Lina Passalacqua, 2. Le quattro stagioni e non solo, con il Manifesto per l’arte

di Romano Maria Levante

Abbiamo ripercorso l’itinerario artistico di Lina Passalacqua, partendo dal filmato “L’essenza geometrica delle passioni” presentato in anteprima alla  Galleria Nazionale  d’Arte Moderna e Contemporanea nel novembre 2023 in una serata celebrativa del suo 90°  compleanno, integrando il  racconto del filmato con gli elementi della sua biografia che documentano la straordinaria continuità nel tempo di una creatività artistica sviluppatasi per oltre 50 anni, accompagnata da una miriade di iniziative, con oltre 40 mostre personali e 80 collettive, continuità che procede tuttora, ne fa fede  la nuova mostra “Io… e il mare” che si è aperta 1° marzo  2024 a Roma. Ora intendiamo documentare l’intensità del suo spirito creativo e la forza espressiva di un futurismo dei nostri tempi, con sciabolate di colori brillanti  che rendono le sue opere futuriste spettacolari, in aggiunta a quelle di diversa forma espressiva, dai “flash” ai”collage”, fino agli oggetti, anch’esse molto apprezzate nelle fasi in cui si sono manifestate.

Lina Passalacqua dinanzi a due suoi quadri del ciclo Le quattro stagioni in mostra,
:Estate, “Tramonto” 2011a dx, “Tramonto a Nettuno” 2012 a sin.

Il  “Manifesto  per l’Arte – Pittura  e scultura”

Ma prima vogliamo concludere la descrizione del suo lungo itinerario ricordandone l’impegno in un’iniziativa di grande  rilevanza per l’arte. Abbiamo partecipato all’incontro pubblico dei  25 artisti firmatari del “Manifesto  per l’Arte – Pittura  e scultura” in una mostra con un’opera per ciascun artista, tra cui Lina Passalacqua  E’ stato promosso dall’associazione “in tempo” , si è svolto il 10 dicembre 2019 presso “Plus on Plus” a Roma, dove si svolge l’attuale mostra “Io… e il mare”. E’ stato presentato il libro “Manifestarsi” con il Manifesto  e i Commenti, e sono state  illustrate dagli artisti intervenuti con Ennio Calabria presidente onorario – introdotti da Danilo Maestosi anch’egli artista firmatario del Manifesto –   le proprie convinzioni che li hanno indotti all’appello comune.

E’ stata una serata ricca di riflessioni sulla condizione attuale della società e sulle prospettive di superare  gli effetti negativi della globalizzazione e dello spaesamento rilanciando alcuni valori fondanti attraverso l’arte, pittura e scultura in particolare. Viene condivisa l’azione che da un decennio impegna l’associazione promotrice,  “in tempo”,  nell’offrire una sede di confronto e dibattito a chi voglia approfondire la riflessione sulla condizione umana, sociale e civile del nostro tempo nel quale la tumultuosa evoluzione tecnologica e comunicativa ha fatto perdere ogni punto di riferimento creando uno “spaesamento” paralizzante.

“Proiettati al futuro” esposto alla mostra dei 25 firmatari del “Manifesto per l’arte”

Il Manifesto firmato nel 2017, del quale, ripetiamo, Lina Passalacqua è tra i 25 artisti promotori, discusso nell’incontro pubblico associato alla mostra, ha declinato sul versante artistico e culturale la visione del ruolo dell’arte nel momento storico in cui viviamo. Nei suoi 25 capoversi vengono lanciati messaggi e segnali con l’intento di aggregare individualità che restano tali ma trovano nel percorso comune la rivendicazione di diversità e di valori condivisi.

Inizia con l’orgogliosa rivendicazione dei valori primari dell’umanità minacciati perché “l’attuale società si fonda sulla categoria della ‘convenienza’ che considera irrilevante l’identità umana”.  Mentre la reclama la “soggettività dell’essere e i suoi impulsi” in cui si identifica “la coscienza individuale, la vera antitesi radicale nei confronti del pensiero unico dominante”.   Rendendo protagonista “la soggettività” si può contrastare lo spaesamento e il disorientamento dell’omologazione. Qui il messaggio entra nei rapporti tra l’individuo  e la società, nel senso che mentre rivendica “l’unicità dell’umano” e della sua verità la considera “connaturata alla relazione con l’altro”. Più precisamente: “L’essere, capace di calarsi profondamente nella sua unicità soggettiva,  può raggiungere  gradi di verità universale e, in quanto tale,  condivisibile”.

Voli, Aria, “Nebbie”, 2002

Non è un ossimoro rivendicare l’individualità e insieme la possibilità che diventi universale; sancisce che non deve più essere il pensiero unico ed omologato  a diventare universale, tanto più oggi che si  fonda sulla “convenienza” e non sui veri  valori;  ma può diventarlo l’insieme di pensieri individuali all’insegna della libertà nei quali vi è il riconoscimento del “diverso da sé” come valore da difendere. In tal modo il “pensiero creativo” nella sua originalità e unicità si pone “come antitesi in un’epoca che vive la norma della riproducibilità dei processi mentali”.

A questo punto nel Manifesto entrano in scena la pittura e la scultura perché in esse si può esemplificare “l’ipotesi di un processo creativo mosso dall’inedito ingresso della soggettività  dell’essere nella storia” alla ricerca della verità in un’epoca in cui si sono perduti i punti di riferimento: “Pittura e scultura diventano strumenti necessari per riallacciare questo filo spezzato e dare forma a un pensiero che nasce dalla stessa vita in un inedito “sum ergo cogito”.  Esse rappresentano l’espressione tangibile dell’”essere”, le immagini create con la mano sono “disegnate dal liquido biologico dell’artista e del suo essere mentre reagisce agli stimoli del mondo”.

Terra, “Silenzio”, 2002

L’inversione rispetto al “cogito ergo sum” è fondamentale,  protagonista non è più il pensiero ma l’essere, dato che il “non sapere” si pone allo stesso livello del “sapere”,  si afferma la credenza nella logica socratica  che pone il “so di non sapere” come forma più elevata di conoscenza. “In questo processo generativo, il compito della ragione è solo quello di accogliere e aiutare il parto dal profondo divenendone, in tal senso, la ‘levatrice’”. Ecco la conclusione: “Per queste ragioni pittura e scultura devono ‘dire’ e non più ‘raccontare’, perché in un processo in divenire esse saranno l’impronta ‘autografa’ del nostro essere”.

 Ebbene, l’opera di Lina Passlacqua esposta nella mostra dei 25 firmatari del Manifesto si intitola “Proiettati al futuro”, con una raggiera di luce e di colori lanciata verso l’alto, si era a fine 2019, un’altra prova di vitalità sconvolgente di un’artista senza tempo. E anche al di là dell’intensità della  sua arte, i contenuti del Manifesto che ha sottoscritto con pochi altri artisti mostrano l’intensità delle sue convinzioni, e la foga del suo impegno quasi alla fine dei suoi primi ’90 anni. Ed è una straordinaria premessa, quanto mai significativa, per i suoi secondi ’90 anni dei quali la mostra che si è aperta il 1° marzo a Roma è un inizio quanto mai promettente.  

Le quattro stagioni”, 2013

Ed ora ci immergiamo nelle creazioni artistiche di Lina Passlacqua cercando di trasmettere, nella misura possibile, l’effetto  che suscitano le sue opere dando conto delle sensazioni  che abbiamo provato visitando due sue grandi  mostre personali a Roma nell’ultimo decennio, con il ciclo “Le quattro stagioni” e il ciclo “Fiabe e Leggende”, fino all’ultima mostra di questi giorni “Io… e il mare”. Di seguito evochiamo la prima delle tre mostre, con degli accenni a due mostre collettive particolarmente significative per il tema e la sede, nel terzo articolo le altre due mostre ricordando tutti i suoi cicli pittorici presenti nell’antologica del 2017 cui ci riferiremo direttamente.

“Le quattro stagioni”  nel futurismo dei nostri tempi dell’artista

 La mostra “Le quattro stagioni”  ha esposto nel 2013 immagini legate alle diverse fasi del ciclo annuale: la  Primavera con il verde rinfrescante e l’Estate con il rosso arancio infuocato, l’Autunno con il giallo malinconico e l’Inverno con il freddo biancore, il tutto attraverso pitture molto nette nelle sciabolate di colori luminosi che tagliano le composizioni  policrome. Il motivo delle quattro stagioni potrebbe essere la prima ispirazione per un artista, tanto è connaturato alla vita di ciascuno; ma può anche essere l’approdo nella maturità, questo è il caso di Lina Passalacqua, che ha dipinto i 40 oli di questo ciclo negli anni 2010-2013, in una fase culminante della sua vita artistica vissuta non solo nella pittura, ma iniziata con un forte impegno in anni di intensa attività teatrale che abbiamo rievocato nel precedente articolo.

, Primavera, “Anemoni”, 2010

“Ce l’ha fatta – scrive Carmine Siniscalco – Lina Passalacqua a realizzare il suo sogno: dipingere un ciclo concepito quale epilogo di una vita dedicata alla pittura per vizio e passione”. Una vita non facile per chi viene trapiantato dall’Aspromonte alla Liguria per poi approdare a Roma,  con difficoltà di varia natura e un impegno sociale e civile oltre che artistico, quest’ultimo come si è visto in una staffetta  tra l’attrice di teatro e la pittrice, legata al disegno anche come insegnante.

Una fase culminante che è solo una nuova tappa, data la vitalità dell’artista e la sua storia personale che abbiamo  ricordato; una tappa che chiude idealmente un ciclo dedicato ai valori primari della bellezza e della natura, insieme agli elementi primordiali aria e acqua, terra e fuoco. “Che l’ha portata – è sempre Siniscalco –  all’età della pensione, a dipingere queste sue stagioni con la maturità dell’artista ma non, come si potrebbe pensare, con la nostalgia del tempo che fu e la consapevolezza di un passato non rinnovabile ma con la freschezza e l’entusiasmo di una neofita che non rimpiange l’ieri ma vive il suo oggi guardando al domani”. Come una persona giovane, come un bambino.

“Germogli”, 2010

Ed è questo il suo segreto, anzi non è neppure tale perché lo rivela lei stessa nel parlare della fonte della sua ispirazione, della folgorazione che l’ha portata a ideare il ciclo delle Quattro stagioni.  Alla nipotina Sara che sorrideva nel guardare i fiori colorati del giardino mostrava come le rose gialle della bisnonna “sono qui, con noi, e ci sorridono”, una simbiosi tra l’innocenza infantile e la purezza della natura.  E le diceva: “Vedi, adesso siamo in estate, e i colori dell’estate sono bellissimi, poi verrà l’Autunno, queste foglie diventeranno gialle e in Inverno tutto morirà per poi rinascere in Primavera. E’ il miracolo delle Stagioni”.  Quindi una riflessione: “Già, le ‘Quattro Stagioni’. Perché non dipingerle?”  Il dado era tratto, le parole di un sommo artista ne sono il sigillo: “Picasso diceva che ‘occorre una vita per diventare bambini’. Io con te lo sono diventata”, conclude rivolgendosi alla piccola, in realtà ci dà la chiave di lettura del ciclo pittorico.

Ricordiamo queste parole nel rievocare la mostra, la freschezza e l’entusiasmo sprizza dai suoi dipinti nel cromatismo e nella forma compositiva che ne sono una esaltante conferma. Tanto più che su una parete all’ingresso della mostra il collega Vittorio Esposito ci aveva fatto notare una serie di bozzetti dei suoi dipinti, 13 quadretti formati da collage di pezzetti colorati, assemblati con la pazienza, la meticolosità e la passione di un bambino; poi li tradurrà in grandi oli dal cromatismo rutilante, ma la matrice è lì, nella ricerca certosina con lo slancio infantile e la consapevolezza matura di voler penetrare l’essenza, le radici del creato per trovare la linfa vitale da cui nasce l’energia cosmica.

“Sogno”, 2011

I 40 dipinti delle sue “Quattro stagioni”  sono un tripudio di colori e di forme lancinanti che provocano un’esplosione di  sensazioni, percorsi da una vitalità travolgente, una passione irrefrenabile  per la bellezza e per la natura che viene vissuta, lo ripetiamo.  con la profondità dell’età matura ma nel contempo con la freschezza e l’entusiasmo dell’età infantile.

L’opera dell’artista,  per usare il linguaggio teatrale, si sviluppa in 40 scene divise in 4 atti, corrispondenti alle stagioni, intorno a un motivo centrale, così definito da Siniscalco: “La storia della vita, dal primaverile risveglio al niveo inverno attraversando la passionale estate e il pensieroso autunno. Quattro stagioni incarnate nel comune denominatore di un solo elemento, la foglia, declamato nei suoi variabili colori e mutevoli forme, mai olograficamente rappresentato, talvolta soltanto suggerito o accennato: quattro stagioni in finale ritratte, come in una foto di gruppo, in un’unica opera, di grande impatto e non solo di grande formato, una vera ‘summa’ di qualità pittorica, libera ispirazione, professionalità non didascalica, invenzione e poesia”. 

“Risveglio”, 2012.

Contempliamo, dunque, i suoi quadri, sono 10 per stagione, quasi tutti di forma rettangolare tranne alcuni rotondi, per lo più 70×100;  il quadro-sintesi “Le quattro stagioni” nei suoi 2 metri di altezza riassume l’intero ciclo nella successione delle stagioni dal basso in alto, con la primavera all’inizio e l’inverno al termine, come per la vita, ed è significativo che sia stato posto a introduzione alla mostra, quasi si volesse preparare all’analisi di ogni stagione. E’ del 2013 l’opera conclusiva, ed è altrettanto significativo che prima di questa siano stati esposti i 13 bozzetti-collage di cui si è detto, dai quali tutto ha inizio. Una sorta di alfa e omega del ciclo pittorico sulle Stagioni.

Il viaggio dell’artista nelle quattro stagioni comincia dalla Primavera, i quadri hanno il verde come colore dominante. Ci sono gli “Anemoni”  e i “Germogli”, dove irrompe anche il giallo arancio, l’”Albero” con rami spogli nell’azzurro del cielo, le “Fresie” con i fiori rosa che occhieggiano tra le foglie; e poi titoli legati alle sensazioni primaverili, “Sogno”  con delicate formazioni che attraversano la vegetazione, mentre in “Bagliore” un rosso violento sembra bucare il cerchio del fogliame; “Annuncio” e “Divenire”  mostrano motivi frastagliati, il primo su diverse tonalità di verde, il secondo con una sinfonia di colori. Il “Risveglio” è tranquillo, i toni sono delicati pur se il verde è sempre molto intenso.

Estate, “Ibicus del mio giardino”, 2011

Come nella realtà, così nella pittura della Passalacqua, il passaggio all’Estate è brusco e folgorante. Rossi e gialli intensi sostituiscono il verde della primavera, è un vero incendio di colore e di calore, pure “Tra le foglie” incendiate anch’esse. I fiori della stagione sono i “Girasoli”,  in primissimo piano la corolla con al centro i semi in una vera esplosione atomica, mentre i “Papaveri” sono un fondale rosso intenso con delle ombre scure. Poi “Gli Ibiscus del mio giardino”, quelli che piacevano alla nipotina, forse per questo il dipinto è più elaborato degli altri, nelle forme e nel cromatismo, di straordinaria raffinatezza e profondità. Introduce alle immagini corali, come “Meriggio” e “Tramonto a Nettuno”, “Cielo infuocato” e “I colori dell’estate”.  nelle quali l’incendio di colori e di calore è ancora più violento e intenso, si sente la forza dei raggi solari nei riflessi di una canicola che richiama i metalli incandescenti. Coaì nel rutilante “Ode all’estate”.

I colori con l’Autunno virano al giallo-marrone delle foglie secche,  il rosso resta in “Petali di rosa” come due piccole macchie in un intrico marrone e giallo, è l’unico fiore citato, gli altri dipinti sono ispirati dalle immagini della stagione. Si comincia con “Ricordi” e “Quiete”,  dalle tinte tenui come i titoli che ne segnano l’ispirazione; mentre “Fogliame” e “Larve” con le sciabolate di giallo-marrone rendono la svolta della stagione. In “Nuvole” e “Magia d’autunno” tornano colori forti, il rosso non vuole scomparire, in “Ottobre” cede al sopravvenire dell’ocra più spenta tipica della stagione, fino ad “Autunnale” e “Profumo della terra”, in cui questo colore copre la natura.

“Papaveri”, 2011

La virata cromatica è ancora più netta con l’Inverno, domina il bianco percorso da motivi azzurro-ghiaccio che accentuano la sensazione di freddo. Mentre  in “Alba gelida”, “Ragnatele d’ombra” e “Valanga” un biancore avvolge i residui segni dell’autunno, i tondi “Fiume in piena” e “Riflessi di ghiaccio”  fanno sentire il gelo della neve, come “Riflessi di ghiaccio”: si sente l’Artico più che l’inverno cittadino. “Bufera” e “Brezza” danno invece il senso del turbine, più che del freddo, come “La voce del vento”.  In “Le ultime foglie”  l’inverno espugna le ultime resistenze autunnali, ma foglioline secche arancione e filamenti verdi sono la premessa per il ritorno della primavera. 

Il futurismo plastico e dinamico e l’astrattismo lirico dell’artista

Le varie forme che assume la realtà nel ciclo vitale delle Quattro stagioni vengono esplorate per penetrare i segreti della natura, la sua essenza, la sua dinamica nelle metamorfosi che assume. E nel contempo sono espressioni della sensibilità dell’artista e di tutti, dinanzi a questo spettacolo che si rinnova,  mentre se ne percepiscono i movimenti e i palpiti anche impercettibili che prendono forma pittorica. Pur nell’incrocio tra futurismo e astrattismo che dovrebbe portare a forme incorporee segnate solo dalla luce e dai colori, si avverte una intrinseca plasticità che fa sentire la presenza viva e non solo virtuale della natura. E nel contempo ne rende la sublimazione in qualcosa che va oltre la percezione sensoriale perché attiene ad un’altra dimensione, quella dello spirito e della fantasia.

“Ode all’estate”, 2010

Non c’è nessuna leziosità né cedimento a un classicismo elegante, lo spettacolo della natura viene reso nel suo realismo trasfigurato con altrettanta forza mediante uno stile maturo dai legami sicuri: “Grandi unità cromatiche si integrano in complessi ingranaggi espressivi – scrive Maria Teresa Benedetti, curatrice della mostra – determinazione e coraggio animano il lavoro che riflette, in modo autonomo, esperienze di avanguardie storiche, dal futurismo all’astrattismo”.

Così vengono individuate queste ascendenze: “L’eredità futurista si ritrova nell’energia plastica, nel fluire dinamico del segno, nell’eliminazione di strutture rigidamente prospettiche, nel tendere della visione all’infinito, nel premere di forze che sembrano volere uscire dal dipinto”. Il dinamismo e la vitalità si esprimono con le sciabolate di linee tipiche del futurismo in una sinfonia di colori. “L’adesione a un astrattismo di matrice lirica si manifesta nel senso di libertà del ‘ductus’ pittorico, nell’individuazione di una capacità espressiva che superi ogni suggestione naturalistica, nell’importanza attribuita allo spessore di un colore compatto e squillante, che riflette una risonanza interiore”.  Nella trasfigurazione del reale compiuta dall’artista nulla è figurativo ma neppure freddo astrattismo, per questo viene definito “di matrice lirica”,  una sinfonia che è la poesia della natura.

“Energia”, 2013

Non è un segno incorporeo il suo, ma plastico, ripetiamo, non va per sintesi ma ricerca i particolari,  nei quali si sente l’immanenza della natura. Vediamo il ramo e la foglia, il volo e la nuvola che sono tracce del reale ma anche “voli dell’anima”, in un misto di reale e virtuale, sulle ali della fantasia stimolata dalla visione della natura nelle sue mutevoli espressioni, come è mutevole l’esistenza.

Il ciclo vitale che ne deriva è visto così dalla Benedetti: “Un senso panico della vita dall’imo pulsa nella Primavera, il canto alto e fondo, vibrante di colori accesi racconta l’Estate, il balugino segreto di una bellezza raccolta testimonia l’Autunno, la sinfonia dei bianchi abbaglianti ritma l’Inverno, una successione di immagini che trasmettono una profonda, seppure controllata emozione”.

Lo abbiamo visto e sentito anche noi così, presi dalla stessa profonda, seppur controllata emozione.

Autunno, “Magia d’autunno”, 2011

I collage e il “cibo”

Dal 2013 passiamo al 2014, allo Studio S- Arte contemporanea di Carmine Siniscalco, a Roma in via della Penna, la mostra “Collage… pittura”dal 20 maggio al 9 giugno ha presentato due forme molto diverse di “collage”: bozzetti preparatori fatti di delicate applicazioni rispetto a dipinti finali di grandi dimensioni dal forte cromatismo acceso dai  colori della natura per Lina Passalacqua;  opere compiute frutto di assemblaggi materici in un delicato bianco e nero con raffinate varianti in composizioni ispirate al mare e alle sue storie per Ernesto Terlizzi.

I due ambienti dello Spazio S si prestano all’accoppiata delle due forme di “collage-pittura”: le due esposizioni sono separate da un piccolo corridoio che segna il passaggio da un mondo all’altro: c’è sempre la natura, nelle sue espressioni luminose ricche di richiami della Passalacqua, nella sua manifestazione marina ricca di contenuti di Terlizzi. Carmine Siniscalco definisce “pittrice di pancia”  la Passalacqua per la sua intensa passionalità, “pittore di testa” Terlizzi per la sua razionalità dai  contenuti meditati.

“Fogliame”, 2012

Come concludere su questa che ci è apparsa la matrice dei suoi “collage” poi approdati alla maturità della passione naturalistica accesa dai colori ? Le parole giuste le ha dette Renato Civiello, nel 1987,  chiudendo così il proprio commento alla mostra sui «Flash”: “Nell’opera della Passalacqua, tutto è armonia, sapienza distributiva, respiro poetico. La gamma che s’innerva o si dissolve riconduce alla stessa mediazione non asettica, ma implicante, piuttosto, e prodiga di risonanze durature. L’arabesco e il volume, l’idea e la passione concorrono, parallelamente, ad esplorare il mistero di vivere”.

E  ciò avviene anche quando, come nella mostra sui “collage” allo Studio S, il mistero di vivere si esprime non attraverso la cronaca quotidiana ma nelle forme più profonde degli elementi naturali e dei cicli stagionali che si manifestano attraverso una sinfonia mutevole e travolgente di colori spettacolari. A questo proposito l’associazione di idee di tipo musicale è immediata: per la Passalacqua come non evocare le “Quattro stagioni” di Vivaldi?

“Ricordi”, 2010

Dal 2014 al 2015, con la mostra  “ Food Art”, coltura/ cultura cibo di corpo, intelletto e anima, sempre allo Studio 5: una installazione speciale, cioè   una tavola imbandita recante 10 piatti decorati da artisti, più 2 bottiglie, 2 contenitori e un cestino anch’essi artistici, 15 gli artisti impegnati, tra cui Lina Passlacqua. La tavola è stata esposta dal 27 marzo al 10 aprile 2015, con i primi 15 artisti, poi ne è stata imbandita una seconda, dal 13 al 29 aprile, con altri 15 artisti.

Richiama il cibo esteriore,  all’Expo di Milano all’insegna del  motto “Nutrire il Pianeta – Energia per la vita”, e quello interiore della  cultura, di cui il nostro paese è ricco. Coltura  e cultura per nutrire fisicamente e mentalmente  il Pianeta con il cibo del corpo  e il cibo dell’intelletto; in più vi è stata abbinata una mostra  benefica per la  Comunità Sant’Egidio, così c’è anche il cibo dell’anima. Dobbiamo all’invito di Lina Passalacqua, autrice di uno dei 10 piatti  dell’installazione,  se abbiamo conosciuto  questa bella iniziativa  che celebra l’Expo e non solo in chiave artistica. 

“Quiete”, 2010,

I 10 piatti, collocati su un tavolo nero molto basso in modo da comporre una originale installazione vista dall’alto, sono  decorati da  pitture artistiche, ognuno degli autori ha interpretato a suo modo. Lina Passalacqua, con l’opera  dal titolo “Ombre”  è tra i 10 artisti  che hanno realizzato la tavola presentata  nella  “vernice” della mostra,  sono chiamati “ospiti”, come si addice a una vera cena, ecco i nomi, in ordine alfabetico:  Rosetta Acerbi e Anna Addamiano, Giovanni Baldieri e Valeria Catania, Isabella Collodi e Anna Maria Laurent, Stefania Lubrani e Flavia Mantovan,  Piero Macetti e Lina Passalacqua, Alessandra Porfidia ed Elio Rizzo, Sinisca, Siscia e Isabella Tirelli.

Una mostra sul cibo di tipo fotografico e divulgativo c’è stata al Palazzo Esposizioni, con le immagini dei fotografi di National Geographic. Allo studio S abbiamo avuto la bella sorpresa di qualcosa di diverso, l’arte che celebra il cibo e insieme la cultura restando aderente all’immagine e alla funzione che il cibo  ha nella vita di tutti, legato com’è all’alimentazione e alla tavola; cui non è estranea neppure la cultura.  E allora ecco celebrarle insieme con una tavola imbandita dove l’arte ha impreziosito i piatti con il proprio sigillo, e Lina Passalacqua ha impresso il suo..

Inverno, “Brezza“, 2010

Un’altra mostra, in significativa coincidenza con questa sul cibo, ha riproposto nella stesa sede, opere che nel 2012 erano state presentate al Museo Venanzo Crocetti  nel quadro del progetto A.R.G.A.M. (Associazione Romana Gallerie d’Arte Moderna), “Un’Arte per la Vita”  volto  a raccogliere fondi per la Comunità di Sant’Egidio tramite eventi realizzati con opere date in comodato da artisti e gallerie. Ecco come è stata presentata tale iniziativa benefica: “A queste opere lo studio S riserverà a rotazione in questa stagione di mostre una sala della galleria, offrendo ai suoi visitatori l’opportunità di arricchire la propria collezione, o di iniziarne una, a particolari condizioni d’acquisto senza alcuna commissione per la galleria,  e contribuire allo stesso tempo al finanziamento dei programmi umanitari della Comunità”.Guardiamo le opere esposte,   una è della stessa Lina Passalacqua, “Il cibo è vita”, 2015. Aver celebrato in modo artistico e innovativo il cibo dell’Expo milanese, e insieme la cultura e la solidarietà  con le altre opere di artisti a finalità benefica, è come aver unito il cibo del corpo a quello dell’intelletto e al cibo dell’anima, Lina Passalacqua con la sua sensibilità e profonda umanità non poteva mancare.

Vi sono altri cicli che manifestano la sua inesausta creatività, di tutti parleremo prossimamente nel 3° e conclusivo articolo sulla inesauribile futurista dei nostri tempi, descrivendo in particolare il ciclo “Fiabe e leggende” fino a “Io… e il mare” , la già citata mostra aperta a Roma, il 1° marzo 2024, per i suoi “primi 90 anni”.

“Riflessi di ghiaccio“, 2012

Info

Catalogo della principale mostra commentata: Lina Passalacqua, “Le quattro stagioni”, Gangemi Editore, aprile 2013, pp. 64, formato 21 x 29,5; da tale catalogo sono tratte le citazioni del testo. Il primo articolo è stato pubblicato il 1° marzo 2024, il terzo e ultimo articolo uscirà il 9 mrzo p.v. Cfr. i nostri articoli, sempre in questo sito: per le mostre citate “Manifesto per l’arte, con una mostra degli artisti firmatari” 3 aprile 2020,“Passalacqua, le quattro stagioni, al Vittoriano” 25 aprile 2013, “Collage-Pittura, Passalacqua e Terlizzi allo Studio S di Roma” 28 maggio 2014, “Food Art. Coltura e cultura, cibo di corpo, intelletto e anima” 1° aprile 2015; per il futurismo cfr. i nostri articoli del 2009, nel centenario, sulla  Mostra del Futurismo a Roma 30 aprile, “A Giulianova un ferragosto futurista” 1° settembre, “Futurismo presente” 3 dicembre; su alcuni futurist,i Tato, 19 febbraio 2015,  Dottori e serata futurista, 2 marzo 2014,  Marinetti, 2  marzo 2013; sugli artisti citati, cfr. i nostri articoli su Ennio Calabria 31 dicembre 2018, 4, 10 gennaio 2019, Pablo Picasso 5, 25 dicembre 2017, 6 gennaio 2018, 4 febbraio 2009, Danilo Maestosi, 21 marzo 2019.

“Ragnatele d’ombra”, 2010

Foto

Le immagini sono tratte dal sito www.linapassalacqua.com, un sito completo in ogni sua parte in cui sono ordinate per i sngoli cicli, si ringrazia in particolare l’artista per l’opportunità offerta. Per “Le Quattro stagioni”, dopo l’immagine del quadro che le riassume, ne sono riportate 4 per ogni stagione, 2 descrittive della natura e 2 evocative dei significati che ispira. Sono precedute da 2 immagini del ciclo “Voli”, che sarà considerato nel prossimo articolo”, “Aria” e “Terra” preludono alle Stagioni. In apertura, Lina Passalacqua dinanzi a due suoi quadri del ciclo Le quattro stagioni in mostra: Estate, “Tramonto” 2011 a dx, “Tramonto a Nettuno” 2012; segue, “Proiettati al futuro” esposto alla mostra dei 25 firmatari del Manifesto per l’arte”, poi, Voli, Aria, “Nebbie” 2002, e Terra, “Silenzio” 2002 ; quindi, “Le quattro stagioni” 2013, inoltre, Primavera, “Anemoni” e “Germogli” 2010, “Sogno” 2011 e “Risveglio” 2012, ancora, Estate, “Ibicus del mio giardino” e “Papaveri”, 2011, “Ode all’estate” 2010 ed “Energia” 2013; continua, Autunno, “Magia d’autunno” 2011 e “Fogliame” 2012, “Ricordi” e “Quiete” 2010; prosegue, Inverno, “Brezza” 2010 e “Riflessi di ghiaccio” 2012, “Ragnatele d’ombra”” 2010 e, in chiusuira, “La voce del vento” 2011.

“La voce del vento”, 2011