Abbiamo rievocato, nell’articolo precedente, la impressionante gravità della guerra su Gaza, per il suo carico di vittime e devastazioni, riportando però motivazioni ben più attendibili di quelle che ritengono l’azione di Israele “non proporzionata” alla risposta all’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, con “sole” 1200 persone inermi trucidate e 250 sequestrate come ostaggi, rispetto alle 65.000 vittime, considerate tutte civili, dei bombardamenti israeliani e delle altre azioni militari. Abbiamo fatto un primo confronto con la reazione degli Stati Uniti al terribile attentato alle Torri Gemelle con 3000 vittime rispetto al numero tra quasi 50.000 e 100.000 di morti nella reazione americana con la guerra in Afghanistan. Faremo ora un secondo confronto, con la guerra che si svolge contemporanemente in Ucraina, ignorata nelle tante manifestazioni che invece si sono mobilitate in modo ncessante contro Israele e in parte contro il governo Meloni. E concluderemo, in modo più leggero ma non meno significativo, sui commenti paradossali, quanto mistificatori della realtà fattuale, irridenti sulla presenza dell’Italia attraverso la presidente Meloni nella solenne manifestazione della firma dell’Accordo di pace in Egitto.

Il secondo confronto, con la guerra in Ucraina
E’ una guerra non meno impressionante di quella a Gaza, la guerra in Ucraina, alla quale in tre lunghi anni non è stato dedicato neppure un cartello, non dico un corteo delle centinaia di manifestazioni pro Pal contro la sola Israele per Gaza. Perché è meno sanguinosa? Tutt’altro, e lo indicheremo subito. Ma ci chiediamo anche perché non vengono evocati con raccapriccio le morti dei civili ucraini, con i bambini, fatto esecrabile tanto sbandierato per mobilitare la pur naturale riprovazione per Gaza? Perché non ci sono morti infantili in Ucraina? Tutt’altro, rientrano in percentuale nelle vittime civili; in più l’esecrabile sequestro dei circa 20.000 bambini presi dai russi alle famiglie ucraine e portati, anzi deportati in Russia; il Vaticano si è impegnato molto, nessunissima emozione nelle piazze, come per nessuna guerra altrettanto e anche più sanguinosa in atto nel mondo, come in Sudan.
Ma torniamo ai dati complessivi, i morti civili ucraini si stimano tra 40 mila e 100 mila. nonostante 6,5 milioni abitanti abbiano lasciato il paese per sfuggire ai bombardamenti russi, e 3,7 milioni siano sfollati all’interno, verso zone più sicure, gli altri riparati nelle città nei sotterranei delle Metropolitane e in altri rifugi: almeno 10 milioni di persone in tutto si sono sottratte alle bombe lasciando i luoghi più minacciati andando all’estero o altrove.

Non era possibile farlo da Gaza, con soli 2 milioni di abitanti in tutto, da evacuare non essendovi rifugi né altre protezioni? Ripetiamo – quanto accennato nel primo articolo – che il dominio oppressivo di Hamas sulla Striscia ha impedito ai Palestinesi di lasciare il territorio; a questo si è aggiunta la chiusura delle frontiere dei paesi arabi presunti “amici” confinanti. E’ stato l’interesse di Hamas a tenerli, in modo criminale e spietato, come scudi umani e ad avvalersi, come hanno detto suoi esponenti, del loro sangue per demonizzare Israele esponendolo alla reazione emotiva delle opinioni pubbliche diffondendo di continuo dati e immagini raccapriccianti. Ai morti civili stimati in Ucraina, lo ripetiamo, tra 40.000 e 100.000, si aggiungono le vittime militari, i soldati ucraini uccisi tra 75 mila e 150 mila, i soldati russi tra 175.000 e 350 000. Per un totale di morti tra 350 000 e 500 000, con anche i feriti in tutto 1 milione e 200.000 vittime, e si tratta di persone a noi vicine nella comune Europa.
Sono stime molto variabili da una fonte all’altra, che il sito “Liberi oltre le illusioni” raggruppa nei dati appena indicati e riportati in istogrammi illustrativi molto chiari; per chi volesse verificarli rinviamo alla tabella riassuntiva reperibile agevolmente “on line” nella fonte citata, con dati e rappresentazione anche visiva che distingue le vittime, e in particolare i morti, tra civili e militari. Mentre l’Ufficio sanitario di Hamas – che diffonde con una frequenza e “precisione” mai vista altrove i dati – non li distingue, e tutti considerano come fossero interamente vittime”civili”; quasi che nessun miliziano di Hamas venga colpito, mentre ce n’erano almeno 40.000 a Gaza.

Abbiamo già accenna, sempre nel primo articolo, alle stima del Guardian sull’83% di vittime civili e a quella israeliana sul 53% di civili, solo per precisare che gli attuali 65.000 morti a Gaza non sono tutti civili, ed è errato voler enfatizzare solo il numero totale, mentre anche quello dei soli civili resta elevatissimo; quindi nessuna attenuazione, ma ciò dimostra la malafede di chi li spaccia strumentalmente come tutti civili per accusare forsennatamente Israele di colpire soltanto la popolazione. Senza pensare che se non ci fossero le milizie armate di Hamas, chi ha ucciso i 2.000 soldati dell’esercito israeliano, che pure per ampia parte dei due anni di guerra non si è esposto ma soprattutto ha bombardato decidendosi a dare avvio all’attacco via terra solo di recente?
A mostrare l’esistenza delle milizie di Hamas, inquadrate militarmente da vero esercito, non sono bastate le immagini dei miliziani le cui divise recano anche la bandiera palestinese, ripresi con caschi e armati fino ai denti nei momenti di restituzione di una parte di ostaggi tempo fa. Anche questo fatto fa spiccare l’alterazione della realtà, che ha portato la “vulgata comune” a considerare come soltanto “civili”- per di più con un terzo di bambini!. i 65.000 uccisi dalle azioni belliche, soprattutto bombardamenti, israeliane. Anche se sono stati usati “scudi umani”, perché Hamas ha cercato di proteggere i suoi miliziani negli oltre 500 km di tunnel, gran parte di loro sono state eliminati, altrimenti non sarebbe divenuta così arrendevole da firmare il totale disarmo.

Viene da chiedersi perché la maggiorazione di un dato così tragico, forzatura che appare inutile dato che anche rispetto ai soli civili resta ugualmente tragico e impressionante. La risposta si trova nell’ipocrita affermazione che nel conflitto in Ucraina si tratterebbe della guerra di uno Stato contro uno Stato, mentre a Gaza dell’accanimento di uno Stato su un popolo, come se questo popolo non fosse governato e dominato da Hamas; e, in quanto tale Gaza va considerato di fatto uno Stato perché l’Autorità Nazionale Palestinese che ne aveva la rappresentanza, fu sconfitta dalle elezioni del 2007, vinte da Hamas; non le ha più ripetute e ha eliminato gli oppositori con feroci assassini, fino alle recentissime esecuzioni pubbliche dopo il “cessate il fuoco” e il parziale ritiro dell’esercito di Israele che ha lasciato campo libero ritirandosi sulla “linea gialla” definita nell’Accordo di pace.
Ma se, come speriamo, dopo l’incerto inizio si arriverà alla pace con un assetto nuovo e stabile del Medio Oriente, sarà proprio per la sconfitta di Hamas nella guerra con Israele sul piano militare che intanto l’ha obbligata ad accettare l’Accordo di pace che prevede il suo totale disarmo, anche perché è stata abbandonata dai paesi arabi che l’avevano aiutata, sotto l’azione forte e determinata del presidente americano Trump.

Quanto detto, ripetiamo ancora, non vuole chiudere gli occhi dinanzi all’alto numero di vittime della guerra di Israele a Gaza con i massicci e devastanti bombardamenti. Ma non si può trascurare la primaria responsabilità di Hamas che l’ha provocata suscitando in Israele la reazione di legittima difesa, non solo per l’orrendo eccidio del 7 ottobre, ma soprattutto davanti al rischio mortale per la propria esistenza che l’atroce atto terroristico, ancora più disumano della ferocia nazista, aveva ingigantito. Si è trattato di una ’escalation” apparsa inarrestabile dopo tanti anni di continui lanci di razzi sulle abitazioni dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania; tanto che Israele ha intrapreso anche azioni militari anche contro l’Iran e altri paesi, nella sua mobilitazione per la sopravvivenza.
Ma la guerra a Gaza, legittima e inevitabile, è stata condotta militarmente in un modo che ha moltiplicato le vittime suscitando una comprensibile condanna e indignazione delle opinioni pubbliche contro Israele, per lo stillicidio giornaliero di dati e immagini che l’hanno messa sul banco degli imputati per “genocidio”, crimini di guerra e contro l’umanità e così via. Ci sembra che sia stato un tragico errore militare bombardare la striscia di Gaza per due anni con la distruzione totale del territorio, fino ai bersagli finali delle torri-grattacielo, possibile asilo di osservatori nemici, facendo piazza pulita dell’abitato con tante vittime, fino alla tardiva operazione di terra fermata dall’Accordo di pace.

Ripetiamo che tale operazione – a nostro modesto avviso – doveva essere svolta dall’inizio, assediando la Striscia di Gaza con i mezzi pesanti, intimando la restituzione immediata degli ostaggi, il disarmo di Hamas, con precisi ultimatum e, se non rispettati, avrebbero dovuto esigere in modo imperativo l’evacuazione della popolazione prima dell’attacco via terra. Se questo non fosse avvenuto, sarebbe stata la prova del dominio oppressivo di Hamas, e non avrebbe lasciato alternativa all’attacco frontale, che sarebbe stato sanguinoso soltanto se i miliziani di Hamas avessero respinto l’ultimatum. Ma, in tal caso; non si sarebbe potuta lanciare contro Israele l’accusa – comunque infame – di “genocidio” del popolo palestinese, e neppure di massacri ingiuistificati; aveva fatto il possibile per evitare alla popolazione civile di essere coinvolta nella guerra, ma Hamas lo aveva impedito provocando i dolorosissimi quanto inevitabili effetti sulla popolazione civile, considerati in ogni guerra con un termine pur cinico, “danni collaterali”.
E allora i cortei popolari avrebbero dovuto manifestare contro Hamas, colpevole del danno mortale arrecato al popolo palestinese, e magari avrebbero sventolato bandiere israeliane. A meno che le manifestazioni oceaniche che abbiamo visto non siano state alimentate dall’antisemitismo. Non lo vogliamo credere, vogliamo essere certi che non sia stato così.

La firma dell’Accordo di pace: le irrisioni per il “bellissima” di Trump alla Meloni, nella fase informale, omettendo del tutto l’elogio al suo “ottimo lavoro”, e solo a lei, nella fase solenne
La parte finale di questo articolo vuole… alleggerire l’evocazione delle immagini devastanti di tanti morti e distruzioni in una guerra così sanguinosa. E lo facciamo rievocando la firma dello storico Accordo per la pace in Palestina, del 13 ottobre 2025 a Sharm el Sheik, riportando di seguito – con pochissime modifiche di aggiornamento – l’ampio Post allora condiviso sulla pagina di Facebook intestata al nostro nome – aperto dalla fotografia nel momento solenne della firma, con la quale chiuderemo questo articolo, prima della foto finale.
Ci soffermeremo sulla surreale, inarrestabile, irrisione per il modo con cui il presidente Trump si è rivolto a Giorgia Meloni, con vere e proprie alterazioni di evidenze plateali, da parte di esponenti della sinistra senza che i conduttori televisivi correggessero i loto marchiani errori, una pagina non bella di giornalismo… Ed ecco la rievocazione dell’evento solenne della firma dell’Accordo di pace.

Tra i paesi definiti “i più ricchi del mondo” invitati a presenziare per contribuire poi a realizzare l’Accordo – come ha detto Trump – si vede la nostra presidente del Consiglio e insieme a lei, nella lunga fila in secondo piano, gli altri rappresentanti dei 20 paesi. Ebbene, il presidente Trump, nel quarto d’ora circa di presentazione dell’evento, ha ringraziato in modo caloroso il presidente egiziano Al Sisi e il presidente turco Erdogan, firmatari con lui dell’accordo insieme all’Emiro del Qatar, e si è rivolto al presidente di un paese asiatico compiacendosi per aver chiuso la guerra con il paese vicino. Non ha citato l’Emiro del Qatar, il quarto firmatario dell’accordo seduto in prima fila, ma si è rivolto a un solo rappresentante dei 20 paesi della seconda fila con queste parole: “Ecco l’Italia. Una forte leader sta facendo un ottimo lavoro. Stai facendo un ottimo lavoro. Grazie”.
Subito dopo Trump ha ringraziato i media e ha chiesto di portare il documento, poi i 4 firmatari lo hanno esibito sollevandolo in alto fimato, e Trump ha rinviato alla Conferenza stampa e all’incontro successivo con i rappresentanti di tutti i paesi. Chi ha la pazienza di leggere ancora questa narrazione, forse non lo sa perché nei telegiornali e nei talk show – almeno su La 7 e su Rete 4 – si è proiettata per la Meloni la scena di un altro…. film, non quello della cerimonia solenne della firma, ma quello successivo, più disteso e informale: il saluto finale di Trump ai 20 capi di Stato e di governo investiti ad uno ad uno delle sue espressioni scherzose e confidenziali.

E cosa si è mostrato in modo ripetuto e insistente? Il modo e le parole con cui Trump si è rivolto, guardandola, alla Meloni che si trovava, come nella prima fase formale, ancora dietro di lui: “L’Italia. Abbiamo una donna giovane e bellissima, non ti dispiace se dico che sei bellissima.? ……. Grazie davvero di essere qui. Lo apprezziamo molto, voleva essere qui, è una politica veramente rispettata e di successo”. E cosa si è ironizzato nei talk show? Del complimento estetico “sei bellissima”, omettendo il complimento politico delle ultime parole. Trump in quella fase del tutto informale si è complimentato con tutti, ha avuto un tono scherzoso con ciascuno, con espressioni anche imbarazzanti, ed essendo la Meloni l’unica donna, era comprensibile tale complimento.
Mentre è stato ignorato del tutto il riconoscimento fondamentale, quasi incredibile nel momento pià solenne, di essersi rivolto solo alla Meloni, tra i leader dei 20 paesi, con le parole che ripetiamo: “Ecco l’Italia. Una forte leader sta facendo un ottimo lavoro. Stai facendo un ottimo lavoro. Grazie”. Pensiamo che sia il “lavoro silenzioso” che la Meloni ha citato in un suo intervento, da tanti irriso negandole ogni ruolo, anzi demonizzandola come “complice del genocidio” a Gaza. Fino alla denuncia davanti alla Corte penale internazionale dei parlamentari al vertice dell’importante partito italiano di sinistra, per “concorso in genocidio”. Come si è ironizzato e irriso il complimento estetico di Trump – ripetiamo, nel momento più informale e fuori le righe verso tutti – considerandolo “sessista” e poco dignitoso per il nostro paese, al quale invece Trump aveva dato lo straordinario riconoscimento, nella scena solenne della firma trasmessa a livello mondiale, citando esplicitamente davanti ai partecipanti e al mondo solo l’Italia, per l'”ottimo lavoro” svolto dalla Meloni.

Non sorprende di aver riscontrato questo su “La 7”, data la sua ben nota posizione antigovernativa, ma anche su “Rete 4” – che sembrava equilibrata, pur se alla nota eccezione antigovernativa facilmente individuabile se n’è aggiunta un’altra, con qualche ulteriore scivolamento… – nel talk show del mercoledì nato di recente, nel quale una parlamentare del centro ha detto che la Meloni “avrebbe dovuto replicare, essendo determinata e tosta, avrebbe dovuto mettere al suo posto Trump (sic!!!) , magari con ironia, senza attaccare ma dicendo che voleva essere valutata per i suoi meriti, ognuno può avere un ruolo diverso, ma non per il suo aspetto estetico”. Come se non l’avesse valutata per i suoi meriti nelle parole seguite all’apprezzamento estetico che viene contestato, e soprattutto nel riconoscimento prezioso del suo “ottimo lavoro” – lo ripetiamo ancora per la sua importanza – soltanto alla Meloni tra i 20 capi di stato e di governo presenti alla firma dell’Accordo di pace, non citati affatto.
Aggiungiamo che dopo una settimana “La 7” è tornata sul “luogo del delitto”, si perdoni la battuta. E, cosa ancora più sorprendente, ci è tornata con un importante giornalista del “Fatto quotidiano” in un altro talk , non per correggere l’omissione della settimana prima, ma persistendo nell’anomalo accanimento giornalistico. Il citato giornalista ha echeggiato quanto aveva detto la parlamentare prima citata, dicendo le parole testuali: “Davanti a 28 maschi, alla Meloni il presidente degli Stati Uniti ha detto solo che è bellissima, , il fatto più maschilista in assoluto”. Poi, ricordando che lei all’inizio del suo mandato in una direttiva ufficiale chiese di essere chiamata “il Presidente del Consiglio”, ha aggiunto che “non può scegliere di non dire una parola quando quella parola la mette in crisi”. Poi fa una lezione di giornalismo…. Mentre invece ha calpestato le più elementari regole del giornalismo che distingue i fatti dalle opinioni senza alterarli, come in questo caso, nel quale ha affermato che Trump ha detto “solo” la parola “bellissima” alla Meloni, e va sottolineata la falsità di quel “solo”, indispensabile per la strumentalizzazione. Omettendo volutamente o nascondendo in modo consapevole – ma non vogliamo crederlo – sia le parole seguite alla battuta, in cui si sottolinea il valore della sua persona, sia il contesto scherzoso nel quale si è rivolto ai singoli 20 capi di Stato e di governo con espressioni scherzose altrettanto imbarazzanti alle quali nessuno ha reagito come si pretende che avrebbe dovuto fare la Meloni.

Ma la maggiore omissione compiuta con quel “solo” sta nell’ignorare l’elogio veramente serio alla Meloni come rappresentante dell’Italia per l’”ottimo lavoro” immediatamente prima della firma rivolgendosi – lo ripetiamo ancora per il rilievo che ha – oltre ai presidenti egiziano Al Sisi, turco Erdogam e di un paese asiatico per la guerra che si è vantato di avere risolto – “solo” a lei, – questo sì – in un riconoscimento prestigioso nel momento più solenne, con i 4 firmatari in primo piano e i 20 capi di stato e di governo seduti dietro, non riferendosi a nessun altro. E soltanto dopo, nella fase seguita all’interruzione dopo la cerimonia, Trump si è rivolto, ad uno ad uno ai 20 capi di governo con una espressione scherzosa e a volte imbarazzante per ciascuno, senza alcuna replica dai singoli soggetti, in un clima ormai rilassato e assolutamente confidenziale, distensivo e informale.
Abbiamo riportato – anche ripetendole, dato che vengono tagliate nei passaggi essenziali – le parole testuali delle due fasi in cui Trump si è rivolto alla Meloni; e se i giornalisti e conduttori, politici e oservatori hanno “fatti” diversi da quelli da noi citati – in particolare per il “solo” riferito al disinvolto complimento sessista – ben venga la loro replica, le opinioni sono libere, però le omissioni che alterano i fatti vanno evidenziate, tanto più quando sono seguite da lezioni di giornalismo. E non ne facciamo il nome di chi le ha fatte, nulla di personale.

Esterrefatti da quanto è stato alterato, ripetiamo lo stupore per la grave omissione di un fatto che diventerà storico, evidente nella registrazione dell’evento della firma dell’Accordo di pace. Non vale per gli oppositori del governo e non solo, che Trump si rivolga a tutti, e non solo alla Meloni, in modo scherzoso, ben dopo la fine dell’incontro ufficiale; ma neppure che nel momento più solenne e formale si sia rivolto solo alla Meloni, tra i 20 capi di Stato e di governo schierati, elogiandola per il suo “ottimo lavoro” , dopo aver citato l’Italia. E questo vale anche per l’ennesima alterazione, di Pierluigi Bersani, di solito ccorretto: è caduto nella disinformzione, irridendo, sempre su “La 7”, la Meloni non solo sul complimento “bellissima” di Trump, ma anche sull’avvertimento sul fumo di Erdogan, quest’ultimo addirittura nel momento dei saluti, come se non fossero segno di una confidenza positiva con i grandi protagonisti, entrambi nel torno scherzoso nel momento distensivo e informale, ignorando platealmente l’elogio solo alla Meloni, citando l’Italia, nel momento pià formale e solenne della firma, ripetiamo, elogio soltanto a lei, tra i 20 grandi paesi schierati al suo fianco.
Siamo ancora sorpresi che nessuno abbia replicato – neppure per ultimo a Bersani nella serale “In onda” – citando questo fatto così rilevante nelle trasmissioni ricordate , nè gli altri presenti, nè i conduttori – schierati, sì, ma giornalisti, quindi….. Forse perché nel giornalismo colpisce “l’uomo che morde il cane”, e non l’inverso, per cui è stato evidenziato solo l’inusuale complimento estetico, ritenuto “sessista”, e non l’apprezzamento personale, rivolto a lei due volte con riferimento all’Italia per “l’ottimo lavoro”. Ma è una pia speranza che questo sia stato il motivo, dato che tale elogio in un momento solenne, “solo” all’Italia tramite la Meloni, è un fatto eccezionale.

Una testimonianza esemplare del diverso atteggiamento che andrebbe assunto, anche da oppositori politici, in situazioni che onorano il nostro paese, è stata quella di Marco Minniti, che intervenuto quel 13 ottobre su “La 7” a “Tagadà”, ha concluso il suo intervento dicendo alla conduttrice Tiziana Panella: “E ora mi faccia dire una cosa, la Meloni, unica donna alla cerimonia, l’ho sentito un grande onore per l’Italia”.
La conduttrice, sempre dialogante, si è affrettata a congedarlo senza alcun commento, eppure era un omaggio alle donne, ma il suo orientamento ben evidente lo spiega. Per il resto, è “sessismo” a cui la Meloni doveva “ribellarsi” se è stata considerata “bellissima”? E se Minniti, politicamente lontano, ha considerato “un grande onore per ‘Italia” essere lei l’unica donna, come non considerare un onore non solo grande, ma grandissimo, essere stata l’unica leader dei 20 grandi paesi ad essere ringraziata nel momento più solenne per “l’ottimo lavoro” svolto? Noi abbiamo sentito questo grandissimo onore. E crediamo che tanti con noi lo abbiano sentito e, se non hanno visto la cerimonia, speriano che sentano il grandissimo onore dopo la lettura di questo articolo.

Conclusioni
Una semplice conclusione limitata a una impressione elementare. L’intera questione è a livello internazionale, anzi mondiale, ma viene utilizzata, anzi strumentalizzata, dall’opposizione per la lotta antigovernativa, sempre più accanita, forse perché siano in mezzo ad elezioni regionali, anche se mancano due anni alle elezioni politiche nazionali. E in questi attacchi così accaniti si eccede nelle alterazioni della realtà in molti casi particolarmente perché grave perché crea un clima politico e sociale sempre più deteriorato, lo testimonia l’appello alla “rivolta”sociale della CGIL di Landini.
Non può sfuggire il pesante attacco della leader del maggiore partito dell’opposizione alla presidente del Consiglio strumentalizzando – per di più nell’ intervento ufficiale nella sede del partito Socialista Europeo – il grave attentato al giornalista Sigfrido Ranucci per collegarlo in modo diretto alla presenza al governo della destra con queste parole inequivocabili pronunciate in fluente inglese: “La presidente del Consiglio Meloni ha detto che le opposizioni sono peggiori dei terroristi, e in questo clima d’odio voglio esprimere la mia solidarietà verso Sigfrido Ranucci, uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta perché è stata messa una bomba davanti alla sua casa quindi la democrazia è a rischio, la libertà di parola è a rischio, quando l’estrema destra è al governo”.

Questa dichiarazione inizia con la deformazione, divenuta ossessiva, del commento della presidente Meloni, alla mancata approvazione, da parte delle opposizioni, dell’Accordo di pace in Medio Oriente, quando tutti i paesi di un’area così critica l’avevano approvato, fino alla stessa Hamas, per cui “la sinistra è stata più fondamentalista di Hamas”: ha evidenziato un paradosso, senza offendere, dato che fondamentalista vuol dire all’arroccato su una posizione estrema. Ebbene, questa corretta affermazione è stata deformata con le parole sopra riportate secondo cui “le opposizioni sono peggiori dei terroristi”, nella scorretta alterazione che fa il paio con quelle di cui abbiamo parlato ampiamente riguardo al “bellissima” come imbarazzante, e unico elogio di Trump alla Meloni, accusata di non avere replicato come doveva per “metterlo a posto”, tutto errato. Anzi frutto di manipolazione, per capovolgere tale verdetto dell’ex magistrato e scrittore di sinistra, emesso senza alcuna risposta, sempre su “Rete 4”.
L’intera dolorosa vicenda internazionale nelle piazze è diventata un’arma di lotta contro la Meloni e il governo, accusati di “complicità nel genocidio”, fino alla denuncia dell’Italia tramite Meloni e governo da parte dei leader di sinistra e verdi alla Corte Penale Internazionale per “concorso in genocidio” E quando se Non serve aggiungere altro dinanzi a questa indegna deriva antinazionale contro l’Italia.

Photo
L’immagine di apertura reca la foto del benvenuto alla presidente italiana Giorgia Meloni, da parte del presidente americano Trump nella sfilata iniziale dei 20 capi di Stato e di governom, con la stretta di mano ad oguno, nel solenne incontro di Sharm el Sheik per la firma dell’Accordo di pace da parte di USA e Turchia, Egitto e Qtatar, assenti Israele e Hamas firmatari nei giorni prcedenti; le 7 immagini che seguono mostrano, in modo alternato, il dolore e la devastazione della guerra in Ucraina – aperta dalla foto con le croci e chiusa dall’immagine desolata della bambina tra le rovine, e passando per il pianto disperato della vedova – accomunate con il dolore e la devastazione della guerra di Gaza, già evocato ampiamente dalle immaginu del primo articolo, concluso dall’immagine dolente delle tante vedove; seguono 5 immagini evocative, sempre in modo alternato, delle milizie di Hamas e di manifesti e bandiere delle manifestazioni pro Hamas in Italia, fino a un’immagine dell’assalto dei miliziani di Hamas agli inermi israeliani nella festa del Rave e nei kibbuz, per non dimenticare, non sono state diffus le immagini del feroce massacro perchè impresentabili nella loro crudezza; dopo tale immagine, che conclude la parte drammatica della nostra galleria, 2 immagini della grande esultazione popolare a Gaza e in Israele a Tel Aviv alla notizia del “cessate il fuoco” in seguito all’Accordo di pace promosso da Trump con la Turchia e i paesi arabi e concluso tra Israele e Hamas con la liberazione degli ostaggi, scambiati con carcerati palestinesi, il parziale ritiro di Israele e l’avvio delle fasi successive; le ultime 2 immagini concludono il festoso epilogo, dopo tanta tristezza, con le foto della solenne crimonia per la firma dell’Accordo di pace tra i 4 paesi promotori in presenza di 20 capi di Stato e di governo che parteciperanno in vario modo alle fasi successive, si nota che l’unica donna è la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella prima immagine dietro a Trump, nella foto conclusiva è l’ultima della fila a destra. Tutte le immagini sono state tratte dai siti web di seguito indicati, precisando che sono imserite nel testo a mero scopo illustrativo, senza alcun intento economico o pubblicitario; qualora non fosse gradita la pubblicazione di qualche immagine, verrebbe rimossa immediatamente previa richiesta del rispettivo sito nello spazio del commenti. Si ringraziano i titolari dei siti per l’opportunità offerta. Ecco i siti, in ordine di inserimento delle immagini: la repibblica, euroactive utalia, ansa, la stampa, città nuova, varican news, umicef italia, il post, fanpage, open, l’unità, il fatto di domani, milano to day, terrasanta, rao 3, giorgia meloni, il fatto quotidiano, Di nuovo grazie a tutti i titolari dei siti citati.
