Minya, ritratti dell’Italia di oggi, al Palazzo Esposizioni

di Romano Maria Levante

 A Roma, Palazzo Esposizioni,  dal 14 al 22 maggio 2016,  la mostra “Minya.  GAPscape – State of Art – Italia” presenta 35  ritratti  di personaggi italiani contemporanei nei diversi settori, dallo sport alla musica, passando  per  l’arte e la letteratura, l’imprenditoria e le professioni. Sono ritratti, con interventi pittorici, doppi:  il primo con il solo viso del VIP, il secondo con la trasparenza di un paesaggio dietro il volto, possibile perché  fotografato su plexiglas. Con il patrocinio di Regione Lazio, e Istituto svizzero, Comitato Italiano Paraolimpico e “Insieme – Roma Candidate City Olympic Games 2024”, curatore e promotore del progetto Achille Bonito Oliva. Catalogo del Palazzo delle Esposizioni, bilingue.

Il titolo riassume forma e contenuti della mostra di Minya Mikic, l’artista che utilizza una tecnica personalissima in cui la pittura si sposa con la fotografia, il ritratto con il paesaggio, in una fusione altamente simbolica:  “GAPscape” indica il vuoto riempito con il paesaggio, dal “gap” al “landscape”, “State of Art- Italia” allude all’opera dei personaggi ritratti nei vari settori.

L’insieme costituito dai  ritratti di personaggi celebri e dai paesaggi in essi incorporati fino a diventarne parte integrante,  rende per immagini il corpo e l’anima di un paese come il nostro nel quale alle eccellenze ambientali si uniscono quelle personali,  e meritano di essere celebrate insieme.

Naturalmente, la scelta dei 35 personaggi che simboleggiano le eccellenze personali, come i  paesaggi ad esse associati, è  stata operata direttamente dall’artista, pescando a sua discrezione nei diversi campi, dallo sport alla musica, dall’arte alla letteratura, dall’imprenditoria alle professioni.

Una scelta per molti versi è opinabile, ci è sembrata influenzata dalla presenza  mediatica dei soggetti, ben oltre il loro valore emblematico;  comunque non si può negare che presenta un quadro variegato dell’Italia di oggi, un racconto  per immagini  del paese come lo vediamo rappresentato. In fondo è un racconto dell’artista, un viaggio in Italia tra personaggi e paesaggi fusi in una alchimia artistica la cui composizione è fatta rivivere nel backstage appositamente visualizzato.

Nel Catalogo, infatti, troviamo in 30 fotografie gli “incontri”, con i personaggi in posa per le fotografie di base nei loro ambienti di vita e di lavoro;  in altre 24 fotografie i “luoghi”, o meglio i momenti in cui le loro immagini, trasferite su plexiglass, vengono fotografate in modo da riprendere come loro sfondo scorci ambientali per lo più monumentali. Le trasparenze del plexiglass forniscono i “vuoti”, il gap dove irrompe il  paesaggio, il “landscape”. Una sorta di magia.

Soltanto fotografia sovrapposta a fotografia?  No di certo, entra in campo la pittura, i quadri sono dipinti  utilizzando pigmenti puri in  pasta acrilica che vengono  applicati sulla superficie trasparente del  plexiglas. Anzi, sono gli interventi pittorici a dare l’impronta a questa fusione.

Vi sono anche 4 opere con soli pigmenti su plexiglas, senza immagini, con dominante  verde,  blu,  o bianca, che rimandano ai lavori astratti dell’artista alla base dell’exploit  ritrattistico; e un’opera in cui l’immagine su cui sono applicati pigmenti blu è quella del Colosseo, preso come personaggio.

E’ dell’ottobre 2008  il prologo dell’attuale mostra, ma senza personaggi: infatti espose nella galleria di New York “Monkdogz  Urban Art”  la sua prima personale con quadri astratti in pigmenti puri su plexiglas fotografato con fondi di paesaggi di Roma e New York, Londra, Zurigo e Parigi. Dopo cinque anni, nel 2013, il progetto  di utilizzare la sua particolare forma artistica per “raccontare” l’Italia di oggi unendo personaggi ad ambienti caratteristici, per il suo attaccamento al nostro paese, nel quale si è trasferita dal 1999 provenendo da Novi Sad, nella ex Jugoslavia, dove si è diplomata all’Accademia delle Belle Arti, ed è stata campionessa nazionale di ginnastica artistica.   Ha al suo attivo mostre in USA, Italia e Svizzera, dove ha uno studio a Zurigo.

 Nel 2015,  la prima prestigiosa vetrina  di “GAPscape –  State of Art Italia” , a New York  le opere realizzate  sono state esposte dal 2 giugno per sei mesi su invito del Console Generale di New York, Natalia Quintavalle , nell’ambito dei  festeggiamenti per la Repubblica.

Il mondo dello sport e non solo

Con queste premesse e con questi  contenuti l’attuale mostra avviene in un momento particolare,  che spiega come al patrocinio delle istituzioni locali, la Regione Lazio e Roma Capitale, si aggiunga il Comitato Italiano Paraolimpico e “Insieme per Roma, Candidate City Olympic Games 2024”.  E’ il momento di sostenere questa candidatura anche con un’opera  –  come ha scritto il presidente del Coni  Giovanni Malagò – “che può diventare il biglietto da visita più efficace per promuovere l’immagine vincente della tradizione tricolore”.   e questo perché presenta “tanti protagonisti, un unico comune denominatore: il senso di appartenenza nei confronti delle nostre radici, l’orgoglio di rappresentare e sventolare – con legittima fierezza – una tradizione che si specchia nel successo”.

Tutto ciò Malagò lo vede nei “campioni che veicolano l’immagine più  bella della nostra patria, che scrivono la storia con il loro esempio fatto di talento e determinazione, perché ogni traguardo va costruito con abnegazione e con determinazione. E’ una lezione che si riflette nella quotidianità,  che fa dello sport uno stile di vita, concetto che questa preziosa galleria sa impreziosire con una sapiente vena artistica”.  Reca la scritta “Stile di vita” l’immagine di Malagò – uno dei 35 personaggi – con in trasparenza la spiaggia di Sabaudia sormontata dal promontorio. 

Oltre a Malagò, Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paraolimpico, in trasparenza la  romana Piazza del Popolo, con le parole  “I limiti sono nella nostra testa”:  soggettivi, non oggettivi, messaggio forte per chi ha subito menomazioni ma non per questo deve sentirsi condizionato, sta a lui  reagire positivamente e, come avviene nelle paraolimpiadi,  fino alla vittoria non solo su se stessi. Non poteva mancare Luca Cordero di Montezemolo,in trasparenza le due torri di Bologna, ben noto “businessman”  ma con un ruolo di punta oltre che nello sport, si pensi alla Formula 1, nella sfida olimpica di Roma.

Come non potevano mancare, tra i personaggi immortalati, due campioni olimpionici e campioni del mondo nella ginnastica –  in omaggio all’attività sportiva dell’artista – i cui trionfi sportivi sono rimasti nella mente e nel cuore di tutti.  Le loro immagini, con le trasparenze di una chiesa di Prato e un mausoleo di Treviso, sono accompagnate da una riflessione  che ci riporta alle parole di Pancalli: “Ogni sogno è possibile se ci credi fino in fondo”, il messaggio di Juri Chechi, “Insegui il tuo sogno e non mollare nonostante le difficoltà, la tua passione farà la differenza”  il messaggio di Igor Cassina,  li accomuna il sogno unito alla determinazione.  Altrettanto eloquente, per altro verso, il motto della modella di moda Bianca Balti, con la trasparenza di una piazza e chiesa di Lodi:  il suo “Let go, let God”  realizza i sogni andando sulla passerella con l’aiuto di Dio.

L’insegnamento dello sport è anche nel messaggio che accompagna il volto di Filippo Magnini, nuotatore campione del mondo  ritratto con in trasparenza uno scorcio aprico di Pesaro: “Affronto la vita 100 metri per volta”, con quanta determinazione si può vedere dai suoi record natatori. Mentre la campionessa olimpica e del mondo, sempre di nuoto, Federica Pellegrini, accompagna il suo bel viso nella trasparenza della laguna di Venezia con le parole “Pesce d’acqua dolce”. Venezia con le gondole, anche nella trasparenza dietro il volto di Gino Strada, di Emergency.

Torna il sogno a commento dell’immagine del calciatore  Gianluca Zambrotta, in trasparenza una chiesa di Como: “Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”. 

Al riguardo lo skipper Giovanni Soldini, con un angolo panoramico di Genova in trasparenza, esclama: “Voglio essere felice di quello che mi aspetta ogni mattina quando mi sveglio”,  e spesso si è svegliato da solo nella vastità sconfinata dell’oceano nel suo giro del mondo in solitario.

Una felicità che Bebe Vio, schermitrice campione dei giochi paraolimpici, esprime con uno stupefacente trasporto, “La vita è una figata!”, messaggio spontaneo di valore incommensurabile.  

Il mondo delle imprese e delle professioni

Anche Ferruccio Ferragamo, con cui apriamo la galleria degli imprenditori dopo quella degli sportivi,  evoca i sogni e la determinazione, mentre in trasparenza si intravede un edificio monumentale di Firenze: “Mio padre mi ha insegnato che è possibile realizzare i propri sogni. Bisogna crederci ed essere tenaci”.  Oscar Farinetti, creatore di “Eataly”, ci ha creduto e ha avuto il successo che tutti conoscono, lo si vede dall’espressione soddisfatta del viso, uno dei pochi sorridenti, in trasparenza un edificio torinese, eloquente come il messaggio di Ferragamo.

Vediamo poi il viso di un terzo imprenditore, Stefano Ricci, con la trasparenza della basilica fiorentina di Santa Maria del Fiore; e quello di un ingegnere, Gianni Silva, in trasparenza il Duomo di Milano.  L’architetto Marco Casamonti è anche lui ripreso con in trasparenza una veduta di  Santa Maria del Fiore, questa volta laterale, mentre torna  Milano con il Duomo nella trasparenza di Fabiola Gianotti, fisica delle particelle, Direttore generale del Cern, e con la Galleria nella trasparenza dietro il volto del direttore artistico Davide Rampello.  Rivediamo la basilica di San Pietro nella trasparenza dell’archistar Massimiliano Fuksas, mentre si intravede dietro l’immagine dell’architetto Nicola di Battista, con il messaggio “All’ombra del Pantheon non tutto resiste”.

Vi associamo  “Nulla è permanente quanto il cambiamento”, il messaggio della scienziata virologa Ilaria Capua,  con la basilica di Padova  in trasparenza, tra forti pigmenti rossi sui capelli. Ma c’è anche un messaggio meno impegnativo, “Vieni in Italia con me”, è del chef Massimo Bottura,l’espressione peraltro è severa, in carattere con la  trasparenza monumentale di Modena. Un leggero sorriso sul volto del giornalista Beppe Severgnini, molto presente mediaticamente, che nella trasparenza della cattedrale di Crema manda un messaggio dal chiaro significato esistenziale:  “La vita è un viaggio e non viaggiamo da soli”. Il volto di Oliviero Toscani, dinanzi alla trasparenza del Duomo di Lucca, ci dà un altro messaggio esistenziale, irridente e paradossale a prima vista, ma denso di contenuti: “Gli stupidi vedono il bello solamente nelle cose belle”

Il mondo dell’arte e della letteratura, dello spettacolo e della musica

L’arte è presente soltanto con Michelangelo Pistoletto, ritratto in una trasparenza architettonica di  Biella, e con Nanni Balestrini, artista-poeta, dinanzi alla  spettacolare facciata della basilica romana di Santa Maria Maggiore, ci sembra troppo poco. Per il cinema,  il regista Matteo Garrone, nella trasparenza di Castel Sant’Angelo accompagnata dalle parole “Semplicità non presunzione”, non scontate nel mondo del cinema e per lo spettacolo l’attrice Paola Cortellesi, troppo poco anche qui.

Dall’arte alla letteratura con la bella immagine di Dacia Maraini dinanzi alla trasparenza di un edificio monumentale a Palermo, e con Umberto Eco, il cui messaggio è legato a una località: “La città più bella d’Italia? San Leo: una rocca e due chiese”, si percepiscono appena in trasparenza del tutto incorporate nel volto aperto e pensoso, l’espressione di uno scrittore che è anche filosofo.

Infine la musica, il settore con maggiori presenze nella galleria di volti di Minya. Due musicisti jazz, i cui messaggi paralleli sono inequivocabili, Enrico Rava, con la trasparenza della Mole Antonelliana di Torino confida “Jazz mi ha salvato la vita”, mentre Stefano Bollani, dinanzi alla trasparenza dei ruderi del Foro Romano aggiunge “Jazz ha salvato la vita anche a me”.

Dai musicisti jazz a due mostri sacri. Vediamo  il grande compositore Ennio Morricone, dinanzi a due  trasparenze romane, Castel Sant’Angelo e la basilica di Santa Maria Maggiore, con le parole “Il segno, il sogno”, che riassumono le sue musiche, hanno segnato i momenti più emozionanti di grandi film, e hanno alimentato il sogno della sterminata platea di spettatori. Ed ecco il grande Andrea Bocelli, anche lui con Roma in trasparenza, questa volta il Foro Romano, e il messaggio “I strongly elieve that love does justice”, universale come la lingua nella quale lo ha espresso.

Il presidente della Regione Lazio Zingaretti e il curatore Bonito Oliva

Abbiamo lasciato per ultimi due personaggi che sono al centro dell’iniziativa, con ruoli diversi: il presidente della Regione Lazio che la patrocina,  il critico d’arte Achille Bonito Oliva, curatore e promotore culturale dl progetto.

Nicola Zingaretti è ritratto, nella trasparenza di piazza Colonna,  con un’espressione tranquilla, il suo è l’unico volto alla base del quale si intravede camicia bianca, giacca e cravatta, l’ufficialità è rispettata. Ha vissuto quest’esperienza  nella “doppia veste di protagonista e fruitore”, e ha potuto apprezzare l’impegno e il carattere innovativo di un lavoro artistico proiettato sull’attualità: “Personaggi provenienti da tante città italiane diverse e tutti uniti nella rappresentazione del ‘corpo’ e dell’ anima’ del nostro paese. Mikic è riuscita a immortalare un patrimonio di luoghi e di persone che sono divenuti patrimonio comune”, sono le sue parole. 

Achille Bonito Oliva, dinanzi alla trasparenza di una via del centro di Roma con i suoi edifici monumentali, ammonisce: “La memoria progetta il passato della vita”. A questa massima aggiunge un altro assioma  non meno intrigante: “L’arte è una domanda sul mondo, e l’artista è un inviato della realtà”.  Poi  la sua dialettica ermetica e pindarica insieme  prende il sopravvento: “L’arte è un massaggio del muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva,  è l’irruzione di un gesto catastrofico sull’equilibrio del linguaggio interpersonale e paradossalmente la capacità di giocare tra catastrofe e comunicazione. Minya riesce con equilibrio a manovrare entrambi gli aspetti”. E lo fa creando “immagini personali a partire dall’osservazione che lei produce nei confronti del mondo e della realtà” e comunicandole nella forma particolare che abbiamo visto.  La sua opera “intende cogliere nella realtà sociale che circonda l’artista, ma direi anche il suo pubblico,  le eccellenze,  figure che sul piano morale, economico, sociale, politico sono state e sono capaci con il loro comportamento di valorizzare l’identità del proprio paese; in questo caso l’Italia”. Così inquadra queste eccellenze: “L’Italia è un paese di poeti, guerrieri e navigatori ci dice un’antica retorica del passato. E pure il ventaglio di personaggi scelti dall’artista sono assolutamente documentati dalla storia personale di ognuno, ma direi anche dalla capacità di essere trasformati in icone”.   E così definisce la tecnica utilizzata: “Riesce a riportare sulla superficie speculare con pixel e adeguata assistenza manuale dell’artista per produrre una figurazione, una rappresentazione, uno spostamento dalla vita all’opera di personaggi riconoscibili, ma questa riconoscibilità passa attraverso la griglia linguistica”.

Minya, l’interpretazione autentica della propria arte  

Minya Mikik molto semplicemente, dopo aver affermato che “l’artista deve essere sempre molto attento ad osservare tutto quello che lo circonda, tutto quello che succede nella nostra società, dalla cultura, alla scienza, alla politica… Più esperienza si ha nella vita, più l’arte traspira di contenuto interessante” , confida: “Le mie esperienze di vita, dal mio paese natale a quello adottivo, il mio passato di sportiva: passione, disciplina, precisione, obiettivi… sono diventati il mio stile di vita e si rispecchiano nella mia arte. Il mio compito, o desiderio, è poi quello di comunicare agli altri questa esperienza, i miei pensieri, i ragionamenti, e magari anche le mie conclusioni”.

 Non è una visione neutrale, né una registrazione passiva: “Nelle sue più diverse forme ed espressioni l’arte deve provocare, porre domande, istigare il pensiero… aprire la mente. Ciò che importa non è il risultato, ma il percorso, il processo della creazione”. Ed ecco il processo da lei seguito: “Per me essere un’artista significa mescolare tutto ciò che ho a disposizione: dalla tecnologia alla sociologia, la psicologia,  la storia, all’attualità, e ottenere una mia visione della realtà che ci circonda”. E non solo: “Per l’autenticità del progetto è stato fondamentale  il coinvolgimento personale dei protagonisti. Conoscerli personalmente è stato fondamentale nella realizzazione dei quadri, ho scattato moltissime foto durante le sessioni per poi selezionarne solo una o due con quel ‘qualcosa in più’ che andava oltre l’estetica, che ne rispecchiava l’anima”.

Lo vediamo nelle immagini del backstage con la bionda giovane artista che li fotografa in ambienti domestici, ne coglie l’umanità: “Parlando con loro ho cercato di intuire il ‘loro’ colore, la sfumatura che meglio li descriveva. Dipingendo i quadri, entrando nei dettagli della fisionomia facciale, mi è sembrato di conoscerli intimamente, di scoprire i loro segreti e comprendere la loro eccellenza”.

Il risultato?  Così ne parla  Bonito Oliva: “La figurazione nel caso produce una galleria, l’esemplare di eccellenze esistenziali comportamentali, professionali che producono modelli di comportamento attraverso la contemplazione che il pubblico può assumere di queste figure e partecipare da fermo, attraverso questa nuova iconografia, a sviluppare, massaggiare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva”. E conclude: “Opera sociale è questa collettivamente organizzata che produce nuovi processi di conoscenza. Nel nostro caso, conoscenza di nuovi modi di produrre l’immagine, di praticare la pittura, e dall’altra parte direi la capacità di creare, illustrare la storia del nostro paese”.

Qualcosa di nuovo, anzi d’antico

Ci sembra che in questo abbinamento risieda il grande pregio del progetto artistico. Nuovi modi di produrre l’immagine non sono mancati, per tutti ricordiamo la tecnica innovativa di Elio con i suoi ritratti di icone mondiali della modernità. Ma questa finalizzazione a celebrare le eccellenze del nostro paese fa sentire che “c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”.

Non lo scopriamo noi,  il “Ritratto dei Duchi di Urbino”   del 1472 posto  nelle prime pagine del Catalogo della mostra,  fa da apripista alla sfilata dei VIP contemporanei,  anche i  busti dei Duchi hanno come sfondo i paesaggi, come le trasparenze dietro i volti dei VIP  quasi 450 anni dopo… 

Il commento di apertura, nella sua cristallina semplicità, è la decrittazione delle espressioni più criptiche del curatore: “La Storia d’Italia è stata nel tempo ampiamente illustrata attraverso ritratti di personalità rilevanti nel loro periodo, realizzati con tecniche artistiche all’epoca innovative. Basti pensare alla scoperta rinascimentale della prospettiva e alla sua portata addirittura rivoluzionaria per la ritrattistica. I ritratti realizzati per la mostra ‘GAPscape – State of Art Italia’ propongono una versione moderna di questa narrazione e Minya, con la sua tecnica del tutto personale e originale, ci regala una possibilità di osservare l’Italia di oggi attraverso i suoi personaggi e i suoi paesaggi raccontati con un linguaggio contemporaneo”.

Che tutto questo venga finalizzato alla candidatura olimpica di Roma è  secondario, l’elemento primario è la formula nuova e antica insieme di celebrare il nostro paese. Una formula così potente da richiedere una selezione rigorosa dei soggetti che ne illustrano le benemerenze. Il concetto di “eccellenza” è forse più alto di quello qui adottato, troppe sono le assenze e molte le presenze cui viene dato un peso sproporzionato. 

La visione dell’artista riflette insindacabili preferenze  quanto situazioni occasionali. Per questo  non si tratta del Pantheon della nazione, bensì di uno specchio alquanto  deformato da effetti mediatici e rapporti personali, ma pur sempre indicativo dell’Italia come appare oggi agli occhi di tutti.

Info

Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, Roma. Tel. 06.39967500, www.palazzoesposizioni.it. Orari. da domenica a giovedì, tranne il lunedì chiuso, dalle 10,00 alle 20,00, venerdì e sabato dalle 10,00 alle 22,30, la biglietteria chiude un’ora prim della chiusura. Ingresso intero euro 10,00, ridotto euro 8,00. Catalogo “Minya. GAPscape – State of Art – Italia”, a cura di Achille Bonito Oliva, Palazzo delle Esposizioni, maggio 2016, pp. 120, formato 24 x 28, dal Catalogo sono tratte le citazioni del testo.  

Foto

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante nel Palazzo Espopsizioni  alla presentazione della mostra. Si ringrazia l’Azienda Speciale Palaexpo, con i titolari dei diritti, in particolare l’artista, per l’opportunità offerta. In apertura, Andrea Bocelli; seguono, Federica Pellegrini e Gino Strada; poi, Giovanni Soldini e Ilaria Capua; quindi, Oliviero Toscani e Achille Bonito Oliva; inoltre, Michelangelo Pistoletto e Stefano Bollani; infine  Ennio Morricone e, in chiusura, l’immagine singola di Andrea Bocelli.