I 60 anni di giornalismo, 1. Agenzie, periodici e un quotidiano in due siti professionali ben diversi

di Romano Maria Levante

In questo articolo, e nel successivo, invece del plurale – che uso di consueto per riferire le narrazioni al contesto più ampio della mia Rivista culturale “on line” – utilizzo il singolare, per il carattere personalissimo del mio racconto in due puntate. Perché riguarda le emozioni di una lunga vita dedicata al giornalismo, non come mia “professione” – la mia attività professionale è stata un’altra, come accennerò –  ma come autentica “passione”. Tanto da farmi leggere la targa celebrativa – che con altri  colleghi… coetanei mi è stata conferita il 21 marzo 2017 nella sede della Federazione Nazionale della Stampa –  con impresse le parole  “Per i 50 anni di professione”,come se vi fosse scritto “Per i 50 anni di passione”.

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Da quel giorno – che riguardava l’anniversario dell’anno precedente – andai alla sede con il caro paesano  Giardetti    sono trascorsi nove anni, e io oggi festeggio i 60 anni  di “passione” giornalistica, trascorsi dopo l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Giornalisti avvenuta il 13 maggio 1966. Presentai oltre 100 articoli già pubblicati fino a quella data, il mio giornalismo  iniziai 5 anni prima, nel 1961. Sento  il bisogno di scrivere e condividere non una mia …autobiografia, – non ne ho la presunzione –  ma i ricordi di tante emozioni derivanti dalla mia passione per il  giornalismo che, ripeto, ha animato  finora 65 anni della mia vita.

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Il presente articolo è ancora più identitario degli innumerevoli da me pubblicati in un tempo così lungo, in quanto per la prima volta riguarda la mia seconda “vita” giornalistica,  in parallelo con la vita professionale nel campo dell’economia e della programmazione aziendale, in larga parte in posizione dirigenziale. Mi sono sentito di illustrarlo con immagini che partono dalla consegna della targa che ho citato, con altre che rendono il clima dell’evento, in apertura e chiusura dei due articoli, in un abbraccio ideale della comunità di colleghi.

Ho inserito anche molte altre immagini, soprattutto delle testate che mi hanno ospitato, di Quotidiani, Agenzie giornalistiche, Periodici di cui sono stato Direttore responsabile, e anche  diversi Libri pubblicati, il tutto distribuito nei due articoli per far rivivere in me, e illustrare ai lettori,  la rievocazione del testo. Una galleria sulle mie vicende giornalistiche, con evocate talune situazioni critiche in momenti topici della vita nazionale in cui mi sono trovato sempre con riferimento ai miei scritti personali. Questo perché, lo ripeto, non entro nella mia vita professionale, è stata una libera attività solo…casalinga. Di qui la mia “correzione” virtuale  alla scritta della targa, mezzo secolo di “passione”, non di “professione”.

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La prima fase, il giornalismo economico, a “latere” dell’attività professionale  nell’Ufficio studi di una grande organizzazione industriale, 1960-67

Si parte  con 7 anni nell’Ufficio studi della Confindustria, dopo un concorso per l’assunzione, con un anno di formazione e specializzazione interno e poi alla Svimez, il Centro studi di sviluppo del Mezzogiorno, con docenti internazionali di grande livello. Poi tutti gli anni successivi all’ENI, nell’Ufficio studi economici, poi nella Pianificazione, strategie e sviluppo con funzioni dirigenziali, fino alla pensione . Mi fermo qui sulla parte professionale, dopo aver precisato che ai contatti funzionali dell’Ufficio studi con l’Ufficio stampa è seguita una mia partecipazione diretta con articoli, fuori dai compiti di ufficio, quindi del tutto personale.

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L’inizio avvenne nel 1961, in collaborazioni “spot”, poi stabiliti in due agenzie di stampa,  A.G.A. Associazione Giornali Associati, e I.R.E  Istituto Ricerche Economiche. E posso aggiungere una prima confidenza, che queste due agenzie – cui davo  articoli diversi, alla prima sull’attualità politico-economica, alla seconda di approfondimento sull’economia – rifornivano una moltitudine di quotidiani e periodici locali, e poi mi facevano avere il pacco di ritagli dei miei articoli, fornito dall’”Eco della stampa”: gli stessi su tanti giornali provinciali, con la mia firma, suscitando una certa emozione, forse narcisistica, nel vedere lo stesso articolo in tanti giornali, che compensava l’impegno svolto a casa con passione, non essendo lavoro di ufficio. Ne presentai tanti per l’iscrizione poi all’Ordine dei giornalisti.

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I più consistenti sono stati “L’organizzazione industriale” in cui sono stato collaboratore fisso, con 41 articoli,e “Quaderno di scienze sociali con 25 articoli. Ecco poi i nomi di una serie di giornali,  con i miei articoli, sempre dal 1961 al 1966: Cosenza industriale 1 articolo, Eco delle valli 1,Gazzetta nuova di Reggio 5 articoli, Giornale di Bergamo 1, Il Corriere marittimo 1, Il Giornale di Vicenza 2, Il Mercantile 1, Il Meridiano di Cagliari 4, Il Trentino industriale 1, Industria Meridionale 3, Industria Toscana 5, La Gazzetta di Napoli 1, La Provincia 3, L’Eco del Commercio 1, L’Eco di Biella 4, L’Economico Marittimo 1, L’Industria Lombarda 4, L’Informazione Industriale 3, L’industria Reggina 2, Scudo crociato 3, Studi sociali 2-. Poi Saggi critici su riviste specializzate: “Quaderni di scienze sociali”, 8 mesi con 24 articoli, poi “L’elasticità della domanda” e la “Ricerca operativa” in due enti, fino ai volumi sulle prospettive degli anni futuri.

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Per me –  a parte questi ultimissimi lavori –  non era lavoro di ufficio, ma attività personale fuori ufficio, la stretta collaborazione fissa con “L’Organizzazione industriale”, citato sopra, lo storico settimanale che, secondo una nota di commento recente, “era considerato “uno degli strumenti di informazione più complessi e autorevoli del panorama industriale, tanto da essere paragonato per difficoltà di scrittura al Financial Times”. In quanto tale “è considerato l’antenato ideale del moderno giornalismo economico di categoria”. E ancora, “negli anni Sessanta, il settimanale ha rappresentato la voce ufficiale degli industriali italiani in un decennio di profonde trasformazioni economiche e sociali”. La mia era una collaborazione fissa settimanale, con articoli in prima pagina, senza firma.

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Da lì il salto al prestigioso mensile della Confindustria, sempre in “privato”, la  “Rivista di Politica Economica” dove ebbi la rubrica fissa “Economia e finanza in Italia”, onorai l’impegno con piccoli saggi, anche oltre 20 pagine fittissime, sul tema del mese: “Trenta mesi di economia e finanza in Italia”, giugno 1966-   x 1969, ho intitolato gli altrettanti saggi per 500 pagine complessive.  La mentalità che acquisivo nell’Ufficio studi, di analizzare in modo approfondito con documentazioni reperite o prodotte lavorando direttamente – anche con lunghe elaborazioni personali alla macchina calcolatrice –  l’ho trasferita nell’attività giornalistica, per l’intero periodo prima della pensione in modo di gran lunga prevalente sui temi economici, trattati in modo esauriente, secondo gli spazi a disposizione nel giornale o rivista. .

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E ho acquisito la mentalità di andare alle fonti, con citazioni testuali “virgolettate”, un insegnamento dell’Ufficio stampa che trasmetteva le notizie sui fallimenti dell’URSS nella pianificazione accentrata – che poi commentavo in appositi articoli –  con una rubrica fissa intitolata “Ex ore tuo”:  cioè “dalla tua bocca”, nessuna critica né ricostruzione dall’esterno, tutto dall’interno del sistema sovietico riportato testualmente. Grazie all’avv. Guiglia, che era il responsabile dell’Ufficio, per questa sua correttezza per me così istruttiva. Anche una parte del  lavoro d’ufficio aveva aspetti giornalistici, come la revisione delle relazioni settoriali dell’attività svolta dall’organizzazione per l’annuale voluminosa Relazione di oltre 1000 pagine, integrazione con veri pezzi da stampa, che nell’Ufficio studi seguivamo fino alla tipografia. Temi economici, sindacali e politici, spesso con mie introduzioni di stampo giornalistico, anche se entro la linea dell’organizzazione. 

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E soprattutto l’effettuazione, con uno o due colleghi, ogni anno di un’indagine sulle “Prospettive di sviluppo” prima quadriennali, poi triennali, di tutti i settori e comparti industriali, un vero  e proprio lavoro minuzioso di vera inchiesta giornalistica. Si trattava di intervistare  nelle loro sedi, la maggior parte a Milano, ma non solo, i responsabili delle 100  Associazioni di categoria facenti capo alla Confindustria, in una paziente attività maieutica da cui risultavano  linee strategiche e programmi  pluriennali che, con i responsabili di settore della vastissima costellazione di attività industriali, venivano tradotti in precisi termini numerici, e in contenuti operativi. Nulla di più giornalistico e coinvolgente, lunghe missioni di oltre un mese con un complesso lavoro espositivo e di elaborazione numerica, da ultimare in tempi stretti.  

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Provavo la soddisfazione di vedere il mio nome –  con quello del collega impegnato con me nell’indagine –  come coautore dei cosiddetti “libri verdi”, chiamati così dal colore della copertina, che divennero un riferimento costante per le previsioni economiche e le relazioni sindacali. Ne ricordo  6, uno ogni anno, dell’apposita “Collana di studi e Documentazione”, con prevalenza dell’apparato numerico negli specchi previsionali della miriade di comparti produttivi. Due dei “libri verdi” più piccoli, erano di sole 200 pagine ciascuno, il primo con l’analisi delle previsioni industriali con prospetti riassuntivi e ampio commento, il secondo sull’evoluzione strutturale delle industrie tessili; erano diffusi nelle conclusioni dell’analisi, strategiche e programmatiche,  con pochi grafici e prospetti. In entrambi il mio nome con un solo coautore, e l’aggiunta del responsabile dell’Ufficio, come avviene nei giornali con il direttore responsabile….

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Nei ricordi, spicca l’incredibile accelerazione nell’anno in cui  dovevamo presentare  le annuali Prospettive di sviluppo industriale di medio termine in un importante Convegno degli Uffici studi di tutte le organizzazioni industriali a Capri, anche con  Gianni Agnelli: arrivammo trafelati da Roma, io  e il collega coautore, con il “libro verde” freschissimo di stampa, mentre la sala del Convegno si stava già affollando. La mia soddisfazione, forse era narcisistica,  come quella del mio nome nei tanti articoli personali; sentivo imbarazzo nel dire che l’avevo provata già  nel vedere le mie iniziali R: M: L. in calce a un opuscolo datato luglio 1961,  da me scritto sulla “Ricerca operativa”, una tecnica  agli inizi, come del resto lo ero anch’io….

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Era il primissimo periodo della mia attività lavorativa, e già al liceo avevo seguito la spinta giornalistica buttando giù sin da allora con la macchina da scrivere – che ho utilizzato sempre, fino a sostituirla ovviamente con il Computer – due testi che immaginavo come articoli pur senza poterli pubblicare, quindi scritti solo per il … miraggio che avevo, su Pietracamela , definito allora il “natio borgo selvaggio”, e su Giulianova, definita “encantadora”, dove ero stato nella vacanza estiva al mare.

La seconda  fase, continua il giornalismo economico,  a “latere” del lavoro dirigenziale nelle Direzioni  Studi, pianificazione e strategie di un nuovo grande gruppo energetico, 1968-1994

Il 1°  gennaio 1968 una evoluzione nella mia vita professionale, su cui mi soffermo soltanto per i riflessi sulla mia attività giornalistica. Avvenne il passaggio dalla Confindustria all’ENI, dall’organizzazione rappresentativa e simbolo del “privato” al grande gruppo energetico e non solo, simbolo delle Partecipazioni statali, il “pubblico” che operava nel mercato in forma privatistica. L’occasione fu  l’annuale incontro del nostro Ufficio studi in Confindustria con gli Uffici studi di tutte le Associazioni industriali di settore e territoriali; nel pranzo conclusivo dell’incontro nel luglio 1967 il responsabile dell’Uffico studi dell’Associazione mineraria disse che era l’ultima sua partecipazione perché sarebbe andato nell’Ufficio stampa dell’ENI il cui responsabile ne usciva, e aggiunse che il responsabile dell’Ufficio studi economici cercava esperti per rafforzarne la struttura.

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Aggiunse che era al mare al Lido dei pini, vicino a Roma, dove avrebbe ricevuto eventuali interessati. Detto e fatto, lo dissi al collega con cui lavoravo in tandem nelle  indagini annuali e andammo insieme, riferimmo al cortesissimo dirigente le nostre esperienze e ci chiese di fargli avere dei volumi delle indagini sulle prospettive industriali da noi curati. Non feci trascorrere la giornata, prima delle mezzanotte andai alla Stazione Termini, nell’unico ufficio aperto a quell’ora e feci l‘invio. Anche perché al termine della mattina successiva saremmo partiti da Civitavecchia con la nave “Enrico C”, del presidente della Confindustria Angelo Costa, nella attesissima crociera verso la Grecia per tutti i dipendenti, con il vertice della Confindustria. Fu più che distensiva, con il miraggio della prospettiva professionale, aggiungo una nota di colore, la mia partita a “ping pong” sulla nave  con il Direttore generale, – che era anche Direttore responsabile del mensile “La Rivista di Politica economica” di cui ero titolare fisso della rubrica  citata sempre fuori dall’ufficio – poi la visita in luoghi caratteristici altamente suggestivi.

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Dopo il passaggio all’ENI proseguì la mia attività giornalistica nelle linee consuete, fino a una svolta, determinata da un evento non personale ma quasi… epocale. La scalata dell’ENI alla Montedison di cui acquisì in Borsa la maggioranza  azionaria di controllo, si era nel 1980, provocò una reazione molto forte  della Confindustria che lo considerò una inammissibile aggressione  del settore pubblico al settore privato. Ci fu una ripercussione sulla mia attività giornalistica – sempre del tutto personale e fuori ufficio –   perché fu denunciata come incompatibile la titolarità  della rubrica “Economia e finanza in Italia”  nel prestigioso mensile della Confindustria da me che ero all’ENI; questo da chi era interessato a prendere il mio posto, non dal Direttore della rivista che , però, non poté resistere alle forti pressioni.

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Ma mi apprezzava a tal punto – e gli sono ancora grato – da segnalarmi come esperto economico di assoluta fiducia, al Direttore del mensile “Realtà del Mezzogiorno”, che era dirigente del settore studi del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Andai nella bella sede di Vila Lubin a Villa Borghese e passai a quella rivista con la soddisfazione, di me abruzzese, dell’orientamento meridionalistico, oltre che nazionale. Fu una intensa collaborazione giornalistica, estesa anche a temi culturali e non solo, pensare che nei mondiali di calcio del 1982 pubblicò anche un mio articolo con l’invenzione…  surreale di un Rebus di 60 parole, con 5 pagine di relative vignette, che gli mandai solo per mera correttezza informativa, avendolo destinato a un giornale sportivo, lo volle pubblicare lui stesso.  

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E’ stato un rapporto di simpatia e fiducia reciproche, con ampi articoli mensili , ovviamente del tutto al di fuori del lavoro di ufficio, scritti come sempre a casa, di consueto nei week end, a volte nelle notti….  Cito solo un contrasto… culturale gustoso. Pubblicò senza obiezioni, nel suo assoluto rispetto per la libertà giornalistica, la mia recensione su un libro elogiativo di Manodoro, un personaggio del mio paese – Pietracamela, alle falde del Gran Sasso d’Italia – considerato “brigante” mentre veniva riabilitato  come “eroe” in una visione storica  “dal basso”, bassomimetica invece che altomimetica come quella ufficiale. Il Direttore; da seguace del meridionalista Dorso non condivideva e lo espresse in un suo commento critico che pubblicò in apertura del numero successivo, in termini anche energici; replicai nel numero seguente, motivando ulteriormente e ne fummo entrambi soddisfatti. La collaborazione fissa è continuata intensa fino alla  scomparsa del Direttore con chiusura della Rivista nei primi anni ‘80. Dopo oltre dieci anni di  ia collaborazione fissa con  saggi lunghi oltre le 20 pagine, il più ampio di  ben 47  pagine.

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Ma attivai altri canali giornalistici, con la soddisfazione di collaborare con un quotidiano “Il Popolo” in stretta intesa con il suo nuovo Direttore nel 1980, un noto politico con il quale già partecipavo, gli fornii anche un contributo, da lui accolto interamente, per il suo articolo di presentazione, e iniziò la mia partecipazione. E qui si innestano altri miei ricordi, sempre del mio giornalismo del tutto personale ed extra ufficio, che si intrecciava involontariamente con l’azienda e perfino con la politica. L’evento fu l’operazione Enimont, ancora la grande Montedison sul mio piccolo percorso- Sul “Popolo” nella mia collaborazione non potevo ignorare l’evento nelle sue complicazioni, ne scrissi seguendo la procedura interna dell’ENI di comunicare alla Direzione Relazioni esterne gli eventuali interventi giornalistici su temi aziendali.

Però ci fu un incidente, tale Direttore competente non ne informò il mio Direttore che giustamente si irritò quando trovò l’articolo con la mia firma nella Rassegna stampa giornaliera, e mi contestò di non averlo preavvertito. Spiegai che avevo seguito correttamente la procedura e non avevo voluto metterlo in imbarazzo dinanzi allo scritto  mio personale – del tutto al di fuori da quelli di ufficio sempre sottoposti alla sua legittima, anzi doverosa revisione –  tanto più che faceva parte delle strutture direttive proprio di Enimont. Il Direttore delle Relazioni esterne, informato dell’incidente, mi mandò una lettera che mi dava atto di assoluta correttezza, la incorniciai. E non desistetti, ma i successivi articoli nel quotidiano sul caso Enimont, che si complicava sempre più, li pubblicai firmandolo con uno pseudonimo, nome  e cognome che coniai ispirandomi all’antico nome del mio paese natale volto al maschile.

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Ironia della sorte , questi miei nuovi articoli con lo pseudonimo furono letti nella Rassegna stampa dai colleghi del gruppo aziendale democristiano, di cui non facevo parte, e li interessò a tal punto che uno di loro –  abruzzese come me, con  il quale non avevo mai parlato neppure del tema –  mi disse sorprendentemente che avrebbero chiesto al “Popolo” di metterli in contatto con tale giornalista per invitarlo a discutere le sue tesi condivise in una loro riunione sull’Enimont, non dissi nulla, riuscii a dissimulare la mia intima reazione divertita, poi avvertii subito il giornale di mantenere l’assoluta riservatezza. Ma non fu l’unico mio coinvolgimento in una situazione così imbarazzante.

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Ero stato messo in contatto con il nuovo Ministro delle Partecipazioni statali che aveva chiesto a un collega amico suo  e mio una collaborazione sui temi del suo Ministero di cui doveva impratichirsi: dopo il primo incontro con lui scrissi di getto nella stessa serata fino a notte fonda una analisi dei problemi e di un possibile programma e lo trasmisi al Ministro la mattina dopo, l’indomani un suo messo mi recapitò in ufficio un biglietto in cui – ringraziandomi e scusandosi per quanto si era permesso di fare… scriveva che la mia nota era diventato  un articolo sul maggiore quotidiano economico “24 Ore” pubblicato con grande rilievo in prima pagina  a sua firma, controllai sul quotidiano della mattina, era proprio così. E si trattava dello stesso quotidiano che – come ho ricordato – aveva pubblicato come editoriale nel fondo di prima pagina il mio articolo “Conoscere per programmare” il 28 agosto 1964, circa 20 anni prima, quando si dice il destino…

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Ma non furono sempre rose  e fiori… come in questo caso. Nella serata del giorno  più lungo… della grave crisi dell’Enimont ero – sempre in  via riservata e personale – nella stanza del Ministro discutendone, quando gli giunse la notizia che il presidente della Montedison non aveva rilevato la propria quota come avrebbe dovuto, per cui sarebbe restato tutto a carico dell’ENI, io cercai di attenuare la sua reazione, disse con forza “lo devo bastonare”.  In quel momento l’usciere gli annunciò che stava per entrare il presidente dell’ENI, per fortuna potetti uscire dalla stanza da  una porta secondaria, il Presidente mi avrebbe di certo riconosciuto e non sapeva – come nessun altro, salvo il collega che mi aveva presentato al Ministro tempo prima –  di questi miei contatti personali.

Invece il mio Direttore venne a sapere dei miei contatti ugualmente personali con il Vice Presidente, che avevo incontrato fuori dall’ufficio nella sua residenza nella zona di Assisi mi sembra con  amici comuni in una particolare circostanza; mi chiese di assisterlo in via riservata, e anche sul caso Enimont vissi in diretta alcune sue reazioni alla conclusione inattesa. Mi dispiacque che il mio Direttore ne fu contrariato, come lo era stato per il mio articolo su Enimont nel quotidiano ma non avrei potuto sottrarmi alla richiesta personale del Vice presidente, né venir meno alla riservatezza richiestami. Concludo accennando solo ai miei timori quando la vicenda prese la via giudiziaria, con il PM Antonio di Pietro imperante, e sospettavano anche dei giornalisti, e io negli articoli su Enimont nel quotidiano,  ero passato dalla firma alla pseudonimo, poteva sembrare volessi nascondermi per gravi motivi, invece ero del tutto…  innocente.

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Ci furono gravissime conseguenze, si suicidarono il presidente della Montedison e il presidente dell’ENI, nel carcere dove si trovava con diversi presidenti delle Caposettore dell’ENI, travolti dall’inchiesta di Di Pietro, ebbero seri problemi giudiziari il Vice Presidente e il Ministro delle partecipazioni statali, che però fu colpito da infarto fulminante nei giorni natalizi del 1990, mentre era in vacanza nella sua casa di Cortina. La mia emozione fu di ricevere, con il ritardo delle poste natalizie, un suo fervido messaggio di auguri con ringraziamenti e generosi apprezzamenti su di me, fu come se me li avesse mandati dall’Al di Là. A un mese dalla morte ne celebrai il ricordo con un articolo evocativo sul “Popolo” Il mio Direttore non fu neppure sfiorato dall’inchiesta sebbene facesse parte del direttivo di Enimont, fu riconosciuto il suo estremo rigore, e fu lui  a prendere in mano le redini del Gruppo ENI.

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 Rimasto l’ENI senza guida, ne divenne Presidente e poi, dopo la riforma in senso privatistico,  Amministratore delegato, in una carriera che proseguì in una propria attività imprenditoriale, in un grande gruppo privato, poi molto oltre. . E negli apprezzamenti non posso dimenticare quelli del prof. emerito  Giuseppe Ugo Papi, di un grande banchiere che mi offrì un posto elevato nella banca a …Palermo, e soprattutto del Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi che mo scrisse una lettera elogiativa al mio articolo “Il testamento del Governatore”, facendone anche una pubblicazione interna trasmessa a tutte le strutture della sua Banca. Alla sua scomparsa scrissi sui “Popolo” un articolo in prima pagina – sempre fuori da lavoro di ufficio –  che riconciliò con lui la Democrazia Cristiane, di cui il giornale era organo ufficiale, dopo screzi che li avevano contrapposti. Inserisco in questo testo rievocativo  immagini che  mi fanno rivivere quel lungo periodo e alcuni momenti topici.

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Non parlo di altre attività svolte non nel mio interesse personale, ma nell’interesse dell’ENI. Per  le mie attitudini giornalistiche  sono stato…  adottato anche come “ghost writer” per un importante esponente governativo influente sugli impianti petroliferi della sua circoscrizione  e per un politico ancora più in alto, per gli stessi motivi su un piano generale. Nella mia funzione aziendale curavo la Relazione programmatica per il Ministero delle Partecipazioni statali,  in base alla quale era conferito il Fondo di dotazione, capitale proprio dell’azionista Stato pur se operava nel mercato. Poi la privatizzazione, ma questa è un’altra storia.

Nel secondo e conclusivo articolo di questa mia appassionata quanto umile … autobiografia giornalistica entriamo nella terza fase della mia “seconda vita”, da giornalista “free lance” a Direttore responsabile di 2 periodici, e  “giornalista-scrittore” autore di 3 libri più un 4°,  fino alla quarta fase non più di giornalismo economico a stampa, ma di  giornalismo culturale in siti “on line”, in “social” aperti a tutto il mondo…

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Photo.

Le immagini sono state tutte fotografate nei numerosissimi articoli, scritti dal 1960 e poi presentati per l’iscrizione all’Odine di giornalisti, si inseriscono anche dichiarazioni ed elogi inviati con lettere, Ma anche volumi pubblicati Con un altro giornalista con me, per l’inDagine ogni anno sulla Previsioni di medio termune valutate in indagini conpiute direttamente. Citiamo soltanto le prime foto del premio consegnato dalla Stampa a Roma nel 50^ anno, sono le prime e foto e le ultime due che chiusoo l’articolo. Segiono foto con i primi 3 messaggi sul lavoto compiuto, seguono 2 foto con i due con tanti ampi articoli settimanali, pensare che il prio sono stati 500 pagine, il successivo anche tante; ppoi 5 o 6 foto nei diversi spazi con alcuni articoli presentati, 2 con un nome diverso per ovvi motivi. Mai ondamentali tre foto con 6 importanti volumi con il nome scritto insieme a un altro o due partecipanti, per queste scritte sono inserti al pinto giusto gli scritti del volume. Seguono altri rtcili, anche la foro di due giornali, per sottolineare i maggiori responsabili. Non scriviamo i nomi, per guardarli da lontano e su ricordo veramente ammirevole. Tra poci giotni secondo a ultimo articolo di ricordo con altre e indimenticbili immagini, sprattutto 2 grandi libri e 2 grandi giornali creato, molto belli come immagine. ,

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