Gianni Testa, la “perfetta sinfonia” cromatica all’ “Otium Hotel” di Roma

di Romano Maria Levante

L’esposizione per un intero anno all’”Otium Hotel “di Roma, di 75 opere del nuovo ciclo di Gianni Testa, “Movimenti astratti”, con una pur ristretta selezione dei cicli precedenti nella fase iniziale, è un evento sia per la caratura dell’artista sia per la sua portata innovativa anche ai fini di facilitare l’incontro dell’arte con il pubblico fuori dai circuiti consueti. Ne abbiamo parlato in precedenza, ripercorrendo l’itinerario artistico di Testa con una prima analisi sull’attuale svolta astrattista; ora andiamo alla ricerca dei suoi motivi reconditi per dare infine una nostra interpretazione del nuovo ciclo di opere.

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Un dipinto esposto sulla terrazza dell'”Otium Hotel”, nelle immagini che seguono
(tranne la n. 11) i “movimenti astratti” esposti lungo i 5 piani dell’Hotel

Sensazioni suscitate e motivi reconditi dei “Movimenti astratti” 

Abbiamo avuto il privilegio di prendere visione diretta dei “Movimenti astratti” di Gianni Testa nel suo atelier, nei pressi di Piazza di Spagna, prima di ritrovarli all’“Otium Hotel”; un atelier, il suo, che ci è apparso all’altezza dei più celebri “Interni d’artista” presentati nella mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna del 2014.

E non è mancata un’ulteriore sorpresa in questi nuovi dipinti  rispetto ai prodromi che abbiamo segnalato: non c’è solo la svolta nei contenuti, ma un vero salto di qualità nelle modalità pittoriche che ne esaltano la resa spettacolare senza perdere la spontaneità del gesto istintivo mosso dall’impulso che si traduce nei movimenti astratti di cui al titolo. 

La superficie dei dipinti appare translucida per un trattamento che ne potenzia l’effetto, mentre anche il colore viene impresso in modo diverso, lo si vede nella delicatezza della trama, dal puntinismo alla diffusione cromatica con le modulazioni e tonalità più varie.

Non basta, sulla superficie dipinta compaiono rilievi astratti dalle configurazioni variegate che vanno da forme arabescate a richiami simbolici, a sigilli enigmatici, ed evocano segnali misteriosi. In questa innovazione, realizzata con particolare cura, i rilievi spiccano con la loro lucentezza sulla superficie traslucida del dipinto, rivestiti in modo discreto di foglia d’oro o d’argento secondo la tonalità cromatica di fondo.

Ma non vogliamo soffermarci sui particolari tecnici, ci interessa piuttosto esternare come  ci sono sembrate queste opere la prima volta, sensazione provata di nuovo e in modo forse ancora più coinvolgente nei 5 piani dell’“Otium Hotel”, proprio perché configurano un vero e proprio itinerario artistico che invita a seguirne e decifrarne la direzione. Riassumiamo la sensazione provata in  due aggettivi: affascinanti e intriganti.

Affascinanti, per la suggestione cromatica che penetra nell’intimo con l’armonia dei colori sorprendente in un artista passato dalle forti pennellate e le tinte intense degli altri cicli alle delicate armonizzazioni attuali raggiungendo effetti di straordinaria efficacia. Qui cambia tutto, e non solo permane l’efficacia cromatica, ma raggiunge il diapason toccando le corde della sensibilità come prima quelle del coinvolgimento nella scena.

Intriganti, per il significato misterioso dei rilievi che intarsiano in vario modo tutti i dipinti astratti divenendo una componente fondamentale dell’effetto d’insieme, novità nella novità della svolta astrattista che ci spinge  a ricercarne  il motivo recondito.

E’ vero che l’arte contemporanea ci presenta le soluzioni più sorprendenti e stravaganti, e questa non è  certo la più sconvolgente; ma qui siamo di fronte a un artista che non ha la spregiudicatezza delle avanguardie spesso provocatrici e si muove nel solco di un’attività artistica coerente svolta per oltre mezzo secolo, per cui ne va cercata la ragione.  

Ci sembra di averne trovato una chiave interpretativa pensando al fatto che, pur nella dimensione pittorica di gran lunga prevalente, c’è stata in lui l’incursione scultorea, “Cavalli”, “Bighe”  e altre figure in piccoli cammei, anelli, spille fusi “a cera persa”.

E allora abbiamo pensato che con questi rilievi sul fondo dipinto nel cromatismo delicato del suo nuovo astrattismo, inconsapevolmente come avviene nell’ispirazione artistica, si sia espressa la sua anima scultorea nel momento in cui quella pittorica si lanciava in una svolta.  Una ”summa” della sua arte che unita vira nell’astrazione.

Il motivo di fondo della svolta astrattista

Lungo questo percorso interpretativo non potevamo non interrogarci sul motivo che ne è alla base, sulla spinta decisiva per questa svolta; e lo abbiamo trovato nella estrema semplificazione espressiva di queste nuove opere.

Non solo per l’assenza di qualsiasi forma figurativa,  neppure in dissolvenza come altre volte in passato, sia nella superficie pittorica sia nel rilievo scultoreo; ma per il cromatismo lasciato libero di esprimersi, ripetiamo, con una modulazione  variegata e un’armonizzazione del tutto nuove

Tutto questo fa pensare alla ricerca dell’essenza, fuori da ogni impegno rappresentativo, ed è evidente che l’essenza del colore risiede nella declinazione delle più diverse espressioni e combinazioni cromatiche,  esplorando soprattutto quelle inconsuete.

Lo vediamo nella straordinario assortimento delle più varie sfumature delle tante cromie nella nutrita serie di rossi, verdi, azzurri, per citarne solo alcuni; e nel susseguirsi altrettanto straordinario delle combinazioni armoniose tra i vari colori in una delicatezza e levità, ripetiamo, inedita per un artista che predilige le “tinte forti”, per così dire.  

Mentre l’essenza nella scultura è identificabile in quei rilievi impressi con immediatezza nell’impulso del momento anch’essi senza condizionamenti né riferimenti figurativi.

Dunque sono compresenti l’essenza nella pittura e l’essenza nella scultura dei rilievi.

Ma cosa ha mosso tutto questo? C’è una ragione diretta, oltre l’evoluzione di cui abbiamo parlato, che giustifica la traversata del Rubicone?

Non si chiedono all’artista questi motivi, ma conversando con lui è emerso un motivo occasionale, del resto anche la scienza delle volte si affida al caso, la stessa scoperta della penicillina è dovuta a un fatto casuale. Un segno tracciato occasionalmente da un famigliare gli ha ispirato d’istinto il primo rilievo senza che gli attribuisse un particolare valore o significato, quasi per gioco. Invece  è stato come la palla di neve da cui nasce  la valanga in un accumulo crescente sospinto da una forza irresistibile.

Identificata l’origine,  abbiamo ricercato da dove è nata la spinta irrefrenabile che dal primo rilievo ha portato ai “Movimenti astratti”. E abbiamo visto inserirsi, sempre per caso, un personaggio che, nella nostra interpretazione, diventa il protagonista della svolta, niente meno che Dante Alighieri.

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Lo abbiamo scoperto altrettanto casualmente, vedendo con sorpresa che il primo gesto istintivo di imprimere il rilievo suggeritogli dal segno del famigliare è avvenuto su un dipinto raffigurante Dante che l’artista ci ha mostrato senza dargli peso.

Da lì la valanga artistica ha prodotto in due anni una novantina di “Movimenti astratti”  tutti con il cromatismo delicato e insieme variegato in tutte le possibili declinazioni e l’altrettanta innovativa presenza dei rilievi, anch’essi con le configurazioni più diverse.

Gianni Testa nel suo atelier mostra l’inizio della sua svolta astrattista, a sin. i primi rilievi impressi su un’immagine di Dante, a dx uno dei suoi “Movimenti astratti”

A questo punto il passo successivo, per quanto ardito possa sembrare anch’esso, considerando che l’ispirazione dell’artista è stata istintiva senza alcun riferimento consapevole. Sono una novantina i dipinti astratti dell’artista, più il rilievo sulla figura di Dante Alighieri; e sappiamo che Gianni Testa è così suggestionato dalla Divina Commedia da avervi dedicato una novantina di dipinti ispirati ai canti danteschi.

Come non pensare che nei nuovi dipinti astratti ci sia questo motivo recondito, con i rilievi scultorei a ricordare nella sintesi astratta l’essenza delle presenze e la superficie pittorica nella sua varietà cromatica ad evocare l’essenza di ambienti ultraterreni? Tanti dipinti con dominante rossa, celeste, intermedia, come non associarli nell’astrazione pittorica alle tre Cantiche dantesche, dal rosso infernale al celeste paradisiaco? Anche se non è così, ci piace pensare che potrebbe esserlo perché è l’impressione da noi avuta nell’immediato e non ci sentiamo di tacerla.

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La sublimazione nell’approdo alla “perfetta sinfonia”

Ma c’è qualcosa in più, e di conclusivo, da dire su questo approdo, al di là della nostra sensazione assolutamente personale che affianca i “Movimenti Astratti” ai suoi dipinti di pari numero realizzati nel ben noto “espressionismo onirico” sulla Divina Commedia.

In questo passo decisivo nell’astrattismo sentiamo la ricerca di qualcosa che va “oltre”, divenuta imperiosa dopo aver esplorato tante strade, pur senza abbandonarle perché, secondo l’artista, vanno mantenute sempre aperte. Una ricerca che ci riporta al percorso di Mondrian nel quale l’approdo alla semplificazione verso l’astrattismo, definitiva e irreversibile,  non nasce da questioni stilistiche ma da un’esigenza spirituale irresistibile. 

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Gianni Testa non ha avuto bisogno di un avvicinamento progressivo, perché la vicinanza c’era sin dall’inizio, e la possibilità dell’approdo all’astrattismo era insita nelle caratteristiche intrinseche della sua pittura.

Aveva tanto da esplorare, finché in una fase quanto mai matura ed avanzata della propria vita artistica e dell’esperienza personale, dopo aver trovato ciò che cercava e averlo rappresentato con la visione della realtà della sua pittura, è scattato il bisogno di andare oltre. Così è avvenuto il passaggio a  una forma d’arte legata ai sentimenti piuttosto che alla realtà, e nei sentimenti si esprime lo spirito senza forma ma con tanto contenuto interiore.

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Ripensiamo a un artista della nostra terra d’Abruzzo, Guido Montauti, del quale è stato celebrato il centenario della nascita nel giugno 2018 con una mostra antologica. Dalle caratteristiche sagome di montanari assorti tra le rocce Montauti è passato – attraverso la semplificazione delle “bande oblique” seguita dalla rarefazione del “periodo bianco” – a un astrattismo con toccanti richiami che lo ha portato addirittura a raggiungere l’Empireo, così abbiamo  definito l’approdo artistico di un quarantennio di pittura. E lo raggiunge anche Gianni Testa con le sue visioni supreme del culmine del Paradiso. 

Nel suo astrattismo sentiamo una analoga ricerca: dopo tanta esplorazione della realtà, l’immersione in mondi superiori dove regna la forza irresistibile dello spirito che non può essere limitata dalle forme ma deve potersi esprimere nella più assoluta libertà.

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Questo avviene con il colore, sempre dominante nell’artista, ma divenuto ora l’unico protagonista: si è  liberato del fardello della forma trasmutando come per magia in cromatismo  delicato, armonioso, perfino etereo.  E’ entrato nel mondo iperuranio dello spirito, e qui il riferimento dantesco venuto spontaneo non sembra affatto eccessivo. 

Come Mondrian approdò alla “perfetta armonia” con il suo astrattismo  geometrico, così Gianni Testa approda alla “perfetta sinfonia” con il suo astrattismo cromatico: la visione coloristica nella nuova modalità espressiva diviene ancora più coinvolgente perché si tratta di condividere sollecitazioni interiori profonde, e lo fa immergendosi in un cromatismo armonioso. Più dell’ armonia, la visione ci dà una vera e propria sinfonia.

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E’ una sinfonia di colori che nella successione delle 75 opere astratte impreziosite dai rilievi argentati e dorati che segnano l’itinerario all’interno dell”Otium Hotel” prende la vista come una calamita e scatena l’immaginazione: invita ad abbandonarsi al richiamo di quelle onde cromatiche che portano lontano, nei mondi iperurani evocati dallo spirito.

Ci saranno ancora – lo ripetiamo per averlo detto espressamente l’artista – le opere tradizionali nel suo “espressionismo onirico” molto personale, ma sarà compresente  la nuova espressione astrattista, ora fissata stabilmente per un anno, e non per il breve periodo delle mostre temporanee,  nella galleria che gli ospiti dell’albergo percorreranno ogni giorno.  

Altri sviluppi sono imprevedibili, con il maestro Gianni Testa le sorprese non finiscono mai.

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Info

“Otium Hotel”, via dell’Ara Coeli, 11, Roma. Il primo articolo sull’evento è uscito in questo sito l’8 giugno scorso. Cfr. i nostri precedenti articoli, in www.arteculturaoggi.com: per Gianni Testa, 3 articoli, “L’espressionismo onirico al Vittoriano”, settembre 2014,  “Gianni Testa, il tour di un anno negli Emirato arabi”, 14 marzo 2015, “Pittori di marina, sei artisti premiati e un libro celebrativo”  (tra loro Gianni Testa), 31 gennaio 2016;  per gli altri artisti citati, su Picasso 3 articoli, 5 e 25 dicembre 2017, 6 gennaio 2018, il 1° “In Italia tra cubismo e classicismo, alle Scuderie del Quirinale”, su Guido Montauti 6 articoli 13, 2, 29 luglio, 3, 11, 29 agosto 2018, il 5° “Dal Pastore bianco all’Empireo”,  su Mondrian 2 articoli 13 e 19 novembre 2012, “Il percorso d’arte e di vita” e “L’approdo nella perfetta armonia”, su De Antonis 2 articoli 19 e 29 dicembre 2016,  “Nella fotografia astratta un nuovo realismo” e  “Dai ritratti classici alla fotografia astratta”, sugli “Astrattisti italiani” 5 e 21 novembre 2012. 

Foto

Le immagini dei dipinti dei Movimenti astratti di Gianni Testa esposti nei 5 piani dell’hotel sono state riprese da Romano Maria Levante nell’”Otium Hotel” all’inaugurazione, si ringrazia la direzione dell’hotel con l’artista per l’opportunità offerta. Invece l’immagine n. 11 nella quale l’artista mostra i primi rilievi astratti impressi sulla figura di Dante è stata ripresa nel suo atelier, lo si ringrazia anche per questo.

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12 risposte su “Gianni Testa, la “perfetta sinfonia” cromatica all’ “Otium Hotel” di Roma”

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