di Romano Maria Levante
Nell’anno che sta per terminare, il 2025, tra gli innumerevoli confronti e polemiche di natura politica ed economica che animano meritoriamente la vita democratica sui temi cruciali, sono emersi molti interrogativi rimasti aperti e soprattutto non discussi, anzi spesso elusi del tutto. In questa chiusura dell’anno cerchiamo di evidenziarli senza preconcetti, ci sforziamo di farlo in base al semplice buon senso. e li traduciamo in tanti perchè? . Per lo più emergono dall’analisi sui vari temi che abbiamo portato avanti negli articoli pubblicati al momento su questo sito e nei Post sulla pagina di Facebook “Romano Maria Levante” dove li abbiamo condivisi. A fine anno li evochiamo come interrogativi – lo ripetiamo – espressi in una serie di perchè evidenziati in corsivo per non essere elusi dopo la nostra esternazione forse pedante ma speriamo chiara.

Ci siamo concentrati su una serie di temi sui quali si sono avute polemiche particolarmente accese nel Parlamento e nel Paese. I primi due temi, , ai quali è dedicato questo 1° articolo, riguardano il “Manifesto di Ventotene”, al cui valore simbolico è stata stata attribuita tale enfasi da portare una naturale attenzione sul suo contenuto integrale, con le relative polemiche; e il “caso Almastri”, che ha avuto un seguito giudiziario dinanzi al Tribunale dei Ministri. Non abbiamo ripercorso le varie fasi di due eventi, se non per qualche accenno introduttivo, ma ci siamo permessi di evidenziare i tanti perchè? ai quali attendiamo delle risposte.
Il “Manifesto di Ventotene”
Andando indietro nel tempo cominciamo dal “Manifesto di Ventotene“, abbreviazione di uso comune del titolo originario “Per un’Europa libera e unita, progetto d’un Manifesto”. E’ stato ripubblicato e sventolato in una grande manifestazione a Piazza del Popolo a Roma il 15 marzo 2025, come pietra miliare della costruzione europea. In tale “Manifesto”, nato meritoriamente al confino nell’inverno del 1941, si evocava – con un sincero slancio e trasporto ideale in un progetto preciso sotto la spinta di una passione genuina nelloppressione fisica e morale indicibile – una Federazipne dei paesi europei, con la rinuncia ai nazionalismi che avevano portato alle guerre devastanti. Però si indicava come necessaria una via rivoluzionaria e soprattutto non democratica, peraltro comprensibile dato il momento storico e la logica lontananza dai valori della piena democrazia, sebbene fosse ben noto l’esempio dato al mondo dagli Stati Uniti d’America al quale ci si poteva ispirare.

Ed ecco il primo interrogativo, ne seguiranno altri. Perché poi, nell’epoca storica della democrazia europea, è stato mitizzato il “Manifesto” originale, nonostante il suo contenuto non certo democratico? Sebbene fosse inaccettabile, o comunque inappropriato oggi sotto questo aspetto cruciale, perché in Italia non è stato esaltato maggiormente il suo autore principale, Altiero Sponelli, per la ultra trentennale attività appassionata nelle istituzioni europee, oltre a quelle nazionali, dedicata fino all’ultimo a realizzare il sogno incompiuto di un vero federalismo, ma rigorosamente democratico?
Questo dopo che Spinelli sconfessò espressamente il “Manifesto” – nel suo contenuto non democratico – che pure aveva elaborato da posizioni di sinistra con Ernesto Rossi liberale. E perché si è arrivati a dire che un importante palazzo della Unione Europea è intitolato al “Manifesto”, mentre è intestato al solo Altiero Spinelli senza riferirlo al “Manifesto”, altrimenti lo avrebbero cointestato con Ernesto Rossi? Ancora, perché si è messo al posto di Altiero Spinelli, come un “totem”, il “feticcio” del “M;anifesto”, che andava ovviamente citato, ma solo come inizio di un percorso ben più meritorio e fattivo riconosciuto invece dagli europei? Perché “Nemo ptofeta in patria”, oppure per un sottile disegno politico inammissibile, perchè basato su una matrice antidemocratica?

Il “caso Almasri“
Passando a un tema più vicino, il “caso Almasri”, gli interrogativi si moltiplicano anche perché non si tratta, come per il “Manifesto di Ventotene”, di una mera esaltazione in una direzione che pone gli interrogativi appena riportati, ma è una questione che attiene all’interesse nazionale, e in quanto tale coinvolge aspetti vitali da salvaguardare. Come premessa, ecco una brevissima sintesi di un caso che ha agitato la nostra vita politica e le stesse istituzioni ai più alti livelli, presidente del Consiglio e due dei principali ministri .
Usama Almasri, generale libico in posizione di rilievo nel suo paese, dopo quasi due settimane in cui ha viaggiato in diverse nazioni europee, il 19 gennaio è stato arrestato dalla polizia italiana a Torino in quanto la Corte Penale Internazionale – appena avvertita dalla gendarmeria tedesca che lo aveva fermato in Germania, lasciandolo libero su indicazione della C. P. I. (!), della sua imminente entrata in Italia – ha emesso un mandato di arresto contro di lui con l’accusa di crimini infamanti, dalla tortura allo stupro di bambini fino all’assassinio plurimo. Poichè il mandato non era stato preventivamente trasmesso al nostro Ministero della Giustizia, come nella normativa della C.P. I., dopo due giorni di carcerazione, non essendo pervenuta alla Corte d’Appello di Roma competente la convalida del Ministro, è stato dalla stessa rilasciato, e subito espulso da parte del Ministro dell’Interno, per evidente pericolosità, e trasferito in Libia con volo di Stato.

Perché non è stato riconosciuto che il ministro Nordio ha tutelato l’interesse nazionale risolvendo una situazione molto rischiosa, senza evocarlo in modo esplicito con la sua sperimentata competenza giuridica e la sua sensibilità politica? E perché anche dalla sua parte politica si è detto che avrebbe dovuto porre il segreto di Stato motivandolo con il fatto che rimandando Almasri in Libia si evitavano le gravi ritorsioni contro il nostro paese dati gli importanti interessi economici e i tanti nostri connazionali che lavorano in Libia, oltre alla massa di migranti che avrebbero riversato sulle coste italiane i suoi adepti? Perché non si è capito che mettendo il segreto di Stato con tale motivazione si sarebbero moltiplicati casi simili riconoscendoci esposti visibilmente a ricatti di quel tipo?
Sono tanti altri gli interrogativi ai quali ci piacerebbe avere delle risposte. Perché, da ogni parte – sinistra, centro, destra – si è definito Almasri sempre con le sole parole di “torturatore, stupratore di bambini, assassino” , senza che abbia subito alcuna condanna, e finora neppure un processo? . Ma “soltanto” la pur gravissima accusa della Corte Penale Internazionale per i reati citati, di cui non è stato dimostrato che li abbia commessi, sia pure in presenza di tante testimonianze, e della recente accusa della magistratura libica di torture su 10 detenuti nella prigione controllata dalla sua milizia, seguite dalla morte di uno di essi.

E perché si omette di definirlo “cittadino libico”- come ha fatto meritoriamente soltanto Giorgia Meloni e nemmeno i suoi seguaci politici – ma, ripetiamo, solo “torturatore, stupratore di bambino, , assassino”, come fosse un criminale maniaco sessuale isolato, nel qual caso era inammissibile il rimpatrio con l’aereo di Stato? Ancora, perché lo definiscono così anche i garantisti che citano sempre, tranne che in questo caso, la nostra Costituzione secondo cui si è innocenti fino alla condanna finale dei vari gradi di giudizio, quali che siano le accuse non sanzionate in modo definitivo ?
Magari fosse stato soltanto un criminale isolato come lo hanno definito! Invece era il Capo della polizia giudiziaria di Tripoli che vigilava sulle carceri e Capo della Milizia Rada che aveva forte influenza sulla sicurezza nell’area della Libia con il grande impianto petrolifero dell’ENI e moltissimi nostri connazionali che vi lavorano; in più Asmari sovrintendeva al controllo della costa per fermare i migranti. Allora, perché oscurare tale sua posizione e la evidente minaccia per il nostro paese, insistendo solo sulla delinquenza come mero fatto personale? .

Gli interrogativi non finiscono qui.. Perché non criticare affatto la troppo rapida scarcerazione da parte della Corte d’Appello di Roma, dopo solo due giorni, mentre poteva trattenere il generale libico in attesa della risposta richiesta al Ministro della Giustizia non ancora pervenuta? E perché accusare del reato di “favoreggiamento” il ministro Nordio che stava esaminando la complessa questione quando è stata la Corte d’Appello a scarcerarlo in tutta fretta, “favorendolo” di fatto, senza volerlo, con l’insperata libertà concessa in modo precipitoso? Perché si pretendeva che il Ministro della Giustizia in un solo giorno, lunedì 20 gennaio, esaminasse la complessa questione prima di convalidare l’arresto?
Ancora, perché non si è considerato che al Ministro non era possibile decidere in un solo giorno prima che fosse scarcerato dalla Corte d’Appello senza avvisarlo, dato che secondo la normativa della Corte Penale Internazionale, il Ministro può coinvolgere le altre istituzioni per decidere e interloquire anche con la Corte ? Il tutto nella giornata di lunedì, in un solo giorno pensando ai tempi della giustizia! Quando il Procuratore capo di Roma è stato criticato per aver tardato un giorno a trasmettere meccanicamente, senza dover neppure guardarli, al Parlamento gli atti del Tribunale dei Ministri, e ha risposto che una giornata è un tempo brevissimo, necessario per tale semplice atto..

e incarcerato su mandato della Corte Penale Internazionale.
Perché accusare il Ministro Nordio di non avere fatto, come presunto atto dovuto, la trasmissione automatica e immediata del suo assenso alla Corte d’appello di Roma per convalidare l’arresto? E perchè non sembra evidente che, se ci fosse questo automatismo, sarebbe tutt’altro che obbligatoria, anzi non dovuta, la trasmissione da parte della Corte Penale Internazionale dell’atto di arresto al più alto organo politico come il Ministro della Giustizia, invece che all’organo giurisdizionale nazionale collegato, in particolare alla Corte d’Appello di Roma competente; come avviene per tutti gli atti giurisdizionali a livello nazionale, nessuno escluuso, sottratti al potere politico per l’indipendenza della magistratura ?
Si affollano gli interrogativi, perché sottovalutare l’avvertimento dei nostri Servizi segreti nel giorno di esame da parte del Ministro della richiesta della C.P.I. che metteva in guardia citando i gravi rischi per il nostro paese connessi all’arresto? E perché non pensare che i nostri Servizi o i libici avevano preannunciato la loro richiesta di estradizione pervenuta formalmente il giorno dopo? Era forse per pretendere la consegna al giudice naturale e impedire così la consegna alla Corte Penale Internazionale: Ma perché il Ministro non doveva tenerne conto, anche se complicava la valutazione e i relativi tempi, tanto più collegando ciò all’avvertimento dei Servizi sui rischi incombenti per il nostro paese?

A tale riguardo altri interrogativi nascono dalla trasmissione “Report” di domenica 16 novembre allorché Sigfrido Ranucci ha rispolverato il “caso Almasri” con un lungo servizio di accusa al governo, dal quale citiamo due dei vari perché nati dalla sua evidente prevenzione senza verifica in contraddittorio. Perché il grande giornalista d’inchiesta del Servizio pubblico – nel rivelare, accusando il governo, la disposizione data il giorno prima della scarcerazione di Almasri. che non avrebbe potuto sapere – da un influente personaggio libico ai miliziani di Rada all’incirca di “stare fermi perché la questione si sta risolvendo e tornerà a casa” – non si accorge di rendere concreto il rischio gravissimo, di cui possiamo immaginare la vasta portata per i nostri concittadini in Libia e non solo, vanificati dall’azione del ministro Nordio nella più assoluta regolarità.?
E, in tale contesto, perché lo stesso giornalista nel suo commento ha accusato il mostro governo che aveva riportato Almasri in Libia con volo di Stato, e non averlo consegnato alle autorità libiche se sapeva che lo ricercavano, ma all’accoglienza festosa dei suoi miliziani che lo hanno portato in trionfo, omettendo che non c’era stata ancora alcuna richiesta formale? E perchè ha trascurato che mentre l’aereo era in volo il ministro Nordio sembra abbia avvertito la Corte d’Appello che stava studiando la complessa questione, e non conosceva la scarcerazione di cui la Corte non lo aveva né preavvertito né informato a scarcerazione avvenuta – a quanto è dato sapere – come sarebbe stato doveroso o almeno opportuno nella leale collaborazione tra istituzioni?

Questi ed altri interrogativi sono nati sul modo prevenuto contro il governo con cui è stata trattata la questione da tanti politici e giornalisti, con riguardo ai “talk show” in gran parte antigovernativi, presenti anche nel Servizio pubblico, dove secondo il buon senso dovrebbe esserci una informazione equilibrata e non trasmissioni di “inchieste”a senso unico, senza la necessaria quanto doverosa verifica in contraddittorio.
Aggiungiamo un interrogativo, per così dire comparativo. Perché nessuna, proprio nessuna, polemica si è fatta, tanto meno in Prlamento, sull’iraniano arrestato in Italia per l’accusa di terrorismo e relativa richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, scarcerato in base al diniego motivato con eccezioni formali dal Ministro della Giustizia senza ricorrere al Segreto di Stato tanto evocato per Almasri, che risiedeva nello scambio con la giornalista italiana Cecilia Sala incarcerata per ritorsione; quando per il capo della potente milizia libica era ben più elevata la ritorsione contro i nostri concittadino in Libia, anche a prescindere dagli interessi per l’Eni e per il controllo della massa dei migranti? E il rischio gravissimo della ritorsione è stato confermato, come accennato, nel servizio pur così ostile di “Report” .

Sulla trasmissione al Tribunale del Ministri della “denuncia” di un avvocato alla presidente Meloni e a Ministri per la liberazione di Asmari perché non osservare che era una attività governativa più che palese, universalmente conosciuta, quindi non l’ avviso di un reato ignorato dalla Procura, tanto più che suffragato soltanto da ritagli di giornale, ed era paradossale attivare la procedura per un atto politico ben noto su segnalazione di un singolo, senza che si fosse operato d’ufficio? E poi, perché non considerare che la mancata convalida in una sola giornata del Ministro rispondeva anche al comportamento della Corte Penale Internazionale che ha atteso l’ingresso in Italia del soggetto in giro per quasi due settimane nei paesi europei avvertiti del suo passaggio con un “bollino blu”, tranne l’Italia investita solo dal “bollino rosso” dell’atto di arresto emesso nel momento dell’ingresso del soggetto nel nostro paese; mentre la Procura internazionale, inascoltata, lo aveva chiesto alla Corte Penale Internazionale dall’ottobre 2024 senza avere risposta fino al 18 gennaio 2025, ed erano ben noti, per episodi precedenti, e non solo ipotizzabili, i rischi per l’Italia dati gli interessi vitali con la Libia?
Ultimo interrogativo, perché non considerare comunque opinabili le interpretazioni in merito ai rapporti tra Corte Penale Internazionale e i singoli Paesi in materia di procedura e contenuti dei mandati di arresto? Data l’opinabilità, la decisione in un senso o nell’altro pensiamo che non possa essere considerata atto punibile per “favoreggiamento” e altro, come avvenuto, a meno che non si sia scelta l’interpretazione dannosa per il nostro Paese; mentre è avvenuto l’inverso, l’interesse nazionale si è tutelato avvalendosi delle forme non rispettate dalla Corte internazionale e dei tempi insufficienti. E perché non si è considerato lo studio molto accurato e motivato giuridicamente di un magistrato esperto di C. P. .I. – riportato nel nostro articolo sul caso in questo sito – che nega ogni responsabilità del Ministro della Giustizia e aggiunge che la Corte d’Appello poteva evitare di scarcerare il libico e dare tempo al Ministro di completare la sua valutazione?

I prossimi 3 articoli sui nostri perchè?
Abbiamo concluso con le parole “ultimo interrogativo”, ma si riferiscono soltanto ai due primi eventi considerati in questo articolo, che hanno animato la vita politica nella parte iniziale del 2025, anche se il secondo si è trascinato in sede giudiziaria fino agli ultimi mesi dell’anno. Si è trattato, in fondo, di questioni dove le interpretazioni hanno avuto un rilievo forse maggiore del loro effettivo contenuto, dai riflessi comunque limitati sulla grande politica interna e internazionale.
Per questo passeremo nel prossimi 3 articoli, dedicati anch’essi ai tanti perchè? , ai temi che hanno inciso maggiormente sulla politica internazionale e sulla politica interna del nostro Paese, precisamente la questione di Gaza e la Manovra economica per il 2026, cui è didcato il 3° articolo. Mentre il 4° e ultimo articolo sui nostri perchè? si sposta su un piano più generale, la onsiderazione all’estero verso la nostra Presidente del Consiglio, e il nostro Paese, rispetto a un ben diverso atteggiamento di opposizione e sindacato, anche con riguardo agli ultimissimi eventi.

Non abbiamo citato il 2° articolo, ma non si tratta di una svista. Riguarda un tema che in un qualche modo comprende tutti gli altri, e abbiamo voluto trattarlo dopo l'”incipit” dei due casi che hanno aperto il 2025, con effetti ben più limitati dei sucessivi nella vita del Paese. Ci riferiamo alla comunicazione televisiva, che tanta importanza ha non solo sul piano fondamentale dell’informazione, ma anche su quello altrettanto importante della formazione di un giudizio critico legato alla corretta esposizione dei rispettivi argomenti e punti di vista, in confronti anche polemici ma corretti, nella libertà di pensiero che è alla base della nostra democrazia.
Di qui è nato un nostro panorama dei “talk show” politici televisivi, dato che la TV resta sempre un mezzo molto penetrante. Il prossimo 2° articolo è quindi riservato ai tanti “perchè?” suscitati dai “talk show” sulle tre Reti maggiormente impegnate nella comuniccazione politica quotidiana e settimanale. Il 2° e i successivi 3° e 4° articoli usciranno in questo sito un giorno dopo l’altro per non varcare la soglia del 31 dicembre con i tanti perchè? del 2025..

Info
Gli interrogativi sono desunti dai nostri ampi articoli pubblicati in questo sito nel 2025, e precisamente: Sul “Manifesto di Ventotene”, “Il Manifesto di Ventotene, 1. Dalla storia alla cronaca;; … 2. Altiero Spnelli, poi la “tirata di capelli” di Prodi alla giornalista; ….3. Da “libro sacro” a “Corzzata Potemkin”, usciti rispettivamente il 24 marzo, 3 e 6 aprile. Sul “Caso Amasri”, “Il generale libico Almasri, arrestato, e scarcerato, espulso e rimpatriato, dal ‘pasticcio’ al capolavoro”, uscito il 26 marzo. Tutti sono stati condivisi, con ampi Post introduttivi, nella pagina di Facebook intitolata all’autore,“Romano Maria Levante”, nei giorni della loro pubblicazione su questo sito, alcuni seguiti da commenti e repliche dell’autore.
Photo
Le 14 Immagini – a parte quella di chiusura sui “talk show” politici televisivi – forniscono una rapidissima sintesi dei due eventi, molte altre illustrazioni sugli stessi sono inserite nel testo dei relativi articoli sopra citati ai quali si rinvia. Le immagini sono state tratte dai siti web di pubblico dominio di seguito citati, e inserite a puro scopo illustrativo senza intenti di natura commerciale o pubblicitaria, si ringraziano i titolari per l’opportunità offerta; qualora il titolare di qualche sito non approvasse l’inserimento di talune immagini, saranno subito eliminate su semplice richiesta avanzata nello spazio dei Commenti. Ecco i siti, in ordine di inserimento nel testo delle immagini: il post, patria indipendente, il manifesto, risorgimento firenze, torino news world, flat planet; five dabliu, inspi, rai news, ansa, rai news, rai news, open; sentimeter. Di nuovo grazie a tutti. Le prime 6 immagini sono sul “Manifesto di Ventotene” In apertura, Immagine-simbolo. Il “Manifesto di Ventotene”, a Roma, ‘Una piazza per l’Europa’, 15 Marzo 2025. Ansa, di Giuseppe Lami; seguono, La folla dei confinati nell’isola di Ventotene, Un caseggiato dei confinati, tra cui i tre protagonisti del “Manifesto”, e Gli autori del “Manifesto”, Alriero Spinelli ed Ernesto Rossi (di Celorni la “Prefazione”); poi, Immagine-simbolo di Altiero Spinelli, il grande europeista, e L’edificio del Parlamento Europeo a Bruxelles, intitolato ad Altiero Spinelli. Le successive 7 immagini sono sul “caso Almasri”: Il generale libico Usama Almasri, arestato nella notte tra il 18 e 19 gennaio 2025 a Torino e incarcerato su mandato della Corte Penale Internazionale; seguono, Immagine-simbolo delle Milizie libiche, il generale Almasri era a capo della milizia che sovrintendeva alle carceri di Tripoli, sorvegliava le coste, ed era collegata alla sicurezza dell’impianto dell’ENI, e I cartelli di protesta esposti dai Parlamentari del PD nell’informativa alla Camera del 5 febbraio 2025 dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’nterno Matteo Piantedosi sul “caso Almasri“; poi, Il generale libico Almasri sceso dall’aereo di Stato italiano atterrato a Tripoli il 21 gennaio 2025, e Almasri portato in trionfo dai suoi miiziani all’arrivo in Libia dell’aereo italiano; infine, Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, con a fianco il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nell’Informativa al Parlamento sul “caso Almasri”, del 5 febbraio 2025, e I ministri Nordio e Piantedosi con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, plaudono al voto della Camera il 9 ottobre 2025 che ha respinto la richesta di procedere avanzata dal Tribunale dei Ministri. L’immagine di chiusura, Un’anticipazione del 2° articolo. Visione panoramica, non aggiornata ,a espressiva, con il telespettatore di spalle, sommerso dall’affollarsi di “talk show”politici.

con il telespettatore di spalle, sommerso dall’affollarsi di “talk show”politici