Fotografia e arte, 1. Gli esordi nella mostra alla Gnam, 7 anni dopo

di Romano Maria Levante

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Guglielmo Ciardi, 1888

L’artista  Massimo Omnis ha voluto augurare Buone Feste ai suoi   “followers” di Facebook  con  una sconfinata  galleria di  immagini delle  sue molteplici opere soprattutto pittoriche, ma anche scultoree e non solo,  comprese   fotografie evocative, si  assiste anche al momento creativo fino alla fase espositiva; sono oltre 250 immagini, tutte da vedere e gustare nel loro intenso cromatismo e nella loro intrigante figurazione di forme e  contenuti . E’ una vera innovazione, una grande  mostra nel social network,  eccezionale per la varietà compositiva e la maestria  artistica. Nella mostra del 2014 a Roma abbiamo potuto vedere da vicino le sue opere  di allora, in testa la spettacolare installazione “Il V Stato”, e le abbiamo commentate  nel  sito www.arteculturaoggi.com con un articolo reperibile alla data del 14 aprile 2014; le immagini attuali  aggiornano la galleria di cinque anni fa  con nuove ardite  esplorazioni e sperimentazioni unite a  rassicuranti conferme.  Per avere un’idea della forza creativa dell’artista basta rileggere le parole che ci ha rivolto su Facebook  il 24 dicembre scorso: “Non è facile tracciarsi una strada propria nel mondo dell’arte.  Io in tanti anni di arte a 360° ho cercato di creare bellezza ed emozioni. Non so se ci sia riuscito.  Continuo a credere che questa sia la strada giusta.  Non c’è giorno che io NON senta un qualcosa che mi spinge a creare… creare un qualcosa che non esiste ancora. Ecco, quando mi chiedono cos’è un artista, io rispondo sempre ‘un artista  è colui che crea una cosa che non esiste ancora’”.  Nei giorni precedenti ci aveva scritto, sempre su Facebook, che  sarebbe stato interessante approfondire e rendere noto ai nostri  lettori  il rapporto tra fotografia e pittura; anche perché nella  sua mostra virtuale su Facebook in molte immagini le due arti sono abbinate,  viene fotografato  davanti a un suo quadro o mentre lo completa, o in altri momenti della creazione, in composizioni che spesso  le  vedono compresenti.  Stimolati dalla sua osservazione e dal suo interesse abbiamo pensato di ripubblicare  i nostri  due servizi in 3 articoli ciascuno, usciti nei primi mesi del 2012 in occasione della mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, “Arte in Italia dopo la fotografia”,  e della presentazione negli stessi mesi del libro di  Marina Miraglia, “Fotografi e pittori alla prova della modernità” nella rivista “on line”  “fotografia.guidaconsumatore.it”,  il cui sito  non è più raggiungibile. Nei due servizi  vengono sviscerati i rapporti tra le due arti fin dalle origini, con gli  artisti-fotografi pionieri.    E’ un nostro omaggio all’inizio del Nuovo Anno per ricambiare il  regalo natalizio che ha fatto a tutti noi l’artista Massimo Omnis con la mostra virtuale su Facebook,  donandoci  ritratti coinvolgenti che restano dentro e paesaggi  che suscitano emozioni, come la profondità del mare e le immagini che evoca tra cui un viso femminile che ci ha riportati alla incantevole figura della “Leggenda del pianista sull’oceano”,  il  film di Tornatore al quale siamo  particolarmente affezionati.  Segue il 1° articolo del servizio sulla mostra del 2012, poi  in successione gli altri  2 articoli sulla mostra e ancora di seguito i 3 articoli sul libro di Marina Miraglia.

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Giacomo Favretto, 1883

Fotografia e arte, 1. Gli esordi nella mostra alla Gnam

fotografia.guidaconsumatore.it – Home > Mostre > Roma. Alla Gnam in mostra la fotografia con l’arte: gli esordi

“Arte in Italia dopo la fotografia”, la grande mostra che ha accompagnato la riapertura della Galleria Nazionale d’Arte Moderna il 21 dicembre 2011 rimane aperta fino al 4 marzo 2012. In collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Grafica, è curata, con il Catalogo Electa, da Maria Antonella Fusco e da Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente della Galleria, a cui si deve la parte museale del nuovo ordinamento espositivo, e a Federico Lardera la parte architettonica e grafica. Aver scelto per la riapertura la mostra su fotografia e arte tra il 1850 e il 2000 ne sottolinea l’importanza: l’esordio si ferma prima del ‘900, con la fotografia utilizzata a sostegno della pittura.

Entriamo nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna, la facciata che si staglia imponente con la scalinata monumentale colpisce il visitatore che risale viale delle Belle Arti, dove si incontrano altri complessi monumentali, tra cui le famosa Valle Giulia. Il vasto atrio dà un altro benefico shock, il pavimento in specchi spezzati è un primo segno di modernità rispetto ai normali calpestii, poi c’è il salone centrale cosparso di testimonianze tra le più celebri dell’arte contemporanea.

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Bernardo Celentano, 1857

Nei tre grandi settori cronologici dal 1800 al 2000 sono comprese sale tematiche, dal mito alla storia, dalla realtà alla modernità, dal tempo allo spazio; c’è molto altro di permanente, nel nuovo allestimento museale, ma siamo qui per la mostra temporanea che copre significativamente un arco di tempo molto vicino a quello dei settori cronologici, dal 1850 al 2000. Si tratta della storia della fotografia nei rapporti con l’arte dagli albori nella metà dell’800 al livello avanzato raggiunto nel terzo millennio, una carrellata di 150 anni – come l’Unità d’Italia – con circa 500 opere esposte.

Gli esordi della fotografia

Siamo agli albori, la prima delle sette sezioni della mostra riguarda il periodo dal 1850 al 1900. E’ il periodo iniziale in cui la fotografia fu a sostegno della pittura e anche strumento di diffusione della conoscenza delle opere, nonché mezzo per documentare la produzione e farne dei repertori.

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Carlo Baldassarre Simelli, 1857

Alla fotografia si negava allora la qualità artistica, considerandola il risultato di meri procedimenti tecnici, a parte alcune figure come Pietro Estense Selvatico: professore di estetica divenne presidente dell’Accademia di Venezia e sin dal 1852 promosse l’impiego della fotografia nella formazione artistica accademica con il discorso “L’arte insegnata nelle Accademie secondo le norme scientifiche”, e lo ribadì nel 1859 nello scritto “Sui vantaggi che la fotografia può portare all’arte”, Suoi seguaci i pittori Guglielmo Ciardi, che raccolse fotografie di Simelli, e Giacomo Favretto, che “interiorizzò lo sguardo fotografico”, come ricorda Maria Francesca Bonetti.

Della fotografia, cui veniva negata la creatività, si apprezzava quello che Miraglia ha chiamato “potere di mimesi”. Per questo motivo se ne raccomandava l’impiego ai pittori in sostituzione delle copie che si facevano nelle Accademie; restando relegata alla funzione di modello quasi meccanico che doveva servire di ausilio alla creazione artistica riservata ai pittori.

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Giacomo Caneva, 1855

I primi impieghi della fotografia come supporto della pittura si ebbero a Napoli, e alla metà dell’800 divenne un sistema aggiuntivo rispetto al disegno dal vero e dall’antico, finendo per influenzarlo. Nel ritratto sostituiva le lunghe pose dal vero e veniva utilizzata anche per l’ambientazione di un personaggio in un luogo caratteristico e per i fondali architettonici dei dipinti.

Di tutto questo la mostra dà una copiosa documentazione con le fotografie prese a modello e le opere pittoriche derivate nell’epoca degli “Esordi” del nuovo mezzo. Tra i pionieri, per così dire, vi fu Bernardo Celentano, che in preparazione al dipinto” Studio per il Benvenuto Cellini a Castel Sant’Angelo”, oltre ad 80 disegni a matita, penna e acquarello, utilizzò i primi fogli fotografici su carta salata per studiare composizione, inquadratura e luce; vediamo esposti, oltre al dipinto finale, una fotografia preparatoria di Carlo Baldassarre Simelli dallo stesso titolo con il gruppo di amici nelle posizioni dei personaggi di Cellini, un modello dal vero fissato dall’obiettivo fotografico.

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Michele Cammarano, 1855

Medesimo procedimento nello “Studio per San Francesco Saverio predica ai giapponesi”, dello stesso Celentano, il modello fotografico è di un autore non identificato. Siamo nel 1857. Mentre per lo “Studio per il Consiglio dei dieci”, del 1860, sono suoi sia la foto preparatoria sia il dipinto finale. Nel 1859 Cammarano, dovendo fare un concorso il cui tema era un paesaggio roccioso con grotte, chiese delle fotografie a Celentano che si trovava a Roma, il quale gli promise una veduta aderente alle sue necessità, però ben diversa dal paesaggio romano ampio e basso e senza asperità.

Tornando al 1857,  vediamo “Bernardo Celentano nel Chiostro della basilica di San Giovanni in Laterano”  fotografato da Simelli, lo stesso “Chiostro” che appare già nel 1850 in una fotografia di Giacomo Caneva. Di quest’ultimo è esposta una vasta serie di fotografie della Campagna Romana e vedutedel Tevere,nonché Studi di donne in costume;ebbene, il dipintoStudio di donna a Montemario”di Vincenzo Cabianca, del 1862,segue il modello fotografico in ogni dettaglio. Sono i temi anche delle fotografie di Federico Faruffini, con “Studio di modella in costume”  e “Portatrice d’acqua”, siamo nel 1868-69, cui sono affiancati in mostra i dipinti di Contadine di Francesco Palizzi evidentemente ispirati ai modelli fotografici di giovani donne in abiti tradizionali.

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Vincenzo Cabianca, 1882

Utilizzò modelli fotografici Domenico Morelli nei suoi dipinti di soggetti orientalisti e religiosi, sia per i luoghi, come la Palestina, dove non era mai stato ma li conosceva dalle fotografie che si faceva inviare – una specie di Salgari “ante litteram” della pittura – sia per i soggetti, come il monaco nelle “Tentazioni di Sant’Antonio”, 1877, e gli arabi genuflessi in “La preghiera di Maometto”, 1885.

Tanto Morelli quanto Celentano e gli altri si servirono della fotografia per diffondere i loro dipinti, oltre che come modello per le riproduzioni dal vero. Abbiamo citato le foto di Faruffini, dobbiamo tornarci perché con lui inizia la svolta: era un pittore che passò alla fotografia nel 1868, sollecitato da Caneva, e pur dando ad essa un ruolo di mero supporto alla pittura di altri artisti, vi trasferì la visione pittorica nel taglio e nel chiaroscuro, andando anche oltre l’elevata qualità del Caneva. Costruiva le composizioni disponendo i soggetti in diverse condizioni di luce cambiando gli abiti per gli effetti coloristici, mettendo a frutto la sua esperienza di pittore in una continuità stilistica.

Federico Faruffini, 1868-69

I pittori paradossalmente non apprezzavano questo sconfinamento dalla fotografia all’arte e lui stesso se ne rendeva conto, tanto che nel 1868 scrisse in una lettera: “Taglio le fotografie troppo da pittore, e all’artista non rimane altro da fare che molto poco, questo vuol dire che fo il fotografo troppo bene. Conclusione, non mi rimane che crepare. Sarà l’unica cosa che non avrò fatto male”, così ricorda Colasanti citato da Rita Camerlengo nel saggio sulla fase degli esordi. Faruffini si toglierà la vita nel dicembre del 1869, ma avrà fatto compiere un notevole passo in avanti alla fotografia, che con lui comincia ad emanciparsi dal mero ruolo di sostegno della pittura e a sviluppare in modo autonomo la propria creatività verso quelle forme di arte prima negate.

Fotografia e pittura tendono a non essere più associate nella mimesi del mondo reale pur se con strumenti e ruoli diversi: la prima in funzione ancillare, la seconda con la nobiltà artistica. Vanno alla ricerca di un nuovo linguaggio che le distacca tra loro e le allontana dalla mera riproduzione della realtà, che prima era il compito fondamentale. Una rivoluzione copernicana che la fotografia ha determinato anche nella pittura oltre che in se stessa, in presenza di una rapida evoluzione tecnica che ha creato nuovi problemi, anche sul fronte commerciale, ma aperto nuove prospettive. Ne parleremo presto continuando il nostro viaggio nella fotografia inquadrata nell’arte in Italia.

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Filippo Palizzi, 1864

Info

Galleria Nazionale d’Arte Moderna, viale delle Belle Arti 131, da martedì a domenica dalle ore 8,30 alle 19,30, lunedì chiuso. Ingresso alle mostre euro 10,00, ridotto euro 8,00 (over 65, under 18, gruppi e speciali categorie), scuole 5,00. Tel. 06.32298221; www. gnam.beniculturali.it. Catalogo: “Arte in Italia dopo la fotografia, 1850-2000”, a cura di Maria Antonella Fusco e Maria Vittoria Marini Ciarelli, Electa, 2011, pp. 328, formato 21,5 x 28; dal Catalogo sono tratte le citazioni del testo. I due successivi articoli sulla mostra usciranno in questa rivista “on line”  il 1° marzo e l’11 aprile 2012. Aggiornamento: nella ripubblicazione attuale, i due prossimi articoli usciranno in questo sito il 15 e 20 febbraio 2020.; questo servizio si ricollega a quello sulla mostra del 2012 alla Gnam, “Arte in Italia dopo la fotografia, 1850-2000” ripubblicato in questo sito il 26, 27, 28 dicembre 2019. In merito agli artisti citati, su Palizzi cfr. i nostri articoli in cultura.inabruzzo.it per la mostra “Gente dì Abruzzo”, 10, 12 gennaio 2011 (sito non raggiungibile, gli articoli saranno trasferiti su altro sito).

Foto

Le immagini sono tratte dal Catalogo, si ringrazia l’editore Electa, con i titolari dei diritti, per l’opportunità offerta; viene indicato il nome dell’autore e l’anno delle opere, riportate per lo più nell’ordine in cui gli artisti sono citati nel testo. In apertura, opera di Guglielmo Ciardi, 1888; seguono, opere di Giacomo Favretto, 1883, e Bernardo Celentano, 1857; poi, di Carlo Baldassarre Simelli, 1857, e Giacomo Caneva, 1855; quindi, di Michele Cammarano, 1855, e Vincenzo Cabianca, 1882; inoltre, di Federico Faruffini, 1868-69, e Filippo Palizzi, 1864; in chiusura, opera di Domenico Morelli, 1877.

fotografia.guidaconsumatore.it -Autore: Romano Maria Levante – pubblicazione in data 25 febbraio 2012 – Email levante@guidaconsumatore.com

Domenico Morelli, 1877

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10 commenti

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