non sono più raggiungibili, gli articoli saranno trasferiti su un sito accessibile.

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante al Tempio di Adriano nel corso della manifestazione, si ringrazia la “Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo” per l’opportunità offerta.  In apertura, il promotore e realizzatore Emmanuele F. M. Emanuele al microfono, seguono  alcuni momenti-tipo della manifestazione: una poetessa legge le proprie composizioni, con a sinistra seduto Vincenzo Mascolo che l’ha appena intervistata, poi uno scorcio della platea; quindi la lettura poetica di un’altra autrice con a sinistra l’intervistatrice, e due volteggi acrobatici di Erika Lemay nella “Physical poetry”; inoltre tre componenti dell’allestimento nel progetto artistico di Fernanda Mancini “Liquefare  l’immobile”; ancora,  Francesco Benozzo che accompagna le poesie con l’arpa e l’abbinamento dell'”artistical Poetry”; infine tre momenti clou, Emanuele presenta il premiato Ko Un, seduto a sinistra, poi il poeta legge alcuni suoi componimenti, quindi la consegna del premio; in chiusura, l’esterno del Tempio di Adriano nel quale si è svolta la manifestazione.