Capitalismo, ne discutono “due amici al bar” …. di Facebook

di Romano Maria Levante

La nostra è una brevissima introduzione, poi siamo solo coautori  con Gelasio Giardetti –  che su Facebook, come del resto altre volte, ha … lanciato il sasso – di una serie di interventi a due voci  nei quali vengono considerate la due facce della luna, quella luna chiamata Capitalismo, evocando amche l’altra luna, il Comunismo. Il sasso iniziale del conterraneo Gelasio, Gero per gli amici, è stato così consistente e impetuoso, da produrre  i cerchi concentrici, delle nostre e sue risposte, seguite nei giorni successivi al 24 luglio 2025, quando è stato “lanciato”,  fino  all’ultimo nostro cerchio del 6 agosto. Ci saranno ripetizioni ed eccessi in ciascuno di noi due, unici interlocutori, ma abbiamo voluto mantenere i testi integrali nella loro immediatezza, per chi si sentisse interessato a condividerli come autentici sfoghi. E’ il bello della democrazia, in questo caso anche della vera amicizia e della stima  reciproca. L’”ouverture” di Gelasio Giardetti, proclama “il nostro mondo è ormai giunto  a un bivio…. ”, nel nostro piccolo ci siamo immedesimati entrambi, descrivendo le nostre due opposte direzioni. A chi ci vorrà seguire, magari partecipando alla discussione, il nostro benvenuto.

Gelasio Giardetti

Il nostro mondo è oramai giunto ad un bivio: può continuare ad essere gestito da un capitalismo senza scrupoli che sta portando l’umanità verso la distruzione e l’estinzione o è necessario l’avvento di una rivoluzione proletaria per instaurare su questo nostro pianeta martoriato un nuovo sistema caratterizzato da più giustizia e uguaglianza sociale? E’ oramai evidente che le teorie marxiste si stanno avvicinando, guadagnando continuamente terreno poiché, come ipotizzato da Karl Marx, si è arrivati ad un punto in cui il 90% della produzione industriale e della ricchezza mondiale è detenuto da una ristretta cerchia di capitalisti mentre le grandi masse proletarie mondiali, diventando sempre più sfruttate e povere, saranno costrette, per sopravvivere, ad impadronirsi del potere attraverso la loro enorme forza numerica dando vita, in un primo momento, ad una società di stampo socialista. I capitalisti, nella loro continua febbre da profitto, come afferma Marx, saranno sempre in concorrenza fra di loro, abbassando i costi di produzione e i prezzi delle merci e impiegando in modo crescente macchine che non creano problemi di carattere salariale né scioperi che riducono il loro tasso di profitto. Con questo approccio produttivo masse sempre crescenti di operai saranno lasciati a casa con aumenti considerevoli della disoccupazione mondiale. Si giunge così ad una sovrapproduzione di merci e, al contrario, ad un sistema in cui si compra sempre meno poiché la gran massa di operai lasciati a casa non può più acquistare merci. Anche questo aspetto delle teorie marxiste si sta consolidando in quanto si può tranquillamente affermare che la disoccupazione nel mondo o una occupazione povera sono in fase di rapido aumento.

Marx ed Engels

Con questo cambiamento brutale del sistema socio-economico i capitalisti, accecati dalla ricchezza, non fanno altro che danneggiare loro stessi poiché il profitto è dovuto al “Plusvalore” che ogni operaio regala al capitalista con il suo “Pluslavoro”. Ma se gli operai sono stati sostituiti dalla macchine non daranno più profitto al capitalista che con il tempo entrerà in una devastante crisi sistemica favorevole ad una rivoluzione proletaria. Ma l’ingordigia e l’avidità del capitalismo non conoscono limiti poiché spostano l’obiettivo sulla produzione di armi creando ad hoc, in tutte le regioni del mondo, guerre più o meno sanguinose. Le armi fornite dagli USA e dai Paesi europei all’Ucraina, che scioccamente sta combattendo una guerra per procura, chi le paga? La risposta è semplice: le paghiamo noi con tasse sempre crescenti e un costo della vita che ci rende sempre più poveri. Il riarmo europeo da 800 miliardi di euro per difendersi da un fantomatico quanto inesistente attacco della Russia all’Occidente e l’aumento della quota NATO portata al 5% del Pil, che costa all’Italia 50 miliardi di euro l’anno, li paghiamo sempre noi con una perdita secca sia sul nostro potere d’acquisto che sui servizi sociali come sanità, scuola, giustizia etc.. Ma oggi la situazione socio economica mondiale è diventata molto più grave poiché il Presidente americano Donald Trump, che rappresenta la quintessenza del capitalismo, si propone di far pagare il mastodontico debito pubblico americano a tutti i paesi del mondo imponendo loro dazi e, con la minaccia di fissare dazi sempre maggiori, costringe i vari Paesi ad acquistare gas liquido, armi e il riequilibrio della bilancia commerciale nell’esportazione di merci prodotte negli USA. Un’accelerazione delle inique condizioni socio-economiche capitalistiche forse propedeutiche all’avvento delle teorie marxiste?… Che vivrà vedrà!!!

Romano Maria Levante

E’ di certo accattivante l’evocazione da parte di Gelasio, della critica di Marx al sistema capitalistico ritenuta quanto mai valida oggi dinanzi all’accentuarsi delle diseguaglianze e dalla concentrazione della ricchezza in una cerchia sempre più limitata di capitalisti; ma è allarmante la conclusione che “ il capitalismo senza scrupoli sta portando l’umanità verso la distruzione e l’estinzione” , e in particolare “ entrerà in una devastante crisi sistemica favorevole a una rivoluzione proletaria”. Marx aveva previsto l’implosione del capitalismo a seguito della “tendenziale caduta del saggio di profitto”, e la crescente competizione sui mercati può generare questa contrazione che, peraltro, è insita nel concetto liberista di tutela della libera competizione sul mercato che abbassa i profitti, fino a produrre una legislazione “antitrust”, più o meno efficace che sia. Ma si deve tener conto della radicale trasformazione dei parametri produttivi, la spinta senza precedenti dei progressi tecnologici, fino alla digitalizzazione sempre più penetrante e, in una prospettiva ravvicinata, all’Intelligenza a artificiale. E occorre considerare la capacità del capitalismo di assorbire le nuove realtà in modo flessibile, sempre con l’obiettivo di produrre maggiore ricchezza, anche in forme nuove. Non va vista una minaccia ai lavoratori l’introduzione di sistemi sempre più efficienti che possono sostituirli, si crea maggiore ricchezza, e questo è l’aspetto più importante, da Adamo Smith in poi, e parte della ricchezza prodoitta dovrà andare anche a loro nelle forme decise dalla politica. Il capitalismo finora non ha mancato questo obiettivo con l’estensione che ha avuto nel mondo: all’inizio degli anni ’60 c’era il grande problema dei paesi sottosviluppati, che comprendevano anche Cina, India e altri paesi, divenuti le “tigri asiatiche”, una popolazione di oltre 3 miliardi non solo usciti dalla fame ma particolarmente aggressivi. E se hanno condizioni sociali ancora arretrate, deplorevoli sul piano delle tutele, nell’economia hanno fatto progressi giganteschi risultando competitivi nei confronti dei paesi sviluppati, divenuti economie opulente.

Smith, a dx, con Hume

La “rivoluzione proletaria” delineata da Gelasio c’è già stata con la Rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917 e l’applicazione delle teorie marxiste con il potere ai lavoratori, ma in pratica si è avuto l’opposto: I burocrati e funzionari del regime sostituiti ai capitalisti, invece del mercato i piani quinquennali, con i catastrofici fallimenti che hanno portato al crollo di quei regimi, sul piano economico e politico, Perché la produzione di ricchezza appare l’aspetto fondamentale, ed è vero che, oltre agli imprenditori, sono i lavoratori ad avere il ruolo primario nel produrla; e deve essere riconosciuto, magari con meccanismi di partecipazione agli utili, spesso evocati ma mai adottati. Sembra sia questo il nodo del problema, nella distribuzione e redistribuzione della ricchezza prodotta, ma non dipende dal capitalismo – che assolve al compito di produrre ricchezza – ma dal governo dei singoli paesi che ha il compito di assicurare l’interesse collettivo con i suoi strumenti normativi, in primo piano quello fiscale. I governi sono eletti dal voto popolare, quindi non dai “capitalisti senza scrupoli”, bensì dai lavoratori e dalle loro famiglie alla ricerca di una maggiore partecipazione ai risultati dell’attività complessiva; non serve la “rivoluzione proletaria” che farebbe cadere dalla padella del sistema capitalista – come abbiamo visto descritto con toni apocalittici – alla brace del sistema comunista già sperimentato con risultati disastrosi. Con i governi se la devono prendere i lavoratori se la redistribuzione non funziona, con il voto e non con la rivoluzione; soprattutto quando la produzione di ricchezza, compito e merito del capitalismo, funziona. Nel sistema comunista – che sarebbe l’alternativa auspicata dai detrattori attuali – avveniva l’inverso, non producendo ricchezza si distribuiva miseria, il sistema capitalista, va ribadito, produce ricchezza ma non è suo compito redistribuirla. La fine della sua capacità di produrre ricchezza è tutta da dimostrare, anzi si è verificato l’opposto, come abbiamo accennato ricordando l’incredibile sviluppo dei paesi asiatici prima citati; resta l’Africa – oltre a paesi come il Bangladesh – su cui occorrerebbe intervenire con una mobilitazione collettiva, seguendo la legge del capitalismo secondo cui si evita lo “stato stazionario” raggiunto un elevato livello di sviluppo intervenendo su nuove terre e nuove popolazioni da fornire di tutto quanto è saturato nelle economie opulente e comprime gli spazi produttivi: il “Piano Mattei” del nostro governo si muove in questa prospettiva ma andrebbe esteso in un’ottica da “Piano Marshall” che segnò lo svilipppo dell’Europa nel dopoguerra-

E’ giusto sottolineare i nuovi problemi del “lavoro povero” – meglio comunque del “non lavoro “ – la povertà è pur sempre un concetto relativo da contestualizzare, nelle “economie opulente” queste sacche possono essere tutelate con opportuni interventi anche fiscali, non distruggendo il sistema che produce ricchezza e non deve ridistribuirla. E poi c’è il vastissimo campo creato dal capiialismo nella sua continua evoluzione, la finanziarizzazione dell’economia con capitali di molte volte superori a quelli prodotti effettivamente che può portare a crisi temporanee con le bolle poi sgonfiate. La “deregulation” ha prodotto questi eccessi, come la “globalizzazione” denunciata di fatto dal presidente americano Ttump che cerca di contrastarla con la forza del potere politico di una grande nazione con effetti incerti e modi molto discutibili, per tsare un eufemisnmo. . Ma finché il capitalismo mantiene la capacità di produrre ricchezza, che può essere redistribuita con opportuni interventi politici, non si può pensare di abbatterlo per sostituirlo con un sistema che dovrebbe redistribuire una ricchezza pur essendo incapace di produrla. Il motto “da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni” è senz’altro nobile, ma la natura umana richiede incentivi personali per dare secondo le proprie capacità, l’appiattimento egualitario vale per le posizioni di partenza, non per quelle di arrivo determinate dalla competitività pur se regolata. Certo, il capitalismo ha tanti difetti , come quello lamentato di creare enormi diseguaglianze e un accumulo di ricchezza in una percentuale molto limitata di popolazione senza intervenire sul paino redistributivo. Anche la democrazia ha molti difetti, la lentezza decisionale e altro ancora, Churchill ne diede questa ben nota definizione: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. Basta sostituire la parola “capitalismo” a “democrazia”, e a “forma di governo” aggiungere “dell’economia” per definire il sistema economico come è stato definito il sistema politico. E possiamo essere rassicurati che entrambi i sistemi sono in vigore nel nostro paese e ci hanno assicurato una certa prosperità pur tra tante difficoltà.

Gelasio Giardetti

Caro Romano, Ho apprezzato molto le tue argute e profonde argomentazioni sul mio post, cui cercherò di rispondere per gradi successivi per non rendere troppo lunga ed impegnativa la lettura. Tu affermi: “Ma si deve tener conto della radicale trasformazione dei parametri produttivi, la spinta senza precedente dei progressi tecnologici fino alla digitalizzazione sempre più penetrante e, in una prospettiva ravvicinata, all’intelligenza artificiale”. Bene, a me sembra che con queste affermazioni non fai altro che avvalorare le mie riflessioni sulle conclusioni cui giunse Karl Marx nelle sue esposizioni filosofiche-economiche. I parametri da te elencati sono sicuramente forieri di una più spinta estromissione dei lavoratori dai processi produttivi grazie all’utilizzo di macchine e, cosa ancora molto più negativa, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale che moltiplicheranno l’estromissione dei lavoratori dai processi produttivi. La disoccupazione dilagante in tutto il mondo e il lavoro sottopagato non permetteranno alle grandi masse lavoratrici di comprare le grandi quantità di merci prodotte con l’ausilio delle macchine.

Ed ecco cosi avviata la “tendenziale caduta del saggio di profitto” come ipotizzato matematicamente da Marx poiché, il profitto si realizza solo con il “Plusvalore” che ogni lavoratore versa al capitalista con il suo “Pluslavoro”. Riguardo al fatto che i capitalisti sono talmente accecati dalla ricchezza e dal profitto tanto da rischiare di portare all’estinzione l’umanità è dimostrato dal fatto che le destre mondiali non vogliono prendere in alcuna considerazione gli investimenti urgenti per diminuire l’ “effetto Serra” che, come è stato ampiamente dimostrato dalla scienza, porterà il nostro mondo al limite della vivibilità. I capitalisti per eccellenza americani vogliono seguitare ad usare i fossili perché il loro territorio ne è estremamente ricco per incassare e ancora incassare quel maledetto danaro che secondo la loro mentalità malata, li rendono potenti per sottomettere gli altri popoli della Terra.

Romano Maria Levante

 Caro Gero, magari avvenisse il mutamento apocalittico che tu condanni! Si affrancherebbe l’uomo dalla schiavitù del lavoro – del resto drasticamente ridotta nel tempo, quindi proseguendo tale tendenza – riducendo l’orario e i giorni di lavoro, nonchè i settori in cui i lavoratori sono impiegati, spostandoli verso altri settori legati al tempo libero e quant’altro, Essenziale è continuare a produrre ricchezza che verrebbe distribuita nelle forme più adeguate anche in forma assistenziale, in una sorta di “diritto di citradinanza” già sperimentato ma in una situazione che non lo consente dato che disincentiva dal lavoro che esiste ancora eccome! In futuro il “plusvalore” deriverebbe dalla “plustecnologia” e molto meno dal “pluslavoro”, che vedi in estinzione, e allora dove sarebbe il problema? Sempre si produrrebbe ricchezza, anche maggiormente, ed è ciò che conta, come distribuirla dipenderebbe soprattutto dalla politica, non solo dall’economia. Sull'”effetto serra” e i mutamenti climatici – la cui causa antropologica non è unanimamente condivisa – va considerato che i paesi non capitalisti come Cina e India con miliardi di abitanti e altissime produzioni non pongono limiti all’inquinamento, i paesi capitalisti ne pongono anche se in modo “sostenibile”, La tua invettiva finale mostra il tuo atteggiamento di fondo, sei liberissimo, il mio è diverso, penso che non serva condannare la realtà, ma cercare di migliorarla, e il nostro sistema ha la flessibilità necessaria, quindi mi fermo qui.

Gelasio Giardetti

Caro Romano, ritorno di nuovo a riflettere sulle tue osservazioni: “il problema della distribuzione della ricchezza prodotta non dipende dal capitalismo, che assolve al compito di produrre ricchezza, ma dal governo dei singoli Paesi che hanno il compito di assicurare l’interesse collettivo con i suoi strumenti normativi”. Ma oggi, caro Romano, quasi tutti i governi del mondo adottano i principi capitalistici e non intendono affatto redistribuire le ricchezze prodotte con lo sfruttamento dei lavoratori. i Paesi chiamati comunisti, Cina, Russia, sono in effetti dei Paesi a regime capitalistico che pur avendo un PIL molto elevato mantengono il popolo in uno stato di povertà endemica. La Russia è oggi in una fase di guerra per cui forse non fa testo, ma tutta l’Africa, l’India e i paesi orientali sono sfruttati non solo con un lavoro poverissimo, ma anche con una predazione spregiudicata del territorio da colonialisti capitalisti che, come sanguisughe, sottraggono risorse per uno sviluppo sociale giusto e armonioso . Hai detto molto bene la Cina, l’India, parte del Sudamerica e oggi, con l’avvento di Trump anche gli USA, accecati dal danaro, dalla ricchezza e dal potere, stanno segnando il destino dell’umanità rifiutando la decarbonizzazione di cui già oggi ne vediamo gli effetti catastrofici. L’Europa, con una maggiore cultura politica, sociale e politica, pur essendo governata dal capitalismo, vuole decarbonizzare l’ambiente con politiche verdi, purtroppo le destre stanno mettendo i bastoni fra le ruote di tale saggia politica.

Caro Romano, come ti avevo promesso, mi permetto di commentare un tuo assunto, dando una risposta ad una affermazione che non ritengo giusta dal punto di vista storico: “la rivoluzione proletaria delineata da Gelasio c’é già stata con la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 con l’applicazione delle teorie marxiste e con tutto il potere ai lavoratori, ma in pratica si è avuto tutto l’opposto con il crollo del regime comunista sul piano economico e politico… Nei paesi comunisti, non producendo ricchezza, si distribuiva miseria”. Il marxismo fu pienamente accettato da Lenin che fondò i Soviet che assunsero un ruolo di controllo e di rappresentanza del proletariato nella rivoluzione d’Ottobre. Il partito bolscevico, con le linee guida e ideologiche del marxismo leninismo fece nascere lo Stato Sovietico la cui guida politica, alla precoce morte di La popolazionenin, fu assunta da Stalin che diventando un dittatore instaurò una forma di Statalismo burocratico del tutto simile ad un capitalismo di Stato in cui era l’organo statale e non il capitalismo privato a sfruttare il proa popolazionletariato. Da quanto detto si deduce che il marxismo non è mai stato applicato in nessun stato del mondo ad eccezione forse di una piccolissima compagine che può essere identificata nella Cuba di Fidel Castro, così ferocemente avversata dagli USA. Ora siccome il marxismo, nella sua forma originale indicata da Marx, non è mai stato applicato in nessun Stato del mondo è, quanto meno, molto azzardato affermare che il marxismo, nella sua forma comunistica, produce solo miseria.

Chiarito questo dubbio, come tu sicuramente saprai, la prima forma di un governo comunista fu applicato, per la prima volta duemila anni or sono dai primi seguaci di Cristo che portarono avanti tale sistema economico per circa trecento anni fino a quando Teodosio stabilì il cristianesimo come religione di stato spazzando via il comunismo delle origini. “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune, vendevano le loro proprietà e sostanze distribuendole a tutti secondo il bisogno di ciascuno. Atti 2, 44-45”. Forse Marx si ispirò all’azione liberatrice di Cristo nonché alla sue parole ed opere arricchite tramite un’elaborazione matematica e filosofica ed oggi è molto triste osservare il grado di ipocrisia inconsapevole in cui vivono i cattolici. Ma l’ipocrisia è venuta meno da parte del più alto rappresentante della Chiesa Cattolica, papa Francesco il quale rispondendo ad alcune persone che lo definivano comunista così ebbe a dire: “Eh no! Io seguo con molta umiltà i principi espressi nei Vangeli di Cristo”. Questo forse è il più alto riconoscimento ottenuto da Karl Marx per le sue teorie socio economiche espresse nel Capitale e insieme ad Engels nel “Manifesto del partito comunista in cui lanciò il famoso proclama. “Proletari di tutti i Paesi unitevi”.

Romano Maria Levante

Caro Gero,  sulla tua penultima nota di commento osservo soltanto che i governi dipendono dalle scelte dei popoli che nei paesi democratici li eleggono con libere elezioni, e se sono per il sistema capitalistico ci sarà  pure una ragione, tanto più che  viene adottato anche dai “paesi chiamati comunisti”, come  osservi giustamente per poi avanzare giudizi morali, apprezzabili ma che nulla hanno a che fare con la realtà economica dove la produzione di ricchezza è al primo posto, in quanto consente anche la redistribuzione che spetta ai governi promuovere nelle forme più adeguate.  Riguardo al tuo ultimo commento, nella mia rapida citazione della Rivoluzione di ottobre non sono entrato nella dinamica che tu rievochi evidenziando le due fasi, quella leninista dei Soviet con il potere ai lavoratori, e quella  della dittatura stalinista con lo statalismo burocratico oppressivo  dei lavoratori che poni alla pari  del capitalismo privato.  Ma ometti due differenze  che mi sembrano abissali, la totale  soppressione di  ogni  libertà  politica in un regime di terrore e l’incapacità di produrre  ricchezza nel primo, anche con Lenin prima di Stalin;  l‘assoluta libertà politica ed economica del secondo che nel sistema democratico  produce ricchezza.

E il capitalismo ci riesce  facendo leva sullo spirito competitivo della natura umana, con la controparte  sindacale che limita gli eccessi e  lasciando al potere politico il compito di assicurare una migliore distribuzione della ricchezza prodotta. Tanti sono i difetti del capitalismo, per questo ho adattato la definizione della democrazia di Churchill, che suonerebbe così: “Il capitalismo  è la peggior forma di governo dell’economia,  eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. Su questo assioma sembri d’accordo,  dato che oltre a ritenere il capitalismo la peggior forma di governo dell’economia, affermi anche che”il marxismo non è stato mai applicato in nessuno stato del mondo, ad eccezione forse  di una piccolissima compagine” come quella cubana di Castro.  Né la tua citazione  delle esperienza comunitarie dei primi seguaci di Cristo che misero i beni in comune distribuendoli  a tutti secondo i bisogni di ciascuno può riferirsi alla enorme complessità dell’economia globale; anche oggi ci sono piccole comunità che vivono in simbiosi con la condivisione dei beni,  ma pur essendo eccezioni di alto valore morale sul piano economico generale questo non funziona.

“Da ciascuno secondo le proprie capacità a ciascuno secondo i propri bisogni” è un programma encomiabile in teoria, ma  in pratica nella sua applicazione integrale  si scontrerebbe con la natura umana, che per impegnarsi ha bisogno di incentivi personali, per cui l’uguaglianza  può essere limitata ai punti di partenza, non a quelli di arrivo, tanto più nelle nostre società avanzate anche se occorre intervenire sugli eccessi che ne derivano.  Che il Papa dica di seguire  i principi del Vangelo è lapalissiano, ma non riguardavano certo l’organizzazione di società ed economie  come quelle in cui viviamo, la cui complessità non può essere liquidata da astratti  anche se nobili richiami morali, e tanto meno  da appelli quali “proletari di tutto il mondo unitevi”, datati nel tempo e velleitari nel contenuto.  La stessa dottrina sociale della Chiesa – anche nella variante sudamericana della “teologia della liberazione” – pur criticandolo aspramente, apprezza del capitalismo la capacità di produrre  ricchezza, mentre ne contrasta  la deriva individualista, con la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi,  lontana dai principi cristiani di solidarietà e fraternità, uguaglianza e condivisione, per cui ne  deriva  ingiustizia sociale, sfruttamento  e il distacco dai valori che devono essere al centro di ogni sistema economico: il bene comune, non solo il profitto individuale, la solidarietà con al centro la dignità umana per superare le diseguaglianze  contro l’individualismo esasperato. Ma è la politica che deve garantire tutto questo,  la legislazione antitrust e altre norme  contrastano gli eccessi del mercati, c’è anche il sistema fiscale, ma è nelle mani dei governi e dei cittadini elettori.  Il capitalismo, che assicura ricchezza e benessere non penso debba  essere abbattuto dalla cosiddetta rivoluzione proletaria che farebbe passare dalla padella alla brace, e quale brace! Lo abbiamo visto eccome!!!  Mai buttare il “bambino”, in questo caso il -“capitalismo”, con l’”acqua sporca”, in questo caso ingiustizia sociale e diseguaglianze da correggere opportunamente con una  sostenibile redistribuzione della ricchezza prodotta.

Gelasio Giardetti

Caro Romano, anche nei cosi detti paesi comunisti ci sono libere elezioni e il presidente e la classe dirigente vengono eletti dal popolo. Putin è stato eletto presidente della Federazione russa nel 2024 con 76.277.000 voti pari all’ 88% dei votanti. Anche la Cina comunista ha espresso il suo presidente con libere elezioni. Questo per dire che il Marxismo non è stato applicato in alcun Paese del mondo se non per trecento anni, e non è poco, dalle prime comunità cristiane sulla base della dottrina di Cristo e non furono certo una piccola comunità, ma una società ben organizzata non basata sulla ricchezza individuale che creava corruzione, egoismi, diseguaglianze inaccettabili, ma tutti vivevano con dignità e serenità poiché ad ognuno veniva dato l’occorrente per vivere prelevato dalle risorse economiche messe in comune. Ribadisco che il sistema capitalistico è un sistema globalizzato in cui tutto funziona per l’arricchimento di pochi ottenuto con lo sfruttamento dei molti che permette di vivere ad alcuni degli sfruttati con il frutto del proprio lavoro, ma a molti altri di vivere in modo molto precario se non addirittura nella povertà assoluta. A mio avviso non mi sembra realistico affermare che mentre l’apparato produttivo di un paese capitalistico crea la ricchezza con lo sfruttamento di molti dovrà essere poi responsabilità dei governi eletti a redistribuire al popolo parte di quella ricchezza. Il sistema capitalistico è un blocco unico in cui sia il sistema produttivo sia il governo operano per l’arricchimento continuo di coloro che detengono il potere sia politico che economico. l’Italia è sicuramente un Paese capitalistico satellite del paese capitalistico per eccellenza. Gli Stati Uniti d’America.

Ebbene, in Italia le tasse le pagano solo coloro che vivono di lavoro dipendente mentre vengono evasi circa 120 miliardi di euro da coloro non soggetti a controllo che sono poi coloro che hanno la possibilità di evadere senza un controllo del fisco. Nei due anni precedenti la banche dovevano pagare tasse proporzionali al surplus di profitto incassato con la borsa e i tassi di interesse ma guarda caso non lo hanno mai pagato un euro. I condoni fiscali nel nostro Paese sono molto frequenti permettendo ai ricchi di pagare una tassa minima per mettersi in regola. Non vado oltre per non essere troppo lungo. Al contrario i lavoratori italiani hanno i salari più bassi d’Europa e l’attuale governo non vuole introdurre il salario minimo orario di 9 euro basandosi anche sul disaccordo fra sindacati. Si pubblicizza tanto la crescita dell’occupazione non specificando il lavoro povero formato da poche ore al giorno sottopagato, non si parla del disastro della sanità pubblica che costringe molte persone a non curarsi per mancanza di moneta e moltissimi medici a trasferirsi all’estero. Stessa minestra nella scuola, nella giustizia. Tutti aspetti negativi che hanno portato ad un aumento della povertà assoluta nel nostro Paese che sfiora gli otto milioni di cittadini. Questo, caro Romano è il blocco capitalista che opera solo ed esclusivamente par l’arricchimento di poche persone non tenendo in alcuna considerazione le esigenze di vita dei lavoratori. Certo non posso dire, non essendoci stata nessuna esperienza marxista, che una società basata sulla condivisione dei beni materiali funzioni meglio, tuttavia mi piace immaginare una società in cui i ricchi diventino meno ricchi per far vivere dignitosamente tutte le persone di questo nostro mondo che vivono nella miseria e nell’indigenza… e ce ne sono tante, tantissime!!!

Romano Maria Levante

Caro Gero, non intendo spendere moltissime  parole per concludere la nostra appassionata discussione, da punti di vista diversi, ovviamente rispettabili.  Però mi sembra che equiparare le autocrazie alle democrazie come se nelle prime le elezioni fossero libere e non una farsa, mi sembra eccessivo; come mi sembra senza sbocco  negare il valore della democrazia nell’eleggere i rappresentanti del popolo che devono poi tutelarne gli interessi, e considerarli invece asserviti  a coloro che detengono il potere. Ma de gustibus….. Denunci  situazioni di certo da correggere citando anche particolari di attualità che nel loro carattere contingente è difficile far rientrare nella discussione sul Capitalismo come sistema economico in generale, con le sue luci e le sue ombre. Le luci sono la produzione di ricchezza, le ombre le ingiustizie e le disuguaglianze troppo stridenti, ma non riducibili a uguaglianza come nelle antiche comunità cristiane che richiami  tornando indietro di duemila anni.  Parli di “un blocco capitalista che opera solo ed esclusivamente par l’arricchimento di poche persone non tenendo in alcuna considerazione le esigenze di vita dei lavoratori”; se fosse così sarebbe spazzato via dalla “rivoluzione proletaria” che hai evocato in commenti precedenti. La realtà è molto più complessa, nelle sue dimensioni  planetarie  dominate dalle sfide competitive tra paesi dai sistemi economici molto diversi che rappresentano sfide epocali, e l’attualità ne dà prove evidenti. Per questo modificherei la tua espressione dicendo che il capitalismo, senza alcun blocco, ”opera solo ed esclusivamente per produrre ricchezza” e ci riesce pur con gli scossoni presto superati;  al potere politico, oltre all’azione sindacale,  il compito di ridistribuirla con interventi adeguati  che però non devono far inceppare il meccanismo produttivo, considerando il contesto competitivo interno e  internazionale. Non è facile, ma è questo il terreno dell’impegno concreto, la via degli anatemi anticapitalisti e delle utopie egualitarie non porta da nessuna parte.

Anche perché ritengo valida la definizione di Churchill della democrazia nell’adattamento al capitalismo che ho proposto nell’ultimo mio commento. Del resto, è come se la evocassi anche tu nella conclusione del tuo intervento appassionato, avanzando il  dubbio  insito in tale definizione: “Certo non posso dire,  non essendoci stata nessuna esperienza marxista, che una società basata sulla condivisione dei beni materiali funzioni meglio”, ed è quello che penso anch’io  come ho cercato di spiegare. Anche a me “ piace immaginare una società in cui i ricchi diventino meno ricchi per far vivere dignitosamente tutte le persone di questo nostro mondo che vivono nella miseria e nell’indigenza… e ce ne sono tante, tantissime!!!”. Quindi siamo d’accordo, e quale migliore conclusione poteva esserci alla nostra lunga discussione? La tua espressione finale, nella tua autentica passione civile, riassume tanti lunghi discorsi,  da posizioni contrapposte giungiamo  alla stessa constatazione della realtà e alla stessa immaginazione  di un mondo  migliore, più giusto e prospero per tutti. Così possiamo porre termine al nostro confronto sul capitalismo, anche perché intendo raggruppare i nostri Post in un articolo che condividerò presto sulla pagina di Facebook a me intestata  per non privare i  lettori di una discussione che mi è sembrata interessante su un tema che è nella vita di tutti. Avevo già preparato l’articolo con raggruppati tutti i nostri interventi, riportati integralmente senza modifiche, in più ho aggiunto immagini che  ravvivano visivamente  il nostro lungo percorso parallelo; ora , aggiungo completo con i nostri due ultimi interventi unendo altre immagini. E mi fermo qui, anzi fermiamoci qui. Grazie.

Gelasio Giardetti

Caro Romano, sono d’accordo con te anzi mi piace molto la tua idea di raggruppare la nostra discussione in un unico articolo in cui si riassumono le nostre rispettive posizioni politiche e culturali. Permettimi però di dire una parola sulle democrazie occidentali caratterizzate da elezioni libere senza brogli mentre nelle autocrazie si tratta solo di una farsa poiché già decise a tavolino. Questa impostazione ideologica risente da sempre della propaganda occidentale che vede nei paesi cosiddetti comunisti tutto il male possibile fino a propagandare la ridicola idea che nei paesi comunisti venivano cotti al forno e mangiati i bambini e ti assicuro che questa non è una barzelletta. Ti ricordo, a proposito di elezioni libere, che Donald Trump scatenò una specie di rivoluzione fra i suoi simpatizzanti che addirittura occuparono Capitol Hill poiché secondo la sua ipotesi Joe Biden marmellò le elezioni con brogli di ogni genere per vincere le elezioni ed oggi questo bullo, che sta distruggendo la democrazia americana con ricatti sui dazi, con giravolte politiche che lo rendono totalmente inaffidabile agli occhi di tutto il mondo, sta mettendo a rischio anche la pace nel mondo schierando sommergibili nucleari in zone più vicine alla Russia. Questo bullo rappresenta una vera e propria catastrofe per la democrazia nel mondo! Perdonami, anch’io mi fermo qui accettando in toto il tuo consiglio… fermiamoci qui.

Romano Maria Levante

Caro Gero, molti considerano Trump una eccezione negativa che conferma la regola dei sistemi democratici, invece non si vedono neppure eccezioni positive nei sistemi senza vera democrazia. Con il tuo ultimo commento e questa mia conclusione tacitiana aggiorno – inserendo anche altre immagini – l’articolo “Capitalismo, ne discutono ‘due amici al bar’ … di Facebook” che nei prossimi giorni intendo condividere sulla pagina di Facebook intitolata al mio nome. Grazie della tua condivisione della mia idea dell’articolo comprensivo dell’intera discussione tra di noi.

Photo

Le 21 immagini – non contenute nei Post condivisi su Facebook – sono state aggiunte per vivacizzare visivamente la discussione, cercando di far corrispondere ai singoli interventi quelle più vicine alle rispettive posizioni. Per il capitalismo anche vignette satiriche, per il comunismo solo immagini enfatiche; l’immagine di chiusura evoca i temi su cui la Chiesa, con la sua dottrina sociale, è fortemente impegnata. Sono state tratte dai siti di seguito indicati, si ringraziano i titolari precisando che se la pubblicazione di qualche immagine non fosse loro gradita, basta segnalarlo nello spazio per i commenti e verrà subito eliminata. Ecco i siti, in ordine di inserimento delle immagini: alfieri word press, wikipedia, la jove cuba, fondazione luigi einaudi, facebook, partito comunista rivoluzionario, studenti, collettiva, starting finance, comunismo e comunità, marcello veneziani, gazzetta filosofica, emocognizione word press, partito insieme, storical national geographic, istagram, educazione emozionale, wikiquote, la stampa, free skipper italia, centro di ateneo e organismi università cattolica. .

L’albero dei campi in cui è impegnata la Chiesa con la sua dottrina sociale

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