Pubblicato in abruzzocultura.it il 25 giugno 2010. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it, stessa data
di Romano Maria Levante
Non sorprenderebbe di certo la visita del grande abruzzese, amante della classicità, al tempio di Piazza di Pietra, un’anticamera del Pantheon che si trova nelle vicinanze. Il grande colonnato nella facciata esterna, ben undici grosse colonne e quelle all’interno che svettano davanti a tre delle quattro pareti, sono una cornice degna per riceverlo, e così i personaggi intervenuti. Di lui c’è intanto lo smoking, l’abito delle grandi occasioni serve a marcarne la presenza, che si fa sentire.

La terza manifestazione del prologo al 150° anniversario.
La grande occasione è creata dall’associazione ”Italia protagonista”, sotto il titolo “1861-2011 – 150 anni di storia, genialità, futuro”. Si tratta della terza manifestazione, fra le quattro previste, in preparazione del 150° dell’Unità d’Italia. Una sorta di “quelli che aspettano… il 150°”, nostra definizione scherzosa tutt’altro che irridente, ne sottolinea la modernità e la leggerezza.
Sull’arte la prima, “da Giuseppe Verdi a Cinecittà: l’arte italiana icona senza tempo” c’è stata il 14 febbraio, a san Valentino; la seconda sullo sport nell’ultima settimana di aprile, il 22: “Coppi, Bartali e gli altri campioni, l’Italia al traguardo”; la quarta a metà ottobre, il 14, riguarderà l’economia: “Industria, scienza e velocità: l’economia e le fortune del made in Italy”.

Arte, sport, economia, insieme alla cultura,creano l’identità collettiva e unificano la nazione.
E’ stata dedicata alla cultura la serata del 17 giugno al Tempio di Adriano, intitolata “Gabriele d’Annunzio, talenti e memorie del suo e del nostro tempo: parole, aria e palcoscenico”.
La cultura è impersonata in Gabriele d’Annunzio, e Maurizio Gasparri, presidente dell’associazione organizzatrice, ne spiega le ragioni definendolo “militante della cultura italiana”, e non solo, perché è stato anche “aviere, combattente, guida di generazioni ribelli, genio multiforme, ha unito letteratura, teatro, rinnovamento della comunicazione e dell’editoria, fino alla pubblicità”. E quest’ultima è stata evocata da una carrellata dei “Caroselli” della nostra generazione, con i grandi attori che si cimentavano in quelli che non erano spot ma piccole grandi storie o gag esilaranti; e dalle artistiche pubblicità di Depero e di un arrembante futurismo.
Con Gasparri moderatore nei siparietti di collegamento, le parole sono state di Roberto Gervaso, l’aria dannunziana di Giordano Bruno Guerri, il palcoscenico di Giorgio Albertazzi, un tris d’assi calato dal politico sul tappeto del 150°. Nelle prime file Gianni Borgna, l’ex assessore alla cultura romano di centrosinistra e Assunta Almirante, la lady dello scomparso leader della destra.
Il carattere bipartisan della cultura era stato sottolineato dal ministro Sandro Bondi alla presentazione del ciclo: “L’iniziativa non intende ricordare un semplice anniversario. Ma vuole leggere, attraverso la storia, la politica e la cultura che viene classificata erroneamente in cultura di destra e di sinistra. La cultura deve essere senza bandiere”. Entrando nello specifico: “L’Unità d’Italia mette insieme le diversità del nostro paese, con i suoi tanti dialetti, culture e realtà ma anche problemi come la questione meridionale ancora irrisolta”. E’ bene non dimenticarlo.
Nella stessa circostanza Giordano Bruno Guerri disse: “La historia magistra è quella che ricostruisce il passato al fine di cogliere il presente per capire il futuro”, e aggiunse: “Ecco perché occorrono più incontri che narrino come si è arrivati all’Unità e chi ha contribuito a realizzarla”. Non parlava solo da storico: “Solo così si riesce a capire cos’è l’Italia contemporanea e quali sono i passi che deve affrontare per migliorarsi”. E ripropose la famosa affermazione di Massimo D’Azeglio “fatta l’Italia bisogna fare gli italiani”, con un corollario speciale, tutto suo.

Maurizio Gasparri e Roberto Gervaso.
Maurizio Gasparri ha definito D’Annunzio “un creativo, un combattente che ha tradotto in azione una passione civile e culturale”. Aggiungendo che ebbe la genialità di capire per primo l’importanza della comunicazione e della pubblicità: ha ricordato il lancio dei volantini su Vienna e la Rinascente, le pubblicità che hanno fatto riferimento a lui e quelle che lui stesso ha creato.
Hanno ripercorso la sua vita le parole di Roberto Gervaso, con il ben noto accento dissacrante che nella presentazione del ciclo lo aveva portato a riassumere l’unificazione dell’Italia in tre tappe: “Prima guerra mondiale, lascia e raddoppia, costruzione delle autostrade”. Questa volta il tono è stato improntato a rispetto anche se è apparso, comunque, disincantato: si è soffermato sugli episodi più gustosi e piccanti, entrando nella privacy fino a rievocare le due “escort” che andarono contemporaneamente da lui; poi le forcine dorate per capelli lasciate nel letto dalla donna precedente, “cosa che non si dovrebbe mai fare” e trovate dalla successiva, una di loro era la Di Rudinì, figlia del presidente del Consiglio. Ha citato anche le imprese e la caratura del personaggio: l’immagine non è da “pochade”, si apprezza la complessità e il carattere poliedrico, la grandezza.

Giordano Bruno Guerri e Giorgio Albertazzi
La figura ha acquistato un connotato ancora più preciso appena Giordano Bruno Guerri, anche come presidente del “Vittoriale degli Italiani”, ha portato l’aria dannunziana nel Tempio di Adriano. Poche intense parole per tratteggiarne il carattere, “precursore nella letteratura e nella vita”, che lui concepiva “da uomo libero che vuole sperimentare se stesso in tutte le manifestazioni, fino alla guerra dove mise passione e creatività come in politica”, anche la sessualità era espressione del vitalismo. Qualche ricordo dell’esperienza parlamentare, con il passaggio improvviso “a una sinistra ben diversa da quella di oggi, come segno di ribellione” e delle imprese militari come la beffa di Buccari: creatività e inventiva. Parla anche dei preziosi scritti ritrovati – e dobbiamo dargli atto dell’impegno personale – che arricchiscono le preziose raccolte del Vittoriale, sullo schermo i facsimili delle sue lettere.
Scorrono anche le immagini del Vittoriale ieri e oggi.
Ieri in bianco e nero c’era D’Annunzio, lo si vede passeggiare con l’architetto Maroni, sempre a lui vicino, anche dopo la fine dei lavori che gli aveva affidato, e con i suoi ospiti; si vedono le fotografie d’epoca prima del volo su Vienna. Se ne sente anche la voce, in una brevissima preziosa registrazione.
Oggi ci sono le immagini a colori, che presentano un Vittoriale tirato a lucido in ogni parte del vasto complesso monumentale con giardino e mausoleo, Nave Puglia e Teatro all’aperto e in basso il lago. C’è tutto nelle immagini: gli scorci della villa, gli angoli del giardino con le sue fontane, le diverse stanze così ricche di cimeli e così particolari, dall’Oratorio Dalmata alla Veranda dell’Apollino, dalla Zambracca all’Officina, dalla stanza della Musica a quella del Mappamondo, dalla stanza della Cheli a quella della Leda, dalla stanza delle Reliquie alla stanza del Lebbroso .Si vede anche l’Isotta Fraschini azzurra e l’aereo del volo su Vienna, un trabiccolo che non si crede possa aver volato, ora è appeso al soffitto di un salone. Lo visitano duecento mila persone l’anno, il Vittoriale “si mantiene da solo”, dice con orgoglio il Presidente che lo ha decisamente rilanciato.
L’aria dannunziana pervade il Tempio di Adriano, si è pronti, è l’ora del palcoscenico.

E chi potrebbe “calcarlo”, se non il grande Maestro di teatro Giorgio Albertazzi? La scena è solenne con le grosse colonne dell’interno del tempio, e insieme spartana, quattro poltrone blu per gli oratori, tre tavolinetti bianchi. Per un artista del palcoscenico basta, suo è il carisma e l’arte.
Appoggiato al bracciolo della poltrona il grande attore parla di D’Annunzio. Albertazzi non “recita” mai, se il termine si intende riferito a un tono impostato e solenne, come il primo Gassman per dirla in breve. Il suo è un colloquio confidenziale così sommesso che spesso si perdono le parole, ma insieme fermo e sicuro: “Sin da ragazzo ero già innamorato di D’Annunzio” e ha aggiunto: “Genialità e pensiero ne erano alla base”, introducendo un rapido excursus sugli aspetti più eclatanti, in testa l’impresa di Fiume. “Ma non è stato convenzionale”, ha proseguito rievocando le corse notturne di D’Annunzio a cavallo, cavalcando “a pelo” per provare tutte le emozioni.
Ha usato diversi toni, sempre con la sua misura e il suo equilibrio senza enfasi, quasi riflettesse a voce sommessa. Citiamo due estremi, l’inizio: “Un paese è ciò che pensa, un paese è la sua cultura”, e D’Annunzio ne è un simbolo potente; poi il proprio ricordo di scuola, quando la professoressa, fan di Leopardi e ostile a D’Annunzio, lo sfidò a spiegarlo ai compagni: “Io allora recitai ‘La pioggia nel pineto’, e neanche tutta, la classe in piedi in delirio; risultato, dieci giorni di sospensione, la professoressa non apprezzò”. Da questo primo suo incontro con D’Annunzio alla “recitazione” nella serata di brani di romanzi, e di una lettera a Mussolini. Una recita che non è stata tale, l’aria del Vittoriale portata da Giordano Bruno Guerri ha ritrovato l’illustre abitante nella sua veste preferita, quella letteraria, attraverso la quale veniva evocato un pezzo di storia patria.
Nel fare questo Albertazzi si è tolto l’elegante fazzoletto blu a pallini bianchi dal collo rimanendo con la maglietta sportiva sotto il vestito chiaro, sul tavolino un fresco cappello a guisa di panama.
Ha descritto il “suo” D’Annunzio, ha letto gli scampoli di pagine del Poeta confezionandoli con la sua arte. Lo vedemmo al teatro romano di Ostia Antica – al quale sembra ispirato il teatro all’aperto del Vittoriale – dieci anni fa nelle “Memorie di Adriano”, fu straordinario. Al termine gli abbiamo ricordato la serata: con la tunica bianca entrò nel personaggio, questa sera è entrato nel suo tempio.
E così la manifestazione si è conclusa: quattro voci per il grande italiano, alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che ce lo hanno riportato in tutta la sua grandezza e anche nell’umanità mai venuta meno. Un bel prologo per la kermesse che ci attende il prossimo anno.

Photo
Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante al Tempio di Adriano, nel corso della manifestazione, tranne le prime due e l’ultima tratte dai siti seguenti, in ordine di inserimento: fondazione il vittorrale, viaggiare con auto, wikipedia commons; si ringraziano i titolari dei siti per l’opportunità afferta. .
Tag: Gabriele D’Annunzio
2 Comments
- Romano Maria Levante
Postato giugno 28, 2010 alle 3:01 PM
se le iniziali della sigla corrispondono al nome per esteso non ce n’è uno più bello, prestigioso e inimitabile, come chi lo porta e incarna nella sua persona e nella sua cultura il nostro Gabriele d’Annunzio del quale custodisce meritoriamente il tempio del Vittoriale che ha riportato agli antichi splendori nella forma esterna e nell’anima culturale. Di questo lo ringraziamo soprattutto noi abruzzesi.
- gbg
Postato giugno 25, 2010 alle 4:30 AM
che bel pezzo. grazie Romano Maria Levante, finalmente un nome più bello del mio.