Mangasia, 2. Diffusione e influenza dei fumetti asiatici, al Palazzo Esposizioni

di  Romano Maria Levante

Introduciamo questo 2° articolo, con cui termina la nostra narrazione della mostra   sul “manga”, il fumetto asiatico, con un rapido “aggiornamento”, per presentare le immagini di apertura e quella di chiusura che la rendono attuale per la circostanza indicata nel 1° articolo. Cioè la fotografia delle premier di Italia e Giappone, che si sono incontrate nel bilaterale a Tokio di metà gennaio 2026: nell’immediata intesa trovata – anche come le prime due donne a capo del governo dei loro paesi – hanno avvicinato i loro visi sorridenti in una immagine convertita poi nello stile “maga”, quello della mostra di nove anni fa che abbiamo commentato allora nei due articoli. Questa immagine “maga” e la fotografia originaria sono state l’apertura e la chiusura del 1° articolo; mentre questo 2° articolo si apre con due immagini – quella in stile “maga” e una foto con le due premier messe a confronto sovrapposte, e si chiude con una fotografia ufficiale delle due premier.. il 1° articolo tratta del “manga” nella tradizione giapponese, dalle favole alla religione, dagli esseri fantastici agli eroi, dal filone storico all’attualità, fino agli autori delle opere “manga”.Questo 2° articolo descrive il  rapporto tra “manga” e libertà di espressione, poi la diffusione  del “manga” per fasce di lettori e contenuti, con particolare attenzione ai “manga” nei mass media, dai cartoni animati e il cinema alla Radio e televisione, fino ai Tv e videogiochi, e conclude sulla  sinfonia di civiltà. Null’altro da dire in questo rapido “aggiornamento”, si conclude la “narrazione” della mostra, con i contenuti appena indicati, che offrono ulteriori sorprese rispetto a quelle del 1° articolo, nella scoperta di un mondo lontano quanto affascinante.

Le immagini sovrapposte, una diversa con le due premier e quella in stile “maga” ” messe a confronto

Articolo da www.arteculturaoggi.com del 4 novembre 1917 ripubblicato oggi 19 gennaio 2026 in www.arteculturaoggi.it

Si conclude la nostra visita alla mostra “Mangascia, wonderlands of Asian Comics” , al Palazzo Esposizioni di Roma dal 7 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018. In precedenza, dopo aver ricordato le precedenti mostre del Palazzo Esposizioni su temi di attualità, dal “DNA”  ad “Astri e paricelle”, abbiamo inquadrato i “manga” nella tradizione giapponese e abbiamo accennato alla varietà di contenuti, ispirati non solo a temi quali le favole e la religione, gli esseri fantastici  e gli eroi, ma anche a temi storici nei quali vengono rievocate vicende cruciali nell’esistenza dei popoli dagli angoli di visuale propri di questa forma espressiva, in stretto collegamento con l’attualità. Abbiamo inoltre  accennato a come nascono i “manga”, e a qual è la condizione degli autori. Tutto questo in rapporto alle strisce e ai libri di fumetti esposti nelle prime sezioni della mostra.

Ora passiamo ai temi restanti, anche qui in collegamento con le ultime sezioni, in particolare sulla libertà di espressione e sulla diffusione per fasce di lettori dei contenuti per loro più adatti, fino alle trasposizioni dei personaggi resi famosi dai fumetti negli altri media, come il cinema e i “cartoons”, la televisione e  gli ultimi mezzi telematici

I “manga”  e la libertà di espressione

La forza dei fumetti è andata crescendo, anche in regimi  come quello cinese, al riguardo si citano i due gruppi, “Special Comics” a Nanchino e “Cult Youth” a Pechino, che pubblicano quasi clandestinamente antologie  di “manga” realizzati da autori indipendenti, di critica non solo al capitalismo ma anche al comunismo. In un paese che sul piano economico pratica il capitalismo di mercato e sul piano politico il comunismo autoritario, ciò vuol dire mettersi dichiaratamente contro il regime.

Fumettisti “alternativi”  sono diffusi anche in altri paesi asiatici, dove soprattutto i giovani vengono incoraggiati a impegnarsi senza conformismo nella realizzazione dei “manga”, anche ricorrendo alla tradizione per recuperare i valori e l’identità.

Si possono evitare interferenze limitatrici della libertà di espressione se non si  dipende da un editore tradizionale e si  ricorre ad altri canali, e soprattutto se si ha successo di vendita nel qual caso anche opere innovative e “non ortodosse” passano senza problemi al vaglio della pubblicazione, vengono citati gli esempi di Jirò Taniguchi, con il suo inusuale  “camminatore solitario”  e Taiyò Matsumoto, con il suo “Sunny” fortemente autobiografico.

Proprio per la loro destinazione a un  pubblico molto vasto, soprattutto giovanile, ma comunque diffuso, i fumetti si trovano sempre sottoposti all’osservazione attenta delle autorità e dei moralisti, come dell’industria editrice nel timore di alienarsi simpatie e benevolenze, perciò anche autori ed editori sono propensi ad autocensurarsi prima di subire eventuali censure.

Naturalmente gli atteggiamenti variano da paese a paese in funzione dei rispettivi regimi politici e dei leader, dei costumi e dei sistemi giuridici, dei poteri religiosi e degli stili di vita, comunque in generale si può dire che dal dopoguerra è stato sempre più difficile controllare i “manga”  nonostante i temi  scomodi affrontati sia nella politica sia nella morale come quelli sessuali, e i toni spesso violenti, secondo l’antica tradizione delle stampe giapponesi.

Gli editori alla ricerca di nuovi talenti organizzano concorsi come il “Manga Open” dell’editore Kodansha per il settimanale “Morning”, che ha dato il successo al vincitore del 2011 Miki Yamamoto, creatore  di un’eroina determinata e indipendente;  oppure li assumono su segnalazione di un autore affermato come è stato per Ken Njimura, “raccomandato”  all’editore dall’affermato Taiyo Matsumoto; un altro giovane, Siu Hak, su “Touch Magazine”, dal 2004 al 2016 si è imposto con temi quali i grattacieli di Tokyo trasformati in robot, gli “Harbour Heroes”,  e la celebrazione del  leader studentesco Joshua Wong protagonista della “rivolta degli ombrelli” del 2014.

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Sui rapporti con l’arte, possiamo dire che che la Pop Art si è molto avvicinata al fumetto,  tanto che l’americano Roy Lichtenstein ha preso il fumetto americano come modello per le sue celebri raffigurazioni. In Asia abbiamo lo stile postmoderno del  “superflat giapponese”, naturalmente contiguo del fumetto, in comune c’è sempre una narrazione. Detto questo,  c’è stata nel tempo un’evoluzione che ne ha esteso sempre più la destinazione e aumentato quindi la diffusione.

lLa diffusione dei “manga” per fasce di lettori e relativi contenuti

Per restare nell’epoca più recente si nota che mentre nel dopoguerra i “manga” erano rivolti soprattutto ai giovani, già con gli anni ’50 hanno cominciato ad interessare un pubblico più adulto, con immagini realistiche ispirate ai film “noir” e dell’orrore, noti come “gekiga” che sta per “immagini drammatiche”, tra i più noti autori Yoshiro Tatsumi e Tadeo Tsuga. 

Il genere  si è esteso sempre più negli anni ’70  con i fumetti definiti “seinen”, tra quelli di maggior successo la serie “Dokudami Tenement”, con un giovane disadattato rispetto alla vita che conduce, riflesso  delle frustrazioni dell’autore,      Takashi Fukutami.

Nel 1980 abbiamo il fumetto “underground” come quello di Takoshi Nemoto,  provocatorio, si definisce “ottimista-pessimista”,  il personaggio  ricorrente è un derelitto  in stile punk  definito “capace-incapace”. Trasgressivo il fumetto per adulti di  Gengoroh Tegane,  sul dramma familiare dei rapporti gay in una società omofobica come quella giapponese, in “My Brother’s Husband”,  titolo quanto mai eloquente. 

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 Come ci sono i fumetti “noir”, ci sono quelli  “rosé” e “lady comics”,  opera delle fumettiste, molto ricercate dagli editori  negli anni ’80 per  interessare di più il pubblico femminile, rispettivamente le adolescenti per i “rosè” e le adulte per i “lady comics”.  In questo ambito, Mariko Kusumoto dal 2009 è la più coraggiosa nello sfidare  molte convenzioni  tradizionali radicate nella società giapponese, in particolare sul sesso e sull’emancipazione femminile.

Ma ci sono anche i “boys’ love” creati “dalle donne per le donne”, si tratta del genere omoerotico detto dello “yagi” che si diffuse dalla fine degli anni ‘’80, definito “senza climax, senza conclusione, senza significato”, ad opera di epigone delle donne che all’inizio del decennio avevano introdotto nei fumetti l’amore tra ragazzi, lo “scenen”, come Keiko Takemya e Moto Hagio.

Si tratta di opere, spesso autopubblicate nelle riviste commerciali, su amori omosessuali femminili, storie antiche  e moderne, dalla mitologia alla quotidianità,  in vari stile e generi, che hanno conquistato un mercato vastissimo (2,2 miliardi di yen nel 2010), e sono penetrate anche in paesi mussulmani, quindi di grande rigore su questi temi, come Indonesia e Malesia.   

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Nell’apposita sezione della mostra c’è un “separè” per isolare i fumetti più “osè”, ma possiamo dire che non sono vistosi; molto più espliciti, pur nella loro raffinatezza,  certi dipinti di Hokusai ed Eisen del genere “shunga”, che vuol dire “pittura della primavera” ma anche atto sessuale.

Erano xilografie per uso privato pubblicate in fogli singoli o libretti di 12 pagine,  diffuse prima del 1868 allorché con l’apertura verso l’esterno del Giappone, cui abbiamo già accennato, nei contatti con l’Occidente furono acquisite anche riserve morali e tabù, come quello sessuale, tanto che fu inserito nel codice il reato di “oscenità”, prima assente; poi, con la Costituzione del 1947 fu vietata espressamente la raffigurazione esplicita di tutto ciò che aveva diretta attinenza con l’atto sessuale. I “manga” per adulti succedono dunque ai più antichi “shunga”, xilografie senza veli per così dire.

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Altre xilografie “estreme” sono  le “muzan-e”, “stampe insanguinate”, diffuse soprattutto dopo il 1860, con scene di omicidi ispirati alla vita reale oppure a storie narrate dalla letteratura; tra gli esponenti antichi del genere spicca Tsukioka Yoshitoshi, il cui stile violento lo ritroviamo, tra gli altri,  nei moderni Suahiro Maruo e Kazuichi Hanawa. 

Tra la violenza e l’orrore la serie “Asura” di George Akiyama con scene di un cannibalismo materno ben più orripilante di quello del dantesco conte Ugolino, che portarono a proibire la rivista. Sono i “manga” amorali e traumatici , pubblicati dalla rivista Garo, viene commentato, “ci  mostrano gli aspetti più  oscuri dell’animo umano senza offrirci alcuna morale consolatoria né possibilità di redenzione”.

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I “manga” e i “mass media”, cartoni animati e cinema, radio-Tv e video giochi,

La mostra termina con un excursus spettacolare sui “mass media” collegati ai fumetti,  o che ne subiscono l’influenza, anche con una serie di  video che trasmettono in continuazioni immagini e altre visualizzazioni spettacolari, fino a una gigantesca bambola gonfiabile che arriva al soffitto.  

Viene documentato come i “manga” con i loro personaggi siano stati fonte di ispirazione per i cartoni animati e il cinema, la radio e la televisione, fino ai video giochi e gli smartphone; non solo, anche la musica e la moda ne sono state influenzate.

Sui cartoni animati viene ricordato che furono i fumettisti un secolo fa a compiere in Asia i primi esperimenti di animazione con cui diedero movimento, suono e colore ai “manga” statici, muti e per lo più in bianco e nero. I primi esperimenti risalgono  al 1916-17 quando la casa cinematografica Tanksatu fece realizzare cinque cartoni animati basati sui fumetti a Oten Shimokawa, il “cartoon” iniziale intitolato “Il Portinaio”, la striscia era uscita su “Tokyo Puck”.  Lo seguirono nel passaggio all’animazione altri noti “mangaka”, come Osamu Tezuka, Hayao Miyazaki e Katsuro Osaka.

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Per le altre forme di spettacolo il passaggio dei fumetti alla “live action” avviene naturalmente nei film, nei programmi radiofonici e televisivi, e anche nelle rappresentazioni teatrali, basta che il personaggio sia diventato popolare perché si trasmetta dal media in cui si è affermato agli altri canali di diffusione.

Sul cinema va sottolineata la frequenza con cui vi sono state trasposizioni dei fumetti, per storie dinamiche e movimentate; vengono citati i “manga” dello scrittore Kazuko Kasulka divenuti film solo tre mesi dopo la fine della serie su “Weekly Playboy”. Rapido anche il passaggio ai cartoni animati, come per le opere fantascientifiche di Laila Matismoto. L’autore di fumetti Jiro Taniguchi ha collaborato alla trasposizione in film delle due serie, disegnate con molta precisione,  “La vetta degli dei”, sulla scomparsa dello scalatore Mallory in una spedizione sull’Everest del 1934  e “Quartieri lontani”, dove compare anche in un “cammeo”.

Uno dei maggiori registi indiani vissuto fino al 1992, Satyajit Ray, il cui linguaggio cinematografico è coerente con quello  da illustratore, ha realizzato  il suo primo film “Il lamento sul sentiero” del 1955 basandosi su un blocco di schizzi di 58 pagine – vere “strisce di fumetti” ha detto lui stesso – che aveva utilizzato per le illustrazioni e poi ha usato di nuovo  per il film; è tornato ai fumetti nel 1970-71 con 4 copertine.

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Non si tratta di iniziative sporadiche, e anche i tempi della trasposizione sono significativi. Viene citato il caso degli anni ’50 nelle Filippine, dove molte serie di fumetti divenute popolari venivano adattate a film di azione; ebbene, si giunse a tradurre le sceneggiature dei film in fumetti da pubblicare prima di ultimare il film in modo che alla sua uscita, al termine delle serie oppure appena aveva successo,  il film potesse contare su un pubblico fidelizzato alla storia o al personaggio,  Ciò è avvenuto anche con le “graphic novel” di Carlo Vergara,  in cui la protagonista gay si trasforma in un’eroina tutte curve: nel 2005 diviene un film, nel 2006 un musical.  

Un’ultima osservazione, con la tecnologia digitale i fumetti più avanzati non sono compresi nella pagina ma si muovono in verticale e cade così il vincolo dell’impaginazione, quindi si superano anche i problemi di compatibilità tra il fumetto asiatico che si legge da destra a sinistra e quello occidentale che va da sinistra a destra, con i conseguenti problemi in sede di traduzione. Fin dal 2003 i  sud coreani hanno realizzato serie digitali di fumetti impaginate come una striscia verticale. l “webcomics”  raggiungono altissime audience, come fu per i fumetti sul terremoto di Sicghuon del 2008.

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La sinfonia di civiltà

Al termine della visita alla mostra  resta negli occhi la spettacolare varietà e originalità delle rappresentazioni grafiche, lo scintillio dei colori, le immagini affascinanti di quegli occhioni spalancati come quelle tenebrose di abissi che si aprono, le gestualità brusche e movimentate come le pose delicate e graziose, l’intero campionario fumettistico nella visione orientale che ha tanto influenzato anche la vignettistica occidentale.

Le ricerche approfondite contenute nel catalogo consentono di inserire questo caleidoscopio di immagini nel contesto storico e culturale del mondo asiatico, così variegato nelle tante nazioni che lo compongono; uno spettacolo questo impresso nella mente dopo quello rimasto negli occhi.

Si pensa all’incontro di culture, lo abbiamo visto con altre mostre su diverse manifestazioni dell’arte giapponese, dai rotoli pittorici tradizionali e dalle sculture rituali sacre alle forme più moderne, spesso l’incontro diviene incrocio con le influenze e gli  apporti reciproci, dalla prospettiva occidentale all’arabesco orientale. I fumetti, con la loro diffusione così pervasiva,   fanno parte di quella che è stata chiamata “sinfonia di civiltà”, e la mostra ha saputo dimostrarlo.

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Info

Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, Roma. Tel. 06.39967500, www.palazzoesposizioni.it. Orari. da domenica a giovedì, tranne il lunedì chiuso, dalle 10,00 alle 20,00, venerdì e sabato dalle 10,00 alle 22,30, la biglietteria chiude 1 ora prima. Ingresso,  intero euro 13,50, ridotto euro 10,00.  Catalogo “Mangasia. Wonderlands of Asian Comics” , a cura di Paul Gravett,  Thames & Hudson Editore, pp. 320,  formato 21 x 27, dal catalogo sono tratte le citazioni del testo. Il primo articolo sulla mostra è uscito in questo sito il 1° novembre u. s., con altre 11 immagini  Per la citazioni nel testo di precedenti mostre su temi di  attualità cfr. i nostri articoli: in questo sito, su “DNA”  29 marzo 2017, “Caravaggio Experience”  27 maggio 2016,  “Numeri”  23, 26 aprile 2015,   “Cibo” 1° febbraio 2015, “Meteoriti” 5 ottobre 2014, il ; in cultura.inbruzzo,it su “Astri e particelle” 12 febbraio 2010 (tale sito non è più raggiungibile, gli articoli saranno trasferiti su altro sito).Inoltre cfr. i nostri articoli in questo sito sull’arte giapponese: per la scultura sacra antica 24 agosto 2016, la pittura contemporanea 27 maggio 2016, 70 anni pittura “nionga” 25 aprile2013, la pittura moderna “oltre la  tradizione”  15 aprile 2013; sull’arte cinese, le tombe di Awangui 17 gennaio 2015, la pittura di Visual China 17 settembre 2013,  lo scultore moderno  Weishan 24 novembre 2012, la “Via della Seta” 19, 21, 23 febbraio 2014; in www.antika.it, “L’Aquila e il Dragone” 4, 7 febbraio 2011, e in cultura.inabruzzo.it  la Settimana del Tibet 21 luglio 2011, l’anno culturale della Cina in Italia 26 ottobre 2010  (questi ultimi due siti non sono più raggiungibili, gli articoli saranno trasferiti su altro sito).  

Photo

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante alla presentazione della mostra nel Palazzo Esposizioni, si ringrazia l’Azienda Speciale Palaexpo, con i titolari dei diritti, per l’opportunità offerta. Forniscono soltanto un’idea quanto mai parziale e sommaria della sterminata esposizione della mostra, resa integralmente nel monumentale catalogo, e dato il loro carettere non cerchiamo di identificarle per corredarle del titolo, come eccezione motivata alla nostra regola. Aggiornamento: in apertura, Le immagini sovrapposte, una diversa con le due premier e quella in stile “maga” ” messe a confronto; –in chiusura, Una foto ufficiale delle due premier, nella conferenza stmpa che ha chiuso l’incontro bilaterale Le due immagini sono state tratte rispettivamente dai siti web la stampa e toscana risparmio, si ringraziano i titolari di tali siti.

Una foto ufficiale delle due premier, nella conferenza stmpa che ha chiuso l’incontro bilaterale

Mangasia, 1. La meraviglia dei fumetti asiatici, al Palazzo Esposizioni

di  Romano Maria Levante

In un originale “giornalismo culturale retrospettivo” ripubblichiamo – oggi domenica 18 gennaio 2026, e domani, e condividiamo sulla nostra pagina di Facebook intitolata al nome dell’autore – il nostro ampio servizio in 2 articoli su “Mangasia, wonderlands of Asian Comics”, la prima mostra svoltasi al Palazzo Esposizioni di Roma  tra ottobre 2017 e gennaio 2018, sul fumetto asiatico , il “manga”, diffuso in 20 paesi, ma sopratutto in Giappone, al quale si riferisce la nostra evocazione per le storie narrate con tale mezzo espressivo.. Perchè questa iniziativa che potrebbe apparire inusitata? E’ presto detto, vogliamo corrispondere all’interesse sorto alla vista della fotografia delle premier donne, per la prima volta, dei loro paesi, Giorgia Meloni per l’Italia e Sanae Takaichi per il Giappone, nel bilaterale a Tokyo – tappa centrale del viaggio asiatico di inizio 2026 della Meloni – subito unite da una stretta intesa non solo sul piano commerciale e strategico ma soprattutto su quello umano, intesa espressa dai loro volti sorridenti ravvicinati. E che c’entra il “manga”? si chiederanno in molti. La risposta è evidente nell’immagine con cui apriamo questa rapida introduzione del primo articolo del novembre 2017, riprodotto integralmente senza alcuna modifica nel testo e nelle numerose mmagini che vi sono inserite. Con l’aggiunta dell’immagine di apertura, in cui la fotografia delle due premier è stata trasformata in “manga”, e il sorriso contagioso è divenuto “virale”; e dell’immagine di chiusura, con la fotografia originaria, poi trasformata nella versione “manga” dell’immagine di apertura.

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Le due donne, entrambe per la prima volta premier, dell’Italia, Giogia Meloni, e del Giappone, Sanae Takaichi,
nell’immagine che trasforma i loro volti sorridenti nella versione coinvolgente in stile “manga”,
cui è dedicato questo servizio sulla mostra dedicata a tale fumetto giapponese

Articolo da www.arteculturaoggi.com del 1° novembre 1917 ripubblicato oggi 18 gennaio 2026 in www.arteculturaoggi.it 

“Mangasia, wonderlands of Asian Comics” , al Palazzo Esposizioni di Roma  dal  7 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018,  è la prima mostra dedicata al fumetto asiatico, il “manga”, esteso a una vasta area che comprende più di 20 paesi, dal Giappone alla Cina, dall’India alla Corea, dalle Filippine  all’Indonesia, dal Nepal alla Thailandia, con l’esposizione di  una miriade di strisce organizzate in sezioni che consentono di analizzarne i diversi aspetti, componenti e destinazioni, il tutto il relazione alle diverse fasi storiche e al costume della vastissima area considerata. La mostra, organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo, è a cura di Paul Gravett, che ha curato anche il catalogo  edito da “Thames & Hudson”. con grande ricchezza iconografica, nel quale è approfondita in modo particolare una materia quanto mai vasta.

Uma mostra insolita, quella del Palazzo Esposizioni, che conferma di essere,come dice il Commissario Cipolletta, “la casa dell’attualità”, citando le mostre sul “DNA”, “Caravaggio Experience” e W”orld Press Photo”, ma  si potrebbero  aggiungere quelle sul ” Cibo” e sui “Numeri”, sui “Meteoriti” e la meno recente su “Astri e particelle”, dedicate alla contemporaneità più  viva.

Quali sono i motivi di interesse di questa mostra sui “manga”, i fumetti  che nascono in Giappone per estendersi a macchia d’olio sull’intera Asia e poi nel mondo?  Almeno tre,  di natura storica, di costume e artistica. Il primo perché  fa passare in rassegna  le vicende movimentate di paesi  scossi da regimi e guerre,  il secondo per l’esotismo di sistemi di vita peculiari, il terzo per la maestria rappresentativa.

La varietà dei paesi considerati, i quali anche per il fumetto hanno radici che affondano nelle tradizioni, nelle storie e nei costumi di ciascuno, compone un affresco spettacolare e istruttivo.

I manga nella tradizione giapponese

Per dare un’idea di come si manifesti questa forma di arte particolarmente comunicativa, diciamo che le storie in Giappone sono pubblicate ad episodi in serie rivolte alle diverse fasce di età e a un pubblico selezionato: si consideri che la rivista di maggiore successo vende tuttora quasi due  milioni di copie a settimana.  Poiché le riviste non vengono conservate, sin dagli anni ’20 si  pubblicano anche libretti per bambini e adulti diffusi nelle biblioteche circolanti. Stupefacente il dato sull’entità delle vendite di “Manga” in Giappone: 3,5 miliardi di  dollari.

Apposite sezioni della mostra consentono di analizzarne i singoli aspetti con esempi  spettacolari per l’evidenza grafica e cromatica delle riviste e  i libri di fumetti esposti in grande numero.

Le riviste per ragazzi (“shonen”) e ragazze (“shojo”) sono molto diffuse anche per il boom demografico del dopoguerra,  le storie sono volte ad esprimere sentimenti e suscitare simpatie: le vicende ricordano quelle di Mark Twain e degli altri scrittori che hanno raccontato il mondo del  lavoro infantile, duro e spietato, ma con l’itinerario educativo che porta al successo dopo aver affrontato e superato gli ostacoli. Il linguaggio simbolico per esprimere i sentimenti si avvale dei fiori e di una forma grafica con occhi grandi e scintillanti soprattutto nei fumetti per ragazze.

Di particolare importanza  i fumetti legati alle xilografie dell’ “ukiyoe”, le stampe d’autore pubblicate in multipli, in cui al disegnatore artistico si affiancava l’intagliatore e lo stampatore che dava l’apporto del colore, tecnica che ha dato opere d’arte di grande valore con artisti quali Hiroshige, Hokusai ed Eisen  ai due ultimi viene dedicata una grande mostra all’Ara Pacis, del resto sono stati anche autori di “manga”di tipo particolare. E’ stato Hokusai a introdurre nel 1814 il termine “manga” di origine cinese per definire i suoi schizzi  estemporanei, come sfuggiti al suo controllo e prodotti dal “pennello impazzito”, e ad unire testi a disegni dai colori brillanti. Ne produsse migliaia, pubblicati in 15 volumi.

Nello stile “ukiyoe” eccelleva  Utagawa Kuniyoshi (1798-1861), i cui fumetti rappresentano leggendari guerrieri impegnati in lotte titaniche, resta un punto di riferimento tuttora. Ci sono immagini  a piena pagina per sottolineare momenti particolari, e la lettura di questi fumetti avviene da destra a sinistra, cosa che ne ha complicato la diffusione fuori dal Giappone per la difficoltà della trasposizione in aggiunta  a quella della traduzione.  

Il  grande sviluppo dei “manga” avvenne quando, apertosi nel 1868 il Giappone agli scambi commerciali con il resto del mondo  dopo due secoli di completo isolamento  imposto dal regime assolutista, i fumettisti  si ispirarono ai modelli occidentali nelle sequenze narrative e nel tono realistico o umoristico che portava anche a  deformazioni caricaturali. Quindi, con le influenze internazionali dovute anche allo studio all’estero di fumettisti giapponesi, innestate sulle tradizioni nazionali si è avuta  una fusione tra le due culture che naturalmente troviamo ancora oggi.

Abbiamo accennato al tono umoristico, ebbene questo si accentuò nel ‘900 allorché la rivoluzione industriale segnò l’irruzione del lavoro in fabbrica nella vita dei giapponesi, con tutte le situazioni che si prestavano alla satira, come nelle riviste  satiriche “Punch” e “Puck” diffuse in Inghilterra e America.  Veniva preso lo spunto anche dai fumetti a colori delle tavole  a tutta pagina dei giornali americani della domenica e delle strisce in bianco e nero dei quotidiani, ma rivisitandoli in modo personale creando così personaggi che  diventavano beniamini del pubblico di lettori.

Dalle favole alla religione, dagli esseri fantastici agli eroi

In effetti, le tradizioni del  paese hanno dato luogo a storie tramandate per generazioni, che ritroviamo oggi non solo nei fumetti ma anche in forme d’arte come i rotoli dipinti con testi e immagini. Vi sono favole e racconti popolari, con figure di eroi leggendari, come nel  “Viaggio in Occidente” che ha dato luogo in passato al maggior numero di trasposizioni in fumetti e continua a farlo tuttora.  E’ basato sul viaggio in India  alla ricerca di testi sacri buddhisti di un monaco cinese  cui il proprio imperatore conferì  il titolo di Tripitaka, che evoca i tre canestri con i canoni della religione; ebbene, nei secoli il monaco diventa un eroe dei fumetti, con due animali dai poteri eccezionali, il maiale Zhu Bajie e lo Scimmiotto Sun Wukong, il Re scimmia, eterna leggenda,  che diventa  protagonista di un viaggio spirituale in cui l’impeto si può mitigare  padroneggiando  i poteri interiori fino alla sublimazione nella compassione del buddhismo.  

Non solo, anche per la religione i fumetti sono stati un veicolo di  principi e figure  mistiche, su ispirazione dei due maggiori poemi epici dell’induismo imperniati su Krisha e Rama. Con l’apertura al mondo e l’influsso occidentale, pur perdendo attrattiva, questi temi sono rimasti acquisendo un valore identitario, come per gli spiriti “yokai”.  L’elemento soprannaturale resta una presenza importante nel fumetto moderno come parte della spiritualità asiatica.

Per darne un’idea citiamo i fumetti di Osamu Tezuka  imperniati su Buddha, sebbene non fosse buddhista, con Siddharta che viene illuminato, sono 1800 pagine in 9 volumi. E i fumetti ispirati al Ramayana e l’altro poema epico in sanscrito su Krishna e Rama, “aviatar” del dio celebrato per secoli dagli artisti indiani, storia resa più moderna da un artista formatosi in Europa  che ne fece un’immagine luminosa entrata nella  vita quotidiana degli indiani per adattamenti successivi, come quelli delle  “Storie immortali per immagini” divenuta la collana di fumetti più venduta nel paese.

Divinità e spiriti maligni, ai quali si rivolge una nuora angariata dalla suocera  in “Casa dei demoni”  di Ida Chikae fa pensare alle barzellette sul tema  in voga anche da noi. Ed esseri fantastici, draghi, tritoni e sirene emersi dalle profondità marine,  evocati da  tradizioni e leggende popolari.

Gli esseri fantastici vengono immessi in un “bestiario”, diffuso anche in Filippine e Tailandia,  nato  in Giappone nel 1776 con l’inventario delle creature ultraterrene di Toriyama Sekien, ancora attuale perché tali leggende derivano dal timore dell’ignoto –  persino della gravidanza e dell’aborto –  dinanzi al quale non serve la razionalità ma si fa appello alla fede e al soprannaturale. I fumetti diventano così  uno strumento di diffusione di messaggi rassicuranti con sfondo mistico e morale.

Ma sono gli eroi le figure più celebrate dai fumetti,  personaggi di fantasia oppure esistiti veramente a capo di lotte  contro lo sfruttamento dei contadini o contro il colonialismo, i quali hanno ispirato narrazioni romanzate  che ne hanno reso attuale la vicenda trasformandoli in eroi nazionali di tutti i tempi- Nelle due Coree  spicca la figura di Hong Gil Dong, ispirato a un bandito benefattore realmente esistito, una sorta di Robin Hood  celebrato oltre che nei fumetti  in romanzi e nei film.

Il filone storico e l’attualità

Fin qui abbiamo citato le ispirazioni fiabesche e mitiche, religiose ed eroiche, ma c’è anche il filone di ispirazione più importante, quello storico.  I fumetti hanno rappresentato nei popoli asiatici un canale di comunicazione per raggiungere strati di popolazione che altrimenti non avrebbero potuto conoscere la visione degli eventi  del passato e dei mutamenti in atto nella società dei vari paesi. Per lo più sono tinte forzate, nei personaggi e nell’enfasi patriottica, e le visioni sono contrastanti da paese a paese anche per le medesime vicende storiche.

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Proprio per questo costituiscono una fonte preziosa per ripercorrere la storia tormentata dell’area asiatica in cui molti paesi hanno subito nelle alterne fasi storiche prima l’imperialismo nipponico, poi  il predominio occidentale con lunghe fasi di occupazione, e la conseguente compressione dello spirito di indipendenza e del senso di libertà dei popoli. Si pensi all’espansione giapponese della fine del XIX secolo con la sconfitta della Cina e alla sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale con il dominio americano sul paese. 

Anche quando trattano della storia passata, i fumetti  lo fanno con una narrazione che fa rivivere l’atmosfera di allora mediante immagini coinvolgenti di vita quotidiana.  Anche correndo dei rischi, come il coreano Park Kun-Woong che solo  nel 2002 è riuscito a pubblicare nella Corea del Sud 1000 pagine di fumetti nei quali denunciava le pesanti conseguenze della guerra di Corea degli anni  ’50,  impiegò 5 anni per realizzare l’opera intitolata “Flower”, dato che nei due anni di servizio militare iniziato nel 1997 gli era vietato disegnare e doveva nascondersi per farlo.  Si tratta di  una “graphic novel”, che più del fumetto in senso stretto si presta al racconto di lunghe storie. Va precisato che in Corea del  Nord nel 1991 le autorità avevano fatto un appello per lo “sviluppo del fumetto” ma sottoponendolo  a rigidi controlli per cui diventava uno strumento di regime. 

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Se si allarga l’orizzonte a tutta l’Asia si può constatare che i fumettisti sono stati critici del regime comunista cinese, come è avvenuto rispetto all’esilio del Dalai Lama e  all’eccidio della piazza di Tienammen, e così per i Khmer rossi in Cambogia.

L’attualità è di grande interesse per i fumetti asiatici, la vediamo descritta tra gli altri dal cinese Sean Chuang e dal sudcoreano Shin Dong Wu.   E questo anche sotto il profilo politico, dato che rompendo  il silenzio su vicende scomode ignorate  volutamente dalla stampa più autorevole,  gli autori  del “manga” agiscono da giornalisti spesso basandosi su storie inedite  che pescano nella vita reale delle persone. Si battono anche per i diritti civili e per le questioni sociali comprese quelle ambientali – come è avvenuto per Bhopal, la maggiore catastrofe industriale – contro i pregiudizi e la discriminazione, facendosi portatori dei timori e delle insoddisfazioni del pubblico di lettori.

Molte storie, per accrescerne l’efficacia, sono  narrate in modo sereno dal punto di vista di bambini, come l’occupazione ds parte del  Giappone  delle Filippine e di Singapore che fa da sfondo alle avventure infantili di una ragazza filippina e di un monello di Singapore.  In altre, le esperienze di vita o portano a una visione pessimistica, come perTadao Tsuge che nell’adolescenza subì il trauma del bombardamento di Osaka, oppure a una visione dura ma tesa ad esorcizzare il passato per aprirsi al futuro.

Gli autori dei “manga”

Se queste sono le storie narrate dai fumetti,  quali storie vivono i narratori del “manga”?  Sono vicende personali molto diverse, considerando che i “mangaka” detengono i diritti e quindi ottengono  cospicui guadagni anche milionari, mentre gli altri come “free lance” sono pagati male e non hanno i diritti  d’autore.  Li aiutano assistenti che devono farsi le ossa e operano in condizioni molto precarie. E’ un  lavoro a ritmi forsennati per il rispetto dei tempi di consegna, che può portare alla collaborazione tra  autori, come per Fujimoto e Abiko uniti per oltre trent’anni, dal 1954 al 1987, con lo pseudonimo di Fujiko Fujo  Altri, non reggendo più il ritmo, si sono spostati dalla grafica alla sceneggiatura.

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Il  fumetto viene realizzato su una sceneggiatura iniziale, costituita o da schizzi grafici o da un testo, e spesso il risultato si discosta molto dall’idea  originaria, anche perché solo con i disegni finali si trovano le espressioni più adatte ad esprimere i sentimenti con particolari posizioni, oltre all’inchiostratura che richiede a sua volta speciali accortezze per cercare le sfumature giuste.

A questo punto ci si deve chiedere se il fumetto si può considerare arte, o meglio quando diventa arte, e gli autori artisti. La risposta è che non c’è una frontiera netta. Viene ricordata la mostra del 2013 in cui sono stati esposti insieme i fumetti di una “graphic novel” di 120 pagine e i dipinti astratti a questi ispirati di un artista che da adolescente aveva pubblicato dei  fumetti ispirati ad altri scritti dello stesso autore della “graphic novel”.  Mentre anche il celebre scultore giapponese Eldo Yoshimizu è passato ai  “manga”  d’azione, che hanno avuto tale successo da essere  esposti all’uscita nella Galleria di Tokyo.

Ma c’è di più di questi fenomeni individuali. La carica innovativa mostrata dai fumetti “manga” nel rinnovarsi e nel trasformarsi ha contagiato alcuni artisti, pittori o scultori, come il cinese Xu Bing che ha ideato un linguaggio universale fatto di immagini, simboli e logo che sono l’equivalente contemporaneo  dell’elemento pittorico alla base dei caratteri cinesi.

La storia dei fumetti asiatici documentata dalla mostra è ancora molto lunga, giunge fino alle attuali trasposizioni con altri media, dal cinema alla TV,  continueremo a parlarne prossimamente.

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Info

Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, Roma. Tel. 06.39967500, www.palazzoesposizioni.it. Orari. da domenica a giovedì, tranne il lunedì chiuso, dalle 10,00 alle 20,00, venerdì e sabato dalle 10,00 alle 22,30, la biglietteria chiude un’ora prima. Ingresso,  intero euro 13,50, ridotto euro 10,00.  Catalogo “Mangasia. Wonderlands of Asian Comics” , a cura di Paul Gravett,  Thames & Hudson Editore, pp. 320,  formato 21 x 27, dal Catalogo sono tratte le citazioni del testo. L’articolo conclusivo sulla mostra uscirà in questo sito il 6 novembre p. v., con altre 11 immagini. Per la citazioni nel testo di precedenti mostre su temi di  attualità cfr. i nostri articoli: in questo sito, su “DNA”  29 marzo 2017, “Caravaggio Experience”  27 maggio 2016,  “Numeri”  23, 26 aprile 2015,   “Cibo” 1° febbraio 2015, “Meteoriti” 5 ottobre 2014, il ; in cultura.inbruzzo.it su “Astri e particelle” 12 febbraio 2010 (tale sito non è più raggiungibile, gli articoli saranno trasferiti su altro sito). Inoltre cfr. i nostri articoli in questo sito sull’arte giapponese: per l’antica scultura sacra 24 agosto 2016, la pittura contemporanea 27 maggio 2016, 70 anni pittura “nionga” 25 aprile2013, la pittura moderna “oltre la  tradizione”  15 aprile 2013; sull’arte cinese, le tombe di Awangui 17 gennaio 2015, la pittura di Visual China 17 settembre 2013,  lo scultore moderno  Weishan 24 novembre 2012, la “Via della Seta” 19, 21, 23 febbraio 2014; in www.antika.it, “L’Aquila e il Dragone” 4, 7 febbraio 2011, e in cultura.inabruzzo.it  la Settimana del Tibet 21 luglio 2011, l’anno culturale della Cina in Italia 26 ottobre 2010  (questi ultimi due siti non sono più raggiungibili, gli articoli saranno trasferiti su altro sito).  

Photo

Le immagini sono state riprese da Romano Maria Levante alla presentazione nella mostra nel Palazzo Esposizioni, si ringrazia l’Azienda Speciale Palaexpo, con i titolari dei diritti, per l’opportunità offerta. Forniscono soltanto un’idea quanto mai parziale e sommaria della sterminata esposizione della mostra, resa integralmente nel monumentale catalogo, e dato il loro carettere non cerchiamo di identificarle per corredarle del titolo, come eccezione motivata alla nostra regola. Aggiornamento: in apertura, Le due donne, entrambe per la prima volta premier, dell’Italia, Giogia Meloni, e del Giappone, Sanae Takaichi, nell’immagine che trasforma i loro volti sorridenti nella versione coinvolgente in stile “manga”, cui è dedicato questo servizio sulla mostra dedicata a tale fumetto giapponese; in chiusura, La fotografia delle due premier di Italia e Giappone, Meloni e Takaichi, che è stata trasformata nell’immagine di apertura in stile “manga”. Le due immagini sono state tratte rispettivamente da unione sarda e agenzia dire, si ringraziano i titolari di tali siti.

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La fotografia delle due premier di Italia e Giappone, Meloni e Takaichi,
che è stata trasformata nell’immagine di apertura in stile “manga”.

Pietracamela, un romanzo-verità sull’Emigrazione, intervista di Simone Pietro Gambacorta all’autore

Pubblicato in www.abruzzocultura.it il 2 gen. 2009. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it il 20 gen. 2026

di Romano Maria Levante

Una premessa per inquadrare, nel contesto di allora, l’intervista che segue, pubblicata il 2 gennaio 2009 nel sito giornalistico www.cultura.inabruzzo.it. che ripubblichiamo oggi in questo nostro sito. La facciamo seguire all’articolo ” Il cielo sopra Pietracamela. I gruppi di faggi e i lucchetti dell’amore,” ripubblicato anch’esso una settimana fa, l’8 gennaio 2026, diciassette anni dopo la prima pubblicazione l’8 gennaio 2009 nel sito appena citato. Abbiamo voluto sottolineare tale ricorrenza per noi speciale, perché quell’articolo fu l’inizio del nostro giornalismo culturale ” on line” su siti Internet, giunto a 1300 ampi servizi su mostre ed altri eventi culturali – dopo decenni di giornalismo economico su carta stampata, collaborazioni a diverse Riviste e a un quotidiano, e con la Direzione responsabile del periodico politico-economico “Nuova Dimensione”, e poi del priodico culturale “L’ oleandro”, sempre a stampa.

La Copertina del romanzo-verità oggetto dell’intervista di Simone Pietro Gambacorta all’Autore

Questa intervista, uscita sei giorni prima dell’articolo appena citato, fece da battistrada, perché interessò l’intervistatore al punto che chiese all’autore del libro, subito dopo aver pubblicato l’intervista, una collaborazione fissa da Roma al sito web prima indicato e ai due siti paralleli – archeorivista.it per l’arte antica e fotografia.guida consunatore.it per l’arte fotografica – di cui era vice-direttore. L’ intervista la chiese dopo aver letto il romanzo-verità dell’autore, di cui parlò anche in una televisione locale e poi recensì nel periodico abruzzese “La Città'” . Per completare la cronaca, precisiamo che gli era stato dato il libro, nell’ottobre 2008, in sede di presentazione alla Banca di Teramo della ristampa del libro di Papini ” Storia di Cristo” , con il presidente della Banca Antonio Tancredi, il direttore del Tg2 Mauro Mazza e il giornalista Simone Pietro Gambacorta. E’ Gambacorta l’intervistatore vice-direttore del sito che trasmise, inaspettato, per e mail, 20 domande scritte la mattina del 31 dicembre 2008: le risposte furono completate prima della mezzanotte dopo una pazza giornata di fine anno al Computer, inviate per e mail il giorno di Capodanno, immediata integrale pubblicazione sul sito il 2 gennaio 2009, sei giorni dopo l’inizio effettivo della collaborazione con l’articolo citato l”8 gennaio 2009.

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Protagonista è sempre Pietracamela, il “nido delle aquile” alle falde del Gran Sasso, “natio borgo selvaggio” dell’autore del romanzo-verità ispirato liberamente a una storia di emigrazione vissuta da vicino. Le risposte all’intervista ne evocano i momenti, i contenuti, e soprattutto l’autentica e appassionata immedesimazione dell’autore. Nella ripubblicazione odierna abbiamo illustrato l’intervista con immagini – non inserite nella iniziale pubblicazione – per le quali l’Autore ha volutamente rinunciato alle proprie fotografie, ma le ha tratte dalla “chat pretaroli”, peruna condivisione corale della Comunità di paesani nell’evocare visivamente l’ambiente di allora da cui partivano gli emigranti, con qualche immagine finale della destinazione nelle lontane Americhe. Simone Pietro Gambacorta, ripetiamo, é l’esperto giornalista che ha intervistato Romano Maria Levante, autore del romanzo “”Rolando e i suoi fratelli. L’America!”, Editrice Andromeda, dicembre 2006. pp. 366. Alle sintetiche domande in grassetto-corsivo seguono in tondo le risposte.

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La “stazione di posta” di allora a Ponte Arno, sulla Statale 80, a dx si sale per Pietracamela a 9 Km

Le domande di Simone Pietro Gambacorta e le risposte dell’autore del libro Romano Maria Levante

“Rolando e i suoi fratelli…” è una storia d’emigrazione. Dall’Abruzzo allì’America… come mai ha scelto di affrontare questo tema?

La mia non è stata una scelta, o meglio non è stata consapevole, bensì istintiva. Perchè è il tema dell’emigrazione ad avermi scelto, mi premeva dentro da decenni, dall’adolescenza allorchè, torando al mio paese Pietracamela, vivevo da spettatore queste storie. E dopo la presentazione del mio libro-inchiesta “D’Annunzio l’uomo del Vittoriale” alla Fiera internazionale del libro di Torino del 2001, l’ambiente che pullulava di autori, con la sopravveniente astinenza dalla scrittura, mi ha fatto sentire l’irrefrenabile impulso a dare corso alla sroria più emblematica, se posso usare un termine abusato, tra quelle vissute di riflesso. Una storia che conoscevo bene, condividendo con i protagonisti la piazzetta davanti alle nostre abitazioni in paese, conoscendone la vita e le vicende, ed essendo legato loro da una parentela neppure troppo lontana. Ecco come è nato Rolando, trasposizione criptica del nome del personaggio reale, ma anche evocatore di un antico protagonista del Concilio di Trento del 1128 con i suoi fratelli dell’Ordine dei Templari.

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Da Pietracamela verso Ponte Arno, in un’auto simile è partito Rolando per imbarcarsi a Napoli ,

Cosa ha rappresentato, a suo avviso, l’emigrazione per l’Abruzzo e, più in generale, per l’Italia?

L’emigrazione è stato il cammino della speranza, il sogno che aiutava ad andare avanti, in una realtà senza uscite, non solo i singoli ma anche intere comunità. E’ stato lo strumento per la promozione personale, per l’emancipazione femminile, mio nonno materno Salvatore Paglialonga con le sue rimesse dagli Stati Un potè far studiare le quattro figlie tra cui mia madre; partì sulla “Sicilian Prince” l’8 giugno 1906, pochi mesi prima della della nascita di mamma il 1° ottobre dello stesso anno, e sbarcò a Ellis Island il 25 giugno, nel centenario ho fatto celebrare una Messa in suffragio ; poi tornò alla morte della moglie per l’epidemia di “spagnola” nel 1918 e quindi si imbarcò nuovamnte per l’America. Quanti sacrifici, quali rinunce dietro queste date, nel libro non mancano riferimenti alla vicenda che mi ha toccato di persona. Perciò il romanzo è dedicato a mio nonno come simbolo dell’esodo biblico verso “la Merica” ch ha svuotato il mio paese, come tanti altri dell’Abruzzo e dell’Italia intera, per ricostituore le stesse comunutò all’estero mantenen do costumi e consuetudini, memorie e affetti.

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L’ingresso a Pietracamela, la Chiesa-madre intitolata al patromo San Leucio

Basti pensare che a Toronto c’è tuttora il “Teramum Cultural Club”! Ciò ch è stato per le singole comunità lo è stato anche per tutta la Nazione, ne è prova il contributo risolutivo dato dall’esodo non solom in negativo, per l’alleggerimento della pressione demografica ma, in positivo, per l’apporo decisivo delle rimesse degli emigtrati all’equilibrio della bilancia dei pagamenti; si pensi che che già nel 1910 la loro entità era pari agli importi annuali del debito pubblico nel Regno e all’estero. “Non esportando merci esportiamo uomini”, ebbe a dire Nitti con crudo ma efficace realismo. E Luzzatti li chiamò “il fiore di nostra gente infelice”. Io preferisco definirla nel libro “una storia non scritta, la ‘Schlinder list’ di un intero popolo”, se mi è consenti. “Sono tante le pietre da allineare in onore di quesri eroici connazionali. Non hanno minori meiti di quanti ne ebbe il mitico ‘Cimarron’ nell’epopea americana”.

E l’emigrazione negli Stati Uniti?

L’emigrazione negli Stati Unuti è stata fondamentale, nel quadro sopra delineato. I percorsi erano tracciti con precisione, per Poetracamela c’era New Castle in Pennsylvania, terra di miniere e di fabbtiche; mio nonno andò ad abitare dal fratello Giovannoi al n. 159 di Jefferson Street, così è scritto nel foglio d’ombarco. Basta cercare sul sito di Ellis Island i nomi degli emigrati e rilevarne i paesi di provenienza e le località di destinazione per disegnare una mappa del cammino della speranza. E dobbiamo darne atto agli americani che hanno censito meticolosamnte gli sbatchi al porto di Nrw York, per cui fi ognuno si puà avere scheda, foglio d’imbarco e fotografia della nave, elementi che ho rilevato con commozione diventando un frequentatore del sito e venendo poi contattato di continuo.

IL centro di Pietracemela, “Piazale degli erori” con i veicoli, nella foto d’epoca

Così Ellis Island per me non ha più l’immagine del terrificante “check point” con annessa disinfestazione e quarantena degli sbarcati, ma quella di un sacrario della memoria che noi italianio dovremmo onorare non essendo stati capaci di realizzarlo. La destinazione Stati Uniti fa parte del periodo eroico dell’emigrazione, l’Ottocento e il primo Novecento. Nel secondo dopoguerra negli USA si chiuserole porte ma si aprirono quelle del Canada, con il meccanismo del richiamo dei parenti entro il terzo grado, è qui che si svolge la storia riportata dal mio romanzo, la partenza del protagonista avvenne nel 1953.

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Le donne con le conche per il quotidiano prelievo del’acqua alla fontana

Possiamo riassumerne, per chi ci legge, la trama?

E’ una saga che attraversa tre generazioni, ma non in modo didascalico, tutt’altro, è imperniata su Rolando che parte con i suoi fratelli da un piccolo paese della montagna teramana dove coltivava un sogno riassunto in una parola, l’America! Giunto a Toronto dopo un viaggio pieno di scoperte e di sorprese passa dal lavoro alle dipendenze all’attività in proprio con i fratelli all’insegna del “tutti per uno, uno per tutti”, vanno , vanno di successo in successo, dal giardinaggio all’edilizia, poi alla progettazione nel nome della “Città ideale”, simbolo dell'”Italian Style” fatto di equilibrio, armonia e, in definitiva, di cultura vera, innata, non frutto di erudizion. Le vicende della vita separano i fratelli, il protagonista trova l’amore prima in un incontro improvviso dove cadono i tabù, poi in un sentimento vero dove riemergono i valori. Le tragedie personali, come la morte dei genitori e di due fratelli, le tragedie collettive, come l’attentato alle Torri Gemelle, attraversano la vicenda, impreziosita dalle festività dei matrimoni e delle ricorrenze tra le quali spicca il Natale con i favolosi Presepi della memoria.

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L’arrivo del “postale”, sempre molto atteso nella piazza principale del paese, all’epoca di Rolando

Ma quello che più conta è la meticolosa ricostruzione del successo degli “Italian Brothers” in un percorso che svela tanti segreti delle inizitive vittoriose del lavoto e del genio italiano nel mondo. C’è anche il “nuovo inizio in tutti i sensi, dal percorso dei figli nell’alta finanza di Wall Street e nella grande editoria canadese, al trasferimento a Palm Beach con un’ultima iniziativa imprenditoriale di suceesso, questa volta in cmpo culturale, il culmine sognato dal giovane che leggeva la “Divina Commedia” nei parti e nei boschi del Gran Sasso. E alla fine il colpo d’ala alla corte di Palm Beach nel nome dei diritti degli americani. Una trama percorsa da memorie cinematografiche, ben quarantacinque film sono citati nei momenti topici, ad evocare le emozioni e il carattere formativo delle immagini che ci affascinavano scorrendo sullo schermo nelle sale buie di allora…

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I paesani con un camion, dinanzi ai locale commerciale nella piazza principale

Lei si è ispirato a una storia realmente accaduta, da chi l’ha appresa?

Ho già risposto all’inizio allorchè ho ricordato come è nato questo romanzo. Aggiungo che la storia l’ho vissuta anno per anno nei miei ritorni estivi a Pietracamela, seguendone gli sviluppi attraverso i racconti dei genitori dei protagonisti della vicenda vera, finchè sono rimasti in paese prima di ricongiungersi ai figli in Canada; poi ho avuto delle conferme dalla voce del prncipale protagonista dopo la decisione di scriverne la narrazione. M non si tratta della storia di una famiglia, anche se si ispira alle sue vicende, riflette la storia di un paese e, non sembri presuntuoso, di una Nazione, dell'”altra Italia”, di sessanta milion di discendenti che i nostri connazionali hanno saputo costruire all’estero.

‘Uno scorcio tra il ponte di accesso alla Piazza principale, e la cutva verso i Prati di Tivo

Immagino però che lei abbia reinventato un po’ il tutto …

Sì, in realtà sono stato costretto a “reinventare” perchè il racconto del protagonista si è presto interrotto. Ed è stato meglio, perchè così ha potuto assumere un respiro più ampio, mi sono sentito libero di seguire i passi del “mio” personaggio, non le orme della persona reale cui mi ero ispirato. E nella reinvenzione l’ispirazione è venuta anche da tante altre storie, come quella del principale personaggio di contorno, anch’egli rale ma operante in altro contesto, l’architetto italiano che sta in Canada e ho messo in contatto, nella “fition” narrativa, con Rolando per progettare insieme soluzioni d’avanguardia all’insegna dell'”Italian Style”. E qui ha fatto incursione anche la “Città Ideale” di Urbino, con la sua immagine di equilibrio, di armonia, componente della felicità, che diventa una icona ricorrente nella narrazione , un riferimento costante del protagonista. Lo è anche per me, che all’inizio degli anni ’90 scelsi il logo del famoso, misterioso dipinto di autore incerto per la testata della rivista che avevo fondato e dirigevo, “Nuova Dimensione”, la delineai su un foglio, dinanzi alla tela esposta nella galleria.

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Cos’è che aveva più a cuore mentre scriveva questo libro? Cosa voleva dire?

Non mi sono ripromesso di dire cose particolari, ma di esprimere quello che sentivo dentro, sedimentato com’era nei decenni in cui ero stato a contatto con le famiglie degli emigrati nel mio paese. E provavo poena partecipazione per i loro sacrifici, ammirazione per i loro successi, curiosità e sorpresa per come erano riusciti a farsi strada in un mondo lontano e difficile, pur senza esperienze, competenze, istruzione. Questa è stata la chiave dl libro, ripercorrere il loro itonrario di persona e scoprire i segreti della loro affermazione, e spero di esserci riuscito. Ho trovto in me quelle risposte che avevo sempre cercato invano nei racconti parziali e indire

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Si anima la piazza, dinanzi alla Cappella ai Caduti, ,in una festa religiosa

Cosa ha significato per lei scrivere questo libro?

E’ stato come fare una seduta psicanalitica prolungata, un’aènea interminabile che non potevo interrompere, al punto di suscitare preoccupazioni in famiglia per la mia “total immersion”. Ma non avevo a che fare solo con l’amata gente della mia terra, avevo a che fare anche e sopratutto con me stesso, con le mie domande e le mie ansie, le mie aspirazioni e i miei sogni trasferiti nel personaggio. Ciè la proiezione della mia vita a Toronto, nelle spetatcolari cascate del Niagara, nel remoto paradiso bianco di Roberval nel profondo nord del Quebec; ma c’è anche l’espressione della mia vita a Pietracamela e sul Gran Sasso, poi soprattutto a Teramo, percorsa in lungo e in largo, e a Roma dove avviene una svolta nella vicenda, nonchè nelle città d’arte, da Firenze a Bologna, da Assisi a Urbino, riferimenti evocativi per il protagonista e l’autore.

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Un’altra scena animata isul ponte di ingresso alla Piazza principale, in una festività

Come si è regolato per i personaggi e per i dialoghi?

Non ho scelto un’impostazione particolare, l’ho scritto con il cuore, ho detto, ma per riscriverlo con la mente ma senza cambiare l’impianto venuto di getto. I personaggi si ispirano a persone conosciute, hanno il loro carattere, le loro reazioni, e mi sono mosso come si dice facciano gli scrittori, carpiscono quanto più possibile dalla realtà, rielaborando con la fantasia. E, per quanto mi riguarda, con il sentimento. I dialoghi sono riflessioni ad alta voce, le “mie” riflessioni, come se fossi in “trance” immedesimativo.

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La Processione si snoda dalla piazza principale verso la Chiesa-madre

Che tipo di italiano ha usato?

Il mio linguaggio ha voluto essere piano, come si addice alla gente sempliceche ho raccontato, anche se il protagonista nella vicenda reale leggeva la Divina Commedia nei prati e nei boschi di Pietracamela, e la sera attorno al focolare, lo scrivo nel romanzo, fino ad assopirsi come nel “Sogno d’estate” carducciano. Da qui è nata la trama culturale intessuta nella storia, ispirata alla “Città Ideale”: dall'”Italian Style Ideal City – Projects” di Toronto al “Reading Ideal Coty” di Palm Beach, alcune delle iniziative imprenditoriali in una escalation di successo.

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Una panoramica dall’alto, a dx la strada che porta ai Prati di Tivo dopo 6 Km

Quanto tempo ha lavorato a questo romanzo?

Ho iniziato a scriverlo ai primi di settembre del 2001, dopo aver ascoltato il racconto del protagonista della vienda reale, dalla partenza al primo lavoro a Toronto; il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle ero così immerso nella sctrittura che seguii l’evento, però senza interrompere la narrazione. Anche di questo vi è chiaro riflesso nel romanzo con un intenso capitolo dedicato alla tragedia e all’ansia del padre per il possibile coinvolgimento del figlio tra le vittime, avendo l’ufficio nei grattacieli di Wall Street. Ma per rispondere alla domanda devo ripetere che l’ho scritto con il cuore e riscritto con la mente, nel senso che sono andato avanti rapidamente d’impulso nelal prima stesura (che ha preso pochi mesi) ma poi sono stato meticoloso nella revisione ( che ha preso quasi tre anni), comportamento inconsueto per me, nel giornalismo da quarant’anni come pubblicista, qundi abituato a una scrittura rapida e senza ripensamenti. La revisione è stata così accurata, quasi maniacale, che il libro è a prova di computer per le ripetizioni, e praticamente nessun capoverso inizia con lo stesso fonema. . Estrema pignoleria? No, è stata una forma di rispetto per il lettore, scattata inopinatamete in un publicista incallito… Con una grande fatica, e mi ha c che Aldo Busi abbia parlato in quel periodo, con molta serietà, del grande lavoro di limatura del suo ultimo libro, protrattosi per tre anni se non ricordo male, e della fatica della limatura maggiore che lo scendere in miniera…..

La prima Trebbiatrice in paese, inizio aani ’50, “Rolando” non è ancora partito

Quali sono state le difficoltà maggiori che ha incontrato?

Non posso dire di aver incontrato difficoltà particolari, perchè non l’ho costruito con accorgimenti intellettuali. A posteriori mi sono accorto che l’inizio – con il protagonista ormai anziano che fa il “flash back” della sua vita e solo nella parte finale torna ad agire in diretta vivendo la tragedia delle Torri Gemelle e le fasi successive fino al processo davanti alla corte di Palm Beach – richiama l’impianto dei ilm di Tornatore, in particolare di “Nuovo cinema Paradiso” e “La leggenda del pianista sull’oceano”. Quest’ultimo film ha dato la copertina al mio libro, mediante un emozionante contatto con il famoso regista, che ha “sentito” la mia passione e si è impegnato con grande generosità e squisita sensibilità per darmi la preziosa immagine cult, il piroscafo che sfila dinanzi alla Statua della Libertà mentre si leva il grido “L’America!”… Come emozionante è stato il contatto con la famiglia dell’indimenticabile pittore Guido Montauti, e dell’artista internazionale Diego Esposito, legati a Pietracamela e tra loro nell’antico gruppo pittorico del “Pastore bianco”, che hanno fornito con pari generosità disegni artistici inediti sul paese e sull’America (questi ultimi ispirati a Diego Esposito dalle pagine delle bozze del libro) che danno al romanzo la cornice preziosa di un magico appuntamento fuori dal tempo.

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Il suo è anche un romanzo pieno di atmosfere, di caratteri, di voci, di emozioni, di sentimenti… come ha orchestrato tutto questo?

Laringrazio della domanda, la mia sembra un’espresione politichese, ma lo dico seriamente. Perchè lkei affermando che il mio romanzo é “pieno di atmosfere, di caratteri, di voci, di emozioni, di sentimenti…” mi dà il maggiore riconoscimento che potessi desiderare, cioè la consapevolezza che tutto questo è stato percepito. Ho riprodotto il percorso di vita come l’ho compiuto anch’io con il personaggio, prima seguendo le orme di quello reale, poi affrancandomi da esso e immedesimandomi nel “mio” Rolando, soffrendo con lui, gioendo con lui, insomma vivendo con lui, E’ questa simbiosi che ha creato l’amalgama, nulla è stato orchestrato a tavolino.

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Una stornellata di paesani “storici”ai Prati di Tivo;

Che tipo di approfondimenti ha docuto realizz riguardo lo studio dgli aspetti storici relativi all’emigrazione ?

Non so se questa mia risposta deluderà, ma voglio essere sincero. on ho fatto alcun approfondimento per l’occasione, nel lontano passato mi aveva colpito la lettura di un presioso volumetto edito nel 1906, l’anno di partenza di mio nonno, con il racconto del medico provinciale del porto di Napoli, il prof. Giardina, delle sue esperienze visitando gli emigrani da imbarcare, con le patologie, i respingimenti a New York nonostante fossero stati dichiarati abili a Napoli, spesso dovuti alla povertà e non alle malattie, lo denuncio nell’Introduzione. E dico do più, non ho voluto neppurefare un’indagine fra i paesani rimpatriati oppure raggiungibili all’estero, mi sarebbe stato facile per l’esperienza non solo giornalistica ma manageriale di ricerche di mercato. Ma il mio libro non è un saggio sull’emigrazione, è un romanzo-verità, di una vita vissurta realmente e virtualmentem che ho percorso di persona immedesimandomi nel personaggio di cui ho assorbito da sempre la vicenda esaltante.

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Le 4 splendide “nonnine”, negli abiti tradizionali sempre indossati

Il libro la quasi quattrocento pagine, tutte piene e fitte: un romanzo fluviale, aveva molto da raccontare

Che una saga attraverso tre generazioni metta molta carne al fuoco credo sia evidente. C’è l vita in tutte le sue età e le sue manifestazioni, ci sono le ansie e le attese, le incertezze e le decisioni, i rischi e i successi, le gioie e i dolori, c’è anche l’amore nella riscoperta che ne fa il giovane venuto dalla montagna e calato in una metropoli dove cadono i tabù ma restano fermi i valori. E poi, ripeto, ho rivissuto io stesso l’intero percorso, dai lunghi silenzi della montagna natia agli spazi di lavoro nel nuovo mondo con le loro difficoltà e le loro promesse, i risultati sempre in bilico da rafforzare e sviluppare, passando da un’attività all’altra, da un’iniziativa all’altra con una sempre maggiore complessità fino al tarsferimento dal Canada negli USA e un “nuovo inizio”, del protagonista e dei suoi discendenti. Ricordato tutto quesro, devo precisare che non è un romanzo “omnibus” , se il percorso a volte può sembrare lungo e per certi versi faticoso è perchè questa è la realtà della vita anche nella trasfigurazione della fantasia; e non ci sono scorciatoie di comodo per comprendere il miracolo del sogno americano, la “ricerca della felicità” perseguita con successo.

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Ma cosa significa, per lei, raccontare?

Per me raccontare significa compiere il opercorso narrato in prima persona camminando, dormendo, mangiando, vivendo “con” il protagonista e “nel” protagonista. C’è un prezzo da pagare se si ha una famiglia, se si hanno problemi da curare che vengono trascurati perchè si vive altrove, si ha la mente e il cuore da tutt’altra parte. Ma c’è anche tanta soddisfazione, è una “second life” non elettronica ma telematica ma fatta di respiri, di carne, di sangue, di vita, non in un “avatar” firrizio ma in una autentica reincarnazione nella quale si chiamano a raccolta sentimenti, valori e memoria, in un caleidoscopio di vita vissuta.

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Lo “storico” parroco del paese in quegli anni, l’indimenticabile Don Andrea

Il suo romanzo è un po’ anti “Padrino”…

E’ piuttosto la “risposta al ‘Padrino'”, come è stato definito. Ma non per un intento precostituito, tutt’altro, ho già dtto come il romanzo è nato e si è sviluppato di getto con l’unico fine di esprimere quanto si era sedimentato in decnni dentro di me avendolo assorbito dalla gente della mia terra. La storia esemplare che ne è scaturita sposta i riflettori dal clichè abusaro dell’italiano mafioso che si fa strada con la delinquenza e le sopraffazioni, alla realtà dell’italiano laborioso che raggiunge il successo con il lavoro duro, onesto e i sacrifici, lo spirito d’inizitiva e la coesione.

Una bella istantanea di Don Andrea nella sua storica visita in America ai paesani emigrati

Il romanzo di Mario Puzo, e il film che lo ha avuto anche come sceneggiatore, non salva nessun italiano dall’immagine mafiosa , viene tolto anche l’orgoglio di “italians do it better”, pure il sesso nel suo libro è fatto di malformazioni, neppure questo si salva, c’è solo un personaggio positivo, l’americanina Key, dolce incolpevole vittima di tanto malaffare di pura marca italica. Ebbene sì, in questo il mio romazo è anti “Padrino”, gli italiani, i miei personaggi , dimostrano di saper fare “better” anche cose complesse come imprese di successo, oltre che l’amore vero spinto dal sentimento, alimentato dalla passione senza tabù ma senza sporche trasgressioni.

Toronto, anni ’50, l’approdo di Rolando e is suoi fratelli, un grande salto rispetto al loro paese

Quindi è anche un romanzo contro gli stereotipi?

Sì, è contro i luoghi comuni dilaganti che vanno combattuti contrapponendo la forza delle cose, l’evidenza della realtà. Tra questi il più pernicioso è quello che fa calare l’ombra mefitica della delinquenza mafiosa sui nostri emigrati onesti e laboriosi. Quest’ombra il mio libro può contribuire a dissiparla, illuminando le realtà edificanti, di gran lunga maggioritarie sulle deviazioni mafiose pur esistenti purtroppo, e sarebbe sciocco negarlo o volerlo attenuare. Perchè è un romanzo-verità che può avere un effetto collaterale di segno positivo. Anche se la storia non persegue questa finalità , guarda solo a se stessa come si sviluppa sul campo e non ai possibili effetti su altri livelli. Nessun “cui prodest” dunque, almeno consapevole. Ma ora mi piacerebbe “giovare” volutamente e veramente all’immagine dei miei conterranei sbarcando in America con il mio libro. E’ un sogno ancora irrealizzato e chissà se potrà realizzarsi….

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Toronto, City Hall, il grande edificio pubblico reaizzato negli anni ’50

Quale grande metafora racchiude il sui libro ?

La metafora, se la si vuol ricercare, la si può ricavare alla fine della lettura, non fa parte della storia, e comunque non è consapevole. Ogni lettore può trovare quella che sente di percepire attraverso l’impianto che la storia ha sulla sua sensibilità, le sue memorie. Nell’Introduzione riporto, senza citarne il nome, le parole che disse Oriana Fallaci in un’intervista rilasciata, mi sembra, sul suo libro “Un uomo”: “Ma è così difficile definire una fatica che ci appartiene.Il fatto è che come ogni altra fatica, ogni altro lavoro, quando un libro è concliso vive di vita propria. . E diventa ciò che vi vedono gli altri. Non è più ciò che l’autore voleva che fosse”. Per questo, poco importa quale metafora abbia potuto ricavarne io, autore, al termine della scrittura e delle innumerevoli riletture che ne ho fatto nel lungo lavoro di limatura.

Le spettacolari Cascate del Niagara, un paesano ivi emigrato accompagna “Rolando” nella sua visita

Ma a chi interssa posso dire che mi sembra istruttivo quanto educativo un percorso di vita che parte dalla miseria di una famiglia di dieci persone su una montagna povera e arretrata ed approda al trionfo imprenditoriale di Toronto e civile di Palm Beach nella difesa vittoriosa dei diritti degli americani , passando per vicende di successo sul lavoro e nell’amore, attraversate da tragedie personali e collettive. E’ una metafora di speranza, quando tutto sembra perduto, come dicono sia anche il momento attuale. “Spes contra spem” , dunque. Rolando docet, anche per difficili tempi che stiamo vivendo, o almeno per quelli che sembrano essere alla porte, come sentenziano i messaggi che ci piovono addosso sulla crisi economica epocale.

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Una immagine del distruttivo attentato alle Torri Gemelle, rivissuto in un intenso capitolo del romanzo

Le propongo un gioco: se dovesse convincere qualcuno a leggere il suo libro, cosa direbbe ?

Gli direi: “Vuoi fare un viaggio fantastico, fino all’altro capo del mondo, alla conquista del vello d’oro che è ‘la ricerca della felicità’, immedesimandoti in una storia in parte vissuta realmente dal protagonista, in parte rivissuta virtualmente dall’autore, miracolosa come la ‘storia infinita’ ma vera perchè è la storia della tua gente. delle tue radici? E vuoi conquistarlo, il vello d’oro, trovando l’equilibrio e l’armonia che portano alla felicità attraverso i sogni e le ansie, le speranze e le attese coronate dal successo all’insegna del lavoro illuminato dalla cultura e, perchè no, allietato dall’amore senza trasgressioni ma anche senza inibizioni ? Rolando e i suoi fratelli ti attendono per farti partecipe dei loro segreti. E ricordati che Rolando il vello d’oro lo ha conquistato e ha dimostrato di saperlo difendere con la propria forza interiore !” Mi sembra di aver detto tutto a chi si chiede se vale la pena di leggere il libro, ma conta soltanto ciò che penserà e dirà il lettore, sentendosi lui partecipe alla storia del protagonista, come mi sono sentito io nello scriverla, con la stessa spontanea immedesimazione..

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L’approdo finale di “Rolando” a Palm Beach, dove crea una prestigiosa istituzione culturale

Info

Sul grande tema dell’emigrazione in generale, cfr. i nostri articoli seguenti, pubblicati su questo sito con riferimento a un Convegno, una mostra e un libro: “Emigrazione, Meo Carbone, ‘The Dream’ il sogno dell’emigrante , al Vittoriano”, 11 novembre 2013; “Emigrazione, il suo ruolo nell’Unità nazionale e la memoria, nel Convegno e nel Museo, al Vittoriano”, 27 luglio 2013; “Emigrazione, la fotografia interprete e rvelatric, in un libro di Paolo Corti “, 14 aprile 2011. Sono stati condivisi su Facebook nella pagina “Romano Maria Levante”. Su Pietracamela cfr. i nostri 34 articoli, dal 2009, titoli abbreviati e, nei 6 articoli sul pittore Guido Montauti, omessi per brevità: 2026: “Il cielo sopra Pietracamela…” 8 genn.; 2024: “Il saluto a Rosemary nella chiesa-madre” 8 ott. , “I ricordi di un ‘pretarolo’ turista estivo...” 25 ago, “Festa dell’arrampicata, e omaggio a Marta Iannetti” 10 ago, “Riapertura chiesa di San Leucio...” 7 ago, “I versi della poetessa Gina,..” 17 giugno, “Il pretarolo, la ‘lingua’ nei versi della Gina, …”; 2023:“‘La farfalla di Andrea.’ di Gelasio Giardetti..” 18 ago”; 2019: “2. Il Borgo in Arte, pittura e musica, …” 31 ago, “I. A Ponte Arno, ricordo della mitica Luigina,…” 15 ago, 2018: “Il Borgo in Arte e gli Aquilotti…” 31 ago; 2018 e, nel centenario di Guido Montauti, 3, 11, 19 agosto, 13, 22, 20 luglio; 2017: “Il Borgo in Arte, tra memiria e modernità…1 ott., “Omaggio ai vigili del fuoco di Bellinzona….” 25.9; 2016: “Clorindo Narducci, Pietracamela tra storia e leggenda” 5 lugl.,“Clorindo Narducci, il suo Gran Sasso….“3 lugl.; 2014: “2. La pittura rupestre di Jotg Gunert,...” 9 sett., “Il libro di Adina Riga, ..”. 4 sett., “1. A Jorg Gunert il Premio Montauti…” 2 sett. , “Mostra sui banbini di una volta...” 14 ago, “Mostra sullo sposalizio di una volta,...” 17 lugl., “Il premio ‘Pittura rupestre’ e l’estate…” 14 lugl.; 2013: “Mostra pittura e fotografia…” 9 sett., “Mostra d’arte e libro su ‘Corno piccolo’ di Ernesto Sivitilli…” 2 agosto; 2012: “Parte la messa in sicurezza del Grottone” 15 sett., “Fotografie epitture rupestri,…” 3 sett., “Mostra fotografica su Guido Montauti,…” 29 agosto; 2009: Il rilancio di Pietracamela dopo il terremoto” 22 giu, “Terremoto, un requiem di Gabriele d’Annunzio” 9 aprile .

Photo

Nell’illustrazione visiva, dopo l’apertura con la Copertina del romanzo-verità oggetto dell’intervista, si inizia con 22 immagini in bianco e nero di Pietracamela,.per lo più le panoramiche dei luoghi – anche di alcune cartoline dell’epoca – con le istantanee di quei luoghi animati dagli abitanti. Seguono 5immagini sulla terra di destinazione di Rolando e i suoi fratelli, l’America con la prima sede di Toronto negli anni del loro arrivo e poi nella City Hall che fu realizzata alcuni anni dopo, le Cascate del Niagara e le Torri Gemelle distrutte dall’attentato dell’11 settembre 2001. fino a Palm Beach, sede del trasferimento di Rolando.; in chiusura, 2 ulteriori immagini del paese di origine, la prima con l’agglomerato abitativo del centro storico nel quale le case strette in modo quasi inscindibile esprimono l’unità solidale nella difesa dalla natura inclemente dell’alta montagna; l’ultima con la visione suggestiva del borgo indorato dalle luci dell’alba, il saluto dato ai lettori.

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‘Pietracamela, il compatto agglomerato di abitazioni del centro storico, del paese di “Rolando”

Ripetiamo che le immagini su Pietracamela, il paese natìo dal quale sono partiti Rolando e i suoi fratelli, e tanti altri emigrati, sono tratte dalla “chat pretaroli” (denominata “Ne parlime Le Pretaruale”) per un coinvolgimento corale della Comunità locale, dato che le hanno immesse, per lo più molto di recente, paesani molto attivi per il proprio paese: dopo l’immagine con la copertina del libto (n, 1) le 11 immagini iniziali (n. 3, 4, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, 20) sono di Aligi Bonaduce, realizzatore e gestore della “chat” e soprattutto di un Archivio fotografico prezioso che alimenta con foto pittoriche di incantevoli scorci ambientali; 8 immagini (n. 2, 5, 6, 12, 16, 18, 21, 29) sono di Denise Trentini sempre presente sulla “chat” rispetto a problemi attuali e anche a usi e tradizioni; 2 immagini (n. 19, 22) sono di Salvatore Levante, fratello dell’autore del romanzo, che fotografò nel 1954 il parroco Don Andrea, e una stornellata di paesani “storici”ai Prati di Tivo; 1 immagine (n. 17) di Lidia Montauti, custode competente e molto attiva delle tradizioni e della storia paesana che ha valorizzato con mostre e iniziative, oltre ad una presenza continua sulla “chat”, sua la foto della prima trebbiatrice, 1 immagine (n. 23) di Sandra Browley, l'”americana” molro legata alle origini “pretarole” che ha messo nella “chat” una bella istantanea di Don Andrea nella sua storica visita in America ai paesani emigrati, non poteva mancare la presenza americana, che rientra in tante storie familiari, compresa quella dell”’autore del romanzo. Le 5 immagini successive (n. 24, 25, 26, 27, 28) evocano, in un contrasto significativo, i luoghi americani dove si svolgono le intense iniziative e la vita di Rolando e i suoi fratelli, 2 su Toronto, poi le Cascate del Niagara e le Torri Gemelle nei giorni terribili dell’attentato, fino a Palm Beach; sono state tratte dai siti web seguenti, di cui si ringraziano i titolari, in ordine di inserimento: you tube blog to, ficker, viator, panotama.it, palm beach club. La galleria si conclude con 2 immagini che riportano al paese di origine, la prima (n. 29) della già citata Denise Trentini, con l’agglomerato di abitazioni del centro storico, la seconda (n. 30), in chiusura, evoca una visione di sogno del paese fatato all’alba, indorato dai primi raggi di sole, “postata” il 20 settembre 2024 sulla “chat” da Corrado Adriani, il quale rappresenta molro per il paese e per l’autore del romanzo, che ha condiviso con lui infiniti momenti in una vita di simpatici incontri durante le tante estati felici nel loro “natio borgo selvaggio”.

Pietracamela si sveeglia baciata dalla prime luci dell’alba, in alto il Gran Sasso

Il cielo sopra Pietracamela, i gruppi di faggi e i lucchetti dell’amore

di Romano Maria Levante

 Pubblicato in .cultura.inabruzzo.it, l’ 8 genn. 2009. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it l’8 genn. 2025

Chi ha avuto la ventura di trascorrere le festività nel “borgo più bello d’Italia per il 2007” si è sentito almeno per qualche attimo “tre metri sopra il cielo”, o anche “sotto il cielo” che fa lo stesso. Quello che conta è la straordinaria vicinanza del “cielo sopra Pietracamela”

E’ stato bello concludere così il 2008 e iniziare il 2009. Gli astri luminosi perforano la volta celeste e disegnano costellazioni sfavillanti che si confondono con le isole di luce dei paesi nella vallata.

Pietracamela,. “nido delle aquile”, il borgo incastonato nel verde
tra il Gran Sasso d’Italia e la Montagna di Intermesoli

Si sente l’infinito, quello siderale dei miliardi di anni luce, quello leopardiano dove la mente si proietta verso “interminati spazi”, e “in questa immensità s’annega il pensier mio”. Il firmamento è lì, sembra di toccarlo, e quando si è “tre metri sopra il cielo” i pensieri corrono inarrestabili, la mente fatica a tenerne il passo. E anche se sembrano banali sono sempre ispirati.

A noi la vicinanza del cielo evoca il titolo del primo romanzo di Federico Moccia e poi, a cascata, il libro successivo che ha dato l’avvio al contagio endemico dei “lucchetti dell’amore”. Così da un’associazione di idee all’altra si naviga in un mondo ancora più dilatato del già sterminato web, quello dell’immaginazione.

Il borgo fatato “veglia”, sul sonno, in alto,
della “Bella addormentata”, o del “Gigante che dorme”

Si vedono materializzarsi questi lucchetti su un Ponte Milvio virtuale, si sente la dolcezza del richiamo sentimentale, la fermezza dell’impegno assoluto ed esclusivo per la vita, la forza di un legame indissolubile. I giovanissimi che ne sono stati presi sembrano tornare ai valori adamantini di un’epoca passata, alle scelte dell’anima gemella “senza se e senza ma”.

Ma ora siamo noi – che abbiamo superato da diversi decenni quell’età, l’altro ieri dell’innocenza, ieri della trasgressione, oggi dell’ostentata dedizione – a porre a noi stessi delle domande, in un sogno alla rovescia dove le parti si invertono.

Il cuore religioso del borgo, la chiesa-madre intitolata al Santo protettore,
San Leucio, sullo sfondo il centro storico, le montagne, il cielo…

I giovani diventano rispettosi dei valori della fedeltà e della responsabilità, gli anziani sentono con sgomento il tintinnare dei lucchetti che si rinserrano, il tonfo delle chiavi gettate nel fiume dall’alto del ponte in un atto irreversibile dove la dolcezza del sentimento si perde nell’inesorabilità di un gesto definitivo.

Si avverte l’eco lontana di una pratica medioevale aborrita, la “cintura di castità”, anch’essa a base di lucchetti, si avverte lo stridore dei chiavistelli che chiudono le porte delle carceri, valori negativi su un substrato positivo.

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Il cuore civico del borgo, Piazzale degli Eroi,
con il monumento agli “Aquilotti del Gran Sasso”

E’ il trionfo dell’ossimoro di una fantasia malata, di un’immaginazione sfrenata? O è solo pura e semplice associazione di idee, favorita dall’aria tersa, dall’ossigeno rarefatto della montagna che fa provare ebbrezze dimenticate?

Di idea in idea, in questa vigilia del Festival di San Remo, torna alla mente “L’edera”, la canzone cult di mezzo secolo fa, che ci ammaliò con il suo messaggio di attaccamento, di fedeltà, di scelta irreversibile.

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I “Prati di Tivo”, declivio erboso che sale fino alla roccia dolomitica del Gran Sasso

Una malia che fu spazzata via con la forza di uno tsumani, prima a livello canoro, poi nel costume. Il sessantotto ha travolto mentalità e consuetudini con la rapidità di una folgore, rendendo superato un intero sistema di valori.

Ci siamo quasi vergognati di quei sentimenti, abbiamo rinnegato la malìa che ci dava il sentirci “avvinti come l’edera”… Ora sono i giovani a volerlo, hanno sorpassato all’indietro gli anziani, vogliono essere serrati dall’acciaio, e non avvinti dal vegetale come ci sentivamo noi.

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I faggi in basso ai “Prati di Tivo”, in gruppi di alberi uniti e distinti

Ma allora la coppia, la famiglia dei tempi che viviamo, è serrata o avvinta, oppure disgregata come nel mito sessantottino? Sentiamo che né l’edera né i lucchetti sono una risposta e non lo è neppure il disimpegno libertario senza punti di riferimento, senza costruire il futuro.

Ci guardiamo intorno, siamo sempre a Pietracamela, ai “Prati di Tivo” – il declivio erboso attaccato alla montagna dolomitica, in basso zone alberate – in questo magico inizio del Nuovo Anno. Vediamo stagliarsi verso il cielo grappoli arborei, separati e distanti, composti da fusti che si innalzano vicinissimi gli uni agli altri.

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I faggi svettano verso il cielo,
in una spinta solidale nella libertà senza costrizioni

Sono i faggi, sembrano uniti in una spinta solidale ma non soffocante verso l’alto alla ricerca della libertà senza costrizioni e senza desolanti solitudini. E’ forse la terza via che attende la coppia e la famiglia, scevra di egoismi e prevaricazioni, per una vita libera e insieme solidale, protesa “più alto e più oltre”, per usare il motto dannunziano.

Questo il primo messaggio dell’Anno Nuovo che ci regala il “borgo più bello d’Italia”. La trasparenza dell’aria ci fa vedere il futuro oppure l’ebbrezza dell’altitudine ci fa delirare? Certo è ardito collegare lucchetti ed edera, faggi e famiglia, ma siamo “tre metri sopra il cielo”…

Il borgo fatato si risveglia alle prime luci do un’alba dorata

Photo

Le prime 4 immagini e l’8^ sono su Pietracamela: tratte dalla chat “Ne Parlime Le Pretaruale”, della comunità “pretarola”. In apertura, foto di Aligi Bonaduce, seguono foto di Paolo Trentini, di Marco Giardetti, e di Giancarlo Trinetti. Le successive 3 immagini sono sui Prati di Tivo, la prima di Romano Maria Levante, le 2 successive di Alberto Levante, la 8* messa da Corrado Adriani sulla “chat pretaroli”, da dove è stata tratta. In chiusura, l’immagine di Ponte Milvio, Roma, tratta dal sito “web” Pinterest. Si ringraziano gli autori delle foto.

I “lucchetti dell’amore” a Roma, Ponte Milvio, dal 2007, poi rimossi (foto Pinterest)

 

I tanti “perchè?” del 2025, 4. Giorgia Meloni, il sindacato Cgil e il “Poker d’assi” finale

di Romano Maria Levante

Si conclude la nostra carrellata di fine anno sui tanti perchè? emersi nei principali eventi del 2025, soprattutto per come sono stati commentati nelle diverse sedi, spesso con alterazioni faziose e omissioni inammissibili che hanno distorto le polemiche nelle quali non sempre si sono rispettate le regole di un confonto corretto di opinioni e concezioni sempre rispettabili se non mistificatorie. Per sottolineare questi rischi abbiamo dedicato il 2° dei quattro articoli ai “talk show” politici sulle principali Reti televisive , alcuni al limite dell’ammissibilità in una corretta comunicazione giornalistica. Gli altri due articoli sono stati dedicati agli interrogativi rimasti aperti su importanti temi, il 1° sul “Manifesto di Ventotene” e il “Caso Almasri” – che hanno animato la prima parte dell’anno – il 3* su ” Gaza” e la “Manovra economica per il 2026” della seconda parte del 2025.

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Giorgia Meloni saluta i partecipanti alla giornata conclusiva della kermesse di “Atreju”,
al termine del suo atteso intervento di chiusura, domenica 14 dicembre 2025

Questo 4° articolo conclusivo contiene l’ultima serie di interrogativi, ci sembrano leggeri perché attengono, più che alla sostanza dei contenuti, agli atteggiamenti e alle alterazioni che la polemica politica spesso compie. E ci riferiamo  in primo luogo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Cominciamo subito con l’accusa  ormai unanime di oppositori, non solo politici ma anche presunti indipendenti, come giornalisti e opinionisti. Si tratta dell’accusa di reagire agli attacchi per vittimismo, divenuta ossessiva, lanciata ad ogni sua risposta, pur con l’accusa concomitante di non accettare il confronto perché non tiene conferenze stampa. E non dovrebbe replicare agli attacchi in quanto rappresenta il Paese, quindi tutti.

Ma perché non considerano, invece, che deve replicare, proprio per questa sua posizione istituzionale, alle accuse lanciate anche in qualificate sedi internazionali, come quella che il suo governo è una minaccia per la democrazia e la libertà, collegandolo perfino all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci  da parte della leader dell’opposizione nel Congresso  del suo partito europeo all’estero? Ancora: perché non dovrebbe replicare all’accusa al governo italiano di “complicità in genocidio” presentata  dai due leader “italiani” del secondo  partito della sinistra e resa pubblica a Montecitorio, e non ci si rende conto che la foto “celebrativa”, addirittura con i cartelli accusatori, è agghiacciante perchè volta a discreditare le nostre massime istituzioni Passando a un altro grave episodio dello stesos segno, perché non doveva replicare all’insensato deferimento al Tribunale dei ministri per un atto politico come la soluzione del caso Almasri in cui il governo ha agito nell’interesse del Paese, come abbiamo cercato di documentare nei perchè del 1° articolo oltre che nall’articolo apposito?

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Gli on. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, leaders del partito AVS, Alleanza Verdi e Sinistre,
nella Camera dei Deputati esibisccno il cartello con la denuncia del governo italiano
alla Corte Penale Internazionale, per “complicità nel genocidio”a Gaza

Andando più indietro nel tempo, perché non doveva rispondere a tono al noto scritore autore del monologo celebrativo di un recente 25 aprile da trasmettere sul Servizio pubblico, poi non andato in onda forse per motivi economici, ma da lei pubblicato perchè veniva considerata censura? E perchè non si è tenuto conto della estrema gravità dell’accusa rivoltale dallo scrittore, dopo aver evocato non la Liberazione ma le nequizie del fascismo, di “proiettare un’ombra  fosca sulla democrazia del nostro Paese”? Aggiungiamo un altro interrogativo: perché non è stato contestata la successiva accusa dello stesso di farne un bersaglio con la sua replica, quando era stato lui  a fare di lei  un bersaglio per qualche individuo debole che volesse ergersi a difensore della democrazia con atti di violenza contro chi la minaccia?  E perché gli oppositori usano contro di lei termini disgustosamente offensivi, quali “vile”, “codarda”, “menzognera”, “coniglio”, “asservita”, lo fanno gli stessi leader dell’opposizione in Parlamento, altri “zerbino” e simili, e anche  peggiori -“ complice di genocidio” tra questi – mai usati verso altri Presidenti del Consiglio, forse perché è una giovane donna, tanto che si è giunti a chiamarla addrittura “cortigiana”?

Ma passiamo alla sottovalutazione, che diventa  demonizzazione,  degli aspetti ritenuti più vantaggiosi per il Paese della sua presenza spesso prestigiosa. Perché la predilezione per lei di Trump, il Presidente degli Stati Uniti, il più importante alleato dell’Occidente, viene svilita con termini quali “asservimento”,“subordinazione”, “vassallaggio”, fino – lo ripetiamo – a “cortigiana”? E soprattutto, perché è stata alterata in modo  intollerabile la sua presenza alla solenne cerimonia per la firma dell’Accordo di pace per Gaza, dove era l’unica donna  tra i 20 rappresentanti dei maggiori paesi del mondo  seduti  dietro ai  firmatari, citando soltanto il complimento “sei bellissima” di Trump per di più degradato come “sessista”? E, collegati a questa domanda due  interrogativi ancora più incisivi- Il primo: perché è stato riportato  solo il complimento estetico espresso nella fase  informale e terminale dell’incontro, per di più senza l’apprezzamento politico ad esso collegato, con le parole “L’Italia. Abbiamo una donna giovane e bellissima, non ti dispiace se dico che sei bellissima.? ……. Grazie davvero di essere qui. Lo apprezziamo molto, voleva essere qui, è una politica veramente rispettata e di successo”. Si è ironizzato considerandolo “sessista”, quindi l’interessata è stata addirittura criticata perchè avrebbe dovuto respingerlo!; non tenendo conto neppure che Trump, in quella fase del tutto informale, si è complimentato usando toni scherzosi con tutti.

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La foto finale dei partecipanti alla cerimonia della firma dell’Accordo di Pace per Gaza
a Sharm El Sheick il 13 ottobre 2025, in 1^ fila i 4 firmatari, in 2^ fila i 20 capi di governo invitati

E ora il secondo interrogativo  ancora più rilevante dato che l’alterazione è ben più grave: perché è stato totalmente ignorato, anzi cancellato  il riconoscimento fatto da Trump soltanto alla Meloni –  anzi all’Italia, fatto ben più rilevante – tra i 20 capi di stato e di governo invitati per contribuire alle fasi successive dell’Accordo di pace. nel momento culminante, appena prima della firma, della solenne cerimonia quando ha detto solo a lei  come rappresentante dell’Italia, esplicitamente citata: “Ecco l’Italia. Una forte leader sta facendo un ottimo lavoro. Stai facendo un ottimo lavoro. Grazie”. Perchè oscurarla, anzi ometterla, anche nella meditata e documentata ricostruzione dell’anno di Trump da parte del bravo co-conduttore di “Taganà”, che ha riportato soltanto il complimento come “bellissima”, nulla dell’apprezzamento a lei e all’Italia, anche se su “La 7” non sorprende di certo?

E, a seguire, perché non poteva replicare alla scomposta accusa cui si è già accennato, che collegava l’attentato al giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci al suo governo “delle destre”?   Ancora, perché è  stata demonizzata per la sua replica alla mancata approvazione in Parlamento da parte della sinistra del Patto di Pace per Gaza, con l’espressione che si è dimostrata “più fondamentalista di Hamas”, sottolineandone  la pervicacia nell’errore ma non parificandola ai terroristi come insstentemente si è ripetuto alterando la realtà?   E infine, ma si potrebbe continuare a lungo dopo questi pochi esempi, perché la si rimprovera di comportarsi da capopartito mentre essendo Presidente del Consiglio  dovrebbe rappresentare tutti, quando proprio per questo deve difendere l’immagine del ?aese macchiata dalle accuse di antidemocrazia, limiti alla libertà, inesistenti, con i “talk show” politici in Tv, oltre alla grande stampa, sono quasi tutti, come dinostrato nel 2° articolo, ostili a lei e al suo governo?.

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Il momento della firma a Sharm El Sheick dell’Accordo di pace per Gaza, da parte dei 4 in prima fila, dietro i 20 rappresentanti dei maggiori paesi, tra cui la Meloni al centro, invitati a partecipare

La CGIL del Segretario generale Maurizio Landini

Ci avviciniamo alla conclusione di questa lunga telenovela di interrogativi, che esprimono, mediante i perchè? evidenziati in corsivo, lo stupore dinanzi a posizioni di cui non si comprende la razionalità, ma soltanto la legittima motivazione politica legata a una prevenzione senza rapporto con la realtà. E’ il turno di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil – il maggiore sindacato di sinistra – che nella sua opposizione politica ha isolato l’organizzazione dalle altre due, la Uil ex socialista, e la Cisl, ex democristiana su posizioni centriste.

Non torniamo sull’epiteto di  “cortigiana” rivoltole da Landini, da lui ridimensionato, si fa per dire, a “componente la Corte di Trump” con le conseguenti accuse di asservimento,  né vogliamo ricordare  l’appello dal sapore eversivo alla ”rivolta sociale” dei suoi comizi. Neppure vogliamo entrare nella sua attività  sindacale contro la “Manovra economica” quasi fosse una forza politica, mentre latita l’azione sindacale nel rinnovo di contratti. O sono ritardatari o non vengono sottoscritti dalla sola Cgil anche se congrui nella situazione data, come dimostrano quelli di importanti comparti del settore pubblico, come la Sanità rinnovati senza la Cgil. E nella scomposta accusa al governo di opporsi al Salario mimimo, anche da parte della Cgil, perchè non si considera che ha firmato contratti perfino a poco più della metà dei 9 euro l’ora richiesti, addirittura a 5 euto; e che nel voto al Cnel i rappresentanti di altri sindacati, in particolare la Cisl, hanno votato contro il Salario minimo per una riconsiderazione generale dell’assetto contrattule proposta dallo stesso Cnel, l’organo costotuzionale a ciò destinato?

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Giorgia Meloni tra il presidente della Turchia Erdogan e l’Emiro del Qatar El Thani

Ci riferiamo ora alla imposta patrimoniale, evocata da Landini, con questa domanda: perché il limite di 2,5 milioni da lui indicato come quello oltre il quale scatterebbe un “contributo” dell’1,3%  viene fatto passare come reddito annuale, quindi molto elevato, mentre pur nei termini equivoci usati riguarda l’intero patrimonio, con immobili già tassati con la “patrimoniale” IMU, salvo la prima casa, depositi, ecc. ecc., quindi il ceto medio benestante e non i super ricchi, come sarebbe  se fosse reddito annuale e non viene sottolineato neppure da chi lo contesta? Aggiungiamo un solo episodio, la sua replica stizzita all’ironia della Meloni che, dinanzi all’annuncio dello sciopero generale del 12 dicembre, si è chiesta con ironia “chissà che giorno sarà?’, riferendosi al “venerdì” consueto negli scioperi sindacali, quasi per fare il “long week end”. Ha risposto piccato: “Ci vuole rispetto per i lavoratori, con lo sciopero perdono il corrispettivo di una giornata di lavoro”; anzi, completiamo noi, ancora di più, perdono 1/26 e non 1/30  della retribuzione mensile, perché si trattengono anche i ratei di ferie,  ecc. Il primo interrogativo riguarda lo sciopero generale contro la Manovra economica per il 2026, del 12 dicembre, periodo quasi prenatalizio, a manovra in stato molto avanzato. La Uil ha anticipato la propria iniziativa al 29 novembre, senza indire alcuno sciopero. .

Il nostro perchè? nasce dalla perdita di una giornata di retribuzione, che, ha detto Landini, pesa sulle finanze dei lavoratori. E allora, perché fare lo sciopero generale venerdì 12  e non una manifestazione con le stesse richieste  e proteste il giorno dopo 13  sabato, senza alcuna perdita di retribuzione per i lavoratori e senza danno per il Paese? La Uil ha tenuto la propria manifestazione il 29 novembre perchè è sabato, quindi non è stata dannosa nè per i lavoratori, che non perdono la retribuzione, e neppure per il Paese che non si vede bloccato nei principali settori. E al riguardo ci si chiede ancora:  perché ritenere più efficace lo sciopero quando non si tratta di colpire l’interesse del datore di lavoro, che deve cedere se prolungato per non rimetterci, ma l’interesse generale del Paese per il fermo della produzione e, nel venerdì, anche il flusso turistico per il week end scoraggiato dal blocco  delle  attività dovuto allo sciopero generale?. Cui prodest?

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Giorgia Meloni tra i ministri dell’Agricoltura e Sovranità alimentare Lollobrigida e della Cultura Giuli, mentre spingono il pulsante che accende le luci al Colosseo con la scritta che celebra il riconoscimento
dato il 10 dicembre 2025
dall’Unesco alla Cucina italiana, come Patrimonio dell’umanità

Ma l’interrogativo ulteriore ci sembra vada oltre, perché uno dei motivi dello sciopero generale è lo scarso aumento delle retribuzioni nella manovra, quasi fossimo nell’URSS di decenni fa quando i salari dipendevano dal governo, che in questo caso ha utilizzato la leva fiscale per quanto possibile date le scarse risorse. Allora, perché far rimettere, con la detrazione per lo sciopero.  ai lavoratori a più basso reddito fino a 30.000 euro lordi annui   l’intero aumento annuale  della manovra, circa 40 euro,  e per il ceto medio a 50.000 euro lordi annui. che sono nell’ambito dei 2500 eiuro mensili, almeno 3 mesi di aumento,  una specie di tassa sindacale di tipo politico, senza risultati per .. i tassati?

Riguardo allo sciopero generale della Cgil, un interrogativo irriverente lo riportiamo senza alcuu intento provocatorio, per proseguire con un sorriso questa maratona forse pedante, ma che nei quattro articoli ha evidenziato fior da fiore, si fa per dire, le più varie questioni politico- economiche nazionali e internazionali. E non poniamo nuovi “perché?”, ma ci permettiamo di chiedere rispettosamente, non a Landini – che non ha presieduto i cortei dello sciopero nella capitale ma a Firenze –  bensì ai  partecipanti al grande corteo romano con cui è culminato lo sciopero generale, le loro impressioni nel manifestare qyel giorno contro il governo.

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Il Colosseo con l’illuminazione tricolore e sopra la scritta celebrativa del riconoscimento dell’Unesco

Come si sono sentiti passando davanti al Colosseo che due sere prima era inondato da una festosa luce tricolore con sopra al monumento una grande scritta luminosa inneggiante al grande riconoscimento conferito dall’Unesco nell’antivigilia dello sciopero generale, alla “Cucina italiana prima nel mondo”, come Patrimonio dell’umanità? . Il riconoscimento è stato assegnato all’unanimità – con 60 voti su 60 – a Nuova Delhi, la capitale della lontana India, dopo che il nostro governo ha lanciato la candidatura nel marzo 2023, pochi mesi dopo il suo insediamento, e ha fatto “squadra”. Perchè non riconoscere l’impegno vincente dei due ministri forse più bistrattati, Lollobrigida per l’Agricoltura e la Sovranità alimentare, Giuli per la Cultura, in un campo così importante ottenendo un rilevo mondiale molto positivo per lo sviluppo del settore e per il turismo? E nel corteo, come si sentivano nel porsi in controtendenza rispetto all’importante riconoscimento internazionale all’azione del governo, attaccandolo aspramente per la Manovra economica pur se ha dedicato parte delle risorse ai lavoratori?

Il corteo non è giunto nella zona dei giardini di Castel Sant’Angelo, dove domenica 14 dicembre, due giorni dopo lo sciopero generale, si è conclusa la grande kermesse annuale del partito di maggioranza, “Fratelli d’Italia”, iniziata dieci giorni prima. Altrimenti avremmo chiesto: “Cosa avreste ‘sentito’,  se vi foste passati vicino, nel leggere i grandi caratteri dei cartelli con il titolo della Kermesse: “Sei diventata FORTE, Italia  a testa alta” ?  E, chiediamo ancora, come vi sentite anche senza esserci passati, essendo riferito proprio a Giorgia Meloni. la presidente del Consiglio che avete demonizzato in ogni modo – fino alla qualifica di “cortigiana” datale proprio da Landini – mentre riceveva tanti riconoscimenti internazionali per l’Italia, l’ultimo quello stesso giorno, nel nome della statista britannica Margaret Thatcher”?

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Immagine-simbolo del riconoscimento dell’Unesco alla Cucina italiana

Ma c’è dell’altro. Il discorso di chiusura della Meloni è stato giudicato “un comiziaccio” non istituzionale, perchè non aveva l’aplomb da Presidente del Consiglio, giudizio ovviamente rispettabile. Ma perchè queste presuntuose “lezioni” a una libera manifestazione verso i propri militanti in una festa così “inclusiva” e perchè demonizzare una modestissime reaziono dialettica a quelli che invece non vengono mai criticati quando le riversano addosso, anche in Parlamento, ,gli epiteti che vale la pena citare ancora, come “vile, coniglio, cosarda, falsa, menzgnera, zerbino, scendooletto, fino a cortigiana”?

E, nei confronti dell’opposizione, perchè non criticare l’offesa disfattista al nostro Paese della leader del maggior partito della sinistra nel descriverlo con “il frigo degli italiani vuoto” e gli abitanti “in miseria” per colpa della Meloni, quando la Confecommecio stima in 10 miliardi di euro le spese natalizie, di cui 200 a persona per regali, pur nella riduzione rispetto allo scorso anno? Non solo, ma perchè non criticare neppure la surreale affermazione della stessa che “la Manovra economica è la peggiore della storia”, mentre mtte a posto i conti, forse rimpiange le manovre che hanno portato nel passato all’indebitamento record, fino quasi al tracollo, facendo capire che se vincesse le elezioni e andasse al governo ripeterebbe tale dissipazione? E non va definita la Manovra economica per il 2026 “seria e responsabile” come ha detto la Meloni, e costruita con “prudenza e non austerità” affontando “questioni impossibili”, come ha detto in uno sfogo spontaneo il suo maggiore artefice Giorgetti?

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La manifestazione del sindacato UIL a Roma, Teatro Brancaccio, sulla Manovra economica per il 2026, sabato 29 novembre 2025

I “perchè?” sui fatti recentissimi, e il “Poker d’asso” finale

I più recenti sono due fatti di portata diversa, come rilevanza, entità e significato, svoltisi quasi in contemporanea, lontanissimi in ogni senso: a Torino il primo, da considerare negativo per i disordini persistenti, positivo per l’eliminazione di una sede da dove sembra partissero i facinorosi che facevano degenerare ogni manifestazione; a Bruxelles il secondo, veramente provvidenziale oltre che inatteso.

A Torino si è svolto lo sgombero del centro sociale Askatasuma che da quasi trent’anni occupava un grande edificio pubblico, dal quale sembra partissero i facinorosi che nelle manifestazioni provocavano scontri con le forze dell’ordine e danneggiamenti, culminati nell’invasione della sede del quotidiano “La Stampa”, mettendo a soqquadro la redazione, con scritte e atteggiamenti eversivi il giorno dello sciopero dei giornalisti. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e anche il sindaco di Torino – che cercava di inserire il centro in un progetto civico di socialità e aggregazione conndivisa – ha posto fine a tale intento gneroso e c’è stato lo sgombero disposto dal Ministro dell’Interno.

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Un momento della manifestazione del sindacato Cisl sulla Manovra economica per il 2026,
svoltasi sabato 13 dicembre 2025, il giorno dopo lo sciopero generale indetto dalla Cgil

Nei giorni successivi accesi disordini, e la polizia ha fronteggiato i manifeatnti violenti, con cariche e idranti. Ed ecco due interrogativi. Perchè gli oppositori al governo dinanzi a questi comportamenti eversivi verso la sicurezza dei cittadini continuano nell’affermazione che condannano ogni forma di violenza, ma… occorre capire le ragioni del disagio e intervenire su quelle piuttoto che sulla repressione, quindi dando loro una giusificazione, e lo fanno utiizzando l’artificio dialettico che toglie ogni valore alla premessa scontata, annullata dalla conclusione? E ancora: perchè, invece, dinazi a tali violenze intollerabii e ai Centro sociali affini indifedibili, non creano una unione nazionale che li isoli del tutto e tolga loro il supporto dal quale si sentono sostenuti, e soltanto dopo, e a parte, affrontare insieme le spesso presunte cause dei disagio e così via?

Ma passiamo al secondo fatto, un evento altamente positivo, che ha preservato il nostro Paese da effetti terribilmente negativi se si fosse deciso di utilizzare gli oltre 200 miliardi di euro di “assets” russi, di cui 180 depositati in Belgio, per l’aiuto dell’Unione Europea all’Ucraina. Le istituzioni finanziarie dell’UE rischiavano di perdere la necessaria affidabilità – allarme lanciato con la sua autorevoezza anche dalla Banca Centrale Europea – con ripercussioni negative sulle banche per la fuga dei depositi esteri, e sull’euro. E ne avrebbe sofferto soprattutto l’Italia, esposta più degli altri Srati membri per il suo alto indebitameno; ma soprattutto avrebbe rischiato la pressochè sicura ritorsione della Russia, che aveva preannunciato, nel caso di esproprio dei sui “assets”, di confiscare, con una apposita legge, i beni europei, e vi operano oltre 300 imprese italiane.

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Il corteo dei partecipanti allo sciopero generale indetto dal sindacato CGil venerdì 12 dicembre 2025,
mentre passa davanti al Colosseo dove due sere prima c’era la scritta luminosa del premio Unesco

La presidente della Commissione UE e il presidente del Consiglio UE erano per l’uso degli “assets” russi, sospinti dalla Germania, dalla Polonia e dagli altri paesi soprattutto del Nord Eutopa, l’Italia è stata capofila , con le sole Francia e Ungheria – e naturalmente il Belgio detentore degli “assets” – della scelta opposta, che ha prevalso: finanziare l’aiuto all’Ucraina con 90 miliardi di debito comune, gli eurobond, vincendo la cinsueta avversione dei tedeschi, polacchi e dei “paesi frugali” al debito europeo che ci favorisce non accrescendo il nostro indebitamento. E chi ha rappresentato l’Italia riuscendo in tale “miracolo” che non solo preserva il nostro Paese, oltre all’Unione Europea, da danni inenarrabili? Perchè dagli esponenti e simpatizzanti del maggiore partito di opposizione si è insistito che dovevano essere utilizzati gli “assets” russi, come prova di forza dei paesi europei, e anche dopo che si è scelta la via opposta, è stata ritenuta una prova di debolezza, ignorando il grave rischio corso dal nostro Paese?

E, comunque, dinanzi al risultato ottenuto, perchè non riconoscere, invece – come hanno fatto operatori e opinionisti avveduti – il grande merito alla presidente Meloni, che ha prevalso operando con determinazione ed efficacia nell’interminabile giornata di trattative dalle 8 del mattino alle 3 di notte? Senza clamore nè orgogliose rivendicazioni, ha detto “Ha prevalso il buon senso”. Con il combinato disposto dell’uscita anticipata di un anno dalla procedura di infrazione, perchè non riconoscere che consente all’Italia di accedere al prestito europeo da rimbiorsre in 45 anni senza accrecere l’alto indebitamento, sia per questi aiuti all’Ucraina, sia per l’impegno nell’aumentare le spese della difesa per il quale sono previsti anche gli eurobond a noi divenuti accessibili per l’equilibrio dei conti ottenuti con la tanto criticata Manovra conomica?

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Il segretario generale di Cgil Maurizio Landini parla ai partecipanti al corteo nello sciopero generale

A questo punto non possiamo non evidenziare l’addensamento, nelle tre ultime settinane del 2025, di quattro fatti rilevanti. Di solito ci sono i fatti negativi, questa volta una congiunzione astrale ci presenta dei fatti positivi, due che incidono notevolmente sulla nostra economia, due circoscritti. Li citiamo partendo dai due principali: il 18 dicembre il risultato insperato a livello internazionale europeo degli Eurobondc che saranno utilizzati per aiuti all’Ucraina e spese per la difesa, con gli effetti largamente positivi ora citati, e il 30 dicembre la definitiva approvazione della Manovra economica per il 2026 con il risultato altrettanto insperato di aver messo i conti in ordine, l’indebitamento sotto la soglia della procedura di infrazione e l’accesso agli eurobond, in più la ciliegina sulla torta odierna del conferimento dell’8^ rata del Pmrr dell’Unione Europea. Gli altri due che si inseriscono in modo significativo in un “en plein” così positivo: il conferimento il 10 dicembre da parte dell’Unesco alla Cucina italiana nel suo insieme del riconoscimento di “patrimonio dell’umanità”, e, dulcis in fundo, il 12 dicembre, giorno dello sciopero generale della Cgil contro il governo, il Premio “Margaret Thatcher” conferito alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni., per la sua “leadership e forza dei valori: coerenza e visione, coraggio politico, leadership europea, difesa dell’identità“. Un “Poker d’assi” vincente, nell’interesse del Paese, anzi della Nazione, per usare il suo linguaggio, Se aggiungiamo altri risultati del 2025, anch’essi tuttora validi, lo “spread” ai minimi storici, e l’upgrading del “rating”, e il “botto fiinale” del 2025, il Premio dato a Giorgia Meloni dao lettori del 1giorbnale britannico “The Telepdaph”, fa8aoper il maggior partito di governo il. successo della sua kermesse “Atreju”, divenuto quest’anno sede, da tutti riconosciuta, di confronto libero e inclusivo, il “Poker d’assi” diventa “Settebello” vincente. Non possiamo che darne pieno merito alla nostra Presidente del Consiglio, e in omaggio a lei, protagonista di tale esaltante sequenza, abbiamo aperto e chiuso questo 4° articolo conclusivo del 2025 con due immagini-simbolo su di lei: la sua esaltazione ad “Atreju” il giorno conclusivo e, due giorni prima, mentre le viene conferito il Premio Thatcher che stringe tra le mani..

Qui terminano, con il botto finale dei fuochi d’artifico nelle feste popolari,  i nostri “perché?”, relativi al 2025, anche se ce ne sono tanti altri. Per la prima volta nella nostra lunga attività giornalistica abbiamo evidenziato una parte molto ampia del testo in corsivo, per mostrare la vastità degli interrogativi, che possono sembrare fastidiosi come lo è il corsivo così ripetuto.  Il corsivo resta nelle componenti del “Poker d’assi” e nel “Settebello” finale, ma in grassetto per evidenziarlo questa volta in positivo. A chi ha avuto la pazienza di leggere la nostra esposizione – forse pedante ma evocativa di tante sollecitazioni anche dialettiche dell’anno che sta per terminare – lasciamo la risposta agli interrogativi che potrà scegliere tra i tantissimi perchè?evidenziati nei due articoli.  E noi ne daremo riscontro e risposta in una palestra di vera  democrazia.

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Giorgia Meloni con i presidenti dell’Ungheria, Orban e, dietro, della Francia, Macron,
con loro, insieme al presidente del Belgio, ha ottenuto che per gli aiuti all’Ucraina del prossimo biennio, si userà il Prestito europeo invece della rischiosa utilizzazione dgli “asset” russi

Gli ultimissimi dati di inizio 2026, dal “Poker d’assi” al “Pokerissimo”!

Un aggiornamento benaugurante per il nostro Paese all’inizio dell’Anno Nuovo, il Capodanno 2026 prosegue la congiunzione astrale del dicembre 2025. Dopo la telefonata di fine anno della nostra Meloni a Trump, due regali di Capodanno del presidente americano, pur super impegnato nei due collequi della vigilia con Zelensky e con Netanhyau, nonchè nella complessa preparazione dell’operazione del 3 gennaio in Venezuela. Oltre agli auguri hanno parlato degli impegni internazionali e delle questioni bilaterali, ebbene, a sopresa – e che bella sorpresa ! – il 1° gennaio 2026 non sono entrati in vigore i dazi americani per i Mobili, settore importante, rinviati di un anno, e poi chissà…. Non solo ma – secondo regalo ! – i dazi applicati sempre dal 1° gennaio sulla nostra Pasta, sono solo del 2,5% , max 14% a seconda del tipo di pasta, invece che oltre il100% fissato, Il terzo “fatto” positivo a chiusura dell’anno, il 31 dicembre, la nostra presidente del Consiglio è stata prescelta dai lettori del quotidiano “The Telegraph” – lettori brtannici e non giuria…- superando anche Trump, come “la leader globale più importante del 2025” per “identità, pragmatismo e leadership europea”. Aggiungendo questi tre nuovi successi, il “Poker d’assi” di dicembre, diventa “Settebello vincente” . Poi, con i risultati dell’intero 2025 – lo spread sceso a meno di 70 punti, dai 236 punti all’ inizio del governo, la promozione delle agenzie di rating dopo tanti anni- arriva la “Tombola vittoriosa” del Paese al Capodanno 2026. La Cgil di Landini sembra abbia indetto 1600 giornate di sciopero, a livello settoriale e non solo, per il solo gennaio. Mentre il nostro Paese è tenuto “a testa alta” da chi lo rappresenta, c’è chi contesta attaccando “a testa bassa”. Legittimamente, si intende. Ma viene da esclamare “de gustibus”….

Non basta, ecco  gli ultimissimi risultati comunicati dall’Istat, non certo benevola con il governo, nei primissimi giorni di gennaio 2026, una vera Befana per gli italiani  Eccone alcuni. Da settembre 2024 a settembre 2025, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto dell’1,7%, con 20 miliardi di euro in più,  dal 2022 il reddito disponibile per abitante è  aumentato di 687 euro al netto dell’inflazione. La pressione fiscale è scesa dal 40,8 al 40% nell’ultimo anno, e non riflette i vantaggi ottenuti dalle misure fiscali e contributive perché queste incidono sul netto e non sul lordo.  In particolare, nel periodo luglio-settembre 2025 reddito disponibile +2%, quello per acquisti + 1,8%. Mentre la propensione al risparmio all’11,4%, +1,55% rispetto al periodo precedente, il maggiore livello dal 2009. Consumi aumentati solo dello 0,3%, ma se fosse il “frigorifero degli italiani vuoto”, come ha sparlato molto di recente – lo ripetiamo – la leader del maggior partito di opposizione, avrebbero speso di più per consumi e risparmiato di meno. Oppure si sono messi a dieta? E se la “manovra economica” per il 2026 fosse “la peggiore della storia” come nell’altra ineffabile dichiarazione della stessa leader, vorrebbe dire che si preferisce il dissesto del nostro Paese, ma vorremmo sperare, anzi ne siamo certi, che non è così. Infine, la ciliegina sulla torta del tasso di disoccupazione al di sotto del 6%, precisamente 5,7%, ancora più vicino al tasso detto “frizionale” del 5%, che si ritiene non eliminabile in qualunque sistema economico. Al “Poker d’assi” della Meloni, divenuto “Settebello vincente” e poi “Tombola vittoriosa”, si aggiunge il “Pokerissimo” dopo questi ultimissimi dati Istat. L’Italia –  proprio perché la Manovra economica ha messo i conti in ordine –  uscirà subito dalla procedura di infrazione dell’Unione europea, potendo accedere, altrimenti non sarebbe stata ammessa, al debito comune da rimborsare in 45 anni, per le ingenti, e immediate spese aggiuntive necessarie agli impegni Nato per la difesa e agli aiuti decisi per l’Ucraina Almeno questa – che ribadiamo ancora per la sua importanza decisiva – è una buona notizia, dopo la tragedia della notte di Capodanno, nella località sciistica della vicina Svizzera, che ci ha sconvolto . Tutti gli italiani e i cittadini del mondo sono vicini alle famiglie colpite da un evento così terribile dagli effetti inenarrabili. Ma occorre andare avanti, con tanti problemi e anche migliori prospettive per l’economia del Paese. .

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Giorgia Meloni, mentre riceve il Premio
Margaret Thatcher che stringe tra le mani, il 12 dicembre 2025

Ultimo aggiornamento rassicurante a metà gennaio 2026 dalle fonti più autorevoli

Non finiscono qui le sorprese e i  “regali” di questo gennaio 2026 non tanto al governo e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ma al Paese, a noi tutti, pur nel fragore “disfattistico” delle opposizioni e non solo. Dopo le nostre pur naturali iperboli elogiative dei primi giorni dell’anno ci mancano  parole altrettanto adeguate per l’aggiornamento a metà gennaio, abbiamo esaurito i meritati riferimenti. O meglio, mancano le parole a noi, ma non sono mancate al governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta – non certo acquiescente al  governo – il quale,  intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Messina il 15 gennaio scorso, a metà del primo mese del 2026 ha dichiarato nel discorso ufficiale:”… La politica fiscale e l’aumento dell’occupazione hanno compensato la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, dal 2021 gli sgravi fiscali, soprattutto a favore dei redditi medio-bassi hanno aumentato le retribuzioni nette di 5 punti percentuali, riducendo la perdita in termini reali a 3 punti”, dagli 8 punti di perdita per l’inflazione dal 2019 che invece sono stati riassorbiti negli altri paesi. “Ma anche questi si possono considerare recuperati, almeno per le famiglie più fragili,  considerando l’aumento di occupazione e altri interventi”. Pertanto, “il reddito reale delle famiglie è tornato sui livelli precedenti lo shock inflazionistico  compensando il potere d’acquisto e il drenaggio fiscale”. Proprio quel “drenaggio fiscale” alla base del forsennato attacco al governo del segretario della Cgil Landini che sull’accusa infondata di aver “sottratto” ai lavoratori i 25 miliardi di euro pagati in più al fisco, “senza restituirli” – come invece è avvenuto – ha basato il suo accesissimo appello alla “rivolta sociale”. Il governatore Panetta ha affermato, a tale riguardo, che “dal 2000 i salari  orari in Italia sono fermi in termini reali, mentre sono cresciuti del  21% in Germania e del 14% in Francia” che però, aggiungiamo noi, sono ora entrate in una grave crisi economica – espressa anche nello spread –  mentre i conti dell’Italia vengono risanati. Ma ha subito ammonito che “la  crescita dei redditi non potrà, però,  poggiare in modo permanente  sulla politica fiscale”, date le limitate risorse disponibili, ma si richiede che “la produttività torni a crescere  a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente  ripartiti tra capitale e lavoro”.

Non finisce qui. Sulle infondate accuse di Landini ha messo il “carico  da undici” – come si dice al nostro paese – il Consiglio di vigilanza e indirizzo dell’Inps sulla “dinamica retributiva”, organo designato dai sindacati  che, riprendendo i dati del Rapporto annuale dell’Ente previdenziale, ha fornito questi dati veramente risolutivi: mentre dal 2019 al 2924 le retribuzioni lorde hanno perduto circa il 9% rispetto all’inflazione, nelle retribuzioni nette non si è avuta questa perdita. Precisamente in media sono aumentate del 16,9%,  più del doppio delle retribuzioni lorde  cresciute solo del 7,4%, mentre l’inflazione è aumentata del 17,4%: poco più del 16,9 % delle retribuzioni nette, ma oltre il doppio di quelle lorde, rimaste, come si è appena visto, al 7,4%. Il  divario  a favore delle retribuzioni nette ”riflette l’impatto differenziato degli interventi fiscali a sostegno dei salari in funzione del loro livello”, soprattutto “sui redditi medio bassi”.Mentre il reddito delle famiglie più povere è aumentato dell’8,5% a quello delle famiglie a maggiore reddito si è ridotto del 4%  per effetto dell’aumento dell’occupazione, così bistrattato dalla Cgil e non solo. Ma perché si registra questo netto divario tra salari netti e salari lordi,  però a favore dei lavoratori? Così torniamo ai nostri “perché?”con questa risposta: perché la politica fiscale del governo ha rimediato all’inefficacia della contrattazione collettiva che non ha prodotto l’aumento dei salari  lordi di sua assoluta competenza. Del resto,  il massimo sindacato, la Cgilm  è apparso impegnato più negli scioperi politici e manifestazioni contro il governo,  fino ai più recenti Pro Pal e Pro Maduro, che nelle più appropriate rivendicazioni salariali  Che dire a questo punto? Sono chiamati in causa non solo il suo segretario Landini, ma anche la leader del maggior partito di opposizionem che ha accusato il governo dei “frigoriferi degli italiani vuoti” e della “peggiore Manovra economica della storia”, e ne avevamo già dimostrato l’infondatezza, prima degli interventi autorevoli sopra riportati, con i dati del maggiore reddito disponibile delle famiglie e della spesa pro-capite per i regali natalizi, Nonchè il codazzo non solo dei politici di opposizione, che devono fare propaganda, ma dei giornalisti, in particolare nei “talk show” su “La 7”, in testa il settimanale  del martedìì… con Landini ospite fisso sena contraddittorio nel propalare con una aggressività sconvolgente, accuse infondate. Tanto più gravi perché legate all’appello alla “rivolta sociale” contro il governo che invece, a stare ai dati ufficiali citati, dovrebbe semmai avvenire contro la Cgil, mentre la Uil e la Cisl, con atteggiamenti differenziati ma moderati, non hanno seguito il maggiore sindacato lasciandolo solo negli attacchi forsennati e negli scioperi generali di natura politica senza un fondamento accettabile.

Termina il nostro nuovo aggiornamento a metà del primo mese del 2026 – anche questo provvidenzialmente in positivo – al quale uniamo una nuova immagine di Landini, ripreso questa volta nel “martedì” di “La 7”. E soprattutto un”evviva!” , al quale pensiamo si uniscano gli italiani rassicurati da istituzioni basilari come la Banca d’Italia e l’Inps,  che danno “a Cesare quel ch’è di Cesare”, da lodare per gli interventi quanto mai difficili ma provvidenziali a copertura di mancanze di chi è venuto meno ai suoi compiti a favore dei lavoratori, e invece di fare ammenda accusa il governo con toni così accesi Ma non fa nulla, ne ha facoltà… conta la stabilità economica e il recupero reddituale ritrovato, e questo non può che rassicurare tutti in questo inizio di 2026 con tanti problemi a livello internazionale, ma con tanti dati positivi per l’economia del Paese.

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Il Premio a Giotgia Meloni dai lettori del quotidiano britannico“The Telegraph”

Info

Gli interrogativi sono desunti dai nostri ampi articoli pubblicati in questo sito nel 2025, di seguito indicati. Su Gaza e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “La guerra di Israele con Gaza, . 1. L’accanimento contro Israele, alterando la realtà;“. 24 ottobre, .2. “L’accanimento contro Israele e contro la Meloni”, 27 ottobre. Sui livelli salariali e l’economia: “‘The economy, stupid!’, dal salario minimo alla crisi salariale e oltre, con le polemiche politiche”, 7 maggio, e “Capitalismo , ne discutono ‘tre amici al bar’, … di Facebook”, 6 agosto. Tutti sono stati condivisi, con ampi Post introduttivi, nella pagina di Facebook intitolata all’autore, “Romano Maria Levante”, nei giorni della loro pubblicazione su questo sito, alcuni seguiti da commenti e repliche dell’autore.

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Le Immagini forniscono una rapidissima sintesi degli eventi, molte altre illustrazioni sugli stessi, diverse da queste, sono inserite nel testo dei relativi articoli sopra indicati, ai quali si rinvia Sono state tratte dai siti web di pubblico dominio di seguito citati, e inserite a puro scopo illustrativo senza intenti di natura commerciale o pubblicitaria, si ringraziano i titolari per l’opportunità offerta; qualora il titolare di qualche sito non approvasse l’inserimento di talune immagini, saranno subito eliminate su semplice richiesta nello spazio dei Commenti. Ecco i siti, in ordine di inserimento nel testo delle immagini: casa radio; il manifesto; giorgia meloni, giorgia meloni, il giornale; you tube il sole 24 ore, roma to day, il denaro; instagram, first cisl, corriere roma corriere della sera, nuove cronache; eunews; istagram, instagram; libero quotidiano. Di nuovo grazie a tutti. In apertura, Giorgia Meloni saluta i partecipanti alla giornata conclusiva della kermesse di “Atreju”, al termine del suo atteso intervento di chiusura, domenica 14 dicembre 2025. Segue, gli on. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, leaders del partito AVS, Alleanza Verdi e Sinistre, nella Camera dei Deputati esibisccno il cartello con la denuncia del governo italiano alla Corte Penale Internazionale, per “complicità nel genocidio” a Gaza. Poi, Accordo di pace per Gaza: La foto finale dei partecipanti alla cerimonia della firma dell’Accordo di Pace per Gaza a Sharm El Sheik il 13 ottobre 2025, in 1^ fila i 4 firmatari, in 2^ fila i 20 capi di governo invitati, segue Il momento della firma a Sharm El Sheik dell’Accordo di pace per Gaza, da parte dei 4 in prima fila, dietro i 20 rappresentanti dei maggiori paesi, tra cui la Meloni al centro, invitati a partecipare, e Giorgia Meloni tra il presidente della Turchia Erdogan e l’Emiro del Qatar El Thani. Quindi, Premio Unesco: Giorgia Meloni tra i ministri dell’Agricoltura e Sovranità alimentare Lollobrigida e della Cultura Giuli, mentre spingono il pulsante che accende le luci al Colosseo con la scritta che celebra il riconoscimento dato il 10 dicembre 2025 dall’Unesco alla Cucina italiana, come Patrimonio dell’umanità, segue Il Colosseo con l’illuminazione tricolore e sopra la scritta celebrativa del riconoscimento dell’Unesco, e Immagine-simbolo del riconoscimento dell’Unesco alla Cucina italiana. Manifestazioni sindacali: La manifestazione del sindacato UIL a Roma, Teatro Brancaccio, sulla Manovra economica per il 2026, sabato 29 novembre 2025, segue Un momento della manifestazione del sindacato Cisl sulla Manovra economica per il 2026, svoltasi sabato 13 dicembre 2025, il giorno dopo lo sciopero generale indetto dalla Cgil, e Il corteo dei partecipanti allo sciopero generale indetto dal sindacato Cgil venerdì 12 dicembre 2025, mentre passa davanti al Colosseo dove due sere prima c’era la scritta luminosa del premio Unescsco, conclude Il segretario generale di Cgil Maurizio Landini parla ai partecipanti al corteo nello sciopero generale. Quindi, Giorgia Meloni con i presidenti dell’Ungheria, Orban e, dietro, della Francia, Macron, con loro insieme al presidente del Belgio, ha ottenuto che per gli aiuti all’Ucraina del prossimo biennio, si userà il Prestito europeo invece della rischiosa utilizzazione dgli “asset” russi. Infine, Giorgia Meloni, mentre riceve il Premio Margaret Thatcher che stringe nelle mani, il 12 dicembre 2025, e Il Premio a Giotgia Meloni dai lettori del quotidiano britannico “The Telegraph”.; in chiusura, Maurizio Landini a “di martedì” su “La 7”, a dx il conduttore Giovanni Floris.

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Maurizio Landini a “di martedì” su “La 7”, a dx il conduttore Giovanni Floris.

I tanti “perchè?” del 2025, 3. Gaza e Manovra economica per il 2026

di Romano Maria Levante

Questo articolo segue il precedente e conclude l’esposizione di un’ampia serie di interrogativi sulla situazione politica ed economica, interna ed internazionale. E’ il caso di precisare che non c’è nulla di presuntuoso, né tanto meno di prevenuto – almeno nelle nostre intenzioni personali – in questa forse pedante successione di “perché”, evidenziati in corsivo con una inedita eccezione, mai fatto così nella nostra milizia giornalistica di lungo corso. Più che una esposizione si può forse considerare uno sfogo suscitato dall’ascolto di tantissimi “talk show” televisivi, oltre alle notizie giornalistiche e parlamentari; il nostro stupore nasce dal fatto che le visioni unilaterali –  non solo legittime ma ugualmente rispettabili –  lasciano aperte delle domande  pressanti a cui invece donon vengono date delle risposte, quali che esse siano, senza lasciare vuoti incomprensibili.

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tra i due vice-presidenti Salvini e Tajani,con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, artefice della “Manovra econimica per il 2026”

Nell’articolo precedente siamo partiti da lontano, dal Manifesto di Ventotene, celebrato come una icona, mentre pur nella sua meritoria intuizione federalista ha oscurato i meriti del suo estensore che ne sconfessò l’impostazione rivoluzionaria e non democratica pur nei meriti della visione profetica,  che Altiero Spinelli, quasi ignorato, portò avanti nel Parlamento italiano e soprattutto europeo con un ancoraggio sinceramente democratico. Dopo i “perché” sul Manifesto di Ventotene, i “perché   sul “caso Almasri”, ben più inquietanti, dato che non riguardano interpretazioni opinabili, ma un evento rilevante per l’interesse nazionale e per il nostro governo, con la presidente del Consiglio, il suo principale sottosegretario  e due importanti Ministri addirittura denunciati al Tribunale dei Ministri. Al termine un nostro impertinente “excursus” sulla comunicazione dei talk show televisivi che ha suscitato tanti “perché” cui vorremmo una risposta dai soggetti da noi evocati.

In questo articolo conclusivo completiamo gli interrogativi andando oltre i due “episodi” ora ricordati, molto significativi ma limitati nel tempo e nella materia. I nuovi “perché” nascono dai   temi cruciali a livello internazionale e nazionale, che richiedono delle risposte, dinanzi a sorprendenti omissioni o peggio. Si va da Gaza alla manovra economica – la “legge di bilancio” –  fino al modo in cui viene trattata la figura della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal dileggio  alla denuncia alla Corte internazionale, fino a nascondere evidenze positive. Perché? .

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Immagine-simbolo della desolazione dopo un bambardamento istaeliano su Gaza

Gaza

Un rapido accenno introduttivo alla  situazione della striscia di  Gaza – prima dell’Accordo di pace –   sottoposta per due anni a devastanti bombardamenti da parte di Israele, dopo che il 7 ottobre 2023  le milizie di  Hamas, che “governava” Gaza,  in una incursione terroristica massacrarono 1200  civili israeliani indifesi, tra cui circa 400 giovani uccisi mentre erano in festa a un “rave”, e altri 800, con tanti bambini, massacrati ferocemente nelle loro abitazioni, con 250 inermi sequestrati con crudeltà. La reazione israeliana  non è stata solo una ritorsione all’assalto terroristico, ma una vera guerra contro l’organizzazione che governava Gaza e intendeva eliminare Israele.

Il massacro del 7 ottobre è stata  l’”escalation” di una azione continua da anni con razzi  che avevano costretto a blindare le abitazioni israeliane; di qui l’intento di Israele di “eliminare” Hamas prima di essere eliminata. L’azione militare prescelta –  i devastanti bombardamenti per due anni invece dell’azione di terra immediata  con ultimatum di consegnare gli ostaggi e disarmare,  e ordine  di evacuazione se ultimatum respinto –  può essere valutata negativamente, ma non l’intento  di eliminare Hamas, organizzazione da condannare come sono da criticare i paesi che non hanno favorito l’evacuazione. Di qui nascono tanti interrogativi, ne evidenzieremo alcuni più evidenti. Il più generale: perché nelle manifestazioni sulla guerra devastante a Gaza non si è vista nessunissima, va ripetuto nessunissima, bandiera della pace, quando è la pace da invocare nella regione?  A questo si collega l’interrogativo: perché  esporre una infinità di bandiere palestinesi, le stesse sulla divisa delle bande  terroristiche di Hamas all’origine della guerra con il loro massacro del 7 ottobre?

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mmagine-simbolo della disperazione dopo un bambardamento istaeliano

Quest’altro interrogativo riguarda un aspetto ben noto: avanzata: perché esporre quasi in testa a un corteo –  senza che i partecipanti lo abbiano fatto rimuovere –   lo striscione  che definiva il 7 ottobre come atto legittimo di “Resistenza palestinese”, cui si sono aggiunti striscioni “Dal fiume al mare” per l’eliminazione dello Stato di Israele, confermato da cori con queste parole  contro Israele?  Ma c’è altro da domandarsi e a cui rispondere: Perché negli striscioni e nei cori  si accusa in modo ossessivo Israele di “genocidio”, mentre la sua guerra è difensiva; e non può volere il genocidio di palestinesi uno Stato che ne ha nella sua popolazione 2 milioni sui 10 complessivi, quindi un quinto del totale che partecipano alla vita civile e politica anche con rappresentanti in Parlamento?  A parte l’offesa a chi ha subito il vero genocidio con 6 milioni di ebrei sterminati? E ancora, perché considerare “sproporzionata” la reazione rispetto ai 1200 morti del 7 ottobre, ignorando che è stata dichiarata guerra per difendere la propria sopravvivenza  rispetto a una “escalation” che ne minacciava l’esistenza data l’intenzione espressa ?

Ancora, ci chiediamo perché il umero di vittime a Gaza venga attribuito esclusivamente a Israele e non   anche al fatto che  i soli 2 milioni di abitanti  della striscia di Gaza non hanno  voluto – come avviene invece nelle guerre – o potuto evacuare impediti dall’interesse di Hamas a tenerli come scudi umani, come dichiarato da suoi esponenti del valore del loro “sangue, e forse di più, dall’indisponibilità ad accoglierli dell’Egitto  degli altri paesi “amici” arabi  con tanto spazio e tanti capitali dei ricchissimi Emirati, mentre la sola Polonia ha accolto 2 milioni di Ucraini, come l’insieme degli abitanti di Gaza? E perché nessuna manifestazione per le vittime in Ucraina dopo la vera aggressione della Russia, senza la motivazione di Israele, e anche lì con tante vittime di  donne e bambini così propagandati nei filmati e numeri forniti artatamente  dall’Ufficio sanitario di Hamas e diffusi quotidianamente nelle case per due anni con l’effetto sulla sensibilità di tutti esploso  nelle manifestazioni?  Perché oltre 1 milione di morti in Ucraina, e 20 mila bambini sequestrati e portati in Russia non suscitano reazioni, mentre per Gaza si mobilitano le piazze? 

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Immagine-simbolo della fame dei Palestinesi di Gaza

Da ultimo, ci chiediamo: perché l’elevato numero di vittime a Gaza viene attribuito esclusivamente a Israele e non  anche al fatto che  i soli 2 milioni di abitanti  della striscia di Gaza non hanno  potuto evacuare, forse perché impediti dall’interesse di Hamas a tenerli come scudi umani, come dichiarato da suoi esponenti del valore del loro “sangue, e forse di più, dall’indisponibilità di  accoglierli dell’Egitto e  degli altri paesi “amici” arabi  con tanto spazio e tanti capitali dei ricchissimi Emirati, mentre la sola Polonia ha accolto 2 milioni di Ucraini, come l’intera Gaza?.

Ma fino a qui le risposte possono essere scontate, data la ripercussione che ha avuto sull’opinione pubblica, non solo italiana, il quotidiano “bombardamento” di immagini desolanti e disperate, tra vittime e affamati, con una inistenza dolorosissima sui bambini, cui non poteva non seguire l’universale esecrazione contro Israele, colpevole di massacri e distruzioni, ma – lo ripetiamo – obbligata a reagire per la propria esistenza anche se con gravissimi errori in un’azione militare per due anni attraverso bombardamenti disastrosi. Lo abbiamo già detto, vogliamo ribadirlo ancora, anche noi condanniamo Israele, ma assolutamente no di “genocidio”, bensì di errori militari colpevoli per aver determinato stragi e distruzioni a Gaza.

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Immagine -simbolo di una delle tante manifestazioni in Italia, Pro Pal, contro Israele

Ripetiamo questa premessa per ricordare anche gli interrogativi sulle manifestazioni oceaniche Pro Pal, apparse comunque eccessive. Perchè tanta veemenza e accanimento solo contro Israele, accusato negli striscioni di “genocidio” con l’invito a liberare la Palestina “dal fiume al mare” eliminando lo stato di Israele. Mentre nessuna manifestazione e neppure protesta per le vittime di venti volte maggiori come numero nella guerra in Ucraina, con l’eroica resistenza degli ucraini cntro gli aggressori russi: perchè nessun appoggio ai primi, nessuna condanna dei secondi a livello di manifestazioni popolari, dove soltanto bandiere palestinesi pro-Hamas e ncontro Isreele e nessuna bandiera pro Ucraina e contro la Russia.

Una ripetizione, di cui ci scusiamo, giustificata dall’attualità recentissima, che ci impone questo necessario aggiornamento. Si tratta dell’arresto del Presidente degli Amici della Palestina, per ora con altre 8 persone, con l’accusa di ditottare verso Hamas i fondi raccolti per assistere la popolazione palestinese in condizioni così disperate e bisognosa di ogni aiuto, si parla di 7 milioni di euro. Le indagini hanno accertato anche contatti inquietanti con altre strutture islamiche, come l’Iman di Torino, di recente internato per l’espulsione decretata dal Ministero dell’Interno – e poi revocata dalla magistratura – per le gravi affermazioni di giustifcazione del massacro del 7 ottobre da parte di Hamas, rivelatrici di pericolose collusioni. Pur se siamo ancora nella fase delle indagini, quindi da garanisti dobbiamo aspettare le conclusioni, non possiamo non trovare già qualche risposta agli interogativi che abbiamo posto sulle sorprendenti manifestazioni Pro Pal, la cui “spontaneità” ha suscitato i perchè? che abbiamo eidenziato in corsivo.

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Immagine-simbolo della distruzione a Gaza prodotta dai bombardamenti israeliani

Ebbene, il personaggio centrale dell’inchiesta sui rilevanti finanziamenti illeciti ad Hamas – dirottati dalle offerte caritatevoli per la popolazione palestinese – era ovviamente molto impegnato nelle manifestazioni Pro Pal, come altri della stesa cricca, così si spiegano le tnnte bandiere di Palestina-Hamas, gli striscioni pro 7 ottobre e contro il “genocidio” denunciato in modo ossessivo, e le pur spontane partecipazioni di intere famiglie impietosite dal lavaggio del cervello per due anni con immagini e servizi televisivi a senso unico, senza dubbio costruiti da Hamas e i suoi uffiic ed operatori, gli unici ammessi alla Striscia di Gaza.

In questo sviluppo investigativo inatteso, che fa pensare a cellule di Hamas in tante città italiane ed europee, per noi si trova la risposta a tanti perchè? prima avanzati, ma di certo gli oppositori a questa tesi non concorderanno e avranno delle loro risposte differenti, che attendiamo pronti a prenderne atto se convincenti. Ma un nuovo interrogativo vogliamo avanzarlo, ora che tutto appare chiaro, anche se sembrerà provovcatorio. Perchèn non ci si è accorti che alla base della mobilitazione esasperata non potevano che esserci infiltrazioni, non soltanto nei finali violenti e aggressivi verso le forze dell’ordine finali, ma in tutto l’esasperazione evidente nella sua portta assolutamente esagerata rispetto alle tante nequizie nel mondo, vicne anoi, e che hanno lasciatio indifferenti? E perchè ignorare cià che è stato documentato, l’organizzazione della Flottiglia falsamente umanitaria da parte di sidentificati seguaci di Hamas?

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Immagine-simbolo dei campi profughi per la popolazione di Gaza rimasta senza tetto

Fino al nostro interrogativo conclusivo: perchè dopo l’Accordo di pace a Gaza – non approvato dai nostri “fondametalisti” in Parlamento, e festeggiato da ambedue le parti in conflitto – si sottolimeano i pur dolorosissimi 400 morti in 3 mesi per incidenti nella 1? fase, come se l’accordo fosse fallito, dimenticanco che prima in 3 msi c0erano quasi 9.000 vittime, a stare ai dati super citati, oltre 20 volte e ora ignorati, come si ignorano o almneno trascurano le vittime vittime 20 volte maggiori in Ucraina rispetto ai 70 mila denunciati a Gaza, soltato il vituperato Trump lamenta o 5.000 morti a settimana nellaguerra ucraina, da arrestare.

La manovra economica 2025

Il passaggio da Gaza alla Manovra  economica della “legge di bilancio” è meno acrobatico di come possa sembrare. Diciamo questo, dato che in alcune manifestazioni le due proteste si sono abbinate, o accavallate, come dimostrano i numerosi cartelli  e striscioni con scritto in tutte maiuscole a grandi dimensioni  “Blocchiamo tutto”, e i tentativi di bloccare effettivamente autostrade e ferrovie, un porto e una stazione dei più importantici sono stati eccome, provocando gli inevitabili scontri con le forze dell’ordine in tenuta antisommossoa, che hanno avuto tanti feriti, mentre i violenti sono rimasti indenni per la cautela esercitata nel reprimre i disordini, scudi e nei casi più accesi, idranti, qualche manganellata soltanto difensiva e di contenimemto per evitare sviluppi pericolosi. E qui gli interrogativi sono semplici ma incisivi.

Immagine-simbolo della festa dei Palestinesi nella striscia di Gaza alla notizia dell’Accordo di pace

Il primo: perché tanto accanimento contro una manovra economica ritenuta leggera e poco efficace, quindi non  tale da colpire, come sembrerebbe dalla violenza delle reazioni, anche se con poche elargizioni data la lungimirante  scelta di risanare i conti pubblici? E poi, perchè non riconoscere che il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti – voluto dalla presidente Meloni perchè ne conosceva il rigore – ha fatto “l’impossibile” con la Manovra economica “all’insegna della prudenza e non dell’austerità” – sono le sue parole – in perfetto equilibrio pur proseguendo nell’alleggerimento fiscale delle due manovre prcedenti sui redditi da lavoro, anche se necessariamente modesto ma nella giusta direzione, e in misure per le imprese ritenute efficaci ed approvate dalla Confndustria?

Citiamo il contenuto dell’ultimo emendamento per 3,5 milioni di euro destinati alle imprese per importanti incentivi: la cosuiddetta “Transizione 5,9 , gli incentivi alle Zone Economiche Speciali per il rlancio degli investimenti in tali terrirori il fondo per i materiali nell’ediizia, gli iperammortamenti. e altro ancora. Le nuove coperture inccepibili, non coinvolgonole famiglie, vegono da Banche e Assicurazioni e dai fondi per il primo anno dei lavori per Ponte sullo Stretto, lavori rinviati per l’intervento della Corte dei Conti che richiede precisaazioni e forse adempimenti prima impreviti. Veramente, come ha osservato il Ministro dell’Economia e delel Finanze Giancarlo Giorgetti, “si è fatto l’impossibile”, e non c’è che da prendere atto che questa volta lo si è fatto per raggoingere l’equilibrio.

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Immagine-simbolo della festa in Israele, alla notizia dell’Accordo di pace con liberazione degli ostaggi

Considerando anche gli ultimi miglioramenti della Manovra ora esposti, perchè non hanno provato tutti, come noi, i brividi dinanzi alla definizione, in veste ufficiale, della leader del maggiore partito di opposizione, secondo la quale “questa manovra economca è la peggiore nella storia del nostro Paese”? E, di conseguenza, perchè non condannare quella che nella sua evidenza indiscutbile sembra sua dichiarata preferenza per le manovre economiche antiche e recenti responsabili dell’indebitamento record che opprime da anni il nostro Paese, fino a portarlo all’orlo della bancarotta – ora provvidenzialmente scongiurata – facendo temere che se vincesse le prossime elezioni riporterebbe l’Italia sul baratro?

In relazione al quadro economico del Paese, nelle difficoltà ma non nella indigenza – se non nel numero purtroppo persistente di bisognosi da aoitare con le provvidenze del caso – perchè non provare un altro brivido, come quello che abbiamo sentito noi, dinanzi all’affermazione che “gli italiani hanno il frigorifero vuoto” della medesima leader dui opposizione, qaando la Concommercio sima in 10 miiardi di euro le spese natalizie e in 200 euro a persona le spese per i regali?, mentre anche le aspettative dei consumatori e degli imprenditori volgono al meglio? E con tali denigrazioni, non si danneggia l’Italia rispetto agli altri paesi?

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N. B. Va corretto il dato della Legge di Bilancio 2026, per l’aggiunta, nelle ultime fasi di definizione, di 6,2 miliardi di euro che hanno portato il valore dai 16 miliardi del prospetto ai 22,2 miliardi definitivi

In  collegamento con questo interrogativo, perché demonizzare una manovra che invece ha messo a posto i conti dello Stato per far uscire dalla dannosa procedura di infrazione dell’UE con uno spread sceso a 60 euro  – un terzo rispetto agli oltre 200 punti all’evanto del governo, e inconfrontabile con i 550 euro che  provocarono la caduta dell’ultimo governo Berlusconi e l’emergenza del governo Monti di unità nazionale contro il dissesto irreparabile, con la sua tassazione pesantissima – con riduzione radicale della spesa per interessi sui 400 miliardi di euro di debiti rinnovati  annualmente, e il favore dei mercati internazionali con la promozione delle Agenzie  di Rating,   fattori molto vantaggiosi per l’economia del nostro paese, quindi per tutti?

E perchè non si cita il record della Borsa italiana, con un + 30% nell’anno. segno di salute, e almeno non di cresi, profonda, del sistema produttivo e finanziario? Pur nella prolungata stasi produttiva.E anche: perché si demonizzano i ridotti aumenti salariali derivanti dal modesto ritocco delle imposte sul lavoro, mentre con il risanamento dei conti si  pone la premessa per un maggiore incremento nella prossima manovra economica, in un  equilibrio finanziario ricostituito con i sacrifici di quest’anno e maggiori risorse, per la fine del peso di 40 miliardi dovuto al Superbonus edilizio?

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Un quadro indicativo della Manovra economica 2026, dopo il via libera della Ragioneria di Stato

L’insistenza ossessiva sulla bassa crescita attuale pone altro interrogativi: perché attribuire al governo la responsabilità dei prezzi del “carrello della spesa” e delle basse retribuzioni, quasi si fosse nella pianificazione dell’URSS che fissava prezzi e salari e portò la Russia al disastro economico? Perché non capire che, a parte il protrarsi da tanti anni per la scarsa produttività, proprio il risanamento dei conti con l’uscita dalla procedura di infrazione ha fatto “stringere la cinghia” quest’anno come premessa per il rilancio anche sulla spinta dei mercati dalla prossima legge di bilancio? E quando si parla della povertà, perchè non si considera che la spesa per previdenza e welfare, rispetto al PIL ha una incidenza record tra gli altri paesi?

Sono interrogativi che nascono anche dall’altrettanto ossessiva insistenza sull’”aumento della pressione fiscale”, nel raffronto del gettito delle imposte al Pil. Perché non si considera che non ci sono stati aggravi di imposte, anzi l’inverso salvo dettagli, e il dato dipende dalla stasi del PIL e il positivo aumento del gettito fiscale per la maggiore occupazione e per l’emergere della evasione e del sommerso?  E poi, perchè si minimizza l’importanza dell’occupazione a livelli record, con la disoccupazione al 6% – vicina al minimo “frizionale” rintenuto dagli economisti fiisologico – con l’aumento di 1.200.000 in 3 anni di governo, quando l’antica promessa elettorale di Berlusconi di 1.000.000 di nuovi posti di lavoro nei 5 anni di legislatura, sembrò una irraggiungibile quanto ingannevole chimera? Per di più quando i risultati attuali vedonogli occupati la grand e maggioranza a tempo indeterminato, con le donne sempre più impegnate nel lavoro?

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Una rappresentazione grafica degli impegni finanziari della Manovra economica 2026

E, pur se si può comprendere l’accanimento oppositivo, pertchè imputare l’aumento a “lavoro povero” e per gli ultra conquantenni, quasi fosse meglio che il lavoro non ci fosse affatto, tanto più in una età senza alternative? Venendo confermato l’aumento dell’età pensionabile oltre i 67 anni – pur con un piccolo rinvio rispetto alla Legge Fornero. aborrita dalla Lega – perchè ingigantirne l’entità, si tratta di nessun aumento nel 2026, 1 mese nel 2027 fino a 3 mesi nel 2028, quindi in pensione a 67 anni e 3 mesi, salvo anticipi per i lavoti usuranti e qualche agevolazione in meno.. Come anche, perché impuntarsi sul rapporto tra spesa sanitaria  e PIL e non considerare anche il dato relativo al livello di dotazione per singolo abitante, sensibilmente aumentato? ancora, perchè non considerare che le intollerabili “liste d’attesa” per analisi anche urgenti – giustamente denunciate anche nei “talk show” televisivi non antigovernativi, come “Fuori dal coro” – dipendono anche dall’inefficienza della sanitò soprattutto in certe regioni, che hanno la competenza organizzativa, e il governo si è impegnato a correggere queste inammissibili carenze anche intervenendo sulla normativa e sulle convenzioni con privati?

Ma tornando all’equilibrio dei conti economici raggiunto con la Manovra, perchè non viene sottolineato che l’uscita dalla procedura di infrazione con un anno di anticipo, non solo ci assicura la stabilità in positivo del Rating e dello spread, magari in ulteriore flessione, con l’alleggerimento dell’onere annuale derivante dall’indebitamento record del passato, ma ci consente di accedere agli eurobond europei – un debito che non fa carico su di noi e si rimborsa in 45 anni – sia per le aggiuntive spese per la difesa nell’adempimento agli obblighi con la Nato., accedendo al cosiddetto “Save”, altrimenti precluso? E ancora, stando ai recentissimi nuovi impegni, perchè non si sottolinea che si potrà accedere al debito europeo anche per la difesa dell’Ucraina nei prossimi 2 anni, pari ai 90 euro complessivi decisi nell’ultimo Consiglio di Bruxelles al posto dell’uso pericolosissimo per noi degli “asset ” russi, per l’azione vittoriosa, insieme ai soli Belgio e Francia, svolta dalla presidente del Consiglio Meloni contro i vetici dell’UE, la Germania, contraria anche agli eurobond, la Polonia e i paesi del Nord Europa, nell’indifferenza di altri paesi meno esposti dell’Italia , che rischiava la confisca delle circa 300 imprese operanti in Russia ?. Ne parleremo in concusione del 4° e ultimo articolo che pubblicheremo domani, in fondo è la grande buona notizia pre natalizia, insieme al riconoscimento da parte dell’UNesco della Cicina italiana nel suo complesso come Patrimonio dell’umanità, anche di questo parleremo per concludere l’anno in modo positivo.

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Un grafico del principale obiettivo e risultato della Manovra economica 2026

Info

Gli interrogativi su Gaza sono desunti dai nostri ampi articoli pubblicati in questo sito nel 2025, e precisamente: “La guerra di Israele con Gaza, . 1. L’accanimento contro Israele, alterando la realtà; “.…2. L’accanimento contro Israele e contro la Meloni”, usciti rispettivamente il 24 e 27 ottobre, sempre del 2025. La Menovra economica di fine anno, invece non è strata trattata in articoli prcedeti. Gli articoli citati sono stati condivisi, con ampi Post introduttivi, nella pagina di Facebook intitolata all’autore. “Romano Maria Levante”, nei giorni della loro pubblicazione su questo sito.

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Le 14 Immagini forniscono una rapidissima sintesi dei due eventi, molte altre illustrazioni su Gaza sono inserite nel testo dei relativi articoli sopra citati ai quali si rinvia. Le immagini sono state tratte dai siti web di pubblico dominio di seguito citati, e inserite a puro scopo illustrativo senza intenti di natura commerciale o pubblicitaria, si ringraziano i titolari per l’opportunità offerta; qualora il titolare di qualche sito non approvasse l’inserimento di talune immagini, saranno subito eliminate su semplice richiesta avanzata nello spazio dei Commenti. Ecco i siti, nell’ordine di inserimento delle immagini: quotidiano.net; contropiano, l’osservatore romano, internazionale, rai news, valigia blu, emergency, terrasanta, la sicilia; la stampa, il messaggero, corriere della sera, istagram, la repubblica. Di nuovo grazie a tutti. In apertura, La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tra i due vice-presidenti Salvini e Tajani,con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, artefice della “Manovra econimica per il 2026. Seguono 8 immagini su Gaza. Immagine-simbolo della desolazione dopo un bambardamento istaeliano su Gaza, e Immagine-simbolo della disperazione dopo un bambardamento istaeliano; poi, Immagine-simbolo della fame dei Palestinesi di Gaza, e Immagine -simbolo. di ina delle tante manifestazioni in Italia, Pro Pal, contro Israele; quindi, mmagine-simbolo della distruzione a Gaza prodotta dai bombardamenti israeliani, e Immagine-simbolo dei campi profughi per la popolazione di Gaza rimasta senza tetto; inoltre, Immagine-simbolo della festa dei Palestinesi nella striscia di Gaza alla notizia dell’Accordo di pace, e Immagine-simbolo della festa in Israele, alla notizia dell’Accordo di pace con liberazione degli ostaggi. Le successive 5 immagini sono sulla Manovra economica per il 2026, cui si aggiunge l’immagine di apertura. Il valore delle ultime Leggi di bilancio, con l’avvertimento che va corretto il dato della Legge dl bilancio 2026 per l’aggiunta, nelle ultime fasi di definizione, di 6,2 miliardi di euro che hanno portato il valore dai 16 miliardi del prospetto ai 22,2 miliardi definitivi, e Un quadro indicativo della Manovra economica 2026, dopo il via libera della Ragioneria di Stato; poi, Una rappresentazione grafica degli impegni finanziari della Manovra economica 2026, e Un grafico del principale obiettivo e risultato della Manovra economica 2026; in chiusura, Il Ministro dell’Economnia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, artefice della Manovra economica, allarga le braccia, ha affrontato “questioni impossibili” all’insegna “della prudenza e non dell’austerità”

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Il Ministro dell’Economnia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, artefice della Manovra economica,
allarga le braccia.ha affrontato “questioni impossibili” all’insegna “della prudenza e non dell’austerità”

I tanti “perchè?” del 2025, 2. I “talk show ” politici televisivi

di Romano Maria Levante

Nel nostro 1° articolo pubblicato ieri sui tanti perchè?, rimasti aperti rispetto ad importanti eventi in campo politico-economici del 2025, ai quali su chiede una risposta – anche se spesso sono domande retoriche, data la loro evidenza – abbiamo rievocato le discussioni e polemiche sul “Manifesto di Ventotene” e il “Caso Almasri”, nei due articoli successivi, previsti per i prossimi due giorni, prima della fine dell’anno 2025 cui si riferiscono, tratteremo, nel 3° di Gaza e della Manovra economica per il 2026, e nel 4° e conclusivo, della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con il sindacato Cgil e gli ultimi avvenimenti. In questo 2° articolo abbiamo voluto interporre una “pausa di riflessione” per inquadrare le discussioni e polemiche sui temi richiamati in alcune sedi popolari in cui si sono svolte, precisamente nei “talk show” politici televisivi quotidiani e settimanali; inserendo anche parecchi perchè?. Ne è venuto fuori un panorama che potrà stupire chi li segue o meno e li immagina diversi, e magari sarà attirato a verificare se le sue impressioni collimano con le nostre, “provare per credere”.

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Rai 1. Il trisettimanle in 2^serata “Porta a Porta”,con Bruno Vespa,
conduce anche il quotidiano serale “5 minuti”

Entriamo così in un campo, quello della comunicazione con i “talk show” politici televisivi, sul quale non dovrebbero esserci problemi, dato che è del tutto libera e pluralistica nel nostro sistema democratico. Invece si nega che ci sia questa libertà, molte volte proprio da coloro che la esercitano legittimamente, e parlano di Tele Meloni attaccando direttamente la RAI, Servizio pubblico che non dovrebbe essere filo governativo, anche se non sembra lo sia, almeno molto meno del passato; ma riferendosi all’intero panorama dei “talk show” politici televisivi, reti private comprese. Parleremo della RAI, precisamente per le reti Rai 1 e Rai 3, e dei canali privati, in particolare “La 7” e Mediaset per Rete 4, nel nostro confronto personalissimo da telespetattore assiduo ai “talk show” politici senza prevenzione nè appartenenza partitica.

“Talk show” della RAI, su Rai 1 e Rai 3

Al riguardo è stato dimostrato, con i dati dei minutaggi, che su Rai 1, la presenza della presidente del Consiglio Meloni nel TG è inferiore a quella dei presidenti del Consiglio precedenti, con l’opposizione ben rappresentata. Ma, a parte questo, tornando ai “talk show”, il trisettimanale “Porta e porta” su tale rete, per di più nella tarda serata – oltre al preserale di soli 5 minuti – non appare di certo sbilanciato, il super navigato conduttore lascia esporre alle diverse parti, sempre presenti, i rispettivi punti di vista limitando al massino i propri interventi, senza interrompere nè contraddire, una lezione di giornalismo di un maestro riconosciuto.

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Rai 3. Il settimanle del lunedì, “Lo stato delle cose”, con Massimo Giletti

Mentre su Rai 3, rete, sempre del servizio pubblico, c’è il “talk show” politico settimanale “Lo stato delle cose”, con l’intervista iniziale del conduttore stabimente a Michele Santoro, una conversazione equilibrata, anzi monologo-predicazione del personaggio, di certo non filo governativo, sembra di essere su “La 7”. E poi inchieste approfondite su fatti rilevanti senza la benchè minima speculazione politica. In seconda serata ogni sera “TG3 Linea notte” passa in rassegna gli avvenimenti del giorno altrettanto equilibrata, e comunque non filo governativa. Mentre di domenica con replica il sabato, la trasmissione di inchiesta, “Report” sembra impegnata per lo più contro i partiti e personaggi del governo, in servizi che arrivano a violare la “privacy” o comunque indagano al limite dell’ammissibilità in tale direzione. D’altra parte, la riforma della RAI fu fatta dal governo di centro-sinistra con presidente del Consiglio Matteo Renzi, e dispose l’Amministratire delegato di nomina governativa; comunque la Commissione parlamentare di vigilanza sulle tecomunicazioni è sempre titolata ad intervenire.

I “talk show” politici nelle Reti private di costnte critica al governo sembrano prevalere su quelli di diverso orientamento, e può sorprendere sentendo parlare di Tele Meloni. Passiamo in rassegna le trasmissioni, quotidiane e settimanali, sui due canali, “La 7” e “Mediaset”, con le Reti forse più impegnate, in campi apparentemente opposti. Diciamo apparentemente, perchè mentre i “talk show” su “La 7” manifestano un’evidente posizione critica verso il governo, in Mediaset “Rete 4” riserva delle sorprese, almeno una eclatante, per chi si aspettava una posizione filo governativa data la sua origine e proprietà. Lo vedremo.

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La 7. Il quotidiano di fine mattinata “L’aria che rira”, con David Parenzo

“Talk show” su “La 7”, quotidiani per l’intera giornata e settimanali

Nella Rete “La 7”, i “talk show” politici occupano gran parte della giornata come nessun’altra rete, dalla mattina alle ore 8,30 al pomeriggio alle 17,30, salvo l’intervallo del Tg delle 13,30, più la ripresa subito dopo con un nuovo “talk show” che termina alle 17,30; poi, dopo il Tg delle ore 20, altro “talk show”, il tutto quotidiano; più due “talk show” settimanali per l’intera serata, il martedì e il giovedì. Impegno meritorio nel diffondere l’informazione politica, però sbilanciata sul piano di una critica costante al governo che, a parte l’assoluta legittimità di tale rientamento, sembra viziata da una visione unilaterale che la trasforma in propaganza palese in un giornalismo che si serve di oscuramemto e tacitazione delle posizioni non condivise.

Ebbene, perché, salvo i primi due talk show del mattino, fino alle ore 11, meritoriamente equilibrati, tutti gli altri sono volti in modo fazioso contro il governo, con i conduttori impegnati, sia pure in modo diverso, ma sempre combattivo, contraddicendo  sempre e spesso interrompendo i politici  governativi, e mai gli oppositori, presentando filmati, anche di data remota, e cartelli con dati parziali sempre negativi per il governo?. E’ vero che il giornalismo viene considerato il “cane di guardia” che controlla il potere, ma non dovrebbe oscurare nè tanto meno falsare la realtà dei fatti e tacitare voci diverse.

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La 7. Il quotidiano pomewridiano “Tagadà”, con Tiziana Panella

La trasmissione settimanale “di martedì”, su “La 7”, è unilaterale, per usare un eufemismo, oltre ogni limite, nella sua impostazione e svogimento, si stenta a crederci. Di qui la domanda, perché dalla prima serata alla tarda notte il conduttore intervista ad uno ad uno singoli politici e giornalisti a volte 8 , ma tutti, nessuno escluso, di opposizione, presentando a ciascuno gli stessi cartelli con dati contrari al governo, neppure uno con i dati invece favorevoli, chiedendo cosa ne pensano, quasi che la risposta non fosse scontata?  Al di là dell’orientamento, del tutto legittimo anche se esageratamente sbilamciato, fino ad apparire fazioso, nonostante la neutralità a parole del conduttore, è giornalismo equilibrato questo? 

Segue l’interrogativo:  perché ridurre  a propaganda senza un minimo di confronto quella che altrimenti sarebbe utile e, ripetiamo, meritoria informazione? E perché cercare di rimediare al termine della serata, oltre la mezzanotte con un apparente “panel” di almeno 7 politici e giornalisti, con solo due filogovernativi, che non hanno neppure un minuto per parlare, vengono interrotti, spesso“stoppati”  dal conduttore? Sembra il nostro  un rilievo eccessivo, di parte, provare per credere, basta seguire interamente una  trasmissione per averne conferma e si rimarrà, come noi, esterrefatti .

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“La 7”. Il quotidiano serale, “Otto e mezzo”, con Lilli Gruber,

Appaiono invece meritorimente equilibrati i due “talk show” che aprono la giornata, “Omnibus” e “Coffee break”, ci sono confronti con il giusto spazio alle parti, conduttori neutrali. Ma dalle ore 11 in poi, una “escalation” di critica antigovernativa, con vistosa partigianeria, che inizia con “L’aria che tira”, a fine mattinata, anche se contenuta per il conduttore che non vuol sembrare troppo sbilanciato. Ma si scatena con “Tagadà” nel pomeriggio, la conduttrice sempre irridente a volte in modo sfacciato, che contraddice sempre e soltanto i partecipanti filo governativi, con delle continue insistenze – anche quando viene sorpresa da ospiti che si aspettava condiscendenti sulle sue argomentazioni – imponendo una dialettica faziosa e indisponente.

Ma si va ancora oltre nel serale di “Otto e mezzo”, una sorta di livore contro la Presidente del Consiglio sembra prendere la conduttrice, che coinvolge la presidente del Consiglio Meloni nella sua sfacciata avversione anche su temi cui è estranea, e interrompendo bruscamente l’intervento di chi ne difende l’operato in modo motivato, pur soverchiato dagli ospiti avversi per lo più in maggior numero. In una lontana intervista alla Meloni, riportata in questi giorni sui “social” in modo laudativo, arrivò a sbattere le carte sul tavolo, non sopportando le sue risposte, ovviamente la Meloni non è stata più a “Otto e mezzo”, ma di recente al Tg La7 con il Direttore grande professionista.

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La 7. Il settimanale in 1^ serata del martedì, “Di martedì”, con Giovanni Floris

Ben più garbato, ma ugualmente partigiano nella stessa direzione antigovernativa, il domenicale “In onda” , con il tandem di una conduttrice schierata e il “socio” conduttore solo in apparenza più equilibrato. La trasmissione di ieri 27 dicembre ne dà una sintesi eloquente, i temi sono stati la riforma della Corte dei Conti e la riforma della Giustizia, anche rispetto alla data del Referendum. Ecco il nostro minutaggio approssimato: per l’antigovernativa Rosy Bindi, 11 minuti circa in 2 interventi di 4 minuti l’uno, e due minori di 1,5 minuti l’uno, sempre all’incirca; più due interventi nella direzione critica al governo della vice presidente di Open.on line, di 1,5 minuti ciascuno per circa 3 minuti in tutto. Totale opposizioni 14 minuti, quasi un quarto d’ora. Per il filo governativo Pietro Senaldi 2 interventi di circa 1,5 minuti l’uno, 3 minuti in tutto, ma non perchè è stato breve, è stato interrotto senza poter poi proseguire sullo stesso tema. Ma non solo 14 minuti contro 3 minuti, i siparietti soprattutto della conduttrice altrettanti “assist” alle due oppositrici, con il suo assenso durante i loro interventi. Tutto legittimo e atteso, data la linea della rete “La 7”, ma un po’ di misura non guasterebbe.

Del “talk show ” settimanale del martedì abbiamo detto, l’altro settimanale del giovedì, “Piazza pulita”, è anch’esso in una opposizione evidente, c’è anche stabilmente un contatore irridente sulla assenza della presidente Meloni dal confronto con la stampa, interrotta peraltro dall’intervista data al direttore del Tg proprio su “La 7”. Ma almeno presenta indagini, pur a senso unico e a volte ai limiti dell’accettabilità, ma non esclude, come quella del martedì, dei contraddittori, pur se spesso i filo governativi sono interrotti fino ad essere tacitati dal conduttore, per gli altri atteggiamento invece condiscendente. Ma con una qualche misura.

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La 7. Il ssettimanale in 1^ serata del giovedì, “Piazza pulita”, con Corrado Fotmigli

“Talk show” di Mediaset, su “Rete 4” quotidiani e settimanali

Si potrebbe dire che il canale considerato filogovernativo, Mediaset, perché di proprietà berlusconiana, riequilibra questo sbilanciamento delle reti private, almeno di “La 7” , ebbene non è così. Su “Rete 4”, la più impegnata in questo campo, il “talk show” quotidiano serale “4 di sera“è perfettamente equilibrato, non filo governativo, sia negli ospiti di entrambe le parti sia soprattutto nel conduttore che si limita ad una introduzione neutrale lasciando parlare, mai contraddicendo o interrompendo; anzi, nelle interviste sempre presenti da luoghi pubblici, come caffè, ristoranti o altri, a persone qualsiasi, il più delle volte viene criticato ciò che viene fatto risalire al governo, dalla sanità alla sicurezza, e altro ancora, senza una scelta di parte.

Poi, nel “talk show” bisettimanale, “4 di sera week end” , che diventa quotidiano serale “4 di sera news” nel periodo festivo, ci sono due conduttori di opposto orientamento invece dell’unico neutrale dei giorni feriali, e non avviene nelle altre trasmissioni poliriche: la conduttrice contraddice quasi sempre le affermazioni del collega quando sono orientate a favore del governo. Un modo originale di cercare e trovare l’equilibrio.

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La 7, Il settimanale serale della domenica, “In onda”, con Marianna Aprule e Luca Telese,
lo condcono anche come quotidianio serale nel periodo estivo

Nei “talk show” settimanali, sempre su “Rete 4”, il lunedì “Quarta Repubblica” ha un conduttore del quotidiano “Il Giornale”dichiaratamente filo governativo, ma sempre con contraddittori e senza prevaricazioni. L’impeto del conduttore è sul rilievo delle materie, ma argomentando e lasciando spazio agli oppositori nei temi trattati; poi a conclusione della serata, scherzoso confronto a due fuori dal politicamente corretto, è la farsa finale del teatro antico, non rientra nella nostra valutazione comparativa un “divertissement” tra amici, pur ragionato.

Il giorno di martedì, invece, sulla stessa rete, “C’è sempre Carta Bianca” con un orientamento nettamente anti governativo, come dimostra in tutta evidenza la conduzione di segno opposto, rispettabilissima ma faziosa. Lo si vede dai temi scelti e da alcune sfacciate condivisioni di posizioni estreme e irritanti, come quella di un ospite che non ha fatto parlare il presidente dell’Associazione amici di Israele; per di più la coduttrice ha reinvitato più volte l’ospite così prevaricatore fornendogli anche tanta pubblicità editoriale. La trasmissione prenatalizia ha superato le altre nell’orientamento anti governativo, servizi e dibattito fortemente sbilanciato verso gli oppositori sulla “Manovra economica” in modo palesemente parziale nell’ometterne del tutto i punti di forza innegabili e ingigantendo aspetti trascurabili, persino norme non inserite nel provvedimento. Tornerà il 13 gennaio 2026, speriamo che la lunga interruzione porti consiglio, altrimenti per noi resta imbarazzante.

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Rete 4. il bisettimanale serale, “4 di sera week end”, con Francesca Barra e Roberto Poletti.
conducono “4 di sera news” nel qoitidiano serale delle feestività dal 18 dicembre al 6 gennaio 2026

Il mercoledì, invece, una trasmissione che sembra equilibrata, è “Real Politik”, molto recente, non filo governativa, con un ritmo mlto veloce, il conduttore taglia spesso gli interventi ma solo per dare ritmo, senza preferenze, almeno in apparenza. Il giovedì, con “Dritto e rovescio”, torma il conduttore di “4 di sera”, confermando il grande equilibrio, la presenza delle diverse parti senza prevalenze, e il “non intervento” per contraddire, veramente esemplare. Fino alla domenica quando, almeno in certi periodi, come gli attuali festivi, si aggiunge “Zona bianca”, un conduttore equilibrato, anche se più deciso del precedente, dà la parola ai diversi esponenti seza mostrare preferenz nè contrastare, e se si scatena la gazzarra chiude i microfoni e passa avanti.

Una domanda finale: perché “Rete 4” è equilibrata nei “talk show” giornalieri e settimanali, a parte quello del martedì vistosamente antigovernativo, pur se la proprietà farebbe pensare l’opposto, mentre non avviene per “La 7”, di cui abbiamo prima evidenziato l’orientamento vistosamente sbilanciato de “talk show” politici, 3 giornalieri e 3settimanali?  Fermo restando che sono legittimate e liberissime di schierarsi, ma una non si schiera mentre l’altra lo fa in modo vistoso. Perchè? Si potrebbe rispondere che, a fronte di questi orientamenti non certo filo governativi dei “talk show” nelle televisioni private, la RAIi sarebbe schierata a favore del governo, più di come è sempre stato, soprattutto da parte della rete anmmiraglia “Rai 1”, con la maggiore “audience”. Tanto che viene denunciata come “Tele Meloni”, ma all’inizio abbiamo già risposto che la realtà è ben diversa, non certo squilibrata.

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Rete 4. Il settimanale in 1^ serata, “E’ sempre Carta Bianca”, con Bianca Berlinguer

Un “leit motiv” comune, la “Costituzione antifacista”

Uscendo da questi rilievi specifici, su un piano più generale, in ogni “talk show” si evoca molto spesso la “Costituzione antifascista” come argine ad espressioni non condivise dalle sinistre che accusano di violarla chi si permette di esporre il proprio libero pensiero senza pregiudizi. E’ stato così per le critiche all’uso del ”Manifesto di Ventotene”, è così per la recentissima polemica sulla mostra “Più libri più liberi” che avrebbe dovuto estromettere la piccola casa editrice “Verso il bosco” perché pubblica libri di autori “nazisti e fascisti”; una polemica molto aspra, sebbene il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, abbia respinto la richiesta in nome della libertà di espressione, seguita da rinunce a partecipare, dissensi da altre case editrici che hanno manifestato coprendo di un velo nero i propri libri esposti, e così via.

Mentre nella festa di “Atreju”, del partito di maggioranza “Fratelli d’Italia” accusato di nostalgie fasciste – anche con infiltrazioni nel loro movimento giovanile – c’è stata la presentazione del libro che evoca con merito la Resistenza in toni fortemente antifascisti, con una “lectio magistralis” dell’autrice Chiara Francini. Una vera e propria lezione dmocratica ai proclamati sedicenti… antifascisri che invece dimostrano con l’ostracismo anche verso la storia – espressa in libri d’epoca – di comportarsi da nuovi fascisti. Mentre “Atreju” è risultato esemplare, come l’ispirata Francini, al contrario di chi ha cercato di boicottare la manifestazione del pensiero in forma editoriale riassunta nell’intitolazione della mostra “Più libri più liberi”.

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Rete 4″. Il settimanale in 1^ serata del giovedì “Dritto e rovescio”, con Paolo Del Debbio
che conduce anche il quotidiano serale “4 di sera”

A parte questi due eventi emblematici, posti a confronto, sulla Costituzione definita “antifascista” nascono degli interrogativi, senza risposta, nessuno la fornisce. Perché non si replica che sarebbe limitativo, riduttivo e offensivo considerarla solo “antifascista” – cioè “anti” un partito  dissolto il 25 luglio 1943 – mentre è “anti” ogni autoritarismo e discriminazione, ogni dittatura e azione antidemocratica, presente in regimi ben attuali, come era nel fascismo che non c’è più da oltre 80 anni? E poi, perché non si onorano i Padri costituenti, cui si deve quella che è meritoriamente la Costituzione più bella del mondo, per aver superato le ferite ancora aperte, inferte dall’oppressione fascista – il presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini era reduce da 25 anni nelle prigioni fasciste – e nonostante fossero ancora brucianti non hanno citato il fascismo né i fascisti nei  139 articoli del corpo costituzionle, di “una Repubblica fondata sul lavoro” e non sull’antifascismo?

Non basta. perché non riconoscere la loro grandezza nell’averne  reso la forza democratica sempre viva  e attuale citando il fascismo, già dissolto,  soltanto nella XIII delle XVIII “Disposizioni transitorie e finali”  ma non come ideologia, bensì come partito con questa semplice disposizione: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”? E perché viene ignorato che tale disposizione termina nella ricerca di una evidente pacificazione con la conclusione secondo cui “In deroga all’art. 48, sono stabilite con  legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili  del regime fascista”?

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Rete 4. Il settimanale in 1^ serata del lunedì, “Quarta Repubblica”, con Nicola Porro,
conduce anche il preserale “10 minuti”, dal 22 dicembre. al 4 gennaio ‘2025 Alessandro Sallusti

Fino a chiederci, perché ora si criminalizzano innocue – quanto non condivisibili – espressioni di  pochi nostalgici,  fino a qualche canzone carpita  all’interno di sedi giovanili di destra di pochi adolescenti indicati come pericolo per la democrazia?  Aggiungiamo, ad abundantiam, perché non si ricorda l’amnistia del Ministro della Giustizia dei reati dei fascisti, e si trattava di Palmiro Togliatti;  e la dichiarazione di incostituzionalità del reato di “apologia del fascismo” della legge Scelba del 1952 quando l’apologia non è volta alla “ricostituzione del disciolto partito fascista” – si badi bene, del “disciolto” – in quanto antidemocratico, autoritario e dittatoriale; tanto che nel dopoguerra, macque un partito dal nome “Fascismo e libertà”, qualifica che lo contrapponeva a quello “disciolto”, in cui venivano oppresse le libertà, quindi fu ammesso e con breve vita proprio perché ignorato, al contrario di ciò che avviene oggi anche per segni di evocazione nostalgica isolati e inoffensivi però enfatizzati?

Ci scusiamo per questa parentesi sulla “Costituzione antifascista”, è giustamente “antifascista”, anche ma non solo, e ripetiamo: perchè non si considera limitativo e offensivo per il suo valore permanente circoscriverla a un qualcosa superato dalla storia e dissoltosi da 82 anni e mezzo, e perchè se si vuole chiamarla “antifascista non si aggiunge subito “antiautoritaria, antidittatoriale, antidiscriminazioni, fino ad anticomunista”, per contrapporla a regimi purtroppo presenti? . Ma non si risponde a questi interrogativi, sembra si ignori che il fascismo deve essere totalmente dimenticato dopo la condanna della storia, senza venire continuamente evocato da chi sbandierando l’”antifascismo” lo fa rivivere. Come accennato all’inizio, i tanti “perchè?” non finiscono con questo excursus sui “talk show” politici televisivi, e la … coda finale, ci sono quelli su temi ben più importanti, internazionali come Gaza, e nazionali come la Manovra economica per il 2026 della “Legge di bilancio” e gli interrogativi che riguardano la Presidente del Consiglio fino al maggiore sindacato, la Cgil oltre agli ultimi avvenimenti. Nei prossimoi due articolo i “perché” su tutti questi temi..

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Rete 4. Il settimanale in 1^ serata del mercoledì”, “Real Politik”, con Tommaso Labate

Info

I temi degli altri 3 articoli sugli interrogativi del 2025 – il 1° pubblicato ieri 27 dicembre, il 3° e il 4° previsti per domani 29 e per la vigilia dell’ultimo dell’anno – sono stati già trattati in questo sito in articoli appositi, ai quali sono riferiti i tanti perchè? dei tre articoli attuali, nel loro “Info” finale ci sono i relativi riferimenti. Il tema dei “talk show” di questo 2° articolo non lo abbiamo mai trattato, è una “new entry” speriamo gradita. Abbiamo però trattato il tema ricorrente dell”antifascismo” nell’articolo “Il 25 aprile nell’80° anniversario, un omaggio doveroso ai Caduti, una festa nella concordia nazionale”, 25 aprile 2025. Come gli altri tre articoli, anche questo viene condiviso sulla pagina di Facebook intitolata all’autore “Romano Maria Levante” il giorno stesso della pubblicazione sul nostro sito.

Photo

Le 14 Immagini forniscono un panorama di alcuni dei pià importanti “talk show” televisivi, quotidiani e settimanali, di tre principali canali televisivi: la RAI su due reti, Ra 1 e Rai 3, “La 7”, e “Mediaset” su Rete 4. Titoli e conduttori immettono idealmente nelle loro trasmissioni, in una evocazione che può risultare utile sia a coloro che ne seguono almeno alcuni, sia per coloro che non li conoscono: gli uni e gli altri possono essere interssati a confrontare le loro impressioni con quelle esposte nell’articolo con spirito giornalistico e senza appartenza politica. Chi scrive, se Dio vorrà, “festeggerà” il prossimo 13 maggio 2026 il 60° anno di ininterrotta iscrizione all’Odine dei giornalisti – avvenuta il 13 gennaio 1966 dietro presentazione di 100 articoli pubblicati sulla stampa – quindi si è sentito stimolato quant’altri mai dal giornalismo televisivo che ha potuto mettere a confonto e valutare, in chiave perosnale ovviamente, rispetto alle realtà di riferimento. Le immagini dei “talk show” televisivi, inserite qui per la prima volta, sono tratte dai siti web di pubblico dominio di seguito citati, e inserite a puro scopo illustrativo senza intenti di natura commerciale o pubblicitaria, si ringraziano i titolari per l’opportunità offerta; qualora il titolare di qualche sito non approvasse l’inserimento di talune immagini, saranno subito eliminate su semplice richiesta avanzata nello spazio dei Commenti. Ecco i siti, in ordine di inserimento nel testo delle immagini: rai, virgilio; youtube.attualita.la7, tagada, la 7, punto.zip, il riformista, ansa, tv blog, sorrisi e canzoni tv, teleboy, mediaset infinity, qui mediaset. Di nuovo grazie a tutti. Le prime 2 immagini riguardano i talk show” politici della RAI: in apertura, Rai 1. Il trisettimanale in 2^ serata “Porta a Porta“, con Bruno Vespa, conduce anche il quotidiano serale “5 minuti”; segue, Rai 3. Il settimanle del lunedì, “Lo stato delle cose”, con Massimo Giletti. Le successive 6 immagini sui “talk show” del canale “La 7”: Il quotidiano della tarda mattinata, “L’aria che tira”, con David Parenzo, e Il quotidiano del primo pomeriggio, “Tagadà”, con Tiziana Panella; seguono, Il quotidiano serale, “Otto e mezzo”, con Lilli Gruber e Il settimanale in 1^ serata del martedì, “Di martedì”, con Giovanni Floris; quindi, Il settimanale del giovedì “Piazza pulita”, con Corrado Formigli, e Il settimanale serale della domenica, “In onda”, con Marianna Aprile e Luca Telese. Le ulteriori 6 immagini i “talk show” di Mediaset su “Rete 4” : Il bisettimanale serale, “4 di sera week end”, con Francesca Barra e Roberto Poletti, e Il settimanale in 1^ serata, del martedì, “E’ sempre Carta Bianca”, con Bianca Berlinguer; poi, Il settimanale in 1^ serata del giovedì “Dritto e rovescio”, con Paolo Del Debbio, che conduce anche il quotidiano serale “4 di sera”, e Il settimanale in 1^ serata del lunedì, “Quarta Repubblica”, con Nicola Porro, che conduce anche il preserale “10 minuti”; infine, Il settimanale in 1^ serata del mercoledì”, “Real Politik”, con Tommaso Labate e, in chiusura, Il settimanale in 1^ serata della domenica; , “Zona bianca”, con Giuseppe Brindisi.

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Rete 4″. Il settimanale in 1^ serata della domenica, “Zona bianca”, con Giuseppe Brindisi

I tanti “perchè ?” del 2025. 1. Manifesto di Ventotene e Caso Almasri

di Romano Maria Levante

Nell’anno che sta per terminare, il 2025, tra gli innumerevoli confronti e polemiche di natura politica ed economica che animano meritoriamente la vita democratica sui temi cruciali, sono emersi molti  interrogativi rimasti  aperti e soprattutto  non discussi, anzi spesso  elusi del tutto.  In questa chiusura dell’anno cerchiamo di evidenziarli senza preconcetti, ci sforziamo di farlo  in base al semplice buon senso. e li traduciamo in tanti perchè? . Per lo più emergono dall’analisi sui vari temi che abbiamo portato avanti negli articoli pubblicati al momento su questo sito e nei Post sulla pagina di  Facebook “Romano Maria Levante” dove li abbiamo condivisi. A fine anno li evochiamo come interrogativi – lo ripetiamo – espressi in una serie di perchè evidenziati in corsivo per non essere elusi dopo la nostra esternazione forse pedante ma speriamo chiara.

Il “Manifesto di Ventotene”, a Roma, ‘Una piazza per l’Europa’,15 Marzo 2025. Ansa, di Giuseppe Lami

Ci siamo concentrati su una serie di temi sui quali si sono avute polemiche particolarmente accese nel Parlamento e nel Paese. I primi due temi, , ai quali è dedicato questo 1° articolo, riguardano il “Manifesto di Ventotene”, al cui valore simbolico è stata stata attribuita tale enfasi da portare una naturale attenzione sul suo contenuto integrale, con le relative polemiche; e il “caso Almastri”, che ha avuto un seguito giudiziario dinanzi al Tribunale dei Ministri. Non abbiamo ripercorso le varie fasi di due eventi, se non per qualche accenno introduttivo, ma ci siamo permessi di evidenziare i tanti perchè? ai quali attendiamo delle risposte.

Il “Manifesto di Ventotene”

Andando indietro nel tempo cominciamo dal “Manifesto di Ventotene“, abbreviazione di uso comune del titolo originario “Per un’Europa libera e unita, progetto d’un Manifesto”. E’ stato ripubblicato e sventolato in una grande manifestazione a Piazza del  Popolo a Roma il 15 marzo 2025, come pietra miliare della costruzione europea. In tale “Manifesto”, nato meritoriamente al confino nell’inverno del 1941, si evocava  – con un sincero slancio e trasporto ideale in un progetto preciso sotto la spinta di una  passione genuina nelloppressione fisica e morale indicibile –  una Federazipne dei paesi europei, con la rinuncia ai nazionalismi che avevano portato alle guerre devastanti. Però si indicava come necessaria una via rivoluzionaria e soprattutto non democratica, peraltro  comprensibile dato il momento storico e la logica lontananza dai valori della piena democrazia, sebbene fosse ben noto l’esempio dato al mondo dagli Stati Uniti d’America al quale ci si poteva ispirare.

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La folla dei confinati nell’isola di Ventotene

Ed ecco il primo interrogativo, ne seguiranno  altri. Perché poi, nell’epoca storica della democrazia europea, è stato mitizzato il “Manifesto” originale,  nonostante il suo contenuto non certo  democratico? Sebbene fosse  inaccettabile, o comunque inappropriato oggi  sotto questo aspetto cruciale,  perché in Italia non è stato esaltato maggiormente il suo autore principale, Altiero Sponelli, per la ultra trentennale  attività appassionata nelle istituzioni europee, oltre a quelle nazionali, dedicata fino all’ultimo a realizzare il sogno incompiuto di un vero federalismo, ma rigorosamente democratico?

Questo dopo che Spinelli sconfessò espressamente il “Manifesto” – nel suo contenuto non democratico – che pure aveva elaborato  da posizioni di sinistra con Ernesto Rossi liberale. E perché si è arrivati a dire che un importante palazzo della Unione Europea è intitolato al “Manifesto”, mentre è intestato  al solo Altiero Spinelli senza riferirlo al “Manifesto”, altrimenti lo avrebbero cointestato con  Ernesto Rossi? Ancora, perché si è messo al posto di Altiero Spinelli, come un “totem”, il “feticcio” del “M;anifesto”, che andava ovviamente citato, ma solo come inizio di un percorso ben più meritorio e fattivo  riconosciuto invece dagli europei? Perché “Nemo  ptofeta  in patria”, oppure per un sottile disegno politico inammissibile, perchè basato su una matrice antidemocratica?

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Un caseggiato dei confinati, tra cui i tre protagonisti del “iManifesto”

Il  “caso Almasri“

Passando a un tema più vicino, il “caso Almasri”, gli interrogativi si moltiplicano anche perché non si tratta, come per il “Manifesto di Ventotene”, di una mera esaltazione in una direzione che pone gli interrogativi appena riportati, ma è una questione che attiene all’interesse nazionale,  e in quanto  tale coinvolge aspetti vitali da salvaguardare. Come premessa, ecco una brevissima sintesi di un caso che ha agitato la nostra vita politica e le stesse istituzioni ai più alti livelli, presidente del Consiglio e due dei principali ministri .

Usama Almasri, generale libico in posizione di rilievo nel suo paese, dopo quasi due settimane in cui ha viaggiato in diverse nazioni europee,  il 19 gennaio è stato arrestato dalla polizia italiana a Torino  in quanto la Corte Penale Internazionale – appena avvertita dalla gendarmeria tedesca che lo aveva fermato in Germania, lasciandolo libero su indicazione della C. P. I.  (!), della sua imminente entrata in Italia –  ha emesso un mandato di arresto contro di lui con l’accusa di crimini infamanti, dalla tortura allo stupro di bambini fino all’assassinio plurimo.  Poichè il mandato non era stato preventivamente trasmesso al nostro Ministero della Giustizia, come nella normativa della C.P. I., dopo due giorni di carcerazione, non essendo pervenuta alla Corte d’Appello di Roma competente la convalida del Ministro, è stato dalla stessa rilasciato, e subito espulso da parte del Ministro dell’Interno, per evidente pericolosità, e trasferito in Libia con volo di Stato.

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Gli autori del “Manifesto”, Alriero Spinelli ed Ernesto Rossi (di Celorni la “Prefazione”)

Perché non è stato riconosciuto che il ministro Nordio  ha tutelato l’interesse nazionale risolvendo una situazione molto rischiosa, senza evocarlo in modo esplicito con la sua sperimentata competenza giuridica e la sua sensibilità politica? E perché anche dalla sua parte politica si è detto che avrebbe dovuto porre il segreto di Stato motivandolo con il fatto che  rimandando Almasri in Libia si evitavano le gravi ritorsioni contro il nostro paese dati gli importanti interessi  economici e i tanti nostri connazionali che lavorano in Libia, oltre alla massa di migranti che avrebbero riversato sulle coste italiane i suoi adepti? Perché non si è capito che mettendo il segreto di Stato con tale motivazione si sarebbero moltiplicati casi simili riconoscendoci esposti visibilmente a ricatti di quel tipo?

Sono tanti altri gli interrogativi ai quali ci piacerebbe avere delle risposte. Perché, da ogni parte –  sinistra, centro,  destra –  si è definito Almasri sempre con le sole parole di “torturatore, stupratore di bambini, assassino” , senza che abbia subito alcuna condanna, e finora neppure un processo? . Ma “soltanto” la pur gravissima accusa della Corte Penale Internazionale per i reati citati, di cui non è stato dimostrato che li abbia commessi, sia pure in presenza di tante testimonianze, e della recente accusa della magistratura  libica di torture su  10 detenuti nella prigione controllata dalla sua milizia, seguite dalla  morte di uno di essi. 

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Immagine-simbolo di Altiero Spinelli, il grande europeista

E perché si omette di definirlo “cittadino  libico”- come ha fatto meritoriamente soltanto Giorgia Meloni e nemmeno i suoi seguaci politici – ma, ripetiamo, solo “torturatore, stupratore di bambino,  , assassino”, come fosse un criminale maniaco sessuale isolato, nel qual caso era inammissibile il rimpatrio con l’aereo di Stato?  Ancora, perché lo definiscono così anche i garantisti che citano sempre, tranne che in questo caso, la nostra Costituzione secondo cui si è innocenti fino alla condanna finale dei vari gradi di giudizio, quali che siano le accuse non sanzionate in modo definitivo ?

Magari fosse stato soltanto un criminale isolato come lo hanno definito! Invece era il Capo della polizia giudiziaria di Tripoli che vigilava sulle carceri e Capo della Milizia Rada che aveva forte influenza  sulla sicurezza nell’area della Libia  con il grande impianto petrolifero dell’ENI e moltissimi nostri connazionali che vi lavorano; in più Asmari sovrintendeva al controllo della costa per fermare i migranti. Allora,  perché oscurare  tale sua posizione  e la evidente minaccia per il nostro paese, insistendo solo sulla delinquenza come mero fatto personale? .

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L’edificio del Parlamento Europeo a Bruxelles, intitolato ad Altiero Spinelli

Gli interrogativi non finiscono qui.. Perché non criticare affatto la troppo rapida scarcerazione da parte della Corte d’Appello di Roma, dopo solo due giorni, mentre poteva trattenere il generale libico  in attesa della risposta richiesta al Ministro della Giustizia non ancora pervenuta? E perché accusare del reato di “favoreggiamento” il ministro Nordio che stava esaminando la complessa questione quando è stata la Corte d’Appello a scarcerarlo in tutta fretta, “favorendolo” di fatto, senza volerlo, con l’insperata libertà concessa in modo precipitoso?   Perché si pretendeva che il Ministro della Giustizia in  un solo giorno, lunedì 20 gennaio, esaminasse la complessa questione prima di convalidare  l’arresto?  

Ancora, perché non si è considerato che al Ministro non era  possibile decidere in un  solo giorno prima che fosse scarcerato dalla Corte d’Appello senza avvisarlo,  dato che secondo la normativa della Corte Penale Internazionale, il Ministro può coinvolgere le altre istituzioni per decidere e interloquire anche con la Corte ? Il tutto nella giornata di lunedì,  in un solo giorno pensando ai tempi della giustizia! Quando il Procuratore capo di Roma è stato criticato per  aver tardato  un giorno a trasmettere meccanicamente, senza dover neppure guardarli, al Parlamento gli atti del Tribunale dei Ministri, e ha risposto che una giornata è un tempo  brevissimo, necessario per tale semplice atto..

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Il generale libico Usama Almasri, arestato nella notte tra il 18 e 19 gennaio 2025 a Torino
e incarcerato su mandato della Corte Penale Internazionale.

Perché accusare il Ministro Nordio di non avere fatto, come presunto atto dovuto, la trasmissione  automatica e immediata del suo assenso alla Corte d’appello di Roma per convalidare l’arresto? E perchè non sembra evidente che, se ci fosse questo automatismo, sarebbe tutt’altro che obbligatoria, anzi non dovuta, la trasmissione da parte della Corte Penale Internazionale dell’atto di arresto al più alto organo politico come il Ministro della Giustizia, invece che all’organo giurisdizionale nazionale collegato, in particolare alla Corte d’Appello di Roma competente;  come avviene per tutti gli atti giurisdizionali a livello nazionale, nessuno escluuso, sottratti al potere politico per l’indipendenza della magistratura ?

Si affollano gli interrogativi, perché sottovalutare l’avvertimento dei nostri Servizi segreti nel giorno di esame da parte del Ministro della richiesta della C.P.I.  che metteva in guardia citando i gravi rischi per il nostro paese connessi all’arresto?  E perché non pensare che i nostri Servizi  o i libici avevano preannunciato la loro richiesta di estradizione pervenuta formalmente il giorno dopo? Era forse per pretendere la consegna al giudice naturale e impedire così la consegna alla Corte Penale Internazionale: Ma  perché il Ministro non doveva tenerne conto,  anche se complicava la valutazione e i relativi tempi, tanto più collegando ciò all’avvertimento dei Servizi sui rischi incombenti per il nostro paese? 

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Immagine-simbolo delle Milizie libiche, il generale Almasri era a capo della milizia che sovrintendeva alle carceri di Tripoli, sorvegliava le coste, ed era collegata alla sicurezza dell’impianto dell’ENI

A tale riguardo altri interrogativi nascono dalla trasmissione “Report” di domenica 16 novembre allorché Sigfrido Ranucci  ha rispolverato il “caso Almasri” con un lungo servizio di accusa al governo,  dal quale citiamo  due dei vari perché nati dalla sua evidente prevenzione senza verifica in contraddittorio. Perché il grande giornalista d’inchiesta del Servizio pubblico – nel rivelare, accusando il governo,  la disposizione data il giorno prima della scarcerazione di Almasri. che non avrebbe potuto sapere – da un influente personaggio libico ai miliziani di Rada all’incirca di “stare fermi  perché la questione si sta risolvendo e tornerà a casa” – non si accorge di rendere concreto il rischio gravissimo, di cui possiamo immaginare la vasta portata per i nostri concittadini in Libia e non solo, vanificati dall’azione del ministro Nordio nella più assoluta regolarità.?

E, in tale contesto, perché  lo stesso giornalista nel suo commento ha accusato il mostro governo che aveva riportato Almasri in Libia con volo di Stato, e non averlo consegnato alle autorità libiche se sapeva che lo ricercavano, ma all’accoglienza festosa dei suoi miliziani che lo hanno portato in trionfo, omettendo che non c’era stata ancora alcuna richiesta formale? E perchè ha trascurato che mentre l’aereo  era in volo il ministro Nordio sembra abbia avvertito la Corte d’Appello che stava studiando la complessa  questione, e non conosceva la scarcerazione di cui la Corte non lo aveva né preavvertito né informato a scarcerazione avvenuta – a quanto è dato sapere – come sarebbe stato doveroso o almeno opportuno nella leale collaborazione tra istituzioni? 

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I cartelli di protesta esposti dai Parlamentari del PD nell’informativa alla Camera del 5 febbraio 2025 dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’nterno Matteo Piantedosi sul “caso Almasri“

Questi ed altri interrogativi sono nati sul modo prevenuto contro il governo con cui è stata trattata la questione da tanti politici e giornalisti, con riguardo ai “talk show” in gran parte antigovernativi, presenti anche nel Servizio pubblico, dove secondo il buon senso dovrebbe esserci una informazione equilibrata e non trasmissioni di “inchieste”a senso unico, senza la necessaria quanto doverosa verifica in contraddittorio.

Aggiungiamo un interrogativo, per così dire comparativo. Perché nessuna, proprio nessuna, polemica si è fatta, tanto meno in Prlamento, sull’iraniano arrestato in Italia per l’accusa di terrorismo e relativa richiesta di estradizione dagli Stati Uniti,  scarcerato in base al diniego motivato con eccezioni formali  dal Ministro della Giustizia senza ricorrere al  Segreto di Stato tanto evocato per Almasri, che risiedeva nello scambio con la giornalista italiana Cecilia Sala incarcerata per ritorsione; quando per il capo della potente milizia libica era ben più elevata la ritorsione contro i nostri concittadino in Libia, anche a prescindere dagli interessi per l’Eni  e per il controllo della massa dei migranti? E il rischio gravissimo della ritorsione è stato confermato, come accennato, nel servizio pur così ostile di “Report” .

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Il generale libico Almasri sceso dall’aereo di Stato italiano atterrato a Tripoli il 21 gennaio 2025

Sulla trasmissione al Tribunale del Ministri della “denuncia” di un avvocato alla presidente Meloni e a Ministri per la liberazione di Asmari perché non osservare che era una attività governativa più che palese, universalmente conosciuta,  quindi non l’ avviso di un reato ignorato dalla Procura, tanto più che suffragato soltanto da ritagli di giornale, ed era paradossale attivare la procedura per un atto politico ben noto su segnalazione  di un singolo, senza che si fosse operato d’ufficio? E poi, perché non considerare che la mancata convalida in una sola giornata  del Ministro rispondeva anche al comportamento della Corte Penale Internazionale che ha atteso l’ingresso in Italia  del soggetto in giro per quasi due settimane nei  paesi europei avvertiti del suo passaggio con un “bollino blu”, tranne  l’Italia investita solo dal “bollino rosso” dell’atto di arresto emesso nel momento dell’ingresso del soggetto nel nostro paese; mentre la Procura internazionale, inascoltata, lo aveva chiesto alla Corte Penale Internazionale dall’ottobre 2024 senza avere risposta fino al 18 gennaio 2025, ed erano ben noti, per episodi precedenti, e non solo ipotizzabili, i rischi per l’Italia  dati gli  interessi vitali con la Libia?

Ultimo interrogativo, perché non considerare comunque opinabili le interpretazioni in merito ai rapporti tra Corte Penale Internazionale e i singoli Paesi in materia di procedura e contenuti dei mandati di arresto?  Data l’opinabilità, la decisione in un senso o nell’altro pensiamo che non possa essere considerata atto  punibile per “favoreggiamento” e altro, come avvenuto, a meno che non si sia scelta l’interpretazione dannosa per il nostro  Paese; mentre è avvenuto l’inverso, l’interesse nazionale si è tutelato avvalendosi delle forme non rispettate  dalla Corte internazionale e dei tempi insufficienti. E perché non si è considerato lo studio molto accurato e motivato giuridicamente di un magistrato esperto di C. P. .I. –  riportato nel nostro articolo sul caso in questo sito  –  che nega ogni responsabilità del Ministro della Giustizia e aggiunge che la Corte d’Appello poteva evitare di scarcerare il libico e dare tempo al Ministro di completare la sua valutazione?

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Almasri portato in trionfo dai suoi miiziani all’arrivo in Libia dell’aereo italiano;

I prossimi 3 articoli sui nostri perchè?

Abbiamo concluso con le parole “ultimo interrogativo”, ma si riferiscono soltanto ai due primi eventi considerati in questo articolo, che hanno animato la vita politica nella parte iniziale del 2025, anche se il secondo si è trascinato in sede giudiziaria fino agli ultimi mesi dell’anno. Si è trattato, in fondo, di questioni dove le interpretazioni hanno avuto un rilievo forse maggiore del loro effettivo contenuto, dai riflessi comunque limitati sulla grande politica interna e internazionale.

Per questo passeremo nel prossimi 3 articoli, dedicati anch’essi ai tanti perchè? , ai temi che hanno inciso maggiormente sulla politica internazionale e sulla politica interna del nostro Paese, precisamente la questione di Gaza e la Manovra economica per il 2026, cui è didcato il 3° articolo. Mentre il 4° e ultimo articolo sui nostri perchè? si sposta su un piano più generale, la onsiderazione all’estero verso la nostra Presidente del Consiglio, e il nostro Paese, rispetto a un ben diverso atteggiamento di opposizione e sindacato, anche con riguardo agli ultimissimi eventi.

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, con a fianco il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nell’Informativa al Parlamento sul “caso Almasri”, del 5 febbraio 2025

Non abbiamo citato il 2° articolo, ma non si tratta di una svista. Riguarda un tema che in un qualche modo comprende tutti gli altri, e abbiamo voluto trattarlo dopo l'”incipit” dei due casi che hanno aperto il 2025, con effetti ben più limitati dei sucessivi nella vita del Paese. Ci riferiamo alla comunicazione televisiva, che tanta importanza ha non solo sul piano fondamentale dell’informazione, ma anche su quello altrettanto importante della formazione di un giudizio critico legato alla corretta esposizione dei rispettivi argomenti e punti di vista, in confronti anche polemici ma corretti, nella libertà di pensiero che è alla base della nostra democrazia.

Di qui è nato un nostro panorama dei “talk show” politici televisivi, dato che la TV resta sempre un mezzo molto penetrante. Il prossimo 2° articolo è quindi riservato ai tanti “perchè?” suscitati dai “talk show” sulle tre Reti maggiormente impegnate nella comuniccazione politica quotidiana e settimanale. Il 2° e i successivi 3° e 4° articoli usciranno in questo sito un giorno dopo l’altro per non varcare la soglia del 31 dicembre con i tanti perchè? del 2025..

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I ministri Nordio e Piantedosi con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, plaudono al voto della Camera il 9 ottobre 2025 che ha respinto la richesta di procedere avanzata dal Tribunale dei Ministri.

Info

Gli interrogativi sono desunti dai nostri ampi articoli pubblicati in questo sito nel 2025, e precisamente: Sul “Manifesto di Ventotene”, “Il Manifesto di Ventotene, 1. Dalla storia alla cronaca;; … 2. Altiero Spnelli, poi la “tirata di capelli” di Prodi alla giornalista; ….3. Da “libro sacro” a “Corzzata Potemkin”, usciti rispettivamente il 24 marzo, 3 e 6 aprile. Sul “Caso Amasri”, “Il generale libico Almasri, arrestato, e scarcerato, espulso e rimpatriato, dal ‘pasticcio’ al capolavoro”, uscito il 26 marzo. Tutti sono stati condivisi, con ampi Post introduttivi, nella pagina di Facebook intitolata all’autore,“Romano Maria Levante”, nei giorni della loro pubblicazione su questo sito, alcuni seguiti da commenti e repliche dell’autore.

Photo

Le 14 Immagini – a parte quella di chiusura sui “talk show” politici televisivi – forniscono una rapidissima sintesi dei due eventi, molte altre illustrazioni sugli stessi sono inserite nel testo dei relativi articoli sopra citati ai quali si rinvia. Le immagini sono state tratte dai siti web di pubblico dominio di seguito citati, e inserite a puro scopo illustrativo senza intenti di natura commerciale o pubblicitaria, si ringraziano i titolari per l’opportunità offerta; qualora il titolare di qualche sito non approvasse l’inserimento di talune immagini, saranno subito eliminate su semplice richiesta avanzata nello spazio dei Commenti. Ecco i siti, in ordine di inserimento nel testo delle immagini: il post, patria indipendente, il manifesto, risorgimento firenze, torino news world, flat planet; five dabliu, inspi, rai news, ansa, rai news, rai news, open; sentimeter. Di nuovo grazie a tutti. Le prime 6 immagini sono sul “Manifesto di Ventotene” In apertura, Immagine-simbolo. Il “Manifesto di Ventotene”, a Roma, ‘Una piazza per l’Europa’, 15 Marzo 2025. Ansa, di Giuseppe Lami; seguono, La folla dei confinati nell’isola di Ventotene, Un caseggiato dei confinati, tra cui i tre protagonisti del “Manifesto”, e Gli autori del “Manifesto”, Alriero Spinelli ed Ernesto Rossi (di Celorni la “Prefazione”); poi, Immagine-simbolo di Altiero Spinelli, il grande europeista, e L’edificio del Parlamento Europeo a Bruxelles, intitolato ad Altiero Spinelli. Le successive 7 immagini sono sul “caso Almasri”: Il generale libico Usama Almasri, arestato nella notte tra il 18 e 19 gennaio 2025 a Torino e incarcerato su mandato della Corte Penale Internazionale; seguono, Immagine-simbolo delle Milizie libiche, il generale Almasri era a capo della milizia che sovrintendeva alle carceri di Tripoli, sorvegliava le coste, ed era collegata alla sicurezza dell’impianto dell’ENI, e I cartelli di protesta esposti dai Parlamentari del PD nell’informativa alla Camera del 5 febbraio 2025 dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’nterno Matteo Piantedosi sul “caso Almasri“; poi, Il generale libico Almasri sceso dall’aereo di Stato italiano atterrato a Tripoli il 21 gennaio 2025, e Almasri portato in trionfo dai suoi miiziani all’arrivo in Libia dell’aereo italiano; infine, Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, con a fianco il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nell’Informativa al Parlamento sul “caso Almasri”, del 5 febbraio 2025, e I ministri Nordio e Piantedosi con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, plaudono al voto della Camera il 9 ottobre 2025 che ha respinto la richesta di procedere avanzata dal Tribunale dei Ministri. L’immagine di chiusura, Un’anticipazione del 2° articolo. Visione panoramica, non aggiornata ,a espressiva, con il telespettatore di spalle, sommerso dall’affollarsi di “talk show”politici.

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Un’anticipazione del 2 articolo:. Visione panoramica, non aggiornata ma espressiva,
con il telespettatore di spalle, sommerso dall’affollarsi di “talk show”politici

La guerra di Israele con Gaza, 2. L’accanimento contro Israele, e contro la Meloni….

Abbiamo rievocato, nell’articolo precedente, la impressionante gravità della guerra su Gaza, per il suo  carico di vittime e devastazioni, riportando però motivazioni ben più attendibili di quelle che ritengono l’azione di Israele “non proporzionata” alla risposta all’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, con “sole” 1200 persone inermi trucidate e 250 sequestrate come ostaggi, rispetto alle 65.000  vittime, considerate tutte civili, dei bombardamenti israeliani e delle altre azioni militari. Abbiamo fatto un primo confronto con la reazione degli Stati Uniti al terribile attentato alle Torri Gemelle con  3000 vittime rispetto al numero tra quasi 50.000 e 100.000 di morti nella reazione americana con la guerra in Afghanistan.  Faremo ora un secondo confronto, con la guerra che si svolge contemporanemente in Ucraina, ignorata nelle tante manifestazioni che invece si sono mobilitate in modo ncessante contro Israele e in parte contro il governo Meloni. E concluderemo, in modo più leggero ma non meno significativo, sui commenti paradossali, quanto mistificatori della realtà fattuale,  irridenti sulla presenza dell’Italia attraverso la presidente Meloni nella solenne manifestazione della firma dell’Accordo di pace in Egitto.

Sharm el Sheik

Il secondo confronto, con la guerra in Ucraina

E’ una guerra non meno impressionante di quella a Gaza,  la guerra in Ucraina, alla quale in tre lunghi anni non è stato dedicato neppure un cartello, non dico un corteo delle centinaia di manifestazioni pro Pal contro la sola Israele per Gaza.  Perché è meno sanguinosa? Tutt’altro, e lo indicheremo subito. Ma ci chiediamo anche perché non vengono evocati con raccapriccio le morti dei civili ucraini, con i bambini, fatto esecrabile tanto sbandierato per mobilitare la pur naturale riprovazione per Gaza? Perché non ci sono morti infantili in Ucraina? Tutt’altro, rientrano in percentuale nelle vittime civili; in più l’esecrabile sequestro dei  circa 20.000 bambini presi dai russi alle famiglie ucraine e portati, anzi deportati in Russia; il Vaticano si è impegnato molto, nessunissima emozione nelle piazze, come per nessuna guerra  altrettanto e anche più  sanguinosa in atto nel mondo, come in Sudan.

Ma torniamo ai dati complessivi, i morti civili ucraini si stimano tra 40 mila e 100 mila. nonostante 6,5 milioni abitanti abbiano lasciato il paese per sfuggire ai bombardamenti russi, e 3,7 milioni siano sfollati all’interno, verso zone più sicure,  gli altri riparati nelle città nei sotterranei delle Metropolitane e in altri rifugi: almeno 10 milioni di persone in tutto si sono sottratte alle bombe lasciando i luoghi più minacciati andando all’estero o altrove.

Ucraina

Non era possibile farlo da Gaza, con soli 2 milioni di abitanti in tutto, da evacuare non essendovi rifugi né altre protezioni? Ripetiamo – quanto accennato nel primo articolo – che il dominio oppressivo di Hamas sulla Striscia ha impedito ai Palestinesi di lasciare il territorio; a questo si è aggiunta  la chiusura delle frontiere dei paesi arabi presunti “amici” confinanti. E’ stato l’interesse di Hamas a tenerli, in modo criminale e spietato, come scudi umani e ad avvalersi, come hanno detto suoi esponenti, del loro sangue per demonizzare Israele esponendolo alla reazione emotiva delle opinioni pubbliche diffondendo di continuo dati e immagini raccapriccianti. Ai morti civili stimati in Ucraina, lo ripetiamo, tra 40.000 e 100.000, si aggiungono  le vittime militari, i soldati ucraini uccisi tra 75 mila e 150 mila, i soldati russi tra 175.000 e 350 000. Per un totale di morti tra 350 000 e 500 000, con anche i feriti in tutto 1 milione e 200.000 vittime, e si tratta di persone a noi vicine nella comune Europa.

Sono stime molto variabili da una fonte all’altra, che il sito “Liberi oltre le illusioni” raggruppa nei dati appena indicati e riportati in istogrammi illustrativi molto chiari; per chi volesse verificarli rinviamo alla tabella riassuntiva reperibile agevolmente “on line” nella fonte citata, con dati e rappresentazione anche visiva che distingue le vittime, e in particolare i morti, tra civili e militari. Mentre l’Ufficio sanitario di Hamas – che diffonde con una frequenza e “precisione” mai vista altrove i dati  – non li distingue, e tutti considerano come fossero interamente vittime”civili”; quasi che nessun miliziano di Hamas venga colpito, mentre ce n’erano almeno 40.000 a Gaza.

Gaza

Abbiamo già accenna, sempre nel primo articolo, alle stima del Guardian sull’83% di vittime civili e a quella israeliana sul 53% di civili, solo per precisare che gli attuali 65.000  morti a Gaza non sono tutti civili, ed è errato voler enfatizzare solo il numero totale, mentre anche quello dei soli civili resta elevatissimo; quindi nessuna attenuazione, ma ciò dimostra la malafede di chi li spaccia strumentalmente come tutti civili per accusare forsennatamente Israele di colpire soltanto la popolazione. Senza pensare che se non ci fossero le milizie armate di Hamas,  chi ha ucciso i 2.000 soldati dell’esercito israeliano, che pure per ampia parte dei due anni di guerra non si è esposto ma soprattutto ha bombardato decidendosi a dare avvio all’attacco via terra solo di recente?

A mostrare l’esistenza delle milizie di Hamas, inquadrate militarmente da vero esercito, non sono bastate le immagini dei miliziani le cui divise recano anche la bandiera palestinese, ripresi con caschi e armati fino ai denti nei momenti di restituzione di una parte di ostaggi tempo fa.  Anche questo fatto fa spiccare l’alterazione della realtà, che ha portato la “vulgata comune”  a considerare come soltanto “civili”-  per di più con un terzo di bambini!.  i 65.000 uccisi dalle azioni belliche, soprattutto bombardamenti, israeliane. Anche se sono stati usati “scudi umani”, perché  Hamas  ha cercato di proteggere i suoi miliziani negli oltre 500 km di tunnel, gran parte di loro sono state eliminati, altrimenti non sarebbe divenuta così arrendevole da firmare il totale disarmo.

Ucraina

Viene da chiedersi perché la maggiorazione di un dato così tragico,  forzatura che appare  inutile dato che anche rispetto ai soli civili resta ugualmente tragico e impressionante. La risposta si trova nell’ipocrita affermazione che nel conflitto in Ucraina si tratterebbe della guerra di uno Stato contro uno Stato, mentre a Gaza dell’accanimento di uno Stato su un popolo, come se questo popolo non fosse governato e dominato da Hamas; e, in quanto tale Gaza va considerato di fatto uno Stato perché l’Autorità Nazionale Palestinese che ne aveva la rappresentanza, fu sconfitta dalle elezioni del 2007, vinte da Hamas; non le ha più ripetute e ha eliminato gli oppositori con feroci assassini, fino alle recentissime esecuzioni pubbliche dopo il “cessate il fuoco” e il parziale ritiro dell’esercito di Israele che ha lasciato  campo libero ritirandosi sulla “linea gialla” definita nell’Accordo di pace.

 Ma se, come speriamo, dopo l’incerto inizio si arriverà alla pace con un assetto nuovo e stabile del Medio Oriente, sarà proprio per la sconfitta di Hamas nella guerra con Israele sul piano militare che intanto l’ha obbligata ad accettare l’Accordo di pace che prevede il suo totale disarmo, anche perché è stata abbandonata dai paesi arabi che l’avevano aiutata, sotto l’azione forte e determinata del presidente americano Trump.

Gaza

Quanto detto, ripetiamo ancora, non vuole chiudere gli occhi dinanzi all’alto numero di vittime della guerra di Israele a Gaza con i massicci e devastanti bombardamenti. Ma non si può trascurare la primaria responsabilità  di Hamas che l’ha provocata suscitando in Israele la reazione di legittima difesa, non solo per l’orrendo eccidio del 7 ottobre, ma soprattutto davanti al rischio mortale per la propria esistenza che l’atroce atto terroristico, ancora più disumano della ferocia nazista, aveva ingigantito. Si è trattato  di una ’escalation” apparsa inarrestabile dopo tanti anni di continui lanci di razzi sulle abitazioni dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania; tanto che Israele ha intrapreso anche azioni militari anche contro l’Iran e altri paesi, nella sua mobilitazione per la sopravvivenza.

Ma la guerra a Gaza, legittima e inevitabile, è stata condotta militarmente in un modo che ha moltiplicato le vittime  suscitando una comprensibile condanna e indignazione delle opinioni pubbliche contro Israele, per lo stillicidio giornaliero di dati e immagini che l’hanno messa sul banco degli imputati per “genocidio”, crimini di guerra e contro l’umanità e così via. Ci sembra che sia stato un tragico errore militare bombardare la striscia di Gaza per due anni con la distruzione totale del territorio, fino ai bersagli finali delle torri-grattacielo,  possibile asilo di osservatori nemici, facendo piazza pulita dell’abitato con tante vittime, fino alla tardiva operazione di terra fermata dall’Accordo di pace.

Ucraina

Ripetiamo che tale operazione – a nostro modesto avviso – doveva essere svolta dall’inizio, assediando la Striscia di Gaza con i mezzi pesanti, intimando la restituzione immediata degli ostaggi, il disarmo di Hamas, con precisi ultimatum e, se non rispettati, avrebbero dovuto esigere in modo imperativo l’evacuazione della popolazione prima dell’attacco via terra. Se questo non fosse avvenuto, sarebbe stata la prova del dominio oppressivo di Hamas, e non avrebbe lasciato alternativa all’attacco frontale, che sarebbe stato sanguinoso soltanto se i miliziani di Hamas avessero respinto l’ultimatum. Ma, in tal caso; non si sarebbe potuta lanciare contro  Israele l’accusa – comunque infame – di “genocidio” del popolo palestinese, e neppure di massacri ingiuistificati; aveva fatto il possibile per evitare alla popolazione civile di essere coinvolta nella guerra, ma Hamas lo aveva impedito provocando i dolorosissimi quanto inevitabili effetti sulla popolazione civile, considerati in ogni guerra con un termine pur cinico, “danni collaterali”.

E allora i cortei popolari avrebbero dovuto manifestare contro Hamas, colpevole del danno mortale arrecato al popolo palestinese, e magari avrebbero sventolato bandiere israeliane. A meno che le manifestazioni oceaniche che abbiamo visto non siano state alimentate  dall’antisemitismo. Non lo vogliamo credere, vogliamo essere certi che non sia stato così.

Gaza

La firma dell’Accordo di pace: le irrisioni  per il “bellissima” di Trump alla Meloni, nella fase informale, omettendo del tutto l’elogio al  suo “ottimo lavoro”, e solo a lei, nella fase solenne

La parte finale di questo articolo vuole… alleggerire l’evocazione delle immagini devastanti  di tanti morti e distruzioni in una guerra così sanguinosa. E lo facciamo rievocando la firma dello storico Accordo per la pace in Palestina, del 13 ottobre 2025 a Sharm el Sheik, riportando di seguito – con pochissime modifiche di aggiornamento – l’ampio Post allora condiviso sulla pagina di  Facebook  intestata al nostro nome – aperto dalla fotografia nel momento solenne della firma, con la quale chiuderemo questo articolo, prima della foto finale.

Ci soffermeremo sulla surreale, inarrestabile, irrisione per il modo con cui il presidente Trump si è rivolto a Giorgia Meloni, con vere e proprie alterazioni di evidenze plateali, da parte di esponenti della sinistra senza che i conduttori televisivi correggessero i loto marchiani errori, una pagina non bella di giornalismo… Ed ecco la rievocazione dell’evento solenne della firma dell’Accordo di pace.

Ucraina

Tra i paesi definiti “i più ricchi del mondo” invitati a presenziare per contribuire poi a realizzare l’Accordo – come ha detto Trump – si vede la nostra presidente del Consiglio e insieme a lei, nella lunga fila in secondo piano, gli altri rappresentanti dei 20 paesi. Ebbene, il presidente Trump, nel quarto d’ora circa di presentazione dell’evento, ha ringraziato in modo caloroso il presidente egiziano Al Sisi e il presidente turco Erdogan, firmatari con lui dell’accordo insieme all’Emiro del Qatar, e si è rivolto al presidente di un paese asiatico compiacendosi per aver chiuso la guerra con il paese vicino. Non ha citato l’Emiro del Qatar, il quarto firmatario dell’accordo seduto in prima fila, ma si è rivolto a un solo rappresentante dei 20 paesi della seconda fila con queste parole: “Ecco l’Italia. Una forte leader sta facendo un ottimo lavoro. Stai facendo un ottimo lavoro. Grazie”.

Subito dopo Trump ha ringraziato i media e ha chiesto di portare il documento, poi i 4 firmatari lo hanno esibito sollevandolo in alto fimato, e Trump ha rinviato alla Conferenza stampa e all’incontro successivo con i rappresentanti di tutti i paesi. Chi ha la pazienza di leggere ancora questa narrazione, forse non lo sa perché nei telegiornali e nei talk show – almeno su La 7 e su Rete 4 – si è proiettata per la Meloni la scena di un altro…. film, non quello della cerimonia solenne della firma, ma quello successivo, più disteso e informale: il saluto finale di Trump ai 20 capi di Stato e di governo investiti  ad uno ad uno delle sue espressioni scherzose e confidenziali.

Gaza

E cosa si è mostrato in modo ripetuto e insistente? Il modo e le parole con cui Trump si è rivolto, guardandola, alla Meloni che si trovava, come nella prima fase formale, ancora dietro di lui: “L’Italia. Abbiamo una donna giovane e bellissima, non ti dispiace se dico che sei bellissima.? ……. Grazie davvero di essere qui. Lo apprezziamo molto, voleva essere qui, è una politica veramente rispettata e di successo”. E cosa si è ironizzato nei talk show? Del complimento estetico “sei bellissima”, omettendo il complimento politico delle ultime parole. Trump in quella fase del tutto informale si è complimentato con tutti, ha avuto un tono scherzoso con ciascuno, con espressioni anche imbarazzanti, ed essendo la Meloni l’unica donna, era comprensibile tale complimento.

Mentre è stato ignorato del tutto il riconoscimento fondamentale, quasi incredibile nel momento pià solenne, di essersi rivolto solo alla Meloni, tra i leader dei 20 paesi, con le parole che ripetiamo: “Ecco l’Italia. Una forte leader sta facendo un ottimo lavoro. Stai facendo un ottimo lavoro. Grazie”. Pensiamo che sia il “lavoro silenzioso” che la Meloni ha citato in un suo intervento, da tanti irriso negandole ogni ruolo, anzi demonizzandola come “complice del genocidio” a Gaza. Fino alla denuncia davanti alla Corte penale internazionale dei parlamentari al vertice dell’importante partito italiano di sinistra, per “concorso in genocidio”. Come si è ironizzato e irriso il complimento estetico di Trump – ripetiamo, nel momento più informale e fuori le righe verso tutti – considerandolo “sessista” e poco dignitoso per il nostro paese, al quale invece Trump aveva dato  lo straordinario riconoscimento, nella scena solenne della firma trasmessa a livello mondiale, citando esplicitamente davanti ai partecipanti e al mondo solo l’Italia, per l'”ottimo lavoro”  svolto dalla Meloni.

Roma

Non sorprende di aver riscontrato questo su “La 7”, data la sua ben nota posizione antigovernativa, ma anche su “Rete 4” – che sembrava equilibrata, pur se alla nota eccezione antigovernativa facilmente individuabile se n’è aggiunta un’altra, con qualche ulteriore scivolamento… – nel talk show del mercoledì nato di recente, nel quale una parlamentare del centro ha detto che la Meloni “avrebbe dovuto replicare, essendo determinata e tosta, avrebbe dovuto mettere al suo posto Trump (sic!!!) , magari con ironia, senza attaccare ma dicendo che voleva essere valutata per i suoi meriti, ognuno può avere un ruolo diverso, ma non per il suo aspetto estetico”. Come se non l’avesse valutata per i suoi meriti nelle parole seguite all’apprezzamento estetico che viene contestato, e soprattutto nel riconoscimento prezioso del suo “ottimo lavoro” – lo ripetiamo ancora per la sua importanza – soltanto alla Meloni tra i 20 capi di stato e di governo presenti alla firma dell’Accordo di pace,  non citati affatto.

Aggiungiamo che dopo una settimana “La 7” è tornata sul “luogo del delitto”, si perdoni la battuta. E, cosa ancora più sorprendente, ci è tornata con un importante giornalista del “Fatto quotidiano” in un altro talk , non per correggere l’omissione della settimana prima, ma persistendo nell’anomalo accanimento giornalistico. Il citato giornalista ha echeggiato quanto aveva detto la parlamentare prima citata, dicendo le parole testuali: “Davanti a 28 maschi, alla Meloni il presidente degli Stati Uniti ha detto solo che è bellissima, , il fatto più maschilista in assoluto”. Poi, ricordando che lei all’inizio del suo mandato in una direttiva ufficiale chiese di essere chiamata “il Presidente del Consiglio”,  ha aggiunto che “non può scegliere di non dire una parola quando quella parola la mette in crisi”.  Poi fa una lezione di giornalismo…. Mentre invece ha calpestato le più elementari regole del giornalismo che distingue i fatti dalle opinioni senza alterarli, come in questo caso, nel quale ha affermato  che Trump ha detto “solo” la parola “bellissima” alla Meloni, e va sottolineata la falsità di quel “solo”, indispensabile per la strumentalizzazione. Omettendo volutamente o nascondendo in modo consapevole – ma non vogliamo crederlo –  sia le parole seguite alla battuta, in cui si sottolinea il valore della sua persona, sia il contesto scherzoso nel quale si è rivolto ai singoli 20 capi di Stato e di governo con espressioni scherzose altrettanto imbarazzanti alle quali nessuno ha reagito come si pretende che avrebbe dovuto fare la Meloni.

Gaza

Ma la maggiore omissione compiuta con quel  “solo” sta nell’ignorare l’elogio veramente serio alla Meloni come rappresentante dell’Italia per l’”ottimo lavoro”  immediatamente prima della firma rivolgendosi – lo ripetiamo ancora per il rilievo che ha  – oltre ai presidenti egiziano Al Sisi, turco Erdogam e di un paese asiatico per la guerra che si è vantato di avere risolto – “solo” a lei, – questo sì –  in un riconoscimento prestigioso nel momento più solenne, con i 4 firmatari in primo piano e i 20 capi di stato e di governo seduti dietro, non riferendosi a nessun altro. E soltanto dopo, nella fase seguita all’interruzione dopo la cerimonia, Trump si è rivolto, ad uno ad uno ai 20 capi di governo  con una espressione scherzosa e a volte imbarazzante per ciascuno, senza alcuna replica dai singoli soggetti, in un clima ormai rilassato e assolutamente confidenziale, distensivo e informale.

Abbiamo riportato – anche ripetendole, dato che vengono tagliate nei passaggi essenziali – le parole testuali delle due fasi in cui Trump si è rivolto alla Meloni; e se i giornalisti e conduttori, politici e oservatori hanno “fatti” diversi da quelli da noi citati – in particolare per il “solo” riferito al disinvolto complimento sessista – ben venga la loro replica, le opinioni sono libere, però le omissioni che alterano i fatti vanno evidenziate, tanto più quando sono seguite da lezioni di giornalismo. E non ne facciamo il nome di chi le ha fatte, nulla di personale.

Roma

Esterrefatti da quanto è stato alterato, ripetiamo lo stupore per la grave omissione di un fatto che diventerà storico, evidente nella registrazione dell’evento della firma dell’Accordo di pace. Non vale per gli oppositori del governo e non solo,  che Trump si rivolga a tutti, e non solo alla Meloni,  in modo scherzoso, ben  dopo la fine dell’incontro ufficiale; ma neppure che nel momento più solenne e formale si sia rivolto solo alla Meloni, tra i 20 capi di Stato e di governo schierati, elogiandola  per il suo “ottimo lavoro” , dopo aver citato l’Italia. E questo vale anche per l’ennesima alterazione, di Pierluigi Bersani, di solito ccorretto: è caduto nella disinformzione, irridendo, sempre su “La 7”, la Meloni non solo sul complimento “bellissima” di Trump, ma anche sull’avvertimento sul fumo di Erdogan, quest’ultimo addirittura nel momento dei saluti, come se non fossero segno di una confidenza positiva con i grandi protagonisti, entrambi nel torno scherzoso nel momento distensivo e informale, ignorando platealmente l’elogio solo alla Meloni, citando l’Italia, nel momento pià formale e solenne della firma, ripetiamo, elogio soltanto a lei, tra i 20 grandi paesi schierati al suo fianco.

 Siamo ancora sorpresi che nessuno abbia replicato – neppure per ultimo a Bersani nella serale “In onda” – citando questo fatto così rilevante nelle trasmissioni ricordate , nè gli altri presenti,   nè i conduttori – schierati, sì, ma giornalisti, quindi….. Forse perché nel giornalismo colpisce “l’uomo che morde il cane”, e non l’inverso, per cui è stato evidenziato solo l’inusuale complimento estetico, ritenuto “sessista”, e non l’apprezzamento personale, rivolto a lei due volte con riferimento all’Italia per “l’ottimo lavoro”. Ma è una pia speranza che questo sia stato il motivo, dato che tale elogio in un momento  solenne, “solo” all’Italia tramite la Meloni, è un fatto eccezionale. 

Israele, / ottobre 2023

Una testimonianza esemplare del diverso atteggiamento che andrebbe assunto, anche da oppositori politici, in situazioni che onorano il nostro paese, è stata quella di Marco Minniti, che intervenuto quel 13 ottobre  su “La 7” a “Tagadà”, ha concluso il suo intervento dicendo alla conduttrice Tiziana Panella: “E ora mi faccia dire una cosa, la Meloni, unica donna alla cerimonia, l’ho sentito un grande onore per l’Italia”.

La conduttrice, sempre dialogante, si è affrettata a congedarlo senza alcun commento, eppure era un omaggio alle donne, ma il suo orientamento ben evidente lo spiega. Per il resto, è “sessismo” a cui la Meloni doveva “ribellarsi” se è stata considerata “bellissima”? E se Minniti, politicamente lontano, ha considerato “un grande onore per ‘Italia” essere lei l’unica donna, come non considerare un onore non solo grande, ma grandissimo, essere stata l’unica leader dei 20 grandi paesi ad essere ringraziata nel momento più solenne per “l’ottimo lavoro” svolto? Noi abbiamo sentito questo grandissimo onore. E crediamo che tanti con noi lo abbiano sentito e, se  non hanno visto la cerimonia, speriano che sentano il grandissimo onore dopo la lettura di questo articolo.

Gaza

Conclusioni

Una semplice conclusione limitata a una impressione elementare. L’intera questione è a livello internazionale, anzi mondiale, ma viene utilizzata, anzi strumentalizzata, dall’opposizione per la lotta antigovernativa, sempre più accanita, forse perché siano in mezzo ad elezioni regionali, anche se mancano due anni alle elezioni politiche nazionali. E in questi attacchi così accaniti si eccede nelle alterazioni della realtà in molti casi particolarmente perché grave perché crea un clima politico e sociale sempre più deteriorato, lo testimonia l’appello alla “rivolta”sociale della CGIL di Landini.  

Non può sfuggire il pesante attacco della leader del maggiore partito dell’opposizione alla presidente del Consiglio strumentalizzando – per di più nell’ intervento ufficiale nella sede del partito Socialista Europeo –  il grave attentato al giornalista Sigfrido Ranucci per collegarlo in modo diretto alla presenza al governo della destra con queste parole inequivocabili pronunciate in fluente inglese: “La presidente del Consiglio  Meloni ha detto che le opposizioni sono peggiori dei terroristi, e in questo clima d’odio voglio esprimere la mia solidarietà verso  Sigfrido Ranucci, uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta perché è stata messa una bomba davanti alla sua casa  quindi la democrazia è a rischio, la libertà  di parola è a rischio, quando l’estrema destra è al governo”.  

Israele

Questa dichiarazione inizia con la deformazione, divenuta ossessiva, del commento della presidente Meloni, alla mancata approvazione,  da parte delle opposizioni, dell’Accordo di pace in Medio Oriente, quando tutti i paesi di un’area così critica l’avevano approvato, fino alla stessa Hamas, per cui “la sinistra è stata più fondamentalista di Hamas”: ha evidenziato un paradosso, senza offendere, dato che fondamentalista vuol dire all’arroccato su una posizione estrema. Ebbene, questa corretta affermazione è stata deformata con le parole sopra riportate secondo cui “le opposizioni sono peggiori dei terroristi”, nella scorretta alterazione che fa il paio con quelle di cui abbiamo parlato ampiamente riguardo al “bellissima” come imbarazzante, e unico elogio di Trump alla Meloni, accusata di non avere replicato come doveva per “metterlo a posto”, tutto errato. Anzi frutto di manipolazione, per capovolgere tale verdetto dell’ex magistrato e scrittore di sinistra, emesso senza alcuna risposta, sempre su “Rete 4”.

L’intera dolorosa vicenda internazionale nelle piazze è diventata un’arma di lotta contro la Meloni e il governo, accusati di “complicità nel genocidio”, fino alla denuncia dell’Italia tramite Meloni e governo da parte dei leader di sinistra e verdi alla Corte Penale Internazionale per “concorso in genocidio” E quando se Non serve aggiungere altro dinanzi a questa indegna deriva antinazionale contro l’Italia.

Shatm el Sheik

Photo

L’immagine di apertura reca la foto del benvenuto alla presidente italiana Giorgia Meloni, da parte del presidente americano Trump nella sfilata iniziale dei 20 capi di Stato e di governom, con la stretta di mano ad oguno, nel solenne incontro di Sharm el Sheik per la firma dell’Accordo di pace da parte di USA e Turchia, Egitto e Qtatar, assenti Israele e Hamas firmatari nei giorni prcedenti; le 7 immagini che seguono mostrano, in modo alternato, il dolore e la devastazione della guerra in Ucraina – aperta dalla foto con le croci e chiusa dall’immagine desolata della bambina tra le rovine, e passando per il pianto disperato della vedova – accomunate con il dolore e la devastazione della guerra di Gaza, già evocato ampiamente dalle immaginu del primo articolo, concluso dall’immagine dolente delle tante vedove; seguono 5 immagini evocative, sempre in modo alternato, delle milizie di Hamas e di manifesti e bandiere delle manifestazioni pro Hamas in Italia, fino a un’immagine dell’assalto dei miliziani di Hamas agli inermi israeliani nella festa del Rave e nei kibbuz, per non dimenticare, non sono state diffus le immagini del feroce massacro perchè impresentabili nella loro crudezza; dopo tale immagine, che conclude la parte drammatica della nostra galleria, 2 immagini della grande esultazione popolare a Gaza e in Israele a Tel Aviv alla notizia del “cessate il fuoco” in seguito all’Accordo di pace promosso da Trump con la Turchia e i paesi arabi e concluso tra Israele e Hamas con la liberazione degli ostaggi, scambiati con carcerati palestinesi, il parziale ritiro di Israele e l’avvio delle fasi successive; le ultime 2 immagini concludono il festoso epilogo, dopo tanta tristezza, con le foto della solenne crimonia per la firma dell’Accordo di pace tra i 4 paesi promotori in presenza di 20 capi di Stato e di governo che parteciperanno in vario modo alle fasi successive, si nota che l’unica donna è la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella prima immagine dietro a Trump, nella foto conclusiva è l’ultima della fila a destra. Tutte le immagini sono state tratte dai siti web di seguito indicati, precisando che sono imserite nel testo a mero scopo illustrativo, senza alcun intento economico o pubblicitario; qualora non fosse gradita la pubblicazione di qualche immagine, verrebbe rimossa immediatamente previa richiesta del rispettivo sito nello spazio del commenti. Si ringraziano i titolari dei siti per l’opportunità offerta. Ecco i siti, in ordine di inserimento delle immagini: la repibblica, euroactive utalia, ansa, la stampa, città nuova, varican news, umicef italia, il post, fanpage, open, l’unità, il fatto di domani, milano to day, terrasanta, rao 3, giorgia meloni, il fatto quotidiano, Di nuovo grazie a tutti i titolari dei siti citati.

Sharm el Sheik

La guerra di Israele con Gaza, 1. L’accanimento contro Israele, alterando la realtà

di Romano Maria Levante

Nella crisi mediorientale è operante la tanto auspicata tregua – pur se imperfetta, come dimostrano i sanguinosi “incidenti” verificatisi, purtroppo con delle vittime innocenti – nel conflitto su Gaza, e l’avvio  promettente – che auspichiamo sia risolutivo – del percorso di pace nell’attuazione dell’Accordo quadro in 20 punti, approvato nello spettacolare incontro  del 13 ottobre  a Sharm el Sheik, con la solenne firma del documento di intesa tra i garanti l’accordo, Stati Uniti e Turchia con i paesi arabi mediatori Egitto e Qatar. E questo alla presenza molto significativa dei capi di Stato e di governo di 20 grandi paesi, tra cui l’Italia,  che contribuiranno alla difficile normalizzazione e ancora più ardua  ricostruzione, fatto molto importante. L’accordo era stato già firmato in  separata sede, giorni prima, dai belligeranti Israele e Hamas. cosa fondamentale e insperata.  Ha segnato la fine delle manifestazioni “pro Pal” moltiplicatesi soprattutto nell’ultimo mese? Non del tutto, ma speriamo avvenga. .

Le manifestazioni Pro Pal, “spontanee”… non per la pace, ma contro Israele e il governo

Le manifestazioni, elogiate come oceaniche, si sono succedute, soprattutto nelle ultime settimane, anche con code violente antigovernative, prima dell’Accordo di pace, senza alcuna invocazione alla pace, ma soltanto contro Israele. In tali manifestazioni, dominava una miriade di bandiere della Palestina, di striscioni e cartelli, che provano la prevalenza dei movimenti organizzati promotori o accodatisi, dato che i comuni cittadini, di cui è stata evocata la spontaneità, non dispongono di tali vistose espressioni. Ma è vero che nei cortei si è aggiunta una moltitudine di persone, con intere famiglie, sensibilizzate fino all’indignazione, a protestare per levittime del conflitto a Gaza,  con molti bambini, causate dai bombardamenti di Israele e dalle azioni del suo esercito.

Una sensibilità esasperata dalla visione quotidiana nei Telegiornali e frequente nei Talk show televisivi,  per due lunghi anni, di dati sul numero crescente di vittime,  e di scene raccapriccianti, sui morti  e i feriti, e sulla fame soprattutto dei bambini, ripresi mentre si accalcano tendendo disperati le scodelle per il cibo: immagini entrate nelle nostre case, perché diffuse quotidianamente  dall’Ufficio della sanità di  Gaza sotto il dominio delle milizie di Hamas, il gruppo terrorista che governa la Striscia dominando la popolazione palestinese locale.

Hamas ha provocato la guerra di Israele mediate continui attentati  da forse vent’anni alla popolazione israeliana, con migliaia e migliaia di micidiali razzi giornalieri sulle sue abitazioni – dove sono stati ricavati bunker protettivi – culminati dell’orrendo massacro del 7 ottobre 2023, mai denunciato nei cortei, anzi in tanti casi non solo giustificato come legittima “resistenza palestinese”, ma lodato nell’invocazione gridata “Free Palestine, dal fiume al mare”, per eliminare  lo stato di Israele, che è l’obiettivo proclamato da Hamas a cui tende con le sue agguerrite milizie impegnate in azioni terroristiche. Nessun cartello né esclamazione contro Hamas,  neppure chiedendo la liberazione degli ostaggi innocenti sequestrati  e detenuti per due lunghi anni con crudeltà a Gaza dall’organizzazione che la governa e, lo ribadiamo, ha come scopo primario –  nello Statuto  e negli atti terroristici – la totale eliminazione di Israele, costretta alla guerra come salvaguardia vitale della propria  esistenza.

Ribadiamo anche –  perché ci sembra spieghi la mobilitazione popolare – che la visione  giornaliera del numero delle  vittime, precisando i bambini, e le scene orripilanti, anche con bambini in primo piano, di una guerra – che non è stata “sproporzionata” essendo la propria esistenza  il massimo valore da difendere fino all’ultimo –  hanno colpito l’immaginazione e la sensibilità collettiva, in un lavaggio del  cervello mai visto in occasione delle tante guerre locali del passato e neppure nella contemporanea guerra in  Ucraina pur così vicina a noi e così esecrabile e devastante. Eppure si tratta dell’aggressione della Russia a un paese sovrano, e non della reazione, non solo al più grave atto terroristico così feroce e disumano, ma alla volontà di annientare Israele che viene da Hamas nel suo governo di Gaza con diecine di migliaia di feroci miliziani che ne opprimono la popolazione.

Anche qui uno stato, Israele, contro un soggetto analogo a uno stato, Gaza dominata da Hamas, che la governa dopo aver vinto le elezioni nel 2007, senza più ripeterle, eliminando con atroci assassinii rappresentanti legittimi dell’Autorità Nazionale Palestinese – che nfatti non la riconosce – e negando ai civili palestinesi sottomessi, gli aiuti internazionali per costruire oltre 500 km di tunnel, anche sotto scuole e ospedali, dai quali ha organizzato gli attacchi distruttivi contro Israele, inoltre usando gli abitanti palestinesi come inermi “scudi umani”.

E’ eloquente l’analogia, per molti aspetti fondamentali, della reazione di Israele all’attacco terroristico di Hamas, con la reazione americana all’attentato terroristico dei terroristi di Al Quaida alle Torri Gemelle, la descriviamo di seguito.

Il primo confronto, la reazione americana all’attentato alle Torri Gemelle  :

L’accostamento dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 a New York e della  reazione con la guerra all’Afghanistan, all’attentato del 7 ottobre 2023 in Israele e la sua reazione con la guerra a Gaza, lo abbiamo fatto di recente con le parole che seguono, in 4 Post  sulla nostra pagina di  Facebook (raggiungibile con il nostro nome) dall’11 al 15 settembre 2025, nel 24° anniversario del tragico evento.

In primo luogo l’incursione nel cuore di Israele con l’uccisione barbara di 1200 persone inermi, massacrate con ferocia belluina nelle proprie abitazioni, e nel “Rave party” all’aperto, la festa di ballo dei giovani, 400 dei quali crudelmente assassinati, ha evidenti analogie con l’incursione distruttiva sulle Torri Gemelle, che uccise  3000 persone altrettanto inermi che vi si trovavano, comprese le vittime nel Pentagono e nei quattro aerei dirottati dai terroristi. Inoltre in Israele 250 persone inermi, di cui 30 bambini, portate via in modo criminale, ed è scorretto equipararle agli “ostaggi” che in determinate situazioni storiche venivano presi per rivendicazioni comprensibili; sono esseri umani “sequestrati” con violenza per farne oggetto di un ricatto, e gli scambi operati  con palestinesi condannati dalla giustizia israeliana anche a molti ergastoli, con un livello complessivo di 1 a 100, sono un’ulteriore violenza terrorista subita da Israele ma accettata perchè per la salvezza dei propri citatdini.

Tutto questo è stato compiuto selvaggiamente dall’organizzazione palestinese Hamas, terrorista come Al Quaida, che in più ha come obiettivo fondativo e dichiarato l’eliminazione dello stato di Israele. Di qui la forte reazione dello stato israeliano all’atto di guerra di Hamas del 7 ottobre 2023, al pari della forte reazione dello stato americano all’atto di guerra di Al Quaida dell’11 settembre 2001. E la guerra è sempre orribile, quali ne siano le motivazioni, perché comporta purtroppo tante atroci perdite di civili che si trovano nei territori in conflitto, oltre a pesanti distruzioni. E’ sempre, come disse un Ponteficie , una “inutile strage”.

Israele è oggetto di una condanna particolarmente aspra, si direbbe forsennata, che non ci fu per la reazione americana, come se i suoi governanti fossero stati  presi da un sadismo criminale, e come unici responsabili di una situazione che suscita giuste condanne, per le tante vittime, purtroppo al pari di tutte le guerre, sempre sanguinose. Mentre nelle manifestazioni attivate da ogni parte contro Israele – e anche negli interventi dei tantissimi che condannano aspramente soltanto il suo operato, pur censurabile per certi aspetti fondamentali – vengono di fatto ignorate le gravi responsabilità degli altri soggetti. In primis l’organizzazione terrorista di Hamas, ma anche altri facilmente identificabili e neppure nominati, mentre per Hamas lo si fa in modo frettoloso,  seguito sempre da “ma”…. che, nella formula discorsiva, rende irrilevante la prima parte della frase.

Nell’incursione terrorista di Hamas c’è stata l’aggravante della ferocia contro gli ebrei, più che bestiale e disumana, nella strategia di fondo volta all’eliminazione dello stato di Israele. Sia gli Stati Uniti che Israele hanno reagito considerandoli atti di guerra, e non iniziative terroristiche di singoli da perseguire con interventi limitati. Entrambi i paesi sono entrati subito in guerra: gli Stati Uniti nel territorio dell’Afghanistan dove i Talebani davano rifugio e protezione ai seguaci di Al Quaida; Israele nel territorio della striscia di Gaza, dominato da Hamas che aveva compiuto un attacco con tante vittime massacrate e aveva  sequestrato 250 persone inermi.

Nella guerra in Afghanistan le vittime sono stimate tra 46.000 e 176.000; a Gaza i servizi locali controllati da Hamas comunicano quasi giornalmente il numero totale di vittime – cosa mai avvenuta -riferendole implicitamente ai civili, come se non vi fossero vittime tra le milizie di Hamas, obiettivo dell’esercito israeliano; e si sottolinea il numero dei bambini, pari a un terzo, fatto del tutto inconsueto. In base a questi dati si condanna senza appello Israele per non rispettare nella guerra ad Hamas – perché è stata dichiarata tale – il principio di “proporzionalità” nella reazione ai 1200 morti; come se gli Stati Uniti avessero rispettato la proporzionalità rispetto alle 3000 vittime dell’attentato alle Torri Gemelle, pur essendo un atto terroristico tremendo ma isolato. .

Invece i dati della guerra all’Afghanistan, sopra citati, sono ben superiori e per loro non si è evocato il “principio di proporzionalità”, come avviene per Gaza, né ci furono manifestazioni popolari.   Mentre la “proporzionalità” non può essere applicata per Israele, trattandosi non di un atto terroristico isolato ma di un atto di guerra compiuto dalla  forza dominante che governa Gaza, e si colloca – è questa l’aggravante ineludibile – nella strategia di eliminarne l’esistenza, fino ad allora manifestata da quasi 20 anni, con persistenti incursioni di razzi, fino a costringere Israele a  trasformare in ogni abitazione  possibile bersaglio una stanza in bunker da rifugio antiaereo.

La strategia certificata formalmente e messa in atto nei fatti da Hamas, ha portato Israele alla guerra totale, divenuta inevitabile dopo tale “escalation”, per eliminare le sue milizie armate e difendere così la propria esistenza, una esigenza vitale rispetto alla quale non si può invocare alcuna “proporzionalità” da rispettare, avendo un valore incommensurabile.  E in quanto tal,e la guerra doveva raggiungere gli obiettivi che si era posta, non a fini aggressivi ma difensivi; le azioni belliche israeliane, che pure hanno seminato inenarrabili distruzioni e vittime, trovano una spiegazione, fino alla pur amara giustificazione, in questa necessità imprescindibile.  

La guerra degli Stati Uniti in Afghanistan, per eliminare Al Quaida, e la guerra di Israele nella striscia di Gaza, per eliminare Hamas, hanno provocato decine di migliaia di vittime, e questo è molto doloroso per tutti. I morti di Gaza, indicati per ottobre  in  65.000 persone, vengono considerati tutto civili impropriamente, lo ripetiamo, , ma vi sono ovviamente anche miliziani di Hamas, quasi il 20% secondo il Guardian, mentre la  stima di quasi il 50%  è di parte, venendo da Netaniau, premier di Israele. Ebbene, facendo leva sul numero totale, perché più impressionante, mentre basterebbe il numero corretto di civili, si è levata una furiosa condanna arrivata a considerare i tanti morti voluti sadicamente dal governo israeliano in un vero e proprio “genocidio” della popolazione palestinese. Accuse tanto più paradossali se si considera che dei circa 10 milioni di abitanti di Israele fanno parte circa 2 milioni di arabi palestinesi, nel rapporto di 1 a 5, anche con parlamentari nella Kessnes.

Detto questo, ciò che è avvenuto a Gaza appare inammissibile, le  allucinanti scene di affollamento nella Striscia, con vittime, anche bambini, mentre cercano in modo spasmodico il cibo, non si erano mai viste e hanno scosso fortemente la coscienza civile e il senso di umanità. I continui bombardamenti e la sistematica ossessiva distruzione –  fino alle ultime  50 Torri residenziali, altissimi edifici ritenuti punti di osservazione di Hamas da abbattere –  sono azioni inaccettabili anche in guerra. Tuttavia l’accusa solo a Israele sembra frutto di una prevenzione che non qualifichiamo per carità di patria, basti pensare all’uso del termine “genocidio” contro chi lo ha subito veramente, lo stato di Israele, nato come doverosa riparazione alla apocalittica disumanità nazista. E diciamo che l’accanimento contro Israele dinanzi all’orrore delle vittime civili a Gaza, sarebbe giustificato se lo accompagnasse un accanimento anche contro gli altri responsabili di questo, neppure citati e del tutto ignorati.

Gli abitanti dei territori dove è in atto un conflitto bellico, generalmente lasciano le zone sottoposte a un rischio mortale se non vi sono validi presidi di sicurezza come rifugi e simili. Ricordiamo gli sfollati dell’ultima guerra che venivano da Napoli martellata dai bombardamenti a Colonnella non esposta come punto di riferimento sulla collina delle formazioni aeree. Perché gli abitanti della striscia di Gaza vi sono restati affollandosi in incredibili masse umane come si è visto nelle raccapriccianti immagini continuamente e largamente diffuse? Mai si erano viste scene simili, come quelle umanamente strappacuore alla distribuzione del cibo.

E perché non hanno lasciato un territorio sotto le bombe e non più abitabile -per effetto dei continui bombardamenti di cui è giustamente accusata Israele – mentre nella guerra degli Stati Uniti all’Afghanistan furono 5,7 milioni i rifugiati che lasciarono il paese dopo il 2001, alla data del 2021 con l’accordo intervenuto ancora restavano 2,6 milioni di rifugiati fuori del paese, oltre a 4 milioni sfollati all’interno? Dall’Ucraina, dopo l’attacco russo del 2022, sono pià di 12 milioni gli abitanti che hanno lasciato il paese, dei quali 2 milioni circa ospitati nella confinante Polonia.

Ripetiamo la domanda, perché gli abitanti della striscia di Gaza sono restati sotto le bombe, per di più in un territorio completamente devastato, quasi nessun edificio in piedi, solo rovine e senza rifugi, quindi non vi era nessuna ragione di restarvi esposti al rischio mortale? Dovevano andare in altra zona non così esposta, per  potervi poi tornare, così hanno fatto gli afghani, così faranno gli ucraini. mai visti ammassarsi in una fascia di territorio ristretta, distrutta e sottoposta alle azioni belliche.

La nostra risposta è che i motivi evidenti per cui sono restati nella zona devastata dalla guerra – con  tante vittime civili nei persistenti bombardamenti, anche annunciati in anticipo, senza che evacuassero per sfuggire alle bombe – ci sembrano due: gli ostacoli insuperabili all’uscita dalla striscia posti da Hamas che ha voluto tenere i 2 milioni di palestinesi della Striscia di Gaza come scudi umani; e il rifiuto degli Stati arabi vicini di ospitarli come sarebbe stato doveroso, Egitto in testa che ha bloccato il valico di accesso, sebbene gli ampi spazi disponibili e le ricchezze di Arabia Saudita ed Emirati avrebbero potuto sopperire alle necessità di un numero così limitato.

Altrimenti perché sono restati in un territorio che, oltre a comportare rischi mortali per la vita, era del tutto inabitabile per la totale distruzione di ogni insediamento e dei servizi vitali per l’esistenza?  Non avrebbero perduto il diritto a tornare nella propria terra a conflitto concluso e ripristino di condizioni minime di vita, questo era stato assicurato nelle proposte non accettate di evacuazione. Quindi i motivi ci sembra siano quelli appena prospettati, ne sono responsabili Hamas e i paesi arabi “amici” dei palestinesi in modo solo ipocrito.

Ma nelle manifestazioni pro Palestina e anche nelle pur giuste unanimi reazioni delle opinioni pubbliche e delle nazioni  civili dinanzi alla situazione intollerabile nella striscia di Gaza, non ci si indigna affatto contro Hamas che, liberando gli ostaggi e deponendo le armi con le quali vorrebbe eliminare lo stato di Israele, avrebbe fatto cessare immediatamente tale situazione; e non ci si indigna contro i paesi arabi che avrebbero potuto accogliere gli sfollati palestinesi facendo cessare, per questa via, il massacro divenuto inevitabile restando in zona di guerra.

Invece ci si accanisce soltanto contro lo stato di Israele, come se fosse l’unico responsabile delle dolorosissime vittime civili e delle spaventose distruzioni, e non si comprende che è mosso da un insopprimibile spirito di sopravvivenza che passa per la fine della minaccia mortale delle milizie di Hamas nella striscia di Gaza, la cui eliminazione è stata ritenuta vitale per scongiurare la propria eliminazione; ed è considerato vitale voler preservare la sicurezza del proprio popolo preso di mira quotidianamente da razzi e missili da Gaza sulle abitazioni di Israele trasformate in rifugi. Non ci stanchiamo mai di ripeterlo.

Perché si è preteso di fatto che lo stato di Israele accettasse la minacciosa permanenza nella striscia di Gaza delle milizie di Hamas che, oltre al massacro di civili del 7 ottobre 2023,  vogliono eliminarlo ponendo fine alla guerra senza aver raggiunto gli obiettivi considerati vitali per i quali è stata iniziata? E’ la domanda che sorge spontanea. Anche se ua ferma condanna si può fare al governo di Israele per la strategia basata sui bombardamenti distruttivi per due lunghi anni con tante vittime innocenti, per di più inefficaci a sradicare le milizie di Hamas protette anche dai tunnel; invece della ben più efficace azione via terra con ultimatum ad Hamas e con i civili spinti ad evacuare, da adottare fin dal primo momento. Entrando a Gaza con le sue truppe poteva ordinare il disarmo e la resa di Hamas insieme alla riconsegna degli ostaggi, e dinanzi al rifiuto esigere l’evacuazione dei civili, senza seminare per ben due anni distruzione e morte. Il rifiuto sul campo di Hamas avrebbe giustificato il prosieguo dell’azione bellica per stanare le milizie senza fare prima piazza pulita come invece è avvenuto.

Ma perché, ripetiamo, tanto accanimento solo contro lo stato di Israele, pur se anch’esso da condannare per questo suo inammissibile errore e per suoi colpevoli eccessi che hanno comportato l’”inutile strage” di diecine di migliaia di innocenti vittime civili, e di tanti bambini, con le milizie terroriste alquanto protette dai tunnel? Perché nessuna azione di condanna e neppure una semplice critica ai vicini paesi arabi che non hanno accolto gli sfollati dalla Striscia di Gaza, lasciandoli esposti agli effetti mortali del conflitto bellico e della pur gravissima carestia?

E soprattutto perché nessuna azione di condanna e neppure una semplice critica ad Hamas che, deponendo le armi e riconsegnando gli ostaggi, avrebbe evitato l’ecatombe di vittime civili, donne e bambini, giustamente condannata, ma che avviene sempre e dovunque in ogni guerra, e questa è una guerra per di più con un insostenibile affollamento in zone distrutte? Perché sono considerati unici colpevoli gli israeliani responsabili delle tante vittime innocenti, come quelle della striscia di Gaza, anche se è minacciata la sopravvivenza del loro popolo, e non le milizie di Hamas che vuole eliminare Israele “dal fiume al mare” e i paesi arabi con vasto territorio e larghissime disponibilità economiche, che non hanno accolto gli sfollati dalle abitazioni pur colpevolmente distrutte –  e sono soltanto 2 milioni, ripetiamo – salvandoli dalla guerra e dalla carestia?

Facendo seguito alla nostra evocazione della tremenda situazione in cui si è trovata Gaza, queste sono domande che ci assalgono e ci sentiamo di ripetere più volte con forza, in una insistenza giustificata dal fatto che le gravissime colpe di Hamas e dei paesi arabi vengono non solo sottovalutate ma del tutto ignorate. Abbiamo accostato la tragedia dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 agli inermi civili di Israele alla tragedia dell’attacco di Al Quaida agli inermi civili che si trovavano nelle Torri Gemelle e non solo l’11 settembre 2001.

Prossimamente, un ulteriore accostamento della guerra di Gaza, lo faremo con la guerra in Ucraina, seguito dall’inconcepibile irrisione alla nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenuta alla spettacolare firma dell’Acordo di pace a Sharm el Sheik, con la cui evocazione abbiamo aperto questo articolo. Invece di citare l’elogio rivolto solo a lei – tra i 20 capi di Stato e di governo intervenuti. dal presidente americano Trump per il suo “ottimo lavoro”, nel momento più solenne della firma, lo si è nascosto in modo scorretto per usare un eufemismo, e non ritenerlo voluto.

E lo si è nascosto, mentre andava messo in primo piano, in un modo divenuto ossessivo per la pervicacia anche molti giorni dopo, in una sorta di indegno dileggio dinanzi a una espressione scherzosa e comunque ammirata del presidente, rivoltale in un momento ben successivo del tutto informale, anch’essa peraltro seguita da un elogio, altrettanto “oscurato”.  

Parleremo ampiamente di quest’altra, sia pure marginale alterazione della realtà, dopo aver ripercorso alcune alterazioni macroscopiche della realtà nella terribile vicenda di Gaza. Che speriamo avviata a soluzione, intanto è arrivato il “cessate il fuoco”. E non è poco, anche se manca tanto, forse ancora tutto per la pace definitiva. Ma siamo al primo fondamentale passo, non più versamento di sangiue innocente, sono terminati i devastanti bombardamenti e le altre azioni belliche. Ci sembra sia veramente provvidenziale. .

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Le prime 15 immagini presentano – con le foto alternate a quelle di Gaza – scene delle principali manifestazioni in Italia pro Palestina e contro Israele, con in vista i relativi striscioni, in particolare a Roma e Milano, Torino e Venezia, considerando che ci sono state manifestazioni in tante altre città, particolarmente a Bologna, Genova e Napoli, con analoghi striscioni; le ultime due foto delle manifestazioni danno un’idea degli incidenti avvenuti con le forze dell’ordine, in particolare a Roma e a Torino, anche all’insegna del “blocchiamo tutto” evidente in alcuni striscioni, oltre che nelle parole d’ordine. Alternate alle immagini delle manifestazioni ora citate, le forti immagini a Gaza, che rappresentano scene tragiche delle morti e scene dolenti della fame e della disperazione nella Striscia, conseguenti alla guerra di Israele con bombardamenti distruttivi e tanto spargimento di sangue . La galleria di immagini si chiude, nelle due fotografie finali, con l’immagine straziante del dolore di una madre con in braccio il corpo del suo piccolo che la guerra ha strappato alla vita, e quella altrettanto straziante di un padre che tiene anche lui in braccio disperato la sua banbina uccisa dalla guerra. Tutte le immagini sono state tratte dai siti web di seguito indicati, precisando che sono imserite nel testo a mero scopo illustrativo, senza alcun intento economico o pubblicitario; qualora non fosse gradita la pubblicazione di qualche immagine, verrebbe rimossa immediatamente previa richiesta del rispettivo sito nello spazio del commenti. Si ringraziano i titolari dei siti per l’opportunità offerta. Ecco i siti, in ordine di inserimento delle immagini: Rai news, RSI, venezia mondo, la repubblica, milano today, la repubblica, roma today, unicef, torino oggi, france 24, contropiano, il messaggero, il messaggero, RTL 102 . 5, la repubblica, vaticano new, la repubblica. Di nuovo grazie a tutti i titolari dei siti citati.