Gabriele d’Annunzio, Requiem nei disastri naturali, la vicinanza ideale alla gente d’Abruzzo nel sisma del 6 aprile 2009

Pubblicato in cultura.inabruzzo.it, il 10 aprile 2009. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it, stessa data, con l’aggiunta di 21 immagini rispetto all’articolo originario inserite in 7 gruppi nel testo del tutto immutato.

di Romano Maria Levante

Il tremendo sisma che alle ore 3,32 del mattino del 6 aprile 2009 – 4 giorni fa – ha devastato l’Abruzzo, in modo particolarmente grave il capoluogo L’Aquila, con 309 vittime, di cui 8 universitari nel crollo della Casa dello studente e la distruzione diffusa deli’abitato, in particolare degli edifici del centro storico con le strade tra le macerie. L’evento catastrofico ha suscitato da ogni parte le più sentite e conmosse manifestazioni di vicinanza per la tragedia collettiva e di cordoglio per le vittime. Abbiamo cercato di immaginare quella che sarebbe stata la partecipazione da parte del grande abruzzese vissuto a cavallo dell’800 e ‘900, Gabriele d’Annunzio. Per questo ne abbiamo rievocato la partecipazione ai disastri naturali della sua epoca, nei quali ha manifestato una sensibilità e una umanità che vanno molto oltre le note espressioni delle sua vita inimitabile.

Gabriele d’Annunzio pensoso, quasi scrivesse le sue commosse esressioni

Lo testimoniano personaggi che gli sono stati vicini e ne hanno raccolto gli sfoghi intimi dinanzi a sciagure fortemente sentite. E abbiamo anche riportato le espressioni testuali dagli scritti autobiografici, nei quali rivela se stesso davanti allo specchio dell’anima, non dietro i personaggi dei suoi romanzi. Particolarmente toccanti quelle con lui protagonista nella prima guerra mondiale vicino ai commilitoni in triincea e in visita agli ospedali, vermente con il cuore in mano, Fino alle sue espressioni verso la gente abruzzese, la sua gente, la sua stirpe. Nel testo sono inswerite immagini che fanno immedesinmare, alternando la partecipazione di D’Annunzio al dolore per le tragedie della sua epoca al dramma creato dal sisma con le vittime tra la popolazione e le distruzioni di palazzi, chiese e abitazioni.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-VOX-MILITIAE-COLLEMAGGIO.jpg
La basilica di Santa Maria di Collmaggio dall’abside scoperchiata

D’Annunzio idealmente vicino agli abruzzesi

Manlio Barilli, legionario di Fiume, così descrive la partecipazione del Poeta a una tragedia che ricorda l’immane ferita di questi giorni, il colpo al cuore dell’Abruzzo: “La sua partecipazione all’altrui dolore è così forte, così sincera, ch’egli ne patisce assai più di quanto farebbe se si trattasse di cosa sua propria. La sua generosità è immensa, ed io ricordo quel che fece quando, in Val di Scalve, la diga di Gleno ruinò, seminando morte e distruzione a Darfo e nei paesi circonvicini.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-GIORNALE.jpg
I volti di 45 vittime del sisma delle quali “Il Giornale” ha raccontato la storia

Il Poeta visitò subito tutti i paesi colpiti dall’immane sventura, portando ai feriti, raccolti negli ospedali, ed ai superstiti, la sua parola efficace e calda di conforto ed il suo aiuto materiale, veramente notevole. E tornò a Gardone pallido, stravolto e turbatissimo, tale era stata l’impressione provata dinanzi alle ruine di fiorenti borgatelle montane, dinanzi a morti e feriti, di fronte agli scampati ancora istupiditi per i terrificanti momenti vissuti e disperati per la perdita di parenti, di tutti i loro beni, della loro casa. Per alcun tempo non fu più lui: non volle vedere nessuno, e non toccò quasi cibo”. Lo stesso Poeta scrive: “Il mio vero male è d’anima. E non posso né debbo parlare della mia anima. Sono tornato da Darfo con la morte in me, con una morte operaia che dentro mi lavora incessantemente”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-GITE-IN-LOMBARDIA.jpg
Una trincea della 1^ guerra mondiale nei dolenti ricordi di D’Annunzio

La religiosità dannunziana

Quindi partecipazione sofferta alla tragedia e al dolore, ma anche preghiera. Giorgio Nicodemi, nelle testimonianze sulla vita del Poeta, così riporta la sua risposta alla domanda se pregasse: “Sempre, quando l’anima è in pena e in solitudine. L’invocazione a Dio è nel mio spirito stesso. Forse, non so pentirmi del male che faccio a me stesso, e penso che da me stesso venga il bene che spero di fare agli altri. Ma – è sempre il Poeta che parla – in me è la Fede, quella Fede stessa che fu di mia Madre. Ella ebbe la santità vera, le virtù che fanno corona alla fede: io ebbi con la Fede il potere di dominare il male con l’Arte, e tutto quello che toccai divenne virtù”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-ABRUZZO-WEB.jpg
La casa dello studente crollata con 9 vittime

Sulla partecipazione ai riti funebri Eugenio Coselschi, che è stato vicino a D’Annunzio a Fiume, ricorda: “Il Comandante pallido, con gli occhi reclinati, assorto in una meditazione profonda o in una chiusa preghiera, è anch’egli in ginocchio… Ed ecco che, accompagnata dal ritmo breve della pioggia, risuonò, sui vivi e sui morti, sui compagni giacenti e su noi che eravamo la loro guardia in ginocchio, la voce accorata ma ferma, del Comandante: ‘Inginocchiamoci e segniamoci. Segniamoci. Crediamo e promettiamo’”.

Ugo Ojetti – che lo chiama amico, maestro, soldato – racconta: “Genuflesso ha seguito la messa sopra un messale, sulla messa dei morti che… è la più semplice e la più bella e la più antica delle nostre messe”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-MANIFESTO-BENDETTO-XVI-BLOG-SPOT.jpg
La triste distesa delle bare di una parte delle 309 vittime del sisma

Ed ecco la testimonianza di Antonio Bruers, il bibliotecario del Vittoriale: “Seguendo la salma, Gabriele d’Annunzio entrò nella basilica. Subito si fece il segno della croce, come fa sempre quando è in chiesa. Coprì nuovamente il feretro con la bandiera e con fiori. Volle far tutto da sé. Poi si inginocchiò. Tutti erano a posto nei banchi. Lui inginocchiato nel mezzo della chiesa. Rimase così per due ore quanto durò la messa”. Questa la sua intensa partecipazione, mossa da una religiosità autentica che arrivava fino alla Fede, nelle tragedie che avvenivano intorno a lui, e soprattutto in quelle della sua terra. Diceva: “Ho un’anima nativamente religiosa, carica del retaggio di fede tramandato dalla mia gente che di secolo in secolo va peregrinando ai suoi Santuari… Vi sono dunque luoghi di culto annoverati, vi sono luoghi di preghiera prefissi. Ma il nostro dio è sempre davanti a noi come l’orizzonte, o come la colonna invisibile di fiamma”.

D’Annunzio, in ginocchio a Cosàla davanti ai caduti delle due parti il 2 gennaio 1921

I luoghi di culto, dunque, il loro valore incommensurabile per l’Abruzzo, ne parla nella “Lauda dell’illaudato” contenuta nel “Libro ascetico”: “Ben fu la Chiesa abruzzese, già fondata nel primo secolo del Cristianesimo, la custode vigilante del nostro patrimonio ideale. Nelle sue basiliche e nelle sue abbazie ella non conservò soltanto le ossa dei Martiri, ma puranco le testimonianze della nostra nobiltà, i vestigi dell’opera secolare compiuta dal nostro genio; e fu promotrice e propagatrice delle nostre arti belle”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-VOX-MILIRIe-prfettura.jpg
L’edificio della Prefettura crollato

Le basiliche e le abbazie dell’Aquilano colpite dal sisma sono ora mutilate e devastate – prima tra esse Santa Maria di Collemaggio con la tomba di Celestino V, sede della suggestiva “Perdonanza” – alcune distrutte, e Giovanni Lattanzi ne ha fatto un’impressionante galleria, più eloquente di mille parole. Dinanzi alle immagini della loro inagibilità non si può che seguire ancora una volta il Poeta: “Quando l’anima è nello stato di grazia può inginocchiarsi alla ventura, nell’erba o sul sasso, nell’oratorio o nella palestra, nel trivio o nel deserto”; è quello che sta facendo la gente aquilana rimasta senza chiesa e senza casa.

Una trste immagine ravvicinata delle bare coperte di fiori

Ma non vogliamo aggiungere altre parole, intendevamo soltanto dare il giusto significato alle espressioni dolenti di D’Annunzio dinanzi alle tragedie, naturali e della guerra, nelle quali ha saputo rendere in modo toccante sensibilità e sofferenza. Del resto, anche questa che si è abbattuta sulla nostra terra è una guerra, con le devastazioni e le vittime, le sofferenze e gli eroismi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-RICCARDO-RAVIZZA.jpg
In trincea, si mangia, riporta alla intensa citazione di D’Annunzio sul pane condiviso

Le parole di D’Annunzio, tratte dai suoi scritti, spesso rivolte agli abruzzesi, sono dunque un Requiem verso questa terra, la sua terra. Ascoltiamole con raccoglimento, in queste giornate di lutto e di memoria, lo dobbiamo alle vittime della catastrofe alle quali è dedicato il Requiem dannunziano, preceduto da un commosso pensiero per i feriti e sopravvissuti e per tutta la gente d’Abruzzo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-6-APRILE-ILDUOMO-DELLAQUILA.jpg
Il Duomo devastato dal sisma

Le “testimonianze della nostra nobiltà”, che abbiamo citato dal “Libro ascetico”, si sono ripetute in queste drammatiche giornate, allorché è emersa la dignità degli abruzzesi così dolorosamente colpiti, pur tra sofferenze indicibili e ferite profonde: forza nell’animo e fierezza nel cuore, “vestigi dell’opera secolare” e “nostro patrimonio ideale”, antico retaggio di uno spirito indomito e di una tenacia incrollabile che, nonostante tutto, non sono andati dispersi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-ULTIMO-CIOCIARIA-OGGOI.jpg
Il commosso corteo con immagini delle giovani vite sottratte all’affetto dei propri cari

La vicinanza alla gente d’Abruzzo

“Le lacrime chiamano le lacrime. La pietà chiama la pietà. La bontà chiama la bontà… C’è chi piange e prega nella mia casa abbandonata, nelle mie capanne d’Abruzzo, nel rifugi della mia montagna, nelle chiese, negli ospedali, nelle officine.” (dal “Libro ascetico”).

“Con una commozione profonda, come se udissi la voce medesima di mio fratello partitosi giovine dalla casa paterna e non più ritornato, riconosco l’accento del mio paese, l’idioma della terra d’Abruzzi… Trattengo le parole del suo linguaggio, del nostro caro linguaggio che mi salgono alle labbra.” (dalla “Licenza” della “Leda”).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-MOVID.jpg
Un ospedale nella 1^ guerra mondiale, che troviamo in dolenti descrizioni di D’Annunzio

“Sono anch’io della medesima razza, della medesima fede, del medesimo comandamento… La mia stirpe ha una faccia che io riconosco, una voce che io distinguo, un gesto che io interpreto… Odo alla mia sinistra un accento d’Abruzzo, un suono di terra natale. Il linguaggio natale mi riaffluisce alla gola, alle labbra. Chiamo, grido, interrogo. M’è risposto. M’è dato il rude e fiero ‘tu’ paesano e romano”… Non fui dunque sempre rifatto da mia madre, col medesimo viso, col medesimo cuore, cento volte? Non fui cento volte ritagliato e rifoggiato nella sostanza della stirpe? Cento volte, chi mi vide partire non fu certo di non rivedermi più? Tutti i miei ritorni non sono rinascite?” (dal “Libro Ascetico”).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNBZIO-NATURE-ITly-san-bernardino-san-bwrR.jpg
La chiesa di San Bernardino scoperchiata e semi distrutta dal sisma

L’ansia per i feriti e i sopravvissuti

“.. .. E’ ferito all’addome, è ferito alle reni, è ferito al costato. E da che banda lo poseremo noi? Se lo mettiamo bocconi non grida. Se lo mettiamo supino, non grida. Eppure il suo strazio fende anche la tavola morta. Sono inginocchiato nel fango. E nello spasimo silenzioso egli punta i piedi contro la mia coscia. E io serro le mascelle. Ha i piedi nudi. E’ mezzo denudato. Ritorna alla culla. Ritorna alla razza. Sono della sua razza; e soffro il suo dolore con una vastità smisurata che non so dire, da tutta quanta l’infanzia a tutta quanta la vecchiezza, e per tutti i fiumi dalle sorgenti alle foci, e per tutte le montagne dalle radici ai vertici. La sua povera carne è la mia povera carne. La sua costanza nel patire è la costanza di mia madre e della mia gente. E’ là bocconi. E’ stroncato. Ha vent’anni.” (dal “Notturno”). “Ha la faccia imberbe rivolta dalla mia parte, e da me non distoglie mai lo sguardo. Mi beve. Beve da me una pietà che gli torna dall’altare della chiesa dove fu battezzato e cresimato. Mia madre per la mia bocca gli parla come gli parlava sua madre. E il più lieve dei sorrisi infantili appare all’estremità del suo strazio.” (ancora dal “Notturno”).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-SORA-24.jpg
Il triste corteo in memoria delle vittime del sisma con in testa i loro familiari

“Vidi le loro labbra muoversi, vidi nelle loro labbra smorte formarsi la preghiera: la preghiera del tugurio lontano, la preghiera dell’oratorio lontano, del santuario lontano, della lontana madre, dei lontani vecchi… Al ricordo, il cuore mi trema, mi tremerà sempre. Saliva dal cuore della terra quel canto?… Giungeva dall’imo della miseria umana? Dal fondo delle generazioni? Dalla lontananza dei secoli?… La preghiera muta… s’era fatta voce, s’era fatta coro, s’era fatta clamore dal profondo: lamentazione, invocazione, implorazione senza carne, pentimento senza figura, giuramento senza segno, come nelle latomie, come nelle solfatare, come in tutti i luoghi della fatica umana, della pena umana.” (ancora dal “Libro ascetico”).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-CORRIERE-DELLA-SERA-BIS.jpg
Un malato in ospedale nella 1^ guerra mondiale, che evoca un’altra citazione di D’Annuzio

“… Incominciò a cantare un canto sommesso, una melodia senza parole o forse di parole sconosciute, una infinita e tenue musica ch’io non percepii coi miei orecchi ma col sommo dell’anima: un aereo canto, non modulato dalle bianche labbra, simile forse a quello non mai udito dagli uomini ma sol dalle stelle, simile a quello dei cigni iperborei su i fiumi senza sponde. E quel suono era certo ‘al di là della vita’ ma non nella morte. Ed io, pieno di meraviglia sacra e di speranza sovrumana, mi inginocchiai. Non so se in atto io piegassi le ossa dei miei ginocchi sul pavimento, perché avevo smarrito il senso del mio corpo, divenuto anch’io un puro spirito, congiunto a quella improvvisa bellezza. Né altro so. E però dissi io: ciò che io ho avuto da Me medesimo, io ho manifestato a voi. D’ogni cosa n’è cagione l’Amore.” (da “Solus ad solam” e “Le Faville del maglio”).

La chiesa di Santa Maria dell’Anima, anch’ssa scoperchiata e semi distrutta dal sisma

Il Requiem per le vittime

“Vado a inginocchiarmi solo, a fianco della cassa, presso il luogo dove il suo capo riposa… Ho nelle ossa un freddo orribile! Toccare la morte, imprimersi nella morte, avendo un cuore vivo! Eppure siamo anche una volta soli… Tutti gli altri mi sembrano estranei, anche il fratello. Siamo soli. Il prete dice la messa funebre. Dal fondo della cappella sale una preghiera mormorata, un coro sommesso e roco. Sento l’immobilità del mio corpo, le ginocchia mi dolgono, e non posso muovermi. Il prete or s’accosta alla cassa, con un libro, tra due ceri; e legge le preghiere dei morti.”(amcora dal “Notturno”).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-ULTIMO-6-APRILE.jpg
“Non sarete dimenticati”, con le immagini di 27 giovani vittime

“Il mio amore non basta, per l’amore dei vivi straniato o falsato, basta solo a togliere dalle loro ossa anche il gelo dell’alpe… Invisibili a quei vivi, sono visibili a me. Senza voce per quei vivi, hanno una voce per me. Hanno per me la salutazione del mattino e la salutazione della sera, come io ho per loro la salutazione della vigilia costante. E tutto quel che di me non può perire, a essi io lo debbo. E tutto quel che di più divinamente umano in me vive, da essi ha origine.” (ancora dal “Libro ascetico”).

D’Annunzio inginocchiato in raccoglimento a Drenova il 1° agosto 1920

“Credo che oggi potrei dentro di me chiamarmi il primogenito dei morti. Io vivo con loro, vivo morendo e risuscitando in loro, rimango coricato presso di loro; o mi levo sul gomito per scrutarli e per rimirarli; o li tengo abbracciati, come mi tenevano abbracciato per terra i miei primi compagni… quando non avevo ancora fatto in me il voto forse orgoglioso di rimanere in piedi sempre e di non abbassare mai la fronte. Talvolta, nelle notti della mia agonia immota, mi pareva udire nel foco taluno dei miei morti crollarsi mormorando. E io parlavo per lui; e mi facevo interprete de’ suoi sogni sotterranei… Io non piangevo, né piangevano i miei compagni supini. Il suono dei singhiozzi non traeva a noi le lacrime. Ora sappiate che i morti non piangono. Ma cantano. E chi ha udito quel canto, quegli sa che c’è un cielo sotto i nostri piedi come ce n’è uno sopra la nostra fronte.” (infine, dal “Libro ascetico”).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-PIETRO-GUIDA-UNA-VIA-DEL-CENTRO-STORICO.jpg
Una strada con gli edifici del centro storico devastati dal sisma

Photo

L’articolo è illustrato da 21 immagini – non presenti nell’articolo originario pubblicato quattro giorni dopo il sisma – in 7 gruppi successivi di 3 immagini ciascuno: la 1^ sulla pena di D’Annunzo nelle situazioni dolorose ricordata dalle citazioni del testo, la 2^sui gravi danni inferti dal terremoto a chiese, altri edifici e all’abitato dell’Aquila, la 3^ immagine sulle compiante vittime, in modo da accompagnare visivamente i sentimenti evocati nel testo. Le immagini sono state tratte dai siti web che sono indicati di seguito nell’ordine in cui sono inserite nel testo. Si ringraziano i titolari dei siti per l’opportunità offerta, precisando che le immagini sono inserite a puro titolo illustrativo; pertanto, qualora la loro pubblicazione non fosse gradita, basterà segnalarlo nella parte dei Commenti, e saranno immediatamente eliminate I siti sono i seguenti, nei 7 gruppi di 3: giovanni fighera, vox militiae, il giornale; gite in lombardia, abruzzo web, manifesto benedetto XVI blog spot; [vedi dopo]; vox militiae, abruzzo live tv, gite in lombardia, riccardo ravizza, 6 aprile; ciociaria oggi, movid, natura italy; sora 24, corriere della sera, italiana costruzioni, 6 aprile; [vedi dopo] pietro guida, il capoluogo; l’inciso [vedi dopo] riguarda le 2 immagini di D’Annunzio in ginocchio, tratte dal libro di Romano Maria Levante, “D’Annunzio l’uomo del Vtttoriale”, entrambe a pag. 456. In apertura, Gabriele d’Annunzio pensoso, quasi scrivesse le sue sofferte espressioni; seguono, La basilica di Santa Maria di Collmaggio dall’abside scoperchiata, e I volti di 45 vittime del sisma delle quali “Il Giornale” ha raccontato la storia; poi, Una trincea della 1^ guerra mondiale nei dolenti ricordi di D’Annunzio, La casa dello studente crollata con 9 vittime, e La triste distesa delle bare di una parte delle 309 vittime del sisma; quindi, D’Annunzio, in ginocchio a Cosàla davanti ai caduti delle due parti il 2 gennaio 1921, L’edificio della Prefettura crollato, Una trste immagine ravvicinata delle bare coperte di fiori; inoltre, In trincea, si mangia, riporta alla intensa citazione di D’Annunzio sul pane condiviso, Il Duomo devastato dal sisma, e Il commosso corteo con immagini delle giovani vite sottratte all’affetto dei propri cari; ancora, Un ospedale nella 1^ guerra mondiale, che troviamo in dolenti descrizioni di D’Annunzio, La chiesa di San Bernardino scoperchiata e semi distrutta dal sisma, e Il triste corteo in memoria delle vittime del sisma con in testa i loro familiari; prosegue, Un malato in ospedale nella 1^ guerra mondiale, che evoca un’altra citazione di D’Annuzio, La chiesa di Santa Maria dell’Anima, anch’ssa scoperchiata e semi distrutta dal sisma, e “Non sarete dimenticati”, con le immagini di 27 giovani vittime; infine, D’Annunzio inginocchiato in raccoglimento a Drenova il 1° agosto 1920, Una strada con gli edifici del centro storico devastati dal sisma e, in chiusura, “Accendi la tua luce”, il commosso appello dei familiari delle vittime, in loro memoria. Appello al quale ci uniamo nel loro perenne ricordo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DANNUNZIO-ULTIMO-IL-CAPOLUOGO.jpg
“Accendi la tua luce”, il commosso appello dei familiari delle vittime, in loro memoria