Stati Uniti e Cuba, con Haiti, al Vittoriano per l’Expo

di Romano Maria Levante

Al Complesso del Vittoriano, tra la fine di maggio e l’intero mese di giugno  2015 una sfilata di stati americani nel programma di presentazione dei paesi presenti all’Expo di Milano nella vetrina romana: tra Haiti dal 22 maggio al 5 giugno 2015, e Cuba, dal 10 al 23 giugno, gli Stati Uniti dal 27 maggio al 9 giugno. La staffetta con Cuba ha anticipato, in senso opposto, quella che ci sarà alla visita del Papa in settembre, con lo storico passaggio da Cuba agli USA dopo l’altrettanto storica ripresa dei rapporti diplomatici tra loro resa possibile dall’intervento decisivo di Papa Francesco.

Haiti ha fatto da apripista alla staffetta del Vittoriano, che conferma l’importanza dell’iniziativa di presentare nella Città eterna, e nel suo prestigioso monumento-simbolo, i paesi presenti all’Expo che partecipano alla grande esposizione mondiale sull’alimentazione e le molteplici declinazioni a livello di risorse e di iniziative, di peculiarità e di tecnologie, nonché di problematiche.

Continua la nostra rassegna, dopo aver dato conto degli altri paesi che si sono presentati al Vittoriano, a partire dal settembre 2015, mentre altri hanno si sono avvalsi dell’appositi spazio all’Aeroporto Leonardo da Vinci: una proficua collaborazione tra le due maggiori città italiane per un evento di rilevanza nazionale sul piano organizzativo ed economico, e risonanza mondiale sul piano dell’immagine e attrattiva: dei 30 milioni di turisti previsti, una parte rilevante è di stranieri.

Haiti, dalla terra al tavolo

La mostra di Haiti si intitola “Dal suolo al tavolo Haiti si rialza”, con riferimento al sisma distruttivo che cinque anni fa ha devastato la splendida isola delle Antille, la seconda dopo Cuba, scoperta da Cristoforo Colombo che chiamò l’approdo “Molo Saint Nicholas”, dove è stato rinvenuto il relitto  della terza caravella, la Santa Maria. Per l’epoca attuale viene ricordato l’impegno profuso nella ricostruzione con grandi risultati, ottenuti anche con l’aiuto della comunità internazionale;  per il passato si sottolineano con orgoglio gli aiuti prestati ai paesi in lotta per l’indipendenza e la libertà, come la  Colombia di Bolivar e gli stessi Stati Uniti.

Nell’immaginario collettivo restano le leggende del tesoro dei pirati dell’isola di Tortuga e tante storie avventurose; nella realtà c’è una nazione di 10 milioni di abitanti che produce i frutti della sua terra rigogliosa per il consumo interno e le esportazioni, portati appunto “dalla terra alla tavola”: i tuberi e i cereali, le radici e i frutti esotici, il caffè  e il rhum  sono tra le principali produzioni.

Oltre a queste specialità locali della terra, ne vengono presentate altre della cultura: l’artigianato e l’arte naif di Haiti sono noti dagli anni ’40, si sono aggiunti artisti contemporanei che utilizzano materiali di riciclo, per i quali è sorta la scuola del maestro Jolimeau, altri che impiegano le perle e i tessuti con ricami raffinati, gli scultori e gli stilisti.  Infine letteratura e musica, per quest’ultima va segnalata la musica kompa, che unifica, in un sound divenuto tipico per Haiti, musica e ritmi africani e indiani, francesi, spagnoli e americani. Un sincretismo che si ritrova sul piano linguistico, religioso e infine gastronomico.

All’Expo la gastronomia haitiana è valorizzata, nella mostra al Vittoriano sono presentate delle testimonianze visive che fanno vedere alcuni aspetti significativi della loro cultura e gastronomia.

Cuba e la cultura nei rapporti con l’Italia

Da Haiti a Cuba: dista 70 Km dalla seconda isola del meraviglioso arcipelago, si presenta con le parole di Cristoforo Colombo: “Questa è la terra più bella che occhio umano abbia mai visto”. A cui gli organizzatori aggiungono questa descrizione che ne magnifica le componenti: “Autentica, come la sua gente; affascinante, come le sue spiagge; sorprendente, come le sue città; contrastante, come la sua natura; e ammirevole, come la sua cultura. Cuba è sintesi di ricchezze” E ancora: “Eterogeneo miscuglio di razze e conoscenze, di stili e ritmi, di profumi e sapori, questo arcipelago magico impone il suo fascino e sparge per il mondo quel sussurro provocante che, ogni giorno, attira sempre più visitatori avidi di viverlo pienamente e intensamente”.

Ma nella presentazione al Vittoriano, alla presenza dell’Ambasciatore di Cuba Alba Beatrix Soto Pimentel,  più che questi aspetti esotici della “perla delle Antille”, vengono sottolineati gli aspetti culturali, tanto che la mostra si intitola “Iniziative di cultura, architettura e società”,  con particolare riguardo ai  legami con l’Italia: da vent’anni l’Arci e l’Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba organizza un Premio letterario dedicato a Italo Calvino, nato a Santiago Las Vegas, e nel 2013, nei 90 anni dalla nascita, è stato pubblicato in spagnolo il suo libro “Le città invisibili”, inedito per Cuba, illustrato dall’artista cubano Sàndor Gonzàles Vilar; insieme una raccolta di saggi critici anch’essi inediti.

Dal 1993 vengono realizzate rassegne del cinema italiano con la partecipazione dei registi più famosi, ed eventi musicali, come quello del maestro Claudio Abbado, definito memorabile.

Altra espressione che viene citata ampiamente per sottolineare i legami con l’Italia riguarda le Scuole d’Arte progettate dagli architetti italiani Roberto Garatti e Vittorio Gottardi con l’architetto cubano Ricardo Porro, all’insegna delle parole chiave degli anni sessanta: utopia  e fantasia, progetto e rivoluzione.  Nella mostra  grandi pannelli rievocano questa iniziativa che ha creato l’Istituto Superiore d’Arte dal grande valore non solo architettonico e artistico ma culturale e sociale per il ruolo nella formazione di artisti contemporanei.

Gli Stati Uniti con l’arte culinaria di Pollock

E siamo giunti agli Stati Uniti, ci passiamo da Cuba, come farà Papa Francesco a settembre.

Anche questa presentazione è sorprendente,  per altro verso,  rispetto a quella di Cuba. Nessuna illustrazione del grande paese, non ce n’è bisogno, ma l’impegno ad “accettare la sfida della sicurezza globale del cibo e a cercare un modo sostenibile affinché tutti prosperino nel futuro, generazione dopo generazione”.  Questo non poteva mancare, come la valorizzazione del grande padiglione al’Expo, 3000 metri quadri con una delle più vaste “fattorie verticali” del mondo, che “mette in risalto l’industria, i prodotti e l’imprenditoria americani nell’ambito di sostenibilità, nutrizione e salute”.

In aggiunta viene  rivendicata su un piano ancora più generale l’ estrema sensibilità al problema dell’alimentazione, al punto che la stessa First Lady Michelle Obama si è impegnata  in una campagna volta a migliorare le abitudini alimentari dei giovani americani per una vita più sana; nello stesso tempo si puntualizza che è sbagliato identificare il cibo americano con il famigerato “fast food”: la cucina americana è invece molto ricca e genuina, e non potrebbe essere altrimenti considerando le radici etniche del paese e il “melting polt” dell’immigrazione che ha unito alle tradizioni dei nativi quelle degli immigrati da ogni parte del mondo.

A questo punto il colpo di teatro, la mostra “Dinner with Jackson Pollock. Ricette, Arte & Natura”. E’ una straordinaria sfilata di 50 immagini di piatti culinari prediletti dal grande artista, dalla rivoluzionaria pittura gocciolante, che alla passione per la pittura univa quella per la cucina in cui si impegnava personalmente; nonchè immagini della natura rigogliosa..

Nella residenza di Springs, a Long Island, dove si ritirò con la moglie Lee Krasner nel 1945, offriva agli ospiti pane e torte di mele, da lui cucinati al forno, e una vasta serie di altri  piatti ricavati dalle ricette  più diverse, dalle zuppe ai budini, oltre un centinaio, che utilizzava la madre Stella, e lo avevano affascinato in gioventù.  La famiglia della moglie, emigrata in Usa, all’inizio gestiva una bancarella di frutta e verdura  a Brooklyn. Aveva portato le ricette dei cibi ebraico-ucraini della nativa Odessa, ma presto Lee se ne affrancò adottando la cucina del Mid Est e del New England con in più dei piatti francesi; però restò sempre nel loro menu  il “bling”, un focaccina senza te,ievito, dell”usanza ebraica, da mangiare con formaggio e pesce fritto.

Il libro da cui deriva la mostra ripercorre la quotidianità di Pollock in cui il cibo occupa un ruolo importante, non solo come preparazione dei paitti ma anche come approvvigionamento di prodotti e ingredienti natutrali genuini presi direttamente.  Non solo questo, viene rievocato il viaggio che fece attraverso l’America nel periodo della Grande depressione, a diretto contatto con la miseria e la fame prodotte dalla crisi finanziaria ed economiva.

Il ricettario, trascritto da lui e dalla moglie, è stato trovato dalla fotografa internazionale Robyn Lea, che ha iniziato la sua attività a Milano nel 1990 per poi esporre in dieci mostre personali e numerose collettive. 

E allora le ricette sono diventati piatti cucinati come avrebbe fatto Pollock e fotografati per dare un’immagine visiva quanto mai aderente alla realtà vissuta dall’artista e ricostruita nel suo manoscritto; e anche per riaffermare la genuinità e la tipicità del cibo americano.

In questa prospettiva viene sottolineato come Pollock ricavava direttamente dalla natura gli ingredienti per i suoi piatti, coltivando l’orto e prendendoli dai campi, dai boschi e dalle acque che costituivano l’ambiente ancora incontaminato in cui viveva.

Tutto questo viene espresso nella mostra al Vittoriano con 50 immagini che formano un vero caleidoscopio di colori e fanno avvertire i sapori di quei piatti cucinati con le ricette originali descritte puntualmente. Ci sono anche immagini dei suoi pennelli, le sue pitture sono celebri, la considerazione del suo valore artistico è unanime;  ma ora protagonisti sono non i dipinti ma i cibi di Pollock e l’ambiente  da cui ricavava gli ingredienti, c’è anche un’immagine del suo cottage nella natura.

Laa cucina può diventare un’arte, la mostra e il libro dimostrano che anche in quest’arte eccelleva, come in quella pittorica..

Info

Complesso del Vittoriano, Ala Brasini,  lato Fori Imperiali,via San Pietro in carcere. . Tutti i giorni, dal lunedì alla domenica compresa, ore 9,30-19,30. Ingresso gratuito fino a 45 minuti dalla chiusura.  Cfr. i nostri articoli in questo sito: per le mostre precedenti al Vittoriano del progetto “Roma verso Expo”, nel 2015,  Congo e Polonia 28 aprile, Tunisia e Dominicana  25 marzo, Grecia e Germania  22 febbraio,  Estonia  7 febbraio,  Vietnam  14 gennaio; nel 2014, Albania e Serbia  9 dicembre, Egitto e Slovenia 8 novembre ; per Pollock, cfr.,  in questo sito, i nostri articoli per la mostra sui capolavori del Guggenheim, il 22, 29 novembre e 11 dicembre 2012.

Foto

Le immagini sono state riprese nel Vittoriano alla presentazione delle tre mostre da Romano Maria Levante, si ringrazia “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia con i titolari dei diritti, in particolare le ambasciate dei tre paesi  e Robyn Lea per Pollock.  In apertura, un’immagine con i pennelli di Pollock; seguono, per Cuba, 2 immagini delle scuole d’arte progettate dagli architetti italiani Garatti e Gottardi con il cubano Porro alternate a due  illustrazioni di Sàndor Gonzales Vidàl del libro di Calvino “Le città invisibili”; quindi per gli Usa, pentole e  ingredienti per la cucina di Pollock seguiti da  4  foto dei piatti  basati sulle ricette da lui utilizzate; in chiusura, il suo cottage nella natura lussureggiante