di Romano Maria Levante
Nel nostro 1° articolo pubblicato ieri sui tanti perchè?, rimasti aperti rispetto ad importanti eventi in campo politico-economici del 2025, ai quali su chiede una risposta – anche se spesso sono domande retoriche, data la loro evidenza – abbiamo rievocato le discussioni e polemiche sul “Manifesto di Ventotene” e il “Caso Almasri”, nei due articoli successivi, previsti per i prossimi due giorni, prima della fine dell’anno 2025 cui si riferiscono, tratteremo, nel 3° di Gaza e della Manovra economica per il 2026, e nel 4° e conclusivo, della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con il sindacato Cgil e gli ultimi avvenimenti. In questo 2° articolo abbiamo voluto interporre una “pausa di riflessione” per inquadrare le discussioni e polemiche sui temi richiamati in alcune sedi popolari in cui si sono svolte, precisamente nei “talk show” politici televisivi quotidiani e settimanali; inserendo anche parecchi perchè?. Ne è venuto fuori un panorama che potrà stupire chi li segue o meno e li immagina diversi, e magari sarà attirato a verificare se le sue impressioni collimano con le nostre, “provare per credere”.

conduce anche il quotidiano serale “5 minuti”
Entriamo così in un campo, quello della comunicazione con i “talk show” politici televisivi, sul quale non dovrebbero esserci problemi, dato che è del tutto libera e pluralistica nel nostro sistema democratico. Invece si nega che ci sia questa libertà, molte volte proprio da coloro che la esercitano legittimamente, e parlano di Tele Meloni attaccando direttamente la RAI, Servizio pubblico che non dovrebbe essere filo governativo, anche se non sembra lo sia, almeno molto meno del passato; ma riferendosi all’intero panorama dei “talk show” politici televisivi, reti private comprese. Parleremo della RAI, precisamente per le reti Rai 1 e Rai 3, e dei canali privati, in particolare “La 7” e Mediaset per Rete 4, nel nostro confronto personalissimo da telespetattore assiduo ai “talk show” politici senza prevenzione nè appartenenza partitica.
“Talk show” della RAI, su Rai 1 e Rai 3
Al riguardo è stato dimostrato, con i dati dei minutaggi, che su Rai 1, la presenza della presidente del Consiglio Meloni nel TG è inferiore a quella dei presidenti del Consiglio precedenti, con l’opposizione ben rappresentata. Ma, a parte questo, tornando ai “talk show”, il trisettimanale “Porta e porta” su tale rete, per di più nella tarda serata – oltre al preserale di soli 5 minuti – non appare di certo sbilanciato, il super navigato conduttore lascia esporre alle diverse parti, sempre presenti, i rispettivi punti di vista limitando al massino i propri interventi, senza interrompere nè contraddire, una lezione di giornalismo di un maestro riconosciuto.

Mentre su Rai 3, rete, sempre del servizio pubblico, c’è il “talk show” politico settimanale “Lo stato delle cose”, con l’intervista iniziale del conduttore stabimente a Michele Santoro, una conversazione equilibrata, anzi monologo-predicazione del personaggio, di certo non filo governativo, sembra di essere su “La 7”. E poi inchieste approfondite su fatti rilevanti senza la benchè minima speculazione politica. In seconda serata ogni sera “TG3 Linea notte” passa in rassegna gli avvenimenti del giorno altrettanto equilibrata, e comunque non filo governativa. Mentre di domenica con replica il sabato, la trasmissione di inchiesta, “Report” sembra impegnata per lo più contro i partiti e personaggi del governo, in servizi che arrivano a violare la “privacy” o comunque indagano al limite dell’ammissibilità in tale direzione. D’altra parte, la riforma della RAI fu fatta dal governo di centro-sinistra con presidente del Consiglio Matteo Renzi, e dispose l’Amministratire delegato di nomina governativa; comunque la Commissione parlamentare di vigilanza sulle tecomunicazioni è sempre titolata ad intervenire.
I “talk show” politici nelle Reti private di costnte critica al governo sembrano prevalere su quelli di diverso orientamento, e può sorprendere sentendo parlare di Tele Meloni. Passiamo in rassegna le trasmissioni, quotidiane e settimanali, sui due canali, “La 7” e “Mediaset”, con le Reti forse più impegnate, in campi apparentemente opposti. Diciamo apparentemente, perchè mentre i “talk show” su “La 7” manifestano un’evidente posizione critica verso il governo, in Mediaset “Rete 4” riserva delle sorprese, almeno una eclatante, per chi si aspettava una posizione filo governativa data la sua origine e proprietà. Lo vedremo.

“Talk show” su “La 7”, quotidiani per l’intera giornata e settimanali
Nella Rete “La 7”, i “talk show” politici occupano gran parte della giornata come nessun’altra rete, dalla mattina alle ore 8,30 al pomeriggio alle 17,30, salvo l’intervallo del Tg delle 13,30, più la ripresa subito dopo con un nuovo “talk show” che termina alle 17,30; poi, dopo il Tg delle ore 20, altro “talk show”, il tutto quotidiano; più due “talk show” settimanali per l’intera serata, il martedì e il giovedì. Impegno meritorio nel diffondere l’informazione politica, però sbilanciata sul piano di una critica costante al governo che, a parte l’assoluta legittimità di tale rientamento, sembra viziata da una visione unilaterale che la trasforma in propaganza palese in un giornalismo che si serve di oscuramemto e tacitazione delle posizioni non condivise.
Ebbene, perché, salvo i primi due talk show del mattino, fino alle ore 11, meritoriamente equilibrati, tutti gli altri sono volti in modo fazioso contro il governo, con i conduttori impegnati, sia pure in modo diverso, ma sempre combattivo, contraddicendo sempre e spesso interrompendo i politici governativi, e mai gli oppositori, presentando filmati, anche di data remota, e cartelli con dati parziali sempre negativi per il governo?. E’ vero che il giornalismo viene considerato il “cane di guardia” che controlla il potere, ma non dovrebbe oscurare nè tanto meno falsare la realtà dei fatti e tacitare voci diverse.

La trasmissione settimanale “di martedì”, su “La 7”, è unilaterale, per usare un eufemismo, oltre ogni limite, nella sua impostazione e svogimento, si stenta a crederci. Di qui la domanda, perché dalla prima serata alla tarda notte il conduttore intervista ad uno ad uno singoli politici e giornalisti a volte 8 , ma tutti, nessuno escluso, di opposizione, presentando a ciascuno gli stessi cartelli con dati contrari al governo, neppure uno con i dati invece favorevoli, chiedendo cosa ne pensano, quasi che la risposta non fosse scontata? Al di là dell’orientamento, del tutto legittimo anche se esageratamente sbilamciato, fino ad apparire fazioso, nonostante la neutralità a parole del conduttore, è giornalismo equilibrato questo?
Segue l’interrogativo: perché ridurre a propaganda senza un minimo di confronto quella che altrimenti sarebbe utile e, ripetiamo, meritoria informazione? E perché cercare di rimediare al termine della serata, oltre la mezzanotte con un apparente “panel” di almeno 7 politici e giornalisti, con solo due filogovernativi, che non hanno neppure un minuto per parlare, vengono interrotti, spesso“stoppati” dal conduttore? Sembra il nostro un rilievo eccessivo, di parte, provare per credere, basta seguire interamente una trasmissione per averne conferma e si rimarrà, come noi, esterrefatti .

Appaiono invece meritorimente equilibrati i due “talk show” che aprono la giornata, “Omnibus” e “Coffee break”, ci sono confronti con il giusto spazio alle parti, conduttori neutrali. Ma dalle ore 11 in poi, una “escalation” di critica antigovernativa, con vistosa partigianeria, che inizia con “L’aria che tira”, a fine mattinata, anche se contenuta per il conduttore che non vuol sembrare troppo sbilanciato. Ma si scatena con “Tagadà” nel pomeriggio, la conduttrice sempre irridente a volte in modo sfacciato, che contraddice sempre e soltanto i partecipanti filo governativi, con delle continue insistenze – anche quando viene sorpresa da ospiti che si aspettava condiscendenti sulle sue argomentazioni – imponendo una dialettica faziosa e indisponente.
Ma si va ancora oltre nel serale di “Otto e mezzo”, una sorta di livore contro la Presidente del Consiglio sembra prendere la conduttrice, che coinvolge la presidente del Consiglio Meloni nella sua sfacciata avversione anche su temi cui è estranea, e interrompendo bruscamente l’intervento di chi ne difende l’operato in modo motivato, pur soverchiato dagli ospiti avversi per lo più in maggior numero. In una lontana intervista alla Meloni, riportata in questi giorni sui “social” in modo laudativo, arrivò a sbattere le carte sul tavolo, non sopportando le sue risposte, ovviamente la Meloni non è stata più a “Otto e mezzo”, ma di recente al Tg La7 con il Direttore grande professionista.

Ben più garbato, ma ugualmente partigiano nella stessa direzione antigovernativa, il domenicale “In onda” , con il tandem di una conduttrice schierata e il “socio” conduttore solo in apparenza più equilibrato. La trasmissione di ieri 27 dicembre ne dà una sintesi eloquente, i temi sono stati la riforma della Corte dei Conti e la riforma della Giustizia, anche rispetto alla data del Referendum. Ecco il nostro minutaggio approssimato: per l’antigovernativa Rosy Bindi, 11 minuti circa in 2 interventi di 4 minuti l’uno, e due minori di 1,5 minuti l’uno, sempre all’incirca; più due interventi nella direzione critica al governo della vice presidente di Open.on line, di 1,5 minuti ciascuno per circa 3 minuti in tutto. Totale opposizioni 14 minuti, quasi un quarto d’ora. Per il filo governativo Pietro Senaldi 2 interventi di circa 1,5 minuti l’uno, 3 minuti in tutto, ma non perchè è stato breve, è stato interrotto senza poter poi proseguire sullo stesso tema. Ma non solo 14 minuti contro 3 minuti, i siparietti soprattutto della conduttrice altrettanti “assist” alle due oppositrici, con il suo assenso durante i loro interventi. Tutto legittimo e atteso, data la linea della rete “La 7”, ma un po’ di misura non guasterebbe.
Del “talk show ” settimanale del martedì abbiamo detto, l’altro settimanale del giovedì, “Piazza pulita”, è anch’esso in una opposizione evidente, c’è anche stabilmente un contatore irridente sulla assenza della presidente Meloni dal confronto con la stampa, interrotta peraltro dall’intervista data al direttore del Tg proprio su “La 7”. Ma almeno presenta indagini, pur a senso unico e a volte ai limiti dell’accettabilità, ma non esclude, come quella del martedì, dei contraddittori, pur se spesso i filo governativi sono interrotti fino ad essere tacitati dal conduttore, per gli altri atteggiamento invece condiscendente. Ma con una qualche misura.

“Talk show” di Mediaset, su “Rete 4” quotidiani e settimanali
Si potrebbe dire che il canale considerato filogovernativo, Mediaset, perché di proprietà berlusconiana, riequilibra questo sbilanciamento delle reti private, almeno di “La 7” , ebbene non è così. Su “Rete 4”, la più impegnata in questo campo, il “talk show” quotidiano serale “4 di sera“è perfettamente equilibrato, non filo governativo, sia negli ospiti di entrambe le parti sia soprattutto nel conduttore che si limita ad una introduzione neutrale lasciando parlare, mai contraddicendo o interrompendo; anzi, nelle interviste sempre presenti da luoghi pubblici, come caffè, ristoranti o altri, a persone qualsiasi, il più delle volte viene criticato ciò che viene fatto risalire al governo, dalla sanità alla sicurezza, e altro ancora, senza una scelta di parte.
Poi, nel “talk show” bisettimanale, “4 di sera week end” , che diventa quotidiano serale “4 di sera news” nel periodo festivo, ci sono due conduttori di opposto orientamento invece dell’unico neutrale dei giorni feriali, e non avviene nelle altre trasmissioni poliriche: la conduttrice contraddice quasi sempre le affermazioni del collega quando sono orientate a favore del governo. Un modo originale di cercare e trovare l’equilibrio.

lo condcono anche come quotidianio serale nel periodo estivo
Nei “talk show” settimanali, sempre su “Rete 4”, il lunedì “Quarta Repubblica” ha un conduttore del quotidiano “Il Giornale”dichiaratamente filo governativo, ma sempre con contraddittori e senza prevaricazioni. L’impeto del conduttore è sul rilievo delle materie, ma argomentando e lasciando spazio agli oppositori nei temi trattati; poi a conclusione della serata, scherzoso confronto a due fuori dal politicamente corretto, è la farsa finale del teatro antico, non rientra nella nostra valutazione comparativa un “divertissement” tra amici, pur ragionato.
Il giorno di martedì, invece, sulla stessa rete, “C’è sempre Carta Bianca” con un orientamento nettamente anti governativo, come dimostra in tutta evidenza la conduzione di segno opposto, rispettabilissima ma faziosa. Lo si vede dai temi scelti e da alcune sfacciate condivisioni di posizioni estreme e irritanti, come quella di un ospite che non ha fatto parlare il presidente dell’Associazione amici di Israele; per di più la coduttrice ha reinvitato più volte l’ospite così prevaricatore fornendogli anche tanta pubblicità editoriale. La trasmissione prenatalizia ha superato le altre nell’orientamento anti governativo, servizi e dibattito fortemente sbilanciato verso gli oppositori sulla “Manovra economica” in modo palesemente parziale nell’ometterne del tutto i punti di forza innegabili e ingigantendo aspetti trascurabili, persino norme non inserite nel provvedimento. Tornerà il 13 gennaio 2026, speriamo che la lunga interruzione porti consiglio, altrimenti per noi resta imbarazzante.

conducono “4 di sera news” nel qoitidiano serale delle feestività dal 18 dicembre al 6 gennaio 2026
Il mercoledì, invece, una trasmissione che sembra equilibrata, è “Real Politik”, molto recente, non filo governativa, con un ritmo mlto veloce, il conduttore taglia spesso gli interventi ma solo per dare ritmo, senza preferenze, almeno in apparenza. Il giovedì, con “Dritto e rovescio”, torma il conduttore di “4 di sera”, confermando il grande equilibrio, la presenza delle diverse parti senza prevalenze, e il “non intervento” per contraddire, veramente esemplare. Fino alla domenica quando, almeno in certi periodi, come gli attuali festivi, si aggiunge “Zona bianca”, un conduttore equilibrato, anche se più deciso del precedente, dà la parola ai diversi esponenti seza mostrare preferenz nè contrastare, e se si scatena la gazzarra chiude i microfoni e passa avanti.
Una domanda finale: perché “Rete 4” è equilibrata nei “talk show” giornalieri e settimanali, a parte quello del martedì vistosamente antigovernativo, pur se la proprietà farebbe pensare l’opposto, mentre non avviene per “La 7”, di cui abbiamo prima evidenziato l’orientamento vistosamente sbilanciato de “talk show” politici, 3 giornalieri e 3settimanali? Fermo restando che sono legittimate e liberissime di schierarsi, ma una non si schiera mentre l’altra lo fa in modo vistoso. Perchè? Si potrebbe rispondere che, a fronte di questi orientamenti non certo filo governativi dei “talk show” nelle televisioni private, la RAIi sarebbe schierata a favore del governo, più di come è sempre stato, soprattutto da parte della rete anmmiraglia “Rai 1”, con la maggiore “audience”. Tanto che viene denunciata come “Tele Meloni”, ma all’inizio abbiamo già risposto che la realtà è ben diversa, non certo squilibrata.

Un “leit motiv” comune, la “Costituzione antifacista”
Uscendo da questi rilievi specifici, su un piano più generale, in ogni “talk show” si evoca molto spesso la “Costituzione antifascista” come argine ad espressioni non condivise dalle sinistre che accusano di violarla chi si permette di esporre il proprio libero pensiero senza pregiudizi. E’ stato così per le critiche all’uso del ”Manifesto di Ventotene”, è così per la recentissima polemica sulla mostra “Più libri più liberi” che avrebbe dovuto estromettere la piccola casa editrice “Verso il bosco” perché pubblica libri di autori “nazisti e fascisti”; una polemica molto aspra, sebbene il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, abbia respinto la richiesta in nome della libertà di espressione, seguita da rinunce a partecipare, dissensi da altre case editrici che hanno manifestato coprendo di un velo nero i propri libri esposti, e così via.
Mentre nella festa di “Atreju”, del partito di maggioranza “Fratelli d’Italia” accusato di nostalgie fasciste – anche con infiltrazioni nel loro movimento giovanile – c’è stata la presentazione del libro che evoca con merito la Resistenza in toni fortemente antifascisti, con una “lectio magistralis” dell’autrice Chiara Francini. Una vera e propria lezione dmocratica ai proclamati sedicenti… antifascisri che invece dimostrano con l’ostracismo anche verso la storia – espressa in libri d’epoca – di comportarsi da nuovi fascisti. Mentre “Atreju” è risultato esemplare, come l’ispirata Francini, al contrario di chi ha cercato di boicottare la manifestazione del pensiero in forma editoriale riassunta nell’intitolazione della mostra “Più libri più liberi”.

che conduce anche il quotidiano serale “4 di sera”
A parte questi due eventi emblematici, posti a confronto, sulla Costituzione definita “antifascista” nascono degli interrogativi, senza risposta, nessuno la fornisce. Perché non si replica che sarebbe limitativo, riduttivo e offensivo considerarla solo “antifascista” – cioè “anti” un partito dissolto il 25 luglio 1943 – mentre è “anti” ogni autoritarismo e discriminazione, ogni dittatura e azione antidemocratica, presente in regimi ben attuali, come era nel fascismo che non c’è più da oltre 80 anni? E poi, perché non si onorano i Padri costituenti, cui si deve quella che è meritoriamente la Costituzione più bella del mondo, per aver superato le ferite ancora aperte, inferte dall’oppressione fascista – il presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini era reduce da 25 anni nelle prigioni fasciste – e nonostante fossero ancora brucianti non hanno citato il fascismo né i fascisti nei 139 articoli del corpo costituzionle, di “una Repubblica fondata sul lavoro” e non sull’antifascismo?
Non basta. perché non riconoscere la loro grandezza nell’averne reso la forza democratica sempre viva e attuale citando il fascismo, già dissolto, soltanto nella XIII delle XVIII “Disposizioni transitorie e finali” ma non come ideologia, bensì come partito con questa semplice disposizione: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”? E perché viene ignorato che tale disposizione termina nella ricerca di una evidente pacificazione con la conclusione secondo cui “In deroga all’art. 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”?

conduce anche il preserale “10 minuti”, dal 22 dicembre. al 4 gennaio ‘2025 Alessandro Sallusti
Fino a chiederci, perché ora si criminalizzano innocue – quanto non condivisibili – espressioni di pochi nostalgici, fino a qualche canzone carpita all’interno di sedi giovanili di destra di pochi adolescenti indicati come pericolo per la democrazia? Aggiungiamo, ad abundantiam, perché non si ricorda l’amnistia del Ministro della Giustizia dei reati dei fascisti, e si trattava di Palmiro Togliatti; e la dichiarazione di incostituzionalità del reato di “apologia del fascismo” della legge Scelba del 1952 quando l’apologia non è volta alla “ricostituzione del disciolto partito fascista” – si badi bene, del “disciolto” – in quanto antidemocratico, autoritario e dittatoriale; tanto che nel dopoguerra, macque un partito dal nome “Fascismo e libertà”, qualifica che lo contrapponeva a quello “disciolto”, in cui venivano oppresse le libertà, quindi fu ammesso e con breve vita proprio perché ignorato, al contrario di ciò che avviene oggi anche per segni di evocazione nostalgica isolati e inoffensivi però enfatizzati?
Ci scusiamo per questa parentesi sulla “Costituzione antifascista”, è giustamente “antifascista”, anche ma non solo, e ripetiamo: perchè non si considera limitativo e offensivo per il suo valore permanente circoscriverla a un qualcosa superato dalla storia e dissoltosi da 82 anni e mezzo, e perchè se si vuole chiamarla “antifascista non si aggiunge subito “antiautoritaria, antidittatoriale, antidiscriminazioni, fino ad anticomunista”, per contrapporla a regimi purtroppo presenti? . Ma non si risponde a questi interrogativi, sembra si ignori che il fascismo deve essere totalmente dimenticato dopo la condanna della storia, senza venire continuamente evocato da chi sbandierando l’”antifascismo” lo fa rivivere. Come accennato all’inizio, i tanti “perchè?” non finiscono con questo excursus sui “talk show” politici televisivi, e la … coda finale, ci sono quelli su temi ben più importanti, internazionali come Gaza, e nazionali come la Manovra economica per il 2026 della “Legge di bilancio” e gli interrogativi che riguardano la Presidente del Consiglio fino al maggiore sindacato, la Cgil oltre agli ultimi avvenimenti. Nei prossimoi due articolo i “perché” su tutti questi temi..

Info
I temi degli altri 3 articoli sugli interrogativi del 2025 – il 1° pubblicato ieri 27 dicembre, il 3° e il 4° previsti per domani 29 e per la vigilia dell’ultimo dell’anno – sono stati già trattati in questo sito in articoli appositi, ai quali sono riferiti i tanti perchè? dei tre articoli attuali, nel loro “Info” finale ci sono i relativi riferimenti. Il tema dei “talk show” di questo 2° articolo non lo abbiamo mai trattato, è una “new entry” speriamo gradita. Abbiamo però trattato il tema ricorrente dell”antifascismo” nell’articolo “Il 25 aprile nell’80° anniversario, un omaggio doveroso ai Caduti, una festa nella concordia nazionale”, 25 aprile 2025. Come gli altri tre articoli, anche questo viene condiviso sulla pagina di Facebook intitolata all’autore “Romano Maria Levante” il giorno stesso della pubblicazione sul nostro sito.
Photo
Le 14 Immagini forniscono un panorama di alcuni dei pià importanti “talk show” televisivi, quotidiani e settimanali, di tre principali canali televisivi: la RAI su due reti, Ra 1 e Rai 3, “La 7”, e “Mediaset” su Rete 4. Titoli e conduttori immettono idealmente nelle loro trasmissioni, in una evocazione che può risultare utile sia a coloro che ne seguono almeno alcuni, sia per coloro che non li conoscono: gli uni e gli altri possono essere interssati a confrontare le loro impressioni con quelle esposte nell’articolo con spirito giornalistico e senza appartenza politica. Chi scrive, se Dio vorrà, “festeggerà” il prossimo 13 maggio 2026 il 60° anno di ininterrotta iscrizione all’Odine dei giornalisti – avvenuta il 13 gennaio 1966 dietro presentazione di 100 articoli pubblicati sulla stampa – quindi si è sentito stimolato quant’altri mai dal giornalismo televisivo che ha potuto mettere a confonto e valutare, in chiave perosnale ovviamente, rispetto alle realtà di riferimento. Le immagini dei “talk show” televisivi, inserite qui per la prima volta, sono tratte dai siti web di pubblico dominio di seguito citati, e inserite a puro scopo illustrativo senza intenti di natura commerciale o pubblicitaria, si ringraziano i titolari per l’opportunità offerta; qualora il titolare di qualche sito non approvasse l’inserimento di talune immagini, saranno subito eliminate su semplice richiesta avanzata nello spazio dei Commenti. Ecco i siti, in ordine di inserimento nel testo delle immagini: rai, virgilio; youtube.attualita.la7, tagada, la 7, punto.zip, il riformista, ansa, tv blog, sorrisi e canzoni tv, teleboy, mediaset infinity, qui mediaset. Di nuovo grazie a tutti. Le prime 2 immagini riguardano i talk show” politici della RAI: in apertura, Rai 1. Il trisettimanale in 2^ serata “Porta a Porta“, con Bruno Vespa, conduce anche il quotidiano serale “5 minuti”; segue, Rai 3. Il settimanle del lunedì, “Lo stato delle cose”, con Massimo Giletti. Le successive 6 immagini sui “talk show” del canale “La 7”: Il quotidiano della tarda mattinata, “L’aria che tira”, con David Parenzo, e Il quotidiano del primo pomeriggio, “Tagadà”, con Tiziana Panella; seguono, Il quotidiano serale, “Otto e mezzo”, con Lilli Gruber e Il settimanale in 1^ serata del martedì, “Di martedì”, con Giovanni Floris; quindi, Il settimanale del giovedì “Piazza pulita”, con Corrado Formigli, e Il settimanale serale della domenica, “In onda”, con Marianna Aprile e Luca Telese. Le ulteriori 6 immagini i “talk show” di Mediaset su “Rete 4” : Il bisettimanale serale, “4 di sera week end”, con Francesca Barra e Roberto Poletti, e Il settimanale in 1^ serata, del martedì, “E’ sempre Carta Bianca”, con Bianca Berlinguer; poi, Il settimanale in 1^ serata del giovedì “Dritto e rovescio”, con Paolo Del Debbio, che conduce anche il quotidiano serale “4 di sera”, e Il settimanale in 1^ serata del lunedì, “Quarta Repubblica”, con Nicola Porro, che conduce anche il preserale “10 minuti”; infine, Il settimanale in 1^ serata del mercoledì”, “Real Politik”, con Tommaso Labate e, in chiusura, Il settimanale in 1^ serata della domenica; , “Zona bianca”, con Giuseppe Brindisi.
