Pubblicato in www.abruzzocultura.it il 2 gen. 2009. Ripubblicato in www.arteculturaoggi.it il 20 gen. 2026
di Romano Maria Levante
Una premessa per inquadrare, nel contesto di allora, l’intervista che segue, pubblicata il 2 gennaio 2009 nel sito giornalistico www.cultura.inabruzzo.it. che ripubblichiamo oggi in questo nostro sito. La facciamo seguire all’articolo ” Il cielo sopra Pietracamela. I gruppi di faggi e i lucchetti dell’amore,” ripubblicato anch’esso una settimana fa, l’8 gennaio 2026, diciassette anni dopo la prima pubblicazione l’8 gennaio 2009 nel sito appena citato. Abbiamo voluto sottolineare tale ricorrenza per noi speciale, perché quell’articolo fu l’inizio del nostro giornalismo culturale ” on line” su siti Internet, giunto a 1300 ampi servizi su mostre ed altri eventi culturali – dopo decenni di giornalismo economico su carta stampata, collaborazioni a diverse Riviste e a un quotidiano, e con la Direzione responsabile del periodico politico-economico “Nuova Dimensione”, e poi del priodico culturale “L’ oleandro”, sempre a stampa.

Questa intervista, uscita sei giorni prima dell’articolo appena citato, fece da battistrada, perché interessò l’intervistatore al punto che chiese all’autore del libro, subito dopo aver pubblicato l’intervista, una collaborazione fissa da Roma al sito web prima indicato e ai due siti paralleli – archeorivista.it per l’arte antica e fotografia.guida consunatore.it per l’arte fotografica – di cui era vice-direttore. L’ intervista la chiese dopo aver letto il romanzo-verità dell’autore, di cui parlò anche in una televisione locale e poi recensì nel periodico abruzzese “La Città'” . Per completare la cronaca, precisiamo che gli era stato dato il libro, nell’ottobre 2008, in sede di presentazione alla Banca di Teramo della ristampa del libro di Papini ” Storia di Cristo” , con il presidente della Banca Antonio Tancredi, il direttore del Tg2 Mauro Mazza e il giornalista Simone Pietro Gambacorta. E’ Gambacorta l’intervistatore vice-direttore del sito che trasmise, inaspettato, per e mail, 20 domande scritte la mattina del 31 dicembre 2008: le risposte furono completate prima della mezzanotte dopo una pazza giornata di fine anno al Computer, inviate per e mail il giorno di Capodanno, immediata integrale pubblicazione sul sito il 2 gennaio 2009, sei giorni dopo l’inizio effettivo della collaborazione con l’articolo citato l”8 gennaio 2009.

Protagonista è sempre Pietracamela, il “nido delle aquile” alle falde del Gran Sasso, “natio borgo selvaggio” dell’autore del romanzo-verità ispirato liberamente a una storia di emigrazione vissuta da vicino. Le risposte all’intervista ne evocano i momenti, i contenuti, e soprattutto l’autentica e appassionata immedesimazione dell’autore. Nella ripubblicazione odierna abbiamo illustrato l’intervista con immagini – non inserite nella iniziale pubblicazione – per le quali l’Autore ha volutamente rinunciato alle proprie fotografie, ma le ha tratte dalla “chat pretaroli”, peruna condivisione corale della Comunità di paesani nell’evocare visivamente l’ambiente di allora da cui partivano gli emigranti, con qualche immagine finale della destinazione nelle lontane Americhe. Simone Pietro Gambacorta, ripetiamo, é l’esperto giornalista che ha intervistato Romano Maria Levante, autore del romanzo “”Rolando e i suoi fratelli. L’America!”, Editrice Andromeda, dicembre 2006. pp. 366. Alle sintetiche domande in grassetto-corsivo seguono in tondo le risposte.

Le domande di Simone Pietro Gambacorta e le risposte dell’autore del libro Romano Maria Levante
“Rolando e i suoi fratelli…” è una storia d’emigrazione. Dall’Abruzzo allì’America… come mai ha scelto di affrontare questo tema?
La mia non è stata una scelta, o meglio non è stata consapevole, bensì istintiva. Perchè è il tema dell’emigrazione ad avermi scelto, mi premeva dentro da decenni, dall’adolescenza allorchè, torando al mio paese Pietracamela, vivevo da spettatore queste storie. E dopo la presentazione del mio libro-inchiesta “D’Annunzio l’uomo del Vittoriale” alla Fiera internazionale del libro di Torino del 2001, l’ambiente che pullulava di autori, con la sopravveniente astinenza dalla scrittura, mi ha fatto sentire l’irrefrenabile impulso a dare corso alla sroria più emblematica, se posso usare un termine abusato, tra quelle vissute di riflesso. Una storia che conoscevo bene, condividendo con i protagonisti la piazzetta davanti alle nostre abitazioni in paese, conoscendone la vita e le vicende, ed essendo legato loro da una parentela neppure troppo lontana. Ecco come è nato Rolando, trasposizione criptica del nome del personaggio reale, ma anche evocatore di un antico protagonista del Concilio di Trento del 1128 con i suoi fratelli dell’Ordine dei Templari.

Cosa ha rappresentato, a suo avviso, l’emigrazione per l’Abruzzo e, più in generale, per l’Italia?
L’emigrazione è stato il cammino della speranza, il sogno che aiutava ad andare avanti, in una realtà senza uscite, non solo i singoli ma anche intere comunità. E’ stato lo strumento per la promozione personale, per l’emancipazione femminile, mio nonno materno Salvatore Paglialonga con le sue rimesse dagli Stati Un potè far studiare le quattro figlie tra cui mia madre; partì sulla “Sicilian Prince” l’8 giugno 1906, pochi mesi prima della della nascita di mamma il 1° ottobre dello stesso anno, e sbarcò a Ellis Island il 25 giugno, nel centenario ho fatto celebrare una Messa in suffragio ; poi tornò alla morte della moglie per l’epidemia di “spagnola” nel 1918 e quindi si imbarcò nuovamnte per l’America. Quanti sacrifici, quali rinunce dietro queste date, nel libro non mancano riferimenti alla vicenda che mi ha toccato di persona. Perciò il romanzo è dedicato a mio nonno come simbolo dell’esodo biblico verso “la Merica” ch ha svuotato il mio paese, come tanti altri dell’Abruzzo e dell’Italia intera, per ricostituore le stesse comunutò all’estero mantenen do costumi e consuetudini, memorie e affetti.

Basti pensare che a Toronto c’è tuttora il “Teramum Cultural Club”! Ciò ch è stato per le singole comunità lo è stato anche per tutta la Nazione, ne è prova il contributo risolutivo dato dall’esodo non solom in negativo, per l’alleggerimento della pressione demografica ma, in positivo, per l’apporo decisivo delle rimesse degli emigtrati all’equilibrio della bilancia dei pagamenti; si pensi che che già nel 1910 la loro entità era pari agli importi annuali del debito pubblico nel Regno e all’estero. “Non esportando merci esportiamo uomini”, ebbe a dire Nitti con crudo ma efficace realismo. E Luzzatti li chiamò “il fiore di nostra gente infelice”. Io preferisco definirla nel libro “una storia non scritta, la ‘Schlinder list’ di un intero popolo”, se mi è consenti. “Sono tante le pietre da allineare in onore di quesri eroici connazionali. Non hanno minori meiti di quanti ne ebbe il mitico ‘Cimarron’ nell’epopea americana”.

E l’emigrazione negli Stati Uniti?
L’emigrazione negli Stati Unuti è stata fondamentale, nel quadro sopra delineato. I percorsi erano tracciti con precisione, per Poetracamela c’era New Castle in Pennsylvania, terra di miniere e di fabbtiche; mio nonno andò ad abitare dal fratello Giovannoi al n. 159 di Jefferson Street, così è scritto nel foglio d’ombarco. Basta cercare sul sito di Ellis Island i nomi degli emigrati e rilevarne i paesi di provenienza e le località di destinazione per disegnare una mappa del cammino della speranza. E dobbiamo darne atto agli americani che hanno censito meticolosamnte gli sbatchi al porto di Nrw York, per cui fi ognuno si puà avere scheda, foglio d’imbarco e fotografia della nave, elementi che ho rilevato con commozione diventando un frequentatore del sito e venendo poi contattato di continuo.

Così Ellis Island per me non ha più l’immagine del terrificante “check point” con annessa disinfestazione e quarantena degli sbarcati, ma quella di un sacrario della memoria che noi italianio dovremmo onorare non essendo stati capaci di realizzarlo. La destinazione Stati Uniti fa parte del periodo eroico dell’emigrazione, l’Ottocento e il primo Novecento. Nel secondo dopoguerra negli USA si chiuserole porte ma si aprirono quelle del Canada, con il meccanismo del richiamo dei parenti entro il terzo grado, è qui che si svolge la storia riportata dal mio romanzo, la partenza del protagonista avvenne nel 1953.

Possiamo riassumerne, per chi ci legge, la trama?
E’ una saga che attraversa tre generazioni, ma non in modo didascalico, tutt’altro, è imperniata su Rolando che parte con i suoi fratelli da un piccolo paese della montagna teramana dove coltivava un sogno riassunto in una parola, l’America! Giunto a Toronto dopo un viaggio pieno di scoperte e di sorprese passa dal lavoro alle dipendenze all’attività in proprio con i fratelli all’insegna del “tutti per uno, uno per tutti”, vanno , vanno di successo in successo, dal giardinaggio all’edilizia, poi alla progettazione nel nome della “Città ideale”, simbolo dell'”Italian Style” fatto di equilibrio, armonia e, in definitiva, di cultura vera, innata, non frutto di erudizion. Le vicende della vita separano i fratelli, il protagonista trova l’amore prima in un incontro improvviso dove cadono i tabù, poi in un sentimento vero dove riemergono i valori. Le tragedie personali, come la morte dei genitori e di due fratelli, le tragedie collettive, come l’attentato alle Torri Gemelle, attraversano la vicenda, impreziosita dalle festività dei matrimoni e delle ricorrenze tra le quali spicca il Natale con i favolosi Presepi della memoria.

Ma quello che più conta è la meticolosa ricostruzione del successo degli “Italian Brothers” in un percorso che svela tanti segreti delle inizitive vittoriose del lavoto e del genio italiano nel mondo. C’è anche il “nuovo inizio in tutti i sensi, dal percorso dei figli nell’alta finanza di Wall Street e nella grande editoria canadese, al trasferimento a Palm Beach con un’ultima iniziativa imprenditoriale di suceesso, questa volta in cmpo culturale, il culmine sognato dal giovane che leggeva la “Divina Commedia” nei parti e nei boschi del Gran Sasso. E alla fine il colpo d’ala alla corte di Palm Beach nel nome dei diritti degli americani. Una trama percorsa da memorie cinematografiche, ben quarantacinque film sono citati nei momenti topici, ad evocare le emozioni e il carattere formativo delle immagini che ci affascinavano scorrendo sullo schermo nelle sale buie di allora…

Lei si è ispirato a una storia realmente accaduta, da chi l’ha appresa?
Ho già risposto all’inizio allorchè ho ricordato come è nato questo romanzo. Aggiungo che la storia l’ho vissuta anno per anno nei miei ritorni estivi a Pietracamela, seguendone gli sviluppi attraverso i racconti dei genitori dei protagonisti della vicenda vera, finchè sono rimasti in paese prima di ricongiungersi ai figli in Canada; poi ho avuto delle conferme dalla voce del prncipale protagonista dopo la decisione di scriverne la narrazione. M non si tratta della storia di una famiglia, anche se si ispira alle sue vicende, riflette la storia di un paese e, non sembri presuntuoso, di una Nazione, dell'”altra Italia”, di sessanta milion di discendenti che i nostri connazionali hanno saputo costruire all’estero.

Immagino però che lei abbia reinventato un po’ il tutto …
Sì, in realtà sono stato costretto a “reinventare” perchè il racconto del protagonista si è presto interrotto. Ed è stato meglio, perchè così ha potuto assumere un respiro più ampio, mi sono sentito libero di seguire i passi del “mio” personaggio, non le orme della persona reale cui mi ero ispirato. E nella reinvenzione l’ispirazione è venuta anche da tante altre storie, come quella del principale personaggio di contorno, anch’egli rale ma operante in altro contesto, l’architetto italiano che sta in Canada e ho messo in contatto, nella “fition” narrativa, con Rolando per progettare insieme soluzioni d’avanguardia all’insegna dell'”Italian Style”. E qui ha fatto incursione anche la “Città Ideale” di Urbino, con la sua immagine di equilibrio, di armonia, componente della felicità, che diventa una icona ricorrente nella narrazione , un riferimento costante del protagonista. Lo è anche per me, che all’inizio degli anni ’90 scelsi il logo del famoso, misterioso dipinto di autore incerto per la testata della rivista che avevo fondato e dirigevo, “Nuova Dimensione”, la delineai su un foglio, dinanzi alla tela esposta nella galleria.

Cos’è che aveva più a cuore mentre scriveva questo libro? Cosa voleva dire?
Non mi sono ripromesso di dire cose particolari, ma di esprimere quello che sentivo dentro, sedimentato com’era nei decenni in cui ero stato a contatto con le famiglie degli emigrati nel mio paese. E provavo poena partecipazione per i loro sacrifici, ammirazione per i loro successi, curiosità e sorpresa per come erano riusciti a farsi strada in un mondo lontano e difficile, pur senza esperienze, competenze, istruzione. Questa è stata la chiave dl libro, ripercorrere il loro itonrario di persona e scoprire i segreti della loro affermazione, e spero di esserci riuscito. Ho trovto in me quelle risposte che avevo sempre cercato invano nei racconti parziali e indire

Cosa ha significato per lei scrivere questo libro?
E’ stato come fare una seduta psicanalitica prolungata, un’aènea interminabile che non potevo interrompere, al punto di suscitare preoccupazioni in famiglia per la mia “total immersion”. Ma non avevo a che fare solo con l’amata gente della mia terra, avevo a che fare anche e sopratutto con me stesso, con le mie domande e le mie ansie, le mie aspirazioni e i miei sogni trasferiti nel personaggio. Ciè la proiezione della mia vita a Toronto, nelle spetatcolari cascate del Niagara, nel remoto paradiso bianco di Roberval nel profondo nord del Quebec; ma c’è anche l’espressione della mia vita a Pietracamela e sul Gran Sasso, poi soprattutto a Teramo, percorsa in lungo e in largo, e a Roma dove avviene una svolta nella vicenda, nonchè nelle città d’arte, da Firenze a Bologna, da Assisi a Urbino, riferimenti evocativi per il protagonista e l’autore.

Come si è regolato per i personaggi e per i dialoghi?
Non ho scelto un’impostazione particolare, l’ho scritto con il cuore, ho detto, ma per riscriverlo con la mente ma senza cambiare l’impianto venuto di getto. I personaggi si ispirano a persone conosciute, hanno il loro carattere, le loro reazioni, e mi sono mosso come si dice facciano gli scrittori, carpiscono quanto più possibile dalla realtà, rielaborando con la fantasia. E, per quanto mi riguarda, con il sentimento. I dialoghi sono riflessioni ad alta voce, le “mie” riflessioni, come se fossi in “trance” immedesimativo.

Che tipo di italiano ha usato?
Il mio linguaggio ha voluto essere piano, come si addice alla gente sempliceche ho raccontato, anche se il protagonista nella vicenda reale leggeva la Divina Commedia nei prati e nei boschi di Pietracamela, e la sera attorno al focolare, lo scrivo nel romanzo, fino ad assopirsi come nel “Sogno d’estate” carducciano. Da qui è nata la trama culturale intessuta nella storia, ispirata alla “Città Ideale”: dall'”Italian Style Ideal City – Projects” di Toronto al “Reading Ideal Coty” di Palm Beach, alcune delle iniziative imprenditoriali in una escalation di successo.

Quanto tempo ha lavorato a questo romanzo?
Ho iniziato a scriverlo ai primi di settembre del 2001, dopo aver ascoltato il racconto del protagonista della vienda reale, dalla partenza al primo lavoro a Toronto; il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle ero così immerso nella sctrittura che seguii l’evento, però senza interrompere la narrazione. Anche di questo vi è chiaro riflesso nel romanzo con un intenso capitolo dedicato alla tragedia e all’ansia del padre per il possibile coinvolgimento del figlio tra le vittime, avendo l’ufficio nei grattacieli di Wall Street. Ma per rispondere alla domanda devo ripetere che l’ho scritto con il cuore e riscritto con la mente, nel senso che sono andato avanti rapidamente d’impulso nelal prima stesura (che ha preso pochi mesi) ma poi sono stato meticoloso nella revisione ( che ha preso quasi tre anni), comportamento inconsueto per me, nel giornalismo da quarant’anni come pubblicista, qundi abituato a una scrittura rapida e senza ripensamenti. La revisione è stata così accurata, quasi maniacale, che il libro è a prova di computer per le ripetizioni, e praticamente nessun capoverso inizia con lo stesso fonema. . Estrema pignoleria? No, è stata una forma di rispetto per il lettore, scattata inopinatamete in un publicista incallito… Con una grande fatica, e mi ha c che Aldo Busi abbia parlato in quel periodo, con molta serietà, del grande lavoro di limatura del suo ultimo libro, protrattosi per tre anni se non ricordo male, e della fatica della limatura maggiore che lo scendere in miniera…..

Quali sono state le difficoltà maggiori che ha incontrato?
Non posso dire di aver incontrato difficoltà particolari, perchè non l’ho costruito con accorgimenti intellettuali. A posteriori mi sono accorto che l’inizio – con il protagonista ormai anziano che fa il “flash back” della sua vita e solo nella parte finale torna ad agire in diretta vivendo la tragedia delle Torri Gemelle e le fasi successive fino al processo davanti alla corte di Palm Beach – richiama l’impianto dei ilm di Tornatore, in particolare di “Nuovo cinema Paradiso” e “La leggenda del pianista sull’oceano”. Quest’ultimo film ha dato la copertina al mio libro, mediante un emozionante contatto con il famoso regista, che ha “sentito” la mia passione e si è impegnato con grande generosità e squisita sensibilità per darmi la preziosa immagine cult, il piroscafo che sfila dinanzi alla Statua della Libertà mentre si leva il grido “L’America!”… Come emozionante è stato il contatto con la famiglia dell’indimenticabile pittore Guido Montauti, e dell’artista internazionale Diego Esposito, legati a Pietracamela e tra loro nell’antico gruppo pittorico del “Pastore bianco”, che hanno fornito con pari generosità disegni artistici inediti sul paese e sull’America (questi ultimi ispirati a Diego Esposito dalle pagine delle bozze del libro) che danno al romanzo la cornice preziosa di un magico appuntamento fuori dal tempo.

Il suo è anche un romanzo pieno di atmosfere, di caratteri, di voci, di emozioni, di sentimenti… come ha orchestrato tutto questo?
Laringrazio della domanda, la mia sembra un’espresione politichese, ma lo dico seriamente. Perchè lkei affermando che il mio romanzo é “pieno di atmosfere, di caratteri, di voci, di emozioni, di sentimenti…” mi dà il maggiore riconoscimento che potessi desiderare, cioè la consapevolezza che tutto questo è stato percepito. Ho riprodotto il percorso di vita come l’ho compiuto anch’io con il personaggio, prima seguendo le orme di quello reale, poi affrancandomi da esso e immedesimandomi nel “mio” Rolando, soffrendo con lui, gioendo con lui, insomma vivendo con lui, E’ questa simbiosi che ha creato l’amalgama, nulla è stato orchestrato a tavolino.

Che tipo di approfondimenti ha docuto realizz riguardo lo studio dgli aspetti storici relativi all’emigrazione ?
Non so se questa mia risposta deluderà, ma voglio essere sincero. on ho fatto alcun approfondimento per l’occasione, nel lontano passato mi aveva colpito la lettura di un presioso volumetto edito nel 1906, l’anno di partenza di mio nonno, con il racconto del medico provinciale del porto di Napoli, il prof. Giardina, delle sue esperienze visitando gli emigrani da imbarcare, con le patologie, i respingimenti a New York nonostante fossero stati dichiarati abili a Napoli, spesso dovuti alla povertà e non alle malattie, lo denuncio nell’Introduzione. E dico do più, non ho voluto neppurefare un’indagine fra i paesani rimpatriati oppure raggiungibili all’estero, mi sarebbe stato facile per l’esperienza non solo giornalistica ma manageriale di ricerche di mercato. Ma il mio libro non è un saggio sull’emigrazione, è un romanzo-verità, di una vita vissurta realmente e virtualmentem che ho percorso di persona immedesimandomi nel personaggio di cui ho assorbito da sempre la vicenda esaltante.

Il libro la quasi quattrocento pagine, tutte piene e fitte: un romanzo fluviale, aveva molto da raccontare
Che una saga attraverso tre generazioni metta molta carne al fuoco credo sia evidente. C’è l vita in tutte le sue età e le sue manifestazioni, ci sono le ansie e le attese, le incertezze e le decisioni, i rischi e i successi, le gioie e i dolori, c’è anche l’amore nella riscoperta che ne fa il giovane venuto dalla montagna e calato in una metropoli dove cadono i tabù ma restano fermi i valori. E poi, ripeto, ho rivissuto io stesso l’intero percorso, dai lunghi silenzi della montagna natia agli spazi di lavoro nel nuovo mondo con le loro difficoltà e le loro promesse, i risultati sempre in bilico da rafforzare e sviluppare, passando da un’attività all’altra, da un’iniziativa all’altra con una sempre maggiore complessità fino al tarsferimento dal Canada negli USA e un “nuovo inizio”, del protagonista e dei suoi discendenti. Ricordato tutto quesro, devo precisare che non è un romanzo “omnibus” , se il percorso a volte può sembrare lungo e per certi versi faticoso è perchè questa è la realtà della vita anche nella trasfigurazione della fantasia; e non ci sono scorciatoie di comodo per comprendere il miracolo del sogno americano, la “ricerca della felicità” perseguita con successo.

Ma cosa significa, per lei, raccontare?
Per me raccontare significa compiere il opercorso narrato in prima persona camminando, dormendo, mangiando, vivendo “con” il protagonista e “nel” protagonista. C’è un prezzo da pagare se si ha una famiglia, se si hanno problemi da curare che vengono trascurati perchè si vive altrove, si ha la mente e il cuore da tutt’altra parte. Ma c’è anche tanta soddisfazione, è una “second life” non elettronica ma telematica ma fatta di respiri, di carne, di sangue, di vita, non in un “avatar” firrizio ma in una autentica reincarnazione nella quale si chiamano a raccolta sentimenti, valori e memoria, in un caleidoscopio di vita vissuta.

Il suo romanzo è un po’ anti “Padrino”…
E’ piuttosto la “risposta al ‘Padrino'”, come è stato definito. Ma non per un intento precostituito, tutt’altro, ho già dtto come il romanzo è nato e si è sviluppato di getto con l’unico fine di esprimere quanto si era sedimentato in decnni dentro di me avendolo assorbito dalla gente della mia terra. La storia esemplare che ne è scaturita sposta i riflettori dal clichè abusaro dell’italiano mafioso che si fa strada con la delinquenza e le sopraffazioni, alla realtà dell’italiano laborioso che raggiunge il successo con il lavoro duro, onesto e i sacrifici, lo spirito d’inizitiva e la coesione.

Il romanzo di Mario Puzo, e il film che lo ha avuto anche come sceneggiatore, non salva nessun italiano dall’immagine mafiosa , viene tolto anche l’orgoglio di “italians do it better”, pure il sesso nel suo libro è fatto di malformazioni, neppure questo si salva, c’è solo un personaggio positivo, l’americanina Key, dolce incolpevole vittima di tanto malaffare di pura marca italica. Ebbene sì, in questo il mio romazo è anti “Padrino”, gli italiani, i miei personaggi , dimostrano di saper fare “better” anche cose complesse come imprese di successo, oltre che l’amore vero spinto dal sentimento, alimentato dalla passione senza tabù ma senza sporche trasgressioni.

Quindi è anche un romanzo contro gli stereotipi?
Sì, è contro i luoghi comuni dilaganti che vanno combattuti contrapponendo la forza delle cose, l’evidenza della realtà. Tra questi il più pernicioso è quello che fa calare l’ombra mefitica della delinquenza mafiosa sui nostri emigrati onesti e laboriosi. Quest’ombra il mio libro può contribuire a dissiparla, illuminando le realtà edificanti, di gran lunga maggioritarie sulle deviazioni mafiose pur esistenti purtroppo, e sarebbe sciocco negarlo o volerlo attenuare. Perchè è un romanzo-verità che può avere un effetto collaterale di segno positivo. Anche se la storia non persegue questa finalità , guarda solo a se stessa come si sviluppa sul campo e non ai possibili effetti su altri livelli. Nessun “cui prodest” dunque, almeno consapevole. Ma ora mi piacerebbe “giovare” volutamente e veramente all’immagine dei miei conterranei sbarcando in America con il mio libro. E’ un sogno ancora irrealizzato e chissà se potrà realizzarsi….

Quale grande metafora racchiude il sui libro ?
La metafora, se la si vuol ricercare, la si può ricavare alla fine della lettura, non fa parte della storia, e comunque non è consapevole. Ogni lettore può trovare quella che sente di percepire attraverso l’impianto che la storia ha sulla sua sensibilità, le sue memorie. Nell’Introduzione riporto, senza citarne il nome, le parole che disse Oriana Fallaci in un’intervista rilasciata, mi sembra, sul suo libro “Un uomo”: “Ma è così difficile definire una fatica che ci appartiene.Il fatto è che come ogni altra fatica, ogni altro lavoro, quando un libro è concliso vive di vita propria. . E diventa ciò che vi vedono gli altri. Non è più ciò che l’autore voleva che fosse”. Per questo, poco importa quale metafora abbia potuto ricavarne io, autore, al termine della scrittura e delle innumerevoli riletture che ne ho fatto nel lungo lavoro di limatura.

Ma a chi interssa posso dire che mi sembra istruttivo quanto educativo un percorso di vita che parte dalla miseria di una famiglia di dieci persone su una montagna povera e arretrata ed approda al trionfo imprenditoriale di Toronto e civile di Palm Beach nella difesa vittoriosa dei diritti degli americani , passando per vicende di successo sul lavoro e nell’amore, attraversate da tragedie personali e collettive. E’ una metafora di speranza, quando tutto sembra perduto, come dicono sia anche il momento attuale. “Spes contra spem” , dunque. Rolando docet, anche per difficili tempi che stiamo vivendo, o almeno per quelli che sembrano essere alla porte, come sentenziano i messaggi che ci piovono addosso sulla crisi economica epocale.

Le propongo un gioco: se dovesse convincere qualcuno a leggere il suo libro, cosa direbbe ?
Gli direi: “Vuoi fare un viaggio fantastico, fino all’altro capo del mondo, alla conquista del vello d’oro che è ‘la ricerca della felicità’, immedesimandoti in una storia in parte vissuta realmente dal protagonista, in parte rivissuta virtualmente dall’autore, miracolosa come la ‘storia infinita’ ma vera perchè è la storia della tua gente. delle tue radici? E vuoi conquistarlo, il vello d’oro, trovando l’equilibrio e l’armonia che portano alla felicità attraverso i sogni e le ansie, le speranze e le attese coronate dal successo all’insegna del lavoro illuminato dalla cultura e, perchè no, allietato dall’amore senza trasgressioni ma anche senza inibizioni ? Rolando e i suoi fratelli ti attendono per farti partecipe dei loro segreti. E ricordati che Rolando il vello d’oro lo ha conquistato e ha dimostrato di saperlo difendere con la propria forza interiore !” Mi sembra di aver detto tutto a chi si chiede se vale la pena di leggere il libro, ma conta soltanto ciò che penserà e dirà il lettore, sentendosi lui partecipe alla storia del protagonista, come mi sono sentito io nello scriverla, con la stessa spontanea immedesimazione..

Info
Sul grande tema dell’emigrazione in generale, cfr. i nostri articoli seguenti, pubblicati su questo sito con riferimento a un Convegno, una mostra e un libro: “Emigrazione, Meo Carbone, ‘The Dream’ il sogno dell’emigrante , al Vittoriano”, 11 novembre 2013; “Emigrazione, il suo ruolo nell’Unità nazionale e la memoria, nel Convegno e nel Museo, al Vittoriano”, 27 luglio 2013; “Emigrazione, la fotografia interprete e rvelatric, in un libro di Paolo Corti “, 14 aprile 2011. Sono stati condivisi su Facebook nella pagina “Romano Maria Levante”. Su Pietracamela cfr. i nostri 34 articoli, dal 2009, titoli abbreviati e, nei 6 articoli sul pittore Guido Montauti, omessi per brevità: 2026: “Il cielo sopra Pietracamela…” 8 genn.; 2024: “Il saluto a Rosemary nella chiesa-madre” 8 ott. , “I ricordi di un ‘pretarolo’ turista estivo...” 25 ago, “Festa dell’arrampicata, e omaggio a Marta Iannetti” 10 ago, “Riapertura chiesa di San Leucio...” 7 ago, “I versi della poetessa Gina,..” 17 giugno, “Il pretarolo, la ‘lingua’ nei versi della Gina, …”; 2023:“‘La farfalla di Andrea.’ di Gelasio Giardetti..” 18 ago”; 2019: “2. Il Borgo in Arte, pittura e musica, …” 31 ago, “I. A Ponte Arno, ricordo della mitica Luigina,…” 15 ago, 2018: “Il Borgo in Arte e gli Aquilotti…” 31 ago; 2018 e, nel centenario di Guido Montauti, 3, 11, 19 agosto, 13, 22, 20 luglio; 2017: “Il Borgo in Arte, tra memiria e modernità…1 ott., “Omaggio ai vigili del fuoco di Bellinzona….” 25.9; 2016: “Clorindo Narducci, Pietracamela tra storia e leggenda” 5 lugl.,“Clorindo Narducci, il suo Gran Sasso….“3 lugl.; 2014: “2. La pittura rupestre di Jotg Gunert,...” 9 sett., “Il libro di Adina Riga, ..”. 4 sett., “1. A Jorg Gunert il Premio Montauti…” 2 sett. , “Mostra sui banbini di una volta...” 14 ago, “Mostra sullo sposalizio di una volta,...” 17 lugl., “Il premio ‘Pittura rupestre’ e l’estate…” 14 lugl.; 2013: “Mostra pittura e fotografia…” 9 sett., “Mostra d’arte e libro su ‘Corno piccolo’ di Ernesto Sivitilli…” 2 agosto; 2012: “Parte la messa in sicurezza del Grottone” 15 sett., “Fotografie epitture rupestri,…” 3 sett., “Mostra fotografica su Guido Montauti,…” 29 agosto; 2009: Il rilancio di Pietracamela dopo il terremoto” 22 giu, “Terremoto, un requiem di Gabriele d’Annunzio” 9 aprile .
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Nell’illustrazione visiva, dopo l’apertura con la Copertina del romanzo-verità oggetto dell’intervista, si inizia con 22 immagini in bianco e nero di Pietracamela,.per lo più le panoramiche dei luoghi – anche di alcune cartoline dell’epoca – con le istantanee di quei luoghi animati dagli abitanti. Seguono 5immagini sulla terra di destinazione di Rolando e i suoi fratelli, l’America con la prima sede di Toronto negli anni del loro arrivo e poi nella City Hall che fu realizzata alcuni anni dopo, le Cascate del Niagara e le Torri Gemelle distrutte dall’attentato dell’11 settembre 2001. fino a Palm Beach, sede del trasferimento di Rolando.; in chiusura, 2 ulteriori immagini del paese di origine, la prima con l’agglomerato abitativo del centro storico nel quale le case strette in modo quasi inscindibile esprimono l’unità solidale nella difesa dalla natura inclemente dell’alta montagna; l’ultima con la visione suggestiva del borgo indorato dalle luci dell’alba, il saluto dato ai lettori.

Ripetiamo che le immagini su Pietracamela, il paese natìo dal quale sono partiti Rolando e i suoi fratelli, e tanti altri emigrati, sono tratte dalla “chat pretaroli” (denominata “Ne parlime Le Pretaruale”) per un coinvolgimento corale della Comunità locale, dato che le hanno immesse, per lo più molto di recente, paesani molto attivi per il proprio paese: dopo l’immagine con la copertina del libto (n, 1) le 11 immagini iniziali (n. 3, 4, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, 20) sono di Aligi Bonaduce, realizzatore e gestore della “chat” e soprattutto di un Archivio fotografico prezioso che alimenta con foto pittoriche di incantevoli scorci ambientali; 8 immagini (n. 2, 5, 6, 12, 16, 18, 21, 29) sono di Denise Trentini sempre presente sulla “chat” rispetto a problemi attuali e anche a usi e tradizioni; 2 immagini (n. 19, 22) sono di Salvatore Levante, fratello dell’autore del romanzo, che fotografò nel 1954 il parroco Don Andrea, e una stornellata di paesani “storici”ai Prati di Tivo; 1 immagine (n. 17) di Lidia Montauti, custode competente e molto attiva delle tradizioni e della storia paesana che ha valorizzato con mostre e iniziative, oltre ad una presenza continua sulla “chat”, sua la foto della prima trebbiatrice, 1 immagine (n. 23) di Sandra Browley, l'”americana” molro legata alle origini “pretarole” che ha messo nella “chat” una bella istantanea di Don Andrea nella sua storica visita in America ai paesani emigrati, non poteva mancare la presenza americana, che rientra in tante storie familiari, compresa quella dell”’autore del romanzo. Le 5 immagini successive (n. 24, 25, 26, 27, 28) evocano, in un contrasto significativo, i luoghi americani dove si svolgono le intense iniziative e la vita di Rolando e i suoi fratelli, 2 su Toronto, poi le Cascate del Niagara e le Torri Gemelle nei giorni terribili dell’attentato, fino a Palm Beach; sono state tratte dai siti web seguenti, di cui si ringraziano i titolari, in ordine di inserimento: you tube blog to, ficker, viator, panotama.it, palm beach club. La galleria si conclude con 2 immagini che riportano al paese di origine, la prima (n. 29) della già citata Denise Trentini, con l’agglomerato di abitazioni del centro storico, la seconda (n. 30), in chiusura, evoca una visione di sogno del paese fatato all’alba, indorato dai primi raggi di sole, “postata” il 20 settembre 2024 sulla “chat” da Corrado Adriani, il quale rappresenta molro per il paese e per l’autore del romanzo, che ha condiviso con lui infiniti momenti in una vita di simpatici incontri durante le tante estati felici nel loro “natio borgo selvaggio”.
