Gianni Testa, i suoi “Movimenti astratti” all'”Otium Hotel” di Roma

di Romano Maria Levante

All’”Otium Hotel”,  in via dell’Ara Coeli nel cuore di Roma, le nuove opere di Gianni Testa, “Movimenti astratti”, sono esposte nei 5 piani dell’albergo, vivacizzandone l’atmosfera e nobilitando la già raffinata struttura. L’arte va in questo luogo strategico per restarci, le opere rimarranno esposte per un anno all’Otium Hotel e accoglieranno il flusso di presenti nell’albergo: sono 75 “Movimenti astratti” inediti e, per la fase iniziale, anche 15 opere dei cicli dell’artista, tra cui i “Cavalli”,  i  celebri“ bradi”.

Gianni testa sulla Terrazza dell'”Otiun Hotel”

E’ una esposizione molto particolare, l’arte non attende nella calma di un museo o nella concitazione di una sede espositiva, va dove pulsa la vita, in un luogo di transito di respiro internazionale nel centro storico della città eterna; vicinissimo al Vittoriano, a via dei Fori Imperiali e al Colosseo.

Inaugurazione festosa e affollata c’è stata  il pomeriggio del 17 maggio 2019, nei 5 piani dell’albergo, tra salette, corridoi e rampe di scale, una successione di dipinti ben inseriti nell’ambiente, peraltro molto adatto perché raccolto e discreto; e crediamo che anche in seguito i frequentatori dell’albergo spesso rinunceranno all’ascensore per salire a piedi in un insolito itinerario artistico.

Nella terrazza, con vista sul Vittoriano e il Campidoglio, l’incontro tra Gianni Testa e gli estimatori, amici, critici e appassionati d’arte ai quali ha regalato un’altra sorpresa dopo le tante di una vita dedicata alla pittura.

Citiamo, tra i presenti, Isabel Russinova, da popolare conduttrice televisiva e attrice cinematografica ad operatrice culturale con produzioni nel cinema e nel teatro, oltre che scrittrice e drammaturga, venuta a rendere omaggio all’arte del Maestro; inoltre alcuni dei personaggi del mondo dello spettacolo e dell’arte intervenuti, come Vincenzo Bocciarelli e Rodolfo Martinelli, Daniele de Martino e la critica d’arte Maria Ferloni.

Isabel Roussinova all’inaugurazione

Le sorprese del maestro Gianni Testa

Tornando molto indietro nel tempo, chi avrebbe pensato allora che un artista schivo come lui si fosse prestato per cinque anni ad una doppia esposizione televisiva settimanale dipingendo in diretta per illustrare l’evento di attualità? Erano gli anni ’90, divenne l’attrazione artistica delle trasmissioni del week end “Mattina 2” e “In famiglia” di Michele Guardì che ebbe a definirlo “commosso, ironico, stupito in rapporto alla storia che ascoltava e fissava a colori su tela. Con i suoi tratti asciutti, essenziali, moderni”.

Lo giudicava così: “Sempre efficace senza essere eccessivo. Mai retorico. Quelle copertine sono istantanee scattate col cuore. C’è tutta la passione e l’umanità di un artista vero di fronte a gente semplice che viene accolta con simpatia dalle famiglie che guardano la televisione. Sono momenti di vita quotidiana fermati velocemente, con tecnica incisiva”. Quindi una illustrazione fedele della realtà filtrata dall’umanità e dalla sensibilità dell’artista.

Uno dei “movimenti astratti” esposto all’esterno

E chi avrebbe pensato a un “tour negli Emirati arabi” delle sue opere? E’ avvenuto nel 2015, pochi mesi dopo la grande mostra antologica al Vittoriano del 2014, con  selezioni di opere dei cicli che precedono il recentissimo astrattismo, piccole seelzioni a differenza dell’”opera omnia” attuale dei “Movimenti astratti”. Anche allora l’arte non attendeva i visitatori, è andata loro incontro  nei grandi alberghi internazionali di continuo transito.  

Un’altra sorpresa è stata la serie della “Divina Commedia”, non i pochi dipinti  già noti per essere stati esposti in diverse mostre, ma la completa rappresentazione dei canti dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso in una galleria pittorica di straordinaria intensità Autore il nostro artista che spazia dai “Ritratti” alle “Figure”, dai “Paesaggi” alle “Nature morte”, dal “Sacro” alla sua specialità dei “Cavalli”, un filone artistico a parte per la grande efficacia rappresentativa. Fino agli attuali “Movimenti astratti”.   

Inizia la sfilata all’interno, che prosegue nelle immagini successive

Ma dov’è la nuova sorpresa? Si è aggiunto un ciclo a quelli fin qui prodotti? C’è dell’altro, non è da poco il passaggio di Gianni Testa  all’astrazione, il passo finale oltre il Rubicone, pur nella compresenza dei motivi a lui consueti. “Il pittore deve poter dipingere di tutto” ama dire lui stesso, e peraltro fu proprio Pablo Picasso a mostrare la coesistenza nello stesso artista di diverse forme espressive nel medesimo periodo.

Allora perché parliamo di passo finale e non di un evento improvviso e impensabile? La risposta è semplice, anche se non viene meno la sorpresa:  l’itinerario verso l’astrazione era tracciato nella progressiva evoluzione della sua arte non tanto in termini cronologici ma nell’espressione dei  contenuti in momenti particolarmente significativi.

I prodromi della svolta nell’astrattismo

Questo si spiega se si pone mente alla motivazione dell’arte astratta: l’espressione dei sentimenti dell’artista invece di rappresentare la realtà nelle varie forme – con il realismo figurativo in primis, ma anche il cubismo e simili – e i sentimenti non possono essere compressi in figure con i loro contorni più o meno definiti, devono poter spaziare senza confini.

Anzi, secondo alcuni, con l’astrattismo si ha un’interpretazione perfino più fedele della realtà che non è statica ma muta continuamente e per renderne il dinamismo e movimento non  ci si può limitare a fissarne l’attimo, rispetto alla complessità di  visioni che ne derivano;  questo è stato, in particolare, il percorso di un artista fotografo, De Antonis, passato dalle foto paludate della moda a una fotografia astratta del tutto informale per esprimere la propria visione dinamica della realtà continuamente mutevole.

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Nelle opere dei diversi cicli  di Gianni Testa  si nota la tendenza ad allontanarsi dalla realtà visibile ogni volta che la sua sensibilità è  sollecitata da situazioni particolari; ma anche quando fissa la realtà, il suo non è mai un figurativo puro e semplice, non cura i contorni né la figura bensì usa il cromatismo come forma compositiva e spesso i colori sfuggono al pennello per vivere di vita propria.

Sulle “Nature morte”, la frutta e i pesci sono invitanti, perché realistici, solo i contorni sono indefiniti, immersi in un intenso cromatismo; nei  “Ritratti” questo viene confermato, ma nelle “Figure” già abbiamo un passo importante verso il Rubicone, lo vediamo in “Momento arcaico”  del 1972 e in “Danzatrici” del 1990 dove il cromatismo crea un magma nel quale le figure sono ectoplasmi in dissolvenza.

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Ancora di più nei “Paesaggi”, dove a fronte della figurazione cristallina di alcuni “Velieri” nel ventennio 1988-2009,  corrisponde il magma di altri “Velieri” nel 1970, ai luminosi “Ruderi di notte” del 1968,  la “Sintesi di Roma” in dissolvenza del 1967.

E soprattutto in alcune visioni notturne, come “Vedute di Via del Corso da Piazza Navona” e “Piazza Navona”  del 2000 in cui, tra il celeste e il blu che creano l’atmosfera umbratile, si delineano a stento alcuni contorni.

Mentre in “Undici Settembre” del 2001 il rosso fuoco che avvolge le sagome delle Torri Gemelle esprime più un sentimento che la realtà, le torri non bruciarono ma collassarono. E anche nei suoi celebri cavalli, in certi momenti sulla forma ha prevalso la massa cromatica indefinita, e ciò in vari periodi, da “Battaglia” del 1995 a “Bradi nella notte” del 2006.

Una selezione di 15 dipinti di tali cicli sono stati esposti nella fase iniziale in una saletta al primo piano dell’”Otium Hotel”, così da far seguire l’evoluzione artistica, prima di essere trasferiti a una esposizione all’estero.

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Il sentimento prevale sulla rappresentazione visiva della realtà anche in alcuni dipinti del “Sacro”, come “Mana Hana” del 1999, un celeste-blu con un Crocifisso appena delineato, a differenza di “Crocifissione” del 2007  dove invece è in modo figurativo.

E soprattutto nella “Divina Commedia” che costituisce il penultimo passo, prima di quello decisivo. Tanto per l’Inferno, quanto per il Purgatorio e soprattutto per il Paradiso ci sono canti affidati esclusivamente all’intensità cromatica, e questo non tanto perché non raffigurabili in termini figurativi, quanto perché è il clima, e non i personaggi, a sollecitare la sensibilità dell’artista.

Lui stesso ci ha detto che l’impegno sulla “Divina Commedia” non nasce da una scelta  artistica preordinata, ma da una irresistibile spinta interiore, che viene dagli anni di scuola allorché conobbe e amò le Cantiche dantesche.

Una prima chiave interpretativa dei “Movimenti astratti”

Pensiamo che una prima chiave interpretativa dei nuovi “Movimenti astratti” risieda in questo aspetto: quando la sollecitazione interiore inconscia prevale sulla scelta artistica consapevole, il sentimento si affida al colore che cancella la forma in composizioni in cui  il cromatismo è libero di esprimere  contenuti e significati, e di suscitare emozioni.

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Questo ci sembra spiegare la particolarità del suo approdo all’astrattismo. Non deriva da un progressivo avvicinamento stilistico e di contenuti, le citazioni sopra riportate di opere dei diversi cicli che si allontanano dal figurativo riguardano anche l’inizio degli anni ’70, e si ripetono nel tempo.  C’è stata la compresenza di questo stimolo da sempre, pur in un artista che, ripetiamo, negli anni ’90 ha fatto l’illustratore in diretta per la Televisione con ciò che ne consegue in termini di riconoscibile aderenza alla realtà.

D’altra parte, nel suo cromatismo intenso c’è “in nuce” una spinta evolutiva ad abbandonare anche le forme, già di per sé non imprigionate dai contorni, dilatandole fino a renderle indefinite facendo del colore il protagonista assoluto.

In questo si differenzia dal percorso di Mondrian che parte dal figurativo, poi  tende a semplificarlo sempre più – classico esempio sono i suoi alberi, alla fine trasformati in tralicci e schemi – fino ad approdare, dopo una lunga marcia nel tempo, per questo senza ritorno, a un astrattismo geometrico con una forte intensità espressiva.

Non è confrontabile neppure al percorso di Picasso, nel quale  sono compresenti nello stesso periodo cubismo e neoclassicismo, a riprova che possono coesistere contemporaneamente diversi stili nello stesso artista; e questo perché in Gianni Testa non si può parlare di diversi stili, se non oggi, mentre l’avvicinamento all’astrattismo non è stata una scelta ma un fatto spontaneo e naturale, nel suo uso peculiare del colore.

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Dal cromatismo del tutto personale è nato  un percorso a fisarmonica nel quale la forma di volta in volta, e in varia misura, è stata più o meno soverchiata dal colore che in qualche caso ha annullato i contorni occupando  interamente la superficie del quadro.

Intendiamoci, nulla di sofferto, come invece abbiamo visto nell’artista americano Frank Holliday, la cui mostra in corso a Roma al Museo Bilotti presso l’Aranciera di Villa Borghese, ci ha fatto conoscere il passaggio dall’inferno al paradiso,  in termini di vista e di espressione artistica, dalla condivisione all’inizio degli anni ’80 a New York del “Club 57” con artisti poi falcidiati dall’Aids, alla ricerca di uno sbocco liberatorio trovato nelle “vacanze romane” del 2016 che lo hanno portato all’astrattismo non più cupo e ossessivo ma solare e luminoso, espresso in un cromatismo avvolgente e anche coinvolgente per l’osservatore.

Coinvolgente lo è in modo quanto mai intenso il cromatismo di Testa con l’aggiunta di un qualcosa di particolarmente intrigante, oltre che personalissimo, dei rilievi alla cui presenza abbiamo dato un’interpretazione molto ardita, come diremo prossimamente.

L’esempio da seguire di un nuovo mecenatismo

Intanto, in questa iniziale presentazione vogliamo tornare sull’importanza che le sue opere siano esposte a lungo in un sito così frequentato come un albergo internazionale nel centro della Capitale.

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Può essere un esempio per avvicinare l’arte al pubblico in un mecenatismo di tipo nuovo che – al di là dei risvolti economici, quali essi siano – ottiene un risultato di grande valore per tutti: per l’artista che vede diffondersi la conoscenza delle sue opere, per il sito in cui sono esposte, che ne viene indubbiamente nobilitato, per il pubblico che prende così confidenza con l’arte al di fuori dei rituali delle mostre più o meno paludate.

La galleria romana RVB Arts da parecchi anni svolge una campagna di scoperta di giovani artisti di talento e di valorizzazione di artisti affermati con mostre-mercato all’insegna del principio dell’”Accessibile Art”, accessibile sia in termini economici sia anche di compatibilità con l’inserimento in ambienti familiari, cosa non scontata dati certi eccessi dell’arte contemporanea.

Tale meritoria iniziativa della titolare Michele von Buren, che resta tuttora innovativa nella finalità e nel contenuto, si svolge, tuttavia, nel canale tradizionale, cioè la mostra nella galleria per brevi periodi espositivi, anche se in una successione incalzante nel tempo. Con l’esposizione dei “Movimenti astratti” di Gianni Testa all’”Otium Hotel”, per la durata di un intero anno non in una galleria ma in un qualificato luogo di presenza del pubblico, per di più internazionale,  si compie ora un ulteriore passo, perciò salutiamo l’attuale iniziativa come altrettanto meritoria.

Il nostro augurio è che abbia degli  epigoni, del resto dall’arte nasce la “rigenerazione” anche in termini sociali e civili. Non serve neppure dire di quanto ce ne sia bisogno, nella città eterna e non solo. Prossimamente cercheremo di penetrare nei motivi reconditi dei “Movimenti astratti” di Gianni Testa.

Info

“Otium Hotel”, via dell’Ara Coeli, 11, Roma, Il secondo e ultimo articolo sull’evento uscirà in questo sito il 10 giugno p. v. Cfr. i nostri precedenti articoli, in www.arteculturaoggi.com: per Gianni Testa, 3 articoli, “L’espressionismo onirico al Vittoriano”, settembre 2014,  “Gianni Testa, il tour di un anno negli Emirato arabi”, 14 marzo 2015, “Pittori di marina, sei artisti premiati e un libro celebrativo”  (tra loro Gianni Testa), 31 gennaio 2016;  per gli altri artisti citati, su Picasso 3 articoli, 5 e 25 dicembre 2017, 6 gennaio 2018, il 1° “In Italia tra cubismo e classicismo, alle Scuderie del Quirinale”, su Guido Montauti 6 articoli 13, 2, 29 luglio, 3, 11, 29 agosto 2018, il 5° “Dal Pastore bianco all’Empireo”,  su Mondrian 2 articoli 13 e 19 novembre 2012, “Il percorso d’arte e di vita” e “L’approdo nella perfetta armonia”, su De Antonis 2 articoli 19 e 29 dicembre 2016,  “Nella fotografia astratta un nuovo realismo”“Dai ritratti classici alla fotografia astratta”, sugli “Astrattisti italiani” 5 e 21 novembre 2012; sulla Accessible Art” della galleria RVB Arts di Michele von Buren, nel 2018 il 7 aprile, nel 2017 il 3 gennaio, nel  2016 il 26 ottobre, 31 maggio e 23 gennaio, nel 2015 il 25 dicembre, 9 novembre, 26 giugno e 3 aprile,  nel 2014 il 17, 27 giugno e 14 marzo, nel 2013  il 5 novembre, 5 luglio e 21 giugno, 26 aprile e  27 febbraio; nel 2012 il 10 dicembre e 21 novembre; infine, in questo sito, su  “Holliday, vacanze romane dall’inferno al paradiso, al Museo Bilotti” 28 giugno 2019.   

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante nell’”Otium Hotel” all’inaugurazione, si ringraziano la direzione dell’Hotel e il Maestro Gianni Testa per l’opportunità offerta. Per le prime due si ringraziano l’artista e Isabel Russinova per la cortese disponibilità; le altre sono tutte del nuovo ciclo “Movimenti astratti” .

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14 commenti

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