di Romano Maria Levante
A differenza dei miei tanti articoli sulle mostre di arte, su eventi culturali e, alle volte, anche sulla situazione economica e politica, oggi mi esprimo in prima persona singolare, e non plurale come sempre. Il plurale è una condivisione della Rivista culturale, la prima persona è la mia posizione individuale. Riguarda il Referendum di domenica e lunedì prossimi, 22 e 23 marzo 2026, sulla riforma di alcune norme della Costituzione nell’importante tema dell’ordine giudiziario. Inizio subito con alcuni precisi riferimenti agli articoli della Costituzione rimasti immutati nei commi fondamentali, che fanno praricamente cadere la materia del contendere, in quanto fanno venre meno i motivi per le contestazioni. Non sono considerati non solo dai contestatori della riforma, ma spesso neppure da taluni difensori pur autorevoli, con parole in libertà facilmente strumentalizzate in un processo alle intenzioni dissennato, e se ci fossero non sarebbero attuabili. Anche perchè le pur giuste affermazioni, come quella sull’efficienza, vanno motivate, altrimenti cadono. Chi non ha tempo basta che legga il ptimo paragrafo di questa nota – necessariamente lunghissima perchè argomantata in dettaglio – omettendo di andare avanti nei 12 paragrafi successivi dedicati ai singoli aspetti della riforma. Potrà solo scorrerli per dilettarsi nelle tante immagini, sulle ragioni rispettive del NO e del SI. .

In effetti, l’unica modifica della riforma, o se si vuole il cuore della riforma, è questa: la separazione delle carriere tra PM e Giudici con la conseguente scissione del Consiglio Nazionale della Magistratura in due organismi paralleli; in relazione a ciò, una nuova Alta Corte disciplinare in sostituzione dell’attuale Sezione disciplinare interna al CSM; inoltre, sorteggio e non più elezione interna per rompere l’assoggettamento attuale del CSM – nelle sue valutazioni interne e nell’azione disciplinare – alle correnti cui è iscritto 1/5 dei magistrati, che oggi prevale sugli altri 4/5 con la loro professionalità mortificata a favore dei primi in tutte le funzioni del CSM, da quelle sulle carriere personali a quelle disciplinari. E questo nuoce anche all’efficacia della Giustizia. E sono correnti legate storicamente quanto strettamente ai partiti politici, cosa innegabile. .
Gli articoli della Costituzione immutati, che smentiscono le irragionevoli contestazioni alla riforma
Ciò premesso, basta leggere i commi degli articoli della Costituzione rimasti immutati, per smontare le pur debolissime e pretestuose argomentazioni contro la riforma: ne sono stati mutati sostanzialmente soltanto 2, il 102 e 105, negli altri 5 solo ritocchi conseguenti, altro che “stravolgimento della Costituzione”, si vede chiaramente se non si è oscurati da faziosità e posizioni di parte, che si tratta al contrario della sua attuazioe. . Si inizia con l’art. 101: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. .I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. E soprattutto l’art. 104: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere…. Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento”.

Anche l’art. 105: “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Poi l’art. 107: “I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglo superiore della magistratura [modificato nei due Consigli], adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso…. I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni. Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario”. Ed ora l’art. 108: “Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge”. L’ignorato del tutto art.109: “L’.’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria” , seguito dall’art. 110: “Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”. Infine i due articoli calati nell’Ordinamento con la riforma: art. 111: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale..”. Fino all’art. 112: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale” . Tutti articoli immutati, salvo i commi sul CSM e il suo raddoppio, con la divisione delle carriere. .
E come attuare il “giusto processo” definito dall’art. 111? Non era quello allora vigente, come si vede nella VII delle “Disposizioni transitorie e finali” della stessa Costituzione: “Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigente.”. L’adeguamento alla Costituzione fu alla base della riforma del Codice di procedura penale del 1989 fatta dall’allora Ministro della giustizia, Giuliano Vassalli:: al procedimento inquisitorio del residuo fascista sostituì quello accusatorio, ma non potà attuare la separazione delle carriere per il “giudice terzo e imparziale” per la forte ostilità dell’Associazione Nazionale Magistrati, dominata dalle correnti, analoga a quella attuale, che ha prodotto scioperi, manifestazioni e il Comitato per il No alla riforma. Per questo l’attuazione rimase incompleta, con tutte le dsfunzioni che seguirono, perchè la recente riforma della Ministra della giustizia Cartabia sulla parziale separazione delle funzioni non riguarda la carriere che invece restano unite ma sono decisive.

Ognuno può verificare la rispondenza della riforma rispetto a tutti gli articoli sopra riportati lasciati immutati, che bloccherebbeo i tanti tentativi vaneggiati nel “processo alle intenzioni” – sventolato per motivi politici – per l’azione pronta e decisiva della Corte Costituzionale. E rispetto alla maggiore, ossessiva contestazione, di voler assoggettare con la riforma il sistema giudiziario e l’esercizio della Giustizia alla politica per avere impunità, basta dire che avviene invece l’inverso: la riforma libera il sistema dalla politica”tout cout” dei partiti e non solo giudiziaria nelle correnti che dominano il CSM assoggettando – con favoritismi e lottizzazioni in assunzioni e assegnazioni, trasferimenti e promozionin che sono le sue funzioni – i 4/5 dei magistrati a 1/5 iscritto alle correnti, mortificandone i meriti per bravura e impegno; e coprendo nella Sezione disciplinare gli errori e gli abusi dei propri elettori protetti , cosa che si traduce in inefficienze e danni ai cittadini paer la sensazione di impunità, in una giustizia”domestica” fortemente corporativa.
Potrei finirla qui, ma aggiungo qualche scampolo, “fior da fiore” in questo confronto quanto mai semplice., senza citare il testo degli articoli di riferimento, sopra riportato, soltanto il numero.. Art. 111, soltanto la funzione disciplinare viene eliminata dalla competenza del CSM e assegnata alla nuova Alta corte disciplinare, non le precedenti che sono funzioni analoghe e appaiono normali adempimenti. Ma il modo con cui vengono minate anch’esse da lottizzazioni di comodo porta alla conseguente modifica del meccanismo di nomina dei membri del CSM, con il passaggio dall’elezione interna – su liste delle correnti – al sorteggio introdotto dalla riforma . Questo perchè i candidati votati, tutti appartenenti a correnti politicizzate e collegate a partiti politici, una volta eletti sottostanno alla loro appartenenza, favoriscono i loro compagni di corrente in lottizzazioni e scambi con gli altri eletti in una diversa corrente, sia nelle assunzioni e assegnazioni, trasferimenti e promozioni,. sia nei prcedimenti disciplinari come dimostrato ampiamente dai fatti.

La quota dei laici, sorteggiati in un “canestro” prediposto e votato dal Parlamento in seduta comune resta, anche nella riforma, di 1/3 rispetto ai 2/3 dei magistrati, e nell’Alta corte diciplinare scende addirittura da 1/3 della Sezione attuale, a 1/5. La composizione del “paniere”per i laici da cui estrarre i 10 membri dei 2 nuovi CSM spetta ancora al Parlamento, con il voto in seduta comune dei 3/5, come avviene oggi quando, però, si vota su un pacchetto bloccato di nomi precisi scelti dai diversi partiti in quote, non dalla sola maggioranza; mentre per i 2 nuovi CSM , saranno sempre estratti a sorte, sia pure su un”paniere” concordato che potrà essere anche vasto per evitare forti aderenze politiche, è comunque necessaria una limitata selezione. E il ruolo del CSM, qundi anche dei membri togati, non riguarda diffcili azioni organizzative dell’Ordinamento, che spettano al Ministro della Giuistizia, nè di difficile “autogoverno”, parola non contenuta nella Costituzione.. Le analoghe capacità professionali dei magistrati, “mutatis mutandis”, che legittimano il sorteggio, riflettono la loro differenza solo per le funzioni, di cui all’art. 107. Per finire con le insensate accuse di voler togliere la polizia giudiziaria dalla disponibiltà della magiostratura e far sottrarre i “colletti bianchi” e i politici dall’azione del PM, vietate rispettivamente dagli artt. 109 e 112. E la Corte cotituzionalòe interverrebbe immdiatamente blocando ogni iniziativa in contrasto con tali principi, va ribadito ancora.
Non sono le mie, opinioni personali, pur senza prevenzioni né schieramenti, ma mere constatazioni. Ho atteso la giornata odierna, vigilia della tregua elettorale, per cogliere le rispettive ragioni fino all’ultimo in modo da presentare un quadro completo di valutazioni ragionate, e dare un aiuto almeno gli indecisi. Ma nel leggere proprio ieri sera interamente gli articoli della Costituzione ho visto che non sarebbe servito farlo, tanto è tutto inequivocabile. L’analisi in dettaglio però, l’avevo già effettuata, ed essendo nettamente separati i vari temi e le relative valutazioni, per di più in un’ampia esposizione ruiferita alle specifiche contestazioni, può servire ugalmente di ausilio, come mi è venuta prima della verifica costituzionale finale che ha tagliato al testa al toro, e ho premsso al testo dell’articolo già pronto. Ovviamente quelle seguite con particolare attenzione sono le ragioni del NO, dato che quelle del SI sono alla base del lungo iter parlamentare, quindi ben note. Data la lunghezza, avrei scisso l’articolo in 3 puntate… come faccio sempre, ma ho voluto metterlo intero alla vigilia del silenzio elettorale per essere aggiornato fino all’ultimo, né il giorno dopo che sarebbe proprio la vigilia da rispettare. E ho fatto la “scoperta” risolutiva. Sege l’analisi dettagliata e accurata fatta in precedenza, in 12 paragrafi, sui singoli temi, in parte ripetitiva e pleonastica, data la mia “scoperta”, ma attinente in modo specifico alle singole contestazioni, quindi resta di qualche utilità. .

Il contenuto della riforma costituzionale del CSM e le motivazioni
In sintesi, si parte dalla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti – PM e giudici – per completare l’attuazione del processo accusatorio, e quindi, per conseguenza, sdoppiare il Consiglio Superiore della Magistratura, ora unitario, in due organismi di pari livello costituzionale, entrambi presieduti dal Capo dello Stato, come quello attuale, mantenendo le stesse proporzioni di rappresentanza tra i membri togati, i magistrati, e i membri laici: 2 terzi per i primi, un terzo per i secondi, 20 togati e 10 laici. Nella riforma – considerata “dovuta” per completare la revisione del sistema passato da inquirente ad accusatorio con la lontanissima riforma Vassalli – viene mutato il procedimento per la scelta dei membri: non più elezione diretta con votazione da parte dei magistrati per i 20 membri togati, né del Parlamento in seduta comune per i 10 membri laici, ma sorteggio tra i magistrati per i togati e sorteggio da un “paniere” di professionisti, avvocati, ecc. qualificati, composto da un voto del Parlamento con i 3 quinti, come finora, in seduta comune , ma con la scelta finale anche qui per sorteggio. Il motivo, porre termine al dominio, sul Consiglio Superiore della Magistratura, delle correnti politicizzate che, con favoritismi e lottizzazioni, toglierebbe la dovuta imparzialità all’esercizio delle funzioni del CSM, relative ad assunzioni e assegnazioni, trasferimenti e promuzioni.

Ultimo intervento di riforma, l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per i relativi procedimenti di sanzione o proscioglimento dei magistrati cui si attribuiscono mancanze gravi, funzione finora attribuita ad una Sezione speciale interna al CSM, mentre l’Alta corte che verrebbe istituita dalla riforma è del tutto esterna, formata da magistrati di Cassazione per 3 quinti, membri scelti dal Capo dello Stato per un quinto, e membri laici per un quinto, tutti scelti per sorteggio, tranne quelli lasciati alla scelta autonoma del Capo dello Stato: su 15 membri, 9 magistrati, 3 scelti dal Presidente, 3 estratti a sorte, come i magistrati, in forme analoghe al sorteggio del CSM, “mutatis mutandis”. L’incidenza dei membri laici scenderebbe a un quinto rispetto ad un terzo, che è la proporzione attuale nel CSM, riflessa naturalmente sulla composizione della Sezione disciplinare.. Con l’Alta corte esterna l’azione disciplinare sarebbe imparziale e autonoma, non più “domestica”, il giudizio sui sottoposti ai suoi procedimenti, finora è stato affidato a coloro dai quali sono stati eletti, con evidente rischio di favoritismo; tanto più che alle elezioni concorrono le correnti ovviamente protettive dei loro associati, 2100 su 9600 magistrati totali, poco più di un quinto. . Questo il contenuto essenziale della riforma, salvo errori od omissioni, con le ragioni del SI presentate all’inizio di voler rompere questo dominio di correnti anche legate alla politica, spesso tendenti alla lottizzazione contro il merito, e attuare appieno la Costituzione .
Si è accesa la campagna elettorale, le ragioni del NO hanno avuto un tono sempre più concitato, con una crescente politicizzazione del dibattito che dalle contrapposizioni sul contenuto della riforma è divenuto quanto mai fazioso. Di seguito riassumo le mie considerazioni, prima sui temi di natura tecnica, poi su quelli di natura politica, in una contesa tra fautori del SI alla riforma e fautori del NO, sempre più scomposta.
La separazione della carriere, la “cultura della giurisdizione”
Sulla separazione delle carriere, i fautori del NO motivano la loro contrarietà denunciando che in questo modo – allontanandolo dai giudici finora contigui – il PM verrebbe meno al “principio della giurisdizione”, che lo obbliga a ricercare anche le prove a favore dell’indagato, e si trasformerebbe in uno spietato “prosecutor” di tipo americano rivolto soltanto ad accusare anche se ha prove a favore, come il difensore che non considera le eventuali prove contro il proprio assistito. Tanto più avendo un proprio CSM, che accrescerebbe la potenza del PM a danno dei cittadini indagati, si dovrebbe per questo respingere la riforma.

Ma mi sembra che in questo modo non si tiene conto della realtà, cioè che nei fatti il PM non cerca le prove a favore, o non le considera, altrimenti non si spiegherebbe il 50-60% di assoluzioni degli imputati, dopo una via Crucis giudiziaria di anni e i risarcimenti da parte dello Stato per l’indebita detenzione, che non riparano i gravi danni subiti. E non si tiene conto neppure del fatto che la ricerca delle prove a favore resterebbe comunque con la riforma, perché non è stata abolita con l’intervento sulla Costituzione, dato che l’apposita norma del Codice di procedura penale resta intatta. Ma l’argomento fondamentale a favore della separazione è il completamento del processo accusatorio introdotto intorno dallla riforma dell’allora ministro della Giustizia Giuliano Vassalli per dare maggiore protezione agli imputati che nel processo inquisitorio erano senza difesa nella fase iniziale dominata dal giudice istruttore strettamente collegato al PM.: la prova contraria si sarebbe dovuta formare nel dibattimento, dove si sarebbe andati in assoluta parità tra PM e difensore, nel modo più rapido per garantire maggiormente l’accusato.
La separazione delle carriere, che doveva completare la riforma, a cui la Magistratura si è opposta fin da allora, non c’è stata, e la commistione tra accusatori e giudici -uniti dalla stessa carriera e formazione – ha lasciato il GIP e GUP – che decidono sulla richiesta di rinvio a giudizio del PM – fortemente influenzati dal PM, come dimostra l’altissima percentuale di accettazione delle richieste del PM con rinvio a giudizio, smentita poi dall’ampia maggioranza di assoluzioni, il 50-60% in Italia, il 7% in Germania, a stare ai dati disponbili. . A questa “malagiustizia” diffusa a danno dei cittadini concorre, oltre alla contiguità tra accusatori e giudici nella stessa carriera, soprattutto il predominio delle correnti con i suoi favoritismi che premiano anche i magistrati negligenti – e causa di errori non scusabili, non di valutazioni pur discutibili ma legittime- che producono danni, risarciti dallo Stato; mentre loro non vengono sanzionati se non in una percentuale infima da censure, ammonizioni senza effetto, con eccezioni veramente insignificanti con rare incidenze sulla anzianità fino alla radiazione, quasi sconosciuta.

Il sorteggio dei membri del CSM, la “rappresentatività”
Le ragioni del NO su questo piano sembrano del tutto inconsistenti, ma toccano anche la scelta dei membri del CSM, non più con votazione dei Magistrati che- come di è detto, sono pur se in parte minore organizzati in correnti che perà presentano i propri candidati tra gli iscritti – ma con sorteggio. Ne viene anzitutto negata la legittimità, in quanto minerebbe il principio democratico della “rappresentanza”, che non può essere negato ai Magistrati, quindi sarebbe anticostituzionale. Ma non si considera che con la riforma non vengono sciolte affatto le correnti, restano come legittime aggregazioni secondo orientamenti culturali, come dicono, o soprattutto di natura politica come avviene oggi, le principali sono Magistratura Democratica di sinistra, Magistratura indipendente di centro destra. Però le correnti politicizzate non possono essere fatte valere per un organo di amministrazione che non può venire dominato da schieramenti politici, anche portati nel piano giudiziario, tanto più che determinano favoritismi nelle carriere, promozioni e spostamenti, a protezioni disciplinari con la conseguenti mortificazioni del merito dei non iscritti alle correnti, e sono la maggioranza – 7500 magistrati non iscritti rispetto ai 2100 iscritti – che attualmente vengono ingiustamente penalizzati. E non ha senso osservare in modo beffardo che potrebbero essre sorteggiati anche gli apprtenenti a una sola corrente, e addirittura a organizzarsi in correnti nuove o aderire a quelle esistenti dei sorteggiati; Giudicherebbero sempre in “scienza e coscienza” in quanto nom sarebbero debitori alle correnti della loro elezione e quindi non ne subirebbero la minima influenza, anche se fossero tra gli aderenti vecchi o nuovi
Le correnti verrebbero escluse soltanto nella scelta dei membri del CSM, senza alcun vincolo o limitazione della loro attività associativa nell’ambito della Associazione Nazionale Magistrati, che si manifesta in Convegni e altre legittime attività. E le forti critiche dei fautori del NO al sorteggio non sono condivisibili, non essendo stati presentati sistemi migliori per ottenere lo stesso risultato. Obiettano che verrebbe squalificato, quindi indebolito il CSM, nei membri togati, scelti a caso e non per le loro qualità, come avviene nelle elezioni; senza considerare che tutti i 9600 magistrati del corpo elettorale sono qualificati per l’altissima funzione giudiziaria.: Quindi del tutto adeguati per valutare l’attività, analoga alla propria, dei loro colleghi in promozioni, spostamenti e simili, e nella Costituzione viene sancito che si differenziano soltanto per le funzioni, per cui si potrebbe al massimo creare anche qui, nella legge attuativa, un paniere da cui estrarre, escludendo i Magistrati nuovi entrati ancira senza esperienza e nelle funzioni iniziali.

D’altra parte, come contestarne le capacità personali, se il 98,5% e oltre, ha valutazioni “eccellenti” dall’attuale CSM? . Appare senza senso il riferimento che i fautori del NO fanno sull’amministratore del Condominio fino al Sindaco che sarebbe irrazionale estrarre a sorte. Ma nel Condominio possono esserci tanti incapaci per tale ruolo, tanto più tra tutti i cittadini del Comune, non lo sono i magistrati che svolgono tutti un ruolo ben più elevato e complesso, selezionati nel concorso per disporre di libertà individuale e fortune dei cittadini.
Ma non si considera neppure che, proprio nel campo della Giustizia, il sorteggio viene utilizzato addirittura per scegliere i giudici chiamati per gli eventuali procedimenti a carico del Capo dello stato e dei Ministri, nonché per le Commissioni esaminatrici al fine di garantirne l’imparzialità, fino ai componenti popolari delle Corti d’Assise, questo senza selezioni dovendo esprimere solo la volontà comune, nel campo delle libertà individuali, dove la parte tecnica è completamente affidata ai giudici togati. Né sembra pertinente la forte critica che i fautori del NO fanno con particolare enfasi e una insistenza martellante: osservano che nel sorteggio per il CSM ci sono due pesi e due misure, dato che mentre per i membri togati avviene tra tutti i magistrati, per i membri laici soltanto su un “paniere” formato con un voto in Parlamento, tra professionisti con particolari requisiti e non tra tutti quelli che li posseggono, in una scelta politicizzata. In tal modo i politici avrebbero una formazione compatta, ben qualificata a politicizzata, i magistrati sarebbero cani sciolti soggetti alla loro influenza.
A parte che non è ipotizzabile nessuna formazione compatta – in quanto come avviene ora con l’elezione in Parlamento includerebbe anche soggetti dell’opposizione – i Magistrati non sono sprovveduti e non si tratta di una battaglia politica ma di valutazioni sui meriti individuali, in base a considerazioni tecniche, per le quali la politica non serve e soprattutto non deve entrare, e nemmeno capacità organizzative, devono valutare l’azione svolta dai colleghi nei procedimenti, in base alla propria esperienza personale proprio in quel campo.

L’Alta corte disciplinare, “l’inappellabilità”
Per l’altro fondamentale contenuto della riforma, l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per le misure da prendere verso i magistrati che possono aver violato le norme professionali arrecando anche gravi danni ai cittadini, l’opposizione dei fautori del NO si collega a quella sulla separazione della carriere: si vuole, anche sul piano disciplinare, mantenere un sistema che, con l’apposita Sezione interna al CSM, favorisce i protetti dalle correnti con l’impunità dimostrata dai fatti, in una visione comunque corporativa che incide anche sull’efficienza del sistema giudiziario. Infatti, i magistrati si sentono protetti e quindi, non stimolati all’impegno se non ne hanno la passione e la corretteza come tanti, sanno che non rischiano penalizzazioni o sanzioni anche se deviano dalla diritta via, non per le libere valutazioni anche se corrette nelle fasi ulteriori.
Si comportano in modo negativo, come è stato detto da un magistrato dalla lunga esperienza che “c’è chi lavora 12 ore al giorno e chi 12 ore al mese” senza che vi sia alcuna differenza nel trattamento, magari viene premiato il secondo se favorito dall’appartenenza alle correnti. Né sono pertinenti le critiche al sorteggio, qui riservato ai giudici di Cassazione più esperti per la scelta dei 9 membri togati, al Capo dello Stato per altri 3 membri e a un “paniere” qualificato per i 3 membri laici, che scendono da 1/3 del CSM attuale, riflesso sulla Sezione disciplinare, a 1/5 quinto. E si è avuto il coraggio di affermare in TV, da un autorevole fautore del NO; che l’Alta corte disciplinare sarebbe dominata dai membri politici: 1/5 rispetto ai 4/5! Assurdo!.

L’Alta corte disciplinare è esterna al sistema che deve controllare per dare garanzie di “imparzialità”, come ogni giudice deve essere terzo e non interno allo stesso gruppo o corporazione soggetta al sui esame, la “terzietà” testualmente citata nel relativo articolo della Cotituzione come protezione dei cittadini nel processo. Per ultimo, su questo punto, si contesta anche da parte dei fautori del NO, l’inappellabilità delle sue sentenze dinanzi alla Corte di Cassazione, come avviene invece per le sentenze della magistratura ordinaria. Ma che senso avrebbe sottoporre alla Cassazione i provvedimenti se i giudici togati dell’Alta Corte sono tutti della Cassazione, anzi in livelli elevati, e sorteggiati, per garanzia di imparzialità, come per gli altri giudizi delicati che ho prima citato? Ripeto che i membri cassazionisti dell’Alta corte sono ben 9 su 15, più 3 scelti dal Capo dello Stato, e soltanto 3 sono laici, quindi con una presenza molto inferiore a quella dei giudici popolari nelle Corti d’assise, saranno 1/5 del collegio. Si osserva anche che in modo paradossale l’Alta corte avrebbe competenza solo per irrogare le sanzioni inferiori, mentre per quelle superiori, le uniche efficaci, resterebbe al CSM. Ma l’apparente “antinomia” tra due articoli della Costituzione, 105 e 107, il secondo corretto solo nei 2 CSM, potrebbe essere superata dalla prevalenza del primo articolo, che nelle modifica introdotta elimina la funzione disciplinare dalla nuova competenza dei 2 CSM, oltre che dalla “ratio” inequivocabile di tale radicale modifica. Potrebbe venire superata l’apparente “antinomia” con la notifica dell’Alta corte delle sue conclusioni, con le sanzioni maggiori, da ratificare dai 2 CSM, per non porre all’esterno radiazioni e sospensioni da formalizzare soltanto. Altrimenti dirimerebbe il conflitto di attribuzioni la Corte costituzionale e, se necessario verrebbe fatta la correzione all’art. 197 – attivando la procedura di revisione costituzionale – per elimnare del tutto quella attribuzione che svuoterebbe la funzione della nuova Alta corte disciplinare. Tanto spazio per i cavilli, dopo le beffarde allusioni, ma l’eventuale problema sarebbe facilmente risovibile.
Il “processo alle intenzioni”, il presunto controllo del governo sulla magistratura
Qui termina la parte “razionale” delle obiezioni del NO alla riforma che per le motivazioni che ho riportato – ora non ne ricordo altre sul piano tecnico – viste in modo neutrale mi sembrano del tutto infondate. E questa mia valutazione trova una involontaria conferma da parte dei fautori del NO che nell’ultima fase della campagna… elettorale – almeno nei confronti e interventi pubblici a me noti – si sono spostati completamente dal contenuto della riforma a due aspetti, per loro decisivi.

Il primo aspetto da loro sostenuto con insistenza, divenuto ormai l’unico motivo, va oltre i contenuti effettivi della riforma, che vengono ignorati, forse perché considerano poco efficaci e fondate le obiezioni su questo piano. Passano a un vero e proprio “processo alle intenzioni” sostenendo che – sebbene la riforma mantenga intatta la parte dell’art, 104 della Costituzione che garantisce “l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario rispetto agli atri poteri” – vi è un disegno di sopraffazione della Magistratura da parte del potere politico, anzi del governo, per assicurarsi impunità dinanzi alle proprie violazioni delle leggi che i Magistrati non potrebbero più far rispettare perché impediti dalla politica. E quando vengono invitati a indicare quale modifica della riforma porterebbe a questo, replicano che è soltanto un primo passo in tale deprecabile direzione contro al quale si devono mobilitare i cittadini minacciati, bocciando la riforma con il loro voto.
Mentre, come abbiano visto nell’analisi delle obiezioni di natura tecnica, la riforma sembra perseguire l’orientamento opposto: con la neutralizzazioni delle correnti politicizzate nell’attività dell’organo chiamato di “autogoverno” – parola non contenuta nella Costituzione – il CSM, attraverso il sorteggio dei suoi membri, oltre allo sdoppiamento in due organismi entrambi costituzionali e presieduti dal Capo dello Stato. Perché la politicizzazione delle correnti non è limitata all’aspetto giudiziario, ma attiene alla politica partitica, come hanno mostrato gli incontri spartitori con parlamentari di partito venuti alla luce nel “caso Palamara”, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati all’epoca dello scandalo. E per quanto riguarda la realizzazione del disegno di sopraffazione della Magistratura da parte non più della politica in generale, ma dal governo citato espressamente, vengono citate autorevoli dichiarazioni di alti membri del Governo, che possono farlo prevedere inevitabile, per cui ne dirò in conclusione dopo aver riportato tali dichiarazioni.
Denunciano che per realizzare questo disegno nascosto, viene fortemente “indebolito” il CSM dividedolo in 2 in una logica di “divide ed impera” da combattere fermamente. Potrebbe essere così se ne venissero dimezzti i membri, ma restano di 30 in entrambi, inoltre presieduti dal Capo dello Stato. Quindi semmai ne viene raddoppiata, quindi rafforzata la presenza, oltretutto di due “legioni” distinte, PM e Giudici, che possono fare manovre di accerchiamento come nelle strategie militari più avanzate rispetto alle “quadrate lgioni”. Dunque, “raddoppia e fa imperare” il CSM con i 2 nuovi CSM, pensre l’inverso è palesemente irragionevole.
Tornando al merito, i fautori del NO, non trovando argomenti validi di critica ai contenuti della riforma, anzi argomenti in senso opposto, presentano quelle che per loro sono le prove di queste intenzioni oblique, inconfessabili ma per loro esistenti, senza il minimo dubbio. E sarebbero le dichiarazioni di alti esponenti soprattutto governativi, dal Ministro della Giustizia Nordio, confermate da parlamentari, anche da parte della sua potente capo di Gabinetto, al Ministro degli esteri, fino alla presidente del Consiglio.

Le “prove” del disegno, le parole del Ministro della giustizia e della Presidente del Consiglio
Consideriamo queste presentate come “prove” ad una ad una, frenando lo sconcerto per le vere e proprie manipolazioni, fino alle volute mistificazioni e vere falsificazioni operate, anche da giornalisti che dovrebbero avere, pur se schierati, la correttezza professionale di non alterare i fatti. Iniziamo con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il quale disse, nella fase iniziale della campagna, di non capire come mai la leader del maggiore partito di opposizione contrastasse la riforma, che la avvantaggerebbe se andasse al governo, tanto più, aggiungiamo noi, che le elezioni del 2027 sono vicine, e l’opposizione sembra sicura di vincere. E qui il “processo alle intenzioni” mostra la sua manipolazione. La riforma viene presentata come positiva per il Paese, eliminando le degenerazioni politiche, anche afavore della maggioranza, con le distorsioni e storture che danneggiano i cittadini, e in certi casi anche il governo nell’attuazione del suo programma. Questo per il venir meno del CSM lottizzato politicamente dalle correnti al compito di svolgere la sua attività fondamentale, in modo corretto e responsabile, al posto di favorire pronunce illegittime e gravemente dannose.
Ad ulteriore prova viene presentata un’affermazione della parlamentare Mantone, della Lega, già magistrato, la quale non sapendo di essere in onda, disse che era d’accordo con Nordio, ma certe cose non si dovevano dire, pur pensandole. E’ ovvio ritenere che si riferiva alla possibile manipolazione, del resto è stata fatta dando alle parole di Nordio un significato opposto al contenuto, come invano ha precisato pià volte invano. Non se ne tiene conto, continua ossessiva tale accusa in TV senza che giornalisti compiacenti la correggano.
E passiamo alle insistenti affermazioni, ripetute in TV e anche nell’ultimo comizio sul Referendum, secondo cui con la vittoria del SI non si avrebbe più la liberazione di emigrati irregolari, sebbene riconosciuti stupratori e delinquenti di ogni risma, né situazioni deprecabili come il caso Garlasco e quello della famiglia nel bosco dovuti all’azione deplorevole di alcuni magistrati, a cui la riforma impedirebbe tali abusi. E’ evidente che si tratta di situazioni che fanno leva sull’opinione pubblica e la propaganda del SI tende a sfruttare, anche se sembra inappropriato che lo faccia il presidente del Consiglio nel suo ruolo istituzionale. Con la riforma non vi è alcuna incidenza diretta sui singoli procedimenti, non cambia nulla in tal senso. Un effetto indiretto, però, si potrebbe avere nella maggiore attenzione dei magistrati, consapevoli che l’Alta corte disciplinare li potrebbe sanzionare per irregolarità, non pronunce discutibili come avviene oggi con i favoritismi corporativi. Ma andava precisato, e comunque non si doveva insistere su un effetto indiretto su un tema così sentito.

A tale proposito un altro “cavallo di battaglia” dei fautori del NO, collegato a questo, è l’affermazione della stessa Presidente del Consiglio, sia pure “en passant”, che la riforma migliorerebbe l’efficienza della Giustizia, osservazione contraddetta dallo stesso Ministro e dalla presidente della Commissione giustizia, con dichiarazioni ripetute ossessivamente in filmati alla TV comparativi con i video della Presidente. Anche qui, è evidente che l’efficienza in sé e per sé non viene migliorata dalla riforma – occorrono leggi ordinarie e non modifiche costituzionali, ed è stato annunciato che si faranno – ma , come ho detto per il tema precedente, un miglioramento nell’accelerazione dei tempo di processi si potrebbe avere, sempre per il timore che il magistrato il quale lavora solo “12 ore al mese”, considerando che l’attuale impunità assicurata, nei fatti, dalla giustizia “domestica” della Sezione disciplinare corporativa, cesserebbe con l’Alta corte esterna.
La cosiddetta “prova regina”, le parole della capo di Gabinetto del ministro della Giustizia
Ma andiamo avanti nell’evocare le ultime “prove” dell’intento innominabile ma ritenuto effettivo di sottomettere la magistratura al potere politico, anzi governativo. Nella penultima settimana, la “prova regina” sarebbe stata data dalla capo di Gabinetto del ministro della Giustizia con una affermazione, a dire dei fautori del NOI inequivocabile, alla TV siciliana Telecolor, che suona così: “Faccio appello a votare Sì, così ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un pilot… sono plotoni di esecuzione”. Era verso il termine di un dibattito di un’ora e mezza con un membro del CSM della corrente Unicost, e la senatrice Ilaria Cucchi che le chiede perché il governo “ha tutto questo interesse per il processo penale”, quando le maggiori criticità sono nel civile. Lei risponde, tra l’altro, che “il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie. Poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone”. A questo punto è andata sul personale, esclamando “io ho un’inchiesta in corso, scapperò da questo paese. Diciamo la verità, finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire, chiaro?” In un crescendo esagitato, è andata in escandescenze gridando ancora e con tono alterato per due volte cosa vuol dire “provarlo sulla propria pelle”, l’espressione stravolta..

Fino all’ultima frase quanto mai deprecabile, ma da non considerare come affermazione razionale, anche perché prima aveva detto che “quando la magistratura avrà riacquisito la sua credibilità le aziende si fideranno del nostro paese e torneranno a investire, i giovani che vanno via perché non credono nel nostro paese ritorneranno perché la magistratura sarà una parte di quei tre ordini dello stato che fanno andare bene l’Italia”. E soprattutto aveva affermato: “La maggior parte dei magistrati lavora seriamente e in silenzio. Purtroppo ci sono altri che orientano, e di quelli ci dobbiamo liberare”, riferendosi logicamente alla liberazione del CSM dal dominio delle correnti, oggetto della riforma. Tanto che sin dall’inizio e nel corso della lunga trasmissione ha sostenuto che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa per una piccola parte, quella correntizia, che la governa L’alterazione finale – l’unica presentata, a cui viene data strumentalmente una intenzione di per sé irrazionale, anzi addirittura … suicida data la sua appartenenza alla magistratura che vorrebbe … togliere di mezzo – è provocata dal fatto personale dell’indagine cui è stata sottoposta – per il caso Alasri nella sua attività interna del Gabinetto del Ministro Nordio – con l’addebito di dichiarazioni false da perseguire; l’ha esasperata facendole perdere il controllo per un attimo che viene amplificato enormemente. Si può deplorare, ma non c’entra nulla con la riforma, magari contestandone la permanenza in un ruolo delicato, per inadeguatezza caratteriale, non per inconfessabili quando deliranti intenti del tutto irragionevoli che sarebbero… autolesionisti, oltre che senza senso.
E qui non posso non denunciare, con l’indignazione che mi ha suscitato, l’ associazione del quotidiano maggiormente schierato per il NO – il “Fatto quotidiano “. in un articolo del 13 marzo ampiamente diffuso -sui sociel – a tale delirio del capo di Gabimetto, ai nomi dei magistrati assassinati come vittime, loro sì, del “plotone” di esecuzione del terrorismo politico e mafioso. Fino ad allinearne 7 fotografie affiancate con una scritta sotto ciascuna foto, che non reca il rispettivo nome o una prece, ma una delle 7 indegne parole del delirante sfogo finale, con l’ultima immagine della scena di Capaci del devastante attentato all’illustre magistrato Falcone, vittima insieme alla consorte magistrato, e ai 5 della scorta, con le parole “plotone di esecuzione”. Uno sciacallaggio, la profanazione degli eroi la cui immagine è stata sporcata da un simile accostamento, con l’invito a votare NO del giornale pur sostenendo di non essere contrario alla separazione delle carriere, ma la riforma viola la “separazione dei poteri”; senza motivare come, non potrebbe farlo perché verrebbe sbugiardato dall’esistenza del dettato costituzionale dell’art. 104, con la Corte costituzionale che bloccherebbe ogni violazione in tal senso. Eppure ha citato Spinoza e Montesquieu! Senza parole! .

L’ultima presunta “prova”, l’intento del Ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio
Ed ecco l’ultima “prova”, questa volta non generica, ma specifica come viene presentata. Si tratta della dichiarazione del leader di un partito di governo, che ha l’elevata carica di Ministro degli esteri e Vice presidente del Consiglio, secondo cui si sta valutando l’opportunità di “sottrarre la Polizia giudiziaria al controllo e alla disponibilità dei Pubblici ministeri”. I fautori del NO, baldanzosi per questa scoperta, la considerano la“pistola fumante” che rivelerebbe la volontà governativa di rendere inoffensivo, verso le proprie illegalità, il Pubblico Ministero privato dei poteri investigativi perché la Polizia giudiziaria verrebbe ricondotta sotto l’egida dei Ministeri interessati, Interno per la Polizia, Carabinieri per la Difesa, Economia per la Guardia di finanza, che naturalmente proteggerebbero il Governo impedendo indagini e altro.
Questa “prova” viene ritenuta decisiva per votare NO, essendo un atto concreto prospettato, che va oltre il “processo alle intenzioni” legato soltanto alle dichiarazioni, pur scomposte e manipolate, che ho fin qui commentato. Ma viene a proposito al termine delle mie valutazioni perché mi fa pensare alla vera “prova regina” che smonta tutte le insinuazioni sulla volontà non espressa nella riforma ma che verrebbe concretizzata in atti effettivi. Ebbene, anche se ci fossero queste bieche intenzioni – al limite dell’eversione del dettato costituzionale che continua a garantire, in apertura dell’art. 104, “l’autonomia e l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere” – e venissero poste in essere con leggi ordinarie, o altri atti, queste sarebbero subito dichiarate incostituzionali e quindi annullate dal semplice ricorso al magistrato che trasmetterebbe gli atti alla Corte Costituzionale per la sua conseguente pronuncia. E’ avvenuto per leggi molto meno … invasive di quelle che potrebbero ledere tale principio basilare, e questo fa cadere ogni speculazione in merito, in particolare tutte quelle sopra commentate basate su dichiarazioni, “voci dal sen fuggite” o attacchi alle sentenze, che indicherebbero gli intenti reconditi. Ripeto, anche se ci fossero, la Corte costituzionale sarebbe un baluardo invalicabile perché verrebbe chiamata a pronunciarsi proprio dai magistrati di merito che verrebbero minacciata la propria indipendenza ed autonomia. Fatti, non parole, tanto più le tante insopportabili parole in libertà di un campagna strumentale contro la riforma che evita i contenuti.

Il coinvolgimento ingannevole e contrario al vero del Presidente della Repubblica
Restano due ulteriori argomenti dei fautori del NO, il primo che coinvolge addirittura il Presidente della Repubblica, interpretando in modo distorto il suo solenne intervento al CSM, presieduto per la circostanza in via eccezionale, come ebbe a sottolineare per accrescerne il peso. Ha giustamente chiesto il dovuto rispetto del CSM, organo che ha un alto ruolo costituzionale, dopo lo scomposto riferimento ai “metodi para-mafiosi”, con il quale il Ministro della Giustizia ripeteva il termine usato da un precedente membro del CSM di orientamento opposto al suo, però senza citarlo, reiterando un giudizio inammissibile, mentre si riferiva ai maneggi clientelari delle correnti. I fautori del NO hanno sostenuto che il Capo dello Stato in tal modo ha inteso difendere l’intoccabilità del CSM, ignorando la frase precedente in cui invece aveva chiaramente indicato “i difetti, gli errori e le lacune”del CSM come di altre istituzioni. Semmai le sue espressioni legittimavano una riforma, a prescindere dsi contenuti opinabili, ma non vogliamo entrare minimamente nelle intenzioni del Presidente.
Lo “stravolgimento della Costituzione in 7 articoli, ma solo 2 cambiati, in 5 solo le… virgole
Il secondo argomento riguarda quello che i fautori del NO denunciano come “stravolgimento della Costituzione” della quale verrebbero manomessi “ben 7 articoli”, i cui numeri vengono ossessivamente riproposti nei talk show schierati, messi in verticale al video per accrescerne l’entità. Ebbene, vengono modificati in modo evidente soltanto 2 articoli, gli altri 5 – come è stato detto in TV da Paolo Mieli come giornalista non schierato – “solo nelle virgole”, basta verificare. D’altro canto si modifica il CSM sdoppiandolo in due, con i membri eletti a sorteggio ed eliminata la Sezione disciplinare interna creando l’Alta corte disciplinare esterna, tutto qui, in 2 articoli; negli altri 5 il CSM è corretto al plurale e poco più. Questo dimostra la mancanza di elementi non solo validi, ma per lo meno proponibili sul piano dei contenuti dai fautori del NO, che ripiegano su specchietti per le allodole del tutto risibili per chi conosce bene la riforma.

L’ultimo argomento, non va toccata la Costituzione, presidio di libertà e giustizia
Come è vano l’ultimo argomento, utilizzato anche dagli artisti per il NO, come risulta dalle dichiarazioni di una cinquantina di loro riportate sul “Fatto quotidiano” di fine settimana scorsa in bell’evidenza. Cioè l’esigenza di difendere la nostra Costituzione presidio di libertà e di giustizia- che i Padri costituenti hanno costruito dopo la sconfitta del nazi-fascismo – da cambiamenti che ne alterano il mirabile equilibrio. Si va fino alla profanazione di qualcosa sacro e intoccabile, che ci ha protetto per 80 anni di pace e benessere.
Si dimentica o si ignora, forse volutamente, che-modifiche ne sono state fatte ben 18 nel tempo, come quella che ha ribaltato le posizioni tra Stato e Regioni in sue funzioni fondamentali o ha introdotto i vincoli di bilancio alla spesa pubblica, ed altre come la drastica riduzione del numero di deputati da 650 a 400, e dei senatori da 450 a 300, non certo poca cosa per la rappresentatività. E soprattutto le radicali modifiche nella riforma di Renzi, allora presidente del Consiglio, che cambiava ben 53 articoli con l’abolizione addirittura del Senato e di un organo costituzionale, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, non approvata nel Referendum. Ma nel merito, senza accuse di “stravolgere” un libro “sacro”, come si fa ora per i 7 articoli,on sostanza soltanto 2.

Ma c’è di più, molto di più. Nel legittimare la proposta di riforma, liberandola dalle accuse di “profanazione”, oltre all’indicazione nella Carta della precisa procedura per le modifiche da parte dei previdenti Padri costituenti, va ricordato che nel passato lontano furono istituite in 15 anni, per l’esigenza di raggiungere un accordo delle parti politiche, addirittura tre Commissioni parlamentari per arrivare ad una larga riforma considerata da gran tempo essenziale: la prima presieduta dal liberale Bozzi (1983-84), la seconda da De Mita- Iotti (1993-94) di due partiti opposti, la terza dal comunista d’Alema (1997-98) , tutte hanno fallito.
D’ Alema addirittura voleva fare l’elezione popolare del Capo dello Stato e soprattutto la separazione delle carriere e il doppio CSM, essendo l’assetto unificato un residuato di marca fascista -unico tra i apesi democratici – unificato da Mussolini nel 1941 per dominarlo meglio; l’intento di D’Alema non riuscì perché si sfilò il leader del centro-destra Berlusconi per motivi politici, non per i contenuti. Ed è evidente la realizzazione del completamento del passaggio al processo accusatorio – da quello inquisitorio introdotto nel 1941 dal fascismo – opera di un governo di centro-sinistra per l’impegno dell’allora Ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, socialista medaglia d’argento della Resistenza, assolutamente convinto del vantaggio per i cittadini di quanto aveva iniziato perché fosse completato., ma fu ostacolato dall’Associazione Nazionale Mgistrati. Tanto che i programmi dei partiti di sinistra hanno contemplato sempre la separazione delle carriere, mai realizzata. fino all’attuale riforma, sottoposta all’approvazione del popolo italiano.
Né la riforma del già ministro della Giustizia Cartabia – tanto strombazzata come attuazione di tale proposito – può essere ritenuta tale, non conta il ridottissimo numero del passaggio dei singoli magistrati da PM a giudici e viceversa, con la separazione si vuole eliminare la stretta contiguità di carriera, posizione e collocazione tra i titolari di due parti del processo che dovrebbero essere tenute nettamente distinte per impedire collusioni ecc. e garantire la “terzietà” del giudice rispetto al PM – decretata dalla Costituzione – con la stessa “distanza” dell’avvocato difensore. E se il PM deve anche cercare prove a favore, questo è nelle norme al riguardo che restano. Anzi, ciò che manca al PM ora è un’adeguata formazione sul piano investigativo, che nei più giovani compromette la direzione della polizia giudiziaria in una accusa spesso non motivata, e fallace, anche se avallata da GIP e GUP per la loro contiguità delle carriere ora non separate, lo sono quasi solo le funzioni.

Alcune evidenti contraddizioni in prestigiosi attivisti schierati…
Al sorteggio, come alla separazione delle carriere sono stati favorevoli in tempi recenti anche il procuratore di Napoli Gratteri, per entrambi, e il direttore del “Fatto quotidiano” forse solo per il sorteggio, giustificandosi con la forma considerata iniqua del sorteggio previsto dalla riforma che avvantaggerebbe la politica per costruire in Parlamento il “paniere” da cui estrarre i nomi, mentre i laici estratti fra tutti i magistrati. Ne ho già parlato prima, ma a proposito del dott. Gratteri non posso non ricordare che il suo massimo argomento contro la riforma è stato che verrebbe meno l’obbligo del PM di cercare anche le prove a favore che avvantaggia gli indagati nel sistema attuale. Quando aveva dichiarato pochi giorni prima che “gli indagati, gli imputati, gli associati massonici votano SI perché favoriti da una magistratura indebolita dalla riforma”. Ma come, non dovrebbero votare NO pr mantenere il sistema attuale in cui, secondo lui, il PM cerca le prove a loro favore, mentre con la riforma diventerebbe spietato “prosecutor” che addirittura le ignorerebbe, anche conoscendole, come l’avvocato difensore ignora le prove a carico dell’assistito? Ha premesso a questa affermazione riferita ai calabresi, che”votano NO le persone perbene”, senza fare riferimento esplicito a chi vota SI, ma facendo capire come la pensa in generale, e che pensi così il PM potrebbe essere preoccupante per chi si espone nel SI e potrebbe essere tra i suoi indagati.

Tra l’altro, non sembra che da valido procuratore a Catanzaro abbia trovato prove a favore dei suoi indagati nel maxi processo contro la ndrangheta calabrese, dato che dei circa 300 rinviati a giudizio su sua imputazione, ben 100 sono stati assolti dopo anni di sofferenze e detenzioni. D’altra parte, era critico verso l’attuale assetto del CSM che, dominato dalle correnti ne aveva penalizzato la carriera non essendo mai stato iscritto ad alcuna corrente, per cui è sembrato favorevole alla separazione delle carriere e anche al sorteggio anche se, direbbe sulla riforma attuale, “il modo ancor m’offende”. Poi il suo valore nella lotta alla ndrangheta gli ha fatto superare le ingiuste bocciature precedenti a maggiori incarichi per avere quello di Napoli, la più grande procura, a livello non solo nazionale, ma europeo. “Labor omnia vincit….”, è ii caso di dire.
Con questo riconoscimento dovuto termina la mia cavalcata sull’arena del Referendum. Non prima di ricordare, dopo aver citato l’autorevole Procuratore di Napoli, quello che mi semto di definire con una iporbole “autorevolissimo”, il prof Augusto Barbera, presidente del Comitato per il SI che difende la riforma da par suo. Come può fare chi è stato giudice costituzionale e poi presidente della Corte Costituzionale, è professore emerito all’università di Diritto costituzionale, con una lunga milizia politica nella sinistra di cui è stato parlamentare in più legislature. Quella sinistra che vede non pochi eminenti esponenti per il SI, dopo che una riforma simile è stata nei programmi non solo nel PD, ma prima dei precedenti partiti così orientati. Ota viene disconosciuta soltanto per una avversità politica al governo e alla maggioranza proponente. Di qui l’assenza di motivazioni non solo valide, ma almeno prsentabili, cosa che non avviene, pur in una aggressività nei dibattiti che squalifica ulteriormente chi si accanisce senza alcun vero argomento, solo alterazioni. E anche nella magistratura, molti sostengono la riforma, come il PM di “Mani pulite” Antonio Di Pietro, non certo di destra, che se ne intende eccome! Fino alla PM del dibattito di giovedì 19 marzo su “Dritto e Rivescio”, messa a tacere dall’insensata aggressione dei contraddittori fautori del No, mentre cercava di spiegare con la sua esperienza sul campo. Ma a loro si applicano le ultime parole del celebre libro di Sartre, “Mani sporche”, che mi viene in mente per una mera associazione di idee con “Mani pulite”, appena citato: “Non recuperabili”.
Ed ora concludo veramente, riferendomi all’immagine sottostante, la penultina delle molte che illustrano questo lunghissimo articolo, ma Marco Travaglio ha pubblicato un libro su “Perchè votare NO..”, quindi sono in buona compagnia…. Vi è ritratto Enzo Tortora nella sua odissea giudiziaria: arrresto in manette, carcere, condanna a 10 anni di reclusione fino alla sospirata assoluzione in appello. Errori macroscopici, un nome su una agendina non verificato preso come prova decisiva, le farneticazioni contro di lui di un mafioso in carcere, e altro ancora, compresi 80 arresti solo per omonimia in una maxi-retata di centinaia di persone poi imputate, tantissime ingiustamente. Ebbene, furono premiati i responsabili di questo che è stato definito “orrore giudiziario” e non semplice “errore”, con due di loro promossi dal CSM a Presidenti di sezione della Corte di Cassaione, e uno addirittura eletto dalle correnti a membro del CSM; mentre il magistrato di Appello che lo assolse fu penalizzato. Proprio come avvenuto in. tanti altri casi, meno clamorosi perché a personaggi non noti. Con la riforma, che elimina le correnti e la giustizia “domestica” a loro assoggettata, tali degenerazioni a danno dei cittadini potranno essere evitate, anche perchè sarebbero sanzionate.
Ho ripercorso l’itinerario della riforma con tanti elementi e argomenti, senza prevenzioni o schieramento di parte, d’altro canto è stato affermato sia dalla maggioranza che dall’opposizione che non è in discussione il governo, sul quale il giudizio sarà dato nell’autunno del 2027, nelle elezioni politiche. Allora valgono le verifiche dei contenuti della riforma rispetto alla obiezioni avanzate dai fautori del NO. Ho considerato tutte quelle a mia conoscenza, e mi sono apparse infondate e pretestuose, persino ingannevoli e fuorvianti, anche se espresse in buona fede, magari per superficialità. Per questo la scelta del NO mi sembrerebbe derivi dai malefici effetti di troppe manipolazioni e falsità. E mi sembra di aver motivato ampiamente la mia valutazione di giornalista di lungo corso non schierato ma documentato, almeno lo spero. Ed ora, buon voto a tutti, comunque la pensiate e comunque vorrete esprimervi. Grazie della pazienre attenzione alla mia lunga condivisione di quanto ho maturato seguendo attentamente la lunga maratona referendaria.

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Le 22 immagini illustrano sia l’evento referendario in generale, sia i manifesti e Post propagandistici del NO e del SI, in 4 gruppi con le immagini alternate, precisamente all”immagine generale, ne seguono 4 alternate per il NO e per il SI, salvo l’ultimo gruppo di 7 immagini, 6 alternate del NO e del SI, e l’immagine di chiusura con un elettore in cabina .Il tutto a titolo meramente illustrativo, senza intenti propagandistici o di altro tipo, tanto meno economico. nè con preferenze di orientamento, ma in una assoluta “par condicio” illustrativa. Sono tratte dai siti di seguito indicati, dove sono di pubblico dominio, comunque se non fosse gradita la pubblicazione di qualche immagine dal titolare del rispettivo sito, verrebbe subito eliminata su semplice richiesta nella parte riservata ai Commenti in fondo all’articolo; si ringraziano i titolari. Ecco i siti in ordine di inserimento delle rispettive immagini, nei gruppi di 5 (una generale, le 4 successive alternate per il NO e il SI, salvo l’ultimo gruppo con 7 immagini). x, instagram, forza italia, instagram, facebook alessandro ? zizzi; x, instagram forza italia?, cgil modena, il sussidiario?; x, partito democratico, x, x, x, x, x, facbook andrea gentile?, settimana news, x. Ancora grazie a tutti. I nomi dei siti mancanti, sostituiti per ora dalla x, saranno inseriti al più presto, ma non ho voluto tardare nella pubblicazione per lasciare anche l’intera giornata prima della vigilia elettorale per la lettura, e magari Commenti che si possono inserire nello spazio riservato in fondo all’articolo. Grazie.-
