Fotografia e arte, 2. Da Michetti al pittorialismo

di Romano Maria Levante

fotografia.guidaconsumatore.it – Home > Mostre > Roma. Alla Gnam fotografia e arte: da Michetti al pittorialismo

Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna la grande mostra “Arte in Italia dopo la fotografia”, aperta dal 21 dicembre 2011 al 4 marzo 2012, approfondisce i rapporti tra fotografia e arte, con l’evoluzione della prima verso forme artistiche mediante un’ampia esposizione di opere fotografiche raffrontate a quelle pittoriche. Dopo gli esordi di cui abbiamo già parlato, dal 1850, si sviluppa nella fine del secolo e nei primi due decenni del ‘900 approdando al “pittorialismo”.

Francesco Paolo Michetti, 1895-900

Arte in Italia dopo la fotografia

Agli esordi di metà dell’800 la fotografia aveva un ruolo di “sostegno” della pittura per la sua capacità di “mimesi” della realtà, sia pure con un processo meccanico e scientifico ma non creativo e artistico. Ne abbiamo citato esempi significativi fino al momento della svolta iniziata nel 1869.

Una vera svolta si ha poi con Francesco Paolo Michetti che dopo il 1880 si dedicò a un’attività fotografica ininterrotta non solo a supporto della sua pittura ma anche in modo autonomo. Si impegnò in vere e proprie campagne fotografiche sulle manifestazioni religiose e popolari abruzzesi, che catalogava in modo scientifico. La sua attenzione era calamitata dalla vita e dai costumi del popolo abruzzese che cercava di cogliere nei volti dei pellegrini esplorati con i suoi “reportage”. Il segno fotografico, nel taglio e nei colori, si trova nei suoi maggiori dipinti, a partire dal “Corpus Domini”  e “I morticelli”: dopo quest’ultimo D’Annunzio – che animava con Michetti e Barbella, Tosti e De Nino, il Cenacolo di Francavilla – notò nell’artista l’“allontanamento da tutto ciò che era pittura”, perché “un lavoro misterioso si compieva in lui”, la passione per la fotografia. Si era nel 1883, lo ricorda Stefania Frezzotti che compie un’analisi dell’influenza della fotografia sulle principali opere del pittore anche grande fotografo, su cui influivano anche i testi dannunziani.

Giuseppe Primoli, 1890

Circa 30 prove fotografiche di Michetti sono esposte in mostra, scene corali di Processioni e Benedizioni, Ritratti singoli in primo piano per “La Figlia di Jorio”, studi plurimi per le Pastorelle e le Modelle con pose ripetute, figure per i quadri ispirati alle loro forme, come Storpi e Serpenti.

Siamo negli ultimi anni del secolo, già dal 1888 Giuseppe Primoli, legato a Michetti da amicizia, aveva fondato a Roma l’Associazione degli Amatori della Fotografia, costituita da professionisti che consideravano la fotografia una “tecnica artistica”, secondo l’espressione di Zannier. Primoli era portato alle istantanee per cogliere l’attimo fuggente, il suo fu chiamato “fotogiornalismo”. Scattò fotografie a corredo delle opere dannunziane, Maria Hardouin di Gallese con il figlio Mario li vediamo a una finestra inghirlandata di casa Primoli. 20 le foto esposte: giornate all’Ippodromo e serate a Teatro, Processioni alla chiesa di san Teodoro e a Castel Gandolfo, Bambini a piazza San Pietro e Branco di capre a Piazzale Flaminio, il Pastore con pecore, l’Equilibrista, Salto a cavallo.

Giulio Aristide Sartorio, 1903

Era legato a D’Annunzio anche Giulio Artistide Sartorio, che dall’inizio del 1900 si dedicò stabilmente alla fotografia sull’esempio di Michetti e Primoli, dopo essersi iscritto dal 1893 all’Associazione sopra citata; nei primi anni ’90 utilizzava soprattutto foto di altri per le sue pitture, anche se continuava nella ripresa dal vero per meglio cogliere nel dipinto l’atmosfera del momento. Applicò alla fotografia ingrandimenti e riduzioni, e giunse ad utilizzare le diapositive fotografiche per gli affreschi proiettandole ingrandite sul muro sostituendole ai tradizionali cartoni; considerava la fotografia strumento di lavoro prezioso che non incideva sulla creazione artistica. Sono esposti 12 straordinari studi fotografici di figure umane in pose statuarie anche ardite come la Donna con bambino, la Moglie e i figli in più pose molto dinamiche, scultoree più che pittoriche.

Wilhelm von Gloeden, 1903

A questa fase appartiene Wilhelm von Gloeden, che fu influenzato da Michetti – il quale lo accolse al cencolo di  Francavilla e veniva considerato da lui un maestro – nell’impostazione fotografica; e sentì l’influsso di D’Annunzio, che ebbe modo di frequentare, nei contenuti più volti al simbolismo che al realismo michettiano. Dopo le foto paesaggistiche nella forte luce siciliana alla ricerca dell’Arcadia perduta, si dedica ai nudi efebici immersi nella natura come fauni. Colpiscono i Ritratti maschili, di Bambina e di Ragazzi con l’Etna sullo sfondo o con flauto: “Sono immagini suggestive di una atemporalità mitica – scrive la Frezzotti che analizza l’evoluzione della fotografia nel periodo – su cui si innestano facce vere di autentici popolani meridionali”. 13 le opere che vediamo esposte.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1889-99

Di straordinario interesse, anche per il valore della luce nelle riprese fotografiche, le 12 opere in esposizione di Giuseppe Pellizza da Volpedo: colpisce la luminosità nelle foto “La vasca di Rosano con figure maschili in primo piano e una figura di sfondo“” per i suggestivi riflessi sull’acqua; poi siamo attirati dagli studi preparatori del “Quarto Stato”, con le fotografie “La piazza di Volpedo in un giorno di fiera” e “Studio di folla con contadini in un giorno di mercato”, che confluiranno nel dipinto cult di cui sono esposti diversi bozzetti pittorici di grandi dimensioni.

Una bella sorpresa la presenza con 3 opere del futurista Giacomo Balla, la cui pittura è influenzata dalla luce e dall’inquadratura fotografica, lo vediamo nel “Ritratto all’aperto”. Di Medardo Rosso sono esposte 30 opere che rivelano il rapporto della fotografia con la scultura in un’interpretazione del tutto personale distaccata dalla realtà ma rivolta a sottolineare gli aspetti che interessano, come nella documentazione fotografica delle sue opere scultoree con la luce e il taglio giusti. Siamo al termine del primo decennio del 1900, le molteplici rappresentazioni della “Femme à la voilette” e di “Ecce puer”  esposte mostrano come applicasse i suoi principi secondo cui “la luce è una tonalità che si estende all’infinito”, è la “vera essenza della nostra esistenza”, e noi siamo “scherzi di luce”.

Giacomo Balla, 1902-03

Il pittorialismo

Ed ecco il “pittorialismo”, che si sovrappone alle tendenze fin qui citate, dato che inizia nel 1889 nei paesi anglosassoni con il libro di Peter Henry Emerson, e si diffonde in Italia come “fotografia pittorica”, definita non solo “naturalistica” ma anche “artistica” fino agli anni ’20 del ‘900 ed oltre. Fu un processo parallelo e indipendente della pittura e della fotografia nell’allontanarsi dalla realtà: la prima lo fece, in particolare, con il divisionismo che agiva sulla materia del colore, la seconda con procedimenti che eliminavano i dettagli troppo realistici e facevano leva sul chiaroscuro. Nasce la “post fotografia” favorita dai nuovi ritrovati tra cui la gomma bicromata e il carbone.

Guido Rey ne fu il capofila, e la mostra fotografica del 1902 a Torino con la sua partecipazione lanciò il pittorialismo italiano. Le 10 opere esposte di Rey, dal 1897 al 1904, presentano l’’atmosfera ricostruita “ per dar corpo iconico ai propri sogni – scrive Marina Miraglia – per affermare la propria identità… in un sostanziale allontanamento dal reale e nel rifugio finale in epoche remote”, Così in “Scena romana”,Interno fiammingo” e nella stupenda visione di “Lettera”.

Medardo Rosso, 1906

Per l’atmosfera, ci hanno colpito in modo particolare le 10 opere in mostra di Filippo Rocci, del 1910,soprattutto il “Raggio consolatore”  che piove dalle inferriate sulla figura accasciata, e la luce diffusa nel cielo di “Paesaggio”  mentre la campagna è in ombra. Luce che, prosegue la Miraglia, “spesso inventata in fase di stampa, filtrata e diafana si fa portatrice del suo sogno”. Suggestive le scene agresti “Sulle rive del Tevere”  e “Al pozzo”, fanno sentire la nostalgia di idilli arcadici perduti.

Ritroviamo nel pittorialismo Wilhelm von Gloeden , che abbiamo già incontrato, con i “Nudi maschili variamente atteggiati” e un “Nudo maschile con drappo”, ardita visione frontale, il drappo è dietro al corpo. Ma ora ci interessa soprattutto parlare dei Ritratti di Gustavo Bonaventura: dei 14 esposti alcuni puntano sull’immagine sfuocata con maestria, come quello di “Livio Boni con violino”, la “Fanciulla bruna”  ripresa di spalle, il volto di profilo, fino agli stupendi “Giovane donna dai capelli fulvi e corti” e “Uomo con cappello a falde tese e mantello”; siamo all’inizio degli anni ’10 del ‘900, di questo periodo è anche il suo “Autoritratto”. A metà decennio il “Ritratto di Giacomo Medici del Vascello”, sfuocato anch’esso, con la voluta di fumo che esce dalla sigaretta; agli anni ’20-’30 appartiene il ben diverso “Ritratto di Carla Lodato”, morbido e pastoso, di un’intensità struggente.

Guido Rey, 1897

Il pittorialismo è al culmine, agli anni ’30 appartengono i “Provini per il ritratto della Regina di Grecia” e “Sua Maestà la Regina di Grecia”  di Eva Barrett, che ricorreva molto al ritocco della post-fotografia. Ormai incalza sempre più il “Modernismo”, che ha preso avvio già dal 1920 collocando la fotografia tra il classicismo e l’astrazione. Ne parleremo prossimamente a conclusione della carrellata nei 150 anni della fotografia al confine con l’arte evocati da questa grande mostra.

Gustavo Bonaventura, anni ’10

Info

Galleria Nazionale d’Arte Moderna, viale delle Belle Arti 131, da martedì a domenica dalle ore 8,30 alle 19,30, lunedì chiuso. Ingresso alle mostre euro 10,00, ridotto euro 8,00 (over 65, under 18, gruppi e speciali categorie), scuole 5,00. Tel. 06.32298221; www.gnam.beniculturali.it Catalogo: “Arte in Italia dopo la fotografia, 1850-2000”, a cura di Maria Antonella Fusco e Maria Vittoria Marini Ciarelli, Electa, 2011, pp. 328, formato 21,5 x 28; dal Catalogo sono tratte le citazioni del testo. Il primo articolo sulla mostra è uscito in questa rivista “on line”  il 25 febbraio, il terzo e ultimo articolo uscirà l’11 aprile 2012. Aggiornamento: nella ripubblicazione attuale, il primo articolo, con un’introduzione sui motivi dell’iniziativa, è uscito in questo sito il 26 dicembre, il terzo e ultimo uscirà il 28 dicembre 2019; sugli artisti citati, cfr. i nostri articoli in www.arteculturaoggi.com su D’Annunzio il 12, 14, 16, 18, 20, 22 marzo 2013, e su Balla e gli Impressionisti il 5 febbraio, 12, 18, 27 gennaio 2015 e, in cultura.inabruzzo.it, il 27, 29 giugno 2010 (tale ultimo sito non è più raggiungibile, gli articoli saranno trasferiti su altro sito).

Foto

Le immagini sono tratte dal Catalogo, si ringrazia l’editore Electa, con i titolari dei diritti, per l’opportunità offerta; viene indicato il nome dell’autore e l’anno delle opere, riportate per lo più nell’ordine in cui gli artisti sono citati nel testo. In apertura, opera di Francesco Paolo Michetti, 1895-900; seguono, opere di Giuseppe Primoli, 1890, e Giulio Aristide Sartorio, 1903; poi, opere di Wilhelm von Gloeden, 1903, e Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1889-99; quindi, opere di Giacomo Balla, 1902-3, e Medardo Rosso, 1906; inoltre, opere di Guido Rey, 1897, e Gustavo Bonaventura, anni ’10; in chiusura, opera di Eva Barrett, 1931.

fotografia.guidaconsumatore.it – Autore: Romano Maria Levante – pubblicazione in data 1° marzo 2012 – Email levante@guidaconsumatore.com

Eva Barrett, 1931

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13 commenti

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