Pubblicato in cultura.inabruzzo.it il 2 ottobre 2010. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it, stessa data.
di Romano Maria Levante
Il 2 ottobre 2010 al Vittoriale un giorno spettacolare: l’inaugurazione del museo “D’Annunzio segreto” con gli oggetti quotidiani, l’apertura dell’archivio Keller e di una mostra itinerante internazionale, con le sculture del maestro Ugo Riva “Il grande angelo”, “L’altro angelo” e “Grande annuncio” sotto le bandiere del Principe di Montenevoso e del Vittoriale e i colpi di cannone della Nave Puglia. Impareggiabile regista è il presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli italiani” Giordano Bruno Guerri che sin dalla nomina ha attuato iniziative di forte rilancio.

Il Vittoriale nel mondo dannunziano
D’Annunzio non cessa di sorprendere e di sbalordire, resta di viva attualità ad oltre settant’anni dalla scomparsa. Non solo con le biografie che continuano ad esplorare in forme sempre nuove il vasto panorama della sua vita movimentata in pace e in guerra e della sua arte letteraria; nello sfondo della quale c’è un pezzo di storia d’Italia di grande rilievo, dalla Prima guerra mondiale alla instaurazione e radicamento del regime.
Ma anche con incursioni in aspetti curiosi o intriganti come è stato per il libro del 2010 su “D’Annunzio e la gastronomia abruzzese” di Enrico Di Carlo e quello del 2009 di Paola Sorge su “L’arte della seduzione in Gabriele d’Annunzio”: approcci e modi diversi per esplorarne i gusti molto particolari e raffinati, l’eleganza. Tutto questo senza considerare l’arte letteraria, un giacimento senza fondo dalla poesia al saggio, dal romanzo al teatro.
Inesauribile e immaginifico, peculiarità che non sono scomparse con lui: nella sua preveggenza volle lasciare una sede dove la propria vita straordinaria potesse in un certo senso eternarsi in modo diverso e più tangibile rispetto a ciò che avviene per gli altri grandi della letteratura. Se è consentito un parallelo per certi versi inconsueto, un altro grande poeta – con lui una ben strana coppia – pensiamo a Leopardi, ha ugualmente lasciato un luogo della memoria meta di visitatori, la dimora di Recanati con la grande biblioteca, un tempio di cultura appartato, riservato e discreto.

Il Vittoriale, in carattere con D’Annunzio, è invece scenografico nella sua conformazione che ha trasformato in una grande reggia borghese l’antica casa di campagna con due stanze a pianterreno, una con il pianoforte di Listz e l’altra “letteralmente tappezzata di volumi dal pavimento al soffitto”, come scrisse Tom Antongini che la individuò dopo la vasta ricognizione su incarico del Poeta. All’esterno tra il giardino e i tanti anditi spiccano il Teatro all’aperto che sovrasta il lago di Garda, e la Nave Puglia.
Gli interni sono costituiti dalle famose stanze con nomi evocativi: dalla Zambracca all’Officina, dalla Stanza della Cheli alla Stanza della Leda, dalla Stanza delle Reliquie alla Stanza del Mappamondo, dalla Stanza della Musica fino alla Stanza del Lebbroso; per non parlare della Veranda dell’Apollino, dell’Oratorio Dalmata e del Corridoio della Via Crucis.
Scrisse Manlio Barilli nel lontano 1930: “Questa casa è veramente sorprendente: ogni stanza conduce ad altre due o tre, più piccole, sì che voi, giocondi ma attoniti, pensate a quelle scatole per bimbi che ne contengono varie di mano in mano men grandi, fino a giungere all’ultima di incredibile microscopicità”.

Erano trascorsi pochi anni dall’insediamento, oggi l’impressione è diversa ma è significativa quella d’epoca, come l’altra di Frances Winwar che inizia con una critica: “Troppe targhe, ciascuna con la sua ovvia e recondita allusione, coprono le pareti. Troppe statue, troppe colonne commemorative e chiostri e giardini, e fontane, recitano la loro ode patriottica e gorgogliano la loro lirica su declivi e piattaforme”. Ma conclude così: “Eppure, su tutto, una casuale discordia si risolve in armonia, così come in D’Annunzio il genio e il ciarlatano, attraverso un’arte squisitamente personale si fondono nel poeta e nel romanziere”.
Ma ecco il giudizio di Francesco Meriano che fu console generale d’Italia a Odessa, definita da D’Annunzio, in una lettera inviatagli, “una delle mete ideali e temerarie del fiumanesimo”: “Se il Vittoriale fosse una casa, si potrebbe osservare che le stanze sono gremite da una congerie di cose troppo belle, che v’è ridondanza di forme decorative; e si potrebbe pensare uno di quei melensi luoghi comuni che vegetano, fungaia maligna, attorno alle vive creature dannunziane; esservi, nella casa come nell’arte, esagerazione d’ornamenti, di preziosità, di superfluo”. Visitandolo ne è coinvolto e preso totalmente: “Entrati nell’atmosfera dell’ineffabile, cioè appena varcata la soglia del Vittoriale, guidati dall’una all’altra stanza dalla voce calda e colorita del Comandante, dalla melodia delle sue immagini che senza sforzo passavano attraverso tutti gli strati psicologici, dall’ironia al sacrificio, dimenticammo la pioggia e il sereno, il lago e la selva, vivemmo in un sogno tanto più vero della trita realtà d’ogni giorno”.
E ne dà una descrizione colorita: “Lampade nascoste modulavano le varie luci sulla dovizia dei marmi e dei metalli, soffici tappeti attutivano il passo, vetri istoriati ci isolavano dal bagliore spettrale del crepuscolo”. Per concludere: “Troppe cose per una casa, non per il luogo dove un artista adora e crea la bellezza, dove un guerriero medita e svolge il suo mito meraviglioso. Locatelli mi diceva un giorno: ‘Anche in fondo al mare vi sono troppe cose: coralli, attinie, navi naufragate’. A volte, nella sinfonia delle luci effuse sui bronzi e sulle pietre sonore, avevamo l’impressione di una lontananza oceanica”.

In questo scenario magico che il nuovo museo “D’Annunzio segreto” aggiunge corredi personali sulla vita quotidiana che vi si svolgeva agli ambienti carichi di oggetti con i significati che il Poeta attribuiva loro espressi nel nome della stanza, culminanti negli affreschi di Guido Cadorin sul soffitto a riquadri lignei della suggestiva Stanza del lebbroso con le Sante donne sospese in volo per assisterlo nella vecchiezza e nella solitudine. Non c’è soluzione di continuità tra il D’Annunzio visto nell’intimità quotidiana e quello dei cimeli e reperti della memoria nella sua residenza.
Nella Premessa all’“Atto di donazione al popolo italiano” scrisse: “Non soltanto ogni mia casa da me arredata, non soltanto ogni stanza, da me studiosamente composta, ma ogni oggetto da me scelto e raccolto nelle diverse età della mia vita fu sempre per me un modo di rivelazione spirituale, come un qualunque dei miei poemi, come un qualunque dei miei drammi, come un qualunque mio atto politico o militare, come una qualunque mia testimonianza di dritta e invitta fede”.
Ed è proprio in questo luogo affollato di tanti preziosi cimeli, ai quali si aggiungono ora quelli più strettamente legati alla persona, che il mito dannunziano continua a rivivere risorgendo come l’araba fenice senza dissolversi o sbiadire, acquistando con il tempo un fascino ancora maggiore. Sdoganato dopo una lunga e indegna rimozione, prende quota sempre più rivelando ogni volta aspetti reconditi che si inseriscono nella sua inimitabile biografia. Aspetti che si annidano anche nella quotidianità che i visitatori potranno immaginare attraverso gli oggetti esposti nel Museo, pur se qualche volta appaiono sopra le righe, ma sempre espressione di uno stile fuori da ogni banalità.

Il nuovo museo “D’Annunzio segreto” e le altre iniziative
Per questo motivo è meritoria l’attività del presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” nell’approfondire la materia dannunziana senza lasciare zone d’ombra. Nel vasto affresco della biografia “D’Annunzio l’amante guerriero”, con le successive puntualizzazioni nel libro su “Marinetti”, si collocano i fasci di luce che di volta in volta Giordano Bruno Guerri proietta sugli aspetti peculiari, alla ricerca di tutto quanto possa meglio documentare la vita inimitabile del Poeta.
Di qui gli epistolari recuperati e acquisiti alla sterminata raccolta del Vittoriale, di qui l’apertura degli armadi della casa del Poeta alla vista di tutti nel “D’Annunzio segreto”. Non per alimentare un voyerismo deteriore, ma per illuminare la sua vita quotidiana, fatta degli oggetti più disparati, che si aggiungono a quelli da sempre esposti, soprammobili, quadri, e altro da mostrare a tutti.
Con gli oggetti personali torna la sua figura nella quotidianità che è anche normalità e intimità, il che vuol dire sentire il Vittoriale come una dimora dove si avverte l’alito di chi l’ha voluta così e l’ha abitata, il modo migliore perché non sembri un museo freddo e inanimato.

Le ombre che oscurano le stanze cariche di memorie, e per questo possono sembrare opprimenti, vengono rischiarate dalla luce discreta dell’apertura alla vita di tutti i giorni tramite gli oggetti che ne facevano parte. E se hanno caratteristiche peculiari spesso insolite e anche sconcertanti, questo è perché l’immaginifico lo era anche nella vita quotidiana e metteva su tutto questa sua impronta.
“D’Annunzio segreto” è intitolata la Mostra permanente di questi oggetti perché finora sono rimasti nei cassetti, non perché li occultasse; sono quelli che usava normalmente anche davanti a estranei. E ce lo riportano così come era e come si mostrava senza freni inibitori alla sua fantasia, era un genio anche nell’esprimere con il design i suoi simboli e manifestare i suoi impulsi.
E’ coraggiosa l’iniziativa di Giordano Bruno Guerri nel rivelare la quotidianità e quindi anche l’intimità dannunziana. Non si guarda dal buco della serratura per curiosità morbosa, ma ci si immedesima in una vita e in un ambiente, per andare oltre le convenzioni entro le quali potrebbe appiattirsi la sua figura. E restituirla a tutto tondo così com’era e come aveva l’orgoglio di essere.

Se qualcuno fosse portato a equivocare dinanzi a fogge particolarmente dissacranti e ardite di determinati oggetti, basterebbe richiamare quanto si è accennato sui significati da attribuire a ciò che può sconcertare perché insolito, e soprattutto riportarsi agli scritti autobiografici del Poeta. Sono espressione di una acuta sensibilità umana dove tutti i temi e i contrasti, dall’angoscia della malattia e dal senso della morte al trionfo della vita, dalla “lotta dell’angiolo” tra le pulsioni della carne e i richiami dello spirito fino alla religiosità più profonda sono resi con la sua straordinaria capacità di introspezione e di comunicazione di pensieri e sentimenti, dilemmi ansiosi e scelte sofferte.
Non è dunque un salto logico enumerare alcuni pezzi del museo in apertura “D’Annunzio segreto” che sono stati indicati: abiti e vestaglie, biancheria e calzature, vasellame e cancelleria, “i gioielli e numerose altre meraviglie”, fino ai collari per cani: è noto che li prediligesse e li volesse vicini, nel finale della “Contemplazione della morte” il “lamentìo sommesso” della levriera che non può più allattare i suoi cuccioli annegati lo fa reagire dinanzi all’affronto fatto alla maternità e alla vita.
All’esposizione degli oggetti del privato dannunziano si accompagna quanto è stato acquisito di recente per approfondire ulteriormente la conoscenza del personaggio e della sua epoca. Viene presentato l’Archivio di Guido Keller, pilota nella prima guerra mondiale, che fu con D’Annunzio a Fiume ed è tra coloro che riposano con il Poeta nel mausoleo del Vittoriale. E’ definito da Guerri “straordinaria figura del novecento non solo italiano”, il suo archivio deve essere una miniera di cultura e di umanità. Il pensiero va al legame strettissimo tra D’Annunzio e i suoi piloti con i quali condivideva imprese ardimentose: di molti pianse e raccontò da par suo la scomparsa nei cieli della guerra, non il caso di Keller che è dunque un prezioso testimone anche di tale rapporto.

L’immaginazione di Giordano Bruno Guerri non si ferma a queste celebrazioni domestiche. Il 6 ottobre prossimo partirà una mostra itinerante tra le grandi capitali mondiali, cominciando a New York, dalla Casa Italia Zerilli Marimò della New York University, diretta da Stefano Albertini. Il titolo evoca la sua esistenza inimitabile: “Gabriele D’Annunzio Living Life as a Work of Art”.
La vita come l’arte, l’arte come la vita, perciò non ci dobbiamo stupire di sentire i colpi di cannone sparati dalla Nave Puglia a sottolineare i momenti culminanti del 2 ottobre.Era la forma più esplosiva con cui manifestava i suoi stati d’animo, e non c’è soltanto l’inaugurazione del Museo e la presentazione dell’Archivio Keller, nonché il lancio della mostra itinerante nell’Auditorium del Vittoriale. All’ingresso del Museo vengono scoperte due sculture di Ugo Riva, “Il grande angelo” e “L’altro angelo”; in Piazza dei Caduti inaugurata una terza straordinaria scultura del maestro Riva, “Grande annuncio”, dalla quale promana il fascino indefinibile della Nike di Samotracia.
Questo il cuore della manifestazione, che ha inizio alle 10,30 con l’alzabandiera nella Piazzetta Dalmata delle nuove bandiere del Vittoriale e del Principe di Montenevoso e si conclude alle 13 all’Anfiteatro dopo l’inaugurazione del Museo alle 12. Ampiamente giustificati, dunque, i colpi di cannone fatti sparare dal presidente della Fondazione Giordano Bruno Guerri che impersona in modo impareggiabile lo spirito immaginifico del grande personaggio di cui rilancia la memoria con iniziative che non mancano di sorprendere per la qualità culturale e la forza espressiva. I risultati si sono potuti apprezzare con il ritorno del Vittoriale agli antichi splendori, e il positivo riscontro nello straordinario afflusso di pubblico che determina l’autosufficienza della Fondazione.

D’Annunzio lives!
E’ significativo che nell’anteprima delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia come simbolo della cultura italiana sia stato scelto proprio il Poeta, ricordato nella manifestazione di “Italia protagonista” del 17 giugno 2010 da Maurizio Gasparri e Roberto Gervaso, Giorgio Albertazzi e, appunto, Giordano Bruno Guerri: era intitolata “Gabriele d’Annunzio, talenti e memorie del suo e del nostro tempo: parole, aria e palcoscenico”, sintesi mirabile di vita e di arte.
Il presidente della Fondazione portò l’aria del Vittoriale al Tempio di Adriano dove si svolse la celebrazione: un simbolo forte della cultura e della storia patria evocato dalle immagini della sua residenza. In questo modo il grande italiano torna ad essere tangibile e presente: D’Annunzio lives!
Photo
Le 10 immagini del Museo su “D’Annunzio segreto” vedono alternate visioni di insieme della vasta e ricca galleria artistica con foto ravvicinate dell’esposizione degli effetti personali e di altri sulla sua vita privata, anzi “segreta” Sono tratte dal sito della Fondazione Vittoriale degli italiani, tranne la 4^ foto con le vestaglie, tratta da wikipedia, si ringrazia dell’opporunità offerta che ha consentito una adeguata illustrazione dell’articolo.

1 Commento
- Chiara
Postato ottobre 2, 2010 alle 5:55 PM
Carissimo Sig. Levante,
è davvero una splendida notizia quella che dà ai lettori ed agli appassionati di Gabriele D’Annunzio. Un’iniziativa encomiabile che merita una degna propaganda. La rivisitazione sempre in fieri del Vate nazionale vanta la continua scoperta di aspetti inediti e curiosi, i quali hanno la forza di aprire nuovi scenari nella capziosa “vita inimitabile” di D’Annunzio.
Specialmente la sua ultima dimora, la “prigione dorata”, è il monumento destinato a consacrare i suoi valori, il luogo in cui egli esprime tutto se stesso, le sue passioni, i suoi ideali, il suo simbolismo, il suo senso dell’occulto.
L’animo sensibilissimo e la sua acuta intelligenza lo proiettano in una dimensione di richiami, di oggetti, di dipinti evocativi che, agli occhi di un profano, possono apparire un insieme disordinato ma, invece, rivelano una personalità raffinata ed attenta alla cultura tout court e ad alla realtà che lo circondava.
Un altro aspetto curioso, e per molti versi audace, è stato delineato da quella parte della critica che ha creduto in un D’Annunzio credente, mistico. A tal proposito, infatti, mi sento di citare il suo libro , che è stato fonte di ispirazione per la mia tesi di laurea.
Nel mio lavoro, ho fissato l’attenzione sull’ aspetto religioso presente nella personalità scandalosa e sensuale del Vate. Il germe del cristianesimo appare forte ed opprimente nella sfera intima del nostro, tanto da palesarsi nella sua totale devozione a San Francesco.
Avvicinandomi al D’Annunzio spirituale, ho potuto scorgere un animo certamente sensibile all’ultraterreno cristiano, affascinato da un sentimento religioso affatto indifferente, tanto da condurlo allo studio minuzioso dei Vangeli.
Il mio intento è stato quello di far luce sulla faccia “oscura” del poliedro dannunziano, sulla sua dimensione umanissima che a torto viene schiacciata dalla trita e alquanto superficiale immagine del gaudente impenitente.
Ecco perché reputo importantissime iniziative come questa organizzata dal presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, in quanto rendono giustizia alla vita eroica e originalissima di un mostro sacro come D’Annunzio.
Mi associo alla sua ultima esclamazione, proprio perché credo nella efficacia di questi progetti di critica letteraria:
D’Annunzio lives!