di Romano Maria Levante
Nella crisi mediorientale è operante la tanto auspicata tregua – pur se imperfetta, come dimostrano i sanguinosi “incidenti” verificatisi, purtroppo con delle vittime innocenti – nel conflitto su Gaza, e l’avvio promettente – che auspichiamo sia risolutivo – del percorso di pace nell’attuazione dell’Accordo quadro in 20 punti, approvato nello spettacolare incontro del 13 ottobre a Sharm el Sheik, con la solenne firma del documento di intesa tra i garanti l’accordo, Stati Uniti e Turchia con i paesi arabi mediatori Egitto e Qatar. E questo alla presenza molto significativa dei capi di Stato e di governo di 20 grandi paesi, tra cui l’Italia, che contribuiranno alla difficile normalizzazione e ancora più ardua ricostruzione, fatto molto importante. L’accordo era stato già firmato in separata sede, giorni prima, dai belligeranti Israele e Hamas. cosa fondamentale e insperata. Ha segnato la fine delle manifestazioni “pro Pal” moltiplicatesi soprattutto nell’ultimo mese? Non del tutto, ma speriamo avvenga. .

Le manifestazioni Pro Pal, “spontanee”… non per la pace, ma contro Israele e il governo
Le manifestazioni, elogiate come oceaniche, si sono succedute, soprattutto nelle ultime settimane, anche con code violente antigovernative, prima dell’Accordo di pace, senza alcuna invocazione alla pace, ma soltanto contro Israele. In tali manifestazioni, dominava una miriade di bandiere della Palestina, di striscioni e cartelli, che provano la prevalenza dei movimenti organizzati promotori o accodatisi, dato che i comuni cittadini, di cui è stata evocata la spontaneità, non dispongono di tali vistose espressioni. Ma è vero che nei cortei si è aggiunta una moltitudine di persone, con intere famiglie, sensibilizzate fino all’indignazione, a protestare per levittime del conflitto a Gaza, con molti bambini, causate dai bombardamenti di Israele e dalle azioni del suo esercito.
Una sensibilità esasperata dalla visione quotidiana nei Telegiornali e frequente nei Talk show televisivi, per due lunghi anni, di dati sul numero crescente di vittime, e di scene raccapriccianti, sui morti e i feriti, e sulla fame soprattutto dei bambini, ripresi mentre si accalcano tendendo disperati le scodelle per il cibo: immagini entrate nelle nostre case, perché diffuse quotidianamente dall’Ufficio della sanità di Gaza sotto il dominio delle milizie di Hamas, il gruppo terrorista che governa la Striscia dominando la popolazione palestinese locale.

Hamas ha provocato la guerra di Israele mediate continui attentati da forse vent’anni alla popolazione israeliana, con migliaia e migliaia di micidiali razzi giornalieri sulle sue abitazioni – dove sono stati ricavati bunker protettivi – culminati dell’orrendo massacro del 7 ottobre 2023, mai denunciato nei cortei, anzi in tanti casi non solo giustificato come legittima “resistenza palestinese”, ma lodato nell’invocazione gridata “Free Palestine, dal fiume al mare”, per eliminare lo stato di Israele, che è l’obiettivo proclamato da Hamas a cui tende con le sue agguerrite milizie impegnate in azioni terroristiche. Nessun cartello né esclamazione contro Hamas, neppure chiedendo la liberazione degli ostaggi innocenti sequestrati e detenuti per due lunghi anni con crudeltà a Gaza dall’organizzazione che la governa e, lo ribadiamo, ha come scopo primario – nello Statuto e negli atti terroristici – la totale eliminazione di Israele, costretta alla guerra come salvaguardia vitale della propria esistenza.
Ribadiamo anche – perché ci sembra spieghi la mobilitazione popolare – che la visione giornaliera del numero delle vittime, precisando i bambini, e le scene orripilanti, anche con bambini in primo piano, di una guerra – che non è stata “sproporzionata” essendo la propria esistenza il massimo valore da difendere fino all’ultimo – hanno colpito l’immaginazione e la sensibilità collettiva, in un lavaggio del cervello mai visto in occasione delle tante guerre locali del passato e neppure nella contemporanea guerra in Ucraina pur così vicina a noi e così esecrabile e devastante. Eppure si tratta dell’aggressione della Russia a un paese sovrano, e non della reazione, non solo al più grave atto terroristico così feroce e disumano, ma alla volontà di annientare Israele che viene da Hamas nel suo governo di Gaza con diecine di migliaia di feroci miliziani che ne opprimono la popolazione.

Anche qui uno stato, Israele, contro un soggetto analogo a uno stato, Gaza dominata da Hamas, che la governa dopo aver vinto le elezioni nel 2007, senza più ripeterle, eliminando con atroci assassinii rappresentanti legittimi dell’Autorità Nazionale Palestinese – che nfatti non la riconosce – e negando ai civili palestinesi sottomessi, gli aiuti internazionali per costruire oltre 500 km di tunnel, anche sotto scuole e ospedali, dai quali ha organizzato gli attacchi distruttivi contro Israele, inoltre usando gli abitanti palestinesi come inermi “scudi umani”.
E’ eloquente l’analogia, per molti aspetti fondamentali, della reazione di Israele all’attacco terroristico di Hamas, con la reazione americana all’attentato terroristico dei terroristi di Al Quaida alle Torri Gemelle, la descriviamo di seguito.

Il primo confronto, la reazione americana all’attentato alle Torri Gemelle :
L’accostamento dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 a New York e della reazione con la guerra all’Afghanistan, all’attentato del 7 ottobre 2023 in Israele e la sua reazione con la guerra a Gaza, lo abbiamo fatto di recente con le parole che seguono, in 4 Post sulla nostra pagina di Facebook (raggiungibile con il nostro nome) dall’11 al 15 settembre 2025, nel 24° anniversario del tragico evento.
In primo luogo l’incursione nel cuore di Israele con l’uccisione barbara di 1200 persone inermi, massacrate con ferocia belluina nelle proprie abitazioni, e nel “Rave party” all’aperto, la festa di ballo dei giovani, 400 dei quali crudelmente assassinati, ha evidenti analogie con l’incursione distruttiva sulle Torri Gemelle, che uccise 3000 persone altrettanto inermi che vi si trovavano, comprese le vittime nel Pentagono e nei quattro aerei dirottati dai terroristi. Inoltre in Israele 250 persone inermi, di cui 30 bambini, portate via in modo criminale, ed è scorretto equipararle agli “ostaggi” che in determinate situazioni storiche venivano presi per rivendicazioni comprensibili; sono esseri umani “sequestrati” con violenza per farne oggetto di un ricatto, e gli scambi operati con palestinesi condannati dalla giustizia israeliana anche a molti ergastoli, con un livello complessivo di 1 a 100, sono un’ulteriore violenza terrorista subita da Israele ma accettata perchè per la salvezza dei propri citatdini.

Tutto questo è stato compiuto selvaggiamente dall’organizzazione palestinese Hamas, terrorista come Al Quaida, che in più ha come obiettivo fondativo e dichiarato l’eliminazione dello stato di Israele. Di qui la forte reazione dello stato israeliano all’atto di guerra di Hamas del 7 ottobre 2023, al pari della forte reazione dello stato americano all’atto di guerra di Al Quaida dell’11 settembre 2001. E la guerra è sempre orribile, quali ne siano le motivazioni, perché comporta purtroppo tante atroci perdite di civili che si trovano nei territori in conflitto, oltre a pesanti distruzioni. E’ sempre, come disse un Ponteficie , una “inutile strage”.
Israele è oggetto di una condanna particolarmente aspra, si direbbe forsennata, che non ci fu per la reazione americana, come se i suoi governanti fossero stati presi da un sadismo criminale, e come unici responsabili di una situazione che suscita giuste condanne, per le tante vittime, purtroppo al pari di tutte le guerre, sempre sanguinose. Mentre nelle manifestazioni attivate da ogni parte contro Israele – e anche negli interventi dei tantissimi che condannano aspramente soltanto il suo operato, pur censurabile per certi aspetti fondamentali – vengono di fatto ignorate le gravi responsabilità degli altri soggetti. In primis l’organizzazione terrorista di Hamas, ma anche altri facilmente identificabili e neppure nominati, mentre per Hamas lo si fa in modo frettoloso, seguito sempre da “ma”…. che, nella formula discorsiva, rende irrilevante la prima parte della frase.

Nell’incursione terrorista di Hamas c’è stata l’aggravante della ferocia contro gli ebrei, più che bestiale e disumana, nella strategia di fondo volta all’eliminazione dello stato di Israele. Sia gli Stati Uniti che Israele hanno reagito considerandoli atti di guerra, e non iniziative terroristiche di singoli da perseguire con interventi limitati. Entrambi i paesi sono entrati subito in guerra: gli Stati Uniti nel territorio dell’Afghanistan dove i Talebani davano rifugio e protezione ai seguaci di Al Quaida; Israele nel territorio della striscia di Gaza, dominato da Hamas che aveva compiuto un attacco con tante vittime massacrate e aveva sequestrato 250 persone inermi.
Nella guerra in Afghanistan le vittime sono stimate tra 46.000 e 176.000; a Gaza i servizi locali controllati da Hamas comunicano quasi giornalmente il numero totale di vittime – cosa mai avvenuta -riferendole implicitamente ai civili, come se non vi fossero vittime tra le milizie di Hamas, obiettivo dell’esercito israeliano; e si sottolinea il numero dei bambini, pari a un terzo, fatto del tutto inconsueto. In base a questi dati si condanna senza appello Israele per non rispettare nella guerra ad Hamas – perché è stata dichiarata tale – il principio di “proporzionalità” nella reazione ai 1200 morti; come se gli Stati Uniti avessero rispettato la proporzionalità rispetto alle 3000 vittime dell’attentato alle Torri Gemelle, pur essendo un atto terroristico tremendo ma isolato. .

Invece i dati della guerra all’Afghanistan, sopra citati, sono ben superiori e per loro non si è evocato il “principio di proporzionalità”, come avviene per Gaza, né ci furono manifestazioni popolari. Mentre la “proporzionalità” non può essere applicata per Israele, trattandosi non di un atto terroristico isolato ma di un atto di guerra compiuto dalla forza dominante che governa Gaza, e si colloca – è questa l’aggravante ineludibile – nella strategia di eliminarne l’esistenza, fino ad allora manifestata da quasi 20 anni, con persistenti incursioni di razzi, fino a costringere Israele a trasformare in ogni abitazione possibile bersaglio una stanza in bunker da rifugio antiaereo.
La strategia certificata formalmente e messa in atto nei fatti da Hamas, ha portato Israele alla guerra totale, divenuta inevitabile dopo tale “escalation”, per eliminare le sue milizie armate e difendere così la propria esistenza, una esigenza vitale rispetto alla quale non si può invocare alcuna “proporzionalità” da rispettare, avendo un valore incommensurabile. E in quanto tal,e la guerra doveva raggiungere gli obiettivi che si era posta, non a fini aggressivi ma difensivi; le azioni belliche israeliane, che pure hanno seminato inenarrabili distruzioni e vittime, trovano una spiegazione, fino alla pur amara giustificazione, in questa necessità imprescindibile.

La guerra degli Stati Uniti in Afghanistan, per eliminare Al Quaida, e la guerra di Israele nella striscia di Gaza, per eliminare Hamas, hanno provocato decine di migliaia di vittime, e questo è molto doloroso per tutti. I morti di Gaza, indicati per ottobre in 65.000 persone, vengono considerati tutto civili impropriamente, lo ripetiamo, , ma vi sono ovviamente anche miliziani di Hamas, quasi il 20% secondo il Guardian, mentre la stima di quasi il 50% è di parte, venendo da Netaniau, premier di Israele. Ebbene, facendo leva sul numero totale, perché più impressionante, mentre basterebbe il numero corretto di civili, si è levata una furiosa condanna arrivata a considerare i tanti morti voluti sadicamente dal governo israeliano in un vero e proprio “genocidio” della popolazione palestinese. Accuse tanto più paradossali se si considera che dei circa 10 milioni di abitanti di Israele fanno parte circa 2 milioni di arabi palestinesi, nel rapporto di 1 a 5, anche con parlamentari nella Kessnes.
Detto questo, ciò che è avvenuto a Gaza appare inammissibile, le allucinanti scene di affollamento nella Striscia, con vittime, anche bambini, mentre cercano in modo spasmodico il cibo, non si erano mai viste e hanno scosso fortemente la coscienza civile e il senso di umanità. I continui bombardamenti e la sistematica ossessiva distruzione – fino alle ultime 50 Torri residenziali, altissimi edifici ritenuti punti di osservazione di Hamas da abbattere – sono azioni inaccettabili anche in guerra. Tuttavia l’accusa solo a Israele sembra frutto di una prevenzione che non qualifichiamo per carità di patria, basti pensare all’uso del termine “genocidio” contro chi lo ha subito veramente, lo stato di Israele, nato come doverosa riparazione alla apocalittica disumanità nazista. E diciamo che l’accanimento contro Israele dinanzi all’orrore delle vittime civili a Gaza, sarebbe giustificato se lo accompagnasse un accanimento anche contro gli altri responsabili di questo, neppure citati e del tutto ignorati.

Gli abitanti dei territori dove è in atto un conflitto bellico, generalmente lasciano le zone sottoposte a un rischio mortale se non vi sono validi presidi di sicurezza come rifugi e simili. Ricordiamo gli sfollati dell’ultima guerra che venivano da Napoli martellata dai bombardamenti a Colonnella non esposta come punto di riferimento sulla collina delle formazioni aeree. Perché gli abitanti della striscia di Gaza vi sono restati affollandosi in incredibili masse umane come si è visto nelle raccapriccianti immagini continuamente e largamente diffuse? Mai si erano viste scene simili, come quelle umanamente strappacuore alla distribuzione del cibo.
E perché non hanno lasciato un territorio sotto le bombe e non più abitabile -per effetto dei continui bombardamenti di cui è giustamente accusata Israele – mentre nella guerra degli Stati Uniti all’Afghanistan furono 5,7 milioni i rifugiati che lasciarono il paese dopo il 2001, alla data del 2021 con l’accordo intervenuto ancora restavano 2,6 milioni di rifugiati fuori del paese, oltre a 4 milioni sfollati all’interno? Dall’Ucraina, dopo l’attacco russo del 2022, sono pià di 12 milioni gli abitanti che hanno lasciato il paese, dei quali 2 milioni circa ospitati nella confinante Polonia.

Ripetiamo la domanda, perché gli abitanti della striscia di Gaza sono restati sotto le bombe, per di più in un territorio completamente devastato, quasi nessun edificio in piedi, solo rovine e senza rifugi, quindi non vi era nessuna ragione di restarvi esposti al rischio mortale? Dovevano andare in altra zona non così esposta, per potervi poi tornare, così hanno fatto gli afghani, così faranno gli ucraini. mai visti ammassarsi in una fascia di territorio ristretta, distrutta e sottoposta alle azioni belliche.
La nostra risposta è che i motivi evidenti per cui sono restati nella zona devastata dalla guerra – con tante vittime civili nei persistenti bombardamenti, anche annunciati in anticipo, senza che evacuassero per sfuggire alle bombe – ci sembrano due: gli ostacoli insuperabili all’uscita dalla striscia posti da Hamas che ha voluto tenere i 2 milioni di palestinesi della Striscia di Gaza come scudi umani; e il rifiuto degli Stati arabi vicini di ospitarli come sarebbe stato doveroso, Egitto in testa che ha bloccato il valico di accesso, sebbene gli ampi spazi disponibili e le ricchezze di Arabia Saudita ed Emirati avrebbero potuto sopperire alle necessità di un numero così limitato.

Altrimenti perché sono restati in un territorio che, oltre a comportare rischi mortali per la vita, era del tutto inabitabile per la totale distruzione di ogni insediamento e dei servizi vitali per l’esistenza? Non avrebbero perduto il diritto a tornare nella propria terra a conflitto concluso e ripristino di condizioni minime di vita, questo era stato assicurato nelle proposte non accettate di evacuazione. Quindi i motivi ci sembra siano quelli appena prospettati, ne sono responsabili Hamas e i paesi arabi “amici” dei palestinesi in modo solo ipocrito.
Ma nelle manifestazioni pro Palestina e anche nelle pur giuste unanimi reazioni delle opinioni pubbliche e delle nazioni civili dinanzi alla situazione intollerabile nella striscia di Gaza, non ci si indigna affatto contro Hamas che, liberando gli ostaggi e deponendo le armi con le quali vorrebbe eliminare lo stato di Israele, avrebbe fatto cessare immediatamente tale situazione; e non ci si indigna contro i paesi arabi che avrebbero potuto accogliere gli sfollati palestinesi facendo cessare, per questa via, il massacro divenuto inevitabile restando in zona di guerra.

Invece ci si accanisce soltanto contro lo stato di Israele, come se fosse l’unico responsabile delle dolorosissime vittime civili e delle spaventose distruzioni, e non si comprende che è mosso da un insopprimibile spirito di sopravvivenza che passa per la fine della minaccia mortale delle milizie di Hamas nella striscia di Gaza, la cui eliminazione è stata ritenuta vitale per scongiurare la propria eliminazione; ed è considerato vitale voler preservare la sicurezza del proprio popolo preso di mira quotidianamente da razzi e missili da Gaza sulle abitazioni di Israele trasformate in rifugi. Non ci stanchiamo mai di ripeterlo.
Perché si è preteso di fatto che lo stato di Israele accettasse la minacciosa permanenza nella striscia di Gaza delle milizie di Hamas che, oltre al massacro di civili del 7 ottobre 2023, vogliono eliminarlo ponendo fine alla guerra senza aver raggiunto gli obiettivi considerati vitali per i quali è stata iniziata? E’ la domanda che sorge spontanea. Anche se ua ferma condanna si può fare al governo di Israele per la strategia basata sui bombardamenti distruttivi per due lunghi anni con tante vittime innocenti, per di più inefficaci a sradicare le milizie di Hamas protette anche dai tunnel; invece della ben più efficace azione via terra con ultimatum ad Hamas e con i civili spinti ad evacuare, da adottare fin dal primo momento. Entrando a Gaza con le sue truppe poteva ordinare il disarmo e la resa di Hamas insieme alla riconsegna degli ostaggi, e dinanzi al rifiuto esigere l’evacuazione dei civili, senza seminare per ben due anni distruzione e morte. Il rifiuto sul campo di Hamas avrebbe giustificato il prosieguo dell’azione bellica per stanare le milizie senza fare prima piazza pulita come invece è avvenuto.

Ma perché, ripetiamo, tanto accanimento solo contro lo stato di Israele, pur se anch’esso da condannare per questo suo inammissibile errore e per suoi colpevoli eccessi che hanno comportato l’”inutile strage” di diecine di migliaia di innocenti vittime civili, e di tanti bambini, con le milizie terroriste alquanto protette dai tunnel? Perché nessuna azione di condanna e neppure una semplice critica ai vicini paesi arabi che non hanno accolto gli sfollati dalla Striscia di Gaza, lasciandoli esposti agli effetti mortali del conflitto bellico e della pur gravissima carestia?
E soprattutto perché nessuna azione di condanna e neppure una semplice critica ad Hamas che, deponendo le armi e riconsegnando gli ostaggi, avrebbe evitato l’ecatombe di vittime civili, donne e bambini, giustamente condannata, ma che avviene sempre e dovunque in ogni guerra, e questa è una guerra per di più con un insostenibile affollamento in zone distrutte? Perché sono considerati unici colpevoli gli israeliani responsabili delle tante vittime innocenti, come quelle della striscia di Gaza, anche se è minacciata la sopravvivenza del loro popolo, e non le milizie di Hamas che vuole eliminare Israele “dal fiume al mare” e i paesi arabi con vasto territorio e larghissime disponibilità economiche, che non hanno accolto gli sfollati dalle abitazioni pur colpevolmente distrutte – e sono soltanto 2 milioni, ripetiamo – salvandoli dalla guerra e dalla carestia?

Facendo seguito alla nostra evocazione della tremenda situazione in cui si è trovata Gaza, queste sono domande che ci assalgono e ci sentiamo di ripetere più volte con forza, in una insistenza giustificata dal fatto che le gravissime colpe di Hamas e dei paesi arabi vengono non solo sottovalutate ma del tutto ignorate. Abbiamo accostato la tragedia dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 agli inermi civili di Israele alla tragedia dell’attacco di Al Quaida agli inermi civili che si trovavano nelle Torri Gemelle e non solo l’11 settembre 2001.
Prossimamente, un ulteriore accostamento della guerra di Gaza, lo faremo con la guerra in Ucraina, seguito dall’inconcepibile irrisione alla nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenuta alla spettacolare firma dell’Acordo di pace a Sharm el Sheik, con la cui evocazione abbiamo aperto questo articolo. Invece di citare l’elogio rivolto solo a lei – tra i 20 capi di Stato e di governo intervenuti. dal presidente americano Trump per il suo “ottimo lavoro”, nel momento più solenne della firma, lo si è nascosto in modo scorretto per usare un eufemismo, e non ritenerlo voluto.

E lo si è nascosto, mentre andava messo in primo piano, in un modo divenuto ossessivo per la pervicacia anche molti giorni dopo, in una sorta di indegno dileggio dinanzi a una espressione scherzosa e comunque ammirata del presidente, rivoltale in un momento ben successivo del tutto informale, anch’essa peraltro seguita da un elogio, altrettanto “oscurato”.
Parleremo ampiamente di quest’altra, sia pure marginale alterazione della realtà, dopo aver ripercorso alcune alterazioni macroscopiche della realtà nella terribile vicenda di Gaza. Che speriamo avviata a soluzione, intanto è arrivato il “cessate il fuoco”. E non è poco, anche se manca tanto, forse ancora tutto per la pace definitiva. Ma siamo al primo fondamentale passo, non più versamento di sangiue innocente, sono terminati i devastanti bombardamenti e le altre azioni belliche. Ci sembra sia veramente provvidenziale. .

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Le prime 15 immagini presentano – con le foto alternate a quelle di Gaza – scene delle principali manifestazioni in Italia pro Palestina e contro Israele, con in vista i relativi striscioni, in particolare a Roma e Milano, Torino e Venezia, considerando che ci sono state manifestazioni in tante altre città, particolarmente a Bologna, Genova e Napoli, con analoghi striscioni; le ultime due foto delle manifestazioni danno un’idea degli incidenti avvenuti con le forze dell’ordine, in particolare a Roma e a Torino, anche all’insegna del “blocchiamo tutto” evidente in alcuni striscioni, oltre che nelle parole d’ordine. Alternate alle immagini delle manifestazioni ora citate, le forti immagini a Gaza, che rappresentano scene tragiche delle morti e scene dolenti della fame e della disperazione nella Striscia, conseguenti alla guerra di Israele con bombardamenti distruttivi e tanto spargimento di sangue . La galleria di immagini si chiude, nelle due fotografie finali, con l’immagine straziante del dolore di una madre con in braccio il corpo del suo piccolo che la guerra ha strappato alla vita, e quella altrettanto straziante di un padre che tiene anche lui in braccio disperato la sua banbina uccisa dalla guerra. Tutte le immagini sono state tratte dai siti web di seguito indicati, precisando che sono imserite nel testo a mero scopo illustrativo, senza alcun intento economico o pubblicitario; qualora non fosse gradita la pubblicazione di qualche immagine, verrebbe rimossa immediatamente previa richiesta del rispettivo sito nello spazio del commenti. Si ringraziano i titolari dei siti per l’opportunità offerta. Ecco i siti, in ordine di inserimento delle immagini: Rai news, RSI, venezia mondo, la repubblica, milano today, la repubblica, roma today, unicef, torino oggi, france 24, contropiano, il messaggero, il messaggero, RTL 102 . 5, la repubblica, vaticano new, la repubblica. Di nuovo grazie a tutti i titolari dei siti citati.
